venerdì 31 gennaio 2014

Chocolate chip cookies.

Di questa giornata non posso condividere molto con voi, se non ivanigliai cookies che abbia mai sfornato.

Croccanti fuori, chewy all'interno, un impasto in cui il gusto aromatico dello zucchero bruno si fonde con il profumo avvolgente della vaniglia, mentre imperiose schegge di cioccolato fondente emergono fra un morso e l'altro. Appena sfornati saranno morbidissimi, ma acquisteranno friabilità nel giro di qualche minuto. Se, invece, siete fan del cookie caldo che si scioglie nel latte freddo, come le migliori serie televisive americane insegnano, per riportarli alla cedevolezza iniziale vi basterà metterli per una decina di secondi nel microonde.
Dopo non so quante ricette di cookies, fra estenuanti tempi di riposo in frigorifero, impasti dalle consistenze completamente diverse, ingredienti assurdi e introvabili, finalmente, sono riuscita a delineare una ricetta che non solo è rapida e semplice, ma, soprattutto, permette di ottenere dei cookies identici a quelli che si trovano confezionati.
[Quanto è ironico che, per alcune preparazioni, l'ideale da raggiungere sia qualcosa di industriale?]

Non vi resta che provarli.


CHOCOLATE CHIP COOKIES

Ingredienti

250 g di farina 00
125 g di zucchero di canna scuro*
125 g di zucchero di canna chiaro [o zucchero bianco]
125 g di burro fuso
un uovo
mezzo cucchiaino di bicarbonato
vaniglia, nella forma che preferite
un pizzico abbondante di sale

200 g di cioccolato fondente, in tavoletta, tritato grossolanamente

Procedimento

Preriscaldate il forno a 190°C.
In una terrina, sbattete leggermente l'uovo con i due tipi di zucchero, aggiungete poi il burro fuso e il sale. In un'altra ciotola, mescolate la farina con il bicarbonato.
Unite i due composti, completate con il cioccolato tritato e la vaniglia, impastate brevemente.
Con le mani, formate delle palline grandi un po' più di una noce, schiacciatele leggermente e disponetele [non troppo vicine] su una placca coperta da carta forno.

Infornate e lasciate cuocere per 8-10 minuti [fate attenzione che non si scuriscano troppo].

Lasciate raffreddare e solidificare.


*Zucchero di canna scuro: è uno zucchero dal colore bruno, consistenza compatta ed elevata umidità. Conferisce una texture inconfondibile e un sapore molto intenso. Se proprio non riuscite a reperirlo, potete sostituirlo con il classico zucchero di canna grezzo, addizionato con un cucchiaio di melassa [scelta migliore], sciroppo d'acero o miele.

Eccovi un'infografica molto esaustiva sulla preparazione dei cookies. Pinterest è sempre una miniera. (;

martedì 28 gennaio 2014

Nutella cheesecake. | Di questi giorni.


- È il mestiere che ti entra dentro; quando non ti farai più male, allora sarai diventata brava.
Me l'hanno detto stamattina in cucina, dopo l'ennesimo taglio che mi procuravo. Ieri, invece, ho afferrato, con tutta la convinzione di cui sono capace, il manico rovente di una padella, con la mano destra, all'inizio del servizio.
Ma ben vengano queste mani doloranti, questi nuovi segni sulla pelle, da quanto li aspettavo.

La professionalità ha dei gesti ammalianti, che rapiscono. Se fossi meno iperattiva, attratta da tutto quel fare, potrei tranquillamente trascorrere le ore nella cucina del ristorante ad osservare Michele e Lorenzo all'opera. La precisione, la rapidità, il tempismo, l'istinto. Registro tutto, e poi tento, goffamente, di riprodurre quella danza con le mie mani, le mie braccia, il mio corpo.
Avere tanto, tantissimo, da imparare è talmente stimolante.

Domenica, il brunch è stato pazzesco. Non trovo altro modo per descriverlo. Sapete, quando vi mettete alla prova e ce la fate, ce la fate alla grande? Avete presente quella soddisfazione delirante, che vi paralizza il viso in un sorriso di quelli che non credevate nemmeno esistessero, che chissà quanti muscoli occorrono per sorridere così? Ecco.
Sono riemersa dalla cucina a brunch ormai concluso, con soli pochi tavoli ancora occupati, quindi non so bene come sia stato l'effetto in sala, ma in cucina l'adrenalina era a livelli davvero notevoli.
Comunque, a me piace il fatto di rimanere dietro le quinte, mi piace moltissimo. Ed è un forte allenamento, per una control freak come me, quello di preparare un piatto, e poi guardarlo sparire, su, in sala, portato da mani che non sono le mie, senza poter assaltare il cliente per chiedergli conferma della morbidezza delle uova, della sofficità dei pancakes, della friabilità dell'apple pie, anzi, dovendo subito pensare alla comanda successiva... Questa cosa, questo lasciare andare i piatti, senza ossessionarli di domande alla ricerca di conferme, è estremamente faticoso per me, ma anche assai terapeutico.
[In fondo, credo che ogni mestiere ti insegni anche qualcosa della vita. Per questo, a volte, guardo con affetto il mio CV traboccante di lavoretti part-time a tempo più che determinato.]

Mi impressiona considerare il Bello che mi sta accadendo in questo periodo [e non intendo solamente il lato professionale, anzi].
Ho fra le mani Cose talmente importanti, talmente appassionanti e luminose, che, a volte, mi assale quasi il panico, a intravederle come temporanee.
Ma si tratta solo di attimi, attimi di estrema incertezza e vertigine, che vengono prontamente spazzati via da passeggiate sul lago, nella luce dolce del tramonto, improvvise telefonate e sincerità spiazzanti, playlists precisamente casuali, leggerezza e fermezza, sicurezza e imprevedibilità.
Forse, perdere l'equilibrio vivendo, ogni tanto, è come tagliarsi o scottarsi cucinando: piccole ferite che fanno male, ma che sono necessarie perché un mestiere, o la vita - la vita vera, viva-, ti entri dentro, nel profondo, per rimanere.


Mi ero sinceramente dimenticata di questa cheesecake, preparata ormai un mese fa, fotografata di fretta, con poca luce [ma ormai mi sto rassegnando alle foto buie] e senza troppa convinzione.
Stasera cercavo un pretesto per scrivere un post, e questa ennesima versione del tradizionale dolce americano mi è sembrata un'ottima candidata.
Variegatura di Nutella [ben visibile in questa foto su IG], colata di cioccolato fondente e nocciole tagliate al coltello. Consigliatissimo l'abbinamento con un caffè caldo, espresso o americano, a voi la scelta. 


CHEESECAKE CON CIOCCOLATO E NOCCIOLE

Ingredienti

Per il guscio
300 g di biscotti Digestive
80 g di burro fuso
un cucchiaio di miele
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di sale

Per la crema400 g di robiola
300 g di ricotta passata al setaccio
40 g di yogurt greco naturale [va bene anche il classico intero bianco, ma usando quello greco rimarrà più compatto]
150 ml di panna fresca
200 g di zucchero di canna
4 uova grandi
un cucchiaio colmo di fecola/amido/maizena
i semi di mezzo baccello di vaniglia

Nutella q.b.
Cioccolato fondente q.b.
Nocciole q.b.

[So che mi volete bene quando non indico le dosi precise.]


Procedimento

Polverizzate i biscotti e mescolateli al burro, al miele, alla cannella e al sale. Utilizzate la pasta ottenuta per foderate uno stampo [il mio aveva un diametro di 22 cm] e mettete in frigorifero.
Accendete il forno a 160°C.
Amalgamate i formaggi con lo yogurt, la panna, lo zucchero, la fecola setacciata, le uova leggermente sbattute e la cannella.
Riprendete lo stampo dal frigorifero e versate la crema di formaggi dentro al crust.
In un pentolino, fate fondere a fuoco timidissimo qualche generosa cucchiaiata di Nutella. Distribuite sulla superficie del cheesecake, cercando di creare delle striature muovendo il cucchiaio [aiutatevi anche con un coltello], senza però mescolare totalmente i due composti. 

Infornate per 55 minuti.

Una volta rappreso [il tempo può variare da forno a forno], lasciate il dolce all'interno del forno spento [tenete uno spiraglio aperto con il manico di un cucchiaio di legno, o qualcosa di simile] fino a completo raffreddamento.
Mettete il cheesecake freddo in frigorifero, e ignoratelo come voleste farlo ingelosire.

Poco prima di servirlo, circa una mezz'ora [o un paio d'ore, se volete che il cioccolato si solidifichi], sciogliete il cioccolato a bagno maria [o altro metodo a voi più congeniale] e usatelo per ricoprire il dolce. Tritate grossolanamente una manciata di tonde nocciole e distribuitela sul cheesecake.


giovedì 23 gennaio 2014

Citrus and poppy seeds cake.

Lasciatevi accadere la vita. Credetemi, la vita ha ragione, in tutti i casi. 
R. M. Rilke - Lettere a un giovane poeta

Proprio ieri, mentre camminavo sul lungolago, godendomi quei surreali quattordici gradi a gennaio, mentre mi lasciavo beatamente accecare dal Sole e sgranocchiavo una mela, mentre perdevo, a cuor leggero, una mezz'ora fra la fine del servizio al ristorante e gli altri impegni della giornata, pensavo a un anno fa, quando, esattamente in questi giorni, prendevo me stessa e la trapiantavo a Modena, in un ufficio, con la prospettiva di mesi davanti a un computer.
Ricordavo il tempo trascorso a Modena, un po' sorridendo, un po' scuotendo - fra me e me - il capo, e riflettevo su quanto sia facile, per la vita, ribaltarsi completamente, quanto sia spontaneo e, allo stesso tempo, inarrestabile il cambiamento delle cose [perché, a discapito di tutto il nostro affaccendarci e smarrirci,  c'è sempre qualcosa, in fondo, dentro di noi, che lavora in una direzione, quella vera, quella naturale, quella dei sogni che custodiamo con fin troppa prudenza, per timore che la realtà li spezzi], quanto sia semplice vivere, quando si fa ciò che si ama [detesto questo genere di frasi fatte, ma non posso negare la verità di quest'ultima].
Non che mi sia improvvisamente trasferita in una favola, abbia iniziato ad indossare abiti con gonne e a sfornare torte canticchiando agli uccellini, anzi, però, ho cominciato a lasciare meno spazio alle parti più ciniche e distruttive di me stessa [anche perché, davvero, non ho tempo, voglia, bisogno di stare male]. Il fatto che, in questo momento, sia così propositiva ed energica non mi ha infatti astratta dalla Realtà: sono consapevole di come nulla si crei senza impegno, di come il presente sia un continuo calibrare la soddisfazione immediata e quella futura, un lavoro senza posa per migliorare se stessi e le proprie capacità.
Sicuramente, non c'è cosa più bella che arrivare a sera sfinita, ma con mille idee per la testa e l'entusiasmo nello sguardo. 


Quando ho tagliato la prima fetta da questa torta, ho pensato a una notte stellata in negativo: un infinito cielo luminoso, punteggiato da qualche costellazione buia.
Certe metafore hanno un sapore ottimo, vivace d'agrumi, croccante di semi di papavero, vibrante come un'appena percepibile nota di cocco, succoso come una torta imbevuta di glassa. 


CITRUS AND POPPY SEEDS CAKE 

Ingredienti

270 g di farina 00
30 g di cocco disidratato a scaglie
200 g di zucchero
3 uova
150 ml di olio vegetale leggero
la scorza di un'arancia, di un limone e di un lime [se non avete il lime, vanno bene anche due limoni]
125 ml di succo di agrumi
100 g di semi di papavero
13 g di lievito in polvere per dolci
un pizzico di sale

125 g di zucchero a velo
150 g di zucchero semolato
200 ml di succo di agrumi + 50 ml di acqua

Procedimento

Preriscaldate il forno a 170°C.

In una ciotola, mescolate tutti gli ingredienti, insieme. Non stressate troppo l'impasto, ma amalgamate tutti i componenti per bene.
Versatelo, poi, in uno stampo da ciambella, oliato e ricoperto di zucchero semolato.
Infornate per 30-40 minuti, controllando la cottura con uno stecchino.

Nel frattempo, preparate uno sciroppo portando ad ebollizione il succo, l'acqua e lo zucchero semolato. Quando lo sciroppo sarà pronto, versatene qualche cucchiaio in una tazza con lo zucchero a velo, fino a creare una glassa non troppo densa [aggiungete un cucchiaio di sciroppo alla volta, in modo da dosarvi progressivamente].

Una volta sfornato il dolce, bucherellatelo in modo regolare con uno stecchino lungo. Versatevi sopra metà dello sciroppo rimasto, e lasciate raffreddare.
Quando il cake ha raggiunto la temperatura ambiente, toglietelo dallo stampo. Con un pennello, fategli assorbire lo sciroppo rimasto e, in ultimo, ricopritelo con la glassa.

Servite dopo almeno un paio di ore di riposo.


Questa torta sarà una delle protagoniste dolci del brunch di domenica 26 gennaio a Cucina 41. Vi aspetto! (;

sabato 18 gennaio 2014

Panna cotta allo zafferano e pere, con cioccolato fondente.

Se ripenso a certi post di questo blog, ricordo un'urgente necessità di di trascrivere la mia vita, di raccontare me stessa, di condividere riflessioni per trovare conferme, o smentite, o sfumature, di mostrarmi, con la sicurezza dell'incoerente protezione del web, dove tutto è pubblico e rintracciabile, ma, in qualche modo, cristallizzato nell'illusione di un universo parallelo, dove pochi ti conoscono e dove ti sembra di poter scegliere chi essere e cosa vivere, risultando, a volte, più reale e sincera che al di là di schermo e tastiera.
Insomma, c'era questo bisogno di comunicare, in me. C'era.
Oggi, invece, mi trovo a scrivere questo post senza, veramente, qualcosa da condividere. O, meglio, così rapita dalla vita non-virtuale, così assorbita dagli eventi, così intenta a distillare emozioni e sensazioni, a carpire ogni consistenza e ogni odore, a trattenere gli istanti, le parole, i gesti, per farli risuonare, così coinvolta da questa instancabile voglia di fare, di sperimentare, di approfondire, di imparare, da non aver davvero voglia di trasformare tutto questo in parole.
Forse, perché alcune cose meritano la riservatezza, vanno protette, lasciate respirare in un luogo riparato, senza troppi occhi e voci.
La verità è che non tutti possono vederti felice, non tutti vogliono e non tutti ne sono degni.
Ma credo sia giusto così, giusto e perfetto così.


Quindi, mentre cerco di non sorridere troppo sfacciatamente, lasciate che vi racconti di questa panna cotta.
Era da un po' che sproloquiavo ["sproloquiare" è sicuramente uno dei verbi più utilizzati di questo blog] su Twitter di una panna cotta allo zafferano. L'idea di zafferano e liquirizia mi tentava soprattutto dal punto di vista estetico - già m'immaginavo questo minimalismo bicolore, wow -, tuttavia, desideravo sfruttare i rossi pistilli per qualcosa di meno inflazionato.
Quindi, nella mia testa è comparsa l'idea che pere e zafferano dovessero accordarsi molto bene [non vi racconterò della mattina in cui ho messo una bustina di zafferano nello yogurt greco, per poi affettarci dentro una pera e testare l'abbinamento] e, in effetti, chi ha assaggiato il dolce mi ha confermato che non si è trattato solo di una mia allucinazione gustativa.
La panna cotta è composta per il 20% di purea di pera, in modo da risultare più leggera e fresca. Lo zafferano si avverte, ma non prevarica gli altri elementi, offrendo un sottofondo caldo e intrigante.
Qualche scaglia di fondente al 90% mi è, poi, sembrata necessaria: gli spigoli amari si lasciano volentieri avvolgere dalla morbidezza della panna e corteggiano le curve sensuali della bacca di vaniglia, senza però tradire l'intesa che, da sempre, li lega alla pera.



PANNA COTTA ALLO ZAFFERANO E PERE, CON CIOCCOLATO FONDENTE

Ingredienti

400 ml di panna fresca
80 g di zucchero di canna
1 g di agar agar [in alternativa, 8-10 g di colla di pesce fatti reidratare]
1/2-1 bustina [0,15 g] di zafferano [dosatevi in base all'intensità di aroma del vostro zafferano, se è ottimo ve ne basterà mezza]

2 pere Abate mature [anche le Decana vanno bene, l'importante è che siano compatte, ma dolci]
una bacca di vaniglia
cioccolato fondente [80%-90%]

Procedimento

In un pentolino, tagliate a piccoli tocchetti 100 g di pera. Versate poi la panna, lo zucchero, l'agar agar, i semi raschiati dal baccello di vaniglia e il baccello. Lasciate scaldare a fuoco dolce finché non sfiora il bollore.
A questo punto, insaporite con lo zafferano e frullate con il frullatore a immersione, in modo che non rimangano pezzi di pera.

Versate negli stampini, lasciate raffreddare e poi rassodare in frigorifero [almeno due ore, ma io le ho lasciate tutta la notte].

Intanto, affettate la pera rimanente in modo molto sottile [io ho usato l'affettatrice, ma solo perché mi piace esagerare - in realtà, dovrei comprarmi una mandolina, sarebbe ora]. Disponete qualche fetta su un piatto.

Sformate le panne cotte sopra il carpaccio di pera, e completate con qualche scaglia di fondente.


Agar agar

Gelificante di origine vegetale [è ricavato da alcuni tipi di alghe rosse], ho iniziato ad usarlo da poco, e ammetto di preferirlo soprattutto perché mi evita gli attacchi di nausea quando mi ricordo l'origine dei fogli trasparenti di colla di pesce.
1 g basta a gelificare 500 ml di liquido, non ha sapore, ha zero calorie. Va aggiunto a freddo, poiché il calore lo rende insolubile. E' utilizzato anche per confetture e gelificazioni light, dato che non necessita dello zucchero per rapprendere il liquido.
Insomma, se ancora non lo utilizzate, vi consiglierei di dargli una chance.
Poi, ha indubbiamente un nome molto più carino di "colla di pesce".

sabato 11 gennaio 2014

Vegan carrot cake. | Il brunch a Cucina 41 e altre novità.

Sono giorni davvero vivaci, in cui Madame Noia ed io riusciamo a incrociarci ben poco [non che mi dispiaccia, chiaro]. Dormo poco senza avvertire la stanchezza, al mattino mi alzo prima che la sveglia abbia occasione di rimproverarmi per la mia pigrizia, rimango a casa solo per cucinare e dormire.
In effetti, credo sia giunto il momento di raccontarvi ciò che sta succedendo alla vostra ventiduenne caotica, che si è sempre lasciata distrarre da qualsiasi opportunità le passasse di fianco, terrorizzata all'idea di proseguire in un'unica direzione.
Gente del web, sto imparando a cucinare seriamente. E per seriamente intendo nella cucina di un ristorante, di quelle in cui, nell'arco della giornata, fai i chilometri, passando dalle celle frigorifere, ai fuochi, al forno, con attrezzature che non so quando smetterò di osservare con religioso timore, una disponibilità di ingredienti paradisiaca, delle padelle pesanti quanto il carico dell'attrezzo per i dorsali che uso in palestra.
Ovviamente, è solo l'inizio, ma quanto è rassicurante, benefica, importante la consapevolezza di aver finalmente messo un punto fermo alla mia esistenza. Capire quanto faccia bene costruirsi, ogni giorno, un pezzetto di futuro non è così immediato [almeno, per me non lo è stato, ho sempre dato la precedenza all'ammaliante volubilità del presente], ma ora mi sembra vitale, e, forse, è uno dei modi in cui sto imparando a farmi del bene. Non saprei come spiegarlo, ma è come se, a un tratto, la vita mi avesse messa alle strette, chiedendomi cosa volessi davvero fare, diventare, essere, e qualcosa, forse orgoglio, forse curiosità di scoprire dove sarei potuta arrivare, si fosse incendiato, da qualche parte nella mia testa.
Mi sono chiesta cosa volessi fare da grande, e mi sono data una risposta sincera.
Quindi, ecco, ora sapete uno dei motivi per cui sono tanto straripante di voglia di fare ed insopportabilmente entusiasta.


Già che siamo in argomento, mi piacerebbe invitarvi [chi in zona, ovviamente] ai brunch domenicali che il sopracitato ristorante [fra poco avrà anche un nome, sì, voglio solo aumentare la suspense] e Food Therapy organizzeranno a partire dal 26 gennaio.
Una volta al mese [per il momento! (;], presso Cucina 41, a Borgomanero [NO], potrete godervi il tradizionale brunch americano [americano, okay, ma con qualche trucchetto tutto nostro, if you know what I mean...], dalle 11 del mattino fino al primo pomeriggio.
Scrambled eggs, pancakes, cheesecakes, brownies, pies, cakes dolci e salati, e molto altro, il tutto accompagnato da caffè americano e succhi di frutta, ma anche espresso, tè e cappuccino.
Qui, l'evento su Facebook.

Uno dei motivi per cui Cucina 41 mi è piaciuto fin dall'inizio è la sua attenzione verso ogni abitudine alimentare: nei suoi menù non mancano mai alternative gluten free, vegetariane e vegane.
Non potevo, quindi, che scegliere un cake vegano per raccontarvi questo appuntamento, uno di quei dolci guardati con sospetto da ogni fermo sostenitore di uova&latticini, che non riesce a spiegarsi come, senza i suoi capisaldi, una torta possa riuscire così buona.
Io e la carrot cake non abbiamo mai avuto un buon rapporto: mi sono sempre uscite deludenti, forse anche perché non impazzivo per le loro eccessive quantità di zuccheri e frutta secca.
Poi ho trovato questa formula, che sembra funzionare alla grande. La torta rimane leggera, profumata grazie a cannella, arancia e cocco, umida e compatta per merito delle carote. Personalmente, preferisco non tritare le mandorle fino a polverizzarle, ma lasciare qualche scheggia croccante da sentire sotto i denti.
Lo sciroppo all'arancia si può ovviamente omettere, ma le conferisce una consistenza fondente davvero interessante, soprattutto se, magari, volete gustare il cake in momenti diversi dalla colazione. Può essere servita con una glassa, oppure un frosting, io ho solamente aggiunto una cucchiaiata di yogurt di soia [lasciato precedentemente colare a mo' di yogurt greco, per renderlo più consistente].



VEGAN CARROT CAKE

Ingredienti

250 g di carote pulite e grattugiate
200 g di fecola/amido/maizena
100 g di farina integrale
50 g di farina di cocco
16 g lievito per dolci
100 g di mandorle tritate non troppo finemente
180-200 g di zucchero grezzo di canna
70 g di olio di semi
200 g di latte di soia
la scorza di un'arancia non trattata + 50 g del succo
cannella q.b.
un pizzico di sale

Per lo sciroppo

200 ml di spremuta d'arancia
50 g di zucchero [di canna o bianco]
la scorza di un'arancia

Procedimento 

Preriscaldate il forno a 190°C.
Mescolate tutti gli ingredienti, tranne quelli per lo sciroppo. Ungete uno stampo da ciambella, versatevi l'impasto, infornate per 35-40 minuti [prova stecchino].

In un pentolino, fate bollire dolcemente, per una decina di minuti, la spremuta, lo zucchero e le scorze.
Quando lo sciroppo si sarà addensato, versatelo sulla torta [precedentemente bucherellata con uno stecchino, in modo che il liquido s'infiltri per bene].

Lasciate riposare per almeno un paio d'ore [meglio tutta la notte/giornata], dopo di che, sformatela e servite.



Trovate Cucina 41 in via Alfieri 7, a Borgomanero [NO]. E su Facebook.

domenica 5 gennaio 2014

Croissants.

A volte, mi sembra di vivere dentro a una sfera di cristallo, che galleggia fra le onde della Realtà. Lei è il mare, e io ci sono dentro, senza poterlo toccare, percepirlo davvero, senza poter nuotare, senza poterci annegare. Galleggio. E tutto diventa passatempo - quando sei dentro a una sfera di cristallo, il tempo scorre lentissimamente -, anche le cose più sbagliate, autolesioniste, futili. A volte, vorrei solo arrivare alla fine del mare e cadere giù dall'orizzonte, per trovare un suolo contro cui infrangere il cristallo. Poi, chissà, forse il mare mi franerebbe addosso, forse, la Realtà mi sommergerebbe. Sarebbe splendido toccarla davvero, tutta quell'acqua.

Siamo state al mare. Abbiamo aspettato la mezzanotte del 31 su un molo, con una bottiglia di Gewurztraminer e la mente già ebbra della libertà di quei giorni. Di giorno avevamo camminato per il labirinto di Genova, fermandoci per guardare il tramonto dal Porto Vecchio e qualche opera di Munch [L'Arte è il sangue del cuore umano, Edvard, non la dimenticherò facilmente]. Il primo Sole del 2014 è sorto da dietro un promontorio, accendendo cielo, terra e mare di rossi e gialli violentissimi, dopo una notte di umanità dilatate, introvabili, un po' più decifrate, docili e, allo stesso tempo, sfuggenti, abissali. Abbiamo trascorso una giornata a guardare film. Il giorno dopo pioveva, l'odore di mare era forte, i parchi delle ville abbandonati.
Andarsene fa bene, ma il ritorno è sempre complicato da gestire: rincasare con tutto quel mare negli occhi, disabituata alla solitudine, senza la luce che perdura anche quando arriva la notte, con la schiena ormai addomesticata a condividere letti improvvisati, che trova insensata quella piazza intera, addobbata di lenzuola e affiancata dal muro.
Ho sfornato croissants alle tre di notte, fra Inception e Gli Aristogatti. Ci siamo addormentate alle sette del mattino, sui divani, mentre il videoregistratore riavvolgeva il VHS de L'attimo fuggente.
Ho fatto colazione con cappuccino e croissant, come non facevo da anni, cercando di carpire ogni sfumatura di gusto racchiusa dalle sfoglie, riconciliandomi con i granelli di zucchero caramellati, ma ancora definiti sotto i denti, e intanto pensavo a come rendere straordinaria la mia vita.
A come essere straordinaria. A cosa fosse straordinario.

Forse, straordinario è il suolo che rompe la sfera di cristallo. Forse, tutto ciò che ti porta al mare, che ti ci porta davvero, è straordinario. 



Sicuramente, un po' straordinari sono i croissants. A guardarli nella loro struttura sono di una semplicità disarmante [farina, burro, lievito, poco altro], è il tempo impiegato per prepararli a renderli così irresistibili e preziosi. E il tempo è anche il motivo per cui, ogni volta che mi perdo un po', cerco di mettermi a fare croissants: concentrarmi così a lungo, investire così tanta precisione e attenzione per ottenere un risultato mi dà modo di riflettere, di ristabilire la calma, aggiustare la razionalità "costruttiva", concentrarmi su un concetto che spesso mi sfugge, il prendersi cura di [cerco di imparare a prendermi cura di me stessa coccolando un panetto di farina e burro, funzionerà? Intanto, si accettano volontari per smaltire i kg di croissants.].

Comunque, senza perdermi in metafore extraculinarie, ho trovato LA ricetta dei croissants. Non ho dovuto nemmeno cercare troppo, e, vi assicuro, è semplicissima. Ci vuole solo un po' di dedizione.
Questi sono i tipici croissants italiani, quelli che troviamo nella maggior parte delle pasticcerie [i precongelati dei bar non li prendiamo nemmeno in considerazione, okay?]: hanno uova, un po' di scorzetta d'arancia e limone, un goccio di rhum, della vaniglia, sono profumati e soffici, anche il giorno dopo.
Ovviamente, se preferite i croissants au beurre, la ricetta è un'altra [e, nel caso, vi consiglierei questa qui, oltre all'utilizzo del miglior burro che riuscite a trovare].
Dunque, eccovi la ricetta, identica a quella di Paoletta, vera maestra quando si tratta di lievitati. 


CROISSANTS

Ingredienti

275 g di manitoba [se non la trovate va bene la 00]
275 g di farina 00
115/125 g di latte tiepido
15 g di lievito di birra fresco [o una bustina di quello disidratato]
90 g di zucchero
un tuorlo + un uovo
170 g di acqua
10 g di sale
30 g + 290 g [io ne ho usati 250, e sono venuti perfettamente]  di burro

scorza di un'arancia e/o limone
2/3 cucchiai di rhum [aumenta la morbidezza del lievitato, l'alcool evapora, usatelo anche se non amate gli alcolici]
i semini di una bacca di vaniglia

Procedimento

- Poolish: sciogliete nei 170 g di acqua tiepida il lievito e mescolate con 150 g di farina presa dal totale. Lasciate riposare, coperto, per un'ora
- Impasto: versate il poolish nella planetaria, insieme a 2/3 cucchiai di farina [sempre presa dal totale], iniziate a impastare; aggiungete il tuorlo, lasciate che venga assorbito, poi unite metà dello zucchero. Incorporate qualche altro cucchiaio di farina, l'altra metà dello zucchero e continuate così, gradatamente, anche con il latte e la farina rimanente [attendete sempre che la dose precedente sia stata assorbita, prima di aggiungere altri ingredienti]. Per ultimo, unire il sale. 
Quando l'impasto è liscio, aggiungere gli aromi e il burro, un fiocchetto per volta, in modo che venga incorporato in modo omogeneo. 
- Lasciate impastare fino a perfetta incordatura.
- Coprire la ciotola e lasciare riposare in frigorifero per un'ora.

- Pieghe, preparazione: dieci minuti prima della fine del riposo dell'impasto, prendete i 290/250 g di burro e poneteli fra due fogli di carta forno; poi, aiutandovi con un mattarello, stendeteli in modo che assomiglino il più possibile ad un rettangolo, se riuscite anche a fare in modo che misuri 26 cm x 20 cm siete bravissimi. Importante: non lasciate che il burro si sciolga, deve rimanere simile a plastilina, come consistenza [sì, il burro, quando lo percuotete con un mattarello, si fa pongo].
Tirate fuori l'impasto dal frigorifero e stendetelo - sempre fra due fogli di carta forno, se volete evitare altra farina - in un rettangolo [anche qui, sarebbe fantastico se misurasse 38 cm x 22 cm. 
- Pieghe, ci siamo quasi [sentite la tensione salire?]: prendete il foglio di burro e posizionatelo sul rettangolo di impasto, facendo in modo che occupi i 2/3 inferiori [lasciate 1 cm libero da ogni lato]; piegate sul burro la parte superiore e libera dell'impasto; richiudete il panetto con la parte inferiore, quella coperta dal burro.
Ponete in frigorifero per 10 minuti, e respirate. 

- I Piegariprendete il panetto dal frigorifero e posizionatelo sul piano davanti a voi, facendo attenzione che la parte "aperta" sia sulla destra.
Picchiettate col mattarello, senza troppa violenza, il panetto, in modo da distribuire il burro uniformemente; stendete poi il tutto in un rettangolo che abbia il lato corto davanti a voi e uno spessore di circa 7 mm.
Piegate verso il centro prima il lembo inferiore della sfoglia, poi quello superiore.
Rimettete in frigorifero il panetto [l'aspetto dovrebbe essere simile a quello precedente la prima piega] ed esultate: avete fatto la I Piega.
Lasciate riposare per 40 minuti

- Ripetete il procedimento della I Piega per altre due pieghe; alla terza e ultima piega, lasciate riposare la sfoglia in frigorifero per ancora 40 minuti. 

- Formatura croissants
Stendete la vostra pasta sfoglia in un rettangolo alto circa 7 mm, lavorando solo nel senso della lunghezza.
Tagliate dei triangoli isosceli con un coltello ben affilato [grazie Marta, grazie Viola, per il mio nuovo e adorato coltello in ceramica! 
❤] [la base fatela di circa 9 cm e l'altezza di 15 cm], praticate poi un taglietto di circa 1,5 cm a metà di ogni base.
Prendete il triangolo fra le mani e, con un movimento ondulatorio, allungatelo [potete aiutarvi anche con il mattarello]: più il triangolo è lungo e più dovete arrotolarlo, e più il croissant è arrotolato, più è carino
Partendo dalla base, arrotolate il croissant, facendo attenzione che rimanga ben stretto e che la punta finisca sotto il cornetto formato [descritto sembra complicatissimo, ma poi è semplicissimo, vien da sé, come si suol dire].
Una volta formato, curvate leggermente le punte verso di voi [il taglietto che avete praticato all'inizio le avrà rese abbastanza sporgenti].
Posizionateli su una placca [se le avete chiare vanno meglio: evitano che il fondo del croissant, in cottura, si scurisca troppo] foderata da carta forno, e ammirate il vostro lavoro. 

A questo punto potete:

- Congelarli per future fragranti colazioni: ponete la placca con i croissants in freezer e, una volta congelati, chiudeteli in sacchettini; quando vorrete consumarli, tirateli fuori dal freezer 6 ore prima, e seguite le indicazioni qui sotto.

- Lasciate lievitare i croissants sulla placca, coperti oppure chiusi nel forno spento, a circa 20°C, per circa 2 ore e 45 minuti [fino a raddoppio]
- Preriscaldate il forno a 220°C [se statico] o a 200°C [se ventilato]
- Spennellate i croissants con l'uovo sbattuto, spolverateli di zucchero [magari di canna, che è più buono] e infornateli.
- Dopo 5 minuti, abbassate la temperatura a 190°C [se statico] o a 180°C [se ventilato].
- Proseguite fino a doratura completa, ci vorranno circa 9 minuti




Tips and tricks

- Ovviamente, essendo un prodotto dagli ingredienti molto semplici, questi devono essere ottimi: migliori sono burro, uova, vaniglia, migliore sarà il croissant
- Non fate lievitare i croissant formati a una temperatura maggiore dei 20°C sopraindicati: il burro si scioglierebbe, uscirebbe dalle pieghe e otterreste delle strisce di pasta schiacciate, immangiabili, tristissime
- Lasciate almeno 1 cm da ogni lato, quando posizionate il burro sulla sfoglia, altrimenti questo sguscerà fuori non appena stenderete il panetto
- La tentazione di sfornare i croissants prima del tempo sarà forte, ma non abbiate timore che si scuriscano troppo: è importante che si cuociano per bene, finché tutta l'acqua del burro non sia evaporata, altrimenti la sfoglia si sgonfierà non appena li tirerete fuori dal forno
- Trovate foto dettagliate delle pieghe e della formatura dei crossants in questo post
- Non mi viene in mente altro, per qualsiasi dubbio scrivetemi. (: