lunedì 25 ottobre 2010

Una festa, un impegno preso, la torta più difficile mai fatta. Fra soddisfazione, orgoglio e felicità


Ieri abbiamo festeggiato la Cresima di mia sorella, la più piccola della famiglia. Sono stata la sua madrina e per me è stato davvero emozionante. Sono molto legata a Emma, quindi il fatto di poter essere “guida” e punto di riferimento per lei mi riempie davvero di felicità: ci tengo che mi possa vedere come non solo sorella maggiore, ma anche come persona cui chiedere aiuto, consiglio. Ed è un cammino (il suo, di crescita) che comunque faremo insieme, perchè niente come vedere lei mi fa riflettere su quello che sono, sulle mie azioni, sulla mia vita. Essere la sua madrina è quindi anche un atto di umiltà che faccio verso me stessa: non solo correggere e aiutare lei, ma anche correggere e criticare me stessa con obiettività e alla luce di un nuovo ruolo che mi trovo a ricoprire.
E' stata davvero una giornata bellissima.
E' stata anche occasione per riunire tutta la famiglia: zii e cugini, sorelle e fratelli, genitori e nonni (o, meglio, nonna :) ), tutti insieme per festeggiare.

Per la prima volta, mi è stato chiesto di preparare Il Dolce (per compleanni e “festicciole” mi occupo di norma io della torta, ma per le “cerimonie” abbiamo sempre richiesto l'intervento del pasticcere). Ho riflettuto su quale dovesse essere la preparazione per tutta la settimana: sfogliando libri di pasticceria in libreria durante le pause universitarie, spulciando i vostri blog e i siti di cucina, rileggendo i libri che ho in libreria. Per la prima volta, volevo cimentarmi in una torta che nulla avesse da invidiare a quelle scenografiche preparate dal pasticcere.
Il cioccolato era stato espressamente richiesto.
Non nutro un amore folle per le basi “spugnose” di pasticceria, i classici pan di Spagna che sostengono chantilly e mousse nelle canoniche torte a strati.
Valutando e rivalutando le varie opzioni e i suggerimenti della mia fantasia, sono giunta a questa preparazione: dacquoise alle mandorle con mousse al cioccolato e copertura al fondente.
La composizione è stata questa:
- dacquoise
- mousse
- dacquoise
- mousse
- dacquoise
- mousse
- crema al burro sui lati
- glassa lucida
- lamponi (si sa, i lamponi col cioccolato sono divini, e un tocco di freschezza certo non avrebbe guastato ;) )



Vediamo ora la ricetta e i vari procedimenti

MERINGA ALLE MANDORLE (base per dacquoise presa da "Il libro d'oro del cioccolato)

  • INGREDIENTI

6 albumi
150 g di farina di mandorle
300 g di zucchero semolato fine
1 cucchiaio di fecola

  • PREPARAZIONE

Preriscaldare il forno a 100°C.
Preparare tre piastre da forno ricoperte dalla carta.
Iniziare a montare a neve gli albumi con un pizzico di sale. Nel frattempo, in un'altra terrina, setacciate gli altri ingredienti e mescolateli fra loro. Quando gli albumi saranno già ben sodi, iniziare gratamente a più riprese ad aggiungere le polveri. Il movimento dev'essere delicato, dal basso verso l'alto. Si otterrà una meringa lucida, fluida ma consistente (il composto deve "scrivere").
Distribuire il composto sulle tre placche, regolandosi in un modo che le meringhe abbiano all'incirca lo stesso diametro (io ho usato l'anello dello stampo a cerniera come guida, ma volendo si può anche disegnare una circonferenza tipo sulla carta forno)
Infornare per almeno un'ora e mezza, prolungare in ogni caso la cottura finché la meringa non si sia completamente asciugata.
Spegnere il forno e lasciarle dentro.

Note:

La meringa: è una preparazione che mi ha sempre spaventata, ma che in realtà è di una semplicità disarmante, l'importante è seguire poche, precise, regole:
  • gli albumi: preferirli non troppo freschi, da utilizzarsi a temperatura ambiente
  • il contenitore dove montarli: sempre a temperatura ambiente, preferibile in plastica (io ho usato quello in acciaio del Kitchen Aid e gli albumi si sono gentilmente adattati ;) )
  • gli ingredienti da aggiungere (eventuali farine): devono essere i più leggeri possibili, in modo da non compromettere la montata delle chiare; per le farine di frutta a guscio è preferibile utilizzare la farina già pronta, anziché produrla in casa tritando la frutta: l'unto dell'olio prodotto può sgonfiare la meringa e, in ogni caso, è difficile ottenere una granulosità altrettanto sottile; la fecola è utile in quanto conferisce stabilità al composto
  • lo zucchero: è consigliabile ripiegare sullo zucchero a velo; io ho usato metà dose di zucchero a velo e metà di uno zucchero semolato finissimo (un certo Zefiro... ;) )
  • la cottura: la meringa non deve cuocere, ma semplicemente asciugarsi; perciò, la temperatura del forno dev'essere minima, mentre i tempi prolungati; a cottura ultimata, lasciare le meringhe nel forno spento (anche per tutta la notte), poi, elimina ogni traccia di umidità residua, garantendo una porosità e una croccantezza eccellente.
La dacquoise 
Wiki così ci dice:
A dacquoise is a dessert cake made with layers of almond and hazelnut meringue and whipped cream or buttercream. It takes its name from the feminine form of the French word dacquois, meaning 'of Dax', a town in southwestern France. It is usually served chilled and accompanied by fruit. A particular form of the dacquoise is the marjolaine , which is long and rectangular and combines almond and hazelnut meringue layers with chocolate buttercream.
The term dacquoise can also refer to the nut meringue layer itself.
Traducendo banalmente: è un dessert composto da meringa alle mandorle o alle nocciole e mousse (o crema al burro). Il suo nome si rifà al francese daquois, di cui è il femminile, e significa "di Dax", che è una cittadina della zona sud- ovest della Francia. Si serve di norma fredda, accompagnata da frutta.

MOUSSE AL CIOCCOLATO

  • INGREDIENTI

250 g di cioccolato fondente
6 tuorli (i rimanenti degli albumi ;) )
250 ml di panna fresca
200 g di zucchero
10 g di gelatina in fogli

  • PREPARAZIONE

A bagnomaria, far fondere il cioccolato. Nel mentre ammollare la gelatina in un bicchiere d'acqua fredda. A parte mescolare con una frusta i tuorli allo zucchero, in modo da ottenere una spuma chiara.
Quando il cioccolato sarà fluido, sciogliervi la gelatina strizzata mescolando bene e aggiungere poi il composto ottenuto alle uova montate.
A parte montare la panna ben ferma. Mescolarvi la crema al cioccolato. Riporre in frigo a riposare per diverse ore (io l'ho lasciato tutta la notte)

CREMA AL BURRO

Ndr: al momento dell'assemblaggio della torta, i bordi risultavano imperfetti. O meglio, se avessi subito ricoperto il tutto con la glassa non sarebbe rimasto un profilo liscio e regolare, ma intervallato dalle cunette meringa- mousse. Ecco così che ho pensato (con la partecipazione del papi, che ieri mattina mi guardava intimorito discutere con mousse e glasse :D) di “stuccare” i lati.

  • INGREDIENTI

150 g di burro a temperatura ambiente
100 g di cioccolato fondente
100 g di zucchero

  • PREPARAZIONE

Mentre il cioccolato si fonde a bagnomaria (o nel micro ;) ) montare con un cucchiaio di legno il burro “a pomata” con lo zuccchero.
Una volta che il cioccolato è completamente fuso aggiungerlo alla crema di burro: mescolare bene e riporre in frigo.

GLASSA LUCIDA AL CIOCCOLATO FONDENTE

  • INGREDIENTI

100 g di cioccolato fondente
250 ml di panna fresca
8 g di gelatina in fogli

  • PREPARAZIONE

Lasciare che la gelatina si ammorbidisca in un bicchiere d'acqua fredda. Nel frattempo far fondere il cioccolato (sempre bagnomaria o micro) e scaldare la panna a fuoco basso in un pentolino.
Quando la gelatina è ammorbidita scioglierla nella panna. Aggiungere poi il cioccolato. Mescolare bene: il composto deve essere liscio e omogeneo.


ASSEMBLAGGIO

Su un foglio di carta da forno (onde evitare di sporcare il piatto di portata, come invece ha fatto la sottoscritta, la quale si è poi ridotta a pulirlo con carta assorbente inumidita e avvolta attorno agli stuzzicadenti per riuscire a togliere ogni sbavatura -.-') sistemare un disco di meringa. Ricoprirlo con 1/3 della mousse al cioccolato. Procedere in questo modo per ogni disco di meringa, fino ad esaurire la mousse.
Con la crema al burro livellare i lati, in modo che siano lisci e che le eventuali cunette fra la meringa e la mousse siano spianate
Mettere in freezer per cinque minuti, affinchè il tutto si solidifichi per bene. Nel frattempo assicurarsi che la glassa sia ancora fluida, se fosse altrimenti riscaldarla a bagnomaria mescolando.
Prelevare la torta dal freezer. Far colare la glassa dal centro, in modo che tutta la torta ne sia ricoperta senza che la si debba distribuire (altrimenti non rimane bella lucida! :) ). Mettere in frigo. Una volta solidificata decorare con i lamponi freschi lavati e tamponati delicatamente (ovviamente quest'ultimo dettaglio è facoltativo :) ).
Lasciare al fresco fino al momento del taglio (a proposito: vi consiglio di prepararla con qualche ora di anticipo, in modo che la meringa abbia il tempo di ammorbidirsi, così che il taglio sia facilitato)



Presentare questa torta (seppur imperfetta) è stato fra l'imbarazzante e l'orgoglioso: orgoglio per la mia prima ricetta “da pasticceria”, imbarazzo perchè non mi trovo mai troppo bene in mezzo a complimenti continui.
Insomma, inutile dire che ha avuto un gran successo :D

Non vi dico che è semplicissima perchè non lo è, ma con cura e attenzione è un'impresa alla portata di tutti (ci sono riuscita io! ;) ). La preparazione è un po' lunga, le meringhe necessitano di taaaanta pazienza, ma i tempi sono interamente ripagati.
Sebbene sia una preparazione a dir poco ricca la meringa permette di alleggerirla un po', a mio parere. E la sua croccantezza contrasta a meraviglia con la voluttuosità delle varie creme.


Che altro dire... avete idea di quanto sono soddisfatta di questa torta? :D

domenica 24 ottobre 2010

Una piccola pasticceria in un paesino, i suoi biscotti, la voglia di quel profumo

Nel piccolo paesino di provincia dove vivo c'è una pasticceria storica, celebre per i suoi biscottini da té. Delle frolle delicatissime e profumatissime, che si sciolgono in bocca.
Quando ero piccola la domenica mattina la nonna mi portava a Messa, di rito, poi, si andava "dal Leonardi" a prendere un vassoietto di biscottini. Per il pranzo della domenica, era la scusa.
E' una pasticceria piccola, come raccolta tutt'attorno a profumi e sensazioni. Il laboratorio ha una vetrina che dà sulla strada: se non avessi quasi vent'anni passerei le giornate col naso schiacciato contro il vetro. La porta è delicata, con una sottile maniglia di ottone e un campanello che suona quando la abbassi, producendo un trillo cristallino. C'è un piccolo bancone, delle vetrinette che espongono i vari biscotti, degli scaffali che espongono prodotti di pasticceria, il frigo per le paste fresche. I gestori sono moglie e marito (lui pasticcere). La signora dà sempre un'impressione di fragilità, a partire dalla voce sottile, dagli occhi malinconici dietro gli occhiali sottili, fino alle dita lunghe e sottile, che con gesti abili selezionani biscotti e pasticcini sistemandoli ordinatamente sui vassoi.
I vassoi sono bianchi, candidi, ricoperti da una velina con in filigrana il nome della pasticceria. L'incarto è di un verde scuro, fra il bottiglia e lo smeraldo, legato da un nastro dorato.
Tutto molto elegante, semplice, pulito.
Classico.
Semplicemente classico.

Ogni volta che entro in quella pasticceria torno piccola. Perdo un metro in altezza e guardo con gli occhi che brillano ogni vetrinetta, ogni piatto di biscotti sotto le campane di vetro.
Pochi giorni fa avevo una voglia pazza di biscotti. Lungi dall'illudermi di riuscire a imitare quelli della celebre pasticceria (la ricetta è segretissima, figuratevi che gli apprendisti in laboratorio non possono nemmeno assistere alla loro preparazione o.o), mi sono dedicata a una semplice frolla molto profumata (e non solo, ahimé) di burro e con uno sfizioso ripieno di marmellata di limoni, che con la sua freschezza alleggerisce l'involucro.
Semplici, classici, perfetti.




RAVIOLI DI FROLLA

  • INGREDIENTI

170 g di farina bianca 00
80 g di farina integrale
100 g di zucchero
125 g di burro freddo tagliato a tocchetti
1 uovo e 1 tuorlo
un pizzico di sale

marmellata

  • PREPARAZIONE

Versare la farina a fontana su un piano pulito, aggiungere nel centro gli altri ingredienti e iniziare a impastare velocemente. Ottenuta una palla liscia e omogenea, avvolgerla nella pellicola trasparente e lasciarla riposare in frigo per circa mezz'ora.
Nel frattempo accendere il forno sui 180°C.
Prelevare la pasta dal frigo e stenderla in una sfoglia sottile 5mm circa.
Intagliare dei biscotti circolare con un diametro di circa 5cm e posizionare nel centro di ognuno un cucchiaino di marmellata del gusto preferito. Piegare a metà i ravioli e “pinzare” i lati sigillandoli con i rebbi della forchetta.
Ordinare su una piastra ricoperta di carta da forno e cuocere in forno per 10 minuti, fino a doratura.
Sfornare e far raffreddare su di una griglia. 

Ottimi dopo cena, ottimi a colazione, ottimi a merenda, ottimi dopo pranzo. Sono biscotti! ;)

sabato 23 ottobre 2010

Tutto iniziò da 500 g di ricotta...


Mia sorella venera la mia torta di ricotta. Quella classica, umida, con le gocce di cioccolato, senza guscio di frolla. Ebbene, ieri torno a casa dopo una settimana che non ci vedevamo e trovo della ricotta in frigo. Ancora una volta, si è attivato il processo automatico “ingrediente → preparazione”.
Questa volta però non avevo molta voglia di tradizione, di riproporre la solita torta. Allora mi è tornata in mente una vecchia ricetta letta su un certo “Inventa menù” della Mondadori (alte fonti le mie, vero? ;) ): una torta di ricotta quasi senza farina.
Sono andata a ripescare il succitato volume nella libreria, l'ho svogliato alla ricerca di quel ricordo e, fra pagina 26 e pagina 28, eccolo spuntare. Ricetta datata significa il riproporsi di ingredienti tipici di certe preparazioni datate: uvetta, canditi, pepite di cioccolato... i canditi non sono mai stati troppo amati in famiglia, e in ogni caso io cercavo una versione “pura” della torta di ricotta, senza farina ma anche senza punteggiature variopinte d'ogni sorta.
La ricetta di base però m'incuriosiva: soli 60 g di farina e zero grassi aggiunti.
Uhm.
Volevo lasciare da parte le gocce di cioccolato, che ho sempre considerato golose, ma decisamente troppo ricche di grassi e, la maggior parte delle volte, prodotte con cioccolato di non finissima qualità. Però il cioccolato ci voleva, mia sorella lo adora.
Ri- uhm.
Distrattamente ho ripreso a sfogliare il libro ed ecco fare capolino un “gàteu basco” (in versione Inventa menù ovviamente): impasto morbido che racchiude uno strato di crema pasticcera e prugne.
Tri- uhm.
Ripieno! Al cioccolato. Ho guardato in frigo... no, niente panna. Ho guardato in dispensa... no, niente cioccolato in tavoletta. Se sciolgo i cioccolatini primo mia mamma mi uccide, secondo resta troppo grasso comunque.
Uff- uhm.
Il mio sguardo si è posato sul cacao in polvere. Latte ne avevo. Un po' di fecola...

Il risultato di questi molteplici “uhm” è stata una torta di ricotta scioglievolissima, senza grassi aggiunti, dal sapore molto delicato. Un impasto candido racchiude un cuore al cacao che non si solidifica in cottura, raggiungendo una consistenza che potrei definire “da budino”, anche se il termine non rende bene la sensazione che dà.
Questa torta di ricotta sconvolta è piaciuta molto. Alla sorella e a tutti gli altri.
Buona la sera ancora tiepida, da paura la mattina a colazione ;)



TORTA DI RICOTTA CON RIPIENO AL CACAO
  • INGREDIENTI

500 g di ricotta
200 g di zucchero
4 uova
80 g di fecola (o simili)

500 ml di latte intero
100 g di cacao magro
80 g di zucchero
50 g di fecola

  • PREPARAZIONE

Innanzitutto, accendere il forno sui 180°C. Imburrare e infarinare (o cartadafornare ;) ) una tortiera tonda.

Per la crema (che io ho preparato prima)*1
Scaldare in una casseruola il latte. In una terrina a parte, intanto, mescolare gli altri ingredienti, in modo che non ci siano agglomerati. Versare 1/3 del latte sulle polveri e scioglierle bene nel liquido. Aggiungere poi la crema ottenuta al latte nella casseruola e procedere la cottura finché il composto non sia ben addensato.

Per l'impasto
Dividere i tuorli dagli albumi. In una terrina mettere i primi con lo zucchero e montarli con una frusta finchè non sono ben chiari. Aggiungere la ricotta passata al setaccio.
A parte montare a neve fermissima gli albumi, mescolarli poi al resto dell'impasto con movimenti delicati dal basso verso l'alto.

Assemblaggio
Versare 2/3 dell'impasto alla ricotta nella tortiera. Mettere in forno per circa 5- 10 minuti, finchè non si sarà rassodato. *
Quando il “fondo” sarà stabile, riprenderlo dal forno e versarvi sopra la crema crema al cacao, curandosi di lasciare 0,5- 1 cm di bordi. Ricoprire il tutto con l'impasto alla ricotta rimanente. Infornare nuovamente per circa 20 minuti. A cottura ultimata la torta sarà ben soda con delle piccole crepe in superficie.

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* Questo procedimento l'ho ritenuto necessario onde evitare che la crema al cacao scivolasse sul fondo (l'impasto alla ricotta è molto “arioso”, non penso sarebbe riuscito a sostenere la crema)

*1 Come accennavo sopra, per motivi di ingredienti mancanti sono ricaduta su questa specie di “cioccolata”. Penso però che sia perfetta per una torta del genere qualsiasi tipo di ganache (o altra crema) al cioccolato.

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E il tortino postato ieri??
Un po' d'impasto era di troppo... anzi, ho fatto in modo che fosse di troppo, dato che volevo sperimentare la versione "tortino". Volevo anche sperimentare come funzionavano i due impasti miscelati, così è saltato fuori un tortino con cuore fondente, variegatura centrale e guscio di ricotta. 
Sbavsbavsbav.
Inutile precisarlo: questo è da mangiare caldo, col cucchiaino, magari una cucchiata per uno sotto il piumone ;)


Il procedimento?
Semplicissimo! Versare un paio di cucchiaiate di crema al cioccolato sul fondo di una formina da tortino (vi sconsiglio i pirottini perchè l'impasto rimane piuttosto liquido), coprire con uno strato d'impasto alla ricotta mescolato con un po' di crema al cacao e, infine, coprire con l'impasto bianco. 
Ah, la cottura. Rullo di tamburi... microonde alla massima potenza per 3 minuti.
Esageratamente easy, vero? :D

venerdì 22 ottobre 2010

Sei tremendamente fotogenico, ma non so come chiamarti!



...sperimentando con l'impasto avanzato di una torta.
A domani per ricetta e racconto!
Buona notte a tutti! :D

lunedì 18 ottobre 2010

Like the sun through clouds

Sono una solitaria, lo ammetto. Non sono mai stata quella dalle grandi compagnie, dai mille amici, dai 2000 contatti su facebook. Ho i miei amici, ho le mie relazioni, ma ho sempre preferito il tipo di rapporto che si può instaurare con poche persone, un tipo di rapporto che si possa coltivare dandogli le attenzioni necessarie, dedicandogli tempo e cura.
Insomma, sono per la qualità, non per la quantità, anche nei rapporti interpersonali.
In questi ultimi mesi però, complici trasferimenti, fine del Liceo, inizio dell'Università, discussioni e incidenti di percorso vari, ho smesso di frequentare alcune fra le persone con cui avevo costruito le amicizie o i rapporti migliori.
Ora ci sono i nuovi amici dell'Università, i protagonisti di questa nuova e meravigliosa vita, ma proprio perchè “nuovi” a volte capita che non ci sia la confidenza necessaria, quella confidenza che ti dà la libertà di alzare il telefono in un momento no e sfogarti con chi ti aspetta dall'altra parte.
Mi è capitato uno di questi momenti l'altra sera. Uno di quei momenti in cui ti ritrovi davanti allo specchio con i lacrimoni agli occhi e ti dici “E adesso?”. Ovviamente non era successo nulla di così grave e/o sconvolgente, ma quando ti ritrovi in un habitat non tuo, circondata da mobili ancora estranei, dopo una giornataccia, con un attacco influenzale imminente anche il più piccolo rannuvolamento può sembrare uno scrosciante temporale estivo, pronto ad abbattersi sui tuoi diciannove anni che non ti sono mai sembrati tanto insignificanti come in quel momento.
Alla fine basta fermare un attimo il cervello e riavvolgere il nastro, cercando dove si era inceppato.
E magari ricominciare da un punto fermo, un qualcosa che ti appartiene e che sia adatto a te.
Una crostata, per esempio. Difficile a cedere dall'esterno, ma accogliente all'interno. Dolce ma con una crosticina lontanamente amara in superficie, e con un'impercettibile punta di sale. Sotto sotto intrigante, come un aroma ben nascosto.
Una crostata, cosa c'è di più semplice ed efficace per risollevare una giornata?
E mentre le nuvole si diradano, ecco che una forchetta affonda nella crema, per poi incontrare un fondo fragrante. Note di vaniglia e di appena indovinabile limone s'intrufolano nelle narici, mentre il palato si abbandona alla scioglievolezza dell'assaggio. Un altro pezzetto. Un altro ancora. Fino alla crosta, che sparisce accompagnata dalle dita alla bocca.
Ops, mi è sembrato di scorgere un sorriso.



CROSTATA ALLA CREMA

  • INGREDIENTI

Per la paté sucrée

200 g di farina 00
50 g di maizena
50 g mandorle
100 g zucchero a velo
125 g burro
1 uovo
sale

Per la crema

250 ml panna
250 ml latte
3 uova
100 g di zucchero a velo
50 g di maizena
1 stecca di vaniglia (o 1 bustina di vanillina)
la scorza di mezzo limone

  • PREPARAZIONE

Iniziare dalla pasta, così che avrà il tempo necessario per riposare in frigo.
Ridurre in polvere le mandorle in un mixer con la maizena. Aggiungere poi il resto degli ingredienti (il burro dev'essere freddo di frigo e tagliato a tocchetti).
Mixare finché l'impasto no avrà iniziato ad aggregarsi (l'importante è che gli ingredienti non si scaldino troppo, quindi anche se la grana non è perfettamente omogenea non preoccuparsi, prima di stenderla si può impastare ancora un po').
Porre in frigorifero, avvolta nella pellicola trasparente.

A questo punto preparare la crema.
Scaldare in un pentolino il latte e la panna, aggiungendovi la scorza di limone e la stecca di vaniglia incisa per il lungo, ben aperta in modo che i semini ne fuoriescano.
In una terrina a parte sciogliere lo zucchero nelle uova usando una frusta. Sbattere un poco in modo che il composto si schiarisca un po', aggiungere poi la maizena, facendo attenzione perchè non formi grumi.
Aggiungere a filo il latte con la panna filtrati attraverso un colino, mescolare bene e poi riportare il tutto sul fornello nel pentolino.
Far giungere a bollore e togliere dal fuoco quando si sarà raddensata a sufficienza.

Accendere il forno a 180°C.
Togliere la pasta dal frigo, impastarla un po' se necessario e poi usarla per il fondo della crostata, foderando una tortiera precedentemente imburrata e infarinata.
Versarvi poi la crema e infornare per circa 20 minuti.
Quando sarà compatta, togliere del forno e spolverare di zucchero semolato.
Infornare nuovamente e proseguire la cottura per altri 5- 10 minuti. Se lo zucchero fatica a caramellarsi chiedere l'intervento del grill ;)
Sfornare e lasciar raffreddare (fredda è mooooooolto più buona, so che è difficile resistere, ma fidatevi di chi ha assaggiato entrambe le “versioni”).



Non so se notate l'ora del post, ma in questo momento sto finendo di fare colazione... inizia un'altra settimana!
Vi auguro che la vostra sia ottima, alla prossima :)

domenica 17 ottobre 2010

"No, aspetta, non mangiare quello bello che devo fotografarlo!"

Ovvero, cosa significa avere una food blogger in famiglia.
I primi tempi fotografavo di nascosto e del mio blog non feci parola con nessuno. Non so perchè, semplicemente non volevo "metterlo sotto i riflettori".
Poi, post dopo post, ho iniziato a lasciare (un po' per distrazione e un po' no) tracce della mia nuova "attività".
E a mia mamma che mi osservava con aria interrogativa mentre trasportavo di qua e di là torte e biscotti, spalancavo finestre e chiedevo "ma dove sono finiti quei piattini così carini...?" rispondevo con un enigmatico "eee...".
Alla fine, messo il link sul mio profilo di Facebook, mi sono decisa a rendere coloro cui propinavo una quantità industriale di dolci partecipi del mio angolino di web :)
Così ecco che in una tranquilla domenica mattina, durante una normale colazione, la sottoscritta si volti con espressione terrorrizzata nel bel mezzo della preparazione del caffè e lanci un "No! Fermo, mettilo giù! Devo ancora fotografarlo, questo è quello bello!"
Come biasimare il mio caro fratellino che con aria assonnata non risponde nemmeno, scuote la testa e con un sospiro si rassegna a mangiare il muffin di fianco, che si differenziava dal prescelto per ben due gocce di cioccolato affiorate in superficie?

Scommetto che scene del genere accadono spesso anche sulle vostre tavole, o sbaglio? ;)
Food blogger's life...

Ma veniamo alla ricetta di oggi.
Muffin. I muffin sono una di quelle ricette che preparo quando ho bisogno di una dose extra di serotonina, quando il mio buon umore sembra evaporato e quando sono troppo stanca per cimentarmi in preparazioni più complesse e che richiedono più tempo.
Perchè i muffin sono così: veloci, facilissimi, pratici e simpatici, con la loro gobbetta e la loro pasta profumata punteggiata da blueberries o da gocce di cioccolato.
La ricetta di questi muffin l'ho trovata in un bellissimo libro regalatomi qualche anno fa. Foto splendide e ricette dallo stampo tipicamente USA: cioccolato e grassi a volontà! ;)
Il suddetto libro porta il nome di una "certa" Linda Collister. Forse non è celebre come le altre Donna Hay, Nigella &Co, ma vi assicuro che la formula è la stessa: ricette ottime e collaborazione con un bravo "foodografo".
La Collister si diletta particolarmente in panificazione e dolci a base di cioccolato, e proprio da uno dei suoi libri dedicati a questa divina pasta marrone è dedicato il libro dove ho trovato questa ricetta.
Questi muffin mi fanno l'occhiolino da un (bel) po', ma ho sempre lasciato questa ricetta in coda dopo altre versioni più "curiose" di muffin. Ieri invece, complice la stanchezza e un po' di cattivo umore dato da una giornata davvero grigia e fredda, ho deciso di prepararli così come ce li presenta Linda: come i più classici dei muffin classici.

Ricetta approvata, anzi, più che approvata.
La panna nell'impasto conferisce una sofficità e un profumo unico e permette che i muffin riescano a celare, sotto una sfiziosa crosticina croccante, un interno morbidissimo, con incastonate delle golose pepite di cioccolato.
Great Linda :D



CHOCOLATE CHIP MUFFIN (taken from Linda Collister's Chocolate Book)

  • INGREDIENTI (per circa 12 muffin)

250 g di farina autolievitante
100 g di zucchero
250 ml di panna liquida
1 uovo di grandi dimensioni
85 g di burro (da me sostituito con del latte intero)
50 g di nocciole tritate
90 g di scaglie o gocce di cioccolato fondente

  • PREPARAZIONE

Preriscaldare il forno a 220° C.
Imburrare e infarinare uno stampo per muffin, o preparare pirottini/stampo in silicone.
In una terrina miscelare tutte le polveri e gli ingredienti secchi.
In un'altra sbattere l'uovo con una forchetta, diluirlo poi con la panna e il burro fuso (o il latte).
Mescolare i due tipi di ingredienti.
Versare il preparato negli stampini scelti e infornare per 5- 7 minuti, finché non avranno iniziato a gonfiarsi.
Trascorso questo tempo, abbassare la temperatura del forno a 180°C e proseguire la cottura per altri 7- 10 minuti, finchè non saranno dorati e supereranno la prova stecchino.
Sfornare, lasciar intiepidire, sformare e pappare: caldi sono da svenimento, ma anche il mattino dopo a colazione se la cavano bene ;)

venerdì 15 ottobre 2010

Speziata frolla spaziale

Weeeeeeekend! Lo aspetto da tutta la settimana, sono davvero stanca!
Settimana intensa e stressante, troppe novità emozionano ed entusiasmano, ma dopo un po' si fa sentire la mancanza di quella "soffice" e tiepida sicurezza della propria casa, della propria routine, dei propri amici.
Forse anche per questo quest'anno sono in anticipo con l'attività biscottifera... A Natale non manca forse ancora un (bel) po'? Ma cosa fa più "casa" del profumo di biscotti appena sfornati? Se poi ad accompagnarlo c'è anche il fischio della teiera...

Biscotti, dunque. La ricetta dalla quale sono partita è la più classica delle frolle.
Una mia cara amica, un giorno, dopo aver preparato insieme una crostata in occasione di una cena, mi fece notare il profumo di burro che rimane sulle mani dopo aver impastato la frolla. Da allora è per me automatico accostare i palmi alle narici dopo aver impastato. Ma il mio amore per questo impasto va oltre questa sensazione... è un amore atavico, una passione nata e cresciuta preparazione dopo preparazione. Le prime volte preparavo le crostate con il burro fuso... ora mi sembra un sacrilegio ;)
Ma il perchè amo quest'impasto non è solo legato alla sua preparazione... è un amore che si nutre dei sorrisi leggeri che compaiono sulle labbra di tutto coloro che assaggiano le mie crostate o i miei biscotti. Quell'espressione beata, come se quel profumo di burro fosse una magica formula che, pronunciata sottovoce, sistemasse per un attimo tutto. Magie della frolla...
Ma se posso dire di essere innamorata di molte preparazioni, con la frolla ho davvero un rapporto unico: è un impasto duttile, che si presta a svariate declinazioni, a infiniti esperimenti. È qualcosa che mi permette di mettermi in gioco ogni volta, che mi spinge a cercare sempre una ricetta migliore, un segreto da svelare, un trucco da imparare, una combinazione di sapori ancor più attraente.
La frolla è questo, un'equazione con differenti modi di risoluzione, ma che se risolta esattamente dà soddisfazioni uniche.

Questi biscotti sono, in effetti, l'ennesimo esperimento. Volevo preparare i classici biscotti speziati natalizi (la voglia mi era venuta un mesetto fa, in occasione di un giretto a Monaco, dove avevo assaggiato dei biscotti pazzescamente buoni, che mi avevano davvero stregata, e da allora me la porto dietro), ma poi guardando un barattolo di miele millefiori di montagna (quindi molto aromatico) ho pensato che potesse essere interessante cercare una diversa ricetta, che mantenesse gli aromi predominanti ma che cambiasse nella consistenza. Così ho aggiunto del miele all'impasto, sistemando la proporzione con lo zucchero (che un po' doveva rimanere, per dare sostegno all'impasto).
Quelli che sono usciti dal forno sono dei biscotti molto speziati (ma gli aromi si possono dosare e scegliere secondo i gusti personali), leggermente croccanti all'esterno e cedevoli all'interno, delle specie di cookies un po' meno burrosi :)
Ah, ho aggiunto anche dell'uvetta. Sì, ok, a questo punto dei pandizenzero hanno solo l'idea, lo ammetto ;)



MORBIDI BISCOTTI SPEZIATI

  • INGREDIENTI

250 g di farina
140 g di burro
75 g di miele (la mia scelta è stata un miele dal gusto molto robusto, ma si può scegliere quello che si preferisce, ovviamente)
45 g di zucchero
1 uovo
uva sultanina*
spezie (per me: cannella, zenzero, chiodi di garofano sbriciolati)
un pizzico di sale

  • PREPARAZIONE

Fare una fontana con la farina su un piano pulito. Versare nel centro gli altri ingredienti e impastare velocemente fino ad ottenere una pasta omogenea. Fare un palla e avvolgerla nella pellicola trasparente. Lasciar riposare in frigo per almeno mezz'ora.
Nel frattempo accendere il forno in modo che raggiunga i 180°C prima che i biscotti siano pronti da infornare.
Trascorso il tempo di riposo prelevare l'impasto raffreddato. Stendere fra due fogli di carta forno*2 una sfoglia di circa 1- 1,5 cm e ritagliare i biscotti.*3 Posizionarli poi su una piastra rivestita con della carta forno e, infine, infornare per una decina di minuti, fino a doratura.
Far raffreddare su una griglia.

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*L'uvetta. Io l'ho fatta rinvenire nel cognac. Non so quanto papà sarebbe contento di saperlo, ma l'aroma che le conferisce mi piace molto di più di quello dato dal rum (sorvoliamo sul fatto che di rum in casa non ce ne fosse, quindi... ;) )

*2 Stendere la sfoglia per i biscotti fra i fogli di carta forno è stato un trucchetto escogitato in primis per pigrizia: qualche anno fa non c'era cosa che più odiassi del togliere con la spatolina di plastica i pezzi di impasto che rimanevano incollati al piano o al mattarello, così avevo risolto la faccenda così, in modo da potermela cavare con una passato di spugna e detersivo. Ora però ho avuto modo di osservare il risvolto positivo di un metodo adottato per comodità: limitare l'aggiunta ulteriore di farina permette che l'umidità dell'impasto non venga troppo asciugata da quest'ultima, cosicché non si perda la consistenza ideale.

*3 Ehm ehm... non so se avete notato la forma bitorzoluta dei miei biscotti... diciamo che non avendo il tempo (li ho preparati durante quella che doveva essere una "breve pausa studio", ma che poi si è trasformata in una "pausa extra large" con annessa merenda) ho pensato di fare il classico salame, infilarlo in freezer e poi affettarlo. Solo che avendo limitato i tempo di riposo il salame da cilindrico si è progressivamente trasformato in quadrato, pentagonale, ottagonale... ;)

domenica 10 ottobre 2010

Strategici incontri di voglie


Ieri altra giornata autumn style: cielo coperto, pioggerellina a singhiozzo, aria fresca e foglie che sembrano abbandonare il verde brillante per virare verso palette più rossastre sempre più velocemente.
Così, approfittando di una pausa studio, ho acceso il forno.
E' tutta la settimana che ho una voglia pazzesca di cioccolato (i miei fianchi già gioiscono) e di pasta frolla. A parte il fatto che la pasta frolla io la utilizzerei anche per farci la pizza, in questi giorni avevo proprio voglia di una crostata, di quelle con il ripieno morbido e voluttuoso, la frolla burrosa e la crosta larga.
Dunque, crostata è stata. Anzi, crostata al cioccolato è stata.
L'ispirazione me l'ha offerta questa meravogliosa ricetta, io come al solito l'ho un po' reinterpretata, ma senza stravolgere la ricetta. Ho eliminato le uova dall'impasto del guscio (lo so, ora che frolla è? Solamente che guardando il numero di uova nella crema proprio non me la son sentita di aggiungere anche quelle...) e nel ripieno ho sostituito il burro con la panna.
Il risultato? Strapiaciuto.
Certo, col cioccolato si va sul sicuro, direte, ma questa torta è proprio un capolavoro: il ripieno si fonde alla perfezione in bocca, sostenuto dal guscio, delicato ma con quel tocco di mandorla a renderlo davvero intrigante.
Ho già richieste per il bis :)



TARTE AU CHOCOLAT


  • INGREDIENTI


Per la frolla (voi potete tranquillamente utilizzare la vostra ricetta preferita)

300 g di farina bianca 00
200 g di zucchero
175 g di burro
25 g di farina di mandorle
un pizzico di sale

Per il ripieno al cioccolato

100 g di cioccolato fondente (per me un buon Lindt 70%)
100 g di cioccolato al latte (anche qui Lindt)
200 ml di panna liquida
150 g di zucchero a velo
5 uova
70 g di farina


  • PREPARAZIONE


Preriscaldare il forno a 180 °C.
Impastare velocemente gli ingredienti per il guscio, tutti insieme, e riporre in frigo.
Far fondere il cioccolato a bagno maria*
In una terrina sbattere con la frusta (potete, ovviamente, utilizzare anche le fruste elettrice, o il mixer) le uova con lo zucchero, finchè non saranno gonfie e spumose. Aggiungere la farina mescolando accuratamente per sciogliere tutti i grumi.
Quando il cioccolato sarò sciolto aggiungervi la panna. Incorporare infine la ganache ottenuta al composto con le uova.
Riprendere la pasta dal frigo e stenderla in una teglia imburrata e infarinata. Versare nel guscio la crema al cioccolato.
Infornare per 40 minuti circa (devono iniziare ad aprirsi delle crepe in superficie, ma senza che la crema si asciughi troppo).
Spolverare con cacao amaro.


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*Il bagno maria. Premetto che io non ho ancora imparato come si scrive, e se lo scrivo così è solo perchè la maggior parte delle volte l'ho trovato scritto in questa versione :D Qualunque sia la sua corretta forma grafica (e invito chiunque lo sappia a illuminarmi! :) ), ricordo che la tecnica giusta per questo procedimento prevede che si metta dell'acqua (anche poca) a sobbollire in un pentolino e sopra quest'ultimo un recipiente dove viene messo l'ingrediente. Ciò che è fondamentale è che il recipiente non sia a contatto con l'acqua, altrimenti possono verificarsi cose come il ritrovarsi con un cioccolato grumoso e dal sapore di bruciato. Il che non è proprio il massimo, concordete. ;)

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Domani inizia un'altra settimana. Io mi trasferirò ufficialmente a Milano, quindi penso ci risentiremo nel weekend... se prima molto meglio :D
Buona settimana a tutti!

sabato 9 ottobre 2010

Transfer di latte


Adoro l'accoppiata latte&biscotti, premetto. Suppongo c'entri qualche connotazione genetica in questo, poiché mio papà ha addirittura la sua personale scorta di biscotti in dispensa (il suo biscotto perfetto da colazione), che difende con gli artigli, e sempre lui mi ha raccontato che mio nonno (alias suo papà) ogni tanto veniva beccato dalla nonna nel bel mezzo della notte, in vestaglia, davanti a un tazzone di latte intento a inzuppare biscotti e fare ciomp ciomp.
In effetti questo è davvero uno degli accostamenti che mi fanno impazzire, cui non so resistere. Soprattutto quando i biscotti s'inzuppano perfettamente (il che significa, per me, senza sciogliersi, ma impregnandosi per bene di latte, fino al centro).
Così da qualche tempo sono alla ricerca del “biscotto da inzuppo come piace a me”
Di ricette se ne trovano fin troppe, alcune vantano somiglianze con i noti prodotti da forno industriali, alcune affondano le loro radici nella notte dei tempi, quando erano le nonne a prepararli, altre ancora promettono di assorbire quantità di latte da record, ma poi il latte che vi penetra è solamente quello sufficiente a spappolare la superficie, mentre all'interno rimangono secchi (questo è il caso che più mi lascia insoddisfatta).
Ne ho provate parecchie di queste ricette. Ottime paste frolle, certo, biscotti interessanti, ma... ma non erano loro. Finchè, un bel giorno, frugando in libreria alla ricerca dell'ennesimo romanzo cui affittare il mio comodino, non ho trovato un vecchio e consunto libraccio che vantava un autore la cui fama mi era già ben nota, ma del quale non avevo ancora “letto” nulla.  
Pellegrino Artusi.  
“La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene”.

Mi hanno sempre insegnato a riflettere sui titoli dei libri. Molto di quelli che campeggiano sulle pubblicazioni contemporanee sono solamente altisonanti, con un'impressione di profondità atta a circondare il libro di un'aurea di fascino, la quale si dissolve tristemente alla seconda pagina.
Mentre invece nei testi un po' più datati (e soprattutto in quelli mooolto più datati), il titolo è una vera e propria chiave di lettura (ultima prova di questo l'ho avuta seguendo le prime lezioni dei corsi universitari: i docenti presentano la loro materia spesso partendo proprio dal titolo del libro, che hanno loro stessi pubblicato o che in ogni caso adottano, il quale conferisce non solo un “bigino” del che cosa andiamo a studiare ma anche un'indicazione su come affrontare e studiare la materia).
Ora, questo titolo si compone evidentemente di due parti:
  • “la scienza in cucina”: scienza? Possibile che questo Signor Artusi si vanti di metodo scientifico applicato alla sua cucina? Certo che sì. In effetti cucinare è qualcosa di altamente scientifico (basta pensare all'alchimia celata da processi come quello di lievitazione), ma ciò che più mi ha colpita e più mi è piaciuta dell'Artusi è che davvero approfondisce ogni sua ricetta; la storia dietro quella preparazione, aneddoti, interventi di personaggi estranei, spiegazioni sull'utilizzo di quello o di quell'altro ingrediente, il riportare molteplici versioni per permettere un confronto costruttivo... questi sono “metodi” di ricerca scientifica.
  • “l'arte del mangiar bene”: ormai sono anni che la cucina non è più solamente una questione di cibo e certo il concetto di un'alimentazione spostata a un livello più alto, così che venga affiancata all'arte è qualcosa cui siamo abituati; ma Pellegrino Artusi ci anticipa un concetto ben più interessante: che il cibo possa avere una valenza artistica in quanto oggetto “bello” era già noto (mi vengono in mente le infinite nature morte che riempiono i nostri musei), ma che il “mangiar bene” sia un'attività artistica è qualcosa di molto innovativo, che si può dare per scontato a una prima lettura, ma che fa poi riflettere. Mangiar bene è un'arte, bisogna quindi esercitarla. Quante volte noi esercitiamo questa facoltà? Certo leggendo i vostri blog si comprende che per molti di voi questo è un discorso banale, essendo abituati a fare di ogni preparazione una ricerca, a puntare a una soddisfazione sempre maggiore del senso del gusto, ma quello che osservo altrove m'induce ad affermare che questa è un'abitudine davvero “di nicchia”, che nella maggior parte degli individui si riduce a pochi pasti alla settimana davvero “curati”.
    Eppure io penso che davvero mangiar bene sia un'arte in grado di regalare molto piacere. Se il nostro senso artistico è ben esercitato in quella direzione, altrimenti penso sia impossibile coglierne la valenza artistica.
    Quindi (siamo alla conclusione, ebbene sì, resistete ancora un poco ;) ) il senso di questo titolo mi pare: il senso del gusto è un'arte e in quanto arte va esercitata con uno studio dai caratteri anche, perchè no, scientifici.

Dunque, Pellegrino Artusi era un figo. Leggendolo ritengo sarebbe molto utile a tutti una lettura del suo libro, anche e soprattutto a colore che si professano luminari in campo culinario. Estremamente semplice (non mi sembrano ci siano accenni a cucina molecolare, voi ne avete forse scorti? ;) ), ma altrettanto puntuale. Forse è un po' rustico, sì, ma penso che questo contribuisca a dare una visione più sincera e pura del cibo, che senza orpelli e trasformazioni ci viene presentato al suo meglio, per quello che è.

Dunque questo Libro fornisce molti spunti interessanti. Insegna anche parecchi trucchi, a ben guardare. E un pizzico di ironia fa meravigliosamente pendant con quella che è una lucidità di illustrazione e una fluidità di racconto davvero piacevoli da leggere.
Guarda caso vi ho anche trovato i Miei Biscotti.

Sono grezzi, ruvidi e rustici. Non aspettatevi la scioglievolezza di un sablée o la friabilità di una paté sucrée. Però... sono proprio dei biscotti da colazione, da latte, da inzuppo.
In fondo questi non sono biscotti, ma dei transfer di latte :D


BISCOTTI DA COLAZIONE DELL'ARTUSI*
  • INGREDIENTI
250 g di farina
1 uovo (mia aggiunta)
50 g di zucchero + un po'
50 g di burro
1 dl di latte circa
5 g di ammoniaca *2
un pizzico di sale
una bustina di vanillina
la scorza di mezzo limone

  • PREPARAZIONE
Preriscaldare il forno a 180°C.
Scaldare il latte finchè tiepido. Su di un piano pulito fare una fontana con la farina e al centro porvi tutti gli ingredienti eccetto il latte. Iniziare a impastare velocemente con le mani. Il latte serve per correggere la consistenza della pasta, aggiungerne quanto serve per ottenere un composto omogeneo, liscio ed elastico.
Tirare una sfoglia alta circa 1cm e ritagliare i biscotti (io li ho fatti davvero bruttini, ritagliandone dei rettangoli di tre- quattro centimetri con la rotella dentata, ma voi potete farli come preferite, magari un po' più “esteticamente validi” ;) ). Disporre su una teglia ricoperta con un foglio di carta da forno e spolverarli con un po' di zucchero.
Infornare per una decina di minuti, fino a doratura.

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*Pellegrino li denomina “biscotti da famiglia” e li descrive così: “Sono biscotti di poca spesa, facili a farsi e non privi di qualche merito perchè si posson servire sia pel the sia per qualunque altro liquido, inzuppandosi a maraviglia” (l'ha detto lui :) )
Trovo irresistibile il lessico che utilizza, è davvero un piacere leggerlo. Per chi volesse, qui trovate la copia scaricabile gratuitamente.

*2 Ammoniaca per dolci: ecco il segreto. L'ammoniaca (o cambonato di ammonio) è proprio la chiave per creare biscotti da inzuppo, o per conferire una particolare friabilità a ogni preparazione da forno. E' commestibilissima, l'importante è cuocerla (quindi occhio a non assaggiare l'impasto crudo!). Non fatevi insospettire dall'odore: certo non è gradevole, ma con la cottura sparisce. Un ultimo accorgimento: quando aprite il forno non “tuffatevi” dentro (come faccio io per timore di sbagliare la cottura ;) ), ma rimanete lontani dallo sportello aperto finchè non sarà fuoriuscito il vapore, l'ammoniaca evaporata non è proprio piacevole, oftalmologicamente parlando :) 


 


giovedì 7 ottobre 2010

Irresistibilmente autunnale

Finalmente un buco per aggiornare il blog! Scusate se mi sono volatilizzata, dal mio e dai vostri blog, ma l'università ha dei ritmi davvero distruttivi... e scrivere un post alle nove di sera appena tornata a casa e con già una tonnellata di grammatica russa da studiare non mi riesce proprio ;)
Oggi confettura. Fatta lo scorso weekend, mentre fuori pioveva a dirotto.
Ispirazione? Un colpo di fulmine, subìto per colpa de La pera cotta (blog che adoro: ma quanto è brava? :) ), che qui ce la presenta come "marmellata di mele tatin".
Mi aveva incuriosito la preparazione, decisamente originale (e per me inedita)
Così, approfittando delle mele appena raccolte arrivate a casa settimana scorsa, e di un clima davvero da confettura, mi sono decisa a prepararla.
Non c'è molto da dire, vogliate scusarmi se oggi vi risparmio il solito romanzo, ma questa è davvero una di quelle cose che difficilmente descrivendole si riesce a renderne l'idea.
Irresistibilmente autunnale.
Mele profumatissime avvolte dallo zucchero caramellato, qua e là una punta di cannella, poi un non so che di chiodo di garofano, accompagnati da un sottofondo di vaniglia. E poi c'è quel tocco... quell'indefinibile punta di burro che è quasi commovente.
Per me è semplicemente la miglior confettura mai assaggiata e preparata.



CONFETTURA AUTUNNALE DI MELE TATIN

  • INGREDIENTI
800 g di mele (parte edibile)
400 g di zucchero
20 g di burro
il succo e la scorza di un limone
vaniglia
cannella
un chiodo di garofano e mezzo
un pizzico di sale

  • PREPARAZIONE
Pulire le mele, mettendo in un pentolino i semi e le bucce. Lasciare invece la parte edibile a macerare con il succo di limone.
Far bollire per 5- 10 minuti 150 ml di acqua con gli scarti delle mele e la scorza del limone. Dopodiché filtrare il succo ottenuto (“spremere” per bene le bucce) e rimetterlo sul fornello. Giunto a ebollizione, aggiungervi lo zucchero e far cuocere fino a ottenere un caramello biondo- bruno (non deve essere troppo scuro, altrimenti l'eccessiva amarezza predominerà sugli altri aromi). Spegnere la fiamma e aggiungervi il burro e il sale (anche se il caramello vi sembrerà troppo denso non preoccupatevi: con la successiva cottura tornerà alla giusta consistenza). Porre nuovamente sul fornello, versarvi la frutta e gli aromi e proseguire la cottura come una normale confettura, finchè non si sarà raggiunta la consistenza desiderata.
Confezionare in vasetti sterilizzati e aprire dopo un paio di giorni.


Spero di riuscire ad aggiornare ancora il più presto possibile, buona serata a tutti :)

sabato 2 ottobre 2010

Come sconvolgere un classico


Sistemando l'archivio di ricette contenuto nella cartella rinominata “Cookin' “ dei miei Documenti, ho visto passarmi davanti agli occhi (senza esagerare) almeno una decina di tiramisù. Ogni versione con una sua peculiare sfumatura, ogni foto con una forma diversa, dalla classica “mattonella”, alla pirofila, o ancora alla coppa. Ma pur sempre lui, il tiramisù, questo Signor Classico :D

La mia ricetta per questo voluttuoso dolce è sempre (e sempre stata) la stessa, quella che la mamma mi ha mostrato un giorno, scritta sul retro di un'ingiallita pagina stampata, con una matita poco temperata e le dosi in cucchiai o “q.b.”
Non è un dolce inflazionatissimo a casa mia, sebbene mio fratello lo adori (tanto che al ristorante, anche di fronte a dessert particolari ed elaborati, sceglie sempre, immancabilmente, l'abbinamento savoiardi-mascarpone-caffè, quando c'è, ovviamente). Forse perchè io personalmente preferisco sperimentare, evolvermi, e difficilmente ripropongo la stessa, identica, ricetta. O forse per il brivido provocato di quel mezzo kg di mascarpone che abbraccia quegli innumerevoli tuorli. Non so, fatto sta che era più di un anno che non pensavo di prepararlo.
Poi stamattina, mentre spostavo files dividendoli in ragionate cartelle durante la colazione, il mio cuore ha palpitato.
Conoscete già la mia accesa passione per il caffè, aggiungetevi la mia “voglia” (ancora, sì) di qualcosa di avvolgente e confortante, che sappia un po' di "casa" (visto l'imminente trasferimento a Milano), completate con la ricerca di un dolce per una cena e... e no, niente tiramisù!
I Classici sono grandi perchè riusciamo ad adattarli a ciò che viviamo e sentiamo. (convinzione di una ex classicista che ha passato cinque anni cercando di appassionarsi il più possibile a ciò che studiava trovando una corrispondenza con ciò che davvero la interessava e coinvolgenva, altrimenti è dura farsi rimanere in testa signori del calibro di Cicerone o Hegel ;) )
E allora?

Allora ecco qui un tiramisù talmente stravolto che non ha più nemmeno il nome della sua ispirazione, ma che di lei mantiene i sapori avvolgenti, i toni vigorosi del caffè, la morbidezza delle uova montate con lo zucchero, la rotondità del gusto delicato della ricotta (alternativa più che pregevole al mascarpone) e la sensualità delle scaglie di cioccolato che risvegliano, di tanto in tanto, le papille, cullate fra crema e crepes.


MILLEFOGLIE DI CREPES AL CAFFE' CON CREMA DI RICOTTA E SCAGLIE DI CIOCCOLATO


  • INGREDIENTI

Per circa 10 crepes

150 g di farina
1 uovo
200 ml di latte intero
200 ml di caffè preparato nella moka, non troppo concentrato
2 cucchiai di zucchero

Per la crema

500 g di ricotta (o, per i puristi, mascarpone ;) )
120 g di zucchero
2 uova
1 cucchiaio di Marsala (per me Florio, ricordo di una vacanza in Sicilia)

abbondante cioccolato fondente (io ho usato un buon 70%) ridotto a scaglie


  • PREPARAZIONE

Le crepes
Sbattere con una forchetta l'uovo con lo zucchero, aggiungere la farina e mescolare bene con una frusta, in modo da sciogliere ogni grumo. Diluire con il latte e il caffè.
Lasciare riposare per mezz'ora.
Scaldare un padellino antiaderente, con un diametro che permetta di ottenere delle crepes di circa 20 cm.
Cuocere le crepes fino a esaurire la pastella, impilandole su un piatto.

La crema
Montare a lungo i tuorli con lo zucchero, finchè non saranno diventati molto chiari. Aggiungere il mascarpone e il marsala.
Alla fine incorporate, con delicatezza, gli albumi, precedentemente montati a neve ferma.

Assemblaggio
Foderate con della pellicola trasparente una pirofila con diametro identico a quello delle crepes.
Iniziare ad alternare crepes, crema e scaglie di cioccolato, fino all'esaurimento degli ingredienti.
Riporre in frigorifero per un paio di ore.
Poco prima di servire, trasferite la “torta” su un piatto di portata rotondo e spolverate con cacao amaro e una grattata di cioccolato.



Il risultato è stato davvero un successo. Gli amanti del tiramisù hanno apprezzato questa decisamente curiosa versione nonostante all'inizio l'avessero squadrata scetticamente, mentre i meno tradizionali ci si sono tuffati senza battere ciglio. 
Certo mi sono trovata un po' in difficoltà al momento della fatidica domanda "Cos'è?".
Giusto, come si può definire questo dolce? La torta di crepes non è certo una novità, bellissima quella ideata da Sigrid, ma la mia non era proprio una torta, l'idea era più sul genere “mattonella”. Ma mattonella mi sa troppo di quella certa cosa che ti si blocca di traverso per lo stomaco e che non sembra andar giù nemmeno se per i tre giorni di seguito mangi solo insalata e corri per 10 km al giorno :D
Millefoglie mi sembra più “digeribile” come termine e certo una versione con crepes anziché pasta sfoglia è molto più light della versione classica di questo dolce.
Certo vorrei trovargli un nome più suo, non prestato da qualche collega o cugino.
Suggerimenti? :D

Buon weekend a tutti!