Siamo andati a trovare Henri Cartier-Bresson a Torino, ieri.
Ci ha accolti nel suo palazzo di marmi, nelle sue stanze dove i pavimenti alternavano il grigio-azzurro al bianco.
Ci ha raccontato il Novecento senza utilizzare parole. E allora ho capito il significato di quel suo “per guardare bene bisognerebbe essere sordomuti”.
Ci ha raccontato lo sguardo di Sartre e quello di Ezra Pound, spiegandoci che, per lui, fare un ritratto significava poggiare un punto interrogativo su qualcuno. E io osservavo quei punti interrogativi attonita, perché stavo guardando negli occhi qualcuno che, per primo, aveva guardato me negli occhi.
Ci ha raccontato di Alberto Giacometti, dei suoi scheletri di metallo e calce, spigolosi come la sua mente.
Ci ha raccontato di strade che non abbiamo mai visto, di luoghi che forse non riusciremo mai a conoscere, di un secolo talmente denso da far apparire come diluito il nostro.
Ci ha accolti nel suo palazzo di marmi, nelle sue stanze dove i pavimenti alternavano il grigio-azzurro al bianco.
Ci ha raccontato il Novecento senza utilizzare parole. E allora ho capito il significato di quel suo “per guardare bene bisognerebbe essere sordomuti”.
Ci ha raccontato lo sguardo di Sartre e quello di Ezra Pound, spiegandoci che, per lui, fare un ritratto significava poggiare un punto interrogativo su qualcuno. E io osservavo quei punti interrogativi attonita, perché stavo guardando negli occhi qualcuno che, per primo, aveva guardato me negli occhi.
Ci ha raccontato di Alberto Giacometti, dei suoi scheletri di metallo e calce, spigolosi come la sua mente.
Ci ha raccontato di strade che non abbiamo mai visto, di luoghi che forse non riusciremo mai a conoscere, di un secolo talmente denso da far apparire come diluito il nostro.
E’ affascinante, Henri.
Ti seduce con le sue diagonali di ringhiere, con le sue cornici di buchi nei muri, con le sue prospettive rassicuranti, con i suoi contrasti che sono spirali in cui ti perdi, con il suo gioco continuo di luce e ombra.
Ti seduce con corpi sfuocati che si mescolano, con scarpe catturate prima che spariscano seguendo la loro proprietaria, già inghiottita dalla stanza, con teste che sembrano annodate nelle tende.
Ti seduce perché è riuscito nella sfida più difficile per noi umani: eternare gli attimi.
Gli attimi, le vite, le sofferenze, gli amori.
Ti seduce con le sue diagonali di ringhiere, con le sue cornici di buchi nei muri, con le sue prospettive rassicuranti, con i suoi contrasti che sono spirali in cui ti perdi, con il suo gioco continuo di luce e ombra.
Ti seduce con corpi sfuocati che si mescolano, con scarpe catturate prima che spariscano seguendo la loro proprietaria, già inghiottita dalla stanza, con teste che sembrano annodate nelle tende.
Ti seduce perché è riuscito nella sfida più difficile per noi umani: eternare gli attimi.
Gli attimi, le vite, le sofferenze, gli amori.
L’ho amato, semplicemente.
E ho amato la città, nonostante un inizio poco entusiasmante nel traffico della periferia.
Non riuscivo a staccare gli occhi dal cielo su Torino.
[Il rimando alla canzone dei Subsonica è tanto istintivo quanto d'obbligo]
Il gelato alla vaniglia di Grom è l’estasi dei sensi. Il sorbetto ai mirtilli, d’altra parte, ha una consistenza divina. Sa di velluto viola, quel viola di cui ti tinge le labbra e che poi ti porti in giro per tutto il pomeriggio.
Piazza Castello è sterminata. La Mole non è mai alta quanto ce la si immagina.
E ho amato la città, nonostante un inizio poco entusiasmante nel traffico della periferia.
Non riuscivo a staccare gli occhi dal cielo su Torino.
[Il rimando alla canzone dei Subsonica è tanto istintivo quanto d'obbligo]
Il gelato alla vaniglia di Grom è l’estasi dei sensi. Il sorbetto ai mirtilli, d’altra parte, ha una consistenza divina. Sa di velluto viola, quel viola di cui ti tinge le labbra e che poi ti porti in giro per tutto il pomeriggio.
Piazza Castello è sterminata. La Mole non è mai alta quanto ce la si immagina.
Abbiamo camminato tutto il giorno, ovviamente perdendoci spesso e volentieri. Noi e le cartine, che strano rapporto.
Via Po è costellata di bancarelle. Ci sono quelle con i libri di edizioni vecchissime che compreresti in blocco. Copertine azzurre e bordeaux di un'eleganza che ora si fatica a trovare sugli scaffali delle librerie.
Qua e là graffiti enormi ricoprono muri dei palazzi e dell'Università. PicTurin è un bellissimo colpo di genio.
Via Po è costellata di bancarelle. Ci sono quelle con i libri di edizioni vecchissime che compreresti in blocco. Copertine azzurre e bordeaux di un'eleganza che ora si fatica a trovare sugli scaffali delle librerie.
Qua e là graffiti enormi ricoprono muri dei palazzi e dell'Università. PicTurin è un bellissimo colpo di genio.
Stamattina il cielo è grigio "settembre in anticipo", nuova tonalità di colore per descrivere un cielo autunnale ad agosto. Pioviggina. Scrivo sorseggiando tè caldo, e ripenso a quando per colazione mangiavo il gelato.
[Momento post-it personale: urge un post riassuntivo di quest'estate.]
La giornata a Torino è volata via.
Questo mese è volato via.
Questa estate è volata via.
Ma rimane. Questa estate rimane.
[Momento post-it personale: urge un post riassuntivo di quest'estate.]
La giornata a Torino è volata via.
Questo mese è volato via.
Questa estate è volata via.
Ma rimane. Questa estate rimane.
Bene, ora che ho fatto la persona seria e culturalmente impegnata [la mia ghost writer è proprio qui di fianco a me, stiamo pensando alla pasticceria dove andare a comprare i dolci per il prossimo post, così, poi, Marta Rizzato può fotografarli. Io pubblico, ma solo quando Blogger è simpatico e fa quello che gli dico. Altrimenti chiamo qualcuno anche per quello], posso aggiornarvi sulle avventure di Andy, Angie ed Audrey [non vedevate l'ora, ammettetelo!].
Erano anche loro a Torino, ieri. Dovevano incontrare Percy, un amico di Angie. In realtà, non si è ben capita la relazione fra i due: Angie è stata piuttosto evasiva, ma, a giudicare da certi sguardi che si lanciavano, si potrebbe dire che Percy ed Angie abbiano condiviso lo stesso naso, e certo non una volta sola.
Percy, d'altronde, è il classico bello e maledetto di cui tutte, prima o poi, s'innamorano. Ha il carisma nei tratti e un'eleganza soffusa, conferita forse dai colori scuri che volentieri indossa, forse dal fascino vintage tipico delle sue linee.
Se con Angie il suo fascino aveva già funzionato, presto anche Andy ed Audrey hanno iniziato a provare una certa simpatia nei suoi confronti.
Erano anche loro a Torino, ieri. Dovevano incontrare Percy, un amico di Angie. In realtà, non si è ben capita la relazione fra i due: Angie è stata piuttosto evasiva, ma, a giudicare da certi sguardi che si lanciavano, si potrebbe dire che Percy ed Angie abbiano condiviso lo stesso naso, e certo non una volta sola.
Percy, d'altronde, è il classico bello e maledetto di cui tutte, prima o poi, s'innamorano. Ha il carisma nei tratti e un'eleganza soffusa, conferita forse dai colori scuri che volentieri indossa, forse dal fascino vintage tipico delle sue linee.
Se con Angie il suo fascino aveva già funzionato, presto anche Andy ed Audrey hanno iniziato a provare una certa simpatia nei suoi confronti.
Li ha accompagnati a vedere una mostra fotografica e, dopo, hanno fatto una lunga passeggiata per Torino.
Nei pressi dell'Università, Audrey s'è invaghita di un letterato che, pigramente, se ne stava appoggiato a una ringhiera, contemplando la profondità delle sue riflessioni.
Andy, che quel genere di letterati lo conosce bene [ne fa parte lui stesso, ma non fateglielo notare], è subito andato a riprendere la figlia. I genitori... mai portarseli in vacanza.
Angie e Percy, nel frattempo, erano altrove. Altrove... forse a ridefinire i tratti della loro relazione?
E dopo questo fondamentale apporto alla vostra giornata, vi auguro che possa proseguire in maniera più significativa.
Magari nel prossimo post inserirò anche una ricetta, che dite? Mi sembra di aver visto la parola "food", da qualche parte, nel titolo di questo blog...
A.































