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domenica 25 agosto 2013

Gelo di Mellone e cocco, prima che sia troppo tardi.

Mi piace quel momento di agosto in cui inizi a sentire freddo. Quando è bello continuare a uscire con gambe e braccia nude per poi rabbrividire al tocco del vento notturno, quando stacchi dal lavoro e ti fermi in riva al lago a godere del silenzio, di qualche parola fra amici, di una sigaretta, dei lampi che illuminano la sponda opposta.
Il Sole continua a scaldare, ma non incendia più, anche a mezzogiorno la luce è più clemente, puoi andare a correre senza che l'asfalto sembri sabbia mobile, senza che ti si fossilizzino i polmoni; la Golden Hour si ammorbidisce, inizia a virare verso il porpora, abbandonando quell'oro incredibile che è colato, ogni giorno da giugno, verso le diciotto, sui tetti, sulle strade, sul lago, sulla pelle.
Ieri sera un temporale ha svuotato la città, ora, mentre scrivo, fra me e la tastiera c'è una mug di caffè americano bollente, come non accadeva dal almeno tre mesi. Oltrepasso con lo sguardo il vetro delle finestre, lo lascio vagare per un po' nel cielo nuovamente azzurro, e poi arrivo a sfiorare le nubi che ancora incupiscono l'orizzonte. Penso che dovrei prendere una felpa o, almeno, chiudere le finestre.
Ma mi piace quel momento di agosto in cui inizi a sentire freddo, mi piace la malinconia dell'estate che accenna il suo ritiro, quel senso di incompiuto che rimane, le infinite possibilità irrealizzate, l'affacciarsi dell'autunno incerto su ciò che è accaduto, cosa ne rimarrà, cosa ne sarà.

[Lo so, avevate bisogno di una botta di allegria, stamattina.]

Prima che le angurie spariscano dalla circolazione, dunque, eccovi il gelo dell'estate 2013 [qui quello dell'estate 2012 e qui quello dell'inverno 2013]. Per chi non lo sapesse, il gelo è un dolce al cucchiaio di origini siciliane. La tradizione lo prepara di anguria [o mellone, anzi, Mellone, come piace alla mia Ombrella], ma ne esistono varianti di ogni genere: di agrumi, di cannella, di caffè, ad esempio. Estremamente semplice e versatile, per prepararlo occorre solo un po' di fecola [o amido] e di zucchero.
Sulla scia della mia neonata passione per il cocco, ho deciso di lasciarne cadere un po' anche in questa ricetta, dopo aver appurato che l'abbinamento cocco + anguria fosse favoloso. Se avete una tavoletta di cioccolato fondente a portata di mano, qualche scaglia in superficie potrebbe essere decisamente una buona idea.


GELO DI MELLONE E COCCO [4-6 persone]

Ingredienti
1 l di succo di anguria [anguria privata dei semi e frullata]
100 g di zucchero [a seconda del grado di maturazione, potete arrivare a 120, o diminuire a 80, o omettere -nell'ultimo caso, però, la densità ne risentirà un po'-]
90 g di amido/fecola di patate

facoltativi: cannella e cioccolato fondente

100 g di cocco rapè
300 ml di acqua
zucchero a piacere
30 g di amido/fecola

Procedimento
In un pentolino, versate il cocco e lasciare che assorba l'acqua. Aggiungete lo zucchero e l'amido/fecola. Cuocete finché non si raddensa [rimarrà piuttosto solido]. Dividetelo sul fondo dei bicchierini e lasciatelo rapprendere.

In un altro pentolino, sciogliete l'addensante in poco succo di anguria. Quando non ci saranno più grumi, aggiungete il restante succo e lo zucchero. Cuocete a fuoco non troppo vivace, mescolando, finché non si sarà addensato. Versare poi sulla base al cocco.


giovedì 31 gennaio 2013

Gelo di arancia | Modena Days

E, poi, accade.
Un lunedì mattina, in pieno hangover causa festa della sera precedente, carichi la tua macchina con quasi tutto quello che è tuo [libri, qualche vestito, molti ricordi, valigie intere di fame di futuro] e parti. Guidi per trecento chilometri cantando le canzoni di mezzo iPod, fra picchi di entusiasmo e minuti di grigia malinconia, con gli occhiali da sole, nonostante il cielo nuvoloso, e il maglione più sformato che possiedi addosso.
Arrivi. Scarichi la macchina. Perlustri il tuo appartamentino. Apri i cassetti in cucina. Ti sciacqui la faccia in bagno. Sali in camera tua. Ti chiudi la porta alle spalle. E scoppi a ridere.
Perché sei sola. Perché quella stanza è tua.
Togli giusto le camicie dalla valigia, così non si stropicciano troppo. Liberi i libri e li impili tutti di fianco al comodino. Respiri un po'. Ed esci, impaziente di innamorarti della città.

Il nuovo capitolo è iniziato.
La mia stanza è minuscola. Ha il parquet. Il letto è matrimoniale, di fianco a me, di solito, dormono PC, libri e quaderni. La finestra lascia entrare la giusta dose di luce al mattino. Di sera rimango affacciata a prendere freddo e a fumare sigarette, rischiando di essere beccata dalla padrona di casa, che non vuole si fumi nei suoi appartamenti. Ogni tanto passa qualche treno, che sferraglia sui binari del paese vicino.
Fuori è tutta ansiogena pianura, a perdita d'occhio. Di giorno sembra quasi sempre un mare di nebbia dal quale, di tanto in tanto, emergono file calligrafiche di alberi neri. Di notte, quell'orizzonte immobile è rischiarato dalle luci della centrale elettrica.
In cucina ho una macchinetta del caffè che minaccia già di scioperare causa sfruttamento eccessivo.
Al mattino improvviso outfits da persona seria arrampicandomi su una sedia, perché non ho uno specchio a figura intera. Percorro i dieci minuti di tangenziale che mi separano dall'ufficio con il volume dello stereo al massimo, per svegliare le idee. Di sera, sfrutto il traffico per godermi la radio, e stiracchiarmi sul sedile. In pausa pranzo faccio su e giù per i corsi principali, per ossigenare muscoli e cervello. Oppure mi perdo nel labirinto di viuzze che ramificano dal centro di Modena. In dieci giorni ho visto due mostre fotografiche. Sono iscritta in biblioteca. Mi sono persa non so quante volte, alla ricerca di un supermercato, di questa o di quella via, dell'uscita giusta in tangenziale, della stazione ferroviaria, di un parcheggio non a pagamento, di un bar con free-wifi. Ho letto pagine economiche di quotidiani e chiacchierato di drammaturgia in pausa caffè. Ho cenato con barattoli da 500 g di yogurt, in mutande e maglietta, mentre guardavo una serie televisiva a letto. Mi sono cambiata in auto, passando da skinny bordeaux e converse, a collant, vestito e tacchi. Ho salutato qualcuno a un binario, dopo avergli rubato il maglione. Paolo Rossi mi è passato di fianco in centro e io, anziché riconoscerlo, mi sono chiesta "Ma questo cos'ha da guardarmi, ci conosciamo?". Sto imparando un lavoro. Sto imparando.

Più o meno, nelle ultime settimane è successo questo.
E' solo l'inizio. Nel bene e nel male.
Mi manca giusto una connessione internet a casa, ma posso sopravvivere.
Ovviamente, vivendo da sola, non ho quasi mai occasione di cucinare qualcosa di elaborato.
Ripescando dall'archivio, eccovi un dolce che qualche settimana fa vi avevo mostrato su Facebook.
Si tratta di un gelo di arancia, ispirato al suo gemello estivo, di qualche mese fa.
Il procedimento è semplicissimo e il risultato è ultra-light, ma anche molto soddisfacente, grazie alle scaglie di cioccolato [rigorosamente extra-dark], la dolcezza delle arance in questa stagione e l'aroma di cannella.
Eccovi la ricetta. (:


GELO DI ARANCIA CON CIOCCOLATO FONDENTE

Ingredienti
500 ml di spremuta d'arancia
100 ml di acqua
100 g di zucchero [io l'ho omesso, ma va un po' a gusti: potete anche aumentare la dose, magari fino a 200 g]
50 g di maizena
cannella macinata [facoltativa]

cioccolato fondente [dal 70% in su]

Procedimento
Scaldare in un pentolino abbastanza capiente 1/3 del liquido totale [spremuta + acqua]. Sciogliervi lo zucchero e la maizena. Aggiungere i liquidi restanti e la cannella. Cuocere finché il composto non si sia raddensato, come una sorta di budino.
Dividere negli stampi singoli e lasciar raffreddare per 3-4 ore.
Spolverare con scaglie di cioccolato fondente.


Spero di riuscire ad aggiornare di nuovo presto.
Per il momento vi auguro un buon finesettimana, alla prossima. (:

mercoledì 16 gennaio 2013

Di notti bianche, improvvisazioni e futuri imminenti. [Ma anche immanenti, sì.]

Proprio come quando leggi una ricetta che ti ispira, e poi aspetti giorni per provarla. Ogni giorno ripercorri gli ingredienti, studi il procedimento, ti soffermi su quella pagina ad osservare la foto, appunti qualche possibile ritocco su un post-it che lasci a far da segnalibro. Hai anche tutto ciò che ti occorre in dispensa, eppure, ogni volta che ti ritrovi a togliere le uova dal frigo, ad accendere il forno, a scegliere lo stampo, ti fermi, un attimo prima che il pensiero si tramuti in azione.
Finché non torni a casa una sera, e all'una meno un quarto di notte ti ritrovi ad annusare la confezione di fichi secchi, e a pensare che no, in fondo non hai sonno, non ancora. La ricetta che hai studiato per giorni rimane chiusa fra le pagine di quella rivista, ti dimentichi degli appunti e delle proporzioni ragionate, delle correzioni e delle modifiche, di tutto ciò che avevi programmato.
Alle tre di notte sei ancora davanti al forno ad aspettare che il dolce si cuocia. Sul tavolo della cucina hai  sparso libri, il pc è acceso, in una tazza del tè verde si raffredda, eppure rimani lì, senza fare null'altro se non goderti il calore del forno, osservando quel dolce preparato improvvisamente, senza aver seguito alcuna ricetta, in un momento forse non proprio adatto [o forse perfetto, proprio perché impensabile].
A volte capita proprio così. In cucina, altrove. Con le torte, con le persone.


Sono più di due settimane che non si vede ombra di post, su questo blog. Chiedo umilmente perdono, coperta d'imbarazzo. Volete il lavoro, volete un imminente trasferimento [con annesso cambio di casa, di panorama, di lavoro, di abitudini, di tutto -si legge un po' di panico e molta impazienza, sì?-], volete il poco tempo trascorso in casa, volete la vita -sempre lei, sì-, volete tutto questo ed altro, ma il blog è decisamente passato in secondo piano, in questi ultimi tempi. Ma non me lo dimentico, non lo abbandono, appena riesco sono di nuovo qui. 
Sta semplicemente cambiando tutto.
E io sto semplicemente tentando di non perdermi un attimo di ciò che sta accadendo.


Passando invece al dolce, l'ispirazione arriva dall'ultimo numero di Sale & Pepe, dove c'era un'interessantissima torta con fichi secchi e farina gialla. L'abbinamento mi intrigava, così ho iniziato a ragionarci su. Come avete letto sopra, però, ogni proposito di seguire la ricetta è stato ignorato al momento della preparazione. 
Il risultato è una torta molto, molto, umida e compatta, profumata di brandy e vaniglia.  Il sapore è rustico, grazie all'impiego della farina gialla. La dolcezza è data più dai fichi che dallo zucchero, presente in dosi davvero ridotte. Inoltre, è completamente senza grassi, dettaglio non da sottovalutare se siete in periodo detox.
Decisamente un comfort food in piena regola.


CAKE CON FICHI SECCHI E FARINA GIALLA

Ingredienti
120 g di farina gialla [tipo fioretto]
80 g di farina bianca 00
750 ml di latte intero
2 uova
100 g di zucchero
8 g di lievito per dolci
mezza bacca di vaniglia
100 ml di brandy
un pizzico di sale

300 g di fichi secchi

Procedimento
Lasciare in ammollo i fichi nel brandy, aggiungendo una quantità di latte sufficiente a coprirli del tutto.
Quando si saranno ammorbiditi, toglierli dal liquido e metterli da parte.
Accendere il forno a 180°C.
Montare le uova con lo zucchero. In un pentolino abbastanza capiente, portare a bollore il latte con il brandy e la stecca di vaniglia incisa.
Versare a filo i liquidi caldi [avendo tolto il baccello di vaniglia] nel composto di uova, mescolando per evitare che queste ultime si cuociano. Rimettere il tutto sul fuoco e, mentre si mescola con una frusta, versare a pioggia le farine con il lievito e il sale. Cuocere a fuoco basso finché il composto non si sia addensato.
Tagliare a pezzi i fichi e aggiungerli all'impasto. Versare il tutto in uno stampo da plum cake foderato di carta forno.
Cuocere per 50-60 minuti, finché il dolce non si sia completamente rappreso.
Lasciar riposare per 10-12 ore nel forno spento. 

lunedì 20 agosto 2012

Con questo caldo un post utile sarebbe chiedere troppo.

Agosto incendia persino l'aria, quest'anno.
Osservo il cielo dalla finestra e mi sembra che sia evaporato anche l'azzurro.
Sopravvivo con caffè ghiacciato [litri e litri di questo, per intenderci], gelato, granita, gelo, gazpacho [devo pagare qualche extra, per l'utilizzo di tutte queste g?]. Non credo di aver mai chiesto tanto ghiaccio al mio freezer come in questi giorni.

D'altra parte, però, dalle sette di sera alle sette del mattino l'estate è magnifica.
Prima di attaccare al lavoro, alle otto, mi godo la pioggia di luce calda che bagna i tetti, l'asfalto bollente, le montagne che circondano il Lago, quella luce bassa che filtra fra gli alberi, che sembra infilarsi sotto pelle.
Il finestrino dell'auto abbassato, la musica giusta, le strade secondarie per evitare il traffico.
L'estate si fa perdonare così, con la luce.
E con i cieli stellati, che sono davvero immensi, in queste notti. Immensi da perdercisi, per poi ritrovarsi nelle albe, che ad agosto sono davvero atomiche, con il rosa e l'arancione che esplodono nel cielo violetto, ancora livido di notte.
Non mi perdo un'alba, ultimamente. E ogni mattina, mentre bevo la mia dose maxi di caffè, seduta sul balcone, gli occhi nel cielo, mi ritrovo a ringraziare l'insonnia: perché l'estate è magnifica, dalle sette di sera alle sette del mattino. Davvero magnifica.

Il post in programma per oggi prevedeva cioccolato e panna. Mi scioglievo al solo scriverne.
E allora, anziché evitare di pubblicare inutilità, ho pensato bene vi spargere anche qui qualche estratto del mio imperdibile account Instagram.


In realtà, un sottofondo utile potrebbe anche esserci.  Per esempio, potrei raccontarvi dei chili di frutta surgelata che vivono, beati loro, nel mio freezer. Pesche, frutti di bosco, anguria, quellochetrovo.
Quando ho voglia di qualcosa di fresco, tiro fuori un sacchettino [non sono assolutamente maniacale, no, nel pesare ogni singola porzione al grammo, affatto.] e scelgo fra tre opzioni: smoothie, granita, o gelato.

How to? 

Nell'ordine:

- smoothie: mixer + frutta surgelata + acqua fredda

- granita: mixer + frutta surgelata [+ eventualmente un goccio d'acqua]

- gelato: mixer + frutta surgelata + 2-3 cucchiai di yogurt [per 180 g di frutta]
Okay, quest'ultimo è più un facciamo-finta-sia-gelato, lo ammetto, ma risulta comunque cremoso e buonissimo -ecco, mi raccomando la frutta, che sia matura e che sappia di qualcosa-]

Più che semplice. E non ho inventato nulla: l'idea del simil-gelato l'ho trovata da Elisa.
Potete aggiungere zucchero, ovviamente. Io macino cannella un po' dovunque, con le pesche bianche è divina. Anche il cardamomo non è male. E un mezzo limone spremuto, qua e là, ci sta sempre bene.





Che dire, forse ho finito di blaterare.
Vado a cercare di abbassare la mia temperatura corporea sotto una doccia gelida, sempre non mi si siano fusi i polsi sul portatile.

Buona serata a tutti! :)

A.

Ps: Grazie, con la G maiuscola e gli occhi a pronunciarlo, per le risposte all'ultimo post. Quelle arrivate tramite i commenti, quelle tramite mail, quelle via sms, quelle altrove.
La salvezza sta nel riconoscersi. 
Grazie.

venerdì 17 agosto 2012

Questo dolce lo mangio anche io.

Perché contiene frutta, e poco altro.
E non fa paura.

Vorrei avere parole per raccontarvi, ma ancora non le trovo.
Perché togliersi la maschera per lasciarsi guardare, davvero, fino in fondo, è molto più semplice quando si è in due e si è seduti a un tavolo, e si parla fra i caffè, quando si è in due e si è in macchina, e la direzione è l'Iperuranio, quando si è in due e ci si scambia la propria vita attraverso quelle lettere moderne e straordinariamente veloci che sono le mail.
Con tutti i vostri occhi a guardarmi, è molto più complicato. Ma stanotte, l'ennesima notte di sonno divorato dall'insonnia, non ho voglia di scrivere con la maschera sul viso. Pesa anche lei, a fine giornata.
E allora vi dico che sì, questo dolce lo mangio anch'io.
E non mi fa paura.

La ricetta è di Iaia.
E con Iaia vorrei prepararla, prima o poi. Con lei, e con ogni sguardo che ha lasciato cadere la maschera e l'ha appoggiata sul tavolo, di fianco alla mia.




GELO DI MELLONE

Ingredienti [per 12 porzioni medio-piccole]
500 ml di succo di anguria [ottenuto frullando e privando dei semi il frutto]
60 g di zucchero [che io mi sono dimenticata, ehm ehm, ma, insomma, l'anguria è già così dolce, caspita!]
45 g di amido di mais, o simili
mezzo cucchiaino di cannella in polvere

Procedimento
Sciogliere l'amido [e lo zucchero] nel succo. Profumare con la cannella e portare il tutto a bollore. Spegnere il fornello non appena la miscela si sia ben addensata. Dividere nei bicchierini e lasciar raffreddare.
Un passaggio in frigo ci sta benissimo.
Decorare con scaglie di cioccolato fondente, l'ideale, oppure con pistacchi non salati, o, ancora, con fiori di gelsomino.

[La versione seria e dettagliata della ricetta, la trovate qui.]




[Foto: Marta Rizzato, un'altra che la maschera l'ha dimenticata da qualche parte, tempo fa.]

lunedì 5 dicembre 2011

Dicembre

E’ Natale da fine Ottobre: le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. 
Io vorrei un Dicembre a luci spente e con le persone accese.

Charles Bukowski.

Lo vorrei anch'io, Charles.


Dicembre è già qui.
Il profumo dei camini accesi che affumica l'aria, un po' più fredda, così, da un giorno all'altro.
Il rosso intenso. I rami di pino che sanno ancora di resina. Le città illuminate. Il Duomo che si staglia, latteo, nel cielo già notturno, quando esci dall'Università alle 17. Il cielo rosa di notte, quando vuole nevicare. Le distese di neve intatta. Quando al mattino ti svegli e senti quel silenzio assoluto, che ti dice che fuori è tutto bianco, prima che tu apra le persiane. Le strade ghiacciate di notte. Le sciate. I cieli stellati in montagna. I biscotti speziati che papà porta dalla Germania. La cioccolata con la cannella appena macinata e la scorza di arancia grattugiata. Dormire con due piumoni, ma in canottiera. Il pandoro. I guanti, gli occhiali che si appannano quando entri in un bar. Le albe coperte di brina. Dicembre.

Meno luci, più persone.
Meno pensieri, più parole.
Meno quaderni, più racconti a voce.

In fondo, Dicembre mi piace.
Il problema sono le carenze di spirito natalizio, che mi rendono un po' acida (più del solito, sì :) e un tantino poco tollerante, in situazioni come: ressa da shopping natalizio, esagerato impiego di luminarie multicolori, riproduzione di canzoni eccessivamente natalizie.

[piccola nota: madre e sorella quest'anno hanno avuto carta bianca -io non sono stata interpellata, ovviamente- e si stanno sbizzarrendo ricoprendo ogni superficie domestica con addobbi e luci; la domenica mattina mi sveglio con un cd natalizio che già suona in cucina, mentre le sopracitate scelgono le due compilation da riprodurre in seguito; mia nonna sta già stilando la lista della spesa per il pranzo di Natale.
Ho paura che inizieranno a crescermi ciuffi di pelo verde.]

Come a contrastare questo rapido e chiassoso appropinquarsi del Natale, almeno in cucina, rimango ferma all'autunno, facendo fuori le scorte di zucca stipate nel freezer.
Personalmente adoro questo ortaggio.
Metà della mia famiglia è di origini mantovane, sono cresciuta fra risotti e tortelli di zucca. Ora mi piace moltissimo nature, al forno, con una macinata di pepe e qualche granello di sale. O in versione vellutata.
Nei dolci non l'avevo ancora provata, complici i nasi arricciati di chi mangia i miei esperimenti in cucina.
[Ogni tanto ho l'impressione che se preparassi solo crostate con la marmellata e torte di cioccolato, qui, sarebbero tutti felicissimi.]
Visto lo scarso entusiasmo, ho lasciato perdere l'idea di infornare la classica Pumpkin Pie americana, e ho optato per un simil-moelleaux, dove il cacao avrebbe nascosto l'arancione della zucca e, insieme agli amaretti, mimetizzato il sapore.
Il risultato? Nel giro di una cena e di una colazione, erano rimaste solo le briciole.
Facciamo progressi, dai ;)

Se anche voi avete ancora della zucca superstite, magari surgelata, provate questo dolce: semplicissimo, senza burro né olio e goloso. Sembra un vero moelleux, ma, incredibilmente, conta un terzo delle calorie.
Amaretti, cacao e zucca, poi... c'è bisogno che vi descriva l'effetto? ;)




MOELLEUX DI ZUCCA, con cacao e amaretti


  • INGREDIENTI


500 g di polpa di zucca, cotta e frullata
150 g di zucchero
100 g di farina 00
2 uova
200 g di amaretti finemente tritati
2 cucchiai di cacao amaro di ottima qualità
6 g di lievito
latte q.b.
un pizzico di sale


  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 190°C.

Lavorare lo zucchero con le uova, fino a rendere queste ultime ben chiare.
Aggiungere la polpa di zucca, gli amaretti, la farina, il cacao, il lievito e il pizzico di sale.
Per quanto riguarda il latte, va dosato in base all'umidità della zucca: aggiungetene quanto basta per ottenere un composto fluido, ma non liquido.
Versare l'impasto in uno stampo precedentemente imburrato e infarinato. Cuocere in forno caldo per un'ora.
Prova stecchino.

(il giorno dopo, ben fredda, guadagna 10 punti! ;)




E il vostro, di Dicembre, com'è, come sarà?
Natalizio? O solo... Dicembre?

a.

mercoledì 30 novembre 2011

Human web


Oggi sono di fretta, ma ci tenevo a pubblicare questa torta prima che scadesse il contest di Carolina, alias Semplicemente Pepe Rosa.
Due parole come "torta" e "autunno" accostate nello stesso titolo non potevano che convincermi ad inventarmi qualcosa di adatto. Così, ieri pomeriggio, mentre in treno frugavo nella mia mente in cerca di ispirazione, mi sono ricordata di questo post di Stefania (al quale vi rimando, e non solo per la ricetta) e del fatto che avessi dei mandarini abbandonati nella fruttiera ormai da un po' troppo.
L’abbinamento agrume-cannella è stato immediato (penso diventerò un bastoncino di cannella, considerato quanta ne ingerisco ultimamente, la infilo dovunque…), così ecco che un paio d’ore più tardi ho infornato questa torta.
La ricetta, in realtà, è completamente inventata. Lo yogurt non era previsto, ma aprendo il sacchetto della spesa ho scoperto che un vasetto s’era aperto, quindi ho fatto che inserirlo nell’impasto.
La consistenza del dolce è molto particolare, data la poca farina impiegata: ricorda un po’ uno sformato, ma molto croccante in superficie e ai bordi.
Ovviamente, dato che occorre utilizzarne anche la scorza, scegliete arance (o mandarini, come nel mio caso) bio e non trattate.

Ricetta? ;)



TORTA MORBIDA DI ARANCE E CANNELLA

  • INGREDIENTI


2 arance non trattate (o 4 mandarini, come nel mio caso)
un vasetto di yogurt (per me di soia bianco)
100 g di zucchero
80 g di farina setacciata
2 uova
abbondante cannella
vaniglia
un cucchiaio di cognac (o brandy, o rhum)
un pizzico di sale
8 g di lievito per dolci

  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 175°C.
Imburrare e cospargere di zucchero uno stampo da forno.
Frullare le uova con lo zucchero, aggiungere lo yogurt, le spezie, il sale e il liquore. Unire le arance frullate (nb: intere, comprese di scorza!), la farina e il lievito.
Versare nello stampo preparato e infornare per circa un’ora.

nota 1: questa torta (preparata con lo yogurt di soia) è adatta a chi è intollerante o allergico a lattosio e derivati, ed è senza grassi ;)

nota 2: da Vaniglia, questa è la settimana del recupero, ovvero di ricette che utilizzano anche gli “scarti” dei prodotti utilizzati, che poi scarti non sono, basta sapere come usarli; io sposo appieno la sua causa con questa torta, nella quale gli agrumi sono inseriti “in toto”, scorze comprese (provatela, sentirete che profumino!)


Il fatto che io citi ben tre foodbloggers in questo post non è un caso: riprendere in mano il blog, per quanto riesca a dedicargli davvero troppo poco tempo, significa rientrare in contatto con la blogosfera, nel vivo del circuito food bloggers.
Mi siete mancati, posso dirlo?
In questi casi mi accorgo sempre di più di quanto internet sia ormai un vero e proprio "veicolo" di persone. Leggere il blog di qualcuno ormai non è più solamente ammirare una bella foto e segnarsi un procedimento particolare per quella ricetta... è "vedere" attraverso quelle parole una persona, che ormai ha un contorno, uno spessore, non è più un semplice username.
Su Twitter al mattino ci si augura il buongiorno. Attraverso un post si racconta una briciola di vita. In un commento si lascia un sorriso o un abbraccio.
Ciò, chi, sta dietro a uno schermo non è più così distante.
Ed è per questo che continuo a leggervi, continuo a scrivere, continuo ad addentrarmi in questo mondo solo apparentemente virtuale. Perché è fatto da (ma soprattutto di) persone.
Mondo reale e mondo virtuale si fondono. Basti pensare a quanti di noi bloggers arrivano a conoscersi, basti pensare a quante amicizie sono nate da un semplice scambio di commenti, che si è trasformato in uno scambio di mail, in uno scambio di caffè, e chissà cos'altro.
Quindi sì, mi siete mancati, bloggers e lettori.

A presto, quanto prima, spero ;)

a.

Ps: Non sono l’unica ad essere ritornata… andate un po’ a vedere chi ha aggiornato il blog? Welcome back, Fede! ;)


Con questa ricetta partecipo al contest "La torta d'autunno", indetto da Semplicemente Pepe Rosa, in collaborazione con Mama Shabby




Sì, doveva essere un post rapido e sintetico...

sabato 26 novembre 2011

All the small things, true care truth brings


A volte, bisogna ricominciare dalle piccole cose.
Suona banale, forse lo è, ma è meno semplice di quanto sembri.
Perché iniziare dalle piccole cose significa essere più attenti, a ciò che accade attorno (le piccole cose mica ti urlano a gran voce "Sono qui!").
Significa concedersi la libertà di essere sorpresi, e anche questo è tutt'altro che semplice, perché implica una gran fiducia nell'altro, negli altri, nella realtà...
Ma le piccole cose sono capaci di farti spuntare il sorriso, perché contengono in sé tutta la bellezza di ciò che è semplice e schietto. E come fai a non sorridere, allora?
Piccole cose come un cielo invernale pieno zeppo di stelle sfacciatamente luminose.
Piccole cose come una mail inaspettata.
Piccole cose come una torta di mele.
Semplice, banale, scontata.
Eppure...

Infornare una torta di mele all'una di notte, appena tornata a casa.
Perché non si ha sonno, o forse non si ha voglia di dormire.
Affettare le mele croccanti. Macinare la cannella. Un goccio di calvados. Lo zucchero alla vaniglia, quello fatto con il baccello immerso nel barattolo.
Il tepore del forno. Il profumo.
Una torta di mele.
Qualcosa di più semplice?

Ci siamo lasciati con un dolce di mele. Ci rileggiamo con un dolce di mele.
Non cambierà la blogosfera, questa ricetta, ma, come detto, bisogna ricominciare dalle piccole cose, a volte.

La ricetta è tratta da un libro appena uscito e delizioso, "Torte di mele", di Maria Teresa Di Marco e Marie Cécile Ferré. Ve lo consiglio, uno dei libri di cucina più belli che abbia acquistato.
E vi consiglio anche il loro blog, ma non penso ci sia bisogno di presentazioni quando si parla dei Calycanthus.




TORTA DI MELE, semplice, schietta, buonissima.


  • INGREDIENTI


4-5 mele renette (1 kg)
3 uova
100 g di zucchero, più qualche cucchiaio
50 g di burro (io non l'ho messo)
160 g di farina setacciata
2 cucchiai di rhum (io avevo in casa del calvados, e si sa che con le mele...)
un goccio di latte
1/2 cucchiaino di cannella in polvere (vi consiglio di macinare quella in stecca, resterete sbalorditi dal profumo completamente diverso che ha. Comunque, esagerate con la quantità)
una bustina di lievito (ne ho messa mezza)
un pizzico di sale


  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 180°C.

Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere la farina, il lievito, il calvados, la cannella, il sale. Se necessario, ammorbidire l'impasto con il latte.
Unire le mele precedentemente pulite e affettate sottilmente. Versare in uno stampo e dare una spolverata di zucchero.
Infornare per circa un'ora.




Umore grigio a parte, sto un po' latitando dal web per concreta mancanza di tempo.
La prossima volta, magari, niente mele, promesso.
E, spero, anche niente più foto dal cellulare ;)

Buon fine settimana a tutti. Godetevelo. 

a.

domenica 14 agosto 2011

Cake integrale con nocciole e pere. Nient'altro, oggi.

Posso parlare solo di cucina, oggi? Posso fare la food blogger e non la blogger? Posso risparmiarvi un po' di paranoie, riflessioni, drammi esistenziali, improvvisazioni filosofiche? Direi di sì.

Oggi cake. Sapori semplici che ben si accordano fra loro, con una nota rustica e un po' grezza a rendere il tutto più intrigante. Una torta soffice e profumata cotta nell'ultimo acquisto compulsivo (stampo a cerniera con fondo per ciambella? Per la modica cifra di venti miliardi di trilioni? Non posso certo farmelo scappare!).
Zero grassi, la morbidezza della ricotta, il buon proposito "sano" della farina integrale abbinata alla frutta, pochissimo zucchero e una manciata di nocciole tritate finemente e lasciate distrattamente cadere nell'impasto.
Insomma, il classico cake da colazione o da tea time, quello che prepari perché hai voglia di cucinare anche se non hai fatto la spesa, quello che ti dà un buongiorno un po' più promettente dei cereali nello yogurt light.
Certo, volendo proprio esagerare si potrebbero tostare le fette e poi imburrarle, magari per adagiarci sopra un cucchiaino di confettura di lamponi... o magari ricordarsi del barattolino di crema di gianduia dimenticato in dispensa... ma con le nocciole e le pere sarebbe veramente pessimo! ;)




CAKE INTEGRALE CON NOCCIOLE E PERE

  • INGREDIENTI

180 g di farina integrale
100-120 g di nocciole, sgusciate e passate al mixer 
250 g di ricotta fresca
2 uova
50 g di zucchero di canna 
due cucchiai di miele
due pere Williams tagliate a tocchetti
1/2 cucchiaino di lievito
qualche cucchiaio di latte, o di acqua tiepida
vaniglia e cannella, se volete
un pizzico di sale

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.
Montare le uova con lo zucchero, finché non siano gonfie e chiare. Aggiungervi la ricotta, il miele e le nocciole. Mescolare. Aggiungere gli ingredienti rimanenti (regolate la consistenza con latte o acqua) e versare in uno stampo.
Cuocere per 40-60 minuti (dipende dallo stampo che scegliete, dalla potenza del forno, da quanti liquidi avete aggiunto... infinite variabili che lo prova stecchino può tranquillamente risolvere!)




Che strano scrivere un post così breve. Non fateci l'abitudine, però, tornerò ad allietarvi le giornate con leggere e frivole introduzioni a innocenti dolci! ;)

Buona domenica... e buon Ferragosto a tutti! (vi capita mai di perdere la cognizione del tempo in vacanza? A me sempre! Siamo già al 14, bello realizzarlo ora...)

A (non so quanto) presto.

a.

mercoledì 3 agosto 2011

Make my way back home when I learn to fly

Fra ultime giornate in ufficio, amici e famigliari che partono, stanchezza e/o pigrizia da ferie in avvicinamento, la mia voglia di vacanze sta raggiungendo livelli illegali.
Anche per questo, forse, il blog sta sonnecchiando un po'.

Ho voglia di estate, estate per davvero.
Di una vacanza che sia davvero vacanza, e non semplicemente del tempo libero abbandonato fra due stagioni di lavoro e studio, senza qualcosa con il quale valorizzarlo.
Mi sono sempre fatta molto aspettative riguardo l'estate. Sempre molti buoni propositi e to do lists.
Quest'anno, invece, attendo l'estate un po' così, aspettandola e basta, semplicemente.
Forse perchè non ho tutto quell'ansia di dover colmare le giornate con qualcosa, qualcuno, luoghi e impegni. Sto, lentamente, imparando a godermi ciò che c'è, senza perdermelo di vista nella sfrenata ricerca di ciò che non c'è (e che, il più delle volte, poi, non c'è nemmeno idealmente).
Sto imparando ad assaggiare, anzichè ingoiare subito per il timore di avvertire un sapore che non mi piace.
Sto imparando ad aspettare che il caffè sia pronto al mattino, senza accendere subito il computer per iniziare a rispondere alle mail in attesa che la moka gorgogli.
Sto imparando ad attendere l'ultima nota di una canzone, prima di cambiarla perchè "Tanto so come va a finire".
Sto anche imparando a correre, senza fermarmi subito non appena i battiti iniziano ad accelerare troppo.
Imparo a ignorare le paranoie, lasciandomi distrarre dagli amici.
Imparo a credere nei progetti, senza dare retta alla vocina gracchiante dentro di me che ripete: "Tanto non lo porterai mai a termine".
Imparo a riconoscere quando ho bisogno di stare sola perchè sola voglio stare, e quando invece sono solo scuse che mi racconto per la paura che qualcuno mi guardi negli occhi.
Sto imparando a godermi qualche attimo di vita, nonostante stia facendo cose del tutto differenti da quelle che, pensavo, avrei voluto godermi.

Forse, questo mese che mi si prospetta, di convivenza Agnese+Agnese, non sarà così deleterio.
Anzi, forse è proprio quello che mi ci vuole, una serie di pranzi e cene seduta a tavola con me stessa.
Chissà che non impari anche a guardarmi, davvero, allo specchio.

Nonostante sia con la testa in vacanza (anche letteralmente parlando), ho deciso che il blog aspetterà ancora un po' le ferie. Magari ci saranno meno post, magari saranno meno frequenti e conterranno ricette un po' pigre, ma Food Therapy rimane aperto :)

E oggi vi propone l'ultimo dolce preparato prima che il resto della famiglia facesse i bagagli, cucinato un po' per svuotare frigo e dispense, un po' perchè l'ultima colazione tutti insieme fosse con un dolcino home made, declinato in più varianti per accontentare tutti.
La base è la classica torta allo yogurt, privata dei grassi (niente burro, né olio! :), ma arricchita da croccanti pezzetti di mandorla. Delle piccole tortine addolcite da pezzi di frutta o marmellata (per il fratello che si mantiene sempre a distanza di sicurezza dalla cesta della frutta ;), 100% breakfast style, insomma.

Ricetta? Of course!
Veloce quanto semplice :)










TORTINE CON YOGURT, MANDORLE E FRUTTA


  • INGREDIENTI

300 g di yogurt bianco (o alla frutta, intero, o scremato, di soia o greco... insomma, quello che preferite, o che avete in frigo!)
150 g di farina 00
200 g di mandorle
100 g di zucchero (regolate la quantità in base all'acidità dello yogurt che avete scelto e della frutta che aggiungete)
2 uova
mezza bustina di lievito (per me vanigliato)
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di cannella
pesche, susine, albicocche, marmellata... ciò che preferite ;)

zucchero extra per la superficie

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 170°C e preparare uno stampo per muffins (o tanti stampini monoporzione).
Sbattere le uova con lo zucchero. Aggiungervi lo yogurt e le mandorle, tritate non troppo finemente, (conservandone una parte per cospargere la superficie delle tortine), il sale, la
cannella e il lievito.
Mettere un cucchiaio di composto in ogni stampino per muffin, aggiungere qualche pezzo di frutta (io ne ho fatte diverse versioni, ognuna con un frutto diverso, ma potete anche scegliere di mettere più tipi di frutta insieme) o un cucchiai(n)o di marmellata, e ricoprire con altrettanto impasto. Completare la superficie con ancora qualche pezzo di frutta. Cospargerla poi con il rimanente del trito di mandorle, mescolato a un po' di zucchero.

Infornare per 15-20 minuti, finchè non saranno cotti (prova stecchino) e dorati.

Nel caso non spariscano subito (possibilità che a casa mia non si è nemmeno lontanamente immaginata ;), conservatele in frigorifero. Nel caso si possono anche congelare :)

pesca.


confettura di albicocche.

susina.








albicocche.



E voi della vostra estate cosa mi dite?

A presto.

a.

domenica 10 luglio 2011

Non il solito

Forse... parlare di cose belle è difficile quanto parlare di cose meno piacevoli.
Forse.
Nel dubbio,lascio solo un "grazie". E un caffè. Un po' speciale.
Ghiacciato. Cremoso. In un bicchiere, non in una tazzina.
Non nero come al solito.
:) 




ICED COFFEE

D'estate vivrei di questo. Già sapete quanto io veneri il caffè, questa è la mia "summer version". Caffè amaro, come sempre, tanto ghiaccio, una bella frullata nel mixer. Si ottiene una crema vellutata e ghiacciata, di un colore splendido (nessuno direbbe che è solo caffè, giusto?).
Semplicissimo, veloce e... beh, crea dipendenza. ;)

Ingredienti [per tre persone, o per una/un caffeinomane]
caffè per tre
12 cubetti di ghiaccio

Procedimento
Mettere nel mixer i cubetti di ghiaccio. Chiudere il coperchio e aggiungere, dall'alto, a filo, il caffè, mentre lo si aziona. Frullare finchè il caffè non sarà diventato chiaro e cremoso.
Servire subito, in bicchieri ghiacciati, magari, con una spolverata di polvere di caffè in superficie.

Variabili e varianti: ovviamente potete zuccherarlo, quanto e come volete. Potete aggiungere del baileys (così diventa davvero una meraviglia!), del gelato, della panna... una cucchiaiata di Nutella, cannella, vaniglia, cioccolato a scaglie... quello che più vi piace col caffè, insomma! Il procedimento rimane lo stesso, ed è sempre ottimo.

Ciao a tutti, a presto!

a.

martedì 8 marzo 2011

Anglofona precisione

Sicuramente ciò che più mi appassiona dello studiare le lingue è arrivare a imparare termini che hanno in sé una completezza di significato perfetta, che non si riscontra in altre lingue.
Imparare una lingua non è solo memorizzare costrutti grammaticali e addomesticare l'accento. Ho sempre pensato che ci fosse una valenza ancora più profonda, che nell'assimilare parole e modi di dire di un'altra nazione si assimilassero anche le strutture del pensiero, le sfumature culturali, le abitudini. Ogni lingua ha in sé la descrizione delle persone che la parlano, è meglio di una fotografia o di un ritratto psicologico.
Ad esempio, l'altra sera ero fuori con un amico (anche lui studente di lingue) e, chiacchierando, ad un certo punto ci siamo ritrovati a poter utilizzare per descrivere una situazione solo un termine inglese, perchè non riuscivamo a trovare una parola italiana dal significato altrettanto adatto.
Questo succede spessissimo anche con altre lingue, basti pensare a quanti modi di dire francesi, inglesi, tedeschi sono entrati ormai nel nostro vocabolario quotidiano.
Ammetto però che in quanto a “parole che suonano meravigliosamente e che significano esattamente quello che s'intende dire” l'inglese è in testa alla mia classifica.
E' una lingua che mi piace da impazzire, semplicemente. Trovo che abbia una musicalità unica (e come “suona” una lingua è estremamente importante, lasciatevelo dire da una che si è andata a complicare la vita col russo... ;) ).
Tutto questo perchè stamattina mi sono ritrovata con poca voglia di fare colazione, un cestino di fragole e una banana drammaticamente vicina al “punto di non ritorno”.
Tre ingredienti che sono finiti nel mixer per uscirne... smoothie.
Cioè, quanto rende l'idea la parola “smoothie”? Trovatemi un corrispondente in italiano! O in tedesco ;)
Smoothie. Ha in sé il procedimento del nostro frullato, la consistenza del nostro sorbetto e le sensazioni del nostro frappè. E' una parola perfetta: tu la pronunci e sai già cosa aspettarti.

Bene, dopo questa divagazione linguistica freno il mio entusiasmo e vi lascio la ricetta (con un po' di imbarazzo perchè, suvvia, lo smoothie è davvero... uhm... for dummies ;) )
Anche qui, le varianti sono infinite. A partire dal tipo di frutta utilizzata, passando dagli emulsionanti (io ho utilizzato qualche cucchiaio di acqua, ma si può ovviamente scegliere il latte del tipo che si preferisce o anche un po' di yogurt, perchè no, bianco o alla frutta), fino ad arrivare agli zuccheri aggiunti (per me sugar free, ma ovviamente liberi di addolcire con zucchero bianco o di canna, miele or whatever else you prefer)
Lasciatemelo dire ancora una volta... smoothie. :D




SMOOTHIE DI FRAGOLE E BANANA 


  • INGREDIENTI
una banana
una decina di fragole
tre cubetti di ghiaccio
latte q.b.

  • PROCEDIMENTO
Mettere tutti gli ingredienti nel bicchiere del mixer e azionare, aggiungendo latte fino a ottenere la consistenza desiderata. 



Buona giornata a tutti e buona Festa delle Donne, ragazze ;)

domenica 5 dicembre 2010

0%: fast, light but so goooood.


(English below)

Per quanto io adori dolci ipercalorici e dal contenuto di colesterolo non trascurabile, il problema “accumulo di cellule adipose su fianchi, pancia e cosce” mi spinge a ripiegare su piatti absolutely light per quanto riguarda i pasti ordinari.
Se in passato ero così attenta a contenuti calorici, grammature di carboidrati e percentuali di grassi saturi e non degli alimenti da risultare maniacale, ora il mio rapporto col cibo si è evoluto e, sebbene i sensi di colpa spesso mi ronzino ancora nelle orecchie come zanzare in notti estive, cerco di mangiare sano ma con gusto, concedendomi qualche strappo di qua e di là, senza però dimenticare di muovermi a sufficienza.
Così ho deciso di proporvi, accanto a ricette con dovizia di burro e cioccolato, anche le mie preparazioni strategiche: piatti light, sani ma gustosi, per risolvere pranzi e cene senza sensi di colpa ma con la pancia piena :D
Fil rouge di queste mie sperimentazioni è l'assenza di grassi: tento di sostituire il condimento con altri insaporitori (soprattutto spezie e aromi vari) che non incrementino il numero delle calorie.
Sono stata molto combattuta sul fatto di postare o meno quelli che sono i miei “piatti 0%”, ma alla fine ho pensato che a tutti, ogni tanto, può venir voglia di una ricetta leggera e sana in tutto e per tutto.
Da quale partire, dunque? Semplice, da quella preparata per il pranzo di oggi.
Di solito opto per piatti molto meno elaborati, ma oggi non avevo particolari impegni a parte studio e un'uscita pomeridiana, quindi perchè non inventarsi qualcosa di nuovo per il pranzo?
Ho quindi trasformato il classico flan di verdure con panna e uova nella sua versione 0%.
Sicuramente non avrà il gusto e la consistenza scioglievole del suo parente contenente la crema di latte, ma, vi assicuro, questo flan è ottimo.
Composto in prevalenza da broccoli e cavolfiore, ho usato come sostanza legante l'albume e dato al tutto un tocco di gusto in più aggiungendo la croccantezza di una crosticina di parmigiano in superficie.
Ah, particolare non certo trascurabile: l'ho cotto in microonde (si può tranquillamente preparare in forno, però, soprattutto se il vostro micro non ha la funzione grill)
Fast, light but so good.



FLAN DI BROCCOLI E CAVOLFIORE CON CROSTA DI PARMIGIANO

  • INGREDIENTI

200 g di cavolfiore cotto al vapore
300 g di broccolo verde cotto al vapore
1 spicchio d'aglio
200 ml di latte scremato
1 albume
sale
pepe
parmigiano reggiano

  • PREPARAZIONE

Frullare le verdure con il latte, aggiungere l'albume, l'aglio, il sale e il pepe.
Versare in una pirofila adatta alla cottura in microonde e ricoprire di parmigiano.
Far cuocere per 3 minuti alla massima potenza. Lasciare riposare per 2 minuti e poi completare la cottura con altri 3 minuti alla massima potenza.
Far arroventare il grill e infornare nuovamente finchè la crosta non si sia scurita e sia diventata croccante.
Servire tiepido.

Per chi volesse cuocerlo in forno: mezz'ora a 200°C + grill.


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English version

This is a very tasty recipe with 0% fats. I love this kind of food, which let me eat light and healthy, without renounce at having a good lunch or dinner.
This flan is made with cauliflower and broccoli, the special touch is given by a superficial crust of Parmesan cheese.
I've cooked it in the microwave, but if don't want to use it or if your microwave haven't got grill optional you can use the classic oven.



BROCCOLI AND CAULIFLOWER FLAN WITH PARMESAN CRUST

  • INGREDIENTS

200 g of boiled cauliflower
300 g of boiled broccoli
1 album
200 ml of 0% fats milk
garlic
salt
pepper

Parmesan

  • METHOD

Put in an electric mixer the vegetables with all the others ingredients (except from Parmesan).
Mix it and then put the result in a heat- resistant dish for microwave oven.
Cook for 3 minutes at the maximum potency. Let it rest for about 2 minutes and then cook for more 3 minutes.
Put the microwave on the grill function and let the flan grill until the Parmesan has became crunchy and bronzed.

If you want to prepare it in the classic oven cook the flan for about 30 minutes at 200°C. Finish with 2 minutes of grill to make the crust.