Visualizzazione post con etichetta british style. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta british style. Mostra tutti i post

venerdì 31 gennaio 2014

Chocolate chip cookies.

Di questa giornata non posso condividere molto con voi, se non ivanigliai cookies che abbia mai sfornato.

Croccanti fuori, chewy all'interno, un impasto in cui il gusto aromatico dello zucchero bruno si fonde con il profumo avvolgente della vaniglia, mentre imperiose schegge di cioccolato fondente emergono fra un morso e l'altro. Appena sfornati saranno morbidissimi, ma acquisteranno friabilità nel giro di qualche minuto. Se, invece, siete fan del cookie caldo che si scioglie nel latte freddo, come le migliori serie televisive americane insegnano, per riportarli alla cedevolezza iniziale vi basterà metterli per una decina di secondi nel microonde.
Dopo non so quante ricette di cookies, fra estenuanti tempi di riposo in frigorifero, impasti dalle consistenze completamente diverse, ingredienti assurdi e introvabili, finalmente, sono riuscita a delineare una ricetta che non solo è rapida e semplice, ma, soprattutto, permette di ottenere dei cookies identici a quelli che si trovano confezionati.
[Quanto è ironico che, per alcune preparazioni, l'ideale da raggiungere sia qualcosa di industriale?]

Non vi resta che provarli.


CHOCOLATE CHIP COOKIES

Ingredienti

250 g di farina 00
125 g di zucchero di canna scuro*
125 g di zucchero di canna chiaro [o zucchero bianco]
125 g di burro fuso
un uovo
mezzo cucchiaino di bicarbonato
vaniglia, nella forma che preferite
un pizzico abbondante di sale

200 g di cioccolato fondente, in tavoletta, tritato grossolanamente

Procedimento

Preriscaldate il forno a 190°C.
In una terrina, sbattete leggermente l'uovo con i due tipi di zucchero, aggiungete poi il burro fuso e il sale. In un'altra ciotola, mescolate la farina con il bicarbonato.
Unite i due composti, completate con il cioccolato tritato e la vaniglia, impastate brevemente.
Con le mani, formate delle palline grandi un po' più di una noce, schiacciatele leggermente e disponetele [non troppo vicine] su una placca coperta da carta forno.

Infornate e lasciate cuocere per 8-10 minuti [fate attenzione che non si scuriscano troppo].

Lasciate raffreddare e solidificare.


*Zucchero di canna scuro: è uno zucchero dal colore bruno, consistenza compatta ed elevata umidità. Conferisce una texture inconfondibile e un sapore molto intenso. Se proprio non riuscite a reperirlo, potete sostituirlo con il classico zucchero di canna grezzo, addizionato con un cucchiaio di melassa [scelta migliore], sciroppo d'acero o miele.

Eccovi un'infografica molto esaustiva sulla preparazione dei cookies. Pinterest è sempre una miniera. (;

giovedì 23 gennaio 2014

Citrus and poppy seeds cake.

Lasciatevi accadere la vita. Credetemi, la vita ha ragione, in tutti i casi. 
R. M. Rilke - Lettere a un giovane poeta

Proprio ieri, mentre camminavo sul lungolago, godendomi quei surreali quattordici gradi a gennaio, mentre mi lasciavo beatamente accecare dal Sole e sgranocchiavo una mela, mentre perdevo, a cuor leggero, una mezz'ora fra la fine del servizio al ristorante e gli altri impegni della giornata, pensavo a un anno fa, quando, esattamente in questi giorni, prendevo me stessa e la trapiantavo a Modena, in un ufficio, con la prospettiva di mesi davanti a un computer.
Ricordavo il tempo trascorso a Modena, un po' sorridendo, un po' scuotendo - fra me e me - il capo, e riflettevo su quanto sia facile, per la vita, ribaltarsi completamente, quanto sia spontaneo e, allo stesso tempo, inarrestabile il cambiamento delle cose [perché, a discapito di tutto il nostro affaccendarci e smarrirci,  c'è sempre qualcosa, in fondo, dentro di noi, che lavora in una direzione, quella vera, quella naturale, quella dei sogni che custodiamo con fin troppa prudenza, per timore che la realtà li spezzi], quanto sia semplice vivere, quando si fa ciò che si ama [detesto questo genere di frasi fatte, ma non posso negare la verità di quest'ultima].
Non che mi sia improvvisamente trasferita in una favola, abbia iniziato ad indossare abiti con gonne e a sfornare torte canticchiando agli uccellini, anzi, però, ho cominciato a lasciare meno spazio alle parti più ciniche e distruttive di me stessa [anche perché, davvero, non ho tempo, voglia, bisogno di stare male]. Il fatto che, in questo momento, sia così propositiva ed energica non mi ha infatti astratta dalla Realtà: sono consapevole di come nulla si crei senza impegno, di come il presente sia un continuo calibrare la soddisfazione immediata e quella futura, un lavoro senza posa per migliorare se stessi e le proprie capacità.
Sicuramente, non c'è cosa più bella che arrivare a sera sfinita, ma con mille idee per la testa e l'entusiasmo nello sguardo. 


Quando ho tagliato la prima fetta da questa torta, ho pensato a una notte stellata in negativo: un infinito cielo luminoso, punteggiato da qualche costellazione buia.
Certe metafore hanno un sapore ottimo, vivace d'agrumi, croccante di semi di papavero, vibrante come un'appena percepibile nota di cocco, succoso come una torta imbevuta di glassa. 


CITRUS AND POPPY SEEDS CAKE 

Ingredienti

270 g di farina 00
30 g di cocco disidratato a scaglie
200 g di zucchero
3 uova
150 ml di olio vegetale leggero
la scorza di un'arancia, di un limone e di un lime [se non avete il lime, vanno bene anche due limoni]
125 ml di succo di agrumi
100 g di semi di papavero
13 g di lievito in polvere per dolci
un pizzico di sale

125 g di zucchero a velo
150 g di zucchero semolato
200 ml di succo di agrumi + 50 ml di acqua

Procedimento

Preriscaldate il forno a 170°C.

In una ciotola, mescolate tutti gli ingredienti, insieme. Non stressate troppo l'impasto, ma amalgamate tutti i componenti per bene.
Versatelo, poi, in uno stampo da ciambella, oliato e ricoperto di zucchero semolato.
Infornate per 30-40 minuti, controllando la cottura con uno stecchino.

Nel frattempo, preparate uno sciroppo portando ad ebollizione il succo, l'acqua e lo zucchero semolato. Quando lo sciroppo sarà pronto, versatene qualche cucchiaio in una tazza con lo zucchero a velo, fino a creare una glassa non troppo densa [aggiungete un cucchiaio di sciroppo alla volta, in modo da dosarvi progressivamente].

Una volta sfornato il dolce, bucherellatelo in modo regolare con uno stecchino lungo. Versatevi sopra metà dello sciroppo rimasto, e lasciate raffreddare.
Quando il cake ha raggiunto la temperatura ambiente, toglietelo dallo stampo. Con un pennello, fategli assorbire lo sciroppo rimasto e, in ultimo, ricopritelo con la glassa.

Servite dopo almeno un paio di ore di riposo.


Questa torta sarà una delle protagoniste dolci del brunch di domenica 26 gennaio a Cucina 41. Vi aspetto! (;

sabato 11 gennaio 2014

Vegan carrot cake. | Il brunch a Cucina 41 e altre novità.

Sono giorni davvero vivaci, in cui Madame Noia ed io riusciamo a incrociarci ben poco [non che mi dispiaccia, chiaro]. Dormo poco senza avvertire la stanchezza, al mattino mi alzo prima che la sveglia abbia occasione di rimproverarmi per la mia pigrizia, rimango a casa solo per cucinare e dormire.
In effetti, credo sia giunto il momento di raccontarvi ciò che sta succedendo alla vostra ventiduenne caotica, che si è sempre lasciata distrarre da qualsiasi opportunità le passasse di fianco, terrorizzata all'idea di proseguire in un'unica direzione.
Gente del web, sto imparando a cucinare seriamente. E per seriamente intendo nella cucina di un ristorante, di quelle in cui, nell'arco della giornata, fai i chilometri, passando dalle celle frigorifere, ai fuochi, al forno, con attrezzature che non so quando smetterò di osservare con religioso timore, una disponibilità di ingredienti paradisiaca, delle padelle pesanti quanto il carico dell'attrezzo per i dorsali che uso in palestra.
Ovviamente, è solo l'inizio, ma quanto è rassicurante, benefica, importante la consapevolezza di aver finalmente messo un punto fermo alla mia esistenza. Capire quanto faccia bene costruirsi, ogni giorno, un pezzetto di futuro non è così immediato [almeno, per me non lo è stato, ho sempre dato la precedenza all'ammaliante volubilità del presente], ma ora mi sembra vitale, e, forse, è uno dei modi in cui sto imparando a farmi del bene. Non saprei come spiegarlo, ma è come se, a un tratto, la vita mi avesse messa alle strette, chiedendomi cosa volessi davvero fare, diventare, essere, e qualcosa, forse orgoglio, forse curiosità di scoprire dove sarei potuta arrivare, si fosse incendiato, da qualche parte nella mia testa.
Mi sono chiesta cosa volessi fare da grande, e mi sono data una risposta sincera.
Quindi, ecco, ora sapete uno dei motivi per cui sono tanto straripante di voglia di fare ed insopportabilmente entusiasta.


Già che siamo in argomento, mi piacerebbe invitarvi [chi in zona, ovviamente] ai brunch domenicali che il sopracitato ristorante [fra poco avrà anche un nome, sì, voglio solo aumentare la suspense] e Food Therapy organizzeranno a partire dal 26 gennaio.
Una volta al mese [per il momento! (;], presso Cucina 41, a Borgomanero [NO], potrete godervi il tradizionale brunch americano [americano, okay, ma con qualche trucchetto tutto nostro, if you know what I mean...], dalle 11 del mattino fino al primo pomeriggio.
Scrambled eggs, pancakes, cheesecakes, brownies, pies, cakes dolci e salati, e molto altro, il tutto accompagnato da caffè americano e succhi di frutta, ma anche espresso, tè e cappuccino.
Qui, l'evento su Facebook.

Uno dei motivi per cui Cucina 41 mi è piaciuto fin dall'inizio è la sua attenzione verso ogni abitudine alimentare: nei suoi menù non mancano mai alternative gluten free, vegetariane e vegane.
Non potevo, quindi, che scegliere un cake vegano per raccontarvi questo appuntamento, uno di quei dolci guardati con sospetto da ogni fermo sostenitore di uova&latticini, che non riesce a spiegarsi come, senza i suoi capisaldi, una torta possa riuscire così buona.
Io e la carrot cake non abbiamo mai avuto un buon rapporto: mi sono sempre uscite deludenti, forse anche perché non impazzivo per le loro eccessive quantità di zuccheri e frutta secca.
Poi ho trovato questa formula, che sembra funzionare alla grande. La torta rimane leggera, profumata grazie a cannella, arancia e cocco, umida e compatta per merito delle carote. Personalmente, preferisco non tritare le mandorle fino a polverizzarle, ma lasciare qualche scheggia croccante da sentire sotto i denti.
Lo sciroppo all'arancia si può ovviamente omettere, ma le conferisce una consistenza fondente davvero interessante, soprattutto se, magari, volete gustare il cake in momenti diversi dalla colazione. Può essere servita con una glassa, oppure un frosting, io ho solamente aggiunto una cucchiaiata di yogurt di soia [lasciato precedentemente colare a mo' di yogurt greco, per renderlo più consistente].



VEGAN CARROT CAKE

Ingredienti

250 g di carote pulite e grattugiate
200 g di fecola/amido/maizena
100 g di farina integrale
50 g di farina di cocco
16 g lievito per dolci
100 g di mandorle tritate non troppo finemente
180-200 g di zucchero grezzo di canna
70 g di olio di semi
200 g di latte di soia
la scorza di un'arancia non trattata + 50 g del succo
cannella q.b.
un pizzico di sale

Per lo sciroppo

200 ml di spremuta d'arancia
50 g di zucchero [di canna o bianco]
la scorza di un'arancia

Procedimento 

Preriscaldate il forno a 190°C.
Mescolate tutti gli ingredienti, tranne quelli per lo sciroppo. Ungete uno stampo da ciambella, versatevi l'impasto, infornate per 35-40 minuti [prova stecchino].

In un pentolino, fate bollire dolcemente, per una decina di minuti, la spremuta, lo zucchero e le scorze.
Quando lo sciroppo si sarà addensato, versatelo sulla torta [precedentemente bucherellata con uno stecchino, in modo che il liquido s'infiltri per bene].

Lasciate riposare per almeno un paio d'ore [meglio tutta la notte/giornata], dopo di che, sformatela e servite.



Trovate Cucina 41 in via Alfieri 7, a Borgomanero [NO]. E su Facebook.

giovedì 7 marzo 2013

Banana pancakes | For the love of breakfast

Sono ormai quasi due mesi che mi sono trasferita qui, a Modena, e settimana prossima sarà il turno di un nuovo trasloco.
Ho trovato il mio bucolocale, la mia mansardina con soffitto di travi in legno e finestre vista tetti, la mia libreria da riempire con i miei libri, la mia cucina eufemisticamente essenziale, persino senza forno [ma chi se ne importa, in qualche modo si farà], con un lavandino da far traboccare di tazze con fondi di caffè e cucchiaini sporchi di yogurt, i miei pochi mq in cui mantenere in ordine il mio disordine.
Non realizzo ancora bene il concetto "casa mia", ma non vedo l'ora di andare a viverci.



Mi sarebbe però dispiaciuto non lasciare traccia di quella che è stata la "casa di transizione", che mi ha ospitata in queste prime settimane modenesi, fra le pagine di Food Therapy.
Sono sicura di aver già sviscerato il mio amore profondo e fedele nei confronti della colazione che, anche vivendo da sola, è rimasta un appuntamento importante, nonostante mi siano mancati prodotti da forno homemade [casa di transizione, dicevo poco sopra, immaginate l'attrezzatura da cucina disponibile, sorvolando, poi, sul forno impossibile da accendere, dato che farebbe saltare la corrente].
Questi pancakes sono stati davvero una rivelazione. [In rete circolano già da un po', io li avevo visti da Stefania qualche tempo fa]. Perfetti per una colazione da favola, non necessitano una dispensa fornitissima, un frigo straripante, e nemmeno il possesso dell'intero catalogo Kitchen Aid. La classica ricetta, insomma, che nei manuali di cucina indirizzerebbero a single, workaholics senza tempo per spesa&fornelli o professionisti in pigrizia.
Bastano due ingredienti: una banana [magari proprio l'ultima rimasta, ormai in fase di mummificazione] e un uovo.
Il risultato? Pancakes.


Dimenticatevi merendine confezionate o il solito yogurt con i cereali: questi pancakes sono velocissimi da preparare e leggerissimi [1 uovo + 1 banana = meno di 200 kcal, giusto per dire], oltre a costituire una colazione equilibrata e sana: proteine, zuccheri, fibre, vitamine, potassio e molto altro.


Sono eccezionali già al naturale [soprattutto se la banana è ben matura], ma volendo si possono declinare in varianti più golose:

- fragole fresche [o confettura di fragole, o coulis di fragole, come quello che trovate qui, o fragole disidratate mescolate alla pastella]
- cioccolato [a pezzi dell'impasto, fuso, tritato grossolanamente e lasciato cadere sulla pila di pancakes]
- sciroppo d'acero o miele [a pioggia]
- una spolverata di cannella [spolverata, o kg, dipende quanto ne siete addicted]
- burro e zucchero di canna [che languidamente si fondono sulla superficie dell'ultimo pancake]
- ogni genere di frutta secca
- Nutella [un evergreen]

Breakfast lovers, vi ho convinti a provarli?


BANANA PANCAKES [per due persone]

Ingredienti
2 banane medie, ben mature
2 uova

Procedimento
In una ciotola, schiacciare le banane con la forchetta [non frullarla, altrimenti la ricetta non funziona!]. Aggiungere poi le uova, mescolando bene.
Scaldare un padellino antiaderente [volendo, si può ungere con un po' di burro].
Versare un'adeguata quantità di pastella. Aspettare finché la superficie non si sia ricoperta di bolle e asciugata, quindi, girare il pancake. Terminare la cottura [ci vorranno circa 3-4 minuti in totale].


Photo: thanks to Marta Rizzato and her gorgeous 35mm.


... siamo delle persone serie, sì.

lunedì 3 dicembre 2012

Muffins are always a good idea

Muffins are always a good idea.
Soprattutto quando ti ritrovi una domenica fra le mani, senza sapere come impiegarla. E allora ti basta riunire tutto nella planetaria: la domenica di noia, la farina, lo zucchero, rompervi le uova, diluire con il latte. Risvegliare il pomeriggio con l'aspro del limone, punteggiare l'impasto chiaro con una manciata di croccanti puntini neri.
Di ricette sull'abbinamento agrumi-semi di papavero ne potete trovare un'infinità in rete. Per questo, ho cercato di seguire la linea più semplice: un impasto molto morbido, grazie all'aggiunta di yogurt, leggero e profumato.

Oggi vi risparmio la solita introduzione prolissa, la giornata è stata lunga e con un continuo incastrarsi di impegni. Ho discusso fino ad ora con l'adorabile Photoshop, che ovviamente sceglie le serate migliori per non funzionare. Ma questi muffins volevo comunque lasciarveli: l'inverno sembra arrivato con decisione, finalmente, e questi pomeriggi bui spesso necessitano di una merenda dolce, magari dal colore vitaminico e con dei simpatici pois blu.

Eccovi la ricetta.


LEMON POPPY SEED MUFFINS

Ingredienti [per una decina di muffins piccoli]
200 g di farina
70-80 g di zucchero
1 uovo grande [2, se piccole]
100 g di yogurt bianco naturale
50 g di latte intero
30 g di olio [io ho usato un extravergine leggero, ma va benissimo anche un olio di semi]
6 g di lievito vanigliato
2 limoni non trattati
2 cucchiai di semi di papavero + un po' per la superficie
un pizzico di bicarbonato
un pizzico di sale

Procedimento
Preriscaldare il forno a 170°C.
Mescolare, da una parte, le polveri, più i semi di papavero. Dall'altra, sbattere leggermente le uova, aggiungervi poi i liquidi, più lo yogurt, la scorza grattugiata dei limoni e il succo di uno di questi. Unire i due composti, mescolando brevemente.
Dividere l'impasto negli stampini [io li ho foderati con della carta forno, ma non è necessaria, potete anche utilizzare dei pirottini], spolverare ogni muffin con un po' di semi di papavero e infornare per 15-20 minuti [prova stecchino].



Comunicazione di servizio: ho creato un nuovo profilo Flickr, non potendo più accedere a quello vecchio, grazie a qualche strano gioco di Yahoo]. Lo trovate qui. :)

martedì 27 novembre 2012

Lasciare che gli altri siano la propria ispirazione

Ways to stay creative.
Pensare. Riflettere. Rigirarsi le idee nella mente, finché non trovano il giusto incastro.
Divorare libri. Fagocitare musica. Consumarsi gli occhi con i film.
Mantenersi in vita. Perché non è semplice, rimanere vivi. Bisogna continuamente richiamarsi, rimanere vigili, svegliarsi al mattino con il pensiero: "Oggi devo vivere".
Uscire di casa. Buttarsi fuori di casa, quando necessario.
Camminare. Correre. Essere famelici anche quando si respira.
Mantenere in moto il cervello. Far sudare i neuroni.
Ascoltare. Guardare. Annusare. Toccare. Assaggiare.
Dare la caccia alla Bellezza. Perché è l'unica a poter salvare il mondo, è l'unica a poterci salvare.
Persone. Trovarle e lasciarsi trovare. Ascoltarle. Raccontarsi. Le Persone sono la chiave, sempre.


Parlo di Persone e di ispirazione perché questa ricetta è nata, come tante altre, dall'idea accesa da una preparazione di qualcun altro.
A volte bisogna lasciare che gli altri siano la propria ispirazione.
Credo non ci sia bisogno di presentarvi Marcello, dato che con la sua bravura ha conquistato tutta la blogosfera.
Marcello ed io ci siamo conosciuti mesi fa, parlando di paure, mele e cannella. Ci teniamo compagnia durante le nostre notti bianche, quando gli unici che ancora sfogliano pagine web, alla ricerca del prossimo dolce da sfornare, siamo noi.
La torta di oggi la devo a questa sua meraviglia, mia fonte di ispirazione di qualche giorno fa.
E' bastato aprire il mobiletto dei té, quello dove ho stipato decine e decine di scatole contenenti foglie di ogni aroma, perché la lista degli ingredienti mi si disegnasse nella mente.
Il risultato è un impasto soffice e leggero, grazie alla sostituzione del burro/olio con la ricotta [ma, fra parentesi, trovate anche le dosi per la versione meno light, per chi volesse qualcosa di un po' più gustoso ;) ].
La nota più particolare è conferita dal té che ho scelto di utilizzare, un rooibos. Il suo aroma dolce, di mandorla e vaniglia, penetra tutto l'impasto, rendendolo davvero speciale. Due parole su questo té? Definirlo tale è improprio, dato che in realtà si tratta delle foglie di una pianta che cresce esclusivamente in Sud Africa, conosciuta anche come Red Bush, grazie alla caratteristica sfumatura rossastra delle foglie e dell'infuso che se ne ricava. E' inoltre privo di teina e questo lo rende davvero adatto a tutti.


Io l'ho acquistato dalla mia spacciatrice di té preferita: Valerie dell'Esprit de Provence, ad Arona. Da lei potete trovare delle vere e proprie chicche: i pregiati té di Le Palais des Thés, spezie di ogni tipo, marmellate e confetture di altissima qualità [come quella ai petali di rosa che avevo utilizzato per i macarons], le bellissime scatole di Derrière La Porte, saponi di marsiglia profumati, sablèes e biscotti bretoni, idee regalo di ogni tipo [Natale, mi leggi?]. Se per caso capitaste sulle rive del Lago Maggiore, quindi, vi consiglio di andare a dare una sbirciatina al suo angolo di Provenza, incastonato in una delle rughe del corso [via Cesare Battisti, 13 - Arona - NO]. In ogni caso, vi consiglio di tenervi aggiornati seguendo la sua pagina Fb, dato che voci indiscrete mi hanno detto di un servizio e-commerce in avviamento.
Forse, forse è giunto il momento della ricetta, che dite?


ROOIBOS TEA CAKE

Ingredienti
200 g di farina 00 + 50 g di fecola [oppure 250 g di farina]
120 g di zucchero
120 g di ricotta [oppure 120 g di burro o olio]
2 uova
150 ml di latte intero
6 g di lievito per dolci
un pizzico di sale

due cucchiai di rooIbos in foglie [oppure altro té -nel caso l'abbiate in bustine, ne occorrono due]

Procedimento
Scaldare il latte, senza farlo bollire, e lasciarvi in infusione le foglie di té.
Accendere il forno sui 160°C.
Nel frattempo, lavorare le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto molto chiaro [il volume dovrebbe essere circa triplicato].
Aggiungere la ricotta, mescolando delicatamente dall'alto verso il basso. Setacciare le polveri e mescolarle all'impasto, insieme al pizzico di sale. Infine, filtrare il latte e versarlo a filo.
Utilizzare uno stampo imburrato e infarinato [18 cm di diametro, il mio, ma potete anche sceglierlo più largo] e cuocere la torta per 45-50 minuti [prova stecchino].

- la cottura a bassa temperatura garantisce una maggiore morbidezza all'impasto
- nel caso la superficie si scurisca troppo, coprirla con un foglio di alluminio
- quelle che vedete sulla torta sono foglie di té, più una scelta estetica che un'esigenza gustativa ;)


mercoledì 21 novembre 2012

Potrei.

"Dovrei scrivere." 
Me lo ripeto ogni volta che apro la cartella contenente le foto in attesa di pubblicazione.
Me lo dico, clicco sulla promettente iconcina di Word. Sporco un nuovo documento con qualche riga svogliata. Lancio il cursore sulla "x" in alto a destra, dopo aver nutrito la mia autostima con un: "Ma cosa stai scrivendo, davvero non riesci a tirare fuori nulla di meglio?".
Forse dovrei arrendermi a scrivere le quattro banalità che di solito si dicono sull'apple pie. Raccontarvi di Biancaneve e delle torte lasciate a raffreddare sulla finestra. Degli uccellini che pinzano i bordi zampettandoci sopra [solo io l'ho sempre reputato terribilmente anti-igienico?]. Del profumo di cannella e di quanto sono rassicuranti le mele morbide che emergono dalla corazza croccante.
Potrei scrivere di questo, come potrei scrivere di mille altri argomenti. Potrei raccontarvi delle mie giornate, potrei raccontarvi dei miei progetti, potrei raccontarvi delle persone che mi riempiono la testa e di quelle che mi riempiono il cuore. Potrei raccontarvi dell'ultima volta in cui sono stata sveglia tutta la notte, potrei raccontarvi del perché. Potrei raccontarvi della palestra e del ragazzo bellissimo che correva di fianco a me, stasera, con quel suo bellissimo tatuaggio. Potrei raccontarvi dei discorsi notturni che facciamo, quelli in cui ci chiediamo "Ma cosa sta succedendo?" -cosa sta succedendo al mondo, a noi, a voi.-. Potrei raccontarvi dei suoi ombromini. Potrei raccontarvi del "Mi mancavi" più puro che abbia mai pensato. Potrei raccontarvi dell'onnipresente "Ma devo andare". Potrei raccontarvi dei kg di zucca che sto mangiando, sotto forma di vellutate zucca&zenzero. Potrei raccontarvi delle dipendenze, dei vizi, della sensazione di libertà assoluta quando te ne liberi, di quanto mi manca, quella sensazione. Potrei raccontarvi delle relazioni, delle loro evoluzioni ed involuzioni. Potrei raccontarvi dei libri che sto leggendo. Potrei raccontarvi delle persone che dopo anni riescono a farti sentire bene, a farti stare bene, a farti bene. Potrei raccontarvi del freddo. Dei cieli azzurri. Dei colori delle foglie. Della nebbia sul Ticino, all'alba.
Potrei raccontare di più, più di quello che ho già lasciato trapelare.
Ma non ne ho voglia.
E non aver voglia di fare qualcosa è il motivo migliore per non farla.


Mentre invece ho voglia di dilungarmi un attimo riguardo l'apple pie o, meglio, il pie in generale.
Se, infatti, il contenuto del vostro pie può variare a piacimento della vostra fantasia, la pie crust segue alcune -semplici, ma fondamentali- regole.
[Questa dicotomia interno-esterno, anarchia-regolamentazione si potrebbe sviluppare meglio, ma stiamo parlando di pie, pie! Concentrazione.]
  • impasto neutro: né zucchero, né sale [va bene, un pizzichino di sale, ma solo per dare una punta di carattere all'insieme], solo farina, burro e acqua
    [Se proprio non ce la fate, mettetecelo, un po' di zucchero. Per me è superfluo, ma, nel caso scegliate della frutta molto acidula o non perfettamente matura, un paio di cucchiai potrebbero aiutare]
  • mente e ingredienti freddi: perché il crust abbia la consistenza giusta, ogni ingrediente deve essere ben freddo, dalla farina, all'acqua. Mettete dunque tutto in frigo almeno mezz'ora prima di iniziare la preparazione del pie. Per un risultato ancora migliore, in frigo metteteci anche gli attrezzi necessari, dal mixer, allo stampo. E il burro? Tagliato a cubetti, in freezer
  • non sprecate l'acqua: aggiungetene poca per volta, un cucchiaio al massimo, fino a ottenere la consistenza ideale [ovvero un impasto liscio, ma non elastico]
  • alternativa light? La friabilità non è identica, ovviamente, ma una ricetta piuttosto soddisfacente per un impasto simile è questa:
    Ingredienti: 300 g di farina [del tipo che preferite, anche integrale], 100 g di yogurt bianco neutro [si può utilizzare anche la ricotta, viene ugualmente bene, solo un po' più soffice], 1-2 cucchiai di olio, acqua fredda q.b.
    Procedimento: Si impastano gli ingredienti molto velocemente, nel mixer, e si lascia riposare l'impasto per un paio di ore in frigo.
  • la cottura: il problema del pie, come di ogni torta di frutta, è che rischia di rimanere umido sul fondo, a causa dei succhi rilasciati dalla frutta stessa in cottura. Per ovviare a questo problema, io completo la cottura senza stampo, semplicemente lasciandolo "nudo" sulla griglia del forno. In questo modo si asciuga perfettamente anche il fondo. 
Tenendo in considerazione questi piccoli accorgimenti non avrete alcun problema con il guscio del vostro pie e  il risultato sarà perfettamente friabile.
Ultime note sulla mia ricetta: l'impasto è composto al 50% da farina integrale [risulta un po' più rustico, ma anche più croccante e saporito, a voi la scelta] e la superficie è spennellata con il rhum utilizzato per reidratare l'uvetta e spolverata con zucchero di canna integrale. Il ripieno? Mele Fuji [che adoro per intensità del profumo e consistenza], uvetta, cannella, chiodi di garofano e una punta di zenzero.
Tutto qui.


APPLE PIE

Ingredienti

Per il pie crust

150 g di farina bianca 00
150 g di farina integrale
175 g di burro ben freddo
un pizzico di sale
acqua gelata q.b.

Per il ripieno

4 mele
due cucchiai di zucchero di canna
tre cucchiai di uvetta reidrata nel rhum
spezie, a volontà

zucchero di canna per la superficie

Procedimento

Nel mixer, impastare ad alta velocità le farine con il burro tagliato a pezzetti e il sale. Quando il composto avrà un aspetto sabbioso, iniziare ad aggiungere l'acqua, un cucchiaio alla volta. L'impasto è pronto quando il mixer riuscirà a formare una palla [mi raccomando, la pasta non deve risultare umida, né elastica].
Lasciare riposare in frigorifero mentre si mondano le mele. Una volta pulite, affettarle a cubetti e mescolarle, in un recipiente, con le spezie, l'uvetta e lo zucchero.
Intanto, accendere il forno a 180°C.
Riprendere l'impasto freddo. Dividerlo in tre parti e utilizzarne due per il fondo. Stendere la pasta in una sfoglia circolare dello spessore di circa un centimetro e usarla per foderare lo stampo [18 cm, il mio] precedentemente imburrato e inzuccherato. Versare il ripieno di mele e ricoprire con il terzo rimanente, anch'esso steso.
Rimboccare i bordi rigirando i lembi su loro stessi e pinzandoli con i polpastrelli [oppure, come ho fatto io, "incastrandoli" nello stampo]. Praticare il classico taglio a croce. Spennellare con il rhum [l'alternativa è il canonico latte & tuorlo sbattuto] e ricoprire di zucchero di canna.
Far cuocere per 40 minuti. Trascorso questo tempo, sfornare, toglierlo dallo stampo e, se il fondo dovesse risultare ancora umido, lasciare in forno, su una griglia, per altri 10 minuti.


lunedì 5 novembre 2012

Le cose che non ci assomigliano

I cupcakes non mi assomigliano, forse per questo non li avevo mai preparati. La glassa, quel tripudio di burro riempito di zucchero, stucchevole solo alla vista. I colori sgargianti. I confetti e gli zuccherini rosa, azzurri, chiassosi.
Non mi assomigliano.
Tuttavia, ogni tanto bisogna cedere ai compromessi, magari per accontentare la richiesta di una sorella minore alle prese con l'organizzazione di una festa di Halloween.
Lo so, avrei potuto sfoderare le mie indubbie doti di cake designer [scroscio di risate registrate, prego!] e creare dei fantastici cupcakes a forma di zucca, magari anche intagliati e con una candela commestibile all'interno, tuttavia, ho optato per la discrezione e il minimalismo [si dice così, vero?].
La ricetta è la più classica che potete trovare. Qualche annotazione?
  • l'impasto base è quello del classico 4/4 [o pound cake], l'ho solamente alleggerito un po';
  • il frosting, indovinate un po', non è preparato con il canonico burro&zucchero, ma con l'alternativa light [tutto è relativo!] del "formaggio spalmabile" [quello, sì, ho ceduto. Ma solo per questa volta]
    A proposito: utilizzate quello in panetto, non quello in vaschetta: il primo risulta infatti molto più compatto, ed è l'ideale per la glassa;
  • resistenza: io li ho preparati nel pomeriggio e la sera non mostravano nessun segno di cedimento, nonostante li avessi lasciati a temperatura ambiente; quelli avanzati, erano ancora perfetti il giorno seguente, dopo una notte in frigorifero;
  • io e la mia analista stiamo lavorando nell'ottica di superare il blocco psicologico da burro&zucchero quanto prima. Quindi non disperate, magari anche qui vedrete, prima o poi, dei cupcakes colorati, allegri e burrosi.

CUPCAKES AL CIOCCOLATO E VANIGLIA

Ingredienti
170 g di farina 00 
30 g di cacao amaro
150 g di burro morbido
175 g di zucchero
2 uova [o 3, se piccole]
mezzo cucchiaino di lievito in polvere
un pizzico di sale

Per il frosting

300 g di formaggio spalmabile 
200 g di zucchero a velo
estratto di vaniglia, o altro aroma, 2 cucchiaini

Procedimento
Accendere il forno a 170°C.
Sbattere il burro con lo zucchero, fino a ottenere una crema morbida e spumosa. Aggiungere un uovo alla volta, mescolando bene. Infine, le polveri setacciate. 
Dividere l'impasto negli stampini e infornare per 15-20 minuti [controllare la cottura con uno stecchino].

Mentre le basi si raffreddano, preparare il frosting: mescolare il formaggio con lo zucchero e l'aroma.
Utilizzare poi una sac à poche per decorare i cupcakes. 




venerdì 19 ottobre 2012

Trasparenza

Accade, di non aver voglia di scrivere nulla, vero?
Accade, di voler aspettare che le cose accadano, prima di spiegarle, vero?
Accade, di rimanere col fiato sospeso, attraverso i giorni, vero?
Accade un po' tutto. E un po' niente.
Come quando osservi un acquario e posi le dita su quel vetro. E percepisci la vita, al di là. La vedi, la guardi, la studi, la ammiri. Eppure rimane al di là di quella parete impermeabile e indistruttibile, ma trasparente.
La trasparenza è diabolica.

Procediamo per contrasti, come sempre. E ad un'introduzione forse un po' fredda e distante [ma non distaccata], facciamo seguire il comfort food per eccellenza: l'apple crumble. In monoporzione, per giunta.
Da gustarsi col cucchiaino, godendosi, fra le briciole e le mele, l'altalenarsi di croccantezza e morbidezza., mentre la cocotte ancora tiepida riscalda le mani.
Ho aggiunto alla ricetta classica una manciata di avena, tostata e caramellata in padella, per dare un sentore di nocciola al tutto. Il resto è semplice in modo quasi imbarazzante, come ogni comfort food che si rispetti.



APPLE CRUMBLE

Ingredienti
170 g di farina [per me 50 e 50 fra farina bianca e integrale, ma una volta ne ho provata una versione con quella di grano saraceno che non era per niente male...]
30 g di cruschello d'avena*
80 g di burro ben freddo
qualche cucchiaio d'acqua gelida
una manciata di avena
zucchero di canna q.b.
un pizzico di sale

tre mele piuttosto grandi
una spolverata di cannella
un chiodo di garofano sbriciolato
zucchero di canna, eventualmente

Procedimento
In una padella, far tostare l'avena. Aggiungere poi 1-2 cucchiai di zucchero e lasciare caramellare [volendo, si può lasciare sciogliere insieme allo zucchero anche una nocciola di burro, così, giusto per non farsi mancare nulla ;) ]
Intanto, accendere il forno sui 180°C.
Nel mixer, preparare le briciole unendo il burro, la farina, il cruschello e il sale [se necessario aggiungere l'acqua]. Azionare alla massima velocità, ma a scatti, in modo da non creare un impasto omogeneo, ma, piuttosto, le classiche briciolone da crumble. 
Mettere in frigo.
Pulire e tagliare a tocchetti le mele, mescolarle alle spezie e allo zucchero, se si vuole. Dividerle nelle cocotte [si può utilizzare anche un unico stampo]. Riprendere le briciole in frigo, mescolarvi insieme velocemente l'avena, e distribuirle sulle male. Volendo si può concludere con qualche fiocchetto di burro e una crosticina di zucchero di canna.
Infornare per 25-35 minuti [45-50 per un unico stampo], finché la copertura non sarà dorata e si vedranno le mele "ribollire" al di sotto. 
Servire tiepido. Sempre ottima l'abbinata con del gelato o dello yogurt greco, magari con una colata di miele [di castagno, perché no?].

* Se ne parlava con Vaniglia qui, dell'utilizzo del cruschello in cucina, soprattutto nei crumble.
Dà un tocco di croccantezza in più, oltre a un tocco di ruvidità che, in questo tipo di dolci, sta sempre bene.



domenica 2 settembre 2012

Orgoglio e impasti che lievitano

Settembre è arrivato con una puntualità disarmante, quest'anno. 
E agosto mi manca. Mi manca l'essere a casa da sola, con tutta la famiglia in vacanza, i miei ritmi, i miei spazi, gli amici, le cene e i pranzi improvvisati, il poter lavorare al computer dal tavolo della cucina, quello ampio e illuminato alla perfezione, con la moka sempre a portata di mano.
E' stato un agosto strano. Il primo agosto che ho interamente, davvero, trascorso qui. Senza mare, senza viaggi [a parte quelli mentali, s'intende, ovvio], senza giornate in spiaggia a cuocersi. E non mi è dispiaciuto, anzi.
Questo agosto è stato un mese solitario, ma denso di persone. Può sembrare contraddittorio, ma le persone [anzi, le Persone, quelle con la p maiuscola] non necessitano di corporeità per esserci. E' stato un mese davanti allo specchio, quello specchio che non riflette il corpo. E' stato un mese in cui sono arrivata a grattugiarmi, di nuovo, per l'ennesima volta, la faccia sull'asfalto, per poi rialzarmi, però, rialzarmi come non ho mai fatto prima. E di questo sono particolarmente orgogliosa. Sì, orgogliosa.
Per la prima volta in vita mia, sono davvero orgogliosa di qualcosa che mi riguarda.
E' un risultato minuscolo, ho ancora molta strada da fare, tutta quella strada che devono percorrere quelli che hanno appena deciso di alzarsi davvero. Ma è un risultato relativamente immenso. Quell'immensità che hanno le cose che accadono quando ormai avevi smesso di crederci, esattamente quella.
E dovrei scrivere troppi grazie, a questo punto. Ma ne sto spargendo altrove, dovunque, con ogni mezzo.
La ricetta di quest'estate non posso inserirla in archivio, ma è stata un'estate indimenticabile quanto quest'altra. A quest'autunno alle porte resta qualcosa di un po' più consistente dei ricordi, però.

Insieme a pioggia e freddo, settembre si è presentato con una fortissima voglia di impasti lievitati. Impasti lievitati con spifferi di vento gelido che s'infilano in ogni dove: il tempismo.
E se da una parte la vocina mi diceva "lievitilievitilieviti!", dall'altra questo grigiore autunnale mi ordinava di spargere cannella dovunque. Il compromesso è stata l'invasione della mia cucina da parte di una settantina [settantatré, per la precisione] di cinnamon rolls.
Trattasi di meravigliose briochine alla cannella, profumatissime e fragranti. La libidine inizia durante la preparazione, quando lavorate con le mani questo impasto morbido che sa di uova e zucchero.
Poi aggiungete il mascarpone, ed è il paradiso. 

[Sì, mascarpone. Apriamo una breve parentesi. Ho seguito la ricetta di Edda, dopo essermi un po' informata. Al mascarpone, infatti, viene sempre associata un'idea di pesantezza, mentre, a ben guardare, in realtà contiene circa la metà delle calorie del burro. E la prova l'ho avuta al momento dell'assaggio: avevo già preparato le cinnamon con il burro, e queste al mascarpone sono risultate molto, molto, più leggere. Oltre al fatto di avere il plus dell'aroma di questo meraviglioso formaggio cremoso. Una variante alla classica pasta brioche che si può, di tanto in tanto, considerare, insomma.]

Ciò che adoro, dei lievitati, è proprio il processo di lievitazione in sé. Se da una parte, infatti, sono estremamente indipendenti [io ho lasciato gli impasti a riposare e sono uscita, tranquillamente], dall'altra necessitano un'attenzione estrema. Basta un nulla perché l'impasto, bello gonfio, si appiattisca tristemente.
"I lievitati sono delicati come i lamponi", si diceva con Martina qualche giorno fa. Ed è proprio così.
[Indipendenza ed estrema delicatezza. Uhm. Interessante...]

Okay, fermiamo le divagazioni e passiamo alla ricetta, questo post è già sufficientemente chilometrico :)



CINNAMON ROLLS [Ricetta di Edda]

Ingredienti
500 g di farina [50% 00 e 50% manitoba, ma anche 100% 00]
250 g di latte intero, tiepido
70 g di mascarpone
70 g di zucchero di canna
un uovo
10 g di sale
15 g di lievito di birra fresco [o 6 g di lievito di birra secco]
un cucchiaino di cannella in polvere

2/3 cucchiai di mascarpone
3/4 cucchiai di zucchero di canna [io ne ho messi 2, assaggiate ;) ]
2 cucchiaini di cannella in polvere

un uovo
zucchero di canna

Procedimento
Sciogliere il lievito in 50 g di latte tiepido, lasciandolo fermentare per circa un quarto d'ora [finché sulla superficie non sia comparso uno strato di schiuma].
Mettere la farina e la cannella in una grande ciotola. Da una parte, versare lo zucchero, dall'altra, il sale [i due non devono entrare in contatto]. Versare al centro il latte con il lievito, l'uovo e, mentre si inizia a impastare, il resto del latte, incorporandolo progressivamente.
Non appena il composto inizia ad avere una forma, aggiungere il mascarpone.
Lavorare l'impasto su un piano infarinato, ripiegandolo più volte verso l'interno. Il risultato dev'essere una palla liscia.
Lasciare riposare per circa un paio d'ore in una ciotola coperta da un panno umido, in luogo riparato dalle correnti d'aria. [Io l'ho messa in forno]
Quando l'impasto è raddoppiato, riprenderlo e stenderlo su un piano infarinato, a forma di rettangolo.

A questo punto potete:
- utilizzarlo subito
- coprirlo con la pellicola e porlo in frigorifero, per utilizzarlo la mattina seguente
- surgelare la pasta [al momento dell'utilizzo la si dovrà scongelare una notte in frigorifero, prima di poterla usare]

Preparare la farcitura mescolando il mascarpone con la cannella e lo zucchero [aggiungere, eventualmente, un po' di latte], stenderla uniformemente sul rettangolo di pasta. Arrotolare delicatamente, partendo dalla base lunga.
Porre il rotolo in freezer per circa un quarto d'ora: una volta ben freddo, sarà più semplice affettarlo.
Dividere il rotolo in fette da circa un cm ciascuna, porle sulla teglia, ben distanziate, e far lievitare per un'altra oretta.

Spennellare le cinnamon con il tuorlo sbattuto, e spolverarle con lo zucchero.

Infine, infornare a 180°C per venti minuti, o fino a doratura.


Ogni tanto ho pensieri democratici, quindi ne ho farcite la metà con una crema al cioccolato, preparata sostituendo la cannella con del cacao amaro e aggiungendo delle scaglie di cioccolato. Per quelli che non mangiano cannella a cucchiaiate come me, insomma :)
[Post-it: da provare sostituendo al mascarpone la ricotta.]



Nota sulle foto: Marta non ha improvvisamente disimparato a fotografare, semplicemente, questa volta ho scattato io. E credo la cosa si ripeterà, visto che c'è una nuova arrivata in casa ;) 

lunedì 20 agosto 2012

Con questo caldo un post utile sarebbe chiedere troppo.

Agosto incendia persino l'aria, quest'anno.
Osservo il cielo dalla finestra e mi sembra che sia evaporato anche l'azzurro.
Sopravvivo con caffè ghiacciato [litri e litri di questo, per intenderci], gelato, granita, gelo, gazpacho [devo pagare qualche extra, per l'utilizzo di tutte queste g?]. Non credo di aver mai chiesto tanto ghiaccio al mio freezer come in questi giorni.

D'altra parte, però, dalle sette di sera alle sette del mattino l'estate è magnifica.
Prima di attaccare al lavoro, alle otto, mi godo la pioggia di luce calda che bagna i tetti, l'asfalto bollente, le montagne che circondano il Lago, quella luce bassa che filtra fra gli alberi, che sembra infilarsi sotto pelle.
Il finestrino dell'auto abbassato, la musica giusta, le strade secondarie per evitare il traffico.
L'estate si fa perdonare così, con la luce.
E con i cieli stellati, che sono davvero immensi, in queste notti. Immensi da perdercisi, per poi ritrovarsi nelle albe, che ad agosto sono davvero atomiche, con il rosa e l'arancione che esplodono nel cielo violetto, ancora livido di notte.
Non mi perdo un'alba, ultimamente. E ogni mattina, mentre bevo la mia dose maxi di caffè, seduta sul balcone, gli occhi nel cielo, mi ritrovo a ringraziare l'insonnia: perché l'estate è magnifica, dalle sette di sera alle sette del mattino. Davvero magnifica.

Il post in programma per oggi prevedeva cioccolato e panna. Mi scioglievo al solo scriverne.
E allora, anziché evitare di pubblicare inutilità, ho pensato bene vi spargere anche qui qualche estratto del mio imperdibile account Instagram.


In realtà, un sottofondo utile potrebbe anche esserci.  Per esempio, potrei raccontarvi dei chili di frutta surgelata che vivono, beati loro, nel mio freezer. Pesche, frutti di bosco, anguria, quellochetrovo.
Quando ho voglia di qualcosa di fresco, tiro fuori un sacchettino [non sono assolutamente maniacale, no, nel pesare ogni singola porzione al grammo, affatto.] e scelgo fra tre opzioni: smoothie, granita, o gelato.

How to? 

Nell'ordine:

- smoothie: mixer + frutta surgelata + acqua fredda

- granita: mixer + frutta surgelata [+ eventualmente un goccio d'acqua]

- gelato: mixer + frutta surgelata + 2-3 cucchiai di yogurt [per 180 g di frutta]
Okay, quest'ultimo è più un facciamo-finta-sia-gelato, lo ammetto, ma risulta comunque cremoso e buonissimo -ecco, mi raccomando la frutta, che sia matura e che sappia di qualcosa-]

Più che semplice. E non ho inventato nulla: l'idea del simil-gelato l'ho trovata da Elisa.
Potete aggiungere zucchero, ovviamente. Io macino cannella un po' dovunque, con le pesche bianche è divina. Anche il cardamomo non è male. E un mezzo limone spremuto, qua e là, ci sta sempre bene.





Che dire, forse ho finito di blaterare.
Vado a cercare di abbassare la mia temperatura corporea sotto una doccia gelida, sempre non mi si siano fusi i polsi sul portatile.

Buona serata a tutti! :)

A.

Ps: Grazie, con la G maiuscola e gli occhi a pronunciarlo, per le risposte all'ultimo post. Quelle arrivate tramite i commenti, quelle tramite mail, quelle via sms, quelle altrove.
La salvezza sta nel riconoscersi. 
Grazie.

domenica 12 agosto 2012

You ain't born typical

Era un po' di tempo che corteggiavo la torta di zucchine. Quella celeberrima che si vede in rete da un po', che ogni libro di cakes americani propone. La corteggiavo. Perché io amo le zucchine [sì, proprio quelle verdure insulse e insapori, che in pratica contengono solo acqua e fibre, quelle]: ne mangio a piantagioni, in ogni modo e... e mi fermo, prima che questo post diventi un'ode alla zucchina.
Dicevamo di una torta, dolce, di zucchine.
Avevo messo questa piacevole ossessione da parte, un po' come si fa con le storie d'amore che, si teme, non possano giungere a lieto fine, finché non l'ho vista qui. Ero al lavoro, e temo di aver ignorato apertamente un paio di clienti mentre scorrevo la ricetta e, mentalmente, aprivo la dispensa per controllare di avere tutti gli ingredienti. L'intenzione era quella di prepararla a notte fonda, non appena fossi tornata a casa. Poi l'insonnia mi ha portata altrove [l'insonnia, o l'assenza di mandorle in casa, fate voi].

L'ho sfornata il pomeriggio seguente, mentre qualcuno fotografava gusci di uova e mangiava dei bucatini improvvisati, ed è stata assaggiata davanti a un film, mentre qualcuno beveva birra e qualcuno tè verde freddo.

Considerazioni:
- in cottura sprigiona un profumo identico a quel surrogato di crema alla vaniglia che tutti abbiamo mangiato da piccoli; davvero identico, per quanto inspiegabile, sì
- rimane incredibilmente morbida e soffice e profumata
- manda in crisi le papille gustative: le poverine, dopo l'assaggio, si ritrovano bombardate da zucchina-mandorla-impasto di torta dolce-zucchero di canna-zucchina e si chiedono che caspita stiate mangiando
- i fratelli non l'apprezzano molto, soprattutto quelli che seguono un programma alimentare a base di birra e che esclude le verdure, soprattutto quelle molto verdi
- è innegabilmente buona. E in questo "buona" metteteci tutto: è perfetta per la colazione, rientra nella categoria delle torte confortanti, quelle che fanno casa-famiglia-tranquillità-pace [in realtà è semplicemente allucinogena], è sana [fibre, un po' di olio giusto per illudere l'impasto che sì, dai, ti ho messo dentro anche dei grassi, ora puoi diventare bello morbido, zuccheri contenuti, possibilità di usare la vostra farina preferita, e chi ne ha più ne metta] e poi è bella.
[Questi sono, è chiaro, pareri personali, ma confido nel vostro buonsenso e so benissimo che nessuno prende ciò che è scritto qui come realtà oggettiva; insomma, mi conoscete.]

Ora la smetto di divagare e, magari, vi trascrivo la ricetta, che ne dite?
Datele una chance.
Dovete solo accettare il fatto di lasciar scivolare delle zucchine in un impasto con zucchero, uova, farina, mandorle.
Ogni azione insolita merita una chance, ogni inaspettata unione. In fondo, è al di fuori del convenzionale che si colloca lo stupore. E lo stupore è da ricercare, anche quando si tratta, semplicemente, della sorpresa per il sapore un po' atipico di una torta un po' verde.



TORTA DI ZUCCHINE [ricetta di Martina, fra parentesi le mie modifiche]

Ingredienti
400 g di farina setacciata
400 g di zucchine non troppo acquose
300 g di zucchero [ne ho messi 200, e 2/3 erano zucchero di canna]
4 uova
100 g di mandorle
un bicchiere non troppo capiente di olio extravergine di oliva [80 g]
una bustina di lievito [16 g]
un pizzico di sale

Procedimento
Preriscaldate il forno a 175°C.
Pulite le zucchine e grattugiatele [non frullatele, rilascerebbero troppa acqua nell'impasto]. Tritate le mandorle senza polverizzarle [il "croccantino" sotto i denti ha sempre il suo perché ;) ].
Lavorate con la frusta le uova, lo zucchero e il sale, finché non avrete ottenuto un composto chiaro e spumoso.
Aggiungete l'olio, a filo, e le mandorle. Unite le zucchine e la farina setacciata con il lievito, alternandoli.

Versate il composto in uno stampo [io ne ho usato uno a ciambella, ma potete anche scegliere il classico "da torta", o magari quello lungo da cake, o anche farne dei muffins, perché no].
Infornare e cuocere per 35-40 minuti.
Prova stecchino. 






[Foto: Marta Rizzato]

martedì 7 agosto 2012

Bianco luce


Bianco come certe notti, trascorse a sfogliare i ricordi, a enumerare i futuri possibili, a mescolare i pensieri, a osservare, osservarsi, osservarti.
Bianco come i muri, da ricoprire di scritte.
Bianco come le luci accecanti dei concerti, quando sotto il cielo estivo ti ritrovi stretta dalla folla a cantare a saltare a urlare a godere di canzoni che fanno male.
Bianco come le pagine da riempire di lettere.
Bianco come il sale, quello del mare sulla pelle, ma non solo.
Bianco come quello che si sporca, perché lo vivi.

Bianco come certe giornate.
Ma questa è una di quelle cose che capiscono pochi, pochissimi, di quelli che leggono.

Bianco come un cheesecake che è solo un cheesecake, senza altro a colorarlo, a mascherarne, coprirne, il sapore.
Una grattata di scorza di limone, i semi di un baccello di vaniglia, solo questo.
Ricotta, yogurt e panna. No, niente Philadelphia: leggete un po' qua.
Il velluto in una fetta, il cheesecake con la consistenza migliore che abbia mai fatto.



CHEESECAKE

Ingredienti
200 g di biscotti secchi
70-100 g di burro fuso [scegliete voi quando lo volete burroso ;) ]

400 g di ricotta
200 ml di panna da montare
250 g di yogurt bianco [è perfetto quello greco, ma va benissimo anche il classico yogurt intero]
due uova
100-150 g di zucchero di canna [dipende da quanto lo volete dolce]
50 g di maizena
La scorza di un limone
I semi di un baccello di vaniglia

Procedimento
Preriscaldare il forno a 160°C.
Ridurre in polvere i biscotti con il mixer, mescolarli al burro e utilizzare il composto ottenuto per rivestire uno stampo.
Lasciare raffreddare in frigorifero.
Lavorare la ricotta con lo yogurt e lo zucchero, finché quest'ultimo non sia ben sciolto.
Aggiungere, uno alla volta, le uova. Setacciare la maizena, aromatizzare la crema con la scorza e i semi prelevati dal baccello di vaniglia.
Completare con la panna, non montata.
Versare la crema sulla base di biscotti e infornare per circa un'ora. Lasciare nel forno fino a completo raffreddamento.

Vi consiglio di mangiarla il giorno seguente, meglio se fredda di frigorifero [con queste temperature è perfetta].

mercoledì 1 agosto 2012

Agosto

Agosto sorge alle sei, stamattina, e ha un'alba coperta da nuvole.
Agosto sorge e io vado a comprare dello sciroppo d'acero, non appena apre il supermercato.
In pantaloncini della tuta e canottiera, con i capelli ancora bagnati dalla doccia, gli sguardi di disapprovazione della gente e il sorriso sulle labbra.
Agosto sorge e in radio passano i Rolling Stones. E sono perfetti.
Agosto sorge e io ti preparo i pancakes con lo sciroppo d'acero, perché non è possibile che tu non l'abbia mai assaggiato.
Facciamo colazione con pancakes, smoothie e caffè.
Poi torniamo a letto, perché le nuvole sono sparite e agosto è fuori dalla finestra, bollente e accecante.
Agosto aspetta.



PANCAKES 

Ingredienti
125 g di farina
125 g di latte circa
25 g di burro
un uovo
un cucchiaino di lievito per dolci
un pizzico di sale

Procedimento
Fondere il burro in un padellino antiaderente.
Intanto, sbattere l'uovo con il latte. Aggiungere la farina, il lievito e il sale.
Versare il burro nel composto. Se dovesse risultare ancora troppo denso, ritoccare la consistenza con ancora un po' di latte.
Scaldare per bene il padellino, versarvi una dose di pastella.
Lasciar cuocere il pancake finché sulla superficie compaiono delle bollicine. Girarlo e completare la cottura.
Impilare i pancake in un piatto, e annegarli nello sciroppo d'acero.


Ovviamente le foto sono improvvisate e tremende, in diretta da Instagram e dalla fotocamera giocattolo del mio cellulare.
Ovviamente questa ricetta è personalizzabile in tutti i modi che potete immaginare [cambiate tipo di farina, cambiate tipo di latte, togliete il burro, aggiungete lo zucchero, mangiateli con il gelato, lo yogurt greco, la marmellata, la sempiterna Nutella...].
Ovviamente è un post scritto più per raccontare, che per la ricetta in sé.

Buon agosto, a tutti.




giovedì 26 luglio 2012

"Il mio antidepressivo preferito di chiama sfornare chili di muffins da distribuire al mondo."


L'estate mi riempie la testa.
E le giornate.
A tal punto da non riuscire a raccontarvi, poi, così tanto.
Fra l'afa e i temporali s'infiltra un vento inquieto di cambiamenti.
Costruisco futuri possibili. Arredo case in cui ancora non vivo. Organizzo una vita ipotetica, altrove.
C'è poi tutto un Universo di faccende-complicazioni-implicazioni personali che eviterei anche di raccontarvi.
E' che a vent'anni si ha la costante impressione di vivere sull'orlo, sul filo, sul crinale. A tratti è la vetta dalla quale ti sembra di poter raggiungere il cielo, a tratti è uno scoglio dal quale tuffarsi in mare per tentare di raggiungere l'orizzonte, a tratti è proprio quel baratro in cui hai il terrore di cadere e perderti.
Non sto male, comunque. Ho tantissime cose da fare, e lo adoro. Abito in libreria, fra lavoro e gite eccezionali [anzi, abituali, direi]. Giovedì scorso c'è stata l'energia dei Kasabian dal vivo, orecchie che fischiano, adrenalina nel sangue, lividi da pogo: la musica live si conferma una grandissima invenzione. E non sapete quanto è bella Milano di notte, quando ci si racconta sedute su una panchina, due granite e la vita. Martedì siamo andati a fare colazione ai Creative Mornings milanesi: creatività e ottimi dolci [e il merito è tutto di questa fanciulla qui], abbinamento ideale.
Per il resto, è estate. Riesco a cucinare, finalmente, approfittando del tempo libero in più che mi ritrovo. Rimango sempre quella che, anche con 34 gradi, trascorre il pomeriggio col forno acceso, insomma.
Lunedì, è stato il turno dei muffins.
Vuoi il cattivo umore, che con i muffin si volatilizza in un nulla [okay, più o meno, ma non si può negare che infornare teglie di questi dolcetti semplicissimi e velocissimi da fare sia rilassante], vuoi i numerosissimi [leggesi: troppi] libri di cucina che, grazie al lavoro, stanno approdando a casa mia [avere un catalogo Mondadori accessibile è una dannazione], vuoi la semplice voglia di cucinare, vuoi qualsiasi altra cosa... i muffins sono da fare, semplicemente. In qualsiasi situazione. Comunque. In ogni modo.
Non sapete cosa fare? Avete la testa sommersa da paranoie? Cercate il rimedio alla Noia esistenziale?
Preparate muffins.
Easy.

Questa volta, vi propongo due varianti: il classico blueberry muffin e un altro, con mela, cannella e avena.
Entrambi tratti da questo libro, che è una favola e vi consiglio: foto perfette e ricette interessanti e complete, il tutto curato e semplice.

Bene. Che muffins siano.



BLUEBERRY MUFFINS

Morbidi, rimangono leggermente bassi e senza la classica "cupoletta", ma il sapore è eccezionale.
Ho voluto provare a eliminare totalmente il burro e utilizzare solo la panna acida: il risultato mi è piaciuto davvero molto. La panna acida ha un grandissimo perché, credetemi. Oh, sì. Lo so, non costa poco e non è facilissima da trovare, ma basta spremere mezzo limone in una tazza di panna normale, e lasciarla in meditazione per un po': otterrete una panna acida densa, perfetta. 

Ingredienti [6 muffins]
120 g di farina 00
80 g di zucchero
200 g di panna acida [la ricetta originale prevedeva 150 g di panna acida + 30 g di burro]
un uovo
6 g di lievito per dolci
2 g di sale

70 g di mirtilli

Procedimento
Preriscaldate il forno a 180°C.
Mescolate l'uovo con lo zucchero. Quando quest'ultimo è completamente sciolto, aggiungete la panna.
In un altro recipiente, mettete le polveri: la farina, il lievito, il sale. Aggiungete i mirtilli, facendo in modo che si "infarinino" per bene. Unite infine i liquidi, mescolate brevemente e dividete l'impasto negli stampini.
Infornate per 25 minuti, controllando la cottura con uno stecchino.



MUFFINS INTEGRALI con mela e avena, alla cannella

Okay, parliamoci sinceramente. Se non siete a dieta, né paranoici [il caso della sottoscritta, nda], né intolleranti a latticini e derivati, né masochisti per il puro piacere di esserlo, o se, semplicemente, volete un dolce goloso, fatevi degli altri muffins.
Questi sono buoni, ma sono light, e si sente che sono lo sono. A me piacciono, ma io sono abituata a mangiare cose poco dolci e le preparazioni troppo ricche di grassi m'infastidiscono, quindi sono un caso a parte [paranoici, dicevo? Sì, la categoria è proprio quella].
Sono completamente integrali, contengono pochissimo zucchero, ed è di canna, grezzo, e hanno solo un'ombra lontana e indefinita di grassi. Però, però, hanno tutta la bontà delle cose un po' rustiche e sane: la dolcezza della mela, il profumo della cannella, l'aroma di nocciola dell'avena tostata.
Insomma, a voi la scelta. Io la ricetta ve la lascio ;)


Ingredienti110 g di farina integrale
80 g di avena
180 g di latte di soia
un uovo
30 g di zucchero di canna non raffinato [fate pure 50-60 g]
20 g di olio di semi [nella ricetta erano 50 g]
4 g di estratto di vaniglia
6 g di cannella
4 g di lievito
2 g di sale

140 g di mela grattuggiata

PROCEDIMENTOPreriscaldate il forno a 180°C.
Fate gonfiare l'avena nel latte. Intanto sbattete l'uovo con lo zucchero, aggiungete poi l'olio e l'estratto di vaniglia. Incorporate l'avena e il latte.
In un'altra ciotola, mescolate la farina, il lievito, il sale e la cannella. Unite i due composti e mescolate brevemente. Completate con la mela a pezzetti.
25 minuti in forno.

martedì 1 maggio 2012

"Ehi, ho fatto la torta!"


Ogni tanto rispunto. Sì.
Non ho smesso di cucinare. Non ho smesso di leggervi. Sono semplicemente stata… Altrove. Faccende in sospeso con la vita, sapete. Quelle cose che, prima o poi, bisogna fare.
Tentare di frequentare l’Università, e poi trascorrere più ore a girare Milano a piedi che a lezione. Imparare, sempre e comunque, da qualsiasi cosa. Leggere, da sola, in due, di notte sotto casa di qualcuno, in macchina, di pomeriggio in riva al lago, sui treni, a letto, negli occhi. Scrivere. Dipingere. Fotografare. Cantare, fischiettare. Guardare, o non guardare, decine di film. Scoprire. Rimanere a guardare i tramonti. Aspettare ogni alba, che sia alle 6.30 del mattino, o alle 15.00 del pomeriggio. Fidarsi. Stare con gli amici, quelli che ti vengono a prendere dovunque e in ogni momento, quelli con cui non si contano i litri di benzina, quelli con cui si cerca una Casa, vagabondando per le strade e per le giornate. Andare al mare d’inverno. Decidere di prendere un aereo, così, dal nulla, e acquistare i biglietti prima che la testa si chieda cosa tu stia facendo. Vedere la neve ad aprile. Ubriacarsi di Bellezza. Sentire la pioggia sulla pelle, su tanta pelle. Spegnere il cervello e sentire. Innamorarsi.
Cose così, insomma.
Però, ogni tanto si torna. Anche solo per lasciare un saluto, per dire “Ehi, ho fatto la torta!” [Su Twitter ne sanno qualcosa, e anche su Instragram, e su Tumblr, chiedete di una certa Guinness Cake.]
Così, stamattina, nell’alba sonnacchiosa di un risveglio pacifico, con un sottofondo di pioggia e ricordi di una serata extra-ordinaria [#youknow], ho preparato una torta.
Senza partire da alcuna ricetta, semplicemente cercando di accostare ciò che le mie mani pescavano da frigorifero e dispense. Un po’ come si abbinano i colori, o le parole per comporre una frase.

Banane, noci, cioccolato fondente, zucchero di canna, un pizzico di cannella.

...ricetta?




BANANA BREAD con noci, cioccolato e yogurt

Ingredienti
una banana matura
2 vasetti di yogurt alla banana
250 g di farina integrale
200 g di farina bianca
180 g di zucchero di canna
100 g di burro
2 uova
cannella q.b.
mezza bustina di lievito per dolci [8g] + una punta di bicarbonato
un pizzico di sale
150 g di cioccolato fondente [70%]
100-150 g di noci

Procedimento
Preriscaldare il forno a 170°C.
Far fondere il burro, nel frattempo montare le uova con lo zucchero e il sale.
Frullare la banana con lo yogurt. Unire il composto di uova a quello di banana e yogurt, aggiungere il burro, le farine, la cannella e il lievito.
Tritare grossolanamente il cioccolato e le noci, aggiungerli all’impasto.
Versare il tutto in uno stampo da cake, foderato di carta forno [o imburrato e infarinato, as you prefer].
Infornare per 50-60 minuti. Prova stecchino.

A questo punto, che dirvi… tanto lo sapete, che non me ne vado. Quando torno, però, non so. Magari alla prossima torta. Magari fra un’altra manciata di mesi.

Buona giornata. Buon maggio.
Lasciatevi vivere.

A.

p.s.: foto via Instagram [_yournoise, nda], non vorrei illudervi di essere una food-blogger seria ;) [Non diciamo che avevo la macchina fotografica scarica, per una volta che avrei potuto usarla... non diciamolo.]