martedì 24 dicembre 2013

25 dicembre 2013: pomegranate and chocolate bundt cake.

Mi hanno detto che domani è Natale, allora ho pensato di spargere un po' di cristalli rossi su una colata bianca.
I miei migliori auguri, a tutti voi, qualsiasi sia il vostro motivo per festeggiare: che siano giorni belli.



POMEGRANATE AND CHOCOLATE BUNDT CAKE
Si tratta di una ciambella dall'aroma intenso di cacao e dalla consistenza piuttosto compatta e umida. La glassa non risulta stucchevole grazie all'asprigno del melograno, che, inoltre, rinfresca e crea un gioco di consistenze molto piacevole con le altre componenti.
[Inspired by Monica]


Ingredienti
125 g di farina 00
25 g di fecola/amido di mais/maizena
180 g di burro a temperatura ambiente
300 g di zucchero
90 g di cacao amaro di ottima qualità
150 g di yogurt greco intero
3 uova grandi
8 g di lievito per dolci
un pizzico di sale

250 g di zucchero a velo

un melograno maturo

Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°C.
Montate le uova con lo zucchero, fino a renderle chiare e ariose. A parte, setacciate tutte le polveri insieme. Aggiungete alle uova montate lo yogurt e il burro a pezzetti. Infine, unite le polveri. Mescolate brevemente, e versate l'impasto in uno stampo a ciambella dai bordi alti, imburrato e spolverato di zucchero.
Cuocete per 20 minuti a 170°C, poi abbassate il forno a 160°C, e continuate la cottura per 30-35 minuti.
Prova stecchino.

Una volta che il dolce si è completamente raffreddato [attendete il più possibile: pena mezza ciambella che rimane attaccata al forno, catastrofi naturali e cavallette], sformatelo.
Preparate una glassa densa sciogliendo lo zucchero a velo con pochi cucchiai d'acqua, aggiungendone uno alla volta. Lasciatela colare sul dolce.

Completate con i chicchi di melograno, lasciate solidificare la glassa e servite.


venerdì 20 dicembre 2013

Buchteln. | Appunti.

Mi alzo alle 7.30 per fotografare, e poi rimango appoggiata al frigorifero, in attesa che si faccia giorno, mangiando briciole di brioche e bevendo tazze bollenti di tè nero speziato. E mentre maledico la lentezza della luce, ammiro quello che i primi raggi di Sole fanno con le nuvole, con i muri, con i tetti e gli alberi. Albe dai colori incredibili, capaci di dar senso a sveglie che suonano in anticipo mentre io arrivo, comunque, in ritardo.

Sono passati nove mesi, eppure, certe parole mi immobilizzano ancora alla poltroncina rossa del teatro, colonna vertebrale drizzata e luci spietate negli occhi. Mi chiedo come abbiano imparato a calibrare bene e male così perfettamente. Vorrei essere capace di spogliare per liberare, come fanno loro, vorrei la loro delicatezza nell'affondare la lama nel costato, vorrei la loro sfrontatezza nel chiamare con nome esatto i sentimenti e le emozioni, vorrei la loro innocenza nel far emergere quanto l'umanità sia disumana, a volte, vorrei la loro trasparenza nell'innamorarmi della fragilità di certe vite.
Vorrei la loro bellezza, il loro continuo mutare senza tradire l'essenza.

Adoro le persone.
Se potessi, se fosse umanamente possibile, vorrei trascorrere la maggior parte del mio tempo a conoscere sconociuti. Ovviamente, non una conoscenza di superficie.
Scambiarsi pezzi di vita, ricordi, sogni, riflessioni, libri, musica e film, senza obblighi o concessioni, in autostrada, in chat, dietro a due tazzine di caffè, su un lungolago di notte.
Per me è davvero impossibile resistere alle persone.

Oggi ho inviato qualche curricula a Torino: l'altra sera era particolarmente affascinante, sotto la luna tonda e splendente, Piazza Castello svuotata dall'ora tarda e dal freddo, i soffitti di Palazzo Madama che si lasciavano spiare dalle vetrate. Si sa, di notte è più facile lasciarsi ammaliare, e io voglio cascarci sempre.
[Gran parte della mia inconcludenza sarà forse dovuta al fatto che non escludo mai alcuna possibilità? Chissà.]

Ho sempre avuto le mani fredde. Ogni volta che tentavo di impastare un pane, o una brioche, fallivo miseramente.
Poi è arrivato il Kitchen Aid, e ha permesso che io e lievitati facessimo amicizia.
[Giustamente, ora sono intollerante ai lieviti, ma questo non è importante.]
Avevo voglia di preparare una brioche, ma non avevo uova in frigorifero.
Poi ho chiesto a Internet, e ho scoperto che la brioche viene ottima anche senza uova.
Insomma, ogni tanto bastano i mezzi giusti per riuscire in qualcosa che credevi impossibile.



BUCHTELN

Originari della Boemia, fanno parte della tradizione culinaria ungherese, austriaca e ladina. Si tratta di focaccine tondeggianti ripiene di marmellata, cotte l'una accanto all'altra in una teglia, in modo che si attacchino. La cosa bella è quando le si divide per mangiarle: immaginate il dolce sulla tavola della colazione, tiepido di forno, immaginate quando separate le due brioches, il profumo fragrante di burro e zucchero, la confettura che ha macchiato l'impasto soffice in qualche punto.
La mia formula eretica per i buchteln prevede pasta brioche senza uova [non credevo rimanesse così soffice, ma mi sono dovuta ricredere, con molto piacere: alla terza mattina è ancora perfetta, soprattutto se la si scalda un po'] e confettura di frutti di bosco.
Ovviamente, potete utilizzare la vostra ricetta preferita per l'impasto.




Ingredienti

250 g di farina 00
250 g di manitoba [o 500 g di farina 00, no problem]
80 g di zucchero
70 g di burro morbido
250 g di latte intero tiepido
3 g di sale
25 g di lievito di birra, oppure 7 g di lievito disidratato
vaniglia [in bacca, estratto, o come la preferite]

confettura a vostra scelta

burro e zucchero q.b. per la rifinitura

Procedimento

Sciogliete il lievito [se in panetto] in mezzo bicchiere di latte tiepido.
Nella planetaria, o sul piano di lavoro, iniziate miscelando bene tutti gli ingredienti secchi. Aggiungete, poi, gradatamente il latte, il lievito sciolto [oppure quello in bustina, non sciolto] e la vaniglia. Per ultimo, incorporate il burro a fiocchetti.
Impastate per una decina di minuti, finché il burro non sia ben assorbito, e la pasta omogenea e liscia.
Lasciate riposare in un luogo riparato e possibilmente umido [io di solito scaldo il forno a 25°C mentre impasto, e lascio lievitare lì dentro, con un canovaccio inumidito a coprire la ciotola], per almeno due ore, fino a raddoppio.

Una volta lievitato, riprenderete l'impasto e sgonfiatelo su un piano leggermente infarinato, tirando una sfoglia di circa 3 mm di spessore.
Ritagliate dei dischi di almeno 8 cm di diametro, posizionate un cucchiaino di confettura al centro di ognuno di essi e richiudeteli a fagotto.
Disponete i buchteln uno accanto all'altro in una teglia rettangolare, imburrata e inzuccherata.
Fate lievitare per un'altra ora.

Preriscaldate il forno a 180°C.
Completate i buchteln con una pennellata di burro fuso e una spolverata di zucchero. Infornata per 20-30 minuti, fino a doratura.

Passare da un budino in busta a un impasto lievitato si può fare, sì?

lunedì 16 dicembre 2013

Sorry, I'm human.

Ebbene sì, signore e signori, lettori fidati o casuali avventori: oggi nessuna fragrante bacca di vaniglia, nessun finissimo sableé, nemmeno un grammo di zucchero grezzo. Capita anche a me di avere il frigorifero vuoto, la noia ad alitarmi sul collo, la modalità "procrastinazione selvaggia" nei confronti delle solite faccende del lunedì. Allora, dopo aver aperto almeno una decina di volte ogni anta della cucina, mi arrendo: afferro il pacco di biscotti nel mobiletto della colazione, il preparato in busta per il budino alla vaniglia dall'altro scaffale, il cartone del latte dal frigorifero, e improvviso un dolce per la cena.
Accade anche che arrivi a completarlo prima della pomeridiana discesa delle tenebre invernali, e allora ci scappa il post, con la massima consapevolezza di non aver creato un capolavoro di pasticceria, ma con la certezza che, in ogni caso, questo genere di sorprese, a fine cena, raramente lasciano insoddisfatti.



La riuscita è sicura al 100%, l'esecuzione di una facilità imbarazzante. Trattasi di un favoloso budino alla vaniglia sostenuto e ricoperto da briciole di Pan di Stelle. Applausi, grazie!



BUDINO ALLA VANIGLIA CON PAN DI STELLE

Ingredienti 

preparato per budino alla vaniglia
500 ml di latte intero

una manciata di Pan di Stelle
un po' di cannella
un pizzico di sale
un cucchiaio di miele

Procedimento

Preparate il budino seguendo le indicazioni sulla confezione.
Frullate grossolanamente i Pan di Stelle, insieme a cannella, sale e miele.
Disponete un fondo di biscotti nei bicchierini/coppe, ricoprite di budino e terminate con altri biscotti.


venerdì 13 dicembre 2013

Torta al cioccolato con confettura d'albicocche.

- Ma tu la sai fare la Sacher?
- No.
- Come no?
- Non la faccio. Se vuoi, però, posso prepararti una torta al cioccolato, con ripieno di confettura d'albicocca e copertura di cioccolato.


Questa conversazione, realmente avvenuta, riassume un po' il mio modo di pensarla rispetto a certi cardini della pasticceria, o della cucina. Detesto profondamente quando mi si chiede di preparare un dolce "storico" come la Sacher, perché so bene che anche qualora mi venisse buono da svenimento, non sarebbe mai come quello originale.
Le imitazioni lasciano sempre un po' insoddisfatti: o l'originale, oppure preferisco farne a meno.

Tuttavia, in anni di osservazione del genere umano, credo di aver capito che alle persone, sostanzialmente, piaccia venire deluse, come se si volesse sempre dimostrare che, niente, non si può essere felici, non c'è proprio nulla da fare. Io per prima a volte faccio di tutto perché le cose vadano male, quasi godessi nel vedere il vaso cadere e infrangersi, quasi mi divertissi a dover, poi, cercare di far combaciare di nuovo tutti i pezzi [e qualcuno si perde sempre, ma con tutte quelle crepe e quei buchi, alla fine, il vaso è anche più bello, no?].
Eppure, qualche volta capita di fermarmi a chiedermi il perché di tutta questa frenesia nell'evitare la felicità e la soddisfazione.
Ieri mi hanno detto che pretendo troppo.
Forse, pretendo in modo sbagliato.
Forse, dovrei smetterla di pretendere una Sacher in Sicilia, e godermi la migliore brioche con granita di pistacchio e panna a spatolate.

Tutto questo [ma perché, perché?, non riesco a parlare solo di cibo, solo di ingredienti, solo di proporzioni e temperature, perché?] per presentarvi quella che non è una Sacher, ma ha soddisfatto - alla grande, oserei - l'ennesima richiesta della torta austriaca.
Il trucco, in questi casi, è sempre lo stesso: attendere che mezza fetta sia stata divorata, e poi annunciare: "Sai, non contiene né burro né uova."


TORTA AL CIOCCOLATO, CON CONFETTURA D'ALBICOCCA
*burro e uova free


La base rimane piuttosto umida, la confettura è anche all'interno dell'impasto, utilizzando yogurt e latte vegetali è perfetta per gli intolleranti ai latticini/i vegani. Merita una chance.


Ingredienti

200 g di farina 00
100 g di fecola/amido/maizena
200-250 g di zucchero grezzo di canna [regolatevi in base all'amarezza del cacao e del cioccolato che utilizzate]
150 ml di latte
120 ml di olio di semi
50 g di yogurt [o bianco intero, oppure di soia]
50 g di confettura d'albicocca
8 g di lievito per dolci
un cucchiaio di cacao amaro di ottima qualità
70 g di cioccolato fondente fuso
un cucchiaio di miele
un pizzico di sale

confettura d'albicocca

100-150 di cioccolato fondente

Procedimento

- Preriscaldate il forno a 175°C.

- Mescolate da una parte tutti gli ingredienti asciutti, e dall'altra quelli liquidi. Uniteli amalgamando il composto velocemente, senza lavorarlo troppo.
Versate l'impasto in uno stampo imburrato e inzuccherato [o infarinato] e infornate per circa mezz'ora.
[solita prova stecchino]

- Quando la torta si è completamente raffreddata, dividetela in due dischi e farcitela con la confettura.

- Sciogliete il cioccolato fondente con un paio di cucchiai d'acqua, e lasciatelo colare sulla torta, dal centro, in modo che si distribuisca uniformemente.

Servite a glassa solidificata.



mercoledì 11 dicembre 2013

50 boys, 50 lies, 50 I'm gonna change my mind's.

{NP}

Il tempo che perdo è direttamente proporzionale alla quantità di impegni che ho, nonostante arrivare a fine giornata con la metà [siamo ottimisti, dai] della to-do list spuntata mi deprima.
Sarà questo dicembre strano, con queste giornate lunghissime, ma dalla luce breve.
La trasparenza di certi cieli mi distrae, rimango ad osservare l'azzurro farsi arancione, rossastro, violetto, blu per quantità indefinibili di minuti. La trasparenza di certe conversazioni mi rapisce, la conoscenza di cristallo che si crea attraverso le parole, come il ghiaccio che ramifica sulla superficie di un lago, fino a diventare inaspettatamente sicuro. La trasparenza di certe attese, la lucidità tagliente dell'assenza, le folate del vento della Realtà che tolgono il fumo dagli occhi.
Forse, ho semplicemente troppo tempo libero [sono piena di cose da fare, eppure, riesco ancora ad annoiarmi, a lasciare che il pensiero s'infiltri nella concentrazione, facendo franare tutto, ad annodarmi con gli stessi fili che mi tengono in piedi e governano i miei movimenti].
Quindi, ecco che per correggere una cinquantina di foto ci metto giornate intere, e alla fine ne scarto i tre quarti. E quelle che sopravvivono le osservo fino allo sfinimento, il loro, fino a farle suicidare nel Cestino. E i post rimangono nelle bozze. E i documenti di Word si chiudono senza essere salvati.
Ascolto musica sconosciuta, scarico film mai visti, cerco di perdermi nel labirinto di Internet alla ricerca di Minotauri, all'una di notte rimango a fissare i titoli dei libri nella libreria.
Ho decisamente troppo tempo libero.

Vicissitudini personali a parte, ecco le ricette principali degli eventi delle scorse settimane.
Enjoy. (:

APPLE PIE


Per l'apple pie, potete consultare due ricette, già pubblicate:
- qui trovate il classico pie di mele, la ricetta infallibile per questo tipo di torte
- qui, invece, un pie di uva, ma il crust [ovvero il guscio] è simile a quello utilizzato per la torta di mele che qualcuno di voi ha assaggiato da Nina

Altrimenti, potete optare per una versione light, impastando: 400 g di farina integrale, 80 g di burro, 50 g di zucchero di canna e qualche cucchiaio d'acqua fredda [q.b. per raggiungere un impasto omogeneo e facilmente modellabile]; lavorate l'impasto molto velocemente, con mani fredde o un robot da cucina, lasciate riposare per almeno mezz'ora in frigorifero. Stendete 2/3 dell'impasto e usateli per foderare uno stampo da 18-20 cm, versate il ripieno [3 mele, una manciata di uvetta, 5-6 noci tritate grossolanamente, zucchero di canna a piacimento] e ricoprite con l'impasto rimasto. Praticate i classici fori per lasciar uscire il vapore creato dalla frutta in cottura, e cuocete per 40-50 minuti a 160°C.

CHAI CHEESECAKE CON CARAMELLO SALATO


A me, preparare cheesecakes, dà una soddisfazione immensa. E, mettendo un attimo da parte modestia e simili, credo che questa sia proprio la miglior cheesecake che abbia mai preparato: la crema è aromatizzata con le classiche spezie chai, il caramello salato bilancia la dolcezza generale, e s'accoppia alla perfezione con la punta di sale della base.
Per quanto riguarda la ricetta, sono partita da quella -celebre- di California Bakery, ho tolto un uovo e modificato qualche altra grammatura. A voi.

Ingredienti

Per il guscio
300 g di biscotti Digestive
80 g di burro fuso
un cucchiaio di miele
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di sale

Per la crema
400 g di robiola
350 g di ricotta passata al setaccio
50 g di yogurt greco naturale [va bene anche il classico intero bianco, ma usando quello greco rimarrà più compatto]
120 ml di panna fresca
200 g di zucchero di canna
3 uova grandi
un cucchiaio colmo di fecola/amido/maizena
i semi di mezzo baccello di vaniglia, 1/2 cucchiaino di cannella, una punta di chiodi di garofano macinati, una punta di zenzero in polvere, una punta di semi di cardamomo pestati, una macinata di pepe [preferibilmente bianco]

Per il caramello
155 g di zucchero
130 ml di panna fresca
20 g di burro
due pizzichi di sale [misurazioni scientifiche, I know...]

Procedimento
- Polverizzate i biscotti e mescolateli al burro, al miele, alla cannella e all sale. Utilizzate la pasta ottenuta per foderate uno stampo [il mio aveva un diametro di 22 cm] e mettete in frigorifero.

- Accendete il forno a 160°C.

- Amalgamate i formaggi con lo yogurt, la panna, lo zucchero, la fecola setacciata, le uova leggermente sbattute e le spezie.

- Riprendete lo stampo dal frigorifero e versate la crema di formaggi dentro al crust.
Infornate per un'ora.
Una volta rappreso [il tempo può variare da forno a forno], lasciate il dolce all'interno del forno spento [tenete uno spiraglio aperto con il manico di un cucchiaio di legno, o qualcosa di simile] fino a completo raffreddamento.
Mettete il cheesecake in frigorifero e fingete di dimenticarvene fino al giorno seguente.

- Al momento di servire, completate con il caramello.

Per il caramello: fate sciogliere in un pentolino a fondo spesso lo zucchero. Una volta raggiunto un colore leggermente ambrato [si scurirà dopo, non cuocetelo di più, altrimenti rimarrà amaro], versate la panna, facendo attenzione a non scottarvi con i possibili schizzi. Mescolate per sciogliere gli eventuali grumi, e completate con il burro e il sale. Il caramello è pronto quando ha raggiunto la consistenza di un miele fluido, diventerà più denso raffreddandosi.


Cosa succede se vi accorgete di aver rotto lo stampo a cerniera, nel momento in cui avete già annunciato la preparazione di un cheesecake? Be', lo mettete nello stampo rettangolare dei brownies, no?
[Le versioni fighette dei miei dolci nascono tutte per caso, che si sappia.]

Thanks to Marta Rizzato per aver scattato mentre la sottoscritta giocava col caramello.



CAKE AL CACAO E ARANCIA


- Uhm... it's like these pies and cakes: at the end of every night, the cheesecake and the apple pie are always completely gone, the peach cobbler and the chocolate mousse cake are nearly finished, but there's always a whole blueberry pie left untouched.
- So what's wrong with the blueberry pie?
- There's nothing wrong with the blueberry pie. Just... people make other choices. You can't blame the blueberry pie, just... no one wants it.

Preparare cheesecakes e torte di mele significa avere la vittoria in tasca, il più delle volte. Infatti, la vera sfida, per me, è sempre la blueberry pie di turno, il dolce che nessuno si fila, anche quando è più interessante dei due più popolari.
Questa volta, il ruolo della blueberry pie è capitato a un cake nero e arancione. Con l'unica differenza che ne sono rimaste solamente le briciole.

L'aroma di cacao è intenso, la consistenza morbida e umida, il profumo di arancia assolutamente percepibile. Nessuna traccia di latticini, esecuzione semplicissima.
Il trucco è quello comprovato dell'acqua bollente [se ancora non l'avete provato, questo cake potrebbe essere l'occasione giusta], ho banalmente sostituito l'acqua con la spremuta d'arancia. L'olio d'oliva trovo stia benissimo con gli agrumi, ma potete anche utilizzare qualsiasi altro olio di origine vegetale.


Ingredienti
250 g di farina bianca 00
120 g di cacao amaro di ottima qualità
225 g di zucchero
8 g di lievito per dolci
un pizzico di sale
una punta di cannella
scorza di un'arancia

250 g di spremuta d'arancia
75 g di olio evo leggero
2 uova

Per la "glassa": il succo e la scorza di due arance, due cucchiai di zucchero
Procedimento
Accendete il forno a 180°C.
In un pentolino scaldare il succo d'arancia, finché non sfiora il bollore.
Mescolate da una parte gli ingredienti secchi, dall'altra quelli liquidi [ad eccezione del succo d'arancia]. Uniteli e aggiungete la spremuta bollente, senza mescolare troppo.
Versate l'impasto in uno stampo da plumcake e infornate per 25-40 minuti [prova stecchino].

Lasciate raffreddare.

Nel frattempo, sempre in un pentolino, fate sciogliere lo zucchero con il succo delle arance. Lasciate ridurre in po'.

Sformate il cake, bucherellatelo senza pietà con uno stuzzicadenti e ricopritelo con lo sciroppo e le scorzette d'arancia.



!
Nel caso abbiate curiosità rispetto agli altri piatti preparati da me che avete assaggiato, potete scrivermi a questo indirizzo: agnesenegrini@gmail.com

domenica 8 dicembre 2013

Di settimane che sfuggono, tea party e riviste.

Sinceramente, non so che fine abbia fatto questa settimana. Dallo scorso weekend a questa domenica, infatti, mi sembra ci sia stata solo una serie di giorni concitati e l'uno addossato all'altro.
Per questo, mi sono sfuggiti un po' di post che avrei voluto pubblicare, per raccontarvi un paio di cose belle accadute. Fortunatamente, posso recuperare oggi, giorno di riposo che, stranamente, coincide con la domenica: una di quelle giornate in cui rimango a letto addirittura fino alle 10 [per me è incredibile], preparo i pancakes per colazione, sistemo foto ascoltando i Ministri [qualcuno parteciperà al concerto del 13 dicembre, a Trezzo sull'Adda?], gioco con la Canon cercando di fare pace col Natale, bevo litri di tè bollente da una tazza più grande di me.


  • Il Tea Party da Nina, sabato 30 novembre


Squadra vincente non si cambia, soprattutto quando la partita viene disputata in casa. Questa volta, infatti, Vania e Monia mi hanno chiesto di preparare torte e biscotti adatti alla degustazione del tè Winter in Løv, di Løv Organic. Tè e dolci: non avrei potuto essere più entusiasta.
Winter in Løv è un tè molto speziato, concentra in una tazza fumante tutto lo spirito di dicembre. Ho quindi cercato di assecondare i suoi profumi in dolci altrettanto aromatici e confortanti: una cheesecake con spezie chai e caramello salato, un cake all'arancia nero di cacao, la più classica delle apple pie e diversi biscotti, elemento necessario a un tea party.
Ovviamente, in un pomeriggio da Nina non poteva mancare un tocco scintillante. In occasione dell'evento, infatti, è stata presentata la nuova collezione di PLV Milano. PLV è un brand di bijoux ideato da due cugine, una con un evidente talento creativo, l'altra con una spiccato senso del marketing. L'accuratezza nella ricerca e selezione dei materiali e dei produttori ha reso possibile la creazione di pezzi davvero splendidi, come questa earcuff della quale mi sono innamorata [nel caso non sappiate cosa regalarmi a Natale, insomma...].





- Qui potete mettere un like a Nina, per non perdervi nemmeno uno degli eventi che settimanalmente offre e conoscere firme e prodotti sempre interessanti. [Se avete dei pargoli, potete anche seguire Moine e Versetti, la linea dedicata ai più piccoli]
- Qui potete leggere la storia di Løv Organic, mentre qui potete scegliere il vostro tè preferito e scoprire i suoi benefici [da Nina trovate un'intera parete di latte colorate, se siete in zona approfittatene (; ]
A proposito, lo sapete che "løv", in Scandinavia, significa "foglia"? Il gioco di parole rappresenta perfettamente questo brand, che ha scelto l'ecosostenibilità come cardine della propria filosofia  [ad esempio, le scatole di latta, oltre ad essere bellissime, possono essere "ricaricate" una volta terminato il tè: + tazze di tè - rifiuti].
- Andate invece qui per conoscere PLV Milano. Nei prossimi giorni troverete le collezioni anche in un temporary shop monomarca, proprio a Milano: qui tutte le info.

  • Threef, numero 4
E' uscito il nuovo numero di Threef, e a pagina 11 trovate una mia ricetta: financiers al ribes.
Queste ragazze sono davvero bravissime, direi che se lo meritano un like, no?


  • Le ricette
Non ho smesso di fingermi una foodblogger, e nemmeno di cucinare. Fra domani e martedì pubblicherò un post con tutte le ricette dei piatti e dei dolci assaggiati durante gli eventi. Perdonate il ritardo. (:

domenica 1 dicembre 2013

Passito, pere e cioccolato. | Ombretta Blasucci e gli ombromini.

Non saprei raccontarvi il primo ricordo che ho di Ombretta. Abbiamo trascorso mesi interi, quasi un anno, semplicemente a scriverci, prima da blog a blog, poi via mail: lettere virtuali e notturne, sospese in una sorta di dimensione onirica, illuminate da una sincerità limpidissima.
Ci siamo abbracciate, la prima volta, al binario della stazione di Modena: un concerto dei Baustelle era stato un'ottima scusa per incontrarci. L'Ombretta reale, in carne e ossa - due bellissime clavicole, ricordo-, rispecchiava perfettamente l'Ombretta virtuale: identica sensazione di "a parte", un universo parallelo con capelli biondo cenere e occhi che cambiano continuamente colore.
Ombretta è un'artista, secondo me, perché fa quello che, sempre secondo me, gli artisti fanno: generare mondi.
L'ho ritrovata a Roma, l'ho osservata disegnare per giorni interi.
Sgranocchia mele, spilucca mandorle, pianta foreste di broccoli romaneschi, fotografa, disegna, scrive, fa paradisiaci massaggi shiatsu [anche a domicilio, amici di Roma e dintorni!], dolorosamente benefichi, ti infila le dita fra le costole e ne estrae pezzi della tua mente, traduce le tue paranoie in romanaccio e nulla sembra invalicabile, è golosa di gomasio alle alghe e, se vi scrive alle sette del mattino, è molto probabile che debba ancora andare a dormire.
Ha un blog, ma la trovate anche su Facebook e su Instagram.

Tutto questo per presentarvela e per annunciarvi che, di tanto in tanto, compariranno degli ombromini su queste pagine.


Oggi non una, ma ben due ricette. Sono differenti, ma simili, declinazioni dello stesso abbinamento: Passito di Pantelleria + cioccolato + pere.
Il trio funziona divinamente bene insieme, come abbiamo avuto modo di sperimentare.

La prima è una crostata, dolce di compleanno per Giulia: la frolla è friabile e ha un sapore intenso di cacao, che viene addolcito dalle pere morbide e succose, mentre il Passito si percepisce nettamente nella crema e rende il tutto più profumato, intenso e alcolico [magari evitate di mangiare quella che avanza al posto dello yogurt a colazione, come abbiamo fatto noi].


CROSTATA AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Per Giulia.

Ingredienti

Per la frolla
460 g di farina 00
40 g di cacao amaro
180 g di zucchero grezzo di canna
180-200 g di burro [dipende dalla percentuale di grassi del vostro cacao, e dalla grandezza delle uova: se l'impasto risulta troppo asciutto, aggiungete i 20 g bonus]
2 uova intere + 1 tuorlo
un pizzico di sale
una punta di lievito per dolci

Per la crema al Passito
250 ml di Passito
250 ml di latte intero
3 tuorli
100 g di zucchero di grezzo di canna
1 bacca di vaniglia
un cucchiaio di fecola/maizena/amido

500 g di ricotta fresca

2-3 pere
cioccolato fondente

Procedimento
- Preparate la frolla
Impastate tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere una palla omogenea. Avvolgete nella pellicola l'impasto e mettete in frigo a meditare, per almeno mezz'ora.

- Pulite le pere e tagliatele a spicchi.
Se sono molto acerbe, cuocetele brevemente, finché non diventano morbide, al microonde o in un pentolino [con qualche cucchiaio d'acqua].

- Setacciate la ricotta, e aromatizzatela con i semini della bacca di vaniglia.

- Preparate la crema al Passito
Sbattete i tuorli con lo zucchero, senza farli diventare spumosi. Aggiungete la fecola, cercando di evitare che faccia grumi. Intanto, in un pentolino, scaldate il latte con la bacca di vaniglia svuotata, quando sfiora il bollore, versatelo, a filo, sui tuorli lavorati. Rimettete il tutto nel pentolino.
Aggiungete il Passito, e cuocete a fuoco dolce fino a rapprendimento della crema.
Unite crema e ricotta, mescolate bene, assaggiate per regolare di zucchero.
Trattenetevi dal mangiarla tutta.

- Montaggio [accendete il forno a 170°C]
Imburrate e inzuccherate uno stampo [o da crostata, o a cerniera].
Stendete la frolla fra due fogli di carta forno [dev'essere alta 0,5-1 cm] e foderate lo stampo. Bucherellate il fondo con una forchetta, ricoprite con un foglio di carta forno e versateci dentro dei legumi secchi. Cuocete in bianco per 20 minuti.
Togliete legumi e carta forno, distribuite le pere nel guscio al cacao, e versate la crema. Completate la cottura [circa altri 20 minuti, finché i bordi di frolla non siano ben cotti e la crema rappresa - non cuocetela troppo, si rassoderà del tutto durante il raffreddamento].
Prima di servire, cospargete con scaglie di cioccolato fondente.


Per il secondo round, invece, vi propongo il diabolico trio in versione cheesecake.
Questa [o questo, prima o poi bisognerà risolvere l'annosa questione del sesso dei/delle cheesecakes] cheesecake in versione alcolica ha generato non pochi mugolii di piacere, con la sua crema di ricotta e mascarpone e il guscio di frolla.
A voi anche questa ricetta.


Appoggiare una torta di 5 kg al centro di un'alzatina era decisamente pretendere troppo.

 CHEESECAKE AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Ingredienti 

Frolla al cacao, la stessa della crostata

2-3 pere
cioccolato fondente

500 g di ricotta fresca
250 g di mascarpone
4 uova
50 g di fecola/amido/farina
100 g di zucchero di canna [ma anche meno, o più, dipende dal vostro gusto: assaggiate]
300-350 ml di Passito
una punta di coltello di semi di vaniglia

Procedimento
Preparate la frolla e lasciatela riposare per una mezz'ora in frigo.
Intanto, pulite le pere e tagliatele a cubetti. 

Accendete il forno a 160°C.

Lavorate la ricotta col mascarpone, aggiungete le uova, lo zucchero, il Passito, la fecola/amido/farina, setacciata e la vaniglia.
Stendete la frolla raffreddata e foderate con essa uno stampo [quello che ho usato aveva un diametro di 22 cm]. Disponete le pere sul fondo e ricopritele versando la crema.

Infornate per un'ora.
Quando il centro sarà sodo, spegnete il forno e fate raffreddare il dolce al suo interno [tenete aperto un piccolo spiraglio, magari col retro di un cucchiaio di legno].
Lasciate riposare la cheesecake per almeno qualche ora in frigorifero [il giorno dopo è meglio].