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domenica 1 dicembre 2013

Passito, pere e cioccolato. | Ombretta Blasucci e gli ombromini.

Non saprei raccontarvi il primo ricordo che ho di Ombretta. Abbiamo trascorso mesi interi, quasi un anno, semplicemente a scriverci, prima da blog a blog, poi via mail: lettere virtuali e notturne, sospese in una sorta di dimensione onirica, illuminate da una sincerità limpidissima.
Ci siamo abbracciate, la prima volta, al binario della stazione di Modena: un concerto dei Baustelle era stato un'ottima scusa per incontrarci. L'Ombretta reale, in carne e ossa - due bellissime clavicole, ricordo-, rispecchiava perfettamente l'Ombretta virtuale: identica sensazione di "a parte", un universo parallelo con capelli biondo cenere e occhi che cambiano continuamente colore.
Ombretta è un'artista, secondo me, perché fa quello che, sempre secondo me, gli artisti fanno: generare mondi.
L'ho ritrovata a Roma, l'ho osservata disegnare per giorni interi.
Sgranocchia mele, spilucca mandorle, pianta foreste di broccoli romaneschi, fotografa, disegna, scrive, fa paradisiaci massaggi shiatsu [anche a domicilio, amici di Roma e dintorni!], dolorosamente benefichi, ti infila le dita fra le costole e ne estrae pezzi della tua mente, traduce le tue paranoie in romanaccio e nulla sembra invalicabile, è golosa di gomasio alle alghe e, se vi scrive alle sette del mattino, è molto probabile che debba ancora andare a dormire.
Ha un blog, ma la trovate anche su Facebook e su Instagram.

Tutto questo per presentarvela e per annunciarvi che, di tanto in tanto, compariranno degli ombromini su queste pagine.


Oggi non una, ma ben due ricette. Sono differenti, ma simili, declinazioni dello stesso abbinamento: Passito di Pantelleria + cioccolato + pere.
Il trio funziona divinamente bene insieme, come abbiamo avuto modo di sperimentare.

La prima è una crostata, dolce di compleanno per Giulia: la frolla è friabile e ha un sapore intenso di cacao, che viene addolcito dalle pere morbide e succose, mentre il Passito si percepisce nettamente nella crema e rende il tutto più profumato, intenso e alcolico [magari evitate di mangiare quella che avanza al posto dello yogurt a colazione, come abbiamo fatto noi].


CROSTATA AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Per Giulia.

Ingredienti

Per la frolla
460 g di farina 00
40 g di cacao amaro
180 g di zucchero grezzo di canna
180-200 g di burro [dipende dalla percentuale di grassi del vostro cacao, e dalla grandezza delle uova: se l'impasto risulta troppo asciutto, aggiungete i 20 g bonus]
2 uova intere + 1 tuorlo
un pizzico di sale
una punta di lievito per dolci

Per la crema al Passito
250 ml di Passito
250 ml di latte intero
3 tuorli
100 g di zucchero di grezzo di canna
1 bacca di vaniglia
un cucchiaio di fecola/maizena/amido

500 g di ricotta fresca

2-3 pere
cioccolato fondente

Procedimento
- Preparate la frolla
Impastate tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere una palla omogenea. Avvolgete nella pellicola l'impasto e mettete in frigo a meditare, per almeno mezz'ora.

- Pulite le pere e tagliatele a spicchi.
Se sono molto acerbe, cuocetele brevemente, finché non diventano morbide, al microonde o in un pentolino [con qualche cucchiaio d'acqua].

- Setacciate la ricotta, e aromatizzatela con i semini della bacca di vaniglia.

- Preparate la crema al Passito
Sbattete i tuorli con lo zucchero, senza farli diventare spumosi. Aggiungete la fecola, cercando di evitare che faccia grumi. Intanto, in un pentolino, scaldate il latte con la bacca di vaniglia svuotata, quando sfiora il bollore, versatelo, a filo, sui tuorli lavorati. Rimettete il tutto nel pentolino.
Aggiungete il Passito, e cuocete a fuoco dolce fino a rapprendimento della crema.
Unite crema e ricotta, mescolate bene, assaggiate per regolare di zucchero.
Trattenetevi dal mangiarla tutta.

- Montaggio [accendete il forno a 170°C]
Imburrate e inzuccherate uno stampo [o da crostata, o a cerniera].
Stendete la frolla fra due fogli di carta forno [dev'essere alta 0,5-1 cm] e foderate lo stampo. Bucherellate il fondo con una forchetta, ricoprite con un foglio di carta forno e versateci dentro dei legumi secchi. Cuocete in bianco per 20 minuti.
Togliete legumi e carta forno, distribuite le pere nel guscio al cacao, e versate la crema. Completate la cottura [circa altri 20 minuti, finché i bordi di frolla non siano ben cotti e la crema rappresa - non cuocetela troppo, si rassoderà del tutto durante il raffreddamento].
Prima di servire, cospargete con scaglie di cioccolato fondente.


Per il secondo round, invece, vi propongo il diabolico trio in versione cheesecake.
Questa [o questo, prima o poi bisognerà risolvere l'annosa questione del sesso dei/delle cheesecakes] cheesecake in versione alcolica ha generato non pochi mugolii di piacere, con la sua crema di ricotta e mascarpone e il guscio di frolla.
A voi anche questa ricetta.


Appoggiare una torta di 5 kg al centro di un'alzatina era decisamente pretendere troppo.

 CHEESECAKE AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Ingredienti 

Frolla al cacao, la stessa della crostata

2-3 pere
cioccolato fondente

500 g di ricotta fresca
250 g di mascarpone
4 uova
50 g di fecola/amido/farina
100 g di zucchero di canna [ma anche meno, o più, dipende dal vostro gusto: assaggiate]
300-350 ml di Passito
una punta di coltello di semi di vaniglia

Procedimento
Preparate la frolla e lasciatela riposare per una mezz'ora in frigo.
Intanto, pulite le pere e tagliatele a cubetti. 

Accendete il forno a 160°C.

Lavorate la ricotta col mascarpone, aggiungete le uova, lo zucchero, il Passito, la fecola/amido/farina, setacciata e la vaniglia.
Stendete la frolla raffreddata e foderate con essa uno stampo [quello che ho usato aveva un diametro di 22 cm]. Disponete le pere sul fondo e ricopritele versando la crema.

Infornate per un'ora.
Quando il centro sarà sodo, spegnete il forno e fate raffreddare il dolce al suo interno [tenete aperto un piccolo spiraglio, magari col retro di un cucchiaio di legno].
Lasciate riposare la cheesecake per almeno qualche ora in frigorifero [il giorno dopo è meglio].


sabato 2 novembre 2013

Crema di marroni, meringhe e cioccolato. | Fuori è un giorno fragile.

Novembre è sopraggiunto mentre ascoltavo "Summertime sadness" su un treno dalla Tuscolana a Fiumicino, di venerdì sera, col crepuscolo fuori dai finestrini e fra le costole.
Inizio a sentirmi, di nuovo, spaccata a metà: la casa che ho e la casa che vorrei, l'auto anche per andare al supermercato e l'atac solo quando strettamente indispensabile, il lavoro che chissà se troverò e  il lavoro che ho, la leggerezza e i crolli.
Le Persone del Là e le Persone del Qui. I legami che persistono anche quando non ci si vede da, non so, ricordamelo, quanto?, un luogo che non ha perché, ma che comunque sa trattenere, strattonare, ghermire, la fragilità dei giorni pretesi dal Qui, l'incantevole ideale che il Là regala.
Sono le otto del mattino e me ne sto, sul balcone, con le scapole al muro, a bere tè bollente, in canottiera: esofago in fiamme e respiro che si condensa nell'aria, terrore di fallire e tenacia nel desiderare.
Dici che credo nelle favole e io penso che non è vero, che voglio solo che la Realtà sia essa stessa una favola, che mi rifiuto di cadere nella quotidianità assassina dei giorni tutti uguali, di una vita a metà fra quello che sognavo e quello che aborrivo, di una mediocre tranquillità. E mentre faccio emergere tutta la forza e la determinazione all'esterno, dentro inizio a tremare, perché l'importante è sempre che gli altri credano in me - io, poi, non mi affiderei nemmeno un gatto, ma questa è una faccenda fra me e me stessa, come il resto, come tutto.
Fra le mani ho una tazza di vetro trasparente che a tratti vorrei lanciare oltre la ringhiera e che a tratti, invece, stringo piano come qualcosa da proteggere, come il mio futuro di cristallo incerto e cangiante.


Dato che oggi siamo molto allegri, energici e vitali, ho pensato di pubblicare questo dolce al cucchiaio [dolce al cucchiaio = comfort food], perfetto sia come rassicurante picco glicemico in solitaria, sia come conclusione di una cena in compagnia.
Gli ingredienti sono semplici quasi quanto la preparazione: ricotta fresca, un po' di panna [ma se lo volete iper-light potete ometterla, come, se lo volete ancora più goloso, potete sostituire la ricotta con il mascarpone], crema di marroni, meringhe e cioccolato fondente.
In meno di mezz'ora otterrete un bicchierino autunnale di tutto rispetto.


TRIFLE DI RICOTTA ALLA CREMA DI MARRONI, CON MERINGHE E CIOCCOLATO FONDENTE

Ingredienti
400 g di ricotta fresca
200 ml di panna da montare
200 g di crema di marroni [indicativamente: regolate la quantità in base alla dolcezza della crema da voi scelta]
meringhe q.b.
cioccolato fondente q.b.
1 cucchiaino di estratto/semi di vaniglia

[volendo potete aggiungere anche un qualcosa di alcolico a vostra scelta]


Procedimento
Mescolate la ricotta alla crema di marroni, aromatizzando il tutto con la vaniglia. Montate la panna e incorporatela. Create i bicchierini alternando meringhe sbriciolate, cioccolato spezzettato al coltello e mousse di ricotta.


domenica 6 ottobre 2013

Roma | Non m'importa di cercare leggi di stabilità

Scrivo suol retro della carta d'imbarco, sgualcita dalle decine di passaggi per tasche, borse, angoli della valigia. Sono in aereo, ci siamo da poco staccati dall'asfalto di Fiumicino. Per una volta, non ho un posto sull'ala. Peccato ci siano le nuvole, e non riesca a vedere le luci della costa tirrenica. Scrivo appoggiando il foglio sulla copertina color verde Adelphi di Simic, sulle gambe, perché quelli di EasyJet mai -proprio mai- riescono a pulire i tavolini pieghevoli. 
Fra le dita ho una matita rosa fluo, rubata da una scrivania che mi mancherà. 

Scrivo, guardo mio fratello dormire nel sedile a fianco, spio le nuvole dall'oblò troppo stretto, sento l'uomo seduto dietro di noi aprire la confezione del suo muffin di plastica. 
Ho in testa i Radiohead, i Dire Straits, i Baustelle, Vasco Brondi, gli Air, Le Vergini Suicide, Trainspotting, Dogville che dovevi farmi vedere, ma poi no, e qualche bacio. Meravigliose teste bionde. Tovaglie sporche di tabacco e di vino. Sorprese. Doppi gelati per pranzo. Bottigliette d'acqua svuotate dentro a magliette, prati verdissimi e cieli assurdamente tersi, ad ottobre. Quartieri come opere di Dalì, con lampadari appesi sopra le strade e tappeti sui muri. Tramonti su San Giovanni, quando ti fermi e trattieni il respiro chiedendoti in quale altra città ci sia quella luce, quella che non se va mai, quella che c'è anche di notte, quando torni a casa abbracciata e un po' brilla.

Perdonaci, Roma, se questa volta non siamo rimasti tutta la notte sotto il Colosseo ad aspettare un'alba di nuvole rosa. Perdonaci se ci siamo svegliati a pomeriggio inoltrato, se siamo rimasti felici a cantare canzoni tristi mentre lavavamo i piatti, anziché immergerci nei tuoi musei e nelle tue bellissime rovine. Perdonaci se, come schizofrenici, abbiamo mangiato cacio e pepe, amatriciana e saltinbocca, ma anche wakame e avocado, ceci allo yogurt e pollo al curry. Perdonaci se abbiamo rimandato le Catacombe, Villa Borghese e chissà che altro, ma avevamo qualche film da guardare, tutti insieme nella sua camera azzurra, fra i fili di fumo delle nostre sigarette, i bicchieri di vino, gli incastri di gambe e braccia. Perdonaci, Roma, le nostre "e" troppo aperte, impareremo. Perdonaci, Roma, i nostri sorrisi, i pomeriggi di penombra in camera da letto, il gelato trasformato in cheesecake, i nostri occhi distratti da altri occhi, questo viverti senza sbranarti, ma in un sornione godere della tua bellezza, semplicemente respirando fra le tue strade, lungo il tuo fiume, dentro la tua storia, questo spudorato stare bene, la nostra sana anormalità, l'equilibrio degli squilibri, i brindisi all'eterno entusiasmo, il guardarsi a un binario e dirsi: "Io sono schifosamente felice, e tu?".

Incrocio lo sguardo della hostess. Mi chiede se desidero qualcosa. Rispondo di no, ma la ringrazio.
Penso che, in fondo, per essere schifosamente felici ci vuole poco.
Una serie di incredibili coincidenze.
Un blog. Un commento a un post. Un nickname che si trasforma in un nome. Raccontarsi le proprie vite una sera, su hangout. Decidere di andare a Roma. Pensare di trovarsi per bere qualcosa, per aggiungere un volto a delle parole. Osare un "Io, in questa città, vengo a viverci", mentre il sole cala dietro San Pietro e me ne sto seduta sul parapetto di Ponte Sant'Angelo. Decidere di farlo davvero, di cambiare di nuovo casa, letto, veduta dalla finestra della cucina. Prenotare un biglietto aereo per il proprio compleanno, tornare. Festeggiare con una famiglia conosciuta venti giorni prima.
A rifletterci, ora, non sono solo coincidenze: sono scelte. La felicità deriva sempre da una scelta, come l'infelicità. Scegliere di essere felice non mi appartiene, non sono mai stata capace, perché mai avrei dovuto, c'era così tanto da fare, al di là dell'essere felice.
Il problema della felicità è che, spesso, bisogna essere egoisti per sceglierla. Bisogna davvero mettere tutto il resto da parte: è un aut-aut, non esistono vie di mezzo, se vuoi essere felice devi buttare via quello che non serve, una sorta di minimalismo del benessere. 
Certe rinunce sono inevitabili: la vita è troppo vasta per un unico luogo, per un'unica famiglia, per un unico gruppo di amici, per un unico grande amore. Non permettersi l'euforico delirio della libertà è un suicidio.

"Se vuoi una storia d'amore eterna, innamorati di una città." [cit. Una Snob]
Io di Roma mi sono proprio innamorata. L'ho considerata una città "da visitare", finché non mi sono trovata sotto le mura della Basilica di Massenzio. E, improvvisamente, ho sentito qualcosa pungermi gli occhi, degli inspiegabili spilli.
Ho camminato urtando i passanti per non distogliere lo sguardo dal Vittoriano, ho girato Roma di notte, a piedi, godendo spudoratamente di quel vuoto di gente, che lascia risuonare l'eco della magnificenza della città. Ho dormito pochissimo, senza mai sentirmi stanca. Abbiamo visitato i Musei Vaticani due volte, tornando all'entrata grazie al passaggio segreto indicatoci da una guida sulla quale -noi biondi in vacanza- avevamo fatto colpo. Sono entrata nella Cappella Sistina e, finché non mi sono trovata al centro, non mi sono voltata a guardare il Giudizio Universale, un'assurda via di mezzo fra Orfeo e Stendhal. Sono rimasta incredula a fissare il soffitto, i colori, la tensione di quelle braccia, di quelle dita. Sarei rimasta per sempre all'interno del Pantheon, ad osservare la pioggia entrare dall'oculo, lenta e fittissima, quell'ipnotico cadere di luce ed acqua.
Sono stata trafitta da troppa Bellezza per rimanere indifferente. Mai potrei anche solo tentare di racchiuderla in delle parole.
Descrivere non serve, raccontare neppure, le fotografie, poi, sono una presa in giro. Bisogna trovarsi lì, e arrendersi. Lasciarsi invadere dallo stupore.

Il retro della carta d'imbarco è finito da un pezzo. Ho continuato a scrivere su una nota dello smartphone.
Siamo appena atterrati.
Scendiamo dall'aereo per ultimi. Torno presto. 

Fotografie di Roma non ve ne lascio [mi limito ad ammorbare il popolo di Facebook, contenti?], ma la parentesi culinaria voglio farla. Certo, sarei troppo banale a darvi la mia versione della cacio e pepe, vero?




ICE CREAM CAKE

Ingredienti
300 g di biscotti secchi [noi avevamo gli Oro Saiwa, ma potete usare quelli che preferite, anche abbinandoli ai gusti di gelato]
150 g di burro fuso
2 cucchiai di miele
cannella, un pizzico di sale

1 kg di ottimo gelato [il nostro era di Gelatario, se non lo conoscete dovete provvedere]

Procedimento
Tritate finemente i biscotti, mescolateli al burro fuso, al miele, alla cannella e al sale.
Disponeteli sul fondo di una tortiera con apertura a cerniera. Mettete in freezer per una decina di minuti.
Intanto, lasciate ammorbidire un po' il gelato.

Riprendete la base, e distribuitevi il gelato. Se scegliete due gusti, come nel nostro caso, vi consiglio di utilizzare una sac à poche per distribuirli in modo che rimangano separati.

Rimettete in tutto in freezer fino al momento di servire il dolce.

[I nostri gusti? Ricotta con pistacchi e cioccolato + crema con biscotti Gentilini]


INSALATA DI AVOCADO, WAKAME E PINOLI [ricetta di Iaia]

Ingredienti [per 5 persone]
2  avocado ben maturi
Alga wakame reidratata
Pinoli
Salsa di soia
Succo di limone

Procedimento
Tagliate gli avocado a cubetti. Mescolateli all'alga e ai pinoli [si potrebbero anche tostare, perché no]. Condite con la salsa di soia e il succo di limone, a piacere.


CECI CON CAROTE E SALSA DI YOGURT SPEZIATA

Ingredienti [sempre per 5 persone]
250 g di ceci [una scatola, insomma, ma se li avete secchi è meglio]
una carota
yogurt [magro o intero, l'importante è che non sia zuccherato]
spezie e aromi a volontà: curcuma, curry, paprika, cumino, coriandolo, origano, pepe nero

Procedimento
Fate saltare in padella i ceci e la carota tagliata sottilmente [se avete pelapatate/mandolina è perfetto].
Intanto, mescolate allo yogurt le spezie, regolandovi con l'assaggio.
Servite i ceci e le carote con la salsa.