lunedì 17 giugno 2013

Lemon meringue pie | Di qua

Ogni tanto -spesso, più volte al giorno-, ripercorro questi due decenni e un po' che sono la mia vita. Gli anni fluiscono senza intoppi, più o meno linearmente, finché, a un certo punto, mi blocco, come incontrassi un crepaccio. E mi rendo conto di non aver fatto altro, da allora, se non costeggiare quella gola profonda, senza mai essere riuscita a superarla, senza mai aver trovato, che so, un ponte, un tronco d'albero caduto che mi permettesse di raggiungere l'altro lato [ho giocato troppo a Tomb Raider, okay] o un insperato e improvviso ricongiungersi dei due lembi di terra. Costeggio quel baratro e, intanto, cerco, in qualche strano modo, di vivere come se mi trovassi sull'altra sponda della voragine. Ogni giorno mi sveglio e butto l'occhio al di là. Mi alzo, lavoro, faccio quello che devo e quello che non devo, vedo gente, frequento persone, e intanto la coda del mio occhio continua a vederla, quella sorta di Eden negato. Rimango spesso seduta sull'orlo, con le gambe che penzolano nel vuoto, ad osservare quella che sarebbe potuta essere la mia vita, se la terra, a un certo punto, non avesse deciso di spaccarsi. Quando sto bene, quando riesco a tenere insieme tutti i miei pezzi, a dare un ordine alle mie giornate e alle mie notti, mi dimentico quasi dell'esistenza di quella crepa, vivo anche così. E non è un vivere mediocre, anzi: a volte raggiungo picchi d'insospettabile felicità. Ma c'è sempre, sempre, in un angolo della mia mente, il pensiero sognante di riuscire, un giorno, a trovare il modo di provare come sia, la vita di là, la vita con la terra tutta unita sotto i piedi, la vita senza un baratro sempre al proprio fianco.
Nel mio vivere di qua, però, un po' ho costruito, ho fatto in modo di sistemarmi agiatamente. E' bastato entrare nell'ottica di pensiero della "deviazione": una strada è chiusa? No problem: c'è una deviazione che permette comunque di arrivare alla meta. Magari ci si mette un po' di più, magari la via è stretta e cosparsa di buche, anziché essere una bella linea dritta di asfalto nero lucente, magari ci si graffia la carrozzeria attraversando un bosco di rami taglienti e incolti, ma ci si riesce.
Nel vivere di qua, poi, ho trovato molte, molte davvero, Cose Belle. Forse, chi lo sa, prima o poi, "di là" sarà "di qua", o "di qua" e "di là" si fonderanno, o li scoprirò identici, oppure "di là" vedrà la sua importanza sbiadire, come quella di ogni futuro possibile che non si fa presente, e io smetterò di lanciare lo sguardo a un altrove ideale -ideale, ideale è la parola chiave.
Chi è felice ha ragione, diceva Tolstoj.
E io me lo ripeto ogni giorno, ogni, ogni, giorno: non importa dove, non importa quando, come e con chi. Ciò che mi importa è fare di tutto per essere felice da questa parte del baratro.

Siamo tornati, come avrete notato, ai post notturni, con le loro ermetiche introduzioni alle ricette, tipicamente da foodblog. Il fatto è che mi capita spessissimo, in cucina e altrove, di dover rinunciare a un progetto iniziale e dover far comunque saltar fuori qualcosa. Il progetto iniziale in questione era un goduriosissimo gelato alla crema [della mia avventura estiva in gelateria vi racconterò in un'altra occasione]. Peccato che, all'alba delle 23 e qualcosa di qualche sera fa, mi si sia rotto il freezer. Quindi, cosa me ne facevo, io, bionda sprovveduta, con un litro e passa di gelato alla crema non ancora allo stadio di gelato? Be', mi pare ovvio: una crostata.
L'evoluzione è, in realtà, semplicissima: il gelato alla crema, quello artigianale, badate bene, consiste in pratica in crema pasticcera con una buona percentuale di panna. Quindi, basta aggiungere un cucchiaio di amido, riportarla sul fuoco, stendere un guscio di frolla, infornare e il gioco è fatto [sempre che non vogliate sfruttare l'opzione pavlova eretica, o mangiarvela a cucchiaiate].
Avendo, inoltre, gli albumi della pasticcera da smaltire, la scelta è ricaduta sulla classica lemon meringue pie: la crema fresca e acidula, la meringhetta croccante e morbida allo stesso tempo, entrambe racchiuse e sorrette da un sempre rassicurante strato di frolla, fanno sempre il loro bell'effetto. Se la servite ben fresca di frigo, poi, è un dolce più che adatto a qualcuna di queste sere estive.

Qualche accorgimento che ho adottato?
  • una base poco zuccherata, per non risultare stucchevole insieme a crema e meringa
  • la scorza del limone aggiunta solo alla meringa, mentre nella crema pasticcera ho utilizzato il succo: in questo modo la crema risulta fresca, ma non aggressiva, mentre le scorzette danno una bella sferzata al carattere fin troppo dolce della candida meringa
  • albumi pastorizzati [la meringa di questo dolce, infatti, non è cotta completamente] con lo zucchero scaldato, ma non ridotto a sciroppo [metodo pescato non mi ricordo da quale manuale di pasticcera, se qualcuno dovesse riconoscere la fonte e segnalarmela, la inserirò nel post più che volentieri]: vi spiego tutto durante il procedimento
  • il procedimento, per intero, è un po' lunghetto: ma, come al solito, basta organizzarsi; potete preparare la frolla e la crema la sera prima, farcire la crostata poco prima di servirla, aggiungere la meringa all'ultimo, come preferite


LEMON MERINGUE PIE

Ingredienti
Per la frolla
250 g di farina 00
60 g di zucchero 
1 uovo
130 g di burro freddo
un pizzico di sale

Per la crema pasticcera [versione ricca, per quella classica andate qui]
250 g di latte fresco intero
250 g di panna fresca
4 tuorli
90 g di zucchero
1 baccello di vaniglia
il succo di due limoi
40 g di amido di mais/maizena/fecola di patate

Per la meringa
4 albumi
lo stesso peso in zucchero
la scorza di 1-2 limoni
1 cucchiaino di 
 amido di mais/maizena/fecola di patate
un pizzico di zucchero 

Procedimento
Preparate, innanzitutto, la crema pasticcera. Il procedimento è identico a quello che trovate in questo post.

Per la pasta frolla: mettete, nel mixer, farina e burro -ben freddo, mi raccomando-: fate lavorare finché il composto non sarà "sabbiato", ovvero, la farina avrà incorporato in briciole non troppo grosse tutto il burro. Aggiungete gli ingredienti rimanenti e lasciate il mixer lavorare fino alla formazione di una palla liscia e  omogenea. Coprite e mettete in frigo per almeno mezz'ora.
[Come sempre: mixer/planetaria/mani è uguale: l'importante è non surriscaldare né maneggiare eccessivamente l'impasto]


Portate il forno a 180°C.


Imburrate e infarinate uno stampo da crostata [se ha i bordi a cerniera, non come il mio, è ancora meglio]. Riprendete l'impasto dal frigo e stendetelo in una sfoglia piuttosto sottile [3-5 mm], magari aiutandovi con due fogli di carta da forno, il mattarello e due guide. Ponetela nello stampo, ritagliate i bordi, ricoprite con un foglio di carta forno e riempitelo di fagioli secchi/appositesfereperlacotturainbianco.
Cuocete per 20 minuti. Dopo questo tempo, togliete fagioli/sfere e carta forno e proseguite la cottura per altri 10 minuti, in modo che il fondo si asciughi per bene.

A cottura ultimata, riempite il guscio con la crema pasticcera. Rimettete in forno per 10-20 minuti [dipende dalla densità della vostra crema, tenete presente che, a dolce ultimato, dovreste riuscire a tagliare delle fette precise], finché la superficie non sarà totalmente rassodata.
Lasciate raffreddare in forno, con lo sportello un po' aperto.
Dopo qualche ora -più aspettate e meglio è-, circa una mezz'ora prima di servirla, preparate la meringa.

Per pastorizzare gli albumi senza lo sciroppo di zucchero: mettete lo zucchero in pentolino [fondo antiaderente] e scaldatelo per qualche minuto [non deve raggiungere il punto di caramellizzazione, ma deve divenire molto, molto, caldo]. Iniziate, intanto, a montare gli albumi con il pizzico di sale. Non appena gli albumi avranno acquisito consistenza, iniziate ad aggiungere lo zucchero caldissimo, a filo. Aggiungete, poi, il cucchiano di amido. Continuate a lavorare con le fruste fino ad ottenere una neve fermissima. Infine, incorporate la scorza, mescolando delicatamente, in modo da non smontare la meringa.
Distribuite gli albumi sulla crostata fredda e fiammeggiateli con l'apposito cannello [Tescoma, I love you], oppure ponendo il dolce sotto il grill del forno e sorvegliandolo attentamente [niente Twitter, niente Instagram, niente Whatsapp, nulla, tenete d'occhio la meringa, si brucia in un attimo].


E il gelato? Stay tuned ;)

martedì 4 giugno 2013

Threef | numero 1, giugno 2013

Coerentemente con il mio istinto da outsider, ho bisogno di sentirmi parte di qualcosa per stare bene.
Che questo "qualcosa" sia un concerto in piazza Duomo in cui essere la goccia di un oceano pulsante di persone, oppure una rivista, un progetto, un'associazione culturale, poco importa.
Ecco perché, quando Federica mi ha scritto, ormai qualche mese fa, parlandomi di Threef, ho subito accettato la proposta di contribuire alla realizzazione di questo magazine online.
Navigando su ISSUU si trovano decine di riviste a tema food: Threef è una delle poche che riesco a sfogliare dalla prima all'ultima pagina, senza annoiarmi o incappare in foto bruttine, ricette approssimative e testi che implorano un editing.
Queste ragazze sono già al secondo numero della loro creatura: il primo lo trovate qui.
Non vi resta che sfogliare l'ultimo nato. La rivista è disponibile solo sul web, ma potete scaricare le ricette dal sito.
Ah, a pagina 35 trovate la mia ricetta: una crema al cioccolato bianco con fragole fresche e il tocco speziato del pepe lungo.