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venerdì 5 giugno 2015

Riso integrale, zucchine, edamame, pomodori secchi, gomasio. | Giugno.

Giugno, un'altra metamorfosi.
Cambiano le ore, le luci, le temperature, le correnti d'aria.
Dopo una breve pausa d'incertezza, ho iniziato a muovermi in una nuova, sconosciuta, cucina. Spazi minuscoli rispetto ai precedenti, organizzazione millimetrica, disciplina dell'ordine, precisione e severità, metodi di lavoro inediti ai quali devo plasmarmi, manualità da assorbire. C'è una nuova sala dove buttare lo sguardo di tanto in tanto: tavolini di legno scuro e rugoso, candele colanti, lo spazio dettato dalle casse di legno dei vini, buona musica sempre in sottofondo. Ci sono tardi e rilassati pasti del personale - chiacchierando di grandi chef, piatti e cucina, o di tutto il resto, la libreria dove ho lavorato si trova a due passi dal ristorante, per minare lo stipendio ogni mattina e anche il Lago è vicinissimo, a salutarmi dopo ogni fine e prima di ogni inizio.
Vorrei pensare al futuro con più leggerezza o, forse, vorrei meno incertezze. Accadono cose che mi ricordano quanto ancora sia lontana l'indipendenza e, allo stesso tempo, accadono persone che mi assicurano come non sia l'indipendenza a importare davvero, ma l'autonomia. E, allora, io mi chiedo quanto davvero sia autonoma, quando io sia, etimologicamente pensando, in grado di decidere da sola le leggi secondo cui vivere.
Mentre cerco - ancora, sempre - la misura di me, continuo a crescere, osservare, imparare, amare, fare fatica, cercare, eludere le mie difese, rompere i miei schemi, vivere il più possibile.
Sto leggendo un libro di quelli che desideri non finiscano mai, uno di quei libri che ti offrono la possibilità di vivere mille vite, solamente leggendo, d'imparare mille nuove sfaccettature dell'essere umano e del suo sentire; s'intitola "Atti osceni in luogo privato", l'ha consigliato la mia cara Mareva, qui ne trovate un'esaustiva recensione, io lo suggerisco a voi.
Siamo andati a guardare il nuovo film di Sorrentino e, per quanto mi sia parso un po' troppo costruito sull'ossatura de La grande bellezza e di This must be the place, per quanto alcune inquadrature mi siano sembrate una sfacciata emulazione delle simmetrie magiche di Wes Anderson [Paolo, non basta un hotel per replicare il Grand Budapest], l'ho adorato. M'è scesa anche una lacrima, verso la fine, ma non per il film in sé, ma per quella capacità che hanno i film di piazzare al momento giusto della giusta giornata la giusta battuta - e farti crollare, e farti realizzare [che, poi, forse, si tratta più della battuta sbagliata nel momento sbagliato della giornata sbagliata, comunque]. Per il resto, ricorderò la digressione su orrore e desiderio, qualcuno dei soliti aforismi di Sorrentino sui grandi temi della vita, l'inquietudine che m'ha tenuta sveglia per metà notte, la bellezza di Rachel Weisz.
Vorrei scrivere di più, leggere di più, cucinare - non al lavoro - di più. Vorrei del tempo solo per noi, più passeggiate sul Lago - con le mani sui fianchi e il profumo dei gelsomini a stordirci, più sere libere per guardare film e ricordarci della cena passata la mezzanotte, più mattine trascorse a letto, dimentichi del mondo, più occasioni per scappare da qualche parte insieme, solo noi.

Ogni tanto mi chiedo quand'è che tutto s'è fatto così pratico, concreto, prioritario. Dove sia finito il tempo lento, l'edonismo fine a se stesso, le giornate vuote a contemplare la vita.
È un po' come pensare al freddo di gennaio ora, mentre i piccoli iceberg nel mio caffè gelido si sciolgono a vista d'occhio: è davvero esistito?


Estate chiama leggerezza, piatti freschi e poco impegnativi, verdurine e colori: per questo ho deciso di postare questo riso freddo, incredibilmente sano, senza nemmeno il sale, ma saporito, buono, soddisfacente. Il carboidrato integrale del riso assicura energia per molte ore, le zucchine crude rimangono croccanti, il pomodoro secco dà sapidità, gli edamame dolcezza, il gomasio alle alghe una nota di umami che ci piace sempre molto, la canapa un extra di proteine e una buona dose di preziosi Omega 3 e 6, che abbassano il colesterolo e aiutano a togliere la fame nervosa [ogni tanto rispunta l'erborista che c'è in me], succo di limone, pepe e olio EVO condiscono il tutto.
Ovviamente, la realizzazione è di una semplicità imbarazzante.


Un'insalata di riso

Ingredienti [per 2]

140 g di riso integrale
1 zucchina grande, ma non acquosa
8 pomodori secchi medi
60 g di edamame lessati e tolti dal baccello
2 cucchiai di gomasio alle alghe*
2 cucchiai di semi di canapa* [possibilmente non decorticati]
il succo di un limone
miso [opzionale]
olio EVO
pepe
basilico

Procedimento

Lessate il riso [ci vorranno circa 45 minuti] sciogliendo nell'acqua un cucchiaio di miso al posto del sale e tenendolo piuttosto al dente.
Intanto, tagliate a cubetti piccolissimi la zucchina e lasciatela marinare nel succo di limone.
Scolate il riso, passatelo sotto l'acqua fredda per fermare la cottura, eliminate tutta l'acqua.
Condite il riso con la zucchina, i pomodori tagliati a julienne, gli edamame, il gomasio, la canapa. Regolate di pepe e aggiungete un filo d'olio.
Potete mangiarlo subito, oppure, lasciarlo riposare per qualche ora in frigorifero: i sapori si svilupperanno meglio. Prima di servirlo, aggiungete un paio di foglie di basilico fresco, affettate sottilmente.

*Gomasio: lo trovate ormai in tutte le erboristerie un po' fornite e nei negozi bio; sceglietene uno con una buona percentuale di alghe, conterrà meno sale e vi fornirà tutti i loro super poteri [wakame, dulse, nori e compagnia bella contengono tutti gli amminoacidi essenziali, minerali e fibre. Lo trovate anche di solo sesamo, con sesamo nero, con erbe provenzali, con altre erbe aromatiche, con curcuma e curry; oppure, potete farvelo a casa, tritando sesamo tostato e gli aromi che preferite.

lunedì 25 luglio 2011

Mi piace cucinare, semplicemente.

[...] perchè una cosa è certa: cucinare fa stare bene e mette in pace con il mondo.
Sigrid  conclude con questa frase la prefazione del suo ultimo libro, e mentre la leggevo, stamattina, nell'assonnata alba del lunedì, pensavo che niente avrebbe potuto adattarsi di più a me e al mio modo di vivere la cucina.
Per tanti, vari, motivi, amo più cucinare che mangiare.
Forse perchè la cucina è l'applicarsi al cibo, è unire il proprio pensiero razionale a ingredienti materiali e tentare una fusione armonica. Forse perchè cucinando devo semplicemente seguire una ricetta, precisa nelle sue grammature e nei suoi procedimenti, che sia scritta in un libro, in una pagina web o nella mia mente. Forse perchè cucinare è un altro modo di comunicare, l'ennesima via per trasmettere qualcosa, con pennelli che sono cucchiai e colori che sono ingredienti.
Ma forse perchè, semplicemente, creare qualcosa pasticciando fra pacchi di farina, uova, forno e fornelli mi piace. Sì, mi piace, e per una volta cerchiamo di vedere le cose nel più banale dei modi, senza cercare significati profondi o metafore di vita :)

Così, sulla linea del limpido e schietto, questa settimana partiamo con un piatto di pasta.
Sì, un semplice, normalissimo, piatto di pasta. Cucinata per un gruppetto di dodicenni (sorella e amiche) di ritorno da una giornata di piscina, affamate e stanche.
I sapori? Pomodorini appena colti, mozzarella di bufala (quella buona ;) e basilico fresco.
Certo, proprio un normale piatto di pasta, a ben guardare, non è... c'è qualche tocco di Agnese, che però si avverte solamente, mentre all'apparenza rimane un'innocua pasta fredda ;)

Eccovi la (non) ricetta, variazioni personali comprese :)




PASTA FREDDA CON POMODORINI SEMI-CONFIT, MOZZARELLA DI BUFALA E OLIO AL BASILICO

  • INGREDIENTI

200 g di pasta grossa (avevo finito l'integrale, ma secondo me ci sarebbe stata benissimo!)
pomodorini ciliegia
una mozzarella di bufala da 150 g circa
foglie di basilico fresco
mezzo cucchiaino di zucchero
olio evo
sale

  • PROCEDIMENTO

Cuocere la pasta al dente in abbondante acqua salata. Scolarla e lasciarla raffreddare, aggiungendo un filo d'olio.
Nel frattempo pulire e tagliare in quattro i pomodorini. In una padella, far soffriggere in un cucchiaio di olio uno spicchio d'aglio in camicia. Aggiungere i pomodori e farli saltare per circa un minuto (devono solo insaporirsi), aggiustando l'acidità con lo zucchero e bilanciando con un pizzico di sale.
Creare un'emulsione con le foglie di basilico e un po' di olio (la consistenza dipende da quanto olio utilizzate: io ne ho messo pochissimo e il risultato era quasi un pesto; se ne aggiungete, sarà più simile a un olio al basilico. La scelta è vostra, l'importante è sfruttare il profumo del basilico al meglio).
Condite la pasta fredda con l'emulsione di olio al basilico, i pomodorini semi-confit e la mozzarella (non affettatela con un coltello, "sfilacciatela" semplicemente: rimane con una consistenza migliore ed è anche più bella, secondo me :)





E' tutto :)
E dopo questa difficilissima ricetta vi lascio al vostro lunedì, io torno al mio.
Buona settimana a tutti, a presto.

a.

ps: vi ricordo l'appuntamento con Food Therapy oggi pomeriggio in diretta su Puntoradio, dalle 18.00 :)

venerdì 10 giugno 2011

Love it healthy


Ieri sera sono uscita da un certo appuntamento (ha qualcosa a che fare con quella cosa di cui vi parlavo l’altro giorno ;) e, anziché tornare subito a casa, sono andata a farmi un giro ad Arona. Era quasi ora di cena, così mi sono presa un gelato nella mia gelateria preferita (almeno uno dei miei kg lo devo a loro, ma è un kg di cui mi pento ben poco ;) e me lo sono gustato passeggiando sul lungo lago. La sera, in quell’orario sacro che va dalle sette alle nove, quando tutti sono a cena, è ancora più bello. Deserto, solo qualcuno che fa jogging o che porta a spasso il cane. Con quella luce calda ma velata, che accarezza ogni forma e allunga le ombre, disegnandole sinuose ed eleganti, che riflette sullo specchio del Lago creando un effetto particolare, rendendo la sua superfiche simile al mercurio liquido. E tu sei libera di camminare a passi lenti e leggeri, sorridendo ai tuoi pensieri e mangiando un gelato per cena.
Cose semplici, che s’incastrano perfettamente fra loro, che hanno un retrogusto che, guarda, guarda, assomiglia alla serenità.

E di semplicità parliamo anche in cucina, oggi. Durante uno dei pomeriggi in Fiera, chiacchieravo con Emanuela, amica e compagna di quelle giornate, riguardo le insalate fredde con i cereali. Parla di orzo, parla di avena, parla di kamut e ti viene voglia di goderti un sanissimo piatto di questi chicchi ben più saporiti e gustosi del banale riso bianco. Io li adoro il più naturale possibile: con tonno e pomodorini, con zucchine e menta, con ricotta e basilico, con feta e olive. Come spesso accade, l’idea originale di un’insalata di cereali con verdurine fresche è stata rivoluzionata semplicemente aprendo la dispensa e cercando qualcosa da infilarci dentro.
Questa volta, in fondo al mobiletto erano rimasti piselli secchi, lenticchie (anch’esse secche) e un mezzo pacchetto di orzo perlato.
Premettendo che adoro i legumi (sono ricchi di nutrienti preziosi, praticamente privi di grassi e hanno quella giusta quantità di fibre che li completa alla perfezione –fra l’altro, sapete che le fibre sono prive di calorie? E, anzi, il nostro corpo brucia calorie nel difficile compito di digerirle. Quindi, più è elevata la percentuale di fibre di un alimento, più aumentano le possibilità che sia leggero e più il nostro apparato digerente deve faticare per assimilarlo… meglio di una corsetta al parco, o quasi ;)- ) e che questi carboidrati a basso indice glicemico sono quelli che preferisco, sono passati giusto due o tre secondi prima che finissero in pentola.
Poteva uscirne una classica zuppa, ma ho deciso di farne una versione asciutta, più estiva e sfiziosa. Ho cotto il tutto in un brodo vegetale improvvisato, per dare un po’ più di sapore, profumato con rosmarino e pepe (taaaanto pepe, che adoro!).
Ricetta!




INSALATA FREDDA DI ORZO, LENTICCHIE E PISELLI

  • INGREDIENTI

200 g di orzo
500 g di lenticchie secche
500 g di piselli secchi
una carota
mezza cipolla
un paio di coste di sedano
sale&pepe
rosmarino
olio evo

  • PROCEDIMENTO

In una pentola, mettere a bollire dell’acqua salata con le verdure fresche. Nel frattempo, sciacquate in abbondante acqua fredda l’orzo e i legumi, finchè l’acqua non sarà limpida. Aggiungerli al brodo e cuocere per circa mezz’ora (confesso di non aver misurato la cottura, ho semplicemente assaggiato di tanto in tanto). Quando cotto (a me piacciono più che al dente, ma decidete voi il grado di cottura secondo il vostro gusto), scolate il tutto, togliete le verdure (potete affettarle e aggiungerle all’insalata, volendo), fate saltare in padella per qualche istante, senza olio, ma solo con gli aghi di rosmarino tritati.
Servite con un’abbondante macinata di pepe nero e un filo d’olio.


Due ricette salate di seguito? C'è aria di cambiamento? ;)

Buon weekend a tutti, un abbraccio!
Agnese

mercoledì 8 giugno 2011

A volte basta cambiare il metodo


In questi giorni ho la mente in sovraccarico. Dormo pochissimo e sono sempre in giro, sto consumando i cd che ho in auto. Iperattività, eccesso di caffeina, fisiologico risveglio da cambio stagione… mah, non saprei. Secondo me semplicemente tanta voglia di fare, qualsiasi cosa.
Sono in trepida attesa d’iniziare una cosa, nella quale mi metterò molto alla prova, nella quale devo giocarmi al meglio le carte che ho in mano… e aspettare mi fa impazzire. Sono una persona che agisce, anche se alle volte non sembrerebbe. Non riesco a stare in attesa, soprattutto quando quell’attesa precede qualcosa d’importante. Non riesco a stare ferma, a vegetare, i tempi morti mi uccidono e accorgermi di sprecare istanti di vita mi manda in paranoia. Dovrei darmi una rilassata, lo so. Che poi non aspetto un cenno divino o qualcos’altro di altrettanto improbabile o incerto, no, aspetto una risposta che arriverà, solo che devo aspettare ancora troppo tempo. I due giorni più lunghi degli ultimi tempi, ve lo posso garantire.
Così, mentre metto fretta all’orologio, tento di tenermi occupata con attività manuali delle più improbabili (fare andare le mani funziona quasi sempre, quando bisogna lasciare il cervello un po’ da parte): svuotare tutti i cassetti della mia scrivania e ordinare il loro contenuto (fatto avvenuto solo una volta prima d’ora, ovvero al montaggio del sopracitato mobile), disporre i libri in libreria secondo genere, autore, casa editrice, altezza della copertina e tono di colore, macinare chilometri per la provincia di Novara con la Piccola Ka (l’adorato botolo che guido, senza il quale non saprei davvero come fare).
Ovviamente, mi sono autoeletta responsabile di tutti i pasti della famiglia. A partire dalla colazione (quando ti svegli tre ore prima dell’alba i pancakes sono quasi riduttivi da preparare ;), passando per il pranzo, raggiungendo la cena. 
Se lo scopo è distrarre il più possibile la mente, un normale piatto di pasta è troppo semplice e veloce da preparare. Così, mi sto dilettando in sperimentazioni d’ogni sorta, sfruttando fratelli, genitori e amici come cavie. L’altra sera, ad esempio, avevo un’oretta libera prima di cena e, mentre spostavo pacchetti di pasta e di riso alla ricerca d’ispirazione, è saltato fuori un pacchetto di riso venere, destinato a giacere dimenticato in un angolo, preda del tempo e degli insetti. Nel mio immaginario (e per la mia limitata esperienza) riso venere chiama gamberi e zucchine. Però, che noia, sempre le solite ricette. Abbiamo infiniti ingredienti che potremmo sfruttare, ci sono centinaia di aromi che non immaginiamo nemmeno, e ci ritroviamo sempre a cucinare quel piatto di pasta, quella pizza, quell’insalata, quel dolce. Lo so, la familiarità è confortante e, spesso, non si ha il tempo di pensare una nuova ricetta, ma ogni tanto uno sforzo creativo si può fare.
Questa volta, ad esempio, ho scelto di riportare tutti i sapori della ricetta per così dire classica, modificando semplicemente la composizione del piatto.
Uno specchio verde acceso di zucchine saltate, il riso venere presentato in modo un po’ più ricercato, qualche gambero (poi rivelatosi gamberetto, meravigliose sorprese da prodotto surgelato last minute) glassato nel Cognac e una spolverata di sesamo tostato in padella. Semplicissimo, rapido (il tutto si prepara nel tempo di cottura del riso), scenografico q.b.
Ed è bastato cambiare il metodo di preparazione.
(funziona anche con la vita, a volte ;)





TORTINO DI RISO VENERE CON VELLUTATA DI ZUCCHINE, GAMBERI AL COGNAC E SESAMO TOSTATO

  • INGREDIENTI (per 4)

500- 700 g di riso venere (cresce poco in cottura, quindi regolatevi voi con le porzioni, io ne ho fatto un pacchetto intero per quattro persone, ed è scomparso senza problemi ;)

Per la vellutata:

5 zucchine (le mie erano quelle mignon dell’orto della nonna… anche qui, regolatevi voi)
uno spicchietto di aglio
olio evo
sale&pepe q.b.

Per i gamberi:

700 g di gamberi surgelati (scegliete quelli che preferite, a me piacciono i gamberoni mega della pescheria, freschi e polposi, ma questa volta ho dovuto ripiegare sul pratico surgelato per questioni di tempo, ma che si è rivelato comunque soddisfacente)
un pizzico di paprica o un peperoncino affettato (se vi piace)
Cognac (anche il brandy va bene, così come un ottimo Armagnac, che io metterei dovunque)
sale&pepe

sesamo

  • PROCEDIMENTO

Iniziare lessando il riso, che ha una cottura molto lunga (dai 45 ai 50 minuti).
Intanto, in una padella, soffriggere l’aglio in camicia in un filo d’olio. Quando avrà rilasciato un po’ del suo aroma, togliere lo spicchio e versarvi le zucchine, pulite e affettate.
Far saltare per qualche minuto, ritoccare di sale e pepe.
Quando le zucchine saranno abbastanza cotte (le dobbiamo frullare, quindi l’importante non è la consistenza, bensì che mantengano il loro verde brillante: basta, quindi, davvero una saltata rapida), versarle nel mixer e frullarle, aggiungendo olio (o acqua, se non volete incrementare i grassi) per regolare l’emulsione. Il risultato dovrà essere una vellutata piuttosto densa.
Scaldare nuovamente la stessa padella dove sono state saltate la verdure e, quando rovente, buttarci i gamberi scongelati e senza residui di ghiaccio (per essere sicuri che non rimanga acqua: passatina al micro, scolare e via di padella), farli cuocere brevemente. Regolare si sale e pepe, dare un tocco di piccante (se piace) e poi innaffiare con il Cognac (o simili). A questo punto, fare quella cosa figa che si vede alla tele: inclinare la padella in modo che un po’ del liquido (che è diventato una sorta di bisque, alla fine) sfiori la fiamma del fornello, l’alcool prenderà fuoco e ciò permetterà di eliminare il sapore alcolico (che alla fine stona), mantenendo però l’aromaticità del liquore. In più, l’evaporazione rapida garantisce una cottura ottimale: il gambero non si lessa, mantiene la consistenza e riesce meravigliosamente glassato, il tutto in una manciata di minuti. Versare i gamberi in una ciotola e metterli da parte.




E con questo vi saluto, miei cari, ci rileggiamo presto.
Un bacione!

domenica 8 maggio 2011

Red wine&spaghetti

-Stasera allora cosa facciamo?
… (silenzio)
Durante i weekend ogni tanto capitano, queste serate in cui non si ha voglia di andare a bere qualcosa al solito locale, in cui non si ha voglia di andare a ballare, in cui ci sta una serata easy, magari una cenetta sfiziosa e un film sul divano tutti insieme.
Ognuno porta qualcosa e si fa notte, fra chiacchierate, risate e riflessioni filosofiche sul senso della vita ;)
Questo weekend sono a casa da sola ed è stato automatico che si organizzasse da me. Per una volta mi sono occupata del salato, che ultimamente mi piace quasi più del dolce. Magari perché per me è una sfida, dato che solitamente sono “quella di torte e biscotti”, o forse semplicemente perché si tratta di sapori più decisi, netti, che colpiscono per la loro schiettezza e semplicità.
Cosa è più semplice di un piatto di pasta, poi? Degli spaghetti velocissimi ma un po' particolari, "risottati" nel vino rosso. Ottimi, gustosi, pronti in un attimo mentre si "fa aperitivo" chiacchierando e stuzzicando qualcosa.
Un po' più particolari dei soliti spaghetti, però, sia per tecnica di cottura, che per colore.





SPAGHETTI AL VINO


  • INGREDIENTI (per 4)
400 g di spaghetti (io ho usato un formato un po' più "grosso" del classico spaghettino, che avvolgesse meglio il condimento e che reggesse in modo ottimale la cottura)
500 ml di vino rosso
brodo vegetale 
uno scalogno
olio e.v.o. q.b.
sale&pepe


  • PROCEDIMENTO
Soffriggere in una padella con poco olio lo scalogno. Farlo appassire aggiungendo un po' di brodo, finchè non sarà diventato trasparente. Aggiungere metà del vino e farlo restringere un po'. Buttare gli spaghetti in abbondante acqua salata, cuocerli però per solo metà del tempo di cottura. Scolarli nella padella, aggiungere il vino rimanente e concludere la cottura come con un normale risotto, diluendo con il brodo all'evenienza.
Quando gli spaghetti saranno cotti (al dente!) e ben glassati, impiattare. Concludere con una macinata di pepe nero.