giovedì 27 settembre 2012

Contaminazioni librarie

Febbre e influenza hanno raggiunto anche le mie inesistenti difese immunitarie, così, in questo piovoso pomeriggio di fine settembre, ho preso Angie e la Piccola Canon [ché se non diamo dei nomi agli oggetti, qui, non siamo felici] e le ho costrette a strapparmi dalla noia.


In realtà, è da tempo che medito su un qualcosa del genere all'interno di Food Therapy. Almeno un annetto.
E oggi, a tre giorni dalla scadenza del contratto estivo in libreria [posso piangere? Posso disperarmi e sciogliermi in un laghetto di acqua salata?], ho pensato che, in fondo, avrei potuto continuare a fingermi una libraia qui, su queste pagine virtuali.
Ho il piacere di presentarvi, dunque, un nuovo angolo di Food Therapy dedicato ai libri. Ciò che leggo, gli ultimi acquisti, i libri che "abitano" il mio comodino perennemente e quelli che mi porto quotidianamente in borsa. Romanzi, saggi, i classici, libri di cucina, raccolte di racconti, tutto quello che la mia alimentazione onnivora d'ogni tipo di pagina comprende, insomma.

Giusto per sostenere questa ventata d'aria fresca, oggi iniziamo con gli ultimi acquisti. La scelta è piuttosto varia, sia per argomento che "mood" di lettura.


Diario italiano, di Sigrid Verbert

Ebbene sì, è arrivato. E' uscito dagli scatoloni, in libreria, e io l'ho subito puntato. Ho aspettato un po', però, a sfogliarlo. [Da qualche parte ho una coscienza che mi obbliga a riflettere sulla mole di libri di cucina che ormai possiedo, da qualche parte, lo giuro, c'è. Ehi, coscienza? Ehi? EHI? Niente, è già scomparsa, e vabbè, io ci ho provato.]

Il predecessore di questo volumotto è stato il primo libro di cucina acquistato dalla sottoscritta. Lo stile di Sigrid si riconosce nella cura riposta nella
grafica ordinata ed essenziale, nelle fotografie, nelle ricette, di spunto tradizionale ma svolgimento creativo.
Il libro descrive il viaggio di Sigrid per l'Italia. Diviso in tappe, dipinge perfettamente l'atmosfera di ogni zona, città, regione visitata. Sigrid sfrutta fotografie e racconti per riportare, al meglio, i sapori e la bellezza che ha saputo scovare, in ogni angolo del nostro Paese.

Segnalibri: zuppa di topinambur con crema di prezzemolo, fagottini ripieni di brasato al barolo, zuppa di lenticchie e castagne, pasta all'ossolana [gentilmente richiesta da qualcuno che infila foglietti nei miei libri di cucina...], gnocchi di carciofi con fave, asparagi e guanciale croccante, torta sarda di ricotta...


La ragazza delle arance, Jostein Gaarder

Jostein Gaarder mi ha tenuto compagnia quando ero un po' più piccola, lui e Roald Dahl sono stati fra gli autori che più ho amato, nel periodo elementari-medie. Grazie al consiglio di un'amica, ho ripreso in mano un suo libro, una decina di giorni fa. "La ragazza delle arance" è uno di quei libri che non appena li finisci invii subito un sms all'amica in questione: "Grazie". Bisognerebbe sempre ringraziare, per i bei libri [prestati, consigliati, scritti]. Gaarder fonde la filosofia [sempre presente, come da tradizione, ben intrecciata nella trama] con una storia romantica e poco prevedibile, che si dispiega dolcemente in uno dei suoi soliti meccanismi "a incastro", di cui alla fine, soltanto alla fine, riesci ad avere la visione completa.
Un inno alla vita, al carpe diem, all'amore "vivo", in un dialogo, anche un po' commovente, sì, fra padre e figlio. Ma niente picchi glicemici, luoghi comuni o frasi fatte.
Vita, semplice, pura, luminosissima vita.

Sottolineature: 
"Probabilmente non esiste nessuna intimità che possa competere con due sguardi che si incontrano con fermezza e decisione e che semplicemente rifiutano di lasciare la presa"
"Ho paura, Georg. Ho paura di sere come questa, quando non mi viene dato di vivere."


Lacrime e santi, Emil Cioran

Quella fra me e il signor Emil Cioran è la storia di un folgorante colpo di fulmine [avvenuto nel settore di filosofia della Feltrinelli in Centrale, a Milano, una sera, alla fine dell'ennesima giornata universitaria], sfociato in un amore appassionante e fedele, che non si è mai intiepidito dal primo incontro, quando mi corteggiò con i suoi "Sillogismi dell'amarezza", per poi conquistarmi irrimediabilmente con il suo esiziale "Al culmine della disperazione".
Questo volumetto [dal formato davvero comodo, fra l'altro, in borsa non lo senti nemmeno] mi è stato consigliato da un amico. I temi cardine del pensiero di Cioran sono ovvviamente presenti, affilati come sempre, ma davvero piacevoli sono le continue digressioni artistiche, musicali, filosofiche che l'autore compie senza posa, in un crescendo di riflessioni, confronti e annotazioni culturali.
Come descrivervi Cioran... mente quasi contemporanea [è morto nel 1995], stilla fino all'ultima goccia l'essenza dell'esistenzialismo e del nichilismo, animando le sue riflessione con l'ardore del più appassionato dei Romantici. Ma Cioran non è solo filosofia, è riflessione lucida e disillusa, assolutamente consapevole, sulla vita e sulla società, sull'uomo e sul suo animo. Il tutto racchiuso in una delle prose più piacevoli che abbia mai letto, sicura, scorrevole, leggera, puntuale.

Non so se si è capito, ma ve lo consiglio vivamente.

Sottolineature:[apro a caso, la scelta sarebbe troppo difficile]
"La paura è una morte di ogni istante."
"Avrò in me abbastanza musica da non scomparire mai?"
"Siamo condannati a salire una scala senza mai raggiungere l'ultimo gradino."


Di tutte le ricchezze, Stefano Benni


E' arrivato all'inizio di questa settimana, l'ultimo nato dalla penna di Stefano Benni. E' un altro di quegli autori ai quali sono affezionata, poiché i suoi libri mi hanno fatta crescere, in un certo senso. Il mio preferito rimarrà sempre [fino a nuovi aggiornamenti, sempre della serie "evviva la coerenza!] "Saltatempo", ma come dimenticare "Terra!", "Bar Sport" o "Margherita Dolcevita"?

Portato a casa ieri pomeriggio, l'ho iniziato stanotte. Appena stacco col pc vado a riprenderlo, vi saprò dire :)














Narciso e Boccadoro, Hermann Hesse


La bellezza di questa nuova edizione che Mondadori ha riservato all'opera di Hesse meritava la menzione qui. Cinquant'anni dalla morte di Hermann Hesse, sei, fra i suoi titoli, ripubblicati da Mondadori. 
Qui, tutti insieme.




















Ottimo. E' l'1.31 e direi che potremmo anche andare a dormire, o, come al solito, fingere almeno di andare a letto.
Angie vi saluta, come sempre ben accomodata sul dorso del mio naso, e vi rimanda alla prossima carrellata libresca.
A proposito, voi cosa ci raccontate? Ultime letture? Gli imperdibili? Consigli?
Qui siamo sempre pronti a sfogliare e immergerci in nuove pagine :)

Piesse: le foto sono un po' quello che sono, ma pioveva, era buio, avevo freddo e continuavo a starnutire. Sono perdonata?






sabato 22 settembre 2012

Mangami

A volte ho davvero l'impressione che il tempo si dilati, si sfaldi, si sfilacci fra le mie giornate.
L'ultima settimana mi è sembrata lunghissima, da vivere. Eppure, eccoci, è di nuovo venerdì.
Venerdì scorso arrivava la tempesta. Ora devo socchiudere gli occhi, nel puntarli al cielo, a causa dell'intensità della luce del sole.
E se, da una parte, ho imparato [ormai da un po'] a non credere alla stabilità degli stati d'animo, delle emozioni, dei sorrisi, della luce, dall'altra, devo ancora apprendere pienamente che nemmeno le lacrime e il buio sono eterni e incorruttibili.
"It can't rain all the time", si diceva in un film. Eppure, come può sembrare definitiva la pioggia.

La salvezza sta sempre nelle persone. Che siano Persone, però.
Lo ribadisco, a me più che a voi.
Persone.

Ho questa settimana lunghissima tutta addosso, scusate se sono un po' ermetica.
Ma, come sempre, qualcuno riuscirà a leggere fra le righe.
E, mentre leggerà, saprà esattamente che tutto questo vorticare confuso di parole non è altro che un modo, come sempre maldestro, per dire "grazie". Certi "grazie" sono troppo intensi per essere fermati su una pagina. Certi "grazie" vorrei dirli con gli occhi, più che con le parole.
Ci sarà modo e tempo, anche per questo.

Per ora, ci sono gli ultimi manghi [esiste il plurale di mango? Illuminatemi!] da acciuffare.
[Come cambio discorso io, nessuno.]
La vostra eroina è ormai una professionista dello spaccio clandestino di frutta.
Bastano due parole con la proprietaria della mia gelateria di fiducia, per ritrovarmi con un kg di ottimi frutti rossi, a un prezzo ragionevole.
Fra una chiacchiera e l'altra, mi faccio offrire uva fragola personalmente raccolta.
E mi è sufficiente andare a cena nel ristorantino preferito per tornare a casa con due manghi maturi e saporiti.
Così è successo, un paio di settimane fa.
[Del ristorantino in questione vedrò di parlarvi presto, con accurata descrizione del Tany, del suo cognac alla pera, del suo divino passito, del carpaccio di baccalà con pepe rosa e lime, del godurioso club sandwich, dei dolci che non sai mai quale scegliere e finisce sempre che li provi tutti, e di tutto il resto. Ne parleremo.]

L'amore fra me e il mango è nato anni fa. Ho capito che sarebbe stato il frutto della mia vita quando mi ha punto la lingua con la sua nota pepata finale. Da allora, nessuno è mai riuscito ad eguagliarlo.
E il Tany, quando mi ha fatto assaggiare quel tiramisù al mango, ha ridestato, nel tempo di un cucchiaino, la mia passione per l'esotico frutto.
Parlando del più e del meno, poi, non so come ma mi sono ritrovata con due manghi da portare a casa. E quindi eccoci qui.

Il dolce al cucchiaio di oggi è nato dopo quasi ventiquattrore di intense elucubrazioni davanti a quei due manghi, che mi fissavano un po' preoccupati della loro sorte, non lo nego.
Uno di loro ha fatto la fine che già avevo premeditato: metà mangiato al naturale, e metà "sorbettato" [con il mio metodo eretico e barbaro, quello che, se proprio volete, trovate qui.]
L'altro è stato per metà frullato e unito a una vellutata crema pasticcera, e per la metà restante flambato al ritmo di "Ti flambo il mango" [perla della sottoscritta durante un elogio al mango intavolato fra un cucchiaino e l'altro del sopracitato tiramisù].
Il risultato è una crema che unisce la golosità della crema pasticcera alla freschezza della polpa del mango. Fra un cucchiaino e l'altro, poi, spuntano cubetti del frutto avvolti da un velo di rhum e zucchero di canna, caramellato a fiamma viva.

"Non so tu, ma io ti mango."
[Questa, invece, è di Marta, via Twitter -qui, il suo profilo-]




CREMA AL MANGO

Ingredienti
Per la crema pasticcera
500 ml di latte fresco intero
4 tuorli [oppure, 2 uova intere*]
90 g di zucchero
i semi di una bacca di vaniglia
40 g di maizena

un grosso mango maturo

rhum e zucchero di canna, q.b.

Procedimento
Preparare innanzitutto la crema pasticcera. Scaldare il latte in un pentolino con la stecca di vaniglia, aperta a metà, e i suoi semini, evitando di far raggiungere il bollore. Spegnere il fuoco e lasciare la vaniglia in infusione per circa 30 minuti, in modo che il latte assimili tutto l'aroma.
Nel frattempo, in una ciotola a parte, sbattere i tuorli [o le uova intere] con lo zucchero. Unire anche la maizena setacciata.
Togliere la bacca di vaniglia dal latte e versarlo, a filo, nel composto di uova.
Rimettere la crema sul fornello e cuocere fino ad addensamento completato.
[A questo punto, se proprio volete fare una cosa bellissima, prendete un cucchiaino di burro e scioglietelo nella crema, mescolando. Lucidità e morbidezza saranno inequiparabili.]

Frullare la polpa di mezzo mango, e unirla alla crema pasticcera. Dividerla poi nei bicchierini.

Tagliare il mango restante a cubetti. Metterlo in una padella con due cucchiai di zucchero e lasciar caramellare a fuoco basso. Quando lo zucchero è completamente sciolto, aggiungere il rhum.
Flambare inclinando leggermente il padellino, finché l'alcol non s'incendia.
Disporre i cubetti di mango sulle creme [ero partita col tentativo di fare qualcosa di ordinato ed elegante, ma poi l'entropia ha, come al solito prevalso, e quindi una montagna di mango è franata nella crema pasticcera mangata -si dirà?-, magari voi potete attenervi a un'idea di pasticceria vagamente più raffinata e presentabile].

*Mi confermo l'eretica di cui sopra dicendovi che ho preparato la crema pasticcera utilizzando anche gli albumi. Dovendo aggiungere un frutto frullato [liquido, quindi], necessitavo di una crema più consistente, quindi, non volendo compromettere la freschezza del dolce, ho preferito sostituire due tuorli con gli albumi, senza aumentare la maizena.
Il risultato è stato molto soddisfacente, direi che è una variante da tenere in considerazione, soprattutto qualora si vogliano tagliare calorie, colesterolo & co.




Bene, post come al solito assurdo e dalla confusione imperante. Fortunatamente ho qualcosa di serio con cui riscattarmi. Vi ricordate il blog di Valeria, di cui avevamo parlato qui?
Proprio qualche giorno fa, su quelle pagine, è uscita la prima ricetta made in Food Therapy.
Nel caso vi venga, dopo esservi divorati quattro manghi, un'improvvisa voglia di zucchine, potete con entusiasmo lanciarvi su questo link.

Ora direi che porto me stessa a letto. O, perlomeno, lontano da una tastiera :)

martedì 11 settembre 2012

L'innocenza di una crema alla vaniglia

Oggi parliamo di crème brûlèe.
Chi mi segue su Instagram e su Twitter sa già, fin troppo bene, cosa io pensi di questo capolavoro della pasticceria [lo diciamo fuori dai denti? E diciamolo fuori dai denti, qui].
Perché è un capolavoro, inutile negarlo. Un geniale capolavoro. Un diabolico capolavoro [Fermatemi. Doveva essere un post breve e sintetico, ricordo a me stessa]. Perché non può che essere stata una mente diabolica, ad aver pensato a quella crosticina di caramello, quella brunita sfoglia da rompere con la punta del cucchiaino. Un tac deciso, e si apre una crepa nello specchio di zucchero bruciato. E quella crepa non è altro che l'inizio, l'inizio di quella voluttuosa perdizione che è l'immergersi nella crema inglese sottostante, cucchiaino dopo cucchiaino, scheggia di caramello dopo caramello, fino a ripulire con chirurgica precisione il fondo della cocotte [o bicchierino, o coppetta, o terrina, o quello che volete, insomma.].
La storia di questa crème si fa, per tradizione, risalire a un libro di cucina francese del lontano 1691 [come facevano prima, senza? Che tristezza.] In realtà, un'altra tradizione la vorrebbe di origini inglesi: al francofono "crème brûlèe" si dovrebbe sostituire un più english-friendly "burnt cream", che ci riporterebbe a una crema alla vaniglia, la cui superficie veniva cosparsa di zucchero perché poi fosse possibile "bruciarla", appunto, con il marchio arroventato del Trinity College [quelli di Cambridge ne sapevano, in fatto di comunicazione, non c'è che dire].
Digressioni storiche-glicemiche a parte, la crème brûlèe resta uno dei dolci al cucchiaio più soddisfacenti.
Questa volta, per non rimanere troppo sul classico [ché se non stravolgo qualche ricetta tradizionale non sono contenta], ho deciso di ricoprire il fondo dei bicchierini per la crème con una composta di lamponi freschi, biologici, appena raccolti, buonissimi, superbi, insomma [la mia frutta ha sempre un'autostima altissima].
Il risultato? Come descrivervelo... immaginate: rompete la crosta di caramello, scivolate nella crema alla vaniglia, assaporate questo morbido-croccante, questo dolce punteggiato, qua e là, dai tocchi leggermente amari dello zucchero caramellato, per poi scoprire, in fondo, la nota acidula e fresca del lampone.
Ho reso l'idea? ;)

Buona crème brûlèe a tutti.




Ingredienti
250 ml di latte intero
250 ml di panna fresca [o 500 ml di panna, o 500 ml di latte]
4 tuorli d'uovo
100 g di zucchero 
un baccello di vaniglia
un cucchiaio di maizena [o altro amido]*

zucchero di canna per il caramello in superficie

lamponi freschi 
zucchero a piacere

Procedimento
Scaldare a fuoco dolce la panna e il latte con la vaniglia [sia i semini, prelevati, sia il baccello].
A parte, sbattere i tuorli con lo zucchero. Aggiungere al composto di uova la maizena setacciata.
Togliere il baccello e versare panna e latte, a filo, nelle uova.
Rimettere il tutto sul fornello, e cuocere [a fuoco bassissimo e sempre mescolando] finché la crema non sia ben soda.

Schiacciare i lamponi con una forchetta [magari lasciandone qualcuno intero, come ho fatto io], zuccherate la  "composta" a piacere e versatela sul fondo dei bicchierini.
Aggiungete la crema, livellate bene la superficie, e lasciate raffreddare.

Al momento di servire, cospargete le superfici delle creme con lo zucchero di canna, e caramellate con l'apposito strumento [o con il grill del forno].

*volendo evitare il passaggio in forno, ho aggiunto dell'amido perché la crema si rassodasse sufficientemente con la cottura sul fornello, senza necessitare, quindi, il bagnomaria








venerdì 7 settembre 2012

Di ingredienti, preziosi o rari che siano

Buongiorno a tutti!
Come al solito sono di fretta, incastrata fra le mie 298985739874930910975 cose da fare.
Volevo solo dirvi che qualcuno parla di Food Therapy, in rete. E che, a quanto pare, abbiamo una neonata collaborazione da far crescere.
Valeria mi ha contattata tempo fa, raccontandomi di come avesse scoperto Food Therapy e di quanto le fosse piaciuto. Dopo un breve scambio di mail è nata l'idea di un mio contributo al suo blog: è vero che qui mi diletto fra chili di burro e decine di uova, spolverando tutto con manciate di zucchero e inneggiando al picco glicemico, ma è altrettanto vero che non mi nutro solamente di torte e biscotti [nessuno lo fa, d'altra parte]. Quindi, perché non approfittare dello spazio di Valeria ["Ingredienti preziosi", il suo blog, è davvero interessante, fra l'altro. Valeria studia Tecniche Erboristiche e scrive di alimentazione consapevole e scelte di vita salutari. Insomma, buttare un occhio non può far male: http://ingredientipreziosi.wordpress.com/] per condividere qualche piatto sano? E per sano non s'intende specificatamente light e insapore [sarebbe anche ora di smetterla, con questi luoghi comuni], piuttosto l'idea è quella di cibi nutrienti ed equilibrati, un'alimentazione che sia anche di testa, e non solo di pancia, insomma.

E se da una parte penso a cereali integrali e verdurine, dall'altra medito con Angie su come inaugurare al meglio il nuovo arrivato [sì, perché la sottoscritta sperpera le sue già misere finanze in accessori per la cucina, con la scusa di tentare un innalzamento dei livelli di serotonina].
Dopo l'invasione di cinnamon rolls, questa cucina vedrà quella di madeleines, a quanto pare. Non appena troverò due ingredienti fondamentali per la ricetta che ho in mente: tempo e ispirazione.




Lo so, post di fondamentale importanza. Sentivo di mancarvi, mettetela così.
[Dai, lasciate che m'illuda, dai.]

A.

Spam moment!
Qualcuno ha appena creato una pagina Facebook che necessita di qualche "like". Cosa aspettate? Quando sia brava lo sappiamo già ;)
[E, già che ci siete, mettete un "like" anche qui, nel caso non l'abbiate già fatto. Merci! :) ]


domenica 2 settembre 2012

Orgoglio e impasti che lievitano

Settembre è arrivato con una puntualità disarmante, quest'anno. 
E agosto mi manca. Mi manca l'essere a casa da sola, con tutta la famiglia in vacanza, i miei ritmi, i miei spazi, gli amici, le cene e i pranzi improvvisati, il poter lavorare al computer dal tavolo della cucina, quello ampio e illuminato alla perfezione, con la moka sempre a portata di mano.
E' stato un agosto strano. Il primo agosto che ho interamente, davvero, trascorso qui. Senza mare, senza viaggi [a parte quelli mentali, s'intende, ovvio], senza giornate in spiaggia a cuocersi. E non mi è dispiaciuto, anzi.
Questo agosto è stato un mese solitario, ma denso di persone. Può sembrare contraddittorio, ma le persone [anzi, le Persone, quelle con la p maiuscola] non necessitano di corporeità per esserci. E' stato un mese davanti allo specchio, quello specchio che non riflette il corpo. E' stato un mese in cui sono arrivata a grattugiarmi, di nuovo, per l'ennesima volta, la faccia sull'asfalto, per poi rialzarmi, però, rialzarmi come non ho mai fatto prima. E di questo sono particolarmente orgogliosa. Sì, orgogliosa.
Per la prima volta in vita mia, sono davvero orgogliosa di qualcosa che mi riguarda.
E' un risultato minuscolo, ho ancora molta strada da fare, tutta quella strada che devono percorrere quelli che hanno appena deciso di alzarsi davvero. Ma è un risultato relativamente immenso. Quell'immensità che hanno le cose che accadono quando ormai avevi smesso di crederci, esattamente quella.
E dovrei scrivere troppi grazie, a questo punto. Ma ne sto spargendo altrove, dovunque, con ogni mezzo.
La ricetta di quest'estate non posso inserirla in archivio, ma è stata un'estate indimenticabile quanto quest'altra. A quest'autunno alle porte resta qualcosa di un po' più consistente dei ricordi, però.

Insieme a pioggia e freddo, settembre si è presentato con una fortissima voglia di impasti lievitati. Impasti lievitati con spifferi di vento gelido che s'infilano in ogni dove: il tempismo.
E se da una parte la vocina mi diceva "lievitilievitilieviti!", dall'altra questo grigiore autunnale mi ordinava di spargere cannella dovunque. Il compromesso è stata l'invasione della mia cucina da parte di una settantina [settantatré, per la precisione] di cinnamon rolls.
Trattasi di meravigliose briochine alla cannella, profumatissime e fragranti. La libidine inizia durante la preparazione, quando lavorate con le mani questo impasto morbido che sa di uova e zucchero.
Poi aggiungete il mascarpone, ed è il paradiso. 

[Sì, mascarpone. Apriamo una breve parentesi. Ho seguito la ricetta di Edda, dopo essermi un po' informata. Al mascarpone, infatti, viene sempre associata un'idea di pesantezza, mentre, a ben guardare, in realtà contiene circa la metà delle calorie del burro. E la prova l'ho avuta al momento dell'assaggio: avevo già preparato le cinnamon con il burro, e queste al mascarpone sono risultate molto, molto, più leggere. Oltre al fatto di avere il plus dell'aroma di questo meraviglioso formaggio cremoso. Una variante alla classica pasta brioche che si può, di tanto in tanto, considerare, insomma.]

Ciò che adoro, dei lievitati, è proprio il processo di lievitazione in sé. Se da una parte, infatti, sono estremamente indipendenti [io ho lasciato gli impasti a riposare e sono uscita, tranquillamente], dall'altra necessitano un'attenzione estrema. Basta un nulla perché l'impasto, bello gonfio, si appiattisca tristemente.
"I lievitati sono delicati come i lamponi", si diceva con Martina qualche giorno fa. Ed è proprio così.
[Indipendenza ed estrema delicatezza. Uhm. Interessante...]

Okay, fermiamo le divagazioni e passiamo alla ricetta, questo post è già sufficientemente chilometrico :)



CINNAMON ROLLS [Ricetta di Edda]

Ingredienti
500 g di farina [50% 00 e 50% manitoba, ma anche 100% 00]
250 g di latte intero, tiepido
70 g di mascarpone
70 g di zucchero di canna
un uovo
10 g di sale
15 g di lievito di birra fresco [o 6 g di lievito di birra secco]
un cucchiaino di cannella in polvere

2/3 cucchiai di mascarpone
3/4 cucchiai di zucchero di canna [io ne ho messi 2, assaggiate ;) ]
2 cucchiaini di cannella in polvere

un uovo
zucchero di canna

Procedimento
Sciogliere il lievito in 50 g di latte tiepido, lasciandolo fermentare per circa un quarto d'ora [finché sulla superficie non sia comparso uno strato di schiuma].
Mettere la farina e la cannella in una grande ciotola. Da una parte, versare lo zucchero, dall'altra, il sale [i due non devono entrare in contatto]. Versare al centro il latte con il lievito, l'uovo e, mentre si inizia a impastare, il resto del latte, incorporandolo progressivamente.
Non appena il composto inizia ad avere una forma, aggiungere il mascarpone.
Lavorare l'impasto su un piano infarinato, ripiegandolo più volte verso l'interno. Il risultato dev'essere una palla liscia.
Lasciare riposare per circa un paio d'ore in una ciotola coperta da un panno umido, in luogo riparato dalle correnti d'aria. [Io l'ho messa in forno]
Quando l'impasto è raddoppiato, riprenderlo e stenderlo su un piano infarinato, a forma di rettangolo.

A questo punto potete:
- utilizzarlo subito
- coprirlo con la pellicola e porlo in frigorifero, per utilizzarlo la mattina seguente
- surgelare la pasta [al momento dell'utilizzo la si dovrà scongelare una notte in frigorifero, prima di poterla usare]

Preparare la farcitura mescolando il mascarpone con la cannella e lo zucchero [aggiungere, eventualmente, un po' di latte], stenderla uniformemente sul rettangolo di pasta. Arrotolare delicatamente, partendo dalla base lunga.
Porre il rotolo in freezer per circa un quarto d'ora: una volta ben freddo, sarà più semplice affettarlo.
Dividere il rotolo in fette da circa un cm ciascuna, porle sulla teglia, ben distanziate, e far lievitare per un'altra oretta.

Spennellare le cinnamon con il tuorlo sbattuto, e spolverarle con lo zucchero.

Infine, infornare a 180°C per venti minuti, o fino a doratura.


Ogni tanto ho pensieri democratici, quindi ne ho farcite la metà con una crema al cioccolato, preparata sostituendo la cannella con del cacao amaro e aggiungendo delle scaglie di cioccolato. Per quelli che non mangiano cannella a cucchiaiate come me, insomma :)
[Post-it: da provare sostituendo al mascarpone la ricotta.]



Nota sulle foto: Marta non ha improvvisamente disimparato a fotografare, semplicemente, questa volta ho scattato io. E credo la cosa si ripeterà, visto che c'è una nuova arrivata in casa ;)