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mercoledì 25 giugno 2014

Villa e Palazzo Aminta, Stresa.

Ma il blog?
Ma non scrivi più?
Ma ora cucini e basta?
Quando mi fai trovare un tuo nuovo post? Ho voglia di leggerti.

Lo so, avete ragione, spesso manca anche a me scrivere, fotografare, sfornare dolci tutto il giorno come Agatha di The Grand Budapest Hotel. Ed è per questo che, quando settimana scorsa mi hanno avvertita che il blog era sparito dal web, sono andata vagamente nel panico: mi piace pensare che questo spazio esista a prescindere da quello che accade al di qua dello schermo, come una sorta di casa sull'albero nella quale io possa arrampicarmi all'occorrenza, dove trovare la giusta dose di ricordi, riassemblare me stessa, lasciar respirare i pensieri.
Per fortuna poi è arrivata La Snob, a riassestarmi la casetta virtuale tramite WhatsApp, fra uno screenshot e l'altro.
Il nuovo indirizzo è www.food-t.co, insomma, segnatevelo, ché mi piace avervi qui.

A proposito dei vari e frequenti "Ma ora cucini e basta?", "Ma esci mai da quel ristorante?", "Però stai diventando monotematica, sempre a parlare del tuo lavoro...", ebbene, che posso dirvi? Ovviamente, no, non cucino e basta.
Ad esempio, capitano giornate così.

L'interno del ristorante "Il Calamondino"
Spotted: scottatura da forno
La struttura, la piscina, le lanterne, La Snob ed io che le ce la raccontiamo sui lettini.

Un venerdì come tanti, in cui anziché indossare la mia giacca da cuoca mi sono infilata abitino e sandali per trascorrere una splendida giornata al Villa e Palazzo Aminta di Stresa.
Una vista indescrivibile sul Golfo delle Isole Borromeo, giardini lussureggianti, due ristoranti, piscina e SPA, tutto all'altezza della prestigiosa catena internazionale "The Leading Hotels of the World": potrei fermarmi qui, e avreste già capito tutto.






A riguardare le foto [scattate da Lorenzo Lucca e da Elisa Piemontesi, Alpen Rose] non desidererei altro che tornare negli spazi della SPA a farmi massaggiare le spalle e il viso con tutte quelle cremine fantastiche [ogni tanto comprendo perché il resto della popolazione femminile trascorre ore a scegliere idratanti per la pelle... ogni tanto, per il resto del tempo continuo a trascorrere le mie ore a scegliere padelle o formati di pasta], stare a mollo nella Jacuzzi fra un bagno turco e l'altro, provare tutte le docce cromatiche e aromatizzate, farmi i selfie con La Snob.

Se c'è un particolare che mi ha subito incuriosita quando Stefano mi ha raccontato di questo evento, è stata l'idea di lasciar defluire il benessere infuso dalla permanenza ne "La Grotta" [ovvero la SPA] anche al di fuori delle sue pareti e delle sue porte dorate. Come? Tramite il cibo.
Così è stato ideato e creato "Il Calamondino", il ristorante wellness della Villa Aminta, per offrire all'ospite un'esperienza di benessere e piacere a 360°.






[Ciao, mi chiamo Agnese, faccio la cuoca eppure vado a rompere le scatole agli altri cuochi mentre stanno lavorando, ciao.]


Il mio cuore di mangiatrice seriale di frutta & verdura ha sobbalzato per l'entusiasmo, quando ha avvistato il rigoglioso buffet del pranzo: una distesa di verdurine, cereali, legumi, frutta, carpacci e tartare di carne e pesce, shottini di avocado, condimenti leggeri a base di spezie, semi oleosi, yogurt.
Il tutto presentato con estrema cura e gusto estetico.

Dopo una terribile giornata trascorsa a bordo piscina, con giretto ossigenante sulle Isole tramite battello privato, ci è toccato un perfetto aperitivo allestito attorno alla piscina: una distesa di finger food, il cocktail "Calamondino", creato appositamente per l'evento, chiacchiere con gli altri ospiti, pettegolezzi da Twitter con La Snob, qualche prepotente déjà vu nascosto dentro ai gusci delle ostriche.




Parliamo della cena, di un crepuscolo da togliere il fiato, dell'andare dal cuoco e chiedergli "Vorrei uno scampo, per favore... no, non quello, quell'altro, ecco, sì, grazie", fartelo grigliare e poi vederlo adagiato sul tuo bel piattino [ho scritto scampo, ma poteva essere qualsiasi altro crostaceo, pesce o taglio di carne], della proposta wellness sempre presente e allettante, ma impreziosita da qualche piccolo sgarro [mi hanno raccontato di foie gras - accompagnato da pan brioche croccante, chutney di mango, confettura di fragole e rabarbaro, composta di pesche - e di un luculliano carrello dei dolci, mi hanno raccontato...].




Una giornata di completo relax, un luogo incantevole, un'organizzazione e una gestione impeccabili. In due parole: Villa Aminta.

[Incredibilmente sono riuscita a concentrarmi su un solo argomento, mentre avrei voluto divagare per righe e righe riguardo La Snob, i suoi capelli verdi, i suoi microdermal alla nuca, il suo essere adorabile. Poi, be', prima o poi vi racconterò anche di tutto il resto che sto vivendo. Prima o poi lo faccio, davvero, appena quest'ansia di vivere - e di viverti - si placa un attimo, giusto il tempo per ticchettare qualche frase al pc.]

domenica 8 dicembre 2013

Di settimane che sfuggono, tea party e riviste.

Sinceramente, non so che fine abbia fatto questa settimana. Dallo scorso weekend a questa domenica, infatti, mi sembra ci sia stata solo una serie di giorni concitati e l'uno addossato all'altro.
Per questo, mi sono sfuggiti un po' di post che avrei voluto pubblicare, per raccontarvi un paio di cose belle accadute. Fortunatamente, posso recuperare oggi, giorno di riposo che, stranamente, coincide con la domenica: una di quelle giornate in cui rimango a letto addirittura fino alle 10 [per me è incredibile], preparo i pancakes per colazione, sistemo foto ascoltando i Ministri [qualcuno parteciperà al concerto del 13 dicembre, a Trezzo sull'Adda?], gioco con la Canon cercando di fare pace col Natale, bevo litri di tè bollente da una tazza più grande di me.


  • Il Tea Party da Nina, sabato 30 novembre


Squadra vincente non si cambia, soprattutto quando la partita viene disputata in casa. Questa volta, infatti, Vania e Monia mi hanno chiesto di preparare torte e biscotti adatti alla degustazione del tè Winter in Løv, di Løv Organic. Tè e dolci: non avrei potuto essere più entusiasta.
Winter in Løv è un tè molto speziato, concentra in una tazza fumante tutto lo spirito di dicembre. Ho quindi cercato di assecondare i suoi profumi in dolci altrettanto aromatici e confortanti: una cheesecake con spezie chai e caramello salato, un cake all'arancia nero di cacao, la più classica delle apple pie e diversi biscotti, elemento necessario a un tea party.
Ovviamente, in un pomeriggio da Nina non poteva mancare un tocco scintillante. In occasione dell'evento, infatti, è stata presentata la nuova collezione di PLV Milano. PLV è un brand di bijoux ideato da due cugine, una con un evidente talento creativo, l'altra con una spiccato senso del marketing. L'accuratezza nella ricerca e selezione dei materiali e dei produttori ha reso possibile la creazione di pezzi davvero splendidi, come questa earcuff della quale mi sono innamorata [nel caso non sappiate cosa regalarmi a Natale, insomma...].





Qui potete mettere un like a Nina, per non perdervi nemmeno uno degli eventi che settimanalmente offre e conoscere firme e prodotti sempre interessanti. [Se avete dei pargoli, potete anche seguire Moine e Versetti, la linea dedicata ai più piccoli]
Qui potete leggere la storia di Løv Organic, mentre qui potete scegliere il vostro tè preferito e scoprire i suoi benefici [da Nina trovate un'intera parete di latte colorate, se siete in zona approfittatene (; ]
A proposito, lo sapete che "løv", in Scandinavia, significa "foglia"? Il gioco di parole rappresenta perfettamente questo brand, che ha scelto l'ecosostenibilità come cardine della propria filosofia  [ad esempio, le scatole di latta, oltre ad essere bellissime, possono essere "ricaricate" una volta terminato il tè: + tazze di tè - rifiuti].
- Andate invece qui per conoscere PLV Milano. Nei prossimi giorni troverete le collezioni anche in un temporary shop monomarca, proprio a Milano: qui tutte le info.

  • Threef, numero 4
E' uscito il nuovo numero di Threef, e a pagina 11 trovate una mia ricetta: financiers al ribes.
Queste ragazze sono davvero bravissime, direi che se lo meritano un like, no?


  • Le ricette
Non ho smesso di fingermi una foodblogger, e nemmeno di cucinare. Fra domani e martedì pubblicherò un post con tutte le ricette dei piatti e dei dolci assaggiati durante gli eventi. Perdonate il ritardo. (:

martedì 26 novembre 2013

FunFood | 24 novembre 2013

Un paio di settimane fa, verso le otto di sera, ero appena uscita dalla doccia: con una mano mi stavo infilando i collant, mentre con l'altra brandivo il phon e mi asciugavo i capelli. Ovviamente, ero in ritardo [nella stanza a fianco stava per iniziare una festa di compleanno].
Fra una calza e un ciuffo di capelli, il cellulare che squilla. Lancio il phon sul letto, attraverso la camera da letto saltellando, con i collant alle ginocchia, prendo il cellulare e rispondo con un brillantissimo - e per nulla trafelato - : Pronto?
Dall'altra parte, c'è Vania.
Ha trovato il mio blog, le piace, trova belle le foto, interessante quello che scrivo, vuole chiedermi la disponibilità a cucinare per un evento dedicato ai bambin... come?
Mi siedo sul letto.
Faccio mentalmente due conti: una settimana per organizzare tutto, l'assaggiatore più grande avrà quattro anni, il menù si basa su questa pasta... aspetta che me la segno, che poi la googlo, dove scrivo, uno scontrino, perfetto... piatti sani, genitori e figli, ah, c'è anche il tè Lov Organic, questo lo conosco, mi piace, linea di prodotti per l'infanzia, ma io che ne so?, vabbè, Google avrà le risposte anche per quelli... uhm, uhm... una settimana, bambini... no, non ci penso proprio.
- Perfetto! Allora ci vediamo lunedì per parlarne! Buona serata, Vania.
Chiudo la telefonata, mi guardo allo specchio. Adesso ti ci voglio vedere, mi dico.

Lunedì mattina, mi presento da Nina, al 67 della S.S. del Sempione di Castelletto Ticino.
Lo spazio mi piace moltissimo: luminoso, in bianco e grigio minimalista, con un'interessante selezione di brand e prodotti: si va dall'abbigliamento, a borse e calzature, fino ai barattoli colorati del tè Lov Organic, e ai da me temuti "prodotti per l'infanzia".
Osservo tutto, decido che m'incuriosisce.
Monia [la partner in crime di Vania] e Vania iniziamo a raccontarmi l'evento del 24. Tutto parte da questa nuova linea ideata dal pastificio Rustichella d'Abruzzo, "ZeroTre", dedicata, appunto, ai più piccoli. 100% bio, grano duro, trafile in bronzo ed essicazione lenta, mi piace. Anche il packaging è carino.
Dalla pasta passiamo al menù, che deve essere ideato sul modello della dieta mediterranea, sano e vegetariano. Sicuramente, il gusto non può mancare, perché lo assaggeranno anche gli adulti: la sfida, infatti, è quella di proporre un'alimentazione adatta ai bambini, ma che non complichi la vita ai genitori, piatti che possano soddisfare tutta la famiglia, così da risparmiare tempo ed energie, insomma.
Dopo molte riflessioni [e molti "Agnese, ai bambini non puoi dare i broccoli, nonostante per te siano le verdure più buone del mondo", fra me e me], siamo giunte a delineare quattro piatti*:

- Crema di piselli con l'alfabeto di pasta
- Pennette con zucca e parmigiano [gratinate al forno, così da strizzare l'occhio al palato degli adulti]
- Pennette con pesto di spinaci e stracchino morbido
- Pennette con ragù di verdure

Risolta la questione menù, siamo passate a discutere lo styling per la tavola e il negozio. E qui sono entrati in gioco dei set da pranzo baby-size dei quali nemmeno immaginavo l'esistenza: piatti termici, posate ergonomiche, stoviglie antiscivolo. Ciò che mi ha colpita maggiormente, però, è stato il design di questi prodotti: Suavinex e Quaranta Settimane sono riusciti a creare oggetti pratici, ma anche piacevoli alla vista, fattore per nulla scontato quando si tratta di infanzia.

Sono tornata in auto vagamente stordita, con mille idee per la testa e il bagagliaio colmo di pastasciutta in miniatura.

La settimana è trascorsa in una sorta di calma apparente, mentre, da dietro il banco dell'erboristeria dove lavoro, riflettevo su quale verdura fosse più adatta per la vellutata, o su quanti biscotti avrei dovuto preparare. Intanto, setacciavo i siti delle aziende con le quali stavo lavorando, sempre stupita di come un mondo così lontano da me potesse, in un qualche oscuro modo, incuriosirmi.

Sabato, mi sono svegliata prima dell'alba. Ho atteso che il Sole sorgesse per fotografare questa cheesecake [presto su Food Therapy], ho fatto colazione con Marta - fedele assistente delle mie ansie da prestazione e assaggiatrice ufficiale - e ho iniziato a cucinare.
Una padella dopo l'altra, il pranzo prendeva forma. E se, da una parte, c'erano nervosismo e stanchezza, dall'altra c'era l'entusiasmo per ogni assaggio che otteneva una risposta positiva da parte di Marta e familiari.
Ho preparato tre torte di mele, in cerca della migliore. Abbiamo impacchettato non so quanti biscotti alla nocciola [mi sono sentita dire "Questa tua creatività mi sorprende!" mentre stampavo la scritta "FunFood" sulla frolla, pinzavo nastrini, ritagliavo bambine bionde dalle scatole della pasta; in effetti, ha stupito anche me].
Ho pulito definitivamente la cucina attorno alle due del mattino, ma c'era ancora tempo per la crisi peggiore di tutte, quella del: "Cosa mi metto domani?".
Una giornata infinita. Teglie dovunque. Nastrini a pois in testa, a mo' di coroncine.

Il mattino dopo, alle 6 ero già sveglia, saltellante per casa intenta a controllare, per l'ennesima volta, ogni portata.
Sono arrivata in negozio e Vania e Monia erano già alle prese con l'allestimento.
Mezzogiorno è arrivato in un lampo, portando con sé i bambini.

La macchina fotografica, in questi casi, diventa la mia migliore amica.
Mi permette di entrare in confidenza con l'ambiente, la persona, l'oggetto, indirettamente, per gradi. Mentre bilancio il bianco, una bambina, di fianco a me, gioca con la pasta. Sono così piccoli, e corrono, gattonano, saltano, giocano. Li studio attraverso l'obiettivo. Metto a fuoco i loro occhi. Osservo le madri, i loro gesti, mi chiedo come si diventi così.
Lascio la reflex solo per portare in tavola i piatti. Appoggio le pirofile sui sottopentola a forma di nuvola e torno nel retro, a scaldare la portata seguente. Quando tutti stanno mangiando, mi decido a rimanere per più di trenta secondi in sala. Mi avvicino titubante a un tavolo.
- Com'è? 
Piace. I bambini mangiano. I genitori gustano e mi chiedono le ricette.
Quasi non ci credo.

Serviamo la torta di mele con il tè, e ne approfitto per raccontare un po' di Food Therapy. E' sempre così impressionante uscire dal web, parlare con la propria voce, anziché scrivere. Cercare di sostenere i complimenti, che sono vitali, ma così difficili da accettare.

Il momento più bello, di questi eventi, è quando risalgo in auto, e mi arrendo all'euforia della soddisfazione. Domenica, fuori da Nina, c'era un bellissimo cielo autunnale, puro azzurro e Sole accecante.












CacaoTime Magazine






Thanks to

Moine e Versetti [Nina] facebook | blog
Rustichella d'Abruzzo facebook sito
Suavinex facebook sito
Quaranta Settimane facebook | sito


*Le ricette? Presto su queste pagine. Questo post era già abbastanza lungo. (;

Tutte le foto le trovate sulla pagina Facebook di Food Therapy

domenica 19 maggio 2013

Crema pasticcera | Questioni di ritmo


A volte, vorrei che le cose della vita fossero in grado di trovare un ritmo spontaneo, come le cose della cucina. Un naturale susseguirsi, sovrapporsi, interrompersi di gesti, suoni, rumori, temperature, odori, sapori. 
Torni nei tuoi luoghi e li trovi un po' meno tuoi. O, forse, tu sei un po' meno loro. 
La casa è grande. I vestiti, gli oggetti, i libri faticano a uscire dalle valigie e dagli scatoloni, a riprendersi il loro spazio in librerie, su mensole e in armadi. Il Ticino si srotola dietro a una curva, con la diga, la spiaggia, quelle passeggiate. Vai a trovare il lago in una mattina di nuvole e occhiali da sole, il vento è freddo, l'acqua di alluminio; rimani a respirare per qualche minuto, appoggiata al parapetto di vernice verde scrostata. 
Cammini, pensi, prendi la bici, corri, ascolti musica, sistemi un po' l'archivio mentale, sposti qui le cose di là. Respiri, prendi fiato, ricominci. 
Una sera al cinema, un Baz Luhrmann ormai prevedibile [è stata solo una mia impressione?], ma un Fitzgerald da amare ancora una volta, con lo stomaco stretto e la gola annodata, un aperitivo con una mostra e del jazz, gli amici -i fratelli- di Arabica Fenice, un sassofonista che improvvisa un concerto, mezz'ora blu in una stanza bianca, a fissare ipnotizzata le dita i tasti i riflessi sul metallo gli occhi chiusi, Arona-Novara-Arona, perché chi si ferma muore, cucinare quattro cene diverse in un'ora, il Meltin' e tutta quella gente, tuo fratello, i suoi amici, persone che non vedevi da una vita, ancora aggrappate a una te che chissà che fine ha fatto, la tequila e il Long Island, le gocce di pioggia appese a una ringhiera e aggrappate al parabrezza, portarti a casa, portarmi a casa.
[Gesti, suoni, rumori, temperature, odori, sapori che si susseguono, si sovrappongono, s'interrompono.]

Ho questo grande difetto del concentrarmi sulle complessità, dando a loro la priorità di risoluzione, al posto di riuscire a fermarmi ad ammirare la semplicità. Dimentico sempre il ritmo naturale delle cose semplici, il loro scivolare istintivamente nell'azione, le loro poche ombre.
A volte, basterebbe ricominciare dalle basi. 


CREMA PASTICCERA

Questa è LA BASE della pasticceria. Controbattete pure, elencandomi paste frolle e sfoglie, meringhe e pâte à choux, per me, una volta che sai preparare una crema pasticcera divina, hai il mondo in pugno [fermatevi, e focalizzate nella vostra mente una tazza di questa crema vellutata, che accoglie il cucchiaino e lo risucchia, per poi lasciarlo emergere gonfiato da un enorme goccia dorata che profuma di vaniglia, che si scioglie sulla lingua morbidamente e vi inonda la bocca: non è forse il modo migliore per far perdere la razionalità a qualcuno?].
Le ricette sono infinite, la mia si compone di pochi, decisivi, accorgimenti: tuorli freschissimi [thanks, galline della nonna!], zucchero di canna [retrogusto caramellato, volete mettere?], latte di primissima qualità, un tocchetto di burro a cottura ultimata [effetto velluto assicurato].
La crema pasticcera è una di quelle preparazioni semplici, e dotate di ritmo: soprattutto, adoro quel momento in cui inizi a pensare che devi aver sbagliato qualcosa, perché 'sta crema proprio non ne vuole sapere di addensarsi, e, invece, ecco che inizia a opporre resistenza alla frusta, un minuto ed è perfetta [la cucina è metaforica, l'ho sempre sostenuto].

Godetevela.

Ingredienti
500 g di latte fresco intero [qualora voleste proprio esagerare, un 450 latte + 50 panna è il massimo]
4 tuorli
90-100 g di zucchero di canna
1 bel baccello di vaniglia [o la scorza di un limone bio, o entrambi]
40 g di maizena
40 g di burro

Procedimento
Scaldate il latte in un pentolino abbastanza capiente. Incidete il baccello di vaniglia, apritelo come un libro, raschiatelo con un coltellino, prelevando tutti i semi, e aggiungeteli al latte, tuffandoci anche il baccello. Quando il latte è vicino al bollore, spegnete il fuoco e lasciatevi in infusione la vaniglia per circa mezz'ora. 
Intanto, in un recipiente sufficiente grande, sciogliete lo zucchero nei tuorli, senza montarli [inutile e controproducente]. Aggiungete anche la maizena setacciata, incorporandola senza formare grumi. 
Quando il latte si è invanigliato per bene, togliete il baccello, e versatelo a filo suoi tuorli, mescolando con una frusta. Quindi, rimettete tutto nel pentolino e riaccendete il fuoco.
Attendete, mescolando con la frusta, che il composto si addensi. 
Quando la crema ha raggiunto la consistenza desiderata, prendete quel tocchetto di burro, fatelo scivolare nel pentolino, e godete spudoratamente lasciandolo fondere, mentre continuate a mescolare. 


Vi avevo detto che avrei acceso il forno: indovinate dove è finita questa crema?
Stay tuned.

Ceci n'est pas une recette


  • Notes
- nel caso vi troviate in zona Novara dal 24/05 al 9/06, c'è il Novara Jazz, al quale parteciperà, con letture più o meno sporadiche, anche Arabica Fenice: don't miss it!

giovedì 24 gennaio 2013

"A tu per te' ": l'ebook.

Come vi anticipavo nello scorso post, in questo periodo sono un po' incastrata in mille impegni.
Mi sono trasferita all'inizio di questa settimana, ho iniziato un nuovo lavoro, non capisco bene da che parte sia la mia vita, se o qui, ma è solo questione di tempo: una volta ambientata ricomincerà tutto a fluire tranquillamente.
Aggiorno con un post molto ristretto, scritto al volo prima di riattaccare in ufficio, per lasciarvi il link dell'ebook della serata del 26 dicembre. Fra le sue pagine troverete i racconti che sono stati letti, le ricette dei dolci assaggiati, le schede dei tè degustati e le foto. Godetevelo. ;)

Per scaricarlo, gratuitamente, seguite questo link.



A presto! :)