Ci siamo dette molte cose, tu ed io, semplicemente guardandoci, a un anno di distanza. Tu con i tuoi abiti neri, i tuoi quaderni, le tue matite con il loro intenso profumo di legno e le tue scorte di frutta nella borsa, io con i miei spigoli smussati, Lui, i miei segni sulla pelle e le mie notti bianche.
Ci siamo dette molte cose, comprando la stessa felpa calda e confortante, della stessa tonalità antracite, mangiando alghe e zenzero, dividendo ananas e avocado, lasciandoci gli spazi e i tempi, sicure di ritrovarci a sera per scottarci insieme l'esofago con una tazza d'acqua dorata e bollente.
Ci siamo dette molte cose, mentre io t'osservavo disegnare e tu osservavi me cucinare. Mentre io ti presentavo i miei luoghi e tu mi raccontavi i tuoi. Mentre incontravi i miei compagni di vita e io cercavo di raccogliere tratti dei visi che abitano la tua.
Ci siamo dette molte cose, mentre sedevamo a tavola con Lui, mentre io guidavo e voi chiacchieravate, mentre tu gli facevi uno dei tuoi miracolosi massaggi e io dormivo, acciambellata come un gatto, in un angolo del letto.
Mi hai detto molte cose di Noi, e di questo non potrò mai ringraziarti abbastanza.
Mi hai detto molte cose di me, stupendomi, ancora una volta, per tutto ciò che riesci a trovare, carpire, riordinare indagando - verbalmente - così poco.
Mi hai detto molte cose di te, e non posso scrivere quanto questo mi abbia onorata.
Ci siamo detti molte cose, tu ed io, a letto nel cuore della notte - io stesa di traverso, col capo sul tuo petto o annodata a un tuo braccio, tu che mi accarezzi i capelli o che delinei un mio fianco con le dita -, abbiamo discusso dei futuri e del presente, dei luoghi e dei momenti, delle persone e dei progetti.
Ci siamo detti molte cose, quella sera sulla porta di casa, prima che ti lasciassi partire ancora una volta - ché a volte l'Abisso è un po' più profondo, e non sono la fatica o il dolore fisico a prostrare davvero, quanto più il rischio di non ritrovarsi più, di perdere ognuno la propria lucentezza, l'idea terribile di non essere più così vivi.
Ci siamo detti molte cose, con le braccia strette attorno alle spalle, i nasi nelle conche delle clavicole, le mani a trattenere i visi o sotto i maglioni a trattenere la pelle.
Ci siamo detti molte cose, tu ed io, in mezzo a tutti, senza parlarci, a volte senza nemmeno guardarci.
Ci siamo detti molte cose, noi tre, con la semplice presenza reciproca in certi attimi fondamentali.
Ci siamo detti molte cose, occhi negli occhi.
Ci siamo detti molte cose, ognuno al proprio posto, ognuno con i pezzi del proprio puzzle disposti nella giusta combinazione.
Che impressione vederci cresciuti. Che felicità saperci ancora uniti.
Ci siamo detti molte cose, noi due, ieri sera, seduti a prendere un caffè in quel bar.
Ci siamo detti molte cose incomunicabili, riguardo certi mali invincibili e certi lividi indelebili, che se ne stanno sopiti finché non li sfiori - e allora il loro dolore ti esplode in testa, ti affonda gli artigli nel petto e non ti lascia respirare.
Ci siamo detti molte cose, come due specchi l'uno di fronte e all'altro - ché, a volte, servono gli altri per ricordarsi il proprio percorso, ciò che è stato fatto e ciò che della vita si è imparato, tutta la pece alla quale abbiamo dato fuoco e tutti i maremoti che non ci hanno annegati.
Ci siamo detti molte cose, mentre prendevamo un caffè con i nostri fantasmi - quelli che non ci lasciano mai, che nei momenti più luminosi sono, semplicemente, nascosti dietro l'angolo ad aspettarci, quelli con i quali dobbiamo imparare a convivere, quelli che a volte si gonfiano, ululano e reclamano attenzioni e opporsi non serve a nulla, bisogna trovare la furbizia del compromesso, offrirgli un caffè, capire che si è più liberi quando non si combatte forsennatamente.
Ci siamo detti molte cose, noi due, con la sincerità di un legame che non si può spiegare, nutrito dalla più umana comprensione e dall'empatia più cristallina.
Alcune cose che mi dici, vorrei davvero inciderle sui miei muri.
Ci siamo dette molte cose, me stessa ed io, mentre correvo nel buio di una sera feriale, per le vie del centro, desertificate dall'ora di cena.
Ci siamo dette molte cose, mentre gli Skunk Anansie mi riempivano le orecchie e io chiedevo alle mie gambe, sfinite dalla giornata, di correre, per lasciarmi pensare, per lasciare entrare un po' di ossigeno fra le emozioni e i sentimenti che avevo, tutti annidati, compressi e pulsanti nel torace.
Ci siamo dette molte cose, mentre osservavo il mio riflesso nelle vetrine dei negozi, mentre cercavo la tensione dei muscoli sotto il tessuto scuro, mentre mi interrogavo sulla fatica che stavo facendo, se fosse sufficiente, se la gola potesse bruciare di più.
Ci siamo dette molte cose, me stessa ed io, una volta a casa, davanti allo specchio.
A volte non distinguo più chi supplichi l'altra di darsi un po' di pace, di estirparsi dalla mente l'idea che si possa fare abbastanza anche senza dissanguarsi, che per misurare il proprio valore non si debba sempre varcare un limite.
Sto bene, ma ogni tanto penso un po' più del solito.
Ottobre. Io adoro ottobre. E' così tondo, arancione, caldo e freddo, con quella temperatura che di pomeriggio puoi azzardare ancora una magliettina, mentre al mattino esci di casa rintanata nei maglioni.
L'altro giorno stavo camminando sul lungolago, beandomi dei colori caldi degli alberi d'autunno, quando ho pensato che fosse inaccettabile non aver ancora inserito in carta un dolce che fosse un po' il ritratto di questa stagione.
E quindi ecco un tortino dalla consistenza fondente e dal gusto intenso, con la morbidezza della castagna e il tocco ruffiano del cioccolato, accompagnato dalla dolcezza sfacciata dei cachi [dei quali sto facendo indigestione, soprattutto nella versione a polpa soda] e dalla croccantezza della pera essiccata.
Semplicissimo.
Tortino di castagne e cioccolato
Ingredienti
400 g di castagne lessate*
200 g di cioccolato fondente [70%]
200 g di burro
6 uova
60 g di zucchero
3 g di sale
una punta di chiodo di garofano pestato [proprio una punta]
Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°C.
Nel microonde, o a bagnomaria, fondete il cioccolato con il burro.
Intanto, frullate e passate al setaccio le castagne.
Dividete albumi e tuorli; lavorate i bianchi fino a renderli spumosi, aggiungetevi lo zucchero e continuate a montarli fino a ottenere una meringa soda e lucida.
Aggiungete i tuorli, uno ad uno, al composto di burro e cioccolato. Incorporatevi anche la crema di castagne, salate e aromatizzate col chiodo di garofano.
Unite gli albumi montati gradualmente, in modo da non far perdere loro troppo volume [mescolate delicatamente con movimenti verticali, non circolari].
Imburrate e spolverate di cacao amaro [la farina lascerebbe tracce bianche sul tortino sformato] l'interno degli stampini. Versatevi l'impasto e infornate per 13 minuti [lo stecchino deve uscirne pulito, ma il tortino non deve essere secco].
*Per comodità, credo possiate sostituire le castagne con una buona crema delle stesse, già pronta. Cercatela con poco zucchero e, comunque, regolatene la quantità all'interno del dolce.
Coulis di cachi e vaniglia
Ingredienti
4 cachi maturi
una bacca di vaniglia
Procedimento
Pulite i cachi e frullatene la polpa insieme ai semi di vaniglia. Passate il coulis al setaccio.
Pere essiccate
Se avete un essiccatore, semplicemente affettatele molto finemente e lasciatele asciugare finché non saranno croccanti [a me ci son volute 7 ore].
Con il forno: disponete le fette [sottili!] di pera su una placca foderata di carta forno [magari, ai bordi mettete qualche posata/altro per tenere fermo il foglio, altrimenti rischiate che vi svolazzi per il forno] e lasciatele essiccare regolando la temperatura fra i 40°C e i 60°C.
Montaggio del dolce
In una fondina, versate un po' di coulis di cachi. Posate il tortino, aggiungete un po' di caco fresco sulla superficie, completate con una foglia di pera essiccata.
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giovedì 16 ottobre 2014
sabato 2 novembre 2013
Crema di marroni, meringhe e cioccolato. | Fuori è un giorno fragile.
Novembre è sopraggiunto mentre ascoltavo "Summertime sadness" su un treno dalla Tuscolana a Fiumicino, di venerdì sera, col crepuscolo fuori dai finestrini e fra le costole.
Inizio a sentirmi, di nuovo, spaccata a metà: la casa che ho e la casa che vorrei, l'auto anche per andare al supermercato e l'atac solo quando strettamente indispensabile, il lavoro che chissà se troverò e il lavoro che ho, la leggerezza e i crolli.
Le Persone del Là e le Persone del Qui. I legami che persistono anche quando non ci si vede da, non so, ricordamelo, quanto?, un luogo che non ha perché, ma che comunque sa trattenere, strattonare, ghermire, la fragilità dei giorni pretesi dal Qui, l'incantevole ideale che il Là regala.
Sono le otto del mattino e me ne sto, sul balcone, con le scapole al muro, a bere tè bollente, in canottiera: esofago in fiamme e respiro che si condensa nell'aria, terrore di fallire e tenacia nel desiderare.
Dici che credo nelle favole e io penso che non è vero, che voglio solo che la Realtà sia essa stessa una favola, che mi rifiuto di cadere nella quotidianità assassina dei giorni tutti uguali, di una vita a metà fra quello che sognavo e quello che aborrivo, di una mediocre tranquillità. E mentre faccio emergere tutta la forza e la determinazione all'esterno, dentro inizio a tremare, perché l'importante è sempre che gli altri credano in me - io, poi, non mi affiderei nemmeno un gatto, ma questa è una faccenda fra me e me stessa, come il resto, come tutto.
Fra le mani ho una tazza di vetro trasparente che a tratti vorrei lanciare oltre la ringhiera e che a tratti, invece, stringo piano come qualcosa da proteggere, come il mio futuro di cristallo incerto e cangiante.
Dato che oggi siamo molto allegri, energici e vitali, ho pensato di pubblicare questo dolce al cucchiaio [dolce al cucchiaio = comfort food], perfetto sia come rassicurante picco glicemico in solitaria, sia come conclusione di una cena in compagnia.
Gli ingredienti sono semplici quasi quanto la preparazione: ricotta fresca, un po' di panna [ma se lo volete iper-light potete ometterla, come, se lo volete ancora più goloso, potete sostituire la ricotta con il mascarpone], crema di marroni, meringhe e cioccolato fondente.
In meno di mezz'ora otterrete un bicchierino autunnale di tutto rispetto.
TRIFLE DI RICOTTA ALLA CREMA DI MARRONI, CON MERINGHE E CIOCCOLATO FONDENTE
Ingredienti
400 g di ricotta fresca
200 ml di panna da montare
200 g di crema di marroni [indicativamente: regolate la quantità in base alla dolcezza della crema da voi scelta]
meringhe q.b.
cioccolato fondente q.b.
1 cucchiaino di estratto/semi di vaniglia
[volendo potete aggiungere anche un qualcosa di alcolico a vostra scelta]
Procedimento
Mescolate la ricotta alla crema di marroni, aromatizzando il tutto con la vaniglia. Montate la panna e incorporatela. Create i bicchierini alternando meringhe sbriciolate, cioccolato spezzettato al coltello e mousse di ricotta.
Inizio a sentirmi, di nuovo, spaccata a metà: la casa che ho e la casa che vorrei, l'auto anche per andare al supermercato e l'atac solo quando strettamente indispensabile, il lavoro che chissà se troverò e il lavoro che ho, la leggerezza e i crolli.
Le Persone del Là e le Persone del Qui. I legami che persistono anche quando non ci si vede da, non so, ricordamelo, quanto?, un luogo che non ha perché, ma che comunque sa trattenere, strattonare, ghermire, la fragilità dei giorni pretesi dal Qui, l'incantevole ideale che il Là regala.
Sono le otto del mattino e me ne sto, sul balcone, con le scapole al muro, a bere tè bollente, in canottiera: esofago in fiamme e respiro che si condensa nell'aria, terrore di fallire e tenacia nel desiderare.
Dici che credo nelle favole e io penso che non è vero, che voglio solo che la Realtà sia essa stessa una favola, che mi rifiuto di cadere nella quotidianità assassina dei giorni tutti uguali, di una vita a metà fra quello che sognavo e quello che aborrivo, di una mediocre tranquillità. E mentre faccio emergere tutta la forza e la determinazione all'esterno, dentro inizio a tremare, perché l'importante è sempre che gli altri credano in me - io, poi, non mi affiderei nemmeno un gatto, ma questa è una faccenda fra me e me stessa, come il resto, come tutto.
Fra le mani ho una tazza di vetro trasparente che a tratti vorrei lanciare oltre la ringhiera e che a tratti, invece, stringo piano come qualcosa da proteggere, come il mio futuro di cristallo incerto e cangiante.
Dato che oggi siamo molto allegri, energici e vitali, ho pensato di pubblicare questo dolce al cucchiaio [dolce al cucchiaio = comfort food], perfetto sia come rassicurante picco glicemico in solitaria, sia come conclusione di una cena in compagnia.
Gli ingredienti sono semplici quasi quanto la preparazione: ricotta fresca, un po' di panna [ma se lo volete iper-light potete ometterla, come, se lo volete ancora più goloso, potete sostituire la ricotta con il mascarpone], crema di marroni, meringhe e cioccolato fondente.
In meno di mezz'ora otterrete un bicchierino autunnale di tutto rispetto.
TRIFLE DI RICOTTA ALLA CREMA DI MARRONI, CON MERINGHE E CIOCCOLATO FONDENTE
Ingredienti
400 g di ricotta fresca
200 ml di panna da montare
200 g di crema di marroni [indicativamente: regolate la quantità in base alla dolcezza della crema da voi scelta]
meringhe q.b.
cioccolato fondente q.b.
1 cucchiaino di estratto/semi di vaniglia
[volendo potete aggiungere anche un qualcosa di alcolico a vostra scelta]
Mescolate la ricotta alla crema di marroni, aromatizzando il tutto con la vaniglia. Montate la panna e incorporatela. Create i bicchierini alternando meringhe sbriciolate, cioccolato spezzettato al coltello e mousse di ricotta.
domenica 28 ottobre 2012
Un bouquet di foglie
Perché non siamo sempreverdi, noi. Ci toccano le stagioni,
rapide e improvvise nel loro mutare. Cadiamo a terra, rinsecchiti e
accartocciati, pronti a perdere aderenza alla prima folata di vento.
Oggi, è arrivato l’autunno, dopo un’estate iniziata una Vita
fa.
Questa notte dura un’ora in più.
Il vento ulula fuori dalla finestra, sembra che le tre streghe debbano apparire da un momento all’altro, fra tuoni e lampi.
Scrivo ascoltando Dente e bevendo rovente Earl Grey, in bilico fra l’essere foglia in autunno, oppure in primavera.
Questa notte dura un’ora in più.
Il vento ulula fuori dalla finestra, sembra che le tre streghe debbano apparire da un momento all’altro, fra tuoni e lampi.
Scrivo ascoltando Dente e bevendo rovente Earl Grey, in bilico fra l’essere foglia in autunno, oppure in primavera.
Il dolce di questo post è un fondant di castagne, con pezzi di cioccolato.
L’autunno in una fetta.
L’autunno in una fetta.
FONDANT DI CASTAGNE
Ingredienti
70-100 g di zucchero [scegliete voi il grado di dolcezza che preferite]
3 uova
due cucchiai di farina
un pizzico di sale
cioccolato fondente, in tavoletta [ma vanno bene anche le comodissime gocce]
Procedimento
Accendere il forno a 180°C .
Passare le castagne lessate nello schiacciapatate. Mescolarle con la marmellata, il burro fuso, la farina setacciata e il pizzico di sale.
Incorporare un uovo alla volta. Concludere con il cioccolato in pezzi.
Cuocere in uno stampo da cake foderato da carta forno per 45-60 minuti.
Il fondant è pronto quando è ben rassodato e sulla superficie presenta delle crepe. Togliere il dolce dallo stampo con l’aiuto della carta forno e lasciarlo raffreddare, prima di dividerlo in fette.
I feel like
Agnese,
al cucchiaio,
Autumn,
cake,
castagne,
chocolate,
comfort food
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