Le giornate mi sfuggono dalle mani. Ogni tanto, mentre vivo, mi si formano nella mente delle frasi, penso di scriverle, immagino il loro ritmo sulla tastiera del computer, ma, poi, è inutile, non mi fermo mai abbastanza per farlo.
Sto bene, maledettamente bene.
Un paio di settimane ho rivisto un amico che non incontravo da più di un anno e la prima cosa che mi ha detto è stata: "Sei felice"; ci ho riflettuto un attimo e poi ho annuito, sorridendo.
Piove sempre, ieri sera ci si è allagata la cucina. Abbiamo continuato a lavorare con l'acqua alle caviglie, il montacarichi che non funzionava, l'assurdo delle porte che fermano il fuoco, ma non l'acqua.
[A me, l'acqua non piace. Non mi piace quando se ne sta sei suoi bacini - mari, laghi e fiumi -, figuriamoci quando esce dalle grate e m'invade gli spazi. L'acqua rientra fra le cose che non posso controllare e, quindi, che preferisco se ne stiano alla larga da me.]
Eppure, il servizio di ieri sera ha acceso una scintilla che nessun altro servizio era mai riuscito ad innescare: quando sei in difficoltà, lavori con più ordine, più efficacia, aumenta la cooperazione, aiuti senza che ti venga chiesto.
A riprova di quanto, in fondo, apparteniamo al regno animale e, quando la natura si adira, ci rendiamo branco per sopravvivere.
Lui è tornato, finalmente. Niente più autostrade di notte o all'alba, niente più ore contate, niente più telefonate infinite per raccontarsi le giornate a distanza.
Lui è tornato, ma non stiamo mai a casa.
C'è stata la presentazione del nuovo libro di Bottura da Eataly Smeraldo. Lui che mi dice di non mitizzare un essere umano e io che non riesco a non ritenerlo un genio. Sono molti gli uomini che hanno fatto qualcosa di eccezionale nella loro vita, ma l'eccezionale, senza entusiasmo, senza passione, senza umanità, è solo un'opera. Bottura ha entusiasmo, passione e l'umanità per raccontarli, per farti azzardare il pensiero che sognare non sia una follia.
"Vieni in Italia con me" è un libro di cucina con le ricette scritte, minuscole, nelle ultime pagine. Perché ciò che importa non sono le materia e le tecniche, ma il pensiero, l'ispirazione [si parla più di arte che di cucina, più di musica che di cotture, più di vita che di procedimenti], la componente umana che non può prescindere alcuna opera - nemmeno un piatto di tagliatelle al ragù.
Bottura appaga l'intelletto prima dello stomaco. Fossi in voi, leggerei il suo libro.
Abbiamo partecipato a una Cena al buio, ad Alba, in occasione della Fiera del Tartufo.
Organizzata dall'UIC, si tratta di una cena in cui si è immersi nel buio più totale [buio pesto, davvero, non c'è modo di vedere, di intuire, nulla]. Ovviamente, è stata molto interessante a livello gustativo-professionale [la difficoltà, anche per palati allenati, di riconoscere alcuni ingredienti mi ha davvero sorpresa], ma, soprattutto, a livello sensoriale: eliminata la vista, gli altri sensi si amplificano, lasciandoti cogliere sfumature della realtà che, spesso, si ignorano. Il buio totale è divertente e ansiogeno allo stesso tempo, e fortissimo è il sollievo quando, dopo il dessert, iniziano ad accendersi delle piccole candele, per riabituare progressivamente l'occhio alla luce.
Un'esperienza che fa pensare, che ti rende consapevole della potenzialità dei tuoi sensi, che ti inietta una - sempre utile - dose di gratitudine perché, per te, la luce si riaccende finita la cena.
Ci siamo infiltrati alla festa di Italia Squisita, Let's Meat Again: un party per carnivori che, fra un assaggio e l'altro, ci ha mandato in visibilio le papille [penso che difficilmente dimenticheremo la carne cruda-cotta di Matias Perdomo].
[Come sempre, a questi eventi, io faccio la cuoca insospettabile, mentre tu ti muovi con scioltezza fra chef e colleghi, mi presenti tizio piuttosto che caio, mi racconti i pettegolezzi dell'alta cucina mentre ce ne stiamo in disparte a dissezionare un piatto per carpirne ingredienti e tecniche.
Per me, tutto questo, è ancora un gioco, divertente e serissimo.]
La serata si è conclusa con un'obbligatoria passeggiata sui Navigli, un drink al Rebelot del Pont e un giro delle loro irrinunciabili tapas [vorrei un litro di quella crema di zucca, ora].
Eppure, nonostante la qualità indiscutibile di queste serate, il ricordo più bello di questi ultimi quindici giorni è quella cena a casa tua, fra amici, cibo sublime e ottimo vino.
[Per quanto stanca e paranoica io possa essere, non mi perderò mai una cena cucinata da te e tu, per me e per il mio capriccioso palato, sarai sempre il numero uno.]
Per il resto, che dirvi? Il lavoro prosegue, liscio e frenetico come sempre. Trascorriamo il mio giorno libero all'IKEA, a fare la coppietta innamorata che compra squali di peluche e alberelli di Natale al posto di mobili. Ogni tanto riesco ancora ad andare a correre. A volte provo ad individuare, di ricordarmi, il rumore che fa una famiglia quando si rompe, poi penso che non ci siamo rotti, ma solo divisi, come le componenti di una soluzione instabile, non so. Sogno ladri che mi entrano in casa e mi sveglio terrorizzata, poi ti vedo al mio fianco e mi placo. Mi si è chiuso il foro del piercing fatto questa primavera e la cosa mi rattrista un po' - speravo fosse guarito da un pezzo, ma non voglio fare discorsi metafisici sui fori dei piercing, come Vasco Brondi. Cerco di trovare il tempo per tutti, fino al momento in cui mi chiudo in casa da sola per avere costringermi ad usare il tempo anche per me. Spesso mi guardo allo specchio e fatico a trovare tracce della me di un anno fa. Gli amici mi chiedono di cucinare al loro matrimonio e non so cosa mi faccia più impressione - forse l'idea che sono abbastanza grande perché i miei amici inizino a sposarsi. Abbiamo visto The Judge, e l'abbiamo trovato bellissimo e doloroso.
Fra qualche ora parto per Parigi, quindi, forse, è il caso che vada a fare la valigia.
Sì, vi lascio anche una ricetta, ché - lo so - a nessuno importa della mia vita privata.
Torta di ricotta con cacao, cocco e banane
Una delle torte che vanno a ruba durante i brunch di Cucina 41.
La consistenza fondente data dalla ricotta si somma al gusto di cocco e cacao. Aggiungo le banane un po' perché trovo ci stiano benissimo, un po' perché mi gridano di salvarle dalla morte in cella frigorifera, un po' perché adoro fare quel giochetto di dividere le banane in tre per il lungo con un dito, come Matthew in The Dreamers [e anche perché sistemate così, sulla superficie, con una spolverata di zucchero, si caramellano, ma rimangono carnose, non perdono consistenza].
La ricetta, in origine, era di Trish Deseine, ma l'ho modificata così tante volte che mi chiedo quali tracce dell'originale rimangano.
Ingredienti
120 g di burro morbido
120 g di zucchero + un po'
250 g di ricotta
3 uova
90 g di farina 00
40 g di cacao amaro
50 g di farina di cocco
10 g di lievito per dolci
un pizzico di sale
tre banane mature
Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°C.
Lavorate il burro con i 120 g di zucchero, fino a ottenere la consistenza di una pomata.
Aggiungete i tuorli, la ricotta e le polveri.
Infine, incorporate gli albumi montati a neve ben ferma.
Versate l'impasto in uno stampo circolare imburrato e infarinato [il mio aveva 22 cm di diametro], disponete, sulla superficie, le bannane tagliate per il lungo, in una spirale. Spolverate con lo zucchero rimasto e infornate per 40 minuti.
Prova stecchino.
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domenica 16 novembre 2014
domenica 1 dicembre 2013
Passito, pere e cioccolato. | Ombretta Blasucci e gli ombromini.
Non saprei raccontarvi il primo ricordo che ho di Ombretta. Abbiamo trascorso mesi interi, quasi un anno, semplicemente a scriverci, prima da blog a blog, poi via mail: lettere virtuali e notturne, sospese in una sorta di dimensione onirica, illuminate da una sincerità limpidissima.
Ci siamo abbracciate, la prima volta, al binario della stazione di Modena: un concerto dei Baustelle era stato un'ottima scusa per incontrarci. L'Ombretta reale, in carne e ossa - due bellissime clavicole, ricordo-, rispecchiava perfettamente l'Ombretta virtuale: identica sensazione di "a parte", un universo parallelo con capelli biondo cenere e occhi che cambiano continuamente colore.
Ombretta è un'artista, secondo me, perché fa quello che, sempre secondo me, gli artisti fanno: generare mondi.
L'ho ritrovata a Roma, l'ho osservata disegnare per giorni interi.
Sgranocchia mele, spilucca mandorle, pianta foreste di broccoli romaneschi, fotografa, disegna, scrive, fa paradisiaci massaggi shiatsu [anche a domicilio, amici di Roma e dintorni!], dolorosamente benefichi, ti infila le dita fra le costole e ne estrae pezzi della tua mente, traduce le tue paranoie in romanaccio e nulla sembra invalicabile, è golosa di gomasio alle alghe e, se vi scrive alle sette del mattino, è molto probabile che debba ancora andare a dormire.
Ha un blog, ma la trovate anche su Facebook e su Instagram.
Tutto questo per presentarvela e per annunciarvi che, di tanto in tanto, compariranno degli ombromini su queste pagine.
La prima è una crostata, dolce di compleanno per Giulia: la frolla è friabile e ha un sapore intenso di cacao, che viene addolcito dalle pere morbide e succose, mentre il Passito si percepisce nettamente nella crema e rende il tutto più profumato, intenso e alcolico [magari evitate di mangiare quella che avanza al posto dello yogurt a colazione, come abbiamo fatto noi].
Ingredienti
Per la frolla
460 g di farina 00
40 g di cacao amaro
180 g di zucchero grezzo di canna
180-200 g di burro [dipende dalla percentuale di grassi del vostro cacao, e dalla grandezza delle uova: se l'impasto risulta troppo asciutto, aggiungete i 20 g bonus]
2 uova intere + 1 tuorlo
un pizzico di sale
una punta di lievito per dolci
Per la crema al Passito
250 ml di Passito
250 ml di latte intero
3 tuorli
100 g di zucchero di grezzo di canna
1 bacca di vaniglia
un cucchiaio di fecola/maizena/amido
500 g di ricotta fresca
2-3 pere
cioccolato fondente
Procedimento
- Preparate la frolla
Impastate tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere una palla omogenea. Avvolgete nella pellicola l'impasto e mettete in frigo a meditare, per almeno mezz'ora.
- Pulite le pere e tagliatele a spicchi.
Se sono molto acerbe, cuocetele brevemente, finché non diventano morbide, al microonde o in un pentolino [con qualche cucchiaio d'acqua].
- Setacciate la ricotta, e aromatizzatela con i semini della bacca di vaniglia.
- Preparate la crema al Passito
Sbattete i tuorli con lo zucchero, senza farli diventare spumosi. Aggiungete la fecola, cercando di evitare che faccia grumi. Intanto, in un pentolino, scaldate il latte con la bacca di vaniglia svuotata, quando sfiora il bollore, versatelo, a filo, sui tuorli lavorati. Rimettete il tutto nel pentolino.
Aggiungete il Passito, e cuocete a fuoco dolce fino a rapprendimento della crema.
Unite crema e ricotta, mescolate bene, assaggiate per regolare di zucchero.
Trattenetevi dal mangiarla tutta.
- Montaggio [accendete il forno a 170°C]
Imburrate e inzuccherate uno stampo [o da crostata, o a cerniera].
Stendete la frolla fra due fogli di carta forno [dev'essere alta 0,5-1 cm] e foderate lo stampo. Bucherellate il fondo con una forchetta, ricoprite con un foglio di carta forno e versateci dentro dei legumi secchi. Cuocete in bianco per 20 minuti.
Togliete legumi e carta forno, distribuite le pere nel guscio al cacao, e versate la crema. Completate la cottura [circa altri 20 minuti, finché i bordi di frolla non siano ben cotti e la crema rappresa - non cuocetela troppo, si rassoderà del tutto durante il raffreddamento].
Prima di servire, cospargete con scaglie di cioccolato fondente.
Per il secondo round, invece, vi propongo il diabolico trio in versione cheesecake.
Questa [o questo, prima o poi bisognerà risolvere l'annosa questione del sesso dei/delle cheesecakes] cheesecake in versione alcolica ha generato non pochi mugolii di piacere, con la sua crema di ricotta e mascarpone e il guscio di frolla.
A voi anche questa ricetta.
CHEESECAKE AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO
Accendete il forno a 160°C.
Lavorate la ricotta col mascarpone, aggiungete le uova, lo zucchero, il Passito, la fecola/amido/farina, setacciata e la vaniglia.
Stendete la frolla raffreddata e foderate con essa uno stampo [quello che ho usato aveva un diametro di 22 cm]. Disponete le pere sul fondo e ricopritele versando la crema.
Infornate per un'ora.
Quando il centro sarà sodo, spegnete il forno e fate raffreddare il dolce al suo interno [tenete aperto un piccolo spiraglio, magari col retro di un cucchiaio di legno].
Lasciate riposare la cheesecake per almeno qualche ora in frigorifero [il giorno dopo è meglio].
Ci siamo abbracciate, la prima volta, al binario della stazione di Modena: un concerto dei Baustelle era stato un'ottima scusa per incontrarci. L'Ombretta reale, in carne e ossa - due bellissime clavicole, ricordo-, rispecchiava perfettamente l'Ombretta virtuale: identica sensazione di "a parte", un universo parallelo con capelli biondo cenere e occhi che cambiano continuamente colore.
Ombretta è un'artista, secondo me, perché fa quello che, sempre secondo me, gli artisti fanno: generare mondi.
L'ho ritrovata a Roma, l'ho osservata disegnare per giorni interi.
Sgranocchia mele, spilucca mandorle, pianta foreste di broccoli romaneschi, fotografa, disegna, scrive, fa paradisiaci massaggi shiatsu [anche a domicilio, amici di Roma e dintorni!], dolorosamente benefichi, ti infila le dita fra le costole e ne estrae pezzi della tua mente, traduce le tue paranoie in romanaccio e nulla sembra invalicabile, è golosa di gomasio alle alghe e, se vi scrive alle sette del mattino, è molto probabile che debba ancora andare a dormire.
Ha un blog, ma la trovate anche su Facebook e su Instagram.
Tutto questo per presentarvela e per annunciarvi che, di tanto in tanto, compariranno degli ombromini su queste pagine.
Oggi non una, ma ben due ricette. Sono differenti, ma simili, declinazioni dello stesso abbinamento: Passito di Pantelleria + cioccolato + pere.
Il trio funziona divinamente bene insieme, come abbiamo avuto modo di sperimentare. La prima è una crostata, dolce di compleanno per Giulia: la frolla è friabile e ha un sapore intenso di cacao, che viene addolcito dalle pere morbide e succose, mentre il Passito si percepisce nettamente nella crema e rende il tutto più profumato, intenso e alcolico [magari evitate di mangiare quella che avanza al posto dello yogurt a colazione, come abbiamo fatto noi].
CROSTATA AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO
Per Giulia.
Per la frolla
460 g di farina 00
40 g di cacao amaro
180 g di zucchero grezzo di canna
180-200 g di burro [dipende dalla percentuale di grassi del vostro cacao, e dalla grandezza delle uova: se l'impasto risulta troppo asciutto, aggiungete i 20 g bonus]
2 uova intere + 1 tuorlo
un pizzico di sale
una punta di lievito per dolci
Per la crema al Passito
250 ml di Passito
250 ml di latte intero
3 tuorli
100 g di zucchero di grezzo di canna
1 bacca di vaniglia
un cucchiaio di fecola/maizena/amido
500 g di ricotta fresca
2-3 pere
cioccolato fondente
Procedimento
- Preparate la frolla
Impastate tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere una palla omogenea. Avvolgete nella pellicola l'impasto e mettete in frigo a meditare, per almeno mezz'ora.
- Pulite le pere e tagliatele a spicchi.
Se sono molto acerbe, cuocetele brevemente, finché non diventano morbide, al microonde o in un pentolino [con qualche cucchiaio d'acqua].
- Setacciate la ricotta, e aromatizzatela con i semini della bacca di vaniglia.
- Preparate la crema al Passito
Sbattete i tuorli con lo zucchero, senza farli diventare spumosi. Aggiungete la fecola, cercando di evitare che faccia grumi. Intanto, in un pentolino, scaldate il latte con la bacca di vaniglia svuotata, quando sfiora il bollore, versatelo, a filo, sui tuorli lavorati. Rimettete il tutto nel pentolino.
Aggiungete il Passito, e cuocete a fuoco dolce fino a rapprendimento della crema.
Unite crema e ricotta, mescolate bene, assaggiate per regolare di zucchero.
Trattenetevi dal mangiarla tutta.
- Montaggio [accendete il forno a 170°C]
Imburrate e inzuccherate uno stampo [o da crostata, o a cerniera].
Stendete la frolla fra due fogli di carta forno [dev'essere alta 0,5-1 cm] e foderate lo stampo. Bucherellate il fondo con una forchetta, ricoprite con un foglio di carta forno e versateci dentro dei legumi secchi. Cuocete in bianco per 20 minuti.
Togliete legumi e carta forno, distribuite le pere nel guscio al cacao, e versate la crema. Completate la cottura [circa altri 20 minuti, finché i bordi di frolla non siano ben cotti e la crema rappresa - non cuocetela troppo, si rassoderà del tutto durante il raffreddamento].
Prima di servire, cospargete con scaglie di cioccolato fondente.
Per il secondo round, invece, vi propongo il diabolico trio in versione cheesecake.
Questa [o questo, prima o poi bisognerà risolvere l'annosa questione del sesso dei/delle cheesecakes] cheesecake in versione alcolica ha generato non pochi mugolii di piacere, con la sua crema di ricotta e mascarpone e il guscio di frolla.
A voi anche questa ricetta.
![]() |
| Appoggiare una torta di 5 kg al centro di un'alzatina era decisamente pretendere troppo. |
CHEESECAKE AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO
Ingredienti
Frolla al cacao, la stessa della crostata
2-3 pere
cioccolato fondente
500 g di ricotta fresca
250 g di mascarpone
4 uova
50 g di fecola/amido/farina
100 g di zucchero di canna [ma anche meno, o più, dipende dal vostro gusto: assaggiate]
300-350 ml di Passito
una punta di coltello di semi di vaniglia
Procedimento
Preparate la frolla e lasciatela riposare per una mezz'ora in frigo.
Intanto, pulite le pere e tagliatele a cubetti.
Frolla al cacao, la stessa della crostata
2-3 pere
cioccolato fondente
500 g di ricotta fresca
250 g di mascarpone
4 uova
50 g di fecola/amido/farina
100 g di zucchero di canna [ma anche meno, o più, dipende dal vostro gusto: assaggiate]
300-350 ml di Passito
una punta di coltello di semi di vaniglia
Procedimento
Preparate la frolla e lasciatela riposare per una mezz'ora in frigo.
Intanto, pulite le pere e tagliatele a cubetti.
Accendete il forno a 160°C.
Lavorate la ricotta col mascarpone, aggiungete le uova, lo zucchero, il Passito, la fecola/amido/farina, setacciata e la vaniglia.
Stendete la frolla raffreddata e foderate con essa uno stampo [quello che ho usato aveva un diametro di 22 cm]. Disponete le pere sul fondo e ricopritele versando la crema.
Infornate per un'ora.
Quando il centro sarà sodo, spegnete il forno e fate raffreddare il dolce al suo interno [tenete aperto un piccolo spiraglio, magari col retro di un cucchiaio di legno].
Lasciate riposare la cheesecake per almeno qualche ora in frigorifero [il giorno dopo è meglio].
sabato 2 novembre 2013
Crema di marroni, meringhe e cioccolato. | Fuori è un giorno fragile.
Novembre è sopraggiunto mentre ascoltavo "Summertime sadness" su un treno dalla Tuscolana a Fiumicino, di venerdì sera, col crepuscolo fuori dai finestrini e fra le costole.
Inizio a sentirmi, di nuovo, spaccata a metà: la casa che ho e la casa che vorrei, l'auto anche per andare al supermercato e l'atac solo quando strettamente indispensabile, il lavoro che chissà se troverò e il lavoro che ho, la leggerezza e i crolli.
Le Persone del Là e le Persone del Qui. I legami che persistono anche quando non ci si vede da, non so, ricordamelo, quanto?, un luogo che non ha perché, ma che comunque sa trattenere, strattonare, ghermire, la fragilità dei giorni pretesi dal Qui, l'incantevole ideale che il Là regala.
Sono le otto del mattino e me ne sto, sul balcone, con le scapole al muro, a bere tè bollente, in canottiera: esofago in fiamme e respiro che si condensa nell'aria, terrore di fallire e tenacia nel desiderare.
Dici che credo nelle favole e io penso che non è vero, che voglio solo che la Realtà sia essa stessa una favola, che mi rifiuto di cadere nella quotidianità assassina dei giorni tutti uguali, di una vita a metà fra quello che sognavo e quello che aborrivo, di una mediocre tranquillità. E mentre faccio emergere tutta la forza e la determinazione all'esterno, dentro inizio a tremare, perché l'importante è sempre che gli altri credano in me - io, poi, non mi affiderei nemmeno un gatto, ma questa è una faccenda fra me e me stessa, come il resto, come tutto.
Fra le mani ho una tazza di vetro trasparente che a tratti vorrei lanciare oltre la ringhiera e che a tratti, invece, stringo piano come qualcosa da proteggere, come il mio futuro di cristallo incerto e cangiante.
Dato che oggi siamo molto allegri, energici e vitali, ho pensato di pubblicare questo dolce al cucchiaio [dolce al cucchiaio = comfort food], perfetto sia come rassicurante picco glicemico in solitaria, sia come conclusione di una cena in compagnia.
Gli ingredienti sono semplici quasi quanto la preparazione: ricotta fresca, un po' di panna [ma se lo volete iper-light potete ometterla, come, se lo volete ancora più goloso, potete sostituire la ricotta con il mascarpone], crema di marroni, meringhe e cioccolato fondente.
In meno di mezz'ora otterrete un bicchierino autunnale di tutto rispetto.
TRIFLE DI RICOTTA ALLA CREMA DI MARRONI, CON MERINGHE E CIOCCOLATO FONDENTE
Ingredienti
400 g di ricotta fresca
200 ml di panna da montare
200 g di crema di marroni [indicativamente: regolate la quantità in base alla dolcezza della crema da voi scelta]
meringhe q.b.
cioccolato fondente q.b.
1 cucchiaino di estratto/semi di vaniglia
[volendo potete aggiungere anche un qualcosa di alcolico a vostra scelta]
Procedimento
Mescolate la ricotta alla crema di marroni, aromatizzando il tutto con la vaniglia. Montate la panna e incorporatela. Create i bicchierini alternando meringhe sbriciolate, cioccolato spezzettato al coltello e mousse di ricotta.
Inizio a sentirmi, di nuovo, spaccata a metà: la casa che ho e la casa che vorrei, l'auto anche per andare al supermercato e l'atac solo quando strettamente indispensabile, il lavoro che chissà se troverò e il lavoro che ho, la leggerezza e i crolli.
Le Persone del Là e le Persone del Qui. I legami che persistono anche quando non ci si vede da, non so, ricordamelo, quanto?, un luogo che non ha perché, ma che comunque sa trattenere, strattonare, ghermire, la fragilità dei giorni pretesi dal Qui, l'incantevole ideale che il Là regala.
Sono le otto del mattino e me ne sto, sul balcone, con le scapole al muro, a bere tè bollente, in canottiera: esofago in fiamme e respiro che si condensa nell'aria, terrore di fallire e tenacia nel desiderare.
Dici che credo nelle favole e io penso che non è vero, che voglio solo che la Realtà sia essa stessa una favola, che mi rifiuto di cadere nella quotidianità assassina dei giorni tutti uguali, di una vita a metà fra quello che sognavo e quello che aborrivo, di una mediocre tranquillità. E mentre faccio emergere tutta la forza e la determinazione all'esterno, dentro inizio a tremare, perché l'importante è sempre che gli altri credano in me - io, poi, non mi affiderei nemmeno un gatto, ma questa è una faccenda fra me e me stessa, come il resto, come tutto.
Fra le mani ho una tazza di vetro trasparente che a tratti vorrei lanciare oltre la ringhiera e che a tratti, invece, stringo piano come qualcosa da proteggere, come il mio futuro di cristallo incerto e cangiante.
Dato che oggi siamo molto allegri, energici e vitali, ho pensato di pubblicare questo dolce al cucchiaio [dolce al cucchiaio = comfort food], perfetto sia come rassicurante picco glicemico in solitaria, sia come conclusione di una cena in compagnia.
Gli ingredienti sono semplici quasi quanto la preparazione: ricotta fresca, un po' di panna [ma se lo volete iper-light potete ometterla, come, se lo volete ancora più goloso, potete sostituire la ricotta con il mascarpone], crema di marroni, meringhe e cioccolato fondente.
In meno di mezz'ora otterrete un bicchierino autunnale di tutto rispetto.
TRIFLE DI RICOTTA ALLA CREMA DI MARRONI, CON MERINGHE E CIOCCOLATO FONDENTE
Ingredienti
400 g di ricotta fresca
200 ml di panna da montare
200 g di crema di marroni [indicativamente: regolate la quantità in base alla dolcezza della crema da voi scelta]
meringhe q.b.
cioccolato fondente q.b.
1 cucchiaino di estratto/semi di vaniglia
[volendo potete aggiungere anche un qualcosa di alcolico a vostra scelta]
Mescolate la ricotta alla crema di marroni, aromatizzando il tutto con la vaniglia. Montate la panna e incorporatela. Create i bicchierini alternando meringhe sbriciolate, cioccolato spezzettato al coltello e mousse di ricotta.
lunedì 15 luglio 2013
Tiramisù in a jar | It's always darkest before the dawn
Arriva un momento in cui mi accorgo di star vivendo troppo male, ed è sempre come svegliarsi di soprassalto -una secchiata d'acqua gelida, uno schiaffo in pieno viso.
Capitano periodi molto frenetici in cui perdo di vista la vita. Poi, ad un tratto, mi fermo e mi rendo conto di aver toccato il fondo, di avergli dato una bella mano di bianco, averlo arredato in modo apparentemente anche decente, un bel trompe-l'œil a simulare una finestra, e averci abitato per fin troppo tempo.
Ma è sufficiente svegliarsi, riacquisire sensibilità, ritornare cosciente; la concretezza muta di conseguenza, senza sforzo -forse per istinto di sopravvivenza, forse per la necessità di Bellezza, forse grazie all'aver, a volte, intravisto, intuito, quel fulgido di più che ha fatalmente condannato la bidimensionalità della routine, l'accontentarsi delle abitudini, gli abbagli delle false soddisfazioni-.
Concedersi una buona pizza la domenica sera, dopo la maratona lavorativa della domenica, prenotare un biglietto aereo, qualche capatina in libreria ad assaggiare lo scaffale Adelphi, bussare quotidianamente allo studio del pittore che abita vicino a dove lavoro, per osservare i quadri crescere, godersi una serata a girovagare per la città con un paio di Persone, dopo una giornata di gente, a parlare e a sedersi sul molo, con i piedi che sfiorano l'acqua del lago, rimanere a baciarsi in auto, con i finestrini abbassati e le zanzare che banchettano sulle tue gambe, concedersi un'altra chance per quel futuro ormai ritenuto archiviato.
Risparmiarsi il male gratuito ed autoinflitto. Trattarsi un po' meglio, accorgersi che è possibile.
Ah, e se qualcuno fosse interessato alla versione latticini-free, può utilizzare il tofu silk, che ha un'ottima resa nei dolci al cucchiaio.
Ecco la ricetta. ;)
TIRAMISÙ IN A JAR
Ingredienti [5-7 persone]
3 uova grandi
4-6 cucchiai di zucchero [dipende da quanto vi piace dolce]
400 g di ricotta
100 g di yogurt greco [intero o magro, as you prefer]
baccello di vaniglia [se volete, io trovo arrotondi la punta acidula dello yogurt]nota alcolica a vostra scelta
savoiardi [non devo specificare che devono essere buoni, vero?]
caffè [vade retro surrogati solubili: prendetevi una bella moka king size e fatevi il caffè come si deve]
cacao amaro
Procedimento
Preparate caffè a sufficienza, versatelo in un piatto fondo e lasciatelo raffreddare.
Per pastorizzare le uova [il mio post di riferimento è questo, di Milena]: scaldate una soluzione di acqua e zucchero [1:3] fino ai 121°C [raggiungete il punto di bollore, e poi lasciate andare ancora per un po', se non avete il termometro].
Intanto, montate gli albumi. Quando la neve inizia a formarsi, aggiungete, a filo, metà dello sciroppo. Continuate a montare fino ad ottenere una meringa soda e lucida.
A parte, montate i tuorli con lo sciroppo caldo rimanente, sempre inserito a filo. Mescolate poi la ricotta e lo yogurt, i semi di vaniglia e il liquore scelto. Infine, incorporate delicatamente gli albumi.
Distribuite un cucchiaio di crema sul fondo dei barattoli. Spezzate i savoiardi, inzuppateli nel caffè [se volete, zuccheratelo, io lo lascio amaro] solo da una parte, ordinateli sulla crema, con il lato incaffeinato verso l'alto. Alternate savoiardi e crema fino a riempimento dei barattoli. Chiudete e lasciate in frigorifero fino al momento di servire [oppure tirateli fuori dieci minuti prima, dipende quanto vi piace l'effetto "freddo"]. Spolverate di cacao all'ultimo.
Capitano periodi molto frenetici in cui perdo di vista la vita. Poi, ad un tratto, mi fermo e mi rendo conto di aver toccato il fondo, di avergli dato una bella mano di bianco, averlo arredato in modo apparentemente anche decente, un bel trompe-l'œil a simulare una finestra, e averci abitato per fin troppo tempo.
Ma è sufficiente svegliarsi, riacquisire sensibilità, ritornare cosciente; la concretezza muta di conseguenza, senza sforzo -forse per istinto di sopravvivenza, forse per la necessità di Bellezza, forse grazie all'aver, a volte, intravisto, intuito, quel fulgido di più che ha fatalmente condannato la bidimensionalità della routine, l'accontentarsi delle abitudini, gli abbagli delle false soddisfazioni-.
Concedersi una buona pizza la domenica sera, dopo la maratona lavorativa della domenica, prenotare un biglietto aereo, qualche capatina in libreria ad assaggiare lo scaffale Adelphi, bussare quotidianamente allo studio del pittore che abita vicino a dove lavoro, per osservare i quadri crescere, godersi una serata a girovagare per la città con un paio di Persone, dopo una giornata di gente, a parlare e a sedersi sul molo, con i piedi che sfiorano l'acqua del lago, rimanere a baciarsi in auto, con i finestrini abbassati e le zanzare che banchettano sulle tue gambe, concedersi un'altra chance per quel futuro ormai ritenuto archiviato.
Risparmiarsi il male gratuito ed autoinflitto. Trattarsi un po' meglio, accorgersi che è possibile.
Della serie "godersela", eccovi un tiramisù versione estiva, quasi light.
Il tiramisù, di per sé, non posso dire che mi faccia impazzire: lo trovo inflazionato, difficilmente mi stupisce, non mi affascina la pesantezza "vintage" del mascarpone. Tuttavia, non riesco ad ignorarlo: il caffè è un forte richiamo e, anche quando non decido di prepararlo di mia volontà, rimane uno dei dolci più richiesti.
Credo di non preparare un tiramisù classico, "100% mascarpone", da anni: ho provato la versione con la ricotta, con lo yogurt, con la panna, l'ho trasformato in cheesecake, e anche in una torta di crepes, ho testato l'assorbimento del caffè da parte di biscotti di tutti i generi, dai savoiardi homemade ai frollini al cacao, ho aggiunto al cacao scaglie di cioccolato fondente e su Twitter c'è chi mi ha raccontato di scegliere la combo crema pasticcera e panna montata.
Questa volta, ho mescolato ricotta e yogurt greco, pastorizzato le uova e chiuso nel barattolo [molto sul fighetto andante, I know, ma perfetto per una serata ad ascoltare jazz di fronte al lago, muniti di cucchiaini]. Nel caso vogliate tagliare ancor di più le calorie, potete dolcificare con lo stevia, un dolcificante 100% naturale che non alza nemmeno l'indice glicemico.
Ah, e se qualcuno fosse interessato alla versione latticini-free, può utilizzare il tofu silk, che ha un'ottima resa nei dolci al cucchiaio.
Ecco la ricetta. ;)
TIRAMISÙ IN A JAR
Ingredienti [5-7 persone]
3 uova grandi
4-6 cucchiai di zucchero [dipende da quanto vi piace dolce]
400 g di ricotta
100 g di yogurt greco [intero o magro, as you prefer]
baccello di vaniglia [se volete, io trovo arrotondi la punta acidula dello yogurt]nota alcolica a vostra scelta
savoiardi [non devo specificare che devono essere buoni, vero?]
caffè [vade retro surrogati solubili: prendetevi una bella moka king size e fatevi il caffè come si deve]
cacao amaro
Procedimento
Preparate caffè a sufficienza, versatelo in un piatto fondo e lasciatelo raffreddare.
Per pastorizzare le uova [il mio post di riferimento è questo, di Milena]: scaldate una soluzione di acqua e zucchero [1:3] fino ai 121°C [raggiungete il punto di bollore, e poi lasciate andare ancora per un po', se non avete il termometro].
Intanto, montate gli albumi. Quando la neve inizia a formarsi, aggiungete, a filo, metà dello sciroppo. Continuate a montare fino ad ottenere una meringa soda e lucida.
A parte, montate i tuorli con lo sciroppo caldo rimanente, sempre inserito a filo. Mescolate poi la ricotta e lo yogurt, i semi di vaniglia e il liquore scelto. Infine, incorporate delicatamente gli albumi.
Distribuite un cucchiaio di crema sul fondo dei barattoli. Spezzate i savoiardi, inzuppateli nel caffè [se volete, zuccheratelo, io lo lascio amaro] solo da una parte, ordinateli sulla crema, con il lato incaffeinato verso l'alto. Alternate savoiardi e crema fino a riempimento dei barattoli. Chiudete e lasciate in frigorifero fino al momento di servire [oppure tirateli fuori dieci minuti prima, dipende quanto vi piace l'effetto "freddo"]. Spolverate di cacao all'ultimo.
PS: barattoli sterilizzati e ben asciutti, mi raccomando ;)
venerdì 24 maggio 2013
Moelleux di ricotta, con miele e fragole | Nothing is real and nothing to get hung about
- Sono qui. Salgo? Scendi? Vado via?
Sali. Ti sento chiudere la porta d'ingresso, sotto, con quel tonfo metallico e pesante. Allungo la mano verso l'altra sedia, prendo la felpa e la indosso, dimenandomi in quel labirinto di maniche e colletto e cappuccio e stoffa spessa calda blu. Cerco di farmi una coda, ma niente, annodo i capelli in uno chignon disordinato. Mi alzo, vado ad appoggiarmi alla parete a fianco della porta. In quell'istante entri tu. Per un attimo la porta aperta ti nasconde, poi, quando la richiudi, compari. E hai quel tuo sorriso che, in realtà, è più una smorfia tragica, quella di quando mi vieni a recuperare.
Ti avvicini.
- Allora, che succede?-, chiedi a voce bassa.
Succede che, dai, abbracciami, non farmi queste domande, tanto lo sai, quello che succede, succede che sono io, succede che siamo ancora là, a sei mesi fa, a sei anni fa, succede che, guardami, ho quasi ventidue anni e non so badare a me stessa, mi perdo senza nemmeno uscire di casa, guardami, cado rimanendo seduta. Succede che, dai, fammi restare un po' immobile, ti prego, mi incastro fra le tue braccia così riesco a rimanere ferma, guarda, così non crollo nemmeno.
- Non sparire-, mi dici, con le labbra sulla mia clavicola sinistra.
Non rispondo, mentre gioco con il colletto della tua tee, percorrendolo col dito, ipnotizzata da quella sorta di corda di cotone, dove i polpastrelli fanno i funamboli.
Salto dalla maglia alla tua pelle, forse la realtà s'è nascosta là sotto, fra le tue vertebre e sui tuoi nei. Dal colletto, ora, esce solo il mio polso, stritolato dall'elastico per i capelli, troppo stretto.
C'è un punto, dietro le mie pupille, che si sta riempiendo di spilli, cerco di ignorarli, fuggo nel calore che sale dalla tua schiena.
- Ehi...
Ehi. Tre lettere e quegli spilli impazziscono, partono alla carica, mi sfondano la cornea.
Fuori c'è il temporale, puntuale come ogni pomeriggio, puntuale come i miei piccoli, ma irrisolvibili, crolli quotidiani.
Dieci minuti lì, a farci sostenere dal muro, col citofono contro la tempia, quasi fosse una pistola, e la luce bianca e verde degli alberi e delle nuvole che entra dalle finestre.
Ti guardo. I tuoi occhi verdi. Le tue ciglia trasparenti.
- Ho sotto la tua maglia.-, mormoro, così, una frase inutile perché dirti che ho bisogno di te non mi riesce.
Ci stacchiamo dal muro, cambiamo stanza. Rimaniamo un po' in silenzio, un po' parliamo.
Trascorre mezz'ora. Mi convinci a uscire. Mi porti fuori, fuori da me.
Nothing is real and nothing to get hung about.
Immaginate una cheesecake senza la base di biscotti e aggiungeteci delle fragole fresche, l'aroma del miele, la scorza di limone appena grattata, un po' di vaniglia. Tutto qui.
Ingredienti [per uno stampo da 18 cm di diametro]400 g di ricotta [meglio se di pecora]
3 uova
50-70 g di miele [scegliete voi il grado di dolcezza, anche in base al tipo di miele che utilizzate]
50 g di fecola di patate / amido di mais
la scorza di un limone bio
un cucchiaino di estratto di vaniglia
una decina di fragole ben mature
burro e zucchero q.b.
Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°C.
Dividete gli albumi dai tuorli, e montate a neve i primi, con un pizzico di sale.
A parte, mescolate la ricotta con il miele, la fecola, i tuorli, la scorza di limone e l'estratto di vaniglia.
Aggiungete gli albumi, in più riprese e mescolando dall'alto verso il basso, per non smontarli.
Versate il composto nello stampo imburrato e inzuccherato. Disponete sulla superficie le fragole, pulite e affettate. Infornate per 45-50 minuti [uno stecchino, infilato nel centro, deve emergerne pulito].
Lasciate raffreddare.
E' più buono il giorno dopo, soprattutto se ha trascorso la notte in frigo.
I feel like
Agnese,
comfort food,
desserts,
frutta,
life,
light,
miele,
moelleux,
ricotta,
torte morbide
martedì 27 novembre 2012
Lasciare che gli altri siano la propria ispirazione
Ways to stay creative.
Pensare. Riflettere. Rigirarsi le idee nella mente, finché non trovano il giusto incastro.
Divorare libri. Fagocitare musica. Consumarsi gli occhi con i film.
Mantenersi in vita. Perché non è semplice, rimanere vivi. Bisogna continuamente richiamarsi, rimanere vigili, svegliarsi al mattino con il pensiero: "Oggi devo vivere".
Uscire di casa. Buttarsi fuori di casa, quando necessario.
Camminare. Correre. Essere famelici anche quando si respira.
Mantenere in moto il cervello. Far sudare i neuroni.
Ascoltare. Guardare. Annusare. Toccare. Assaggiare.
Dare la caccia alla Bellezza. Perché è l'unica a poter salvare il mondo, è l'unica a poterci salvare.
Persone. Trovarle e lasciarsi trovare. Ascoltarle. Raccontarsi. Le Persone sono la chiave, sempre.
Parlo di Persone e di ispirazione perché questa ricetta è nata, come tante altre, dall'idea accesa da una preparazione di qualcun altro.
A volte bisogna lasciare che gli altri siano la propria ispirazione.
Credo non ci sia bisogno di presentarvi Marcello, dato che con la sua bravura ha conquistato tutta la blogosfera.
Marcello ed io ci siamo conosciuti mesi fa, parlando di paure, mele e cannella. Ci teniamo compagnia durante le nostre notti bianche, quando gli unici che ancora sfogliano pagine web, alla ricerca del prossimo dolce da sfornare, siamo noi.
La torta di oggi la devo a questa sua meraviglia, mia fonte di ispirazione di qualche giorno fa.
E' bastato aprire il mobiletto dei té, quello dove ho stipato decine e decine di scatole contenenti foglie di ogni aroma, perché la lista degli ingredienti mi si disegnasse nella mente.
Il risultato è un impasto soffice e leggero, grazie alla sostituzione del burro/olio con la ricotta [ma, fra parentesi, trovate anche le dosi per la versione meno light, per chi volesse qualcosa di un po' più gustoso ;) ].
La nota più particolare è conferita dal té che ho scelto di utilizzare, un rooibos. Il suo aroma dolce, di mandorla e vaniglia, penetra tutto l'impasto, rendendolo davvero speciale. Due parole su questo té? Definirlo tale è improprio, dato che in realtà si tratta delle foglie di una pianta che cresce esclusivamente in Sud Africa, conosciuta anche come Red Bush, grazie alla caratteristica sfumatura rossastra delle foglie e dell'infuso che se ne ricava. E' inoltre privo di teina e questo lo rende davvero adatto a tutti.
Io l'ho acquistato dalla mia spacciatrice di té preferita: Valerie dell'Esprit de Provence, ad Arona. Da lei potete trovare delle vere e proprie chicche: i pregiati té di Le Palais des Thés, spezie di ogni tipo, marmellate e confetture di altissima qualità [come quella ai petali di rosa che avevo utilizzato per i macarons], le bellissime scatole di Derrière La Porte, saponi di marsiglia profumati, sablèes e biscotti bretoni, idee regalo di ogni tipo [Natale, mi leggi?]. Se per caso capitaste sulle rive del Lago Maggiore, quindi, vi consiglio di andare a dare una sbirciatina al suo angolo di Provenza, incastonato in una delle rughe del corso [via Cesare Battisti, 13 - Arona - NO]. In ogni caso, vi consiglio di tenervi aggiornati seguendo la sua pagina Fb, dato che voci indiscrete mi hanno detto di un servizio e-commerce in avviamento.
Forse, forse è giunto il momento della ricetta, che dite?
ROOIBOS TEA CAKE
Ingredienti
200 g di farina 00 + 50 g di fecola [oppure 250 g di farina]
120 g di zucchero
120 g di ricotta [oppure 120 g di burro o olio]
2 uova
150 ml di latte intero
6 g di lievito per dolci
un pizzico di sale
due cucchiai di rooIbos in foglie [oppure altro té -nel caso l'abbiate in bustine, ne occorrono due]
Procedimento
Scaldare il latte, senza farlo bollire, e lasciarvi in infusione le foglie di té.
Accendere il forno sui 160°C.
Nel frattempo, lavorare le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto molto chiaro [il volume dovrebbe essere circa triplicato].
Aggiungere la ricotta, mescolando delicatamente dall'alto verso il basso. Setacciare le polveri e mescolarle all'impasto, insieme al pizzico di sale. Infine, filtrare il latte e versarlo a filo.
Utilizzare uno stampo imburrato e infarinato [18 cm di diametro, il mio, ma potete anche sceglierlo più largo] e cuocere la torta per 45-50 minuti [prova stecchino].
- la cottura a bassa temperatura garantisce una maggiore morbidezza all'impasto
- nel caso la superficie si scurisca troppo, coprirla con un foglio di alluminio
- quelle che vedete sulla torta sono foglie di té, più una scelta estetica che un'esigenza gustativa ;)
Pensare. Riflettere. Rigirarsi le idee nella mente, finché non trovano il giusto incastro.
Divorare libri. Fagocitare musica. Consumarsi gli occhi con i film.
Mantenersi in vita. Perché non è semplice, rimanere vivi. Bisogna continuamente richiamarsi, rimanere vigili, svegliarsi al mattino con il pensiero: "Oggi devo vivere".
Uscire di casa. Buttarsi fuori di casa, quando necessario.
Camminare. Correre. Essere famelici anche quando si respira.
Mantenere in moto il cervello. Far sudare i neuroni.
Ascoltare. Guardare. Annusare. Toccare. Assaggiare.
Dare la caccia alla Bellezza. Perché è l'unica a poter salvare il mondo, è l'unica a poterci salvare.
Persone. Trovarle e lasciarsi trovare. Ascoltarle. Raccontarsi. Le Persone sono la chiave, sempre.
Parlo di Persone e di ispirazione perché questa ricetta è nata, come tante altre, dall'idea accesa da una preparazione di qualcun altro.
A volte bisogna lasciare che gli altri siano la propria ispirazione.
Credo non ci sia bisogno di presentarvi Marcello, dato che con la sua bravura ha conquistato tutta la blogosfera.
Marcello ed io ci siamo conosciuti mesi fa, parlando di paure, mele e cannella. Ci teniamo compagnia durante le nostre notti bianche, quando gli unici che ancora sfogliano pagine web, alla ricerca del prossimo dolce da sfornare, siamo noi.
La torta di oggi la devo a questa sua meraviglia, mia fonte di ispirazione di qualche giorno fa.
E' bastato aprire il mobiletto dei té, quello dove ho stipato decine e decine di scatole contenenti foglie di ogni aroma, perché la lista degli ingredienti mi si disegnasse nella mente.
Il risultato è un impasto soffice e leggero, grazie alla sostituzione del burro/olio con la ricotta [ma, fra parentesi, trovate anche le dosi per la versione meno light, per chi volesse qualcosa di un po' più gustoso ;) ].
La nota più particolare è conferita dal té che ho scelto di utilizzare, un rooibos. Il suo aroma dolce, di mandorla e vaniglia, penetra tutto l'impasto, rendendolo davvero speciale. Due parole su questo té? Definirlo tale è improprio, dato che in realtà si tratta delle foglie di una pianta che cresce esclusivamente in Sud Africa, conosciuta anche come Red Bush, grazie alla caratteristica sfumatura rossastra delle foglie e dell'infuso che se ne ricava. E' inoltre privo di teina e questo lo rende davvero adatto a tutti.
Forse, forse è giunto il momento della ricetta, che dite?
ROOIBOS TEA CAKE
Ingredienti
200 g di farina 00 + 50 g di fecola [oppure 250 g di farina]
120 g di zucchero
120 g di ricotta [oppure 120 g di burro o olio]
2 uova
150 ml di latte intero
6 g di lievito per dolci
un pizzico di sale
due cucchiai di rooIbos in foglie [oppure altro té -nel caso l'abbiate in bustine, ne occorrono due]
Procedimento
Scaldare il latte, senza farlo bollire, e lasciarvi in infusione le foglie di té.
Accendere il forno sui 160°C.
Nel frattempo, lavorare le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto molto chiaro [il volume dovrebbe essere circa triplicato].
Aggiungere la ricotta, mescolando delicatamente dall'alto verso il basso. Setacciare le polveri e mescolarle all'impasto, insieme al pizzico di sale. Infine, filtrare il latte e versarlo a filo.
Utilizzare uno stampo imburrato e infarinato [18 cm di diametro, il mio, ma potete anche sceglierlo più largo] e cuocere la torta per 45-50 minuti [prova stecchino].
- la cottura a bassa temperatura garantisce una maggiore morbidezza all'impasto
- nel caso la superficie si scurisca troppo, coprirla con un foglio di alluminio
martedì 7 agosto 2012
Bianco luce
Bianco come certe notti, trascorse a sfogliare i ricordi, a enumerare i futuri possibili, a mescolare i pensieri, a osservare, osservarsi, osservarti.
Bianco come i muri, da ricoprire di scritte.
Bianco come le luci accecanti dei concerti, quando sotto il cielo estivo ti ritrovi stretta dalla folla a cantare a saltare a urlare a godere di canzoni che fanno male.
Bianco come le pagine da riempire di lettere.
Bianco come il sale, quello del mare sulla pelle, ma non solo.
Bianco come quello che si sporca, perché lo vivi.
Bianco come certe giornate.
Ma questa è una di quelle cose che capiscono pochi, pochissimi, di quelli che leggono.
Bianco come un cheesecake che è solo un cheesecake, senza altro a colorarlo, a mascherarne, coprirne, il sapore.
Una grattata di scorza di limone, i semi di un baccello di vaniglia, solo questo.
Ricotta, yogurt e panna. No, niente Philadelphia: leggete un po' qua.
Il velluto in una fetta, il cheesecake con la consistenza migliore che abbia mai fatto.
CHEESECAKE
Ingredienti
200 g di biscotti secchi
70-100 g di burro fuso [scegliete voi quando lo volete burroso ;) ]
400 g di ricotta
200 ml di panna da montare
250 g di yogurt bianco [è perfetto quello greco, ma va benissimo anche il classico yogurt intero]
due uova
100-150 g di zucchero di canna [dipende da quanto lo volete dolce]
50 g di maizena
La scorza di un limone
I semi di un baccello di vaniglia
Procedimento
Preriscaldare il forno a 160°C.
Ridurre in polvere i biscotti con il mixer, mescolarli al burro e utilizzare il composto ottenuto per rivestire uno stampo.
Lasciare raffreddare in frigorifero.
Lavorare la ricotta con lo yogurt e lo zucchero, finché quest'ultimo non sia ben sciolto.
Aggiungere, uno alla volta, le uova. Setacciare la maizena, aromatizzare la crema con la scorza e i semi prelevati dal baccello di vaniglia.
Completare con la panna, non montata.
Versare la crema sulla base di biscotti e infornare per circa un'ora. Lasciare nel forno fino a completo raffreddamento.
Vi consiglio di mangiarla il giorno seguente, meglio se fredda di frigorifero [con queste temperature è perfetta].
lunedì 21 maggio 2012
No, non sono biscotti.
Avere troppo da raccontare e non riuscire a scriverlo.
Vorrei un mazzo di istantanee, da spargere in questo post, che parlassero per me.
Vorrei un mazzo di istantanee, da spargere in questo post, che parlassero per me.
La riproduzione casuale del mio iPod che riportasse i miei stati d'animo.
Venti giorni dall'ultimo post.
Ho visto Londra. Ho vissuto Londra a piedi, ignorando i mezzi pubblici per scelta, camminando per più di dieci ore al giorno, da sola, con canzoni e pensieri in testa, nient'altro.
Fermarsi a leggere nei parchi, gli scoiattoli che ti passano di fianco. Scrivere nelle caffetterie. Perdersi perchè la cartina no, vado sempre dritto, da qualche parte arrivo.
Un susseguirsi di musei, gallerie d'arte e mostre.
Un susseguirsi di musei, gallerie d'arte e mostre.
Il Tate Modern con Einaudi nelle orecchie.
Pezzi di Partenone al British e il tuo cuore da classicista che un po' sussulta.
Van Gogh lì, a 30 cm da te. Sorridere davanti a Kandinsky. Mondrian. Mirò. Dalì. Matisse.
Scale rosse appese al soffitto. Tele squarciate da Fontana.
Pezzi di Partenone al British e il tuo cuore da classicista che un po' sussulta.
Van Gogh lì, a 30 cm da te. Sorridere davanti a Kandinsky. Mondrian. Mirò. Dalì. Matisse.
Scale rosse appese al soffitto. Tele squarciate da Fontana.
L'abbraccio di un amico che non vedevi da mesi.
Mangiare curry fino alle lacrime. Scoprire modi di cucinare da ogni parte del mondo perché li hai lì, a portata di mano, in un'unica città.
Il Tamigi di sera, fermarsi ad osservarlo ascoltando canzoni di ricordi.
Soho, Camden, quartieri di persone, di modi di essere, di voci, di colori.
Sentire la mancanza così netta di ciò, di chi, hai lasciato qui, chiedersi il perché di quel viaggio improvvisato, respirare nella voglia di tornare.
E poi, quando torni, ti sembra che quei giorni dall'altra parte dell'Europa siano stati nient'altro che un attimo, velocissimo, trascorso fra quel sabato sera e quel giovedì pomeriggio.
E poi i giorni passano. Con una rapidità che ti lascia sempre un po' allibita.
C'è l'Università. Ci sono gli esami e la testa che non vuole studiare. C'è il lavoro. C'è quel lavoro che ti risolverebbe i 3/4 dei cazzi che si mettono fra te e il buon umore, sempre. Ci sono le schede bloccate di Chrome con gli appartamenti in affitto che sì, forse, magari, magari. Ci sono i tramonti sul Lago d'Orta. Ci sono i lunedì. E i venerdì pomeriggio. Ma anche i giovedì, in effetti. Ci sono i racconti scritti dopo una serata in birreria. Ci sono le sere in cui lasci la tua macchina a qualcuno, e il mattino dopo ti fai venire a prendere.
Ci sono i cheesecake mangiati fronte lago, i temporali che durano il tempo di un bacio, l' "euforismo" e gli scazzi.
C'è tanto, così tanto. Così tanto che non è mai abbastanza.
Ci sono le ricette rincorse perché qualcuno ti chiede quei biscotti.
E poi i giorni passano. Con una rapidità che ti lascia sempre un po' allibita.
C'è l'Università. Ci sono gli esami e la testa che non vuole studiare. C'è il lavoro. C'è quel lavoro che ti risolverebbe i 3/4 dei cazzi che si mettono fra te e il buon umore, sempre. Ci sono le schede bloccate di Chrome con gli appartamenti in affitto che sì, forse, magari, magari. Ci sono i tramonti sul Lago d'Orta. Ci sono i lunedì. E i venerdì pomeriggio. Ma anche i giovedì, in effetti. Ci sono i racconti scritti dopo una serata in birreria. Ci sono le sere in cui lasci la tua macchina a qualcuno, e il mattino dopo ti fai venire a prendere.
Ci sono i cheesecake mangiati fronte lago, i temporali che durano il tempo di un bacio, l' "euforismo" e gli scazzi.
C'è tanto, così tanto. Così tanto che non è mai abbastanza.
Ci sono le ricette rincorse perché qualcuno ti chiede quei biscotti.
Ci sono le ricette inventate che, ovviamente, non portano a quei biscotti.
Ci sono i biscotti che ti chiedi un po' che cosa siano, e che mangi cercandone il nome, ridendo in due, come sceme, in macchina.
Ci sono i biscotti che ti chiedi un po' che cosa siano, e che mangi cercandone il nome, ridendo in due, come sceme, in macchina.
Ci sono biscotti indefiniti e improvvisati, completamente inventati, che, però, chissà come, creano assuefazione.
Un po' come tutto il resto che nasce indefinito, figlio dell'improvvisazione, un po' inventato, perché non pensavi che la vita potesse comprendere anche qualcosa del genere.
Un po' come tutto il resto che nasce indefinito, figlio dell'improvvisazione, un po' inventato, perché non pensavi che la vita potesse comprendere anche qualcosa del genere.
I biscotti, per la cronaca, sono questi.
Mele e uvetta ammorbidita nel Calvados.
Morbidi che sembrano frittelle. Perché c'è la ricotta al posto del burro, così sono anche light.
Per colazione, perfetti. Per il dopocena davanti a un film. Per la merenda anticipata prima del pomeriggio di studio matto e disperato che poi trascorri leggendo blog.
A voi, i friscotti, o biscottelle, come qualcuno li ha definiti.
[Perché, no, non sono biscotti, come sempre quel qualcuno mi ha scritto nel titolo. Cosa succede a scrivere un post in presenza di altri, @atraM_otazziR...]
COOKIES MORBIDI con mele e uvetta
Ingredienti
150 g di zucchero di canna
250 g di ricotta
latte q.b.
2 uova
due cucchiai di marmellata di albicocche
3 mele
80 g di uvetta
vaniglia [bacca/estratto/vanillina]
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
calvados/rum/marsala per far rinvenire l'uvetta
Procedimento
A voi, i friscotti, o biscottelle, come qualcuno li ha definiti.
[Perché, no, non sono biscotti, come sempre quel qualcuno mi ha scritto nel titolo. Cosa succede a scrivere un post in presenza di altri, @atraM_otazziR...]
COOKIES MORBIDI con mele e uvetta
Ingredienti
150 g di zucchero di canna
250 g di ricotta
latte q.b.
2 uova
due cucchiai di marmellata di albicocche
3 mele
80 g di uvetta
vaniglia [bacca/estratto/vanillina]
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
calvados/rum/marsala per far rinvenire l'uvetta
Procedimento
Ricoprire l'uvetta con il liquore, in una ciotolina a parte. Sbattere la ricotta con lo zucchero, aggiungere, uno alla volta, le uova, la farina setacciata, il sale, il lievito e, in ultimo, le mele a pezzetti e l'uvetta.
Se necessario, aggiungere qualche cucchiaio di latte, fino a ottenere una consistenza da "cookie", abbastanza morbida.
Distribuire il composto su una placca da forno ricoperta da carta, utilizzando due cucchiai.
Infornare per 15-20 minuti, finché non saranno dorati.
Lasciar raffreddare su una griglia.
Scritto ciò, vado a studiare, che mi pare cosa buona e giusta.
Buona serata a tutti, e a presto :)
A.
Se necessario, aggiungere qualche cucchiaio di latte, fino a ottenere una consistenza da "cookie", abbastanza morbida.
Distribuire il composto su una placca da forno ricoperta da carta, utilizzando due cucchiai.
Infornare per 15-20 minuti, finché non saranno dorati.
Lasciar raffreddare su una griglia.
Scritto ciò, vado a studiare, che mi pare cosa buona e giusta.
Buona serata a tutti, e a presto :)
A.
sabato 8 ottobre 2011
Vento d'autunno
Ieri mattina mi sono svegliata e, aprendo gli occhi, ho sentito il vento.
Ho pensato al vento di Vianne, quello che arriva e si impone sulla vita, ordinandoti di fare i bagagli per lasciare l'ennesima casa a tempo determinato.
L'autunno è arrivato, improvvisamente. Senza avvisare, indiscreto e gelido allo stesso tempo.
Autunno. Mi è sempre piaciuto.
I colori che cambiano. Il sole che illumina senza scaldare. I maglioni caldi e morbidi. Le sciarpe. Gli stivali. Le foglie che, cadendo, colorano parchi, prati, viali e piazze. Cambia tutto, in autunno.
L'autunno porterà cambiamenti anche in queste lande, come qualcuno avrà già letto su Fb (per chi non l'avesse già fatto, se vi va qui potete mettere un bel "Mi piace"... grazie mille! ;), cambiamenti che si tradurranno in un nuovo blog, sebbene di Food Therapy rimarrà traccia (smettere di cucinare? Stiamo scherzando? ;).
Per il momento ho tante idee in testa... vi terrò aggiornati.
Nel frattempo, però, vi lascio con il primo dolce autunnale di quest'anno.
Ha l'autunno nei colori, nei profumi e nel sapore. Una crostata capace di confortare come la classica tazza di cioccolata calda, ma ottima da presentare anche a fine di una cena.
Per il momento ho tante idee in testa... vi terrò aggiornati.
Nel frattempo, però, vi lascio con il primo dolce autunnale di quest'anno.
Ha l'autunno nei colori, nei profumi e nel sapore. Una crostata capace di confortare come la classica tazza di cioccolata calda, ma ottima da presentare anche a fine di una cena.
Pasta frolla al cacao, ricotta lavorata con miele e vaniglia, noci.
Ispirazione delle 12.07, nei pressi di "reparto latticini", Esselunga.
;)
;)
CROSTATA DI FROLLA AL CACAO, CON RICOTTA, MIELE E NOCI
- INGREDIENTI
Per la frolla
200 g di farina 00
50 g di cacao amaro
75 g di noci tritate finemente
120 g di zucchero (di canna sta benissimo!)
110 g di burro ben freddo e tagliato a tocchetti
un uovo e un tuorlo
un pizzico di sale
Per la crema
400 g di ricotta fresca
tre cucchiai di miele (assaggiate e decidete se è abbastanza dolce!)
i semini di una bacca di vaniglia
un uovo + l'albume avanzato dalla frolla
gherigli di noce
miele
- PROCEDIMENTO
Preriscaldare il forno a 180°C.
Preparare la frolla, mescolando velocemente tutti gli ingredienti. Stendetela in uno stampo (possibilmente a cerniera) e lasciate riposare in frigorifero per mezz'ora.
Lavorate la ricotta col miele e la vaniglia, aggiungete le uova leggermente sbattute.
Cuocete in bianco il guscio per 15-20 minuti. Versatevi la crema di ricotta, decorate la superficie con i gherigli di noce.
Abbassate il forno a 160°C e infornate nuovamente, per 30-40 minuti (la crema deve solidificarsi senza scurirsi).
Abbassate il forno a 160°C e infornate nuovamente, per 30-40 minuti (la crema deve solidificarsi senza scurirsi).
Lasciate raffreddare. Servire "nappando" le fette con il miele.
Buon autunno a tutti. Con o senza vento.
a.
venerdì 16 settembre 2011
Chocolate. Again and again.
FONDANT AU CHOCOLAT (light version)
- INGREDIENTI
400 g di ricotta
200 g di farina 00
50 g di fecola (o amido o simili)
175 g di zucchero (preferibilmente muscovado o normale canna grezzo)
2 uova grandi
3 cucchiai di cacao amaro
50 g di burro
latte q.b.
un pizzico di fleur de sel
- PROCEDIMENTO
Preriscaldare il forno a 170°C.
Sbattere le uova con lo zucchero e il sale, fino a renderle chiare.
Aggiungere la ricotta leggermente lavorata, il burro fuso, le polveri setacciate e latte sufficiente a rendere il composto morbido (ma non liquido).
Infornare per circa mezz'ora, finché non si sia rassodato.
Sono di poche parole, oggi. Ma un dolce di cioccolato fondente, scuro e oscuro, con profonde spaccature che si aprono sulla sua superficie, dice molto più di quanto potrei raccontare.
Si sta rimescolando un po' tutto, nella mia vita. Eppure, il cioccolato, quel sapore amaro di settembre, sembra permanere...
Buon we.
a.
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sabato 10 settembre 2011
Necessità vince inerzia.
Vi capita mai di cucinare per necessità? Magari in quei
giorni in cui ve ne stareste in pigiama, sul divano, a guardare film tristi con
la sola compagnia di un pacco di biscotti e di un litro di latte, senza fare
altro se non dormire, commuovervi, e mangiare? Magari quando aprite e
richiudete una decina di volte il frigorifero, per constatare che quel panetto
di impasto per biscotti che avete deciso di scongelare perché “Agnese, bisogna
pulire il freezer!” vi sta ancora supplicando di essere infornato e magari
mangiato, come ogni panetto di ottimo impasto per biscotti desidererebbe.
Certi giorni va così. Zero voglia di cucinare, ma necessità di accendere il forno per trasformare in cibo qualcosa che si sta lentamente, ma inesorabilmente, trasformando in rifiuto organico nel silenzio ronzante del frigorifero, o in quello buio e asciutto della dispensa.
Certi giorni va così. Zero voglia di cucinare, ma necessità di accendere il forno per trasformare in cibo qualcosa che si sta lentamente, ma inesorabilmente, trasformando in rifiuto organico nel silenzio ronzante del frigorifero, o in quello buio e asciutto della dispensa.
Ecco allora che da quando vi svegliate, al mattino, pensate
a come trasformare quel cibo in potenza in cibo in atto. E fra il pensiero e la sua realizzazione pratica s’interpongono
un numero variabile di idee e scuse possibili catalogabili sotto l’unica voce
di “procrastinazione”.
Della serie:
Però fare i biscotti… mattarello, carta forno, placche da forno, stampini, riposo in frigo… no, ci vuole troppo tempo (ma come, non ho nulla da fare –a parte studiare per un test universitario che si terrà… lunedì!-, e mi lamento del tempo che mi impegnerebbe sfornare dei biscotti?). Una crostata? Uhm, sì, perché no? Ma con cosa farcire il guscio di frolla al caffè e cioccolato? Con una ganache? No, niente panna… uscire per andare al supermercato che dista cinque minuti di camminata? Per favore, dovrei vestirmi, mettermi qualcosa in faccia in modo da non sembrare proprio l’esatto opposto dell’immagine della salute, entrare in quel luogo di perdizione e facili acquisti, tentando invano di non riempire il carrello con decine di euro di cose inutili, magari dimenticando proprio il motivo della “capatina” al supermercato.
Della serie:
Però fare i biscotti… mattarello, carta forno, placche da forno, stampini, riposo in frigo… no, ci vuole troppo tempo (ma come, non ho nulla da fare –a parte studiare per un test universitario che si terrà… lunedì!-, e mi lamento del tempo che mi impegnerebbe sfornare dei biscotti?). Una crostata? Uhm, sì, perché no? Ma con cosa farcire il guscio di frolla al caffè e cioccolato? Con una ganache? No, niente panna… uscire per andare al supermercato che dista cinque minuti di camminata? Per favore, dovrei vestirmi, mettermi qualcosa in faccia in modo da non sembrare proprio l’esatto opposto dell’immagine della salute, entrare in quel luogo di perdizione e facili acquisti, tentando invano di non riempire il carrello con decine di euro di cose inutili, magari dimenticando proprio il motivo della “capatina” al supermercato.
E via di questo passo. Finché non arrivano le cinque del
pomeriggio e, complice uno schiaffo di realtà da parte di un libro appena terminato, ci si alza
e si accende il forno. A questo punto, basta scegliere la giusta colonna sonora
e tentare di creare qualcosa con ciò che rimane nel frigo del venerdì (che, non
so da voi, ma a casa mia è sempre tragicamente vuoto).
Ricotta, un paio di uova. Uhm… variegatura al cioccolato? Niente
cioccolato. Ok, il cacao andrà benissimo. Un po’ di vaniglia, per ammorbidire
un poco le note ruvide e amare della base… il retrogusto di caramello del
meraviglioso zucchero muscovado scovato in Grecia (sì, dalla Grecia mi sono
portata, insieme a tutto il resto, un pacco di scurissimo zucchero grezzo di
canna… non ho potuto resistere, non ne avevo mai visto di così scuro, compatto
e aromatico!), e… e mi sa che questo ha tutta l’aria di voler diventare un
cheesecake.
Cheesecake è stato. E mentre lo sfornavo mi è arrivato un
sms per una serata pizza + film con amici.
Porto il dolce, che dite? :)
Porto il dolce, che dite? :)
CHEESECAKE NECESSARIO con ricotta, cacao, base di biscotti al “cappuccino”
(definizione made in Fede), da dividere con gli amici, e per dividervi dal
divano
- INGREDIENTI
Base classica da cheesecake
150 g di burro
zucchero o aggiunte a vostro piacimento
oppure
Una dose di pasta frolla preparata con
250 g di farina
un uovo
due cucchiai di cacao amaro
un cucchiaio di caffè macinato
una – due tazzine di caffè forte
un cucchiaio di caffè macinato
una – due tazzine di caffè forte
un pizzico di sale
Per la creamcheese
500 g di ricotta
150 g di zucchero (metà muscovado, o altro zucchero grezzo di canna)
500 g di ricotta
150 g di zucchero (metà muscovado, o altro zucchero grezzo di canna)
due uova
l’interno di una bacca di vaniglia
un’idea di cannella
due cucchiai di cacao amaro
- PROCEDIMENTO
Preriscaldare il forno a 160°C .
Stendere la pasta frolla (o i biscotti tritati con il burro) in uno stampo a cerniera (oppure foderato di carta da forno), lasciare raffreddare in frigorifero finché il forno non è caldo. Una volta raggiunta la temperatura, infornare la base.
Intanto, preparare la crema. Sbattere le uova fino a farle diventare spumose. Sciogliervi lo zucchero, amalgamarvi la ricotta e profumare con vaniglia e cannella.
Riprendere la base dal forno e versarvi metà dell’impasto. Mescolare al rimanente in cacao amaro e utilizzarlo per marmorizzare la crema bianca. Infornare nuovamente per 50 minuti.
Lasciare raffreddare nel forno spento.
Stendere la pasta frolla (o i biscotti tritati con il burro) in uno stampo a cerniera (oppure foderato di carta da forno), lasciare raffreddare in frigorifero finché il forno non è caldo. Una volta raggiunta la temperatura, infornare la base.
Intanto, preparare la crema. Sbattere le uova fino a farle diventare spumose. Sciogliervi lo zucchero, amalgamarvi la ricotta e profumare con vaniglia e cannella.
Riprendere la base dal forno e versarvi metà dell’impasto. Mescolare al rimanente in cacao amaro e utilizzarlo per marmorizzare la crema bianca. Infornare nuovamente per 50 minuti.
Lasciare raffreddare nel forno spento.
Se riuscite ad aspettare, dopo una notte di frigorifero è uno spettacolo.
Che dire... vi auguro un buon weekend, con o senza necessità di cheesecake.
A presto :)
a.
A presto :)
a.
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martedì 23 agosto 2011
Schizofrenia in bianco e nero.
Bianco e nero. Luce e tenebra. On/off. Felicità e dolore. Notte e giorno. Sorrisi e lacrime. Dolce e amaro. Noi e loro. Tu ed io. Amore e odio. Sogni e realtà. Poesia e pugnali.
Contrasti. Che si trovano a combaciare. Di tanto in tanto. Fra le dita rosate di un’alba estiva, magari. Cullati dallo sciabordio delle onde di un lago.
Sono in partenza perla Grecia , finalmente me ne vado anch’io. Penso che farà bene, al mondo, non avermi fra le scatole per un po’. Andrà avanti, si riassetterà, e quando tornerò vedrò di lasciarlo proseguire per la sua strada, senza mettergli i bastoni fra le ruote, scappando da qualche altra parte, probabilmente.
L’avevo detto, che d’estate faccio casini.
Ogni tanto bisogna andarsene.
Quando fra bianco e nero si apre una crepa che ne impedisce la limitrofa convivenza.
Oggi metto troppi punti fermi. Vorrei poterne mettere anche nella vita, oltre che in un testo.
”Sembri davvero devastata.”
No... sono solo ferita a vita.
E, dato che questo post parla di luci ed ombre, abbandoniamo la depressione autodistruttiva e tanto, tanto, amara per un bel dolce, di quelli cioccolatosi, cremosi, golosi. Un brownie – cheesecake, bianco e nero grazie all’accostamento di mandorla e cacao (contrasti anche qui, yap!).
Per essere un brownie non è nemmeno troppo calorico, grazie a qualche accorgimento light.
Noi ce lo siamo sbafati durante un pomeriggio di (poco) studio, nella penombra di una stanza con gli scuri mezzi chiusi per tenere fuori il caldo, accompagnandolo con tanto buon caffè (ci s’illude che basti della caffeina per riuscire a studiare ad agosto… eh già!).
Ricetta? Come al solito è un mix&match dei numerosi brownies - cheesecake salvati nella ormai mitica cartella dei miei documenti, straripante di preparazioni da sperimentare.
Morbido, umidino come si richiede a un brownie, vellutato come è implicito che sia un cheesecake.
Here it is.
Contrasti. Che si trovano a combaciare. Di tanto in tanto. Fra le dita rosate di un’alba estiva, magari. Cullati dallo sciabordio delle onde di un lago.
Sono in partenza per
L’avevo detto, che d’estate faccio casini.
Ogni tanto bisogna andarsene.
Quando fra bianco e nero si apre una crepa che ne impedisce la limitrofa convivenza.
Oggi metto troppi punti fermi. Vorrei poterne mettere anche nella vita, oltre che in un testo.
”Sembri davvero devastata.”
No... sono solo ferita a vita.
E, dato che questo post parla di luci ed ombre, abbandoniamo la depressione autodistruttiva e tanto, tanto, amara per un bel dolce, di quelli cioccolatosi, cremosi, golosi. Un brownie – cheesecake, bianco e nero grazie all’accostamento di mandorla e cacao (contrasti anche qui, yap!).
Per essere un brownie non è nemmeno troppo calorico, grazie a qualche accorgimento light.
Noi ce lo siamo sbafati durante un pomeriggio di (poco) studio, nella penombra di una stanza con gli scuri mezzi chiusi per tenere fuori il caldo, accompagnandolo con tanto buon caffè (ci s’illude che basti della caffeina per riuscire a studiare ad agosto… eh già!).
Ricetta? Come al solito è un mix&match dei numerosi brownies - cheesecake salvati nella ormai mitica cartella dei miei documenti, straripante di preparazioni da sperimentare.
Morbido, umidino come si richiede a un brownie, vellutato come è implicito che sia un cheesecake.
Here it is.
BROWNIE - CHEESECAKE CON CACAO E MANDORLE
- INGREDIENTI
Per il brownie
2 uova e un albume
un paio di cucchiai di acqua calda
un pizzico di sale
Per il “cheesecake”
un cucchiaio di zucchero
un tuorlo
un cucchiaio di farina 00 setacciata
- PROCEDIMENTO
Preriscaldare il forno a 175°C .
Preparare il brownie: sbattere le uova con lo zucchero fino a renderle spumose. Aggiungere la ricotta, il sale e le polveri. Aggiustare la consistenza con l’acqua calda.
Preparare il cheesecake: mescolare tutti gli ingredienti in una terrina.
Versare, in una pirofila rettangolare, l’impasto del brownie. Aggiungervi quello del cheesecake e variegarlo.
Cuocere per 20-30 minuti in forno. Deve rassodarsi senza seccarsi.
I giorni seguenti è ancora più buono, soprattutto se conservato in frigorifero (giusto, Magi? :) )
Quindi, con questo post un po’ schizofrenico, vi saluto per una fetta di tempo.
Ci rileggiamo presto, penso. A meno che non decida di rimanere in Grecia. E non è detto che l’ipotesi sia esclusa! ;)
Buona fine estate, buon inizio di ferie, buon rientro e buona qualunque cosa a tutti.
a.
Ci rileggiamo presto, penso. A meno che non decida di rimanere in Grecia. E non è detto che l’ipotesi sia esclusa! ;)
Buona fine estate, buon inizio di ferie, buon rientro e buona qualunque cosa a tutti.
a.
domenica 14 agosto 2011
Cake integrale con nocciole e pere. Nient'altro, oggi.
Posso parlare solo di cucina, oggi? Posso fare la food blogger e non la blogger? Posso risparmiarvi un po' di paranoie, riflessioni, drammi esistenziali, improvvisazioni filosofiche? Direi di sì.
Oggi cake. Sapori semplici che ben si accordano fra loro, con una nota rustica e un po' grezza a rendere il tutto più intrigante. Una torta soffice e profumata cotta nell'ultimo acquisto compulsivo (stampo a cerniera con fondo per ciambella? Per la modica cifra di venti miliardi di trilioni? Non posso certo farmelo scappare!).
Zero grassi, la morbidezza della ricotta, il buon proposito "sano" della farina integrale abbinata alla frutta, pochissimo zucchero e una manciata di nocciole tritate finemente e lasciate distrattamente cadere nell'impasto.
Insomma, il classico cake da colazione o da tea time, quello che prepari perché hai voglia di cucinare anche se non hai fatto la spesa, quello che ti dà un buongiorno un po' più promettente dei cereali nello yogurt light.
Certo, volendo proprio esagerare si potrebbero tostare le fette e poi imburrarle, magari per adagiarci sopra un cucchiaino di confettura di lamponi... o magari ricordarsi del barattolino di crema di gianduia dimenticato in dispensa... ma con le nocciole e le pere sarebbe veramente pessimo! ;)
CAKE INTEGRALE CON NOCCIOLE E PERE
- INGREDIENTI
180 g di farina integrale
100-120 g di nocciole, sgusciate e passate al mixer
250 g di ricotta fresca
2 uova
50 g di zucchero di canna
due cucchiai di miele
due pere Williams tagliate a tocchetti
1/2 cucchiaino di lievito
qualche cucchiaio di latte, o di acqua tiepida
qualche cucchiaio di latte, o di acqua tiepida
vaniglia e cannella, se volete
un pizzico di sale
- PROCEDIMENTO
Preriscaldare il forno a 180°C.
Montare le uova con lo zucchero, finché non siano gonfie e chiare. Aggiungervi la ricotta, il miele e le nocciole. Mescolare. Aggiungere gli ingredienti rimanenti (regolate la consistenza con latte o acqua) e versare in uno stampo.
Cuocere per 40-60 minuti (dipende dallo stampo che scegliete, dalla potenza del forno, da quanti liquidi avete aggiunto... infinite variabili che lo prova stecchino può tranquillamente risolvere!)
Montare le uova con lo zucchero, finché non siano gonfie e chiare. Aggiungervi la ricotta, il miele e le nocciole. Mescolare. Aggiungere gli ingredienti rimanenti (regolate la consistenza con latte o acqua) e versare in uno stampo.
Cuocere per 40-60 minuti (dipende dallo stampo che scegliete, dalla potenza del forno, da quanti liquidi avete aggiunto... infinite variabili che lo prova stecchino può tranquillamente risolvere!)
Che strano scrivere un post così breve. Non fateci l'abitudine, però, tornerò ad allietarvi le giornate con leggere e frivole introduzioni a innocenti dolci! ;)
Buona domenica... e buon Ferragosto a tutti! (vi capita mai di perdere la cognizione del tempo in vacanza? A me sempre! Siamo già al 14, bello realizzarlo ora...)
A (non so quanto) presto.
a.
Buona domenica... e buon Ferragosto a tutti! (vi capita mai di perdere la cognizione del tempo in vacanza? A me sempre! Siamo già al 14, bello realizzarlo ora...)
A (non so quanto) presto.
a.
domenica 7 agosto 2011
Sfumature.
Di solito, più il contrasto è accentuato e più la composizione mi piace. Sono consapevole che, per quanto trovi splendidi i colori, bianco e nero per me sono la soluzione di ogni accostamento, e che potrei passeggiare per ore, sul filo di quella linea impercettibile, ma così ben marcata, sulla quale questi due non-colori s'incontrano.
Poi, però, mi ritrovo a giocare con le sfumature. Plasmo la materia perché si scomponga in variabili di colore esteticamente soddisfacenti, se accostate. Mi avventuro in un mondo di colori che si fondono e che danno vita ad altre, insospettabili, ma bellissime, tonalità.
Come quando si uniscono quattro lettere di quattro colori diversi, e ci si gode lo spettacolo. Perché spettacolare è.
Qualcuno direbbe che sto "piantando pannocchie sulla luna", parlando di un nulla indefinito per descrivere una realtà concreta.
In effetti, forse sarebbe più semplice scrivere quanto sono felice, di veder accostati quei colori così sgargianti e diversi fra loro, ma che insieme stanno, inaspettatamente, forse, incredibilmente bene.
Forse potrei anche dire che lavorare, perché di lavoro si tratta, il venerdì sera, non è male quanto potrebbe suonare.
E magari potrei anche ribadire quanto mi soddisfi e gratifichi pensare, "progettare" un dolce per persone che solo colleghi proprio non sono.
E probabilmente potrei anche descrivere quanto è difficile cercare un equilibrio, fra due ingredienti come il caffè e il cioccolato, che soddisfi tutti, che si abbini a ogni grado di dolcezza, e di amarezza, di quelle persone.
E penso sia superfluo specificare che non so se ci sono riuscita per davvero, ma c'è un video che un po' mi fa illudere, di aver creato davvero un ottimo dolce.
E vorrei ringraziarvi, tutti voi, scapestrati compagni d'avventura, sfumature di quell'arcobaleno che stiamo creando insieme, ma probabilmente non lo farò, non direttamente almeno, per paura che suoni ridondante, o retorico, di circostanza, o chissà cos'altro.
I Maaf in you.
Dunque, passiamo a questo sensazionale cheesecake.
Ops, sensazionale ho detto? Sì, ok, riconosco di aver davvero creato qualcosa di molto buono, questa volta.
Come posso descriverlo... ha una coltre amara di cacao, che ne ricopre la superficie. Il cucchiaino vi si immerge e si ritrova ad attraversare una crema soffice, avvolgente ma leggera, di una sfumatura meravigliosa... latte macchiato, la definirei. Ogni tanto incontra una pepita di cioccolato fondente, come per caso. Sul fondo lo attende una base croccante, ma friabile, di biscotti integrali e burro.
E l'assaggio? Cioccolato, caffè, morbido, croccante... una fusione di dolce e amaro, che si disperde in una crema spudoratamente ispirata a quella del tiramisù. Contrasti che si mescolano creando sfumature che conquistano, a quanto pare ;)
La realizzazione? Avevo un po' di tempo, e quella voglia di cimentarmi in sperimentazioni e preparazioni un po' articolate... così sono andata a ripescare la tecnica della paté à bombe che Montersino utilizza per il suo tiramisù. E' un metodo per pastorizzare le uova da utilizzare crude, in sintesi. Ha anche il pregio di donare una maggiore aereosità al composto, qualità decisamente apprezzabile in un tiramisù :)
Era almeno un anno che vegetava nella cartella "to do" e, finalmente, mi sono decisa a provarla. Implica l'utilizzo di 50 ml di acqua, che io ho pensato di sostituire con del caffè (come ho anche deciso di sciogliere la gelatina nel caffè). E' davvero una tecnica interessante, più semplice di quanto pensassi, da riutilizzare sicuramente. Montersino, we all love you.
Per la base, biscotti e burro sono stati mescolati nella solito proporzione 2:1, con la quale mi trovo benissimo.
La crema è quella del tiramisù, alleggerita e fatta solidificare leggermente con un po' di gelatina.
Insomma, non ho inventato nulla, ho solo fuso un po' di ingredienti letti di qua e di là ;)
Ricetta time? Decisamente.
Ecco qui :)
Ops, sensazionale ho detto? Sì, ok, riconosco di aver davvero creato qualcosa di molto buono, questa volta.
Come posso descriverlo... ha una coltre amara di cacao, che ne ricopre la superficie. Il cucchiaino vi si immerge e si ritrova ad attraversare una crema soffice, avvolgente ma leggera, di una sfumatura meravigliosa... latte macchiato, la definirei. Ogni tanto incontra una pepita di cioccolato fondente, come per caso. Sul fondo lo attende una base croccante, ma friabile, di biscotti integrali e burro.
E l'assaggio? Cioccolato, caffè, morbido, croccante... una fusione di dolce e amaro, che si disperde in una crema spudoratamente ispirata a quella del tiramisù. Contrasti che si mescolano creando sfumature che conquistano, a quanto pare ;)
La realizzazione? Avevo un po' di tempo, e quella voglia di cimentarmi in sperimentazioni e preparazioni un po' articolate... così sono andata a ripescare la tecnica della paté à bombe che Montersino utilizza per il suo tiramisù. E' un metodo per pastorizzare le uova da utilizzare crude, in sintesi. Ha anche il pregio di donare una maggiore aereosità al composto, qualità decisamente apprezzabile in un tiramisù :)
Era almeno un anno che vegetava nella cartella "to do" e, finalmente, mi sono decisa a provarla. Implica l'utilizzo di 50 ml di acqua, che io ho pensato di sostituire con del caffè (come ho anche deciso di sciogliere la gelatina nel caffè). E' davvero una tecnica interessante, più semplice di quanto pensassi, da riutilizzare sicuramente. Montersino, we all love you.
Per la base, biscotti e burro sono stati mescolati nella solito proporzione 2:1, con la quale mi trovo benissimo.
La crema è quella del tiramisù, alleggerita e fatta solidificare leggermente con un po' di gelatina.
Insomma, non ho inventato nulla, ho solo fuso un po' di ingredienti letti di qua e di là ;)
Ricetta time? Decisamente.
Ecco qui :)
TIRAMISU' CHEESECAKE
- INGREDIENTI
Per la base
300 g di biscotti secchi integrali (Digestives o simili)
300 g di biscotti secchi integrali (Digestives o simili)
150 g di burro (ne ho messi 115, facendolo sciogliere in modo che si amalgamasse meglio, ed si è comunque compattato benissimo)
un cucchiaio di caffè in polvere
un cucchiaio di cacao amaro
un cucchiaino di zucchero
Per la cream cheese
500 g di ricotta vaccina fresca
250 g di mascarpone (le proporzioni ricotta-mascarpone si possono variare, per ottenere una crema più o meno ricca)
100-150 g di cioccolato fondente spezzettato
2 albumi montati a neve
un cucchiaio di cacao amaro
un cucchiaino di caffè
10 g di gelatina in fogli
100 ml di caffè forte
Per la paté à bombe
4 tuorli
120 g di zucchero
50 ml di caffè forte
cacao amaro
cacao amaro
- PROCEDIMENTO
Ridurre in polvere i biscotti, aggiungervi il cacao, il caffè e il burro. Ottenuto un impasto omogeneo, distribuirlo sul fondo di uno stampo a cerniera, livellandolo in modo uniforme. Lasciare in frigo a solidificare.
Intanto, reidratare la gelatina in acqua fredda.
Paté à bombe: scaldare il caffè con lo zucchero per ottenere uno sciroppo (dovrebbe raggiungere i 120°C, ma se non avete un termometro, come la sottoscritta, portatelo a bollore e dimenticatevelo sul fornello per un po', continuando a mescolare perché non si caramelli, finché non bolle "furiosamente"... termine tecnico, ovviamente! ;). Mettere i tuorli in una planetaria, azionarla e versarvi lo sciroppo bollente. Montare finché non si sarà raffreddato (otterrete una spuma sofficissima e di un color cappuccino meraviglioso!)
Mescolare in una terrina i formaggi, cacao, caffè, gli albumi montati a neve e la paté à bombe, cercando di mantenere il composto il più soffice possibile. Intiepidire il caffè e sciogliervi la gelatina. Aggiungerla poi alla cream cheese e mescolare finché non è completamente assorbita. Completare con il cioccolato fondente a pezzetti.
Distribuire la crema sulla base di biscotti, livellare e spolverare di cacao amaro. Riporre in frigo a solidificare per 4-6 ore.
Servire dopo una decina di minuti a temperatura ambiente.
Servire dopo una decina di minuti a temperatura ambiente.
Post chilometrico, come al solito.
A questo punto posso solo mettermi a tacere e consigliarvi di provare questo cheesecake.
Buona giornata a tutti :)
A presto!
a.
A questo punto posso solo mettermi a tacere e consigliarvi di provare questo cheesecake.
Buona giornata a tutti :)
A presto!
a.
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