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giovedì 10 aprile 2014

Cocco, ananas, fragole.

Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si mettono comodi. E appassiscono. E gli altri. Io faccio parte degli altri. 
Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione

Ci sono sere in cui mi fa male praticamente dappertutto: mi fanno male gli occhi, le labbra che ancora non ho imparato a non mordermi quando sono nervosa, i muscoli delle braccia, la colonna vertebrale, l'ultimo ed ennesimo foro nella cartilagine dell'orecchio destro, la pelle scottata dall'ennesimo tête-à-tête con il forno le piccole ferite che non voglio lasciar guarire. Certe sere mi fanno male persino i pensieri, quando s'impiantano in quei punti un po' scoperti e fragili della mente, affilati e tenaci, mi fa male me stessa, la sua indipendenza selvatica e la sua autarchia sentimentale, mi fanno male certe porte sbattute in faccia - e forse mai nemmeno aperte davvero.
Ma quanto mi solleva sapere di non star appassendo, di continuare a r-esistere, aggrappata alla vita come un ramo d'edera al suo albero.
O la vita o la vita, scrive sempre Sorrentino. E io non potrei esserne più convinta, in questi mesi in cui sto facendo quello che più mi appassiona e mi gratifica, in questa strana primavera iniziata a gennaio, quando sono entrata per la prima volta nel dietro le quinte di Cucina 41.
Non ho tempo per lamentarmi di quello che non va, non ho tempo per stare male o farmene, non ho tempo per lasciare spazio a tutto ciò che è non-vita. Non ho tempo e soprattutto non voglio averne.
Ogni giorno mi dà la prova di come tutto stia nell'essere innamorati del proprio lavoro, senza risparmiarsi mai, togliendosi quella facile patina di pigrizia mentale, investendovi tutto l'entusiasmo e tutte le forze che si posseggono.
E io amo quello che sto facendo come un'adolescente in piena tempesta ormonale quando fuori esplode la primavera.


TARTUFI DI COCCO, ANANAS ESSICCATO, CONCENTRATO DI FRAGOLE

La convivenza fra questi tre ingredienti [fra i miei preferiti in campo fruttifero] è assai semplice, volevo avessero una casa un po' originale.
Per i tartufi ho preso spunto dalla ricetta di Babs, modificandola un po', perché cercavo qualcosa di più leggero del classico tartufo a base di panna, ma che mantenesse la dolcezza morbida del cocco col cioccolato bianco. L'ananas essiccato rappresenta un contrasto intrigante sia per consistenza, che per acidità. Il concentrato di fragole, poi, rinfresca e offre ancora un'altra consistenza con la quale interfacciarsi, oltre a un bel punto di rosso.
Dimenticato, la ricetta è stata creata per Cucina 41 e la trovate nel suo menù.


Ingredienti

250 g di ricotta vaccina [lasciata sgocciolare per almeno mezz'ora]
100 g di cocco disidratato + 100 g
50 g di zucchero di canna
90 g di cioccolato bianco
un pizzico di sale

fette di ananas essiccato

150 g di fragole fresche
eventuale zucchero

Procedimento

In un pentolino, fate cuocere per almeno un quarto d'ora le fragole a tocchetti, zuccherate secondo il vostro gusto. Frullatele e lasciatele ridurre ancora un po', finché la purea non sia molto densa.

Fate fondere il cioccolato a bagno maria. Nel frattempo, lavorate la ricotta con lo zucchero, fino a sciogliere i cristalli. Aggiungere il sale, il cocco e il cioccolato fuso.
Lasciate raffreddare e rapprendere in frigorifero per almeno un paio d'ore.
Formate poi delle palline regolari e rotolatele nel cocco restante.

Servite i tartufi sulle fette d'ananas essiccato, accompagnando il tutto con il concentrato di fragole.


{NP}

giovedì 23 gennaio 2014

Citrus and poppy seeds cake.

Lasciatevi accadere la vita. Credetemi, la vita ha ragione, in tutti i casi. 
R. M. Rilke - Lettere a un giovane poeta

Proprio ieri, mentre camminavo sul lungolago, godendomi quei surreali quattordici gradi a gennaio, mentre mi lasciavo beatamente accecare dal Sole e sgranocchiavo una mela, mentre perdevo, a cuor leggero, una mezz'ora fra la fine del servizio al ristorante e gli altri impegni della giornata, pensavo a un anno fa, quando, esattamente in questi giorni, prendevo me stessa e la trapiantavo a Modena, in un ufficio, con la prospettiva di mesi davanti a un computer.
Ricordavo il tempo trascorso a Modena, un po' sorridendo, un po' scuotendo - fra me e me - il capo, e riflettevo su quanto sia facile, per la vita, ribaltarsi completamente, quanto sia spontaneo e, allo stesso tempo, inarrestabile il cambiamento delle cose [perché, a discapito di tutto il nostro affaccendarci e smarrirci,  c'è sempre qualcosa, in fondo, dentro di noi, che lavora in una direzione, quella vera, quella naturale, quella dei sogni che custodiamo con fin troppa prudenza, per timore che la realtà li spezzi], quanto sia semplice vivere, quando si fa ciò che si ama [detesto questo genere di frasi fatte, ma non posso negare la verità di quest'ultima].
Non che mi sia improvvisamente trasferita in una favola, abbia iniziato ad indossare abiti con gonne e a sfornare torte canticchiando agli uccellini, anzi, però, ho cominciato a lasciare meno spazio alle parti più ciniche e distruttive di me stessa [anche perché, davvero, non ho tempo, voglia, bisogno di stare male]. Il fatto che, in questo momento, sia così propositiva ed energica non mi ha infatti astratta dalla Realtà: sono consapevole di come nulla si crei senza impegno, di come il presente sia un continuo calibrare la soddisfazione immediata e quella futura, un lavoro senza posa per migliorare se stessi e le proprie capacità.
Sicuramente, non c'è cosa più bella che arrivare a sera sfinita, ma con mille idee per la testa e l'entusiasmo nello sguardo. 


Quando ho tagliato la prima fetta da questa torta, ho pensato a una notte stellata in negativo: un infinito cielo luminoso, punteggiato da qualche costellazione buia.
Certe metafore hanno un sapore ottimo, vivace d'agrumi, croccante di semi di papavero, vibrante come un'appena percepibile nota di cocco, succoso come una torta imbevuta di glassa. 


CITRUS AND POPPY SEEDS CAKE 

Ingredienti

270 g di farina 00
30 g di cocco disidratato a scaglie
200 g di zucchero
3 uova
150 ml di olio vegetale leggero
la scorza di un'arancia, di un limone e di un lime [se non avete il lime, vanno bene anche due limoni]
125 ml di succo di agrumi
100 g di semi di papavero
13 g di lievito in polvere per dolci
un pizzico di sale

125 g di zucchero a velo
150 g di zucchero semolato
200 ml di succo di agrumi + 50 ml di acqua

Procedimento

Preriscaldate il forno a 170°C.

In una ciotola, mescolate tutti gli ingredienti, insieme. Non stressate troppo l'impasto, ma amalgamate tutti i componenti per bene.
Versatelo, poi, in uno stampo da ciambella, oliato e ricoperto di zucchero semolato.
Infornate per 30-40 minuti, controllando la cottura con uno stecchino.

Nel frattempo, preparate uno sciroppo portando ad ebollizione il succo, l'acqua e lo zucchero semolato. Quando lo sciroppo sarà pronto, versatene qualche cucchiaio in una tazza con lo zucchero a velo, fino a creare una glassa non troppo densa [aggiungete un cucchiaio di sciroppo alla volta, in modo da dosarvi progressivamente].

Una volta sfornato il dolce, bucherellatelo in modo regolare con uno stecchino lungo. Versatevi sopra metà dello sciroppo rimasto, e lasciate raffreddare.
Quando il cake ha raggiunto la temperatura ambiente, toglietelo dallo stampo. Con un pennello, fategli assorbire lo sciroppo rimasto e, in ultimo, ricopritelo con la glassa.

Servite dopo almeno un paio di ore di riposo.


Questa torta sarà una delle protagoniste dolci del brunch di domenica 26 gennaio a Cucina 41. Vi aspetto! (;

sabato 11 gennaio 2014

Vegan carrot cake. | Il brunch a Cucina 41 e altre novità.

Sono giorni davvero vivaci, in cui Madame Noia ed io riusciamo a incrociarci ben poco [non che mi dispiaccia, chiaro]. Dormo poco senza avvertire la stanchezza, al mattino mi alzo prima che la sveglia abbia occasione di rimproverarmi per la mia pigrizia, rimango a casa solo per cucinare e dormire.
In effetti, credo sia giunto il momento di raccontarvi ciò che sta succedendo alla vostra ventiduenne caotica, che si è sempre lasciata distrarre da qualsiasi opportunità le passasse di fianco, terrorizzata all'idea di proseguire in un'unica direzione.
Gente del web, sto imparando a cucinare seriamente. E per seriamente intendo nella cucina di un ristorante, di quelle in cui, nell'arco della giornata, fai i chilometri, passando dalle celle frigorifere, ai fuochi, al forno, con attrezzature che non so quando smetterò di osservare con religioso timore, una disponibilità di ingredienti paradisiaca, delle padelle pesanti quanto il carico dell'attrezzo per i dorsali che uso in palestra.
Ovviamente, è solo l'inizio, ma quanto è rassicurante, benefica, importante la consapevolezza di aver finalmente messo un punto fermo alla mia esistenza. Capire quanto faccia bene costruirsi, ogni giorno, un pezzetto di futuro non è così immediato [almeno, per me non lo è stato, ho sempre dato la precedenza all'ammaliante volubilità del presente], ma ora mi sembra vitale, e, forse, è uno dei modi in cui sto imparando a farmi del bene. Non saprei come spiegarlo, ma è come se, a un tratto, la vita mi avesse messa alle strette, chiedendomi cosa volessi davvero fare, diventare, essere, e qualcosa, forse orgoglio, forse curiosità di scoprire dove sarei potuta arrivare, si fosse incendiato, da qualche parte nella mia testa.
Mi sono chiesta cosa volessi fare da grande, e mi sono data una risposta sincera.
Quindi, ecco, ora sapete uno dei motivi per cui sono tanto straripante di voglia di fare ed insopportabilmente entusiasta.


Già che siamo in argomento, mi piacerebbe invitarvi [chi in zona, ovviamente] ai brunch domenicali che il sopracitato ristorante [fra poco avrà anche un nome, sì, voglio solo aumentare la suspense] e Food Therapy organizzeranno a partire dal 26 gennaio.
Una volta al mese [per il momento! (;], presso Cucina 41, a Borgomanero [NO], potrete godervi il tradizionale brunch americano [americano, okay, ma con qualche trucchetto tutto nostro, if you know what I mean...], dalle 11 del mattino fino al primo pomeriggio.
Scrambled eggs, pancakes, cheesecakes, brownies, pies, cakes dolci e salati, e molto altro, il tutto accompagnato da caffè americano e succhi di frutta, ma anche espresso, tè e cappuccino.
Qui, l'evento su Facebook.

Uno dei motivi per cui Cucina 41 mi è piaciuto fin dall'inizio è la sua attenzione verso ogni abitudine alimentare: nei suoi menù non mancano mai alternative gluten free, vegetariane e vegane.
Non potevo, quindi, che scegliere un cake vegano per raccontarvi questo appuntamento, uno di quei dolci guardati con sospetto da ogni fermo sostenitore di uova&latticini, che non riesce a spiegarsi come, senza i suoi capisaldi, una torta possa riuscire così buona.
Io e la carrot cake non abbiamo mai avuto un buon rapporto: mi sono sempre uscite deludenti, forse anche perché non impazzivo per le loro eccessive quantità di zuccheri e frutta secca.
Poi ho trovato questa formula, che sembra funzionare alla grande. La torta rimane leggera, profumata grazie a cannella, arancia e cocco, umida e compatta per merito delle carote. Personalmente, preferisco non tritare le mandorle fino a polverizzarle, ma lasciare qualche scheggia croccante da sentire sotto i denti.
Lo sciroppo all'arancia si può ovviamente omettere, ma le conferisce una consistenza fondente davvero interessante, soprattutto se, magari, volete gustare il cake in momenti diversi dalla colazione. Può essere servita con una glassa, oppure un frosting, io ho solamente aggiunto una cucchiaiata di yogurt di soia [lasciato precedentemente colare a mo' di yogurt greco, per renderlo più consistente].



VEGAN CARROT CAKE

Ingredienti

250 g di carote pulite e grattugiate
200 g di fecola/amido/maizena
100 g di farina integrale
50 g di farina di cocco
16 g lievito per dolci
100 g di mandorle tritate non troppo finemente
180-200 g di zucchero grezzo di canna
70 g di olio di semi
200 g di latte di soia
la scorza di un'arancia non trattata + 50 g del succo
cannella q.b.
un pizzico di sale

Per lo sciroppo

200 ml di spremuta d'arancia
50 g di zucchero [di canna o bianco]
la scorza di un'arancia

Procedimento 

Preriscaldate il forno a 190°C.
Mescolate tutti gli ingredienti, tranne quelli per lo sciroppo. Ungete uno stampo da ciambella, versatevi l'impasto, infornate per 35-40 minuti [prova stecchino].

In un pentolino, fate bollire dolcemente, per una decina di minuti, la spremuta, lo zucchero e le scorze.
Quando lo sciroppo si sarà addensato, versatelo sulla torta [precedentemente bucherellata con uno stecchino, in modo che il liquido s'infiltri per bene].

Lasciate riposare per almeno un paio d'ore [meglio tutta la notte/giornata], dopo di che, sformatela e servite.



Trovate Cucina 41 in via Alfieri 7, a Borgomanero [NO]. E su Facebook.

domenica 25 agosto 2013

Gelo di Mellone e cocco, prima che sia troppo tardi.

Mi piace quel momento di agosto in cui inizi a sentire freddo. Quando è bello continuare a uscire con gambe e braccia nude per poi rabbrividire al tocco del vento notturno, quando stacchi dal lavoro e ti fermi in riva al lago a godere del silenzio, di qualche parola fra amici, di una sigaretta, dei lampi che illuminano la sponda opposta.
Il Sole continua a scaldare, ma non incendia più, anche a mezzogiorno la luce è più clemente, puoi andare a correre senza che l'asfalto sembri sabbia mobile, senza che ti si fossilizzino i polmoni; la Golden Hour si ammorbidisce, inizia a virare verso il porpora, abbandonando quell'oro incredibile che è colato, ogni giorno da giugno, verso le diciotto, sui tetti, sulle strade, sul lago, sulla pelle.
Ieri sera un temporale ha svuotato la città, ora, mentre scrivo, fra me e la tastiera c'è una mug di caffè americano bollente, come non accadeva dal almeno tre mesi. Oltrepasso con lo sguardo il vetro delle finestre, lo lascio vagare per un po' nel cielo nuovamente azzurro, e poi arrivo a sfiorare le nubi che ancora incupiscono l'orizzonte. Penso che dovrei prendere una felpa o, almeno, chiudere le finestre.
Ma mi piace quel momento di agosto in cui inizi a sentire freddo, mi piace la malinconia dell'estate che accenna il suo ritiro, quel senso di incompiuto che rimane, le infinite possibilità irrealizzate, l'affacciarsi dell'autunno incerto su ciò che è accaduto, cosa ne rimarrà, cosa ne sarà.

[Lo so, avevate bisogno di una botta di allegria, stamattina.]

Prima che le angurie spariscano dalla circolazione, dunque, eccovi il gelo dell'estate 2013 [qui quello dell'estate 2012 e qui quello dell'inverno 2013]. Per chi non lo sapesse, il gelo è un dolce al cucchiaio di origini siciliane. La tradizione lo prepara di anguria [o mellone, anzi, Mellone, come piace alla mia Ombrella], ma ne esistono varianti di ogni genere: di agrumi, di cannella, di caffè, ad esempio. Estremamente semplice e versatile, per prepararlo occorre solo un po' di fecola [o amido] e di zucchero.
Sulla scia della mia neonata passione per il cocco, ho deciso di lasciarne cadere un po' anche in questa ricetta, dopo aver appurato che l'abbinamento cocco + anguria fosse favoloso. Se avete una tavoletta di cioccolato fondente a portata di mano, qualche scaglia in superficie potrebbe essere decisamente una buona idea.


GELO DI MELLONE E COCCO [4-6 persone]

Ingredienti
1 l di succo di anguria [anguria privata dei semi e frullata]
100 g di zucchero [a seconda del grado di maturazione, potete arrivare a 120, o diminuire a 80, o omettere -nell'ultimo caso, però, la densità ne risentirà un po'-]
90 g di amido/fecola di patate

facoltativi: cannella e cioccolato fondente

100 g di cocco rapè
300 ml di acqua
zucchero a piacere
30 g di amido/fecola

Procedimento
In un pentolino, versate il cocco e lasciare che assorba l'acqua. Aggiungete lo zucchero e l'amido/fecola. Cuocete finché non si raddensa [rimarrà piuttosto solido]. Dividetelo sul fondo dei bicchierini e lasciatelo rapprendere.

In un altro pentolino, sciogliete l'addensante in poco succo di anguria. Quando non ci saranno più grumi, aggiungete il restante succo e lo zucchero. Cuocete a fuoco non troppo vivace, mescolando, finché non si sarà addensato. Versare poi sulla base al cocco.


martedì 13 agosto 2013

Coconut and lime cake | I see humans but no humanity.


Fra uno schiaffo e un'indelicatezza si sopporta meglio lo schiaffo.
Emil Cioran        


Mi chiedo che dispendio energetico abbia, per una persona, la gentilezza. Perché, a volte, sembra costare davvero molto.
Credo che essere gentili non sia una caratteristica a sé, ma una semplice conseguenza dell'essere umani.
Che, poi, la vita è molto più leggera, quando non ci si rapporta con gli altri armati di spade, pronti ad affondare il colpo al primo cenno. Eppure, a quanto pare, questa umana gentilezza rimane rarissima.
Sto cercando di diventare impermeabile a questa pioggia acida di mancate attenzioni, che corrode la pelle e inaridisce i capelli. La sensibilità è qualcosa di prezioso, e, come tale, va protetta, al costo di seppellirla sotto una coltre di ghiaccio.
Io sono stanca di stare male per gli altri. [Io sono stanca di stare male. Punto.]

Certo, qualche fenditura, ben nascosta, bisogna lasciarla. Magari per cogliere le parole di qualcuno che, quando rientri dopo il lavoro, stanca e nervosa, ti dice: "Davvero buona questa torta. Complimenti."


Oggi fa caldino, eppure questa ricetta voglio postarvela, così, magari, ne approfittate al primo temporale estivo.
Ho sempre detestato il cocco, forse perché lo collegavo ai venditori urlanti che facevano su e giù dalle spiagge della Riviera, che frequentavo da piccola, forse perché il gelato al cocco del 99% delle gelaterie è nauseante, forse per quella sbronza a base di piña colada di un tot di anni fa, finita non proprio nei migliori dei modi.
Ho sempre detestato il cocco, infatti quest'estate sto recuperando tutto quello che non ho mangiato durante il resto della mia vita. Prima o poi scoprirò un abbinamento vincente per cui metterlo anche sulla pasta, allora sarà la fine. Per ora mi limito a yogurt, gelati, frutta, frullati, geli [ne riparliamo fra un po' ;) ], ghiaccioli, fette biscottate, pane, il classico curry... e torte, ovviamente.
Per questa specie di plum-cake ho utilizzato il latte di cocco, che ho scoperto essere perfetto per rendere l'impasto soffice, morbido e leggero [è l'unico grasso utilizzato, infatti], un po' di cocco disidratato, la scorza e il succo di tre lime: l'abbinamento è fra i più congeniali e rende questo cake perfetto per l'estate.
Ad intensificare ancor di più l'aroma di lime, uno sciroppo lasciato penetrare nell'impasto dopo la cottura, che ne garantisce anche la giusta umidità, mantenendolo perfetto per qualche giorno.
Ah, ve l'ho detto che non ci sono uova? ;)


COCONUT AND LIME CAKE

Ingredienti
350 g di latte di cocco [lasciate la lattina in frigorifero per una notte, prima di preparare il cake]
70 g di cocco disidratato
160 g di zucchero + 70 g per lo sciroppo
250 g di farina bianca 00
8 g di lievito per dolci
3 lime
1 limone
vaniglia [facoltativa]

Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°C.
Grattate la scorza e spremete gli agrumi. Con uno sbattitore, montate il latte di cocco [che si sarà rassodato] con lo zucchero. Aggiungete 2/3 della scorze ottenute e 1/2 del succo, il cocco disidratato, l'eventuale vaniglia, la farina e il lievito [meglio se setacciati].
Versate il composto nello stampo che preferite [reso antiaderente da carta forno o burro+farina, nel caso non lo sia già] e infornate per circa mezz'ora.

Mentre il cake cuoce, preparate lo sciroppo versando il succo [misurate che siano almeno 100 ml, nel caso non fosse sufficiente, spremete un altro lime, oppure colmate la differenza con dell'acqua, a vostro rischio e pericolo] e la scorza rimasti, insieme ai 70 g di zucchero, in un pentolino. Fate andare a fuoco dolce finché non si raddenserà.


Una volta pronto il cake, armatevi di pazienza e di uno stuzzicadenti, perché dovrete bucherellarlo tutto. Quando avete sfogato tutti le vostre frustrazioni trafiggendolo, versatevi sopra lo sciroppo. Lasciate assorbire e raffreddare [se volete, cospargete la superficie con un po' di cocco disidratato].
Secondo me, è più buono se lo tenete in frigorifero [coperto, per non farlo seccare].


mercoledì 23 febbraio 2011

Demagogia, cioccolato e svuotamenti di dispense

Dopo qualche sperimentazione alternative (sulle quali non vi ho illuminati perché... beh, diciamo che su questo fronte la strada da percorrere è ancora luuuunga) si avvertiva fra le mura di casa la voglia di un dolce veramente dolce, di quelli da picco glicemico al primo sguardo, dall'indicibile contenuto calorico e con una percentuale di colesterolo sufficientemente elevata da causare, al primo morso, l'immediata ostruzione delle arterie.
In questi casi la soluzione è composta da due, magici, ingredienti: cioccolato e burro.
L'aggiunta del cocco è motivata dal fatto che avessi in dispensa della farina di cocco che ormai protestava a gran voce per il bisogno di attenzioni (a me il cocco non fa impazzire, soprattutto a livello di scagliette essiccate, eppure ne ho acquistato comunque una quantità non proprio irrisoria, più per la soddisfazione di averlo in dispensa che per gustarlo).
Ecco quindi una torta veramente demagogica: dopo cena ne sparisce metà senza che nessuno batta ciglio (anzi, silenziosamente ce ne si taglia un'altra fetta cercando di non darlo troppo a vedere...), la farina di cocco cessa di giacere in quell'angolino remoto di quel pensile stipato di zuccheri di ogni colore, farine di ogni estrazione cerealicola e spezie da quasi ogni parte del mondo e il vostro fabbisogno settimanale di cioccolato è più che soddisfatto.
E se i vostri fianchi minacciano di rompere l'argine della cintura dei jeans fingete di non sentirli e godetevi un pezzettino di questa meraviglia fondente e voluttuosa ;)
Ah, nel caso le vostre papille non fossero già entusiaste e impazienti, anziché la farina provate ad utilizzare per cospargere lo stampo lo zucchero: in cottura, avvolto dal sottile velo di burro sul fondo, si caramella e va a formare una crosticina croccante ma scioglievole che... devo aggiungere altro? Beh, dato che anche l'occhio vuole la sua parte, questo espediente vi permette anche di evitare l'antiestetica patina bianca data dalla farina che, diciamocelo, su un dolce al cioccolato sta proprio male ;)



MOELLEUX CON CIOCCOLATO E COCCO

  • INGREDIENTI

100 g di cocco disidratato
150 g di cioccolato fondente
50 g di  cioccolato al latte
50 g di cioccolato extra fondente*
120 g di burro
4 uova
un pizzico di sale

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 175°C.
Fondere il cioccolato con il burro. Aggiungervi le uova, uno alla volta, e infine il cocco e il pizzico di sale.
Imburrare e cospargere di zucchero uno stampo per dolci, versarvi l'impasto.
Ho scelto di spolverare la superficie con un po' di cocco e circa due cucchiai di zucchero, in  modo che quest'ultimo, caramellandosi, formasse una crosticina croccante che riprendesse quella sul fondo. Ma voi potete anche omettere quest'ultimo passaggio.
Infornare per circa mezz'ora, finchè la consistenza della torta non sia stabile, ma non asciutta.

Gustare fredda, ancora meglio se il giorno dopo.

*ho utilizzato tre tipologie di cioccolato perchè avevo tre tavolette diverse già aperte, ma si può scegliere di utilizzare solo il fondente, o variare le percentuali. Anche se trovo che abbinare del cioccolato al latte a quello fondente in percentuali 1 : 2 crei un ottimo equilibrio all'interno di dolci con questa consistenza.