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venerdì 17 agosto 2012

Questo dolce lo mangio anche io.

Perché contiene frutta, e poco altro.
E non fa paura.

Vorrei avere parole per raccontarvi, ma ancora non le trovo.
Perché togliersi la maschera per lasciarsi guardare, davvero, fino in fondo, è molto più semplice quando si è in due e si è seduti a un tavolo, e si parla fra i caffè, quando si è in due e si è in macchina, e la direzione è l'Iperuranio, quando si è in due e ci si scambia la propria vita attraverso quelle lettere moderne e straordinariamente veloci che sono le mail.
Con tutti i vostri occhi a guardarmi, è molto più complicato. Ma stanotte, l'ennesima notte di sonno divorato dall'insonnia, non ho voglia di scrivere con la maschera sul viso. Pesa anche lei, a fine giornata.
E allora vi dico che sì, questo dolce lo mangio anch'io.
E non mi fa paura.

La ricetta è di Iaia.
E con Iaia vorrei prepararla, prima o poi. Con lei, e con ogni sguardo che ha lasciato cadere la maschera e l'ha appoggiata sul tavolo, di fianco alla mia.




GELO DI MELLONE

Ingredienti [per 12 porzioni medio-piccole]
500 ml di succo di anguria [ottenuto frullando e privando dei semi il frutto]
60 g di zucchero [che io mi sono dimenticata, ehm ehm, ma, insomma, l'anguria è già così dolce, caspita!]
45 g di amido di mais, o simili
mezzo cucchiaino di cannella in polvere

Procedimento
Sciogliere l'amido [e lo zucchero] nel succo. Profumare con la cannella e portare il tutto a bollore. Spegnere il fornello non appena la miscela si sia ben addensata. Dividere nei bicchierini e lasciar raffreddare.
Un passaggio in frigo ci sta benissimo.
Decorare con scaglie di cioccolato fondente, l'ideale, oppure con pistacchi non salati, o, ancora, con fiori di gelsomino.

[La versione seria e dettagliata della ricetta, la trovate qui.]




[Foto: Marta Rizzato, un'altra che la maschera l'ha dimenticata da qualche parte, tempo fa.]

lunedì 23 maggio 2011

Clafoutis... mah.

La maggior parte delle mail che mi arrivano in risposta alla chiamata dei Cherry Days mi suggerisce di preparare il classico clafoutis. In effetti, ciliegie chiamano clafoutis, è sempre stato così: arriva maggio e ne spuntano in ogni blog. Eppure, chissà perché, non mi ha mandata in delirio.
Il clafoutis è buono, certo, è un ottimo dolce alla frutta, ma non mi sembra abbia nulla di particolare. Sarò un’incompetente in cucina e peccherò d’ignoranza, ma questa volta il dolce francese lo lascio ai francesi.
Considerazioni personali a parte, il clafoutis è, a quanto dicono (…ok, cerco di essere imparziale, d’ora in poi) il dolce ideale per esaltare la frutta col nocciolo: dalle prugne, alle albicocche, sulla scia delle ciliegie, che rimangono l’abbinamento per antonomasia. Il nocciolo in cottura rilascia un aroma di mandorla molto particolare, ottimo con la frutta. Certo, solo i francesi potevano promuovere un dolce con i noccioli all’interno, che quando servite rischiate di regalare un nuovo paio di orecchini alla moglie del vostro dentista. D’altra parte, le francesi gironzolano in tacco 12 e gambaletto sotto la pioggia di novembre: quando si dice comodità…

Btw, clafoutis è stato, la famiglia ha apprezzato e la montagna di ciliegie inizia ad avere un'altezza accettabile ;)
 

CLAFOUTIS DI CILIEGIE
  • INGREDIENTI

600 g di ciliegie mature, pulite, ma non private del nocciolo
2 uova grandi (o 3 piccole)
80 g di farina 00
70 g di burro
60 g di zucchero (troppo dolce, io ne toglierei anche 10 g)
150 ml di latte
un paio di cucchiaio di kirsch (facoltativo, ma esalta davvero il sapore della frutta)

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.
Sgusciare le uova in una ciotola e lavorarle insieme alla farina con una frusta, brevemente. Aggiungere il burro fuso e il liquore, poi lo zucchero e, gradualmente, il latte.
Versare il composto in una pirofila leggermente imburrata e infarinata. Distribuirvi le ciliegie con un certo ordine.
(Piccolo spaccato di ordinary life.
Mia sorella: -Agne, ti posso aiutare?
-Certo! Guarda, metti le ciliegie sopra questo impasto…
Mia sorella prende la ciotola con le ciliegie e la rigira nel centro della pirofila. Poi mi mostra, con un certo orgoglio, quella montagna di frutta nel centro del mio clafoutis: -Ecco fatto!
Respiri profondi della sottoscritta. -… perché non fai merenda mentre io finisco qui, sorellina cara?
Prendo la pinza e mi metto a riordinare tutte le ciliegie, tentando di distribuirle con una logica, almeno apparente.)
Infornare per venti-trenta minuti. Servire tiepido, spolverizzato di zucchero a velo.

(ah, recipe by Michel Roux, tanto per dire ;)


Insoddisfazione personale a parte, avete ricette di questo dolce da propormi in alternativa a questa? La vostra preferita, per esempio? Dai che siamo ancora in tempo per rivalutarlo (con il cibo, siamo sempre in tempo ;)

giovedì 3 febbraio 2011

Il momento giusto per il dolce giusto, tradizione a parte


Sono perfettamente consapevole del fatto che a Pasqua manchi ancora un tot, eppure voglio proporvi ora questo dolce, per motivi che non hanno nulla a che vedere con la tradizione.
La pastiera è, infatti, uno dei dolci preferiti (o forse IL dolce preferito) di quella che probabilmente è per me la persona più importante al mondo.
L'ho preparata giovedì scorso, durante una solitaria serata a casa da sola, pensando al weekend che si avvicinava, weekend in cui avrei rivisto appunto quella persona, con la quale ultimamente ho la possibilità di passare davvero poco tempo e che, ovviamente, a volte mi manca troppo.
Un dolce per dire tutto quello che non riesco mai a dire, tutto quello per cui le parole retrocedono ad aliti silenziosi e timidi.
Ognuno si esprime nel modo a lui più consono. Io, ogni tanto, mi ritrovo a considerare più semplice e immediato unire farina, uova e zucchero piuttosto che verbi e sostantivi.

Le foto sono quello che sono, lo so, ma le ho scattate di fretta al mattino prima di andare a lavorare, unici attimi che offrivano una luce (relativamente) decente.



PASTIERA


  • INGREDIENTI


Per il guscio:

500 g di farina
150 g di zucchero
100 g di burro
un uovo
latte q.b.
un pizzico di sale
la scorza di mezza arancia
la scorza di mezzo limone

Per il ripieno:

500 g di grano precotto
400 g di ricotta
6 uova
250 g di zucchero (per me con questa dose risulta troppo dolce, io ne metterei quindi 200, ma c'è chi ne mette anche 300... a voi la scelta)
500 g di latte
la scorza di mezza arancia
la scorza di mezzo limone
una stecca di vaniglia
un pizzico di cannella
(canditi omessi)


  • PROCEDIMENTO


Preparare una pasta frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti e aggiungendo una quantità di latte tale da ottenere un impasto elastico. Foderare con 2/3 della pasta uno stampo (preferibilmente apribile) imburrato e infarinato e lasciare riposare in frigorifero.

Portare a ebollizione 250 g di latte con l'aggiunta della stecca di vaniglia incisa longitudinalmente. Raggiunta l'ebollizione, eliminare la vaniglia e versare il grano. Cuocere finchè non si sarà asciugato, formando una crema (circa 10 minuti).
A parte, montare le uova con lo zucchero , aggiungere la ricotta e mescolare fino a ottenere una crema omogenea senza grumi. Aromatizzare con i diversi profumi e poi unire la crema di grano.

Riprendere il guscio di frolla dal frigo e versarvi il ripieno. Creare la griglia con la pasta avanzata e infornare a 175°C per 50-60 minuti.
Se la superficie del dolce dovesse scurirsi eccessivamente durante la cottura ricoprire con un foglio di alluminio.

Tagliare il giorno seguente.


Ti voglio bene.