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sabato 11 gennaio 2014

Vegan carrot cake. | Il brunch a Cucina 41 e altre novità.

Sono giorni davvero vivaci, in cui Madame Noia ed io riusciamo a incrociarci ben poco [non che mi dispiaccia, chiaro]. Dormo poco senza avvertire la stanchezza, al mattino mi alzo prima che la sveglia abbia occasione di rimproverarmi per la mia pigrizia, rimango a casa solo per cucinare e dormire.
In effetti, credo sia giunto il momento di raccontarvi ciò che sta succedendo alla vostra ventiduenne caotica, che si è sempre lasciata distrarre da qualsiasi opportunità le passasse di fianco, terrorizzata all'idea di proseguire in un'unica direzione.
Gente del web, sto imparando a cucinare seriamente. E per seriamente intendo nella cucina di un ristorante, di quelle in cui, nell'arco della giornata, fai i chilometri, passando dalle celle frigorifere, ai fuochi, al forno, con attrezzature che non so quando smetterò di osservare con religioso timore, una disponibilità di ingredienti paradisiaca, delle padelle pesanti quanto il carico dell'attrezzo per i dorsali che uso in palestra.
Ovviamente, è solo l'inizio, ma quanto è rassicurante, benefica, importante la consapevolezza di aver finalmente messo un punto fermo alla mia esistenza. Capire quanto faccia bene costruirsi, ogni giorno, un pezzetto di futuro non è così immediato [almeno, per me non lo è stato, ho sempre dato la precedenza all'ammaliante volubilità del presente], ma ora mi sembra vitale, e, forse, è uno dei modi in cui sto imparando a farmi del bene. Non saprei come spiegarlo, ma è come se, a un tratto, la vita mi avesse messa alle strette, chiedendomi cosa volessi davvero fare, diventare, essere, e qualcosa, forse orgoglio, forse curiosità di scoprire dove sarei potuta arrivare, si fosse incendiato, da qualche parte nella mia testa.
Mi sono chiesta cosa volessi fare da grande, e mi sono data una risposta sincera.
Quindi, ecco, ora sapete uno dei motivi per cui sono tanto straripante di voglia di fare ed insopportabilmente entusiasta.


Già che siamo in argomento, mi piacerebbe invitarvi [chi in zona, ovviamente] ai brunch domenicali che il sopracitato ristorante [fra poco avrà anche un nome, sì, voglio solo aumentare la suspense] e Food Therapy organizzeranno a partire dal 26 gennaio.
Una volta al mese [per il momento! (;], presso Cucina 41, a Borgomanero [NO], potrete godervi il tradizionale brunch americano [americano, okay, ma con qualche trucchetto tutto nostro, if you know what I mean...], dalle 11 del mattino fino al primo pomeriggio.
Scrambled eggs, pancakes, cheesecakes, brownies, pies, cakes dolci e salati, e molto altro, il tutto accompagnato da caffè americano e succhi di frutta, ma anche espresso, tè e cappuccino.
Qui, l'evento su Facebook.

Uno dei motivi per cui Cucina 41 mi è piaciuto fin dall'inizio è la sua attenzione verso ogni abitudine alimentare: nei suoi menù non mancano mai alternative gluten free, vegetariane e vegane.
Non potevo, quindi, che scegliere un cake vegano per raccontarvi questo appuntamento, uno di quei dolci guardati con sospetto da ogni fermo sostenitore di uova&latticini, che non riesce a spiegarsi come, senza i suoi capisaldi, una torta possa riuscire così buona.
Io e la carrot cake non abbiamo mai avuto un buon rapporto: mi sono sempre uscite deludenti, forse anche perché non impazzivo per le loro eccessive quantità di zuccheri e frutta secca.
Poi ho trovato questa formula, che sembra funzionare alla grande. La torta rimane leggera, profumata grazie a cannella, arancia e cocco, umida e compatta per merito delle carote. Personalmente, preferisco non tritare le mandorle fino a polverizzarle, ma lasciare qualche scheggia croccante da sentire sotto i denti.
Lo sciroppo all'arancia si può ovviamente omettere, ma le conferisce una consistenza fondente davvero interessante, soprattutto se, magari, volete gustare il cake in momenti diversi dalla colazione. Può essere servita con una glassa, oppure un frosting, io ho solamente aggiunto una cucchiaiata di yogurt di soia [lasciato precedentemente colare a mo' di yogurt greco, per renderlo più consistente].



VEGAN CARROT CAKE

Ingredienti

250 g di carote pulite e grattugiate
200 g di fecola/amido/maizena
100 g di farina integrale
50 g di farina di cocco
16 g lievito per dolci
100 g di mandorle tritate non troppo finemente
180-200 g di zucchero grezzo di canna
70 g di olio di semi
200 g di latte di soia
la scorza di un'arancia non trattata + 50 g del succo
cannella q.b.
un pizzico di sale

Per lo sciroppo

200 ml di spremuta d'arancia
50 g di zucchero [di canna o bianco]
la scorza di un'arancia

Procedimento 

Preriscaldate il forno a 190°C.
Mescolate tutti gli ingredienti, tranne quelli per lo sciroppo. Ungete uno stampo da ciambella, versatevi l'impasto, infornate per 35-40 minuti [prova stecchino].

In un pentolino, fate bollire dolcemente, per una decina di minuti, la spremuta, lo zucchero e le scorze.
Quando lo sciroppo si sarà addensato, versatelo sulla torta [precedentemente bucherellata con uno stecchino, in modo che il liquido s'infiltri per bene].

Lasciate riposare per almeno un paio d'ore [meglio tutta la notte/giornata], dopo di che, sformatela e servite.



Trovate Cucina 41 in via Alfieri 7, a Borgomanero [NO]. E su Facebook.

mercoledì 11 dicembre 2013

50 boys, 50 lies, 50 I'm gonna change my mind's.

{NP}

Il tempo che perdo è direttamente proporzionale alla quantità di impegni che ho, nonostante arrivare a fine giornata con la metà [siamo ottimisti, dai] della to-do list spuntata mi deprima.
Sarà questo dicembre strano, con queste giornate lunghissime, ma dalla luce breve.
La trasparenza di certi cieli mi distrae, rimango ad osservare l'azzurro farsi arancione, rossastro, violetto, blu per quantità indefinibili di minuti. La trasparenza di certe conversazioni mi rapisce, la conoscenza di cristallo che si crea attraverso le parole, come il ghiaccio che ramifica sulla superficie di un lago, fino a diventare inaspettatamente sicuro. La trasparenza di certe attese, la lucidità tagliente dell'assenza, le folate del vento della Realtà che tolgono il fumo dagli occhi.
Forse, ho semplicemente troppo tempo libero [sono piena di cose da fare, eppure, riesco ancora ad annoiarmi, a lasciare che il pensiero s'infiltri nella concentrazione, facendo franare tutto, ad annodarmi con gli stessi fili che mi tengono in piedi e governano i miei movimenti].
Quindi, ecco che per correggere una cinquantina di foto ci metto giornate intere, e alla fine ne scarto i tre quarti. E quelle che sopravvivono le osservo fino allo sfinimento, il loro, fino a farle suicidare nel Cestino. E i post rimangono nelle bozze. E i documenti di Word si chiudono senza essere salvati.
Ascolto musica sconosciuta, scarico film mai visti, cerco di perdermi nel labirinto di Internet alla ricerca di Minotauri, all'una di notte rimango a fissare i titoli dei libri nella libreria.
Ho decisamente troppo tempo libero.

Vicissitudini personali a parte, ecco le ricette principali degli eventi delle scorse settimane.
Enjoy. (:

APPLE PIE


Per l'apple pie, potete consultare due ricette, già pubblicate:
- qui trovate il classico pie di mele, la ricetta infallibile per questo tipo di torte
- qui, invece, un pie di uva, ma il crust [ovvero il guscio] è simile a quello utilizzato per la torta di mele che qualcuno di voi ha assaggiato da Nina

Altrimenti, potete optare per una versione light, impastando: 400 g di farina integrale, 80 g di burro, 50 g di zucchero di canna e qualche cucchiaio d'acqua fredda [q.b. per raggiungere un impasto omogeneo e facilmente modellabile]; lavorate l'impasto molto velocemente, con mani fredde o un robot da cucina, lasciate riposare per almeno mezz'ora in frigorifero. Stendete 2/3 dell'impasto e usateli per foderare uno stampo da 18-20 cm, versate il ripieno [3 mele, una manciata di uvetta, 5-6 noci tritate grossolanamente, zucchero di canna a piacimento] e ricoprite con l'impasto rimasto. Praticate i classici fori per lasciar uscire il vapore creato dalla frutta in cottura, e cuocete per 40-50 minuti a 160°C.

CHAI CHEESECAKE CON CARAMELLO SALATO


A me, preparare cheesecakes, dà una soddisfazione immensa. E, mettendo un attimo da parte modestia e simili, credo che questa sia proprio la miglior cheesecake che abbia mai preparato: la crema è aromatizzata con le classiche spezie chai, il caramello salato bilancia la dolcezza generale, e s'accoppia alla perfezione con la punta di sale della base.
Per quanto riguarda la ricetta, sono partita da quella -celebre- di California Bakery, ho tolto un uovo e modificato qualche altra grammatura. A voi.

Ingredienti

Per il guscio
300 g di biscotti Digestive
80 g di burro fuso
un cucchiaio di miele
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di sale

Per la crema
400 g di robiola
350 g di ricotta passata al setaccio
50 g di yogurt greco naturale [va bene anche il classico intero bianco, ma usando quello greco rimarrà più compatto]
120 ml di panna fresca
200 g di zucchero di canna
3 uova grandi
un cucchiaio colmo di fecola/amido/maizena
i semi di mezzo baccello di vaniglia, 1/2 cucchiaino di cannella, una punta di chiodi di garofano macinati, una punta di zenzero in polvere, una punta di semi di cardamomo pestati, una macinata di pepe [preferibilmente bianco]

Per il caramello
155 g di zucchero
130 ml di panna fresca
20 g di burro
due pizzichi di sale [misurazioni scientifiche, I know...]

Procedimento
- Polverizzate i biscotti e mescolateli al burro, al miele, alla cannella e all sale. Utilizzate la pasta ottenuta per foderate uno stampo [il mio aveva un diametro di 22 cm] e mettete in frigorifero.

- Accendete il forno a 160°C.

- Amalgamate i formaggi con lo yogurt, la panna, lo zucchero, la fecola setacciata, le uova leggermente sbattute e le spezie.

- Riprendete lo stampo dal frigorifero e versate la crema di formaggi dentro al crust.
Infornate per un'ora.
Una volta rappreso [il tempo può variare da forno a forno], lasciate il dolce all'interno del forno spento [tenete uno spiraglio aperto con il manico di un cucchiaio di legno, o qualcosa di simile] fino a completo raffreddamento.
Mettete il cheesecake in frigorifero e fingete di dimenticarvene fino al giorno seguente.

- Al momento di servire, completate con il caramello.

Per il caramello: fate sciogliere in un pentolino a fondo spesso lo zucchero. Una volta raggiunto un colore leggermente ambrato [si scurirà dopo, non cuocetelo di più, altrimenti rimarrà amaro], versate la panna, facendo attenzione a non scottarvi con i possibili schizzi. Mescolate per sciogliere gli eventuali grumi, e completate con il burro e il sale. Il caramello è pronto quando ha raggiunto la consistenza di un miele fluido, diventerà più denso raffreddandosi.


Cosa succede se vi accorgete di aver rotto lo stampo a cerniera, nel momento in cui avete già annunciato la preparazione di un cheesecake? Be', lo mettete nello stampo rettangolare dei brownies, no?
[Le versioni fighette dei miei dolci nascono tutte per caso, che si sappia.]

Thanks to Marta Rizzato per aver scattato mentre la sottoscritta giocava col caramello.



CAKE AL CACAO E ARANCIA


- Uhm... it's like these pies and cakes: at the end of every night, the cheesecake and the apple pie are always completely gone, the peach cobbler and the chocolate mousse cake are nearly finished, but there's always a whole blueberry pie left untouched.
- So what's wrong with the blueberry pie?
- There's nothing wrong with the blueberry pie. Just... people make other choices. You can't blame the blueberry pie, just... no one wants it.

Preparare cheesecakes e torte di mele significa avere la vittoria in tasca, il più delle volte. Infatti, la vera sfida, per me, è sempre la blueberry pie di turno, il dolce che nessuno si fila, anche quando è più interessante dei due più popolari.
Questa volta, il ruolo della blueberry pie è capitato a un cake nero e arancione. Con l'unica differenza che ne sono rimaste solamente le briciole.

L'aroma di cacao è intenso, la consistenza morbida e umida, il profumo di arancia assolutamente percepibile. Nessuna traccia di latticini, esecuzione semplicissima.
Il trucco è quello comprovato dell'acqua bollente [se ancora non l'avete provato, questo cake potrebbe essere l'occasione giusta], ho banalmente sostituito l'acqua con la spremuta d'arancia. L'olio d'oliva trovo stia benissimo con gli agrumi, ma potete anche utilizzare qualsiasi altro olio di origine vegetale.


Ingredienti
250 g di farina bianca 00
120 g di cacao amaro di ottima qualità
225 g di zucchero
8 g di lievito per dolci
un pizzico di sale
una punta di cannella
scorza di un'arancia

250 g di spremuta d'arancia
75 g di olio evo leggero
2 uova

Per la "glassa": il succo e la scorza di due arance, due cucchiai di zucchero
Procedimento
Accendete il forno a 180°C.
In un pentolino scaldare il succo d'arancia, finché non sfiora il bollore.
Mescolate da una parte gli ingredienti secchi, dall'altra quelli liquidi [ad eccezione del succo d'arancia]. Uniteli e aggiungete la spremuta bollente, senza mescolare troppo.
Versate l'impasto in uno stampo da plumcake e infornate per 25-40 minuti [prova stecchino].

Lasciate raffreddare.

Nel frattempo, sempre in un pentolino, fate sciogliere lo zucchero con il succo delle arance. Lasciate ridurre in po'.

Sformate il cake, bucherellatelo senza pietà con uno stuzzicadenti e ricopritelo con lo sciroppo e le scorzette d'arancia.



!
Nel caso abbiate curiosità rispetto agli altri piatti preparati da me che avete assaggiato, potete scrivermi a questo indirizzo: agnesenegrini@gmail.com

sabato 16 novembre 2013

Speculoos. | Biciclette, fiori e cannella: Amsterdam.

[Post scritto cinque giorni fa, in partenza per Roma.]

L'ennesimo decollo. L'ennesimo post scritto sul retro di una carta d'imbarco.
Guardo la terra allontanarsi, il Parco del Ticino, il lungofiume dove camminavamo, scorgo casa.
A volte, è così semplice fuggire. Bruciarsi gli stipendi in km da percorrere è un ottimo anestetico, parlare una lingua straniera per qualche giorno un'efficace distrazione.
Mi sento come uno specchio frammentato, che riflette angoli di città e occhi di persone.
Ho trascorso l'ultimo mese sballottata da una parte all'altra dell'Europa, un po' per lavoro, un po' per innamoramenti [di ogni natura e per ogni forma di Bellezza, perché, è risaputo, "amore" racchiude una moltitudine di sentire diversi, non solo quello che, il più delle volte, finisce per incenerirsi col tempo, incendiato dall'attimo e consumato dalla vita].
Il vento tenace di oggi continua a frustare l'aereo, da una parte o dall'altra. Le nuvole sono avviluppate come tentacoli di piovra, gonfiate come palloncini candidi, pettinate in campi d'illusoria tranquillità.
Posso pensare che il vento del Mare del Nord mi abbia seguita -inseguita- fin qui, quel  vento di ghiaccio, che ci colpiva il viso impietosamente, senza lasciarci nemmeno un attimo di mite quiete, mentre attraversavamo Amsterdam, su e giù dai ponti, da un canale all'altro, cinque gradi e i fiori sui tetti dei battelli.
Di Amsterdam mi ricorderò i musei, le architetture lineari e ordinate, i pranzi a base di torte di mele, la tua felicità nel vedermi mangiare un panino. Tre giorni incredibilmente fitti, per riuscire a godere di tutto quello che la Venezia del Nord aveva da offrirci.
Prendetevi una giornata senza impegni e camminate dal centro al Jordaan [zona di ritrovo di artisti nel passato - Rembrandt vi trascorse gli ultimi anni di vita, la casa che abitò è, ovviamente, meta turistica per fanatici - e ora quartiere radical-chic, dove "hipster" è un eufemismo], adibite il caffè a scusa per entrare in ogni bakery [bisognerebbe avere uno stomaco infinito e un metabolismo da ghepardo per assaggiare ogni versione di speculoos, ogni brioche speziata, ogni fetta di pane nero affollata di semi e spalmata di sciroppo del Limburgo - una sorta di confettura, per quanto riguarda la consistenza, di mele e pere], perdetevi fra i mille negozietti di abbigliamento vintage o di designer esordienti, stupitevi della quantità inimmaginabile di biciclette che si trovano ovunque, fuori dalle case, ancorate ai ponti, all'uscita dei pub e, soprattutto, per strada. Ricordate: ad Amsterdam la precedenza è sempre data alla bicicletta, non ai pedoni, non alle auto, nemmeno ai tram: la bici domina.








Potrei iniziare a scrivere del Museo di Van Gogh e dello Stedelijk, ma credo finirei fra centomila battute. Sarei potuta rimanere dentro ciascuno dei due per giorni interi. Il Museo di Van Gogh è straordinario, per chiunque conosca -anche solo superficialmente come la sottoscritta- il pittore. Dettagliatissimo, interattivo, denso di opere, organizzato in modo che non sia mai affollato. Potete immergervi nel tormento di questo artista per ore intere. Uscirne frastornati, travolti dalla determinazione suicida di quest'uomo - perché di Van Gogh è impressionante proprio la determinazione, oltreumana, dolorante, senza quiete, riconoscibile in ogni pennellata, nel colore denso che rimane, frastagliato e crepato, aggrappato alla tela, nei mari e nei campi, nei cieli turbolenti e nelle fronde straziate dal vento.
D'altra parte, lo Stedelijk è un viaggio stupefacente nell'Arte Contemporanea, attraverso ogni mezzo artistico, fra quadri e installazioni, cortometraggi e neon. Necessita di almeno tre-quattro ore di visita, ma le merita tutte: il tempo trascorso fra le sale di questo museo non conta, sembra di venire assorbiti in una realtà parallela.
Io e la mia sindrome da innamoramento facile non siamo, ovviamente, rimaste indifferenti al fascino nordico di questa città, ma, stranamente, al contrario di Barcellona, di Roma, non ho pensato di trasferirmici. Forse per la sensazione di perfezione apparente che mi ha lasciato, come se, oltre l'onnipresente gusto estetico nella disposizione degli edifici, delle finestre, dei colori, ci sia un disordine di fondo, ben nascosto, latente. Ma forse sono io, che, caotica fino alla punta dei capelli, non riesco a fidarmi di ciò che è ordinato.
Mi è sembrata perfetta per una toccata e fuga, Amsterdam. Per un weekend in cui riempirsi gli occhi di Arte, dentro e fuori dai suoi musei, le narici di fiori, lo stomaco di cannella.














Da mangiatrice seriale di spezie quale sono, in valigia non potevo che infilare barattoli su barattoli di miscela per speculoos [che poi io la metta anche nello yogurt, al mattino, è un altro discorso]. Nemmeno due giorni a casa, e stavo già a sfornare [si sente che sono appena tornata da Roma?].
Da Amsterdam vi ho quindi portato la ricetta di questi favolosi biscotti, carpita chiacchierando con l'adorabile proprietaria di un café. Sono perfetti, croccanti fuori e più cedevoli all'interno, credo potrei mangiarne senza sosta.



SPECULOOS

Ingredienti
500 g di farina 00
400 g di cassonade [zucchero grezzo molto scuro e umido, potete sostituirlo con dello zucchero di canna]
20-30 g di misto di spezie per speculoos [cannella, chiodo di garofano, cardamomo, pepe bianco, noce moscata, zenzero]
330 g di burro fuso
1 uovo + 1 tuorlo
15 g di lievito per dolci
sale [due pizzichi]


Procedimento
Mescolate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Lasciate riposare in frigorifero per circa due ore.

Preriscaldate il forno a 180°C.

Stendete l'impasto in una sfoglia di circa 3 mm di spessore. Trasferitelo su una placca foderata di carta forno e infornate per 10-15 minuti [rimarrà ancora morbido, ed è giusto così, non lasciate che si scurisca]. Sfornate la sfoglia e ritagliate gli speculoos [4 cm x 2 cm, più o meno, vedete voi come vi vengono]. Lasciate raffreddare su una griglia, finché non si saranno rassodati.

giovedì 31 gennaio 2013

Gelo di arancia | Modena Days

E, poi, accade.
Un lunedì mattina, in pieno hangover causa festa della sera precedente, carichi la tua macchina con quasi tutto quello che è tuo [libri, qualche vestito, molti ricordi, valigie intere di fame di futuro] e parti. Guidi per trecento chilometri cantando le canzoni di mezzo iPod, fra picchi di entusiasmo e minuti di grigia malinconia, con gli occhiali da sole, nonostante il cielo nuvoloso, e il maglione più sformato che possiedi addosso.
Arrivi. Scarichi la macchina. Perlustri il tuo appartamentino. Apri i cassetti in cucina. Ti sciacqui la faccia in bagno. Sali in camera tua. Ti chiudi la porta alle spalle. E scoppi a ridere.
Perché sei sola. Perché quella stanza è tua.
Togli giusto le camicie dalla valigia, così non si stropicciano troppo. Liberi i libri e li impili tutti di fianco al comodino. Respiri un po'. Ed esci, impaziente di innamorarti della città.

Il nuovo capitolo è iniziato.
La mia stanza è minuscola. Ha il parquet. Il letto è matrimoniale, di fianco a me, di solito, dormono PC, libri e quaderni. La finestra lascia entrare la giusta dose di luce al mattino. Di sera rimango affacciata a prendere freddo e a fumare sigarette, rischiando di essere beccata dalla padrona di casa, che non vuole si fumi nei suoi appartamenti. Ogni tanto passa qualche treno, che sferraglia sui binari del paese vicino.
Fuori è tutta ansiogena pianura, a perdita d'occhio. Di giorno sembra quasi sempre un mare di nebbia dal quale, di tanto in tanto, emergono file calligrafiche di alberi neri. Di notte, quell'orizzonte immobile è rischiarato dalle luci della centrale elettrica.
In cucina ho una macchinetta del caffè che minaccia già di scioperare causa sfruttamento eccessivo.
Al mattino improvviso outfits da persona seria arrampicandomi su una sedia, perché non ho uno specchio a figura intera. Percorro i dieci minuti di tangenziale che mi separano dall'ufficio con il volume dello stereo al massimo, per svegliare le idee. Di sera, sfrutto il traffico per godermi la radio, e stiracchiarmi sul sedile. In pausa pranzo faccio su e giù per i corsi principali, per ossigenare muscoli e cervello. Oppure mi perdo nel labirinto di viuzze che ramificano dal centro di Modena. In dieci giorni ho visto due mostre fotografiche. Sono iscritta in biblioteca. Mi sono persa non so quante volte, alla ricerca di un supermercato, di questa o di quella via, dell'uscita giusta in tangenziale, della stazione ferroviaria, di un parcheggio non a pagamento, di un bar con free-wifi. Ho letto pagine economiche di quotidiani e chiacchierato di drammaturgia in pausa caffè. Ho cenato con barattoli da 500 g di yogurt, in mutande e maglietta, mentre guardavo una serie televisiva a letto. Mi sono cambiata in auto, passando da skinny bordeaux e converse, a collant, vestito e tacchi. Ho salutato qualcuno a un binario, dopo avergli rubato il maglione. Paolo Rossi mi è passato di fianco in centro e io, anziché riconoscerlo, mi sono chiesta "Ma questo cos'ha da guardarmi, ci conosciamo?". Sto imparando un lavoro. Sto imparando.

Più o meno, nelle ultime settimane è successo questo.
E' solo l'inizio. Nel bene e nel male.
Mi manca giusto una connessione internet a casa, ma posso sopravvivere.
Ovviamente, vivendo da sola, non ho quasi mai occasione di cucinare qualcosa di elaborato.
Ripescando dall'archivio, eccovi un dolce che qualche settimana fa vi avevo mostrato su Facebook.
Si tratta di un gelo di arancia, ispirato al suo gemello estivo, di qualche mese fa.
Il procedimento è semplicissimo e il risultato è ultra-light, ma anche molto soddisfacente, grazie alle scaglie di cioccolato [rigorosamente extra-dark], la dolcezza delle arance in questa stagione e l'aroma di cannella.
Eccovi la ricetta. (:


GELO DI ARANCIA CON CIOCCOLATO FONDENTE

Ingredienti
500 ml di spremuta d'arancia
100 ml di acqua
100 g di zucchero [io l'ho omesso, ma va un po' a gusti: potete anche aumentare la dose, magari fino a 200 g]
50 g di maizena
cannella macinata [facoltativa]

cioccolato fondente [dal 70% in su]

Procedimento
Scaldare in un pentolino abbastanza capiente 1/3 del liquido totale [spremuta + acqua]. Sciogliervi lo zucchero e la maizena. Aggiungere i liquidi restanti e la cannella. Cuocere finché il composto non si sia raddensato, come una sorta di budino.
Dividere negli stampi singoli e lasciar raffreddare per 3-4 ore.
Spolverare con scaglie di cioccolato fondente.


Spero di riuscire ad aggiornare di nuovo presto.
Per il momento vi auguro un buon finesettimana, alla prossima. (:

mercoledì 21 novembre 2012

Potrei.

"Dovrei scrivere." 
Me lo ripeto ogni volta che apro la cartella contenente le foto in attesa di pubblicazione.
Me lo dico, clicco sulla promettente iconcina di Word. Sporco un nuovo documento con qualche riga svogliata. Lancio il cursore sulla "x" in alto a destra, dopo aver nutrito la mia autostima con un: "Ma cosa stai scrivendo, davvero non riesci a tirare fuori nulla di meglio?".
Forse dovrei arrendermi a scrivere le quattro banalità che di solito si dicono sull'apple pie. Raccontarvi di Biancaneve e delle torte lasciate a raffreddare sulla finestra. Degli uccellini che pinzano i bordi zampettandoci sopra [solo io l'ho sempre reputato terribilmente anti-igienico?]. Del profumo di cannella e di quanto sono rassicuranti le mele morbide che emergono dalla corazza croccante.
Potrei scrivere di questo, come potrei scrivere di mille altri argomenti. Potrei raccontarvi delle mie giornate, potrei raccontarvi dei miei progetti, potrei raccontarvi delle persone che mi riempiono la testa e di quelle che mi riempiono il cuore. Potrei raccontarvi dell'ultima volta in cui sono stata sveglia tutta la notte, potrei raccontarvi del perché. Potrei raccontarvi della palestra e del ragazzo bellissimo che correva di fianco a me, stasera, con quel suo bellissimo tatuaggio. Potrei raccontarvi dei discorsi notturni che facciamo, quelli in cui ci chiediamo "Ma cosa sta succedendo?" -cosa sta succedendo al mondo, a noi, a voi.-. Potrei raccontarvi dei suoi ombromini. Potrei raccontarvi del "Mi mancavi" più puro che abbia mai pensato. Potrei raccontarvi dell'onnipresente "Ma devo andare". Potrei raccontarvi dei kg di zucca che sto mangiando, sotto forma di vellutate zucca&zenzero. Potrei raccontarvi delle dipendenze, dei vizi, della sensazione di libertà assoluta quando te ne liberi, di quanto mi manca, quella sensazione. Potrei raccontarvi delle relazioni, delle loro evoluzioni ed involuzioni. Potrei raccontarvi dei libri che sto leggendo. Potrei raccontarvi delle persone che dopo anni riescono a farti sentire bene, a farti stare bene, a farti bene. Potrei raccontarvi del freddo. Dei cieli azzurri. Dei colori delle foglie. Della nebbia sul Ticino, all'alba.
Potrei raccontare di più, più di quello che ho già lasciato trapelare.
Ma non ne ho voglia.
E non aver voglia di fare qualcosa è il motivo migliore per non farla.


Mentre invece ho voglia di dilungarmi un attimo riguardo l'apple pie o, meglio, il pie in generale.
Se, infatti, il contenuto del vostro pie può variare a piacimento della vostra fantasia, la pie crust segue alcune -semplici, ma fondamentali- regole.
[Questa dicotomia interno-esterno, anarchia-regolamentazione si potrebbe sviluppare meglio, ma stiamo parlando di pie, pie! Concentrazione.]
  • impasto neutro: né zucchero, né sale [va bene, un pizzichino di sale, ma solo per dare una punta di carattere all'insieme], solo farina, burro e acqua
    [Se proprio non ce la fate, mettetecelo, un po' di zucchero. Per me è superfluo, ma, nel caso scegliate della frutta molto acidula o non perfettamente matura, un paio di cucchiai potrebbero aiutare]
  • mente e ingredienti freddi: perché il crust abbia la consistenza giusta, ogni ingrediente deve essere ben freddo, dalla farina, all'acqua. Mettete dunque tutto in frigo almeno mezz'ora prima di iniziare la preparazione del pie. Per un risultato ancora migliore, in frigo metteteci anche gli attrezzi necessari, dal mixer, allo stampo. E il burro? Tagliato a cubetti, in freezer
  • non sprecate l'acqua: aggiungetene poca per volta, un cucchiaio al massimo, fino a ottenere la consistenza ideale [ovvero un impasto liscio, ma non elastico]
  • alternativa light? La friabilità non è identica, ovviamente, ma una ricetta piuttosto soddisfacente per un impasto simile è questa:
    Ingredienti: 300 g di farina [del tipo che preferite, anche integrale], 100 g di yogurt bianco neutro [si può utilizzare anche la ricotta, viene ugualmente bene, solo un po' più soffice], 1-2 cucchiai di olio, acqua fredda q.b.
    Procedimento: Si impastano gli ingredienti molto velocemente, nel mixer, e si lascia riposare l'impasto per un paio di ore in frigo.
  • la cottura: il problema del pie, come di ogni torta di frutta, è che rischia di rimanere umido sul fondo, a causa dei succhi rilasciati dalla frutta stessa in cottura. Per ovviare a questo problema, io completo la cottura senza stampo, semplicemente lasciandolo "nudo" sulla griglia del forno. In questo modo si asciuga perfettamente anche il fondo. 
Tenendo in considerazione questi piccoli accorgimenti non avrete alcun problema con il guscio del vostro pie e  il risultato sarà perfettamente friabile.
Ultime note sulla mia ricetta: l'impasto è composto al 50% da farina integrale [risulta un po' più rustico, ma anche più croccante e saporito, a voi la scelta] e la superficie è spennellata con il rhum utilizzato per reidratare l'uvetta e spolverata con zucchero di canna integrale. Il ripieno? Mele Fuji [che adoro per intensità del profumo e consistenza], uvetta, cannella, chiodi di garofano e una punta di zenzero.
Tutto qui.


APPLE PIE

Ingredienti

Per il pie crust

150 g di farina bianca 00
150 g di farina integrale
175 g di burro ben freddo
un pizzico di sale
acqua gelata q.b.

Per il ripieno

4 mele
due cucchiai di zucchero di canna
tre cucchiai di uvetta reidrata nel rhum
spezie, a volontà

zucchero di canna per la superficie

Procedimento

Nel mixer, impastare ad alta velocità le farine con il burro tagliato a pezzetti e il sale. Quando il composto avrà un aspetto sabbioso, iniziare ad aggiungere l'acqua, un cucchiaio alla volta. L'impasto è pronto quando il mixer riuscirà a formare una palla [mi raccomando, la pasta non deve risultare umida, né elastica].
Lasciare riposare in frigorifero mentre si mondano le mele. Una volta pulite, affettarle a cubetti e mescolarle, in un recipiente, con le spezie, l'uvetta e lo zucchero.
Intanto, accendere il forno a 180°C.
Riprendere l'impasto freddo. Dividerlo in tre parti e utilizzarne due per il fondo. Stendere la pasta in una sfoglia circolare dello spessore di circa un centimetro e usarla per foderare lo stampo [18 cm, il mio] precedentemente imburrato e inzuccherato. Versare il ripieno di mele e ricoprire con il terzo rimanente, anch'esso steso.
Rimboccare i bordi rigirando i lembi su loro stessi e pinzandoli con i polpastrelli [oppure, come ho fatto io, "incastrandoli" nello stampo]. Praticare il classico taglio a croce. Spennellare con il rhum [l'alternativa è il canonico latte & tuorlo sbattuto] e ricoprire di zucchero di canna.
Far cuocere per 40 minuti. Trascorso questo tempo, sfornare, toglierlo dallo stampo e, se il fondo dovesse risultare ancora umido, lasciare in forno, su una griglia, per altri 10 minuti.


venerdì 19 ottobre 2012

Trasparenza

Accade, di non aver voglia di scrivere nulla, vero?
Accade, di voler aspettare che le cose accadano, prima di spiegarle, vero?
Accade, di rimanere col fiato sospeso, attraverso i giorni, vero?
Accade un po' tutto. E un po' niente.
Come quando osservi un acquario e posi le dita su quel vetro. E percepisci la vita, al di là. La vedi, la guardi, la studi, la ammiri. Eppure rimane al di là di quella parete impermeabile e indistruttibile, ma trasparente.
La trasparenza è diabolica.

Procediamo per contrasti, come sempre. E ad un'introduzione forse un po' fredda e distante [ma non distaccata], facciamo seguire il comfort food per eccellenza: l'apple crumble. In monoporzione, per giunta.
Da gustarsi col cucchiaino, godendosi, fra le briciole e le mele, l'altalenarsi di croccantezza e morbidezza., mentre la cocotte ancora tiepida riscalda le mani.
Ho aggiunto alla ricetta classica una manciata di avena, tostata e caramellata in padella, per dare un sentore di nocciola al tutto. Il resto è semplice in modo quasi imbarazzante, come ogni comfort food che si rispetti.



APPLE CRUMBLE

Ingredienti
170 g di farina [per me 50 e 50 fra farina bianca e integrale, ma una volta ne ho provata una versione con quella di grano saraceno che non era per niente male...]
30 g di cruschello d'avena*
80 g di burro ben freddo
qualche cucchiaio d'acqua gelida
una manciata di avena
zucchero di canna q.b.
un pizzico di sale

tre mele piuttosto grandi
una spolverata di cannella
un chiodo di garofano sbriciolato
zucchero di canna, eventualmente

Procedimento
In una padella, far tostare l'avena. Aggiungere poi 1-2 cucchiai di zucchero e lasciare caramellare [volendo, si può lasciare sciogliere insieme allo zucchero anche una nocciola di burro, così, giusto per non farsi mancare nulla ;) ]
Intanto, accendere il forno sui 180°C.
Nel mixer, preparare le briciole unendo il burro, la farina, il cruschello e il sale [se necessario aggiungere l'acqua]. Azionare alla massima velocità, ma a scatti, in modo da non creare un impasto omogeneo, ma, piuttosto, le classiche briciolone da crumble. 
Mettere in frigo.
Pulire e tagliare a tocchetti le mele, mescolarle alle spezie e allo zucchero, se si vuole. Dividerle nelle cocotte [si può utilizzare anche un unico stampo]. Riprendere le briciole in frigo, mescolarvi insieme velocemente l'avena, e distribuirle sulle male. Volendo si può concludere con qualche fiocchetto di burro e una crosticina di zucchero di canna.
Infornare per 25-35 minuti [45-50 per un unico stampo], finché la copertura non sarà dorata e si vedranno le mele "ribollire" al di sotto. 
Servire tiepido. Sempre ottima l'abbinata con del gelato o dello yogurt greco, magari con una colata di miele [di castagno, perché no?].

* Se ne parlava con Vaniglia qui, dell'utilizzo del cruschello in cucina, soprattutto nei crumble.
Dà un tocco di croccantezza in più, oltre a un tocco di ruvidità che, in questo tipo di dolci, sta sempre bene.



domenica 2 settembre 2012

Orgoglio e impasti che lievitano

Settembre è arrivato con una puntualità disarmante, quest'anno. 
E agosto mi manca. Mi manca l'essere a casa da sola, con tutta la famiglia in vacanza, i miei ritmi, i miei spazi, gli amici, le cene e i pranzi improvvisati, il poter lavorare al computer dal tavolo della cucina, quello ampio e illuminato alla perfezione, con la moka sempre a portata di mano.
E' stato un agosto strano. Il primo agosto che ho interamente, davvero, trascorso qui. Senza mare, senza viaggi [a parte quelli mentali, s'intende, ovvio], senza giornate in spiaggia a cuocersi. E non mi è dispiaciuto, anzi.
Questo agosto è stato un mese solitario, ma denso di persone. Può sembrare contraddittorio, ma le persone [anzi, le Persone, quelle con la p maiuscola] non necessitano di corporeità per esserci. E' stato un mese davanti allo specchio, quello specchio che non riflette il corpo. E' stato un mese in cui sono arrivata a grattugiarmi, di nuovo, per l'ennesima volta, la faccia sull'asfalto, per poi rialzarmi, però, rialzarmi come non ho mai fatto prima. E di questo sono particolarmente orgogliosa. Sì, orgogliosa.
Per la prima volta in vita mia, sono davvero orgogliosa di qualcosa che mi riguarda.
E' un risultato minuscolo, ho ancora molta strada da fare, tutta quella strada che devono percorrere quelli che hanno appena deciso di alzarsi davvero. Ma è un risultato relativamente immenso. Quell'immensità che hanno le cose che accadono quando ormai avevi smesso di crederci, esattamente quella.
E dovrei scrivere troppi grazie, a questo punto. Ma ne sto spargendo altrove, dovunque, con ogni mezzo.
La ricetta di quest'estate non posso inserirla in archivio, ma è stata un'estate indimenticabile quanto quest'altra. A quest'autunno alle porte resta qualcosa di un po' più consistente dei ricordi, però.

Insieme a pioggia e freddo, settembre si è presentato con una fortissima voglia di impasti lievitati. Impasti lievitati con spifferi di vento gelido che s'infilano in ogni dove: il tempismo.
E se da una parte la vocina mi diceva "lievitilievitilieviti!", dall'altra questo grigiore autunnale mi ordinava di spargere cannella dovunque. Il compromesso è stata l'invasione della mia cucina da parte di una settantina [settantatré, per la precisione] di cinnamon rolls.
Trattasi di meravigliose briochine alla cannella, profumatissime e fragranti. La libidine inizia durante la preparazione, quando lavorate con le mani questo impasto morbido che sa di uova e zucchero.
Poi aggiungete il mascarpone, ed è il paradiso. 

[Sì, mascarpone. Apriamo una breve parentesi. Ho seguito la ricetta di Edda, dopo essermi un po' informata. Al mascarpone, infatti, viene sempre associata un'idea di pesantezza, mentre, a ben guardare, in realtà contiene circa la metà delle calorie del burro. E la prova l'ho avuta al momento dell'assaggio: avevo già preparato le cinnamon con il burro, e queste al mascarpone sono risultate molto, molto, più leggere. Oltre al fatto di avere il plus dell'aroma di questo meraviglioso formaggio cremoso. Una variante alla classica pasta brioche che si può, di tanto in tanto, considerare, insomma.]

Ciò che adoro, dei lievitati, è proprio il processo di lievitazione in sé. Se da una parte, infatti, sono estremamente indipendenti [io ho lasciato gli impasti a riposare e sono uscita, tranquillamente], dall'altra necessitano un'attenzione estrema. Basta un nulla perché l'impasto, bello gonfio, si appiattisca tristemente.
"I lievitati sono delicati come i lamponi", si diceva con Martina qualche giorno fa. Ed è proprio così.
[Indipendenza ed estrema delicatezza. Uhm. Interessante...]

Okay, fermiamo le divagazioni e passiamo alla ricetta, questo post è già sufficientemente chilometrico :)



CINNAMON ROLLS [Ricetta di Edda]

Ingredienti
500 g di farina [50% 00 e 50% manitoba, ma anche 100% 00]
250 g di latte intero, tiepido
70 g di mascarpone
70 g di zucchero di canna
un uovo
10 g di sale
15 g di lievito di birra fresco [o 6 g di lievito di birra secco]
un cucchiaino di cannella in polvere

2/3 cucchiai di mascarpone
3/4 cucchiai di zucchero di canna [io ne ho messi 2, assaggiate ;) ]
2 cucchiaini di cannella in polvere

un uovo
zucchero di canna

Procedimento
Sciogliere il lievito in 50 g di latte tiepido, lasciandolo fermentare per circa un quarto d'ora [finché sulla superficie non sia comparso uno strato di schiuma].
Mettere la farina e la cannella in una grande ciotola. Da una parte, versare lo zucchero, dall'altra, il sale [i due non devono entrare in contatto]. Versare al centro il latte con il lievito, l'uovo e, mentre si inizia a impastare, il resto del latte, incorporandolo progressivamente.
Non appena il composto inizia ad avere una forma, aggiungere il mascarpone.
Lavorare l'impasto su un piano infarinato, ripiegandolo più volte verso l'interno. Il risultato dev'essere una palla liscia.
Lasciare riposare per circa un paio d'ore in una ciotola coperta da un panno umido, in luogo riparato dalle correnti d'aria. [Io l'ho messa in forno]
Quando l'impasto è raddoppiato, riprenderlo e stenderlo su un piano infarinato, a forma di rettangolo.

A questo punto potete:
- utilizzarlo subito
- coprirlo con la pellicola e porlo in frigorifero, per utilizzarlo la mattina seguente
- surgelare la pasta [al momento dell'utilizzo la si dovrà scongelare una notte in frigorifero, prima di poterla usare]

Preparare la farcitura mescolando il mascarpone con la cannella e lo zucchero [aggiungere, eventualmente, un po' di latte], stenderla uniformemente sul rettangolo di pasta. Arrotolare delicatamente, partendo dalla base lunga.
Porre il rotolo in freezer per circa un quarto d'ora: una volta ben freddo, sarà più semplice affettarlo.
Dividere il rotolo in fette da circa un cm ciascuna, porle sulla teglia, ben distanziate, e far lievitare per un'altra oretta.

Spennellare le cinnamon con il tuorlo sbattuto, e spolverarle con lo zucchero.

Infine, infornare a 180°C per venti minuti, o fino a doratura.


Ogni tanto ho pensieri democratici, quindi ne ho farcite la metà con una crema al cioccolato, preparata sostituendo la cannella con del cacao amaro e aggiungendo delle scaglie di cioccolato. Per quelli che non mangiano cannella a cucchiaiate come me, insomma :)
[Post-it: da provare sostituendo al mascarpone la ricotta.]



Nota sulle foto: Marta non ha improvvisamente disimparato a fotografare, semplicemente, questa volta ho scattato io. E credo la cosa si ripeterà, visto che c'è una nuova arrivata in casa ;) 

lunedì 20 agosto 2012

Con questo caldo un post utile sarebbe chiedere troppo.

Agosto incendia persino l'aria, quest'anno.
Osservo il cielo dalla finestra e mi sembra che sia evaporato anche l'azzurro.
Sopravvivo con caffè ghiacciato [litri e litri di questo, per intenderci], gelato, granita, gelo, gazpacho [devo pagare qualche extra, per l'utilizzo di tutte queste g?]. Non credo di aver mai chiesto tanto ghiaccio al mio freezer come in questi giorni.

D'altra parte, però, dalle sette di sera alle sette del mattino l'estate è magnifica.
Prima di attaccare al lavoro, alle otto, mi godo la pioggia di luce calda che bagna i tetti, l'asfalto bollente, le montagne che circondano il Lago, quella luce bassa che filtra fra gli alberi, che sembra infilarsi sotto pelle.
Il finestrino dell'auto abbassato, la musica giusta, le strade secondarie per evitare il traffico.
L'estate si fa perdonare così, con la luce.
E con i cieli stellati, che sono davvero immensi, in queste notti. Immensi da perdercisi, per poi ritrovarsi nelle albe, che ad agosto sono davvero atomiche, con il rosa e l'arancione che esplodono nel cielo violetto, ancora livido di notte.
Non mi perdo un'alba, ultimamente. E ogni mattina, mentre bevo la mia dose maxi di caffè, seduta sul balcone, gli occhi nel cielo, mi ritrovo a ringraziare l'insonnia: perché l'estate è magnifica, dalle sette di sera alle sette del mattino. Davvero magnifica.

Il post in programma per oggi prevedeva cioccolato e panna. Mi scioglievo al solo scriverne.
E allora, anziché evitare di pubblicare inutilità, ho pensato bene vi spargere anche qui qualche estratto del mio imperdibile account Instagram.


In realtà, un sottofondo utile potrebbe anche esserci.  Per esempio, potrei raccontarvi dei chili di frutta surgelata che vivono, beati loro, nel mio freezer. Pesche, frutti di bosco, anguria, quellochetrovo.
Quando ho voglia di qualcosa di fresco, tiro fuori un sacchettino [non sono assolutamente maniacale, no, nel pesare ogni singola porzione al grammo, affatto.] e scelgo fra tre opzioni: smoothie, granita, o gelato.

How to? 

Nell'ordine:

- smoothie: mixer + frutta surgelata + acqua fredda

- granita: mixer + frutta surgelata [+ eventualmente un goccio d'acqua]

- gelato: mixer + frutta surgelata + 2-3 cucchiai di yogurt [per 180 g di frutta]
Okay, quest'ultimo è più un facciamo-finta-sia-gelato, lo ammetto, ma risulta comunque cremoso e buonissimo -ecco, mi raccomando la frutta, che sia matura e che sappia di qualcosa-]

Più che semplice. E non ho inventato nulla: l'idea del simil-gelato l'ho trovata da Elisa.
Potete aggiungere zucchero, ovviamente. Io macino cannella un po' dovunque, con le pesche bianche è divina. Anche il cardamomo non è male. E un mezzo limone spremuto, qua e là, ci sta sempre bene.





Che dire, forse ho finito di blaterare.
Vado a cercare di abbassare la mia temperatura corporea sotto una doccia gelida, sempre non mi si siano fusi i polsi sul portatile.

Buona serata a tutti! :)

A.

Ps: Grazie, con la G maiuscola e gli occhi a pronunciarlo, per le risposte all'ultimo post. Quelle arrivate tramite i commenti, quelle tramite mail, quelle via sms, quelle altrove.
La salvezza sta nel riconoscersi. 
Grazie.

venerdì 17 agosto 2012

Questo dolce lo mangio anche io.

Perché contiene frutta, e poco altro.
E non fa paura.

Vorrei avere parole per raccontarvi, ma ancora non le trovo.
Perché togliersi la maschera per lasciarsi guardare, davvero, fino in fondo, è molto più semplice quando si è in due e si è seduti a un tavolo, e si parla fra i caffè, quando si è in due e si è in macchina, e la direzione è l'Iperuranio, quando si è in due e ci si scambia la propria vita attraverso quelle lettere moderne e straordinariamente veloci che sono le mail.
Con tutti i vostri occhi a guardarmi, è molto più complicato. Ma stanotte, l'ennesima notte di sonno divorato dall'insonnia, non ho voglia di scrivere con la maschera sul viso. Pesa anche lei, a fine giornata.
E allora vi dico che sì, questo dolce lo mangio anch'io.
E non mi fa paura.

La ricetta è di Iaia.
E con Iaia vorrei prepararla, prima o poi. Con lei, e con ogni sguardo che ha lasciato cadere la maschera e l'ha appoggiata sul tavolo, di fianco alla mia.




GELO DI MELLONE

Ingredienti [per 12 porzioni medio-piccole]
500 ml di succo di anguria [ottenuto frullando e privando dei semi il frutto]
60 g di zucchero [che io mi sono dimenticata, ehm ehm, ma, insomma, l'anguria è già così dolce, caspita!]
45 g di amido di mais, o simili
mezzo cucchiaino di cannella in polvere

Procedimento
Sciogliere l'amido [e lo zucchero] nel succo. Profumare con la cannella e portare il tutto a bollore. Spegnere il fornello non appena la miscela si sia ben addensata. Dividere nei bicchierini e lasciar raffreddare.
Un passaggio in frigo ci sta benissimo.
Decorare con scaglie di cioccolato fondente, l'ideale, oppure con pistacchi non salati, o, ancora, con fiori di gelsomino.

[La versione seria e dettagliata della ricetta, la trovate qui.]




[Foto: Marta Rizzato, un'altra che la maschera l'ha dimenticata da qualche parte, tempo fa.]