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giovedì 28 marzo 2013

Sacher rimpicciolite | Time may change me, but I can't trace time.

Avevo scritto un post.
Bello, forse. Scritto bene, magari. Senza fare strage della grammatica italiana, si spera.
Era una digressione di quelle che, un tempo, mi piacevano tanto, e mi facevano sentire come una che aveva capito tutto della vita. Una di quelle pagine da Romantica nata nel secolo sbagliato. Una ventina di righe da sedicenne-diciassettenne che sente palpitare il cuore mentre legge di Streben e di Sehnsucht. Uno sfogo da esistenzialista fallita. Un tributo a Nietzsche da filosofa di provincia. 
E poi, niente, l'ho cancellato.
Perché? Perché mi racconto le stesse, identiche, cose da anni, ormai. 
Ogni tanto ci credo ancora, ogni tanto non molto. In ogni caso, non volevo pubblicare l'ennesimo post wannabe-esistenzialista.
Ultimamente non scrivo molto, ed è strano, per me. Leggo, questo sì, sempre. Ma scrivo con poco entusiasmo. Gli stravolgimenti che hanno interessato la mia vita in questi ultimi mesi [trasferimento, lavoro/i, persone e Persone] mi hanno fatto capire che sto cercando qualcosa di nuovo, che pretendo qualcosa di diverso da me stessa, che tutto quello che prima mi faceva sentire appagata ora non mi basta più.
[E mi fermo, perché sto per ricadere in un ragionamento sulle dinamiche dei desideri che renderebbe la cancellazione della bozza di cui sopra inutile.]


Forse, riscoprirò il piacere vivo dello scrivere quando avrò qualcosa di nuovo da dire. Come afferma Franzen in uno dei saggi contenuti nell'ultimo "Più lontano ancora" [ve ne consiglio la lettura, è un libro illuminante, e le parti in cui parla dell'amico suicida David Foster Wallace sono di dolorosa bellezza], non è possibile continuare a scrivere rimanendo identici a se stessi, bisogna cambiare di continuo, crescere.
Ecco, forse, sto crescendo. Forse. Non diciamolo troppo forte, che qualcuno potrebbe illudersi.


In realtà non avrei mai pubblicato questa ricetta, perché le foto non mi soddisfano. Ma su Fb l'anteprima vi era piaciuta, come queste tortine cioccolatose erano piaciute a chi le aveva assaggiate, quindi mi son detta: "E scrivilo, un post, a che ti serve un blog se lo aggiorni una volta al mese?".
Quindi eccomi qui a proporvi delle mini-sacher che della sacher classica non hanno nulla, se non l'abbinamento di cioccolato e albicocca. Non sono dei muffins, ma si fingono cupcakes grazie al cucchiaio di panna a coprire la cupoletta. L'impasto ha un intenso profumo di cioccolato e custodisce un cuore morbido di confettura di albicocche. In più, se li consumate caldi [altrimenti basta riscaldarli per 20-30 secondi nel microonde], hanno quell'effetto "fondant au chocolat" che di certo non dispiace [le foto, purtroppo, non rendono: le ho fatte il giorno dopo con l'ultimo superstite].

Insomma, fingiamo che aprile non sia alle porte e, approfittando di questo inverno persistente, concediamoci questa iniezione di cioccolato.


MINI-SACHER [o piccoli coulants au chocolat con cuore di albicocca]

Ingredienti [per 4 tortini]
80 g di cioccolato fondente [dal 50% al 65%, se la percentuale di cacao è più alta, eliminate il cacao in polvere e aggiungete 20 g di farina]*
20 g di farina
20 g di cacao amaro
70/80 g di zucchero [dipende da quanto è fondente il vostro cioccolato e dalla dolcezza della vostra confettura]
80 g di burro
2 uova
una punta di lievito per dolci

confettura di albicocche q.b.

panna montata e cacao amaro [o scaglie di cioccolato] per servire

Procedimento
Accendere il forno sui 180°C.
Fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria o nel microonde. Mescolarvi, poi, lo zucchero, la farina e il cacao setacciati, il lievito. Infine, le uova, uno alla volta.
Dividete il composto in uno stampo per muffins: riempite gli spazi con un paio di cucchiai, ponete un cucchiaino circa di confettura nel centro, ricoprite con dell'altro impasto.
Infornate e cuocete per 10 minuti [potete arrivare fino a 15 nel caso vogliate un risultato più stabile].

Servite, se volete, con un cucchiaio di panna montata posto sulla cima, o di fianco, e spolverato con un po' di cacao amaro o con qualche scaglia di cioccolato fondente. 

lunedì 3 dicembre 2012

Muffins are always a good idea

Muffins are always a good idea.
Soprattutto quando ti ritrovi una domenica fra le mani, senza sapere come impiegarla. E allora ti basta riunire tutto nella planetaria: la domenica di noia, la farina, lo zucchero, rompervi le uova, diluire con il latte. Risvegliare il pomeriggio con l'aspro del limone, punteggiare l'impasto chiaro con una manciata di croccanti puntini neri.
Di ricette sull'abbinamento agrumi-semi di papavero ne potete trovare un'infinità in rete. Per questo, ho cercato di seguire la linea più semplice: un impasto molto morbido, grazie all'aggiunta di yogurt, leggero e profumato.

Oggi vi risparmio la solita introduzione prolissa, la giornata è stata lunga e con un continuo incastrarsi di impegni. Ho discusso fino ad ora con l'adorabile Photoshop, che ovviamente sceglie le serate migliori per non funzionare. Ma questi muffins volevo comunque lasciarveli: l'inverno sembra arrivato con decisione, finalmente, e questi pomeriggi bui spesso necessitano di una merenda dolce, magari dal colore vitaminico e con dei simpatici pois blu.

Eccovi la ricetta.


LEMON POPPY SEED MUFFINS

Ingredienti [per una decina di muffins piccoli]
200 g di farina
70-80 g di zucchero
1 uovo grande [2, se piccole]
100 g di yogurt bianco naturale
50 g di latte intero
30 g di olio [io ho usato un extravergine leggero, ma va benissimo anche un olio di semi]
6 g di lievito vanigliato
2 limoni non trattati
2 cucchiai di semi di papavero + un po' per la superficie
un pizzico di bicarbonato
un pizzico di sale

Procedimento
Preriscaldare il forno a 170°C.
Mescolare, da una parte, le polveri, più i semi di papavero. Dall'altra, sbattere leggermente le uova, aggiungervi poi i liquidi, più lo yogurt, la scorza grattugiata dei limoni e il succo di uno di questi. Unire i due composti, mescolando brevemente.
Dividere l'impasto negli stampini [io li ho foderati con della carta forno, ma non è necessaria, potete anche utilizzare dei pirottini], spolverare ogni muffin con un po' di semi di papavero e infornare per 15-20 minuti [prova stecchino].



Comunicazione di servizio: ho creato un nuovo profilo Flickr, non potendo più accedere a quello vecchio, grazie a qualche strano gioco di Yahoo]. Lo trovate qui. :)

giovedì 26 luglio 2012

"Il mio antidepressivo preferito di chiama sfornare chili di muffins da distribuire al mondo."


L'estate mi riempie la testa.
E le giornate.
A tal punto da non riuscire a raccontarvi, poi, così tanto.
Fra l'afa e i temporali s'infiltra un vento inquieto di cambiamenti.
Costruisco futuri possibili. Arredo case in cui ancora non vivo. Organizzo una vita ipotetica, altrove.
C'è poi tutto un Universo di faccende-complicazioni-implicazioni personali che eviterei anche di raccontarvi.
E' che a vent'anni si ha la costante impressione di vivere sull'orlo, sul filo, sul crinale. A tratti è la vetta dalla quale ti sembra di poter raggiungere il cielo, a tratti è uno scoglio dal quale tuffarsi in mare per tentare di raggiungere l'orizzonte, a tratti è proprio quel baratro in cui hai il terrore di cadere e perderti.
Non sto male, comunque. Ho tantissime cose da fare, e lo adoro. Abito in libreria, fra lavoro e gite eccezionali [anzi, abituali, direi]. Giovedì scorso c'è stata l'energia dei Kasabian dal vivo, orecchie che fischiano, adrenalina nel sangue, lividi da pogo: la musica live si conferma una grandissima invenzione. E non sapete quanto è bella Milano di notte, quando ci si racconta sedute su una panchina, due granite e la vita. Martedì siamo andati a fare colazione ai Creative Mornings milanesi: creatività e ottimi dolci [e il merito è tutto di questa fanciulla qui], abbinamento ideale.
Per il resto, è estate. Riesco a cucinare, finalmente, approfittando del tempo libero in più che mi ritrovo. Rimango sempre quella che, anche con 34 gradi, trascorre il pomeriggio col forno acceso, insomma.
Lunedì, è stato il turno dei muffins.
Vuoi il cattivo umore, che con i muffin si volatilizza in un nulla [okay, più o meno, ma non si può negare che infornare teglie di questi dolcetti semplicissimi e velocissimi da fare sia rilassante], vuoi i numerosissimi [leggesi: troppi] libri di cucina che, grazie al lavoro, stanno approdando a casa mia [avere un catalogo Mondadori accessibile è una dannazione], vuoi la semplice voglia di cucinare, vuoi qualsiasi altra cosa... i muffins sono da fare, semplicemente. In qualsiasi situazione. Comunque. In ogni modo.
Non sapete cosa fare? Avete la testa sommersa da paranoie? Cercate il rimedio alla Noia esistenziale?
Preparate muffins.
Easy.

Questa volta, vi propongo due varianti: il classico blueberry muffin e un altro, con mela, cannella e avena.
Entrambi tratti da questo libro, che è una favola e vi consiglio: foto perfette e ricette interessanti e complete, il tutto curato e semplice.

Bene. Che muffins siano.



BLUEBERRY MUFFINS

Morbidi, rimangono leggermente bassi e senza la classica "cupoletta", ma il sapore è eccezionale.
Ho voluto provare a eliminare totalmente il burro e utilizzare solo la panna acida: il risultato mi è piaciuto davvero molto. La panna acida ha un grandissimo perché, credetemi. Oh, sì. Lo so, non costa poco e non è facilissima da trovare, ma basta spremere mezzo limone in una tazza di panna normale, e lasciarla in meditazione per un po': otterrete una panna acida densa, perfetta. 

Ingredienti [6 muffins]
120 g di farina 00
80 g di zucchero
200 g di panna acida [la ricetta originale prevedeva 150 g di panna acida + 30 g di burro]
un uovo
6 g di lievito per dolci
2 g di sale

70 g di mirtilli

Procedimento
Preriscaldate il forno a 180°C.
Mescolate l'uovo con lo zucchero. Quando quest'ultimo è completamente sciolto, aggiungete la panna.
In un altro recipiente, mettete le polveri: la farina, il lievito, il sale. Aggiungete i mirtilli, facendo in modo che si "infarinino" per bene. Unite infine i liquidi, mescolate brevemente e dividete l'impasto negli stampini.
Infornate per 25 minuti, controllando la cottura con uno stecchino.



MUFFINS INTEGRALI con mela e avena, alla cannella

Okay, parliamoci sinceramente. Se non siete a dieta, né paranoici [il caso della sottoscritta, nda], né intolleranti a latticini e derivati, né masochisti per il puro piacere di esserlo, o se, semplicemente, volete un dolce goloso, fatevi degli altri muffins.
Questi sono buoni, ma sono light, e si sente che sono lo sono. A me piacciono, ma io sono abituata a mangiare cose poco dolci e le preparazioni troppo ricche di grassi m'infastidiscono, quindi sono un caso a parte [paranoici, dicevo? Sì, la categoria è proprio quella].
Sono completamente integrali, contengono pochissimo zucchero, ed è di canna, grezzo, e hanno solo un'ombra lontana e indefinita di grassi. Però, però, hanno tutta la bontà delle cose un po' rustiche e sane: la dolcezza della mela, il profumo della cannella, l'aroma di nocciola dell'avena tostata.
Insomma, a voi la scelta. Io la ricetta ve la lascio ;)


Ingredienti110 g di farina integrale
80 g di avena
180 g di latte di soia
un uovo
30 g di zucchero di canna non raffinato [fate pure 50-60 g]
20 g di olio di semi [nella ricetta erano 50 g]
4 g di estratto di vaniglia
6 g di cannella
4 g di lievito
2 g di sale

140 g di mela grattuggiata

PROCEDIMENTOPreriscaldate il forno a 180°C.
Fate gonfiare l'avena nel latte. Intanto sbattete l'uovo con lo zucchero, aggiungete poi l'olio e l'estratto di vaniglia. Incorporate l'avena e il latte.
In un'altra ciotola, mescolate la farina, il lievito, il sale e la cannella. Unite i due composti e mescolate brevemente. Completate con la mela a pezzetti.
25 minuti in forno.

mercoledì 3 agosto 2011

Make my way back home when I learn to fly

Fra ultime giornate in ufficio, amici e famigliari che partono, stanchezza e/o pigrizia da ferie in avvicinamento, la mia voglia di vacanze sta raggiungendo livelli illegali.
Anche per questo, forse, il blog sta sonnecchiando un po'.

Ho voglia di estate, estate per davvero.
Di una vacanza che sia davvero vacanza, e non semplicemente del tempo libero abbandonato fra due stagioni di lavoro e studio, senza qualcosa con il quale valorizzarlo.
Mi sono sempre fatta molto aspettative riguardo l'estate. Sempre molti buoni propositi e to do lists.
Quest'anno, invece, attendo l'estate un po' così, aspettandola e basta, semplicemente.
Forse perchè non ho tutto quell'ansia di dover colmare le giornate con qualcosa, qualcuno, luoghi e impegni. Sto, lentamente, imparando a godermi ciò che c'è, senza perdermelo di vista nella sfrenata ricerca di ciò che non c'è (e che, il più delle volte, poi, non c'è nemmeno idealmente).
Sto imparando ad assaggiare, anzichè ingoiare subito per il timore di avvertire un sapore che non mi piace.
Sto imparando ad aspettare che il caffè sia pronto al mattino, senza accendere subito il computer per iniziare a rispondere alle mail in attesa che la moka gorgogli.
Sto imparando ad attendere l'ultima nota di una canzone, prima di cambiarla perchè "Tanto so come va a finire".
Sto anche imparando a correre, senza fermarmi subito non appena i battiti iniziano ad accelerare troppo.
Imparo a ignorare le paranoie, lasciandomi distrarre dagli amici.
Imparo a credere nei progetti, senza dare retta alla vocina gracchiante dentro di me che ripete: "Tanto non lo porterai mai a termine".
Imparo a riconoscere quando ho bisogno di stare sola perchè sola voglio stare, e quando invece sono solo scuse che mi racconto per la paura che qualcuno mi guardi negli occhi.
Sto imparando a godermi qualche attimo di vita, nonostante stia facendo cose del tutto differenti da quelle che, pensavo, avrei voluto godermi.

Forse, questo mese che mi si prospetta, di convivenza Agnese+Agnese, non sarà così deleterio.
Anzi, forse è proprio quello che mi ci vuole, una serie di pranzi e cene seduta a tavola con me stessa.
Chissà che non impari anche a guardarmi, davvero, allo specchio.

Nonostante sia con la testa in vacanza (anche letteralmente parlando), ho deciso che il blog aspetterà ancora un po' le ferie. Magari ci saranno meno post, magari saranno meno frequenti e conterranno ricette un po' pigre, ma Food Therapy rimane aperto :)

E oggi vi propone l'ultimo dolce preparato prima che il resto della famiglia facesse i bagagli, cucinato un po' per svuotare frigo e dispense, un po' perchè l'ultima colazione tutti insieme fosse con un dolcino home made, declinato in più varianti per accontentare tutti.
La base è la classica torta allo yogurt, privata dei grassi (niente burro, né olio! :), ma arricchita da croccanti pezzetti di mandorla. Delle piccole tortine addolcite da pezzi di frutta o marmellata (per il fratello che si mantiene sempre a distanza di sicurezza dalla cesta della frutta ;), 100% breakfast style, insomma.

Ricetta? Of course!
Veloce quanto semplice :)










TORTINE CON YOGURT, MANDORLE E FRUTTA


  • INGREDIENTI

300 g di yogurt bianco (o alla frutta, intero, o scremato, di soia o greco... insomma, quello che preferite, o che avete in frigo!)
150 g di farina 00
200 g di mandorle
100 g di zucchero (regolate la quantità in base all'acidità dello yogurt che avete scelto e della frutta che aggiungete)
2 uova
mezza bustina di lievito (per me vanigliato)
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di cannella
pesche, susine, albicocche, marmellata... ciò che preferite ;)

zucchero extra per la superficie

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 170°C e preparare uno stampo per muffins (o tanti stampini monoporzione).
Sbattere le uova con lo zucchero. Aggiungervi lo yogurt e le mandorle, tritate non troppo finemente, (conservandone una parte per cospargere la superficie delle tortine), il sale, la
cannella e il lievito.
Mettere un cucchiaio di composto in ogni stampino per muffin, aggiungere qualche pezzo di frutta (io ne ho fatte diverse versioni, ognuna con un frutto diverso, ma potete anche scegliere di mettere più tipi di frutta insieme) o un cucchiai(n)o di marmellata, e ricoprire con altrettanto impasto. Completare la superficie con ancora qualche pezzo di frutta. Cospargerla poi con il rimanente del trito di mandorle, mescolato a un po' di zucchero.

Infornare per 15-20 minuti, finchè non saranno cotti (prova stecchino) e dorati.

Nel caso non spariscano subito (possibilità che a casa mia non si è nemmeno lontanamente immaginata ;), conservatele in frigorifero. Nel caso si possono anche congelare :)

pesca.


confettura di albicocche.

susina.








albicocche.



E voi della vostra estate cosa mi dite?

A presto.

a.

venerdì 17 giugno 2011

Estate?

E' tornato il sole, da giorni non piove e io mi sciolgo non appena l'acqua della doccia evapora dalla mia pelle. Estate.
Questa estate si preannuncia diversa da tutte quelle che ho vissuto fino ad ora. Un anno fa in questo periodo ero nel bel mezzo degli esami di maturità, alle prese con tesina, decine di libri da studiare e la prospettiva di una versione di greco in seconda prova. E, finiti gli esami, sarebbe iniziato il mio solito lavoretto estivo per riportare in verde il mio conto da studentessa, in rosso per antonomasia. Dopo ciò, sarebbe arrivato agosto e le vacanze vere e proprie, fatte di nottate con musica ad alto volume e luci artificiali e di giornate nelle quali si sarebbero alternavate partite a beach volley e tentativi di raggiungere un livello di abbronzatura definibile tale.
Quest'anno, invece, niente di tutto questo: un nuovo lavoro appena iniziato, tanti progetti cui dare il via, una vacanza in Grecia ancora da prenotare, un test per l'Università da preparare e (si spera) superare.
In generale, un punto interrogativo di dimensioni gigantesche.
Non sono mai stata brava, con le vacanze. Nel senso che finché ho una routine definita e prestabilita riesco a mantenermi in certi binari che mi trattengono dal perdermi dietro a una me stessa non troppo disciplinata, mentre con ventiquattr'ore totalmente a mia disposizione riesco a realizzare e distruggere qualsiasi idea.
Invece questa estate inizia con qualcosa di concreto in via di costruzione, con una me stessa dai tratti forse un poco più definiti, con delle relazioni che hanno un significato, che non sono solo il tentativo di non farmi fagocitare dal senso di vuoto.

Dell'estate mi piacciono molte cose: il senso di libertà, i vestiti leggeri che lasciano passare l'aria, la luce fino a tarda sera, mangiare chili di gelato e di granite, gli infiniti giri in bici (anche per bruciare le calorie di quei chili di gelato e di granite ;), la luce, ovunque, che sembra impossibile da spegnere.

La ricetta di oggi (che, finalmente, riesco a postare dopo averla anticipata su fb secoli fa, scusate!) ha il colore dell'estate, è limonosissima e mi ricorda moltissimo delle tortine che mangiavo da piccola: erano umide e ricoperte da una glassa trasparente molto golosa. Forse quelle non erano proprio naturali, ma mi facevano impazzire.
Tempo fa, ripensando a quelle tortine, mi è venuta in mente una ricetta salvata molto tempo fa, che sembrava somigliante, e ho deciso di provarla. Il risultato sono state la versione mignon di questa. Apprezzo e stimo moltissimo il lavoro di Milena come blogger, la trovo brava, professionale e originale.
La particolarità di questo dolce è la bagna al limone della quale la torta, una volta cotta, viene, praticamente, inzuppata. Forse era proprio quello che ci voleva per replicare quell'umidità limonosa che rendeva quelle tortine industriali così buone. Sono delle paste morbide e profumate, soffici ma umide. Io ho voluto esagerare e, aggiungendo un po' di zucchero a velo allo sciroppo avanzato, le ho glassate, ma sono ottime anche senza. 
Grazie Milena per queste piccole meraviglie!






TORTINE AL LIMONE GLASSATE

  • INGREDIENTI

2 uova
150 g zucchero
60 g fecola
100 g farina 00
90 g burro
latte q.b.
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
scorza grattugiata di tre limoni (biologici!)

Per lo sciroppo

130 ml acqua
130 ml succo di limone
120 g zucchero

Per la glassa

zucchero a velo
qualche cucchiaino di sciroppo al limone

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.
Sbattere le uova con lo zucchero, fino a montarle. Unire la farina e la fecola setacciate. Aggiungere il burro fuso, la scorza dei limoni e, infine, il lievito.
Distribuire il composto negli stampi (o in un unico stampo grande) e cuocere in forno per 15 minuti.

Sciroppo:
In un pentolino, sciogliere lo zucchero nel succo di limone e diluirlo con l'acqua. Portare a bollore, spegnere e lasciarlo raffreddare. 

Una volta sformate le tortine, irrorarle con lo sciroppo. Lasciare riposare ed, eventualmente, glassarle. 




Per quanto possa sembrare assurdo, non trovo più la macchina fotografica. Anche per questo sono rimasta un po' ferma con il blog. Spero che salti fuori il prima possibile (e se qualcuno l'ha avvistata, che faccia un fischio!)
Per il momento, vi auguro un buon we!
Ciao a tutti!


a.

domenica 17 ottobre 2010

"No, aspetta, non mangiare quello bello che devo fotografarlo!"

Ovvero, cosa significa avere una food blogger in famiglia.
I primi tempi fotografavo di nascosto e del mio blog non feci parola con nessuno. Non so perchè, semplicemente non volevo "metterlo sotto i riflettori".
Poi, post dopo post, ho iniziato a lasciare (un po' per distrazione e un po' no) tracce della mia nuova "attività".
E a mia mamma che mi osservava con aria interrogativa mentre trasportavo di qua e di là torte e biscotti, spalancavo finestre e chiedevo "ma dove sono finiti quei piattini così carini...?" rispondevo con un enigmatico "eee...".
Alla fine, messo il link sul mio profilo di Facebook, mi sono decisa a rendere coloro cui propinavo una quantità industriale di dolci partecipi del mio angolino di web :)
Così ecco che in una tranquilla domenica mattina, durante una normale colazione, la sottoscritta si volti con espressione terrorrizzata nel bel mezzo della preparazione del caffè e lanci un "No! Fermo, mettilo giù! Devo ancora fotografarlo, questo è quello bello!"
Come biasimare il mio caro fratellino che con aria assonnata non risponde nemmeno, scuote la testa e con un sospiro si rassegna a mangiare il muffin di fianco, che si differenziava dal prescelto per ben due gocce di cioccolato affiorate in superficie?

Scommetto che scene del genere accadono spesso anche sulle vostre tavole, o sbaglio? ;)
Food blogger's life...

Ma veniamo alla ricetta di oggi.
Muffin. I muffin sono una di quelle ricette che preparo quando ho bisogno di una dose extra di serotonina, quando il mio buon umore sembra evaporato e quando sono troppo stanca per cimentarmi in preparazioni più complesse e che richiedono più tempo.
Perchè i muffin sono così: veloci, facilissimi, pratici e simpatici, con la loro gobbetta e la loro pasta profumata punteggiata da blueberries o da gocce di cioccolato.
La ricetta di questi muffin l'ho trovata in un bellissimo libro regalatomi qualche anno fa. Foto splendide e ricette dallo stampo tipicamente USA: cioccolato e grassi a volontà! ;)
Il suddetto libro porta il nome di una "certa" Linda Collister. Forse non è celebre come le altre Donna Hay, Nigella &Co, ma vi assicuro che la formula è la stessa: ricette ottime e collaborazione con un bravo "foodografo".
La Collister si diletta particolarmente in panificazione e dolci a base di cioccolato, e proprio da uno dei suoi libri dedicati a questa divina pasta marrone è dedicato il libro dove ho trovato questa ricetta.
Questi muffin mi fanno l'occhiolino da un (bel) po', ma ho sempre lasciato questa ricetta in coda dopo altre versioni più "curiose" di muffin. Ieri invece, complice la stanchezza e un po' di cattivo umore dato da una giornata davvero grigia e fredda, ho deciso di prepararli così come ce li presenta Linda: come i più classici dei muffin classici.

Ricetta approvata, anzi, più che approvata.
La panna nell'impasto conferisce una sofficità e un profumo unico e permette che i muffin riescano a celare, sotto una sfiziosa crosticina croccante, un interno morbidissimo, con incastonate delle golose pepite di cioccolato.
Great Linda :D



CHOCOLATE CHIP MUFFIN (taken from Linda Collister's Chocolate Book)

  • INGREDIENTI (per circa 12 muffin)

250 g di farina autolievitante
100 g di zucchero
250 ml di panna liquida
1 uovo di grandi dimensioni
85 g di burro (da me sostituito con del latte intero)
50 g di nocciole tritate
90 g di scaglie o gocce di cioccolato fondente

  • PREPARAZIONE

Preriscaldare il forno a 220° C.
Imburrare e infarinare uno stampo per muffin, o preparare pirottini/stampo in silicone.
In una terrina miscelare tutte le polveri e gli ingredienti secchi.
In un'altra sbattere l'uovo con una forchetta, diluirlo poi con la panna e il burro fuso (o il latte).
Mescolare i due tipi di ingredienti.
Versare il preparato negli stampini scelti e infornare per 5- 7 minuti, finché non avranno iniziato a gonfiarsi.
Trascorso questo tempo, abbassare la temperatura del forno a 180°C e proseguire la cottura per altri 7- 10 minuti, finchè non saranno dorati e supereranno la prova stecchino.
Sfornare, lasciar intiepidire, sformare e pappare: caldi sono da svenimento, ma anche il mattino dopo a colazione se la cavano bene ;)

mercoledì 29 settembre 2010

Doni che diventano doni (e un grazie)

Sabato sera, provata da una settimana molto lunga e intensa, avevo deciso di godermi una tranquilla cena fra amici. Ottima compagnia, cibo e della speciale birra prodotta artigianalmente da degustare.
Non sarà stato un sabato da “adolescente tipo”, ma molto spesso preferisco serate così, trascorse con persone con cui sto bene, a chiacchierare e scherzare insieme.
Proprio sabato sera Alberto ci ha portato un sacchettone colmo di uva fragola, che aveva raccolto lui stesso.
Profumo intensissimo, acini perfetti, colore vibrante: meritava qualche adeguato impiego.
I food bloggers sono stati a turno rapiti dalla schiacciata con l'uva fragola (qui Elga, qui Paoletta, qui la reinterpretazione di Sigrid, ma ce ne sono molte altre) o comunque dalle splendide sfumature violacee che la buccia di questo frutto rilascia in cottura. Li ho a lungo ammirati anch'io, questi portentosi chicchi, e mi sono letta quasi (se non) tutte le ricette dove erano utilizzati. Finalmente è giunto il mio turno :D
La scusa è stata una torta per la merenda di lunedì pomeriggio al maneggio MM Roses di Varallo Pombia, dove il 40% della mia famiglia passa quotidianamente i suoi pomeriggi ad accudire una cavalla di nome Bibì (sarebbe in realtà BB, da Brigitte Bardot, ma come si fa a scrivere un nome che è formata da solo due consonanti? :) ) e che anch'io ho da poco preso a frequentare.
Certo cucinare mi piace “in sé e per sé”, ma ciò che davvero amo è cucinare per le persone cui sono affezionata. Vederli assaporare le mie creazioni, ideate pensando proprio a loro, ricevere i loro complimenti, sentirmi chiedere ogni tanto “Mi rifai quella torta che...” è ciò che più mi soddisfa e gratifica.
Volevo una torta morbida, gustosa, per una merenda appagante dopo l'attività fisica. Pratica, che potesse mangiare chiunque passasse da lì semplicemente prendendone un pezzo.
Così, dall'immagine e dal pensiero di chi volevo gustasse questa torta, è nato un dolce morbido, dal sapore delicato ma con qualche non ben identificabile nota che lo rende interessante, seducente come le sue striature viola.

La torta non sono riuscita a fotografarla, mi si è scaricata la macchina foto proprio mentre preparavo lo scatto (...).
Per fortuna avevo fatto anche dei mini cakes con un po' d'impasto che avanzava (o, meglio, che avevo fatto in modo che avanzasse così da avere anche il bis a casa ;) )
Dato che le foto ritraggono quest'ultimi, lascio il loro nome come titolo per la ricetta, la differenza è solo una questione di stampo :)




TORTINI MORBIDI CON UVA FRAGOLA

  • INGREDIENTI (per circa 10 mini cakes o per una tortiera rettangolare di media grandezza)
 200 g di uva fragola mondata
150 g di farina bianca
50 g di farina riso
130 g di burro
75 g di zucchero
3 albumi
2 tuorli
½ bustina di lievito vanigliato
un pizzico di sale
una grattata di scorza di limone

  • PREPARAZIONE

Preriscaldare il forno a 180°C.
Fare fondere il burro nel forno che si scalda (o nel micro, o ancora a bagnomaria)
Nel frattempo mescolare lo zucchero ai tuorli con una frusta, fino a ottenere una spuma chiara.
Aggiungere il burro fuso, seguito dalle polveri, dall'aroma di limone e dal pizzico di sale.
Delicatamente mescolare in due riprese* gli albumi all'impasto, dopo averli montati a neve ben ferma.
Versare il preparato negli stampini (imburrati e infarinati se non di silicone o di altro materiale antiaderente) fino a poco meno di metà, inserirvi qualche acino d'uva, ricoprire con ancora un paio di cucchiaiate d'impasto e posare infine sulla superficie i chicchi rimanenti.
Infornare per circa 12 minuti (prova stecchino).

La “versione torta”, una volta fatta raffreddare, l'ho divisa in quadrotti, spolverata di zucchero a velo e servita così: non è piaciuta, di più!
I tortini gustati il giorno dopo erano ancora più buoni: come per molte torte, il giorno seguente la preparazione rende ancora di più. I sapori si sono amalgamati e intensificati, l'umidità dei frutti ha mantenuto la straordinaria morbidezza dell'impasto, ancora leggero e soffice.
Che dire infine dell'uva fragola nei dolci? Promossa a pieni voti! ;)



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*Piccolo trucchetto (probabilmente giù più che conosciuto e sfruttato, ma che io ho “brevettato” nei dintorni della prima Liceo) per non smontare troppo gli albumi al momento di mescolarli al resto dell'impasto (operazione che consiglio si compiere sempre per ultima): se ne aggiungono dapprima la metà, che viene amalgamata “diluendo” l'impasto, cosicché l'impatto degli albumi rimanenti sia meno traumatico e possano così conservare meglio la loro ariosità :)

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Approfitto di questo post (questo piccolo diario di ricette ha ormai una settimana e per me è davvero una soddisfazione vederlo crescere sempre di più, ricetta dopo ricetta ;) ) per ringraziare tutti coloro che hanno commentato, esprimendo le loro opinioni, apprezzando le mie ricette, o semplicemente che hanno letto quanto scrivo (a volte i miei post sono davvero trooooppo lunghi, lo so e mi scuso, ma scrivere è più forte di me :) ).
Tutti coloro che hanno in un qualche modo mostrato interesse per quello che sto facendo, per quello in cui e per cui mi sto impegnando.
Grazie, davvero. Ogni vostro commento o vostra traccia in questo piccolo spazio è un mio sorriso.