venerdì 16 settembre 2011

Chocolate. Again and again.




Anche a voi capita di sfornare dolci che sembrano assomigliarvi?



FONDANT AU CHOCOLAT (light version)


  • INGREDIENTI


400 g di ricotta
200 g di farina 00
50 g di fecola (o amido o simili)
175 g di zucchero (preferibilmente muscovado o normale canna grezzo)
2 uova grandi
3 cucchiai di cacao amaro
50 g di burro
latte q.b.
un pizzico di fleur de sel

  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 170°C.
Sbattere le uova con lo zucchero e il sale, fino a renderle chiare.
Aggiungere la ricotta leggermente lavorata, il burro fuso, le polveri setacciate e latte sufficiente a rendere il composto morbido (ma non liquido).
Infornare per circa mezz'ora, finché non si sia rassodato.






Sono di poche parole, oggi. Ma un dolce di cioccolato fondente, scuro e oscuro, con profonde spaccature che si aprono sulla sua superficie, dice molto più di quanto potrei raccontare.
Si sta rimescolando un po' tutto, nella mia vita. Eppure, il cioccolato, quel sapore amaro di settembre, sembra permanere...

Buon we.

a.

sabato 10 settembre 2011

Necessità vince inerzia.


Vi capita mai di cucinare per necessità? Magari in quei giorni in cui ve ne stareste in pigiama, sul divano, a guardare film tristi con la sola compagnia di un pacco di biscotti e di un litro di latte, senza fare altro se non dormire, commuovervi, e mangiare? Magari quando aprite e richiudete una decina di volte il frigorifero, per constatare che quel panetto di impasto per biscotti che avete deciso di scongelare perché “Agnese, bisogna pulire il freezer!” vi sta ancora supplicando di essere infornato e magari mangiato, come ogni panetto di ottimo impasto per biscotti desidererebbe.
Certi giorni va così. Zero voglia di cucinare, ma necessità di accendere il forno per trasformare in cibo qualcosa che si sta lentamente, ma inesorabilmente, trasformando in rifiuto organico nel silenzio ronzante del frigorifero, o in quello buio e asciutto della dispensa.
Ecco allora che da quando vi svegliate, al mattino, pensate a come trasformare quel cibo in potenza in cibo in atto. E fra il  pensiero e la sua realizzazione pratica s’interpongono un numero variabile di idee e scuse possibili catalogabili sotto l’unica voce di “procrastinazione”.
Della serie:
Però fare i biscotti… mattarello, carta forno, placche da forno, stampini, riposo in frigo… no, ci vuole troppo tempo (ma come, non ho nulla da fare –a parte studiare per un test universitario che si terrà… lunedì!-, e mi lamento del tempo che mi impegnerebbe sfornare dei biscotti?). Una crostata? Uhm, sì, perché no? Ma con cosa farcire il guscio di frolla al caffè e cioccolato? Con una ganache? No, niente panna… uscire per andare al supermercato che dista cinque minuti di camminata? Per favore, dovrei vestirmi, mettermi qualcosa in faccia in modo da non sembrare proprio l’esatto opposto dell’immagine della salute, entrare in quel luogo di perdizione e facili acquisti, tentando invano di non riempire il carrello con decine di euro di cose inutili, magari dimenticando proprio il motivo della “capatina” al supermercato.
E via di questo passo. Finché non arrivano le cinque del pomeriggio e, complice uno schiaffo di realtà da parte di un libro appena terminato, ci si alza e si accende il forno. A questo punto, basta scegliere la giusta colonna sonora e tentare di creare qualcosa con ciò che rimane nel frigo del venerdì (che, non so da voi, ma a casa mia è sempre tragicamente vuoto).
Ricotta, un paio di uova. Uhm… variegatura al cioccolato? Niente cioccolato. Ok, il cacao andrà benissimo. Un po’ di vaniglia, per ammorbidire un poco le note ruvide e amare della base… il retrogusto di caramello del meraviglioso zucchero muscovado scovato in Grecia (sì, dalla Grecia mi sono portata, insieme a tutto il resto, un pacco di scurissimo zucchero grezzo di canna… non ho potuto resistere, non ne avevo mai visto di così scuro, compatto e aromatico!), e… e mi sa che questo ha tutta l’aria di voler diventare un cheesecake.
Cheesecake è stato. E mentre lo sfornavo mi è arrivato un sms per una serata pizza + film con amici.
Porto il dolce, che dite? :)





CHEESECAKE NECESSARIO con ricotta, cacao, base di biscotti al “cappuccino” (definizione made in Fede), da dividere con gli amici, e per dividervi dal divano

  • INGREDIENTI


Base classica da cheesecake

400 g di biscotti secchi
150 g di burro
zucchero o aggiunte a vostro piacimento

oppure

Una dose di pasta frolla preparata con

250 g di farina
150 g di burro ben freddo
un uovo
100 g di zucchero grezzo di canna
due cucchiai di cacao amaro
un cucchiaio di caffè macinato
una – due tazzine di caffè forte
un pizzico di sale

Per la creamcheese

500 g di ricotta
150 g di zucchero (metà muscovado, o altro zucchero grezzo di canna)
due uova
l’interno di una bacca di vaniglia
un’idea di cannella

due cucchiai di cacao amaro


  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 160°C.
Stendere la pasta frolla (o i biscotti tritati con il burro) in uno stampo a cerniera (oppure foderato di carta da forno), lasciare raffreddare in frigorifero finché il forno non è caldo. Una volta raggiunta la temperatura, infornare la base.

Intanto, preparare la crema. Sbattere le uova fino a farle diventare spumose. Sciogliervi lo zucchero, amalgamarvi la ricotta e profumare con vaniglia e cannella.
Riprendere la base dal forno e versarvi metà dell’impasto. Mescolare al rimanente in cacao amaro e utilizzarlo per marmorizzare la crema bianca. Infornare nuovamente per 50 minuti.
Lasciare raffreddare nel forno spento. 
Se riuscite ad aspettare, dopo una notte di frigorifero è uno spettacolo. 


Che dire... vi auguro un buon weekend, con o senza necessità di cheesecake.
A presto :)

a.

lunedì 5 settembre 2011

Ricetta per un'estate indimenticabile

Settembre. Sono tornata, sono di nuovo qui. Ma, in fondo, chi se n'è mai andato?
Ho visto le prime foglie cadere. Le chiome degli alberi mutare colore. Ho sentito i temporali addolcirsi. Le notti indossare maglioncini e felponi. Che sapore ha Settembre?
Per me, questo Settembre ha il sapore di un cioccolatino fondente scartato in auto durante una notte di pioggia. Finissimo cioccolato lucido e scuro, dallo snap perfettamente netto, sensuale come una corda di chitarra pizzicata, dal sapore morbido e intenso come il tocco della pelle sulla pelle.

Questo il mio Settembre, per ora.
Della mia estate, invece, vi lascio la ricetta. Forse non la potrete servire alla fine di una cena, e magari non la inzupperete nemmeno nel caffelatte della colazione, ma, vi assicuro, con questa ricetta otterrete un'estate difficile da dimenticare. 

ESTATE 2011 [tratta da un'improvvisazione di Agnese Negrini]

Ingredienti

Amici, di primissima qualità, unici, rari e scelti con cura. 

Dolcissime albe, possibilmente rosa, con qualche striatura di pesca. 
Tramonti che infuochino il mare e i pensieri.
Nocciole tostate alle quattro di una notte di metà Agosto. 
Croissant tiepidi di sfoglia sottile, fragrante e friabile.
Baklava grondanti di miele e punteggiate di frutta secca, da divorare insieme a un amico, per i vicoletti di un paesino di mare, su un'isola greca. Un vassoio, sono un antidepressivo molto efficace. E vi assicurano l'energia necessaria per una notte sfrenata. 
Musica, a volontà. Fra le innumerevoli canzoni, sceglietene con cura qualcuna che vi ricordi per sempre quest'estate, e conservatela a parte, per riascoltarla quando ne vorrete di nuovo un assaggio.
Racconti, e poesie. Libri, da leggere a voi stessi e ad altri.
Moleskine e stilografica. Ma anche quaderno da 90 cent acquistato in aeroporto e bic. Perché le lettere non passeranno mai di moda. 
Console con vasta scelta di videogiochi, divani e tappeti a sufficienza per tutti i commensali, un certo numero di ottimi film, o film ottimamente idioti, nel caso la preparazione del piatto si dilunghi per tutta la notte. 
Pantaloncini, canottiera e iPod, per imparare a correre. 
Lungolago notturno e panchina, per ricercare, insieme a qualcun altro, la differenza fra il nero dell'acqua e quello del cielo di notte. 
Bolle, da trattare con cautela. Ma non troppa. 
Yogurt greco e pesche fresche affettate sottilmente. A quintali. 
Miagolio di gatti. Da tradurre.
Una ruota di scorta.
Un piano A. 
Pioggia di temporale estivo. 
Sale marino integrale. Quello che rimane sulla pelle.

Procedimento
Dosare gli ingredienti aggiungendoli in ordine sparso, magari ritoccando più volte la dose di questo, o di quello. Assicuratevi di perdere la cognizione del tempo, mentre li mescolate. Lasciate riposare per un po', magari mentre schiacciate un pisolino, magari mentre siete lontani per qualche giorno, magari mentre accarezzate il gatto che è entrato dalla finestra senza che ve ne accorgeste. Guardate un tramonto, ascoltando una canzone malinconica. Rimescolate all'alba seguente. Ma se anche vi svegliate alle due del pomeriggio non ci sono problemi, mescolate allora, avendo però cura di aggiungere qualche goccia di pioggia temporalesca. 
Portate la vostra estate a fare un giro in auto, finestrini abbassati e guida sportiva: deve prendere aria. Scegliete una colonna sonora un po' carica, che metta di buon umore. Rincasate. Non guardate un film. Preparate un caffè e dimenticatevelo sul fornello: ricordatevi di lui solo quando si sentirà odore di inferno [cit.]. Versatelo in una tazzina e andate a berlo nel sottoscala, magari portatevi un amico. Rimanete lì a chiacchierare un po', scoprirete che un po' di buio e di fresco ogni tanto fanno bene. Soprattutto, si sposano benissimo con l'amaro del caffè. 
Tornate dalla vostra estate, che sarà ormai lievitata per bene. Non chiedetevi quanto tempo è passato. Piangete qualche lacrima salata pensando a quando avete iniziato a prepararla, scoprirete di non ricordarvelo. Spaventatevi, guardate al calendario con preoccupazione, andate a riflettere per una mezz'ora circa nel vostro giardino dei Fiori del Male.
Quando tornerete, scoprirete che qualcuno ha già infornato la vostra estate, mentre eravate via. Iniziate a rassettare la cucina e la vostra vita, fate un impacco rigenerante al cervello, in previsione dello stress autunnale. Ordinate tutto, pensando che la preparazione sia ormai conclusa.
Attendete il trillo del cellulare, un messaggio vi dirà di sfornare l'estate, affettarla e farla sparire, ovviamente in compagnia e dopo aver raccontato la ricetta.
Servitela tiepida e assaggiatela. Avrà un gusto unico e sorprendente, inedito, e dolce. 
Saprà di estate, e di consapevolezza che l'estate è finita. 
Tuttavia, vi suggerirà anche che forse non proprio tutto sparirà con l'ultima fetta. 

Non so cosa ci potrete fare, con questa ricetta, ma è così che volevo raccontarvi la mia estate, attraverso il suo sapore.
Nonostante tutto, questa estate è stata meravigliosa. Viva
E ne avevo un terribile bisogno, avevo un terribile bisogno di sentire tutto questo, di ridere e di piangere davvero, di riscoprirmi affamata, ma non vorace. 
Il segno che rimarrà, di quest'estate, sarà ben più indelebile di quello dell'abbronzatura. Come le persone che ho conosciuto, con le quali ho un po' convissuto, e che non voglio dimenticare. 
E' stata definita "l'estate ignorante"... io aggiungo: non solo, non davvero.

Thank you everyone. Thank you everything. 

a.