Visualizzazione post con etichetta Glasses Stories. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Glasses Stories. Mostra tutti i post

giovedì 27 settembre 2012

Contaminazioni librarie

Febbre e influenza hanno raggiunto anche le mie inesistenti difese immunitarie, così, in questo piovoso pomeriggio di fine settembre, ho preso Angie e la Piccola Canon [ché se non diamo dei nomi agli oggetti, qui, non siamo felici] e le ho costrette a strapparmi dalla noia.


In realtà, è da tempo che medito su un qualcosa del genere all'interno di Food Therapy. Almeno un annetto.
E oggi, a tre giorni dalla scadenza del contratto estivo in libreria [posso piangere? Posso disperarmi e sciogliermi in un laghetto di acqua salata?], ho pensato che, in fondo, avrei potuto continuare a fingermi una libraia qui, su queste pagine virtuali.
Ho il piacere di presentarvi, dunque, un nuovo angolo di Food Therapy dedicato ai libri. Ciò che leggo, gli ultimi acquisti, i libri che "abitano" il mio comodino perennemente e quelli che mi porto quotidianamente in borsa. Romanzi, saggi, i classici, libri di cucina, raccolte di racconti, tutto quello che la mia alimentazione onnivora d'ogni tipo di pagina comprende, insomma.

Giusto per sostenere questa ventata d'aria fresca, oggi iniziamo con gli ultimi acquisti. La scelta è piuttosto varia, sia per argomento che "mood" di lettura.


Diario italiano, di Sigrid Verbert

Ebbene sì, è arrivato. E' uscito dagli scatoloni, in libreria, e io l'ho subito puntato. Ho aspettato un po', però, a sfogliarlo. [Da qualche parte ho una coscienza che mi obbliga a riflettere sulla mole di libri di cucina che ormai possiedo, da qualche parte, lo giuro, c'è. Ehi, coscienza? Ehi? EHI? Niente, è già scomparsa, e vabbè, io ci ho provato.]

Il predecessore di questo volumotto è stato il primo libro di cucina acquistato dalla sottoscritta. Lo stile di Sigrid si riconosce nella cura riposta nella
grafica ordinata ed essenziale, nelle fotografie, nelle ricette, di spunto tradizionale ma svolgimento creativo.
Il libro descrive il viaggio di Sigrid per l'Italia. Diviso in tappe, dipinge perfettamente l'atmosfera di ogni zona, città, regione visitata. Sigrid sfrutta fotografie e racconti per riportare, al meglio, i sapori e la bellezza che ha saputo scovare, in ogni angolo del nostro Paese.

Segnalibri: zuppa di topinambur con crema di prezzemolo, fagottini ripieni di brasato al barolo, zuppa di lenticchie e castagne, pasta all'ossolana [gentilmente richiesta da qualcuno che infila foglietti nei miei libri di cucina...], gnocchi di carciofi con fave, asparagi e guanciale croccante, torta sarda di ricotta...


La ragazza delle arance, Jostein Gaarder

Jostein Gaarder mi ha tenuto compagnia quando ero un po' più piccola, lui e Roald Dahl sono stati fra gli autori che più ho amato, nel periodo elementari-medie. Grazie al consiglio di un'amica, ho ripreso in mano un suo libro, una decina di giorni fa. "La ragazza delle arance" è uno di quei libri che non appena li finisci invii subito un sms all'amica in questione: "Grazie". Bisognerebbe sempre ringraziare, per i bei libri [prestati, consigliati, scritti]. Gaarder fonde la filosofia [sempre presente, come da tradizione, ben intrecciata nella trama] con una storia romantica e poco prevedibile, che si dispiega dolcemente in uno dei suoi soliti meccanismi "a incastro", di cui alla fine, soltanto alla fine, riesci ad avere la visione completa.
Un inno alla vita, al carpe diem, all'amore "vivo", in un dialogo, anche un po' commovente, sì, fra padre e figlio. Ma niente picchi glicemici, luoghi comuni o frasi fatte.
Vita, semplice, pura, luminosissima vita.

Sottolineature: 
"Probabilmente non esiste nessuna intimità che possa competere con due sguardi che si incontrano con fermezza e decisione e che semplicemente rifiutano di lasciare la presa"
"Ho paura, Georg. Ho paura di sere come questa, quando non mi viene dato di vivere."


Lacrime e santi, Emil Cioran

Quella fra me e il signor Emil Cioran è la storia di un folgorante colpo di fulmine [avvenuto nel settore di filosofia della Feltrinelli in Centrale, a Milano, una sera, alla fine dell'ennesima giornata universitaria], sfociato in un amore appassionante e fedele, che non si è mai intiepidito dal primo incontro, quando mi corteggiò con i suoi "Sillogismi dell'amarezza", per poi conquistarmi irrimediabilmente con il suo esiziale "Al culmine della disperazione".
Questo volumetto [dal formato davvero comodo, fra l'altro, in borsa non lo senti nemmeno] mi è stato consigliato da un amico. I temi cardine del pensiero di Cioran sono ovvviamente presenti, affilati come sempre, ma davvero piacevoli sono le continue digressioni artistiche, musicali, filosofiche che l'autore compie senza posa, in un crescendo di riflessioni, confronti e annotazioni culturali.
Come descrivervi Cioran... mente quasi contemporanea [è morto nel 1995], stilla fino all'ultima goccia l'essenza dell'esistenzialismo e del nichilismo, animando le sue riflessione con l'ardore del più appassionato dei Romantici. Ma Cioran non è solo filosofia, è riflessione lucida e disillusa, assolutamente consapevole, sulla vita e sulla società, sull'uomo e sul suo animo. Il tutto racchiuso in una delle prose più piacevoli che abbia mai letto, sicura, scorrevole, leggera, puntuale.

Non so se si è capito, ma ve lo consiglio vivamente.

Sottolineature:[apro a caso, la scelta sarebbe troppo difficile]
"La paura è una morte di ogni istante."
"Avrò in me abbastanza musica da non scomparire mai?"
"Siamo condannati a salire una scala senza mai raggiungere l'ultimo gradino."


Di tutte le ricchezze, Stefano Benni


E' arrivato all'inizio di questa settimana, l'ultimo nato dalla penna di Stefano Benni. E' un altro di quegli autori ai quali sono affezionata, poiché i suoi libri mi hanno fatta crescere, in un certo senso. Il mio preferito rimarrà sempre [fino a nuovi aggiornamenti, sempre della serie "evviva la coerenza!] "Saltatempo", ma come dimenticare "Terra!", "Bar Sport" o "Margherita Dolcevita"?

Portato a casa ieri pomeriggio, l'ho iniziato stanotte. Appena stacco col pc vado a riprenderlo, vi saprò dire :)














Narciso e Boccadoro, Hermann Hesse


La bellezza di questa nuova edizione che Mondadori ha riservato all'opera di Hesse meritava la menzione qui. Cinquant'anni dalla morte di Hermann Hesse, sei, fra i suoi titoli, ripubblicati da Mondadori. 
Qui, tutti insieme.




















Ottimo. E' l'1.31 e direi che potremmo anche andare a dormire, o, come al solito, fingere almeno di andare a letto.
Angie vi saluta, come sempre ben accomodata sul dorso del mio naso, e vi rimanda alla prossima carrellata libresca.
A proposito, voi cosa ci raccontate? Ultime letture? Gli imperdibili? Consigli?
Qui siamo sempre pronti a sfogliare e immergerci in nuove pagine :)

Piesse: le foto sono un po' quello che sono, ma pioveva, era buio, avevo freddo e continuavo a starnutire. Sono perdonata?






venerdì 7 settembre 2012

Di ingredienti, preziosi o rari che siano

Buongiorno a tutti!
Come al solito sono di fretta, incastrata fra le mie 298985739874930910975 cose da fare.
Volevo solo dirvi che qualcuno parla di Food Therapy, in rete. E che, a quanto pare, abbiamo una neonata collaborazione da far crescere.
Valeria mi ha contattata tempo fa, raccontandomi di come avesse scoperto Food Therapy e di quanto le fosse piaciuto. Dopo un breve scambio di mail è nata l'idea di un mio contributo al suo blog: è vero che qui mi diletto fra chili di burro e decine di uova, spolverando tutto con manciate di zucchero e inneggiando al picco glicemico, ma è altrettanto vero che non mi nutro solamente di torte e biscotti [nessuno lo fa, d'altra parte]. Quindi, perché non approfittare dello spazio di Valeria ["Ingredienti preziosi", il suo blog, è davvero interessante, fra l'altro. Valeria studia Tecniche Erboristiche e scrive di alimentazione consapevole e scelte di vita salutari. Insomma, buttare un occhio non può far male: http://ingredientipreziosi.wordpress.com/] per condividere qualche piatto sano? E per sano non s'intende specificatamente light e insapore [sarebbe anche ora di smetterla, con questi luoghi comuni], piuttosto l'idea è quella di cibi nutrienti ed equilibrati, un'alimentazione che sia anche di testa, e non solo di pancia, insomma.

E se da una parte penso a cereali integrali e verdurine, dall'altra medito con Angie su come inaugurare al meglio il nuovo arrivato [sì, perché la sottoscritta sperpera le sue già misere finanze in accessori per la cucina, con la scusa di tentare un innalzamento dei livelli di serotonina].
Dopo l'invasione di cinnamon rolls, questa cucina vedrà quella di madeleines, a quanto pare. Non appena troverò due ingredienti fondamentali per la ricetta che ho in mente: tempo e ispirazione.




Lo so, post di fondamentale importanza. Sentivo di mancarvi, mettetela così.
[Dai, lasciate che m'illuda, dai.]

A.

Spam moment!
Qualcuno ha appena creato una pagina Facebook che necessita di qualche "like". Cosa aspettate? Quando sia brava lo sappiamo già ;)
[E, già che ci siete, mettete un "like" anche qui, nel caso non l'abbiate già fatto. Merci! :) ]


giovedì 30 agosto 2012

Torino


Siamo andati a trovare Henri Cartier-Bresson a Torino, ieri.
Ci ha accolti nel suo palazzo di marmi, nelle sue stanze dove i pavimenti alternavano il grigio-azzurro al bianco.
Ci ha raccontato il Novecento senza utilizzare parole. E allora ho capito il significato di quel suo “per guardare bene bisognerebbe essere sordomuti”.
Ci ha raccontato lo sguardo di Sartre e quello di Ezra Pound, spiegandoci che, per lui, fare un ritratto significava poggiare un punto interrogativo su qualcuno. E io osservavo quei punti interrogativi attonita, perché stavo guardando negli occhi qualcuno che, per primo, aveva guardato me negli occhi.
Ci ha raccontato di Alberto Giacometti, dei suoi scheletri di metallo e calce, spigolosi come la sua mente.
Ci ha raccontato di strade che non abbiamo mai visto, di luoghi che forse non riusciremo mai a conoscere, di un secolo talmente denso da far apparire come diluito il nostro.
E’ affascinante, Henri.
Ti seduce con le sue diagonali di ringhiere, con le sue cornici di buchi nei muri, con le sue prospettive rassicuranti, con i suoi contrasti che sono spirali in cui ti perdi, con il suo gioco continuo di luce e ombra.
Ti seduce con corpi sfuocati che si mescolano, con scarpe catturate prima che spariscano seguendo la loro proprietaria, già inghiottita dalla stanza, con teste che sembrano annodate nelle tende.
Ti seduce perché è riuscito nella sfida più difficile per noi umani: eternare gli attimi.
Gli attimi, le vite, le sofferenze, gli amori.
L’ho amato, semplicemente.
E ho amato la città, nonostante un inizio poco entusiasmante nel traffico della periferia.
Non riuscivo a staccare gli occhi dal cielo su Torino.
[Il rimando alla canzone dei Subsonica è tanto istintivo quanto d'obbligo]
Il gelato alla vaniglia di Grom è l’estasi dei sensi. Il sorbetto ai mirtilli, d’altra parte, ha una consistenza divina. Sa di velluto viola, quel viola di cui ti tinge le labbra e che poi ti porti in giro per tutto il pomeriggio.
Piazza Castello è sterminata. La Mole non è mai alta quanto ce la si immagina.
Abbiamo camminato tutto il giorno, ovviamente perdendoci spesso e volentieri. Noi e le cartine, che strano rapporto.
Via Po è costellata di bancarelle. Ci sono quelle con i libri di edizioni vecchissime che compreresti in blocco. Copertine azzurre e bordeaux di un'eleganza che ora si fatica a trovare sugli scaffali delle librerie.
Qua e là graffiti enormi ricoprono muri dei palazzi e dell'Università. PicTurin è un bellissimo colpo di genio.
Stamattina il cielo è grigio "settembre in anticipo", nuova tonalità di colore per descrivere un cielo autunnale ad agosto. Pioviggina. Scrivo sorseggiando tè caldo, e ripenso a quando per colazione mangiavo il gelato.
[Momento post-it personale: urge un post riassuntivo di quest'estate.]
La giornata a Torino è volata via.
Questo mese è volato via.
Questa estate è volata via.
Ma rimane. Questa estate rimane. 















Bene, ora che ho fatto la persona seria e culturalmente impegnata [la mia ghost writer è proprio qui di fianco a me, stiamo pensando alla pasticceria dove andare a comprare i dolci per il prossimo post, così, poi, Marta Rizzato può fotografarli. Io pubblico, ma solo quando Blogger è simpatico e fa quello che gli dico. Altrimenti chiamo qualcuno anche per quello], posso aggiornarvi sulle avventure di Andy, Angie ed Audrey [non vedevate l'ora, ammettetelo!].
Erano anche loro a Torino, ieri. Dovevano incontrare Percy, un amico di Angie. In realtà, non si è ben capita la relazione fra i due: Angie è stata piuttosto evasiva, ma, a giudicare da certi sguardi che si lanciavano, si potrebbe dire che Percy ed Angie abbiano condiviso lo stesso naso, e certo non una volta sola.
Percy, d'altronde, è il classico bello e maledetto di cui tutte, prima o poi, s'innamorano. Ha il carisma nei tratti e un'eleganza soffusa, conferita forse dai colori scuri che volentieri indossa, forse dal fascino vintage tipico delle sue linee.



Se con Angie il suo fascino aveva già funzionato, presto anche Andy ed Audrey hanno iniziato a provare una certa simpatia nei suoi confronti. 

Li ha accompagnati a vedere una mostra fotografica e, dopo, hanno fatto una lunga passeggiata per Torino. 


Nei pressi dell'Università, Audrey s'è invaghita di un letterato che, pigramente, se ne stava appoggiato a una ringhiera, contemplando la profondità delle sue riflessioni.
Andy, che quel genere di letterati lo conosce bene [ne fa parte lui stesso, ma non fateglielo notare], è subito andato a riprendere la figlia. I genitori... mai portarseli in vacanza.
Angie e Percy, nel frattempo, erano altrove. Altrove... forse a ridefinire i tratti della loro relazione?

E dopo questo fondamentale apporto alla vostra giornata, vi auguro che possa proseguire in maniera più significativa.
Magari nel prossimo post inserirò anche una ricetta, che dite? Mi sembra di aver visto la parola "food", da qualche parte, nel titolo di questo blog...

A. 

martedì 28 agosto 2012

Storie di occhiali e di affinita' elettive.

Andy era un bel paio di occhiali. La montatura squadrata, razionale, circondava lenti leggermente graffiate dalla distrazione, dal suolo disordinato di quei pensieri sui quali spesso cadeva. Amava quando le parole attraversavano le sue lenti, quando lo facevano con eleganza e bellezza, dopo essere scaturite da una penna, sua, o altrui.
Aveva una figlia, Audrey. Non appena gli era comparsa dinnanzi, con la sua montatura esuberante, dalle inconsuete sfumature violacee, Andy aveva capito che, con lei, disciplina e ordine sarebbero stati solo i nomi di un'infinita serie di tentativi di regolare l'entropia insita nella natura della figlia. Così, l'aveva lasciata crescere senza imposizioni caratteriali, ed Audrey aveva imparato ad utilizzare l'arte e la creatività come principi ordinatori, per dare senso al suo disordine.
I due avevano trovato i giusti compromessi per convivere, la giusta distanza dalla quale osservarsi e osservare la vita dell'altro. Si divertivano a pungersi a vicenda, lui con i suoi spigoli netti e duri, lei con le sue punte di vivace irrazionalità.
Audrey trascorreva molto tempo con sua zia, Angie. Sorella di Andy, Angie era un gatto randagio.
Una montatura totalmente nera, con due lenti trasparenti dalle dicotomiche gradazioni. La vita aveva smussato e allungato le sue linee diritte, essenziali, ma, alla prima occhiata, riusciva a mantenere la maschera di ordine e raziocinio.
Andy ed Angie avevano circa la stessa età, ma si erano conosciuti davvero solo alle porte dell'età adulta, porte che nessuno dei due aveva davvero voglia di attraversare. Si somigliavano, e non solo per le tonalità scure che, come ombre sempre presenti, circondavano le loro lenti. 
Angie andava a caccia di sguardi, nella vita. -Sai riconoscerli-, le diceva spesso la nipote. Angie ridacchiava, ribattendo che con gli sguardi non è mai un univoco riconoscersi. Quasi fosse un gioco di specchi.




E, in effetti, loro tre erano così, specchi trasparenti che si erano riconosciuti.
Avevano lenti dalle quali filtrava ogni sfumatura di colore, ogni raggio di luce, ogni frammento di vita, ma, quando si osservavano, riuscivano non solo a vedere tutto ciò che era già passato fra le linee di quelle montature, ma anche i propri tratti personali, come fossero riflessi.
Andy, Angie ed Audrey erano, prima di tutto, compagni di vita.



Signore, signori, ho il piacere di presentarvi "Glasses Stories", le avventure di Andy, Angie ed Audrey. Perché, se è vero che "life's too short to wear boring glasses", figuriamoci per essere dei banali occhiali da vista.
Eccovi dunque le vicissitudini di questo bizzarro trio, storie costruite su ciò che passa attraverso le lenti dei miei occhiali, ovviamente, e di quelli di Andrea e Marta. Potrei dilungarmi molto su questi due loschi figuri, ma, per ora, vi basti sapere che, anche noi, altro non siamo se non compagni di vita, con tutto ciò che questo comporta.

Bene, dopo aver sparato la mia quotidiana dose di assurde futilità, passiamo a qualcosa di serio e importante.
Cioccolato. Serissimo e importantissimo cioccolato. No, non sto esagerando.
Pensate al quadratino di cioccolato. Pensate alla sfoglia sottile perfettamente temperata, al suono che produce quando la spezzate fra i denti. Pensate al vostro cioccolatino preferito, quello che scartate lentamente, quello che lasciate sciogliere languidamente sulla lingua, in religioso silenzio, con la calma di un rito, rito che si conclude con voi che distendete le pieghe dell'involucro della pralina passandoci con attenzione l'unghia, mentre vi cullate in quel retrogusto dalle mille risonanze.
Pensateci. Ecco. Vi sembra esista qualcosa di più serio e importante?
No, direi di no.
E allora sublimiamola, questa materia divina.
Prendete il vostro cioccolato preferito. Unitelo alla panna [ma che sia panna fresca, mi raccomando, una nuvola candida]. Lasciate che si mescolino, che si fondano, che l'uno diventi indissolubile, inseparabile, dall'altro.
E' un'affinità elettiva, quella fra il cioccolato e la panna. E lo percepite nel momento esatto in cui affondate il cucchiaino nella mousse, e trovato un composto soffice e compatto allo stesso tempo, costellato da alveoli che ne garantiscono aereosità e leggerezza.
E poi portate il cucchiaino alla bocca. E capite che il cioccolato unito alla panna è semplice, pura, assoluta, estasi.

La ricetta è di Maurizio Santin, dal blog di Sara.




MOUSSE DI CIOCCOLATO E PANNA

Ingredienti
200 g di panna freschissima
150 g di panna montata
180 g di cioccolato fondente all'85%

[Attenzione: qui dovete giocare un po' con le proporzioni, in base alla percentuale di cacao del cioccolato che preferite, infatti, cambieranno le dosi di questo ingrediente. Per esempio:
- 250 g per un cioccolato al 55%
- 215 g per un cioccolato al 75%]

Procedimento
Fare a pezzetti il cioccolato e trasferirlo in una ciotola. Portare a ebollizione la panna fresca e versarla sul cioccolato, mescolando energicamente con una frusta, fino a completo scioglimento dei pezzetti [il risultato dev'essere una ganache lucida e setosa].
Incorporare delicatamente la panna montata al cioccolato fuso.
Trasferire la mousse in bicchierini e lasciare raffreddare per almeno 6 ore in frigorifero.




L'estasi di Andy.
 ... anche gli occhiali mangiano la mousse di cioccolato.




Ebbene no, questo non è un food blog professionale, da oggi ufficialmente.
Più che un ricettario, Food Therapy è un ricettacolo delle assurdità create dalla mia mente, mi spiace avervi illuso del contrario.
Siete ancora in tempo per fuggire, comunque. Ma, nel caso decidiate di restare, sappiate che siamo solo all'inizio.

The best is yet to come.
[as always]

A.


[Foto di Marta Rizzato, ma ormai lo sapete.]