sabato 27 novembre 2010

A total white cake for a total white day?


(English below)

Ieri mattina, aprendo la finestra, soffici fiocchi di neve grandi come noci mi hanno salutata vorticando nel cielo ancora notturno. Niente Uni, va bene :)
Ormai ero sveglia, però (la mia testa inizia subito a ingranare appena apro gli occhi: idee, cose da fare, appuntamenti, studio, sogni fatti...), così anziché tornare a letto mi sono diretta in cucina.
Ho messo su il caffè e mi sono appostata alla finestra, un po' stranita, ma molto meravigliata, ad osservare quella coltre bianca che aveva già ricoperto ogni cosa, mentre sgranocchiavo la mia mela.
Il cielo si era vanitosamente tinto di sfumature rosa- viola e tutto era immerso in quel silenzio innaturale che crea la neve, capace di inghiottire ogni rumore.
Salito il caffè, mi sono seduta al tavolo: rivista, mug fumante e una fettina di torta, la mia colazione ideale.
La “fissa” di leggere qualcosa durante la colazione devo averla presa da mia madre: per lei la colazione è un momento di assoluta tranquillità, si siede, sfoglia un giornale, mangia il suo yogurt lentamente, sbocconcella qualche biscotto tuffando la mano nella biscottiera... poi all'improvviso si alza, tazza di caffè alla mano e va a vestirsi, solo in quel momento tutto si velocizza e la giornata inizia davvero.
Anche per me la colazione è in “modalità bradipo”. Forse perchè è il pasto che preferisco più di tutti, forse perchè mentre mangiucchio e leggo nella mia testa si forma la timetable della giornata, non so, ma difficilmente le dedico meno di un'ora.

Dunque colazione con neve. Guardavo fuori della finestra e intanto mi gustavo la torta preparata giovedì pomeriggio. Pensando: guarda un po', preparo una total white cake e il mattino dopo l'assaggio sommersa dalla neve.
Total white cake?
Ebbene sì. Sebbene la mia preferenza vada in assoluto alle torte “umide”, questa volta ho voluto tornare alla classica torta soffice, alta e profumata.
La ricetta? Assolutamente inventata anche questa! Avevo del cioccolato bianco in dispensa e dato che non lo amo molto nature (se fino alla terza media ero solita mangiare tavolette di cioccolato bianco con le nocciole a merenda, ora invece lo trovo troppo stucchevole e spesso troppo grasso) stavo da qualche giorno pensando a come riciclarlo in una preparazione al forno.
Come spesso mi accade, i risultati migliori li ottengo qualche giorno dopo che l'ispirazione ha fatto capolino: riesco così a perfezionare l'idea e a creare una ricetta molto migliore di quella formulata subitaneamente (devo dire che in questo l'Università gioca a mio favore: difficilmente infatti riesco a cucinare durante la settimana).
La composizione di questa torta ruota attorno a tre ingredienti principali: albumi, che conferiscono sofficità e leggerezza, formaggio spalmabile e ricotta, utilizzati per stemperare un po' il grasso del cioccolato, permettendo di diminuire il burro senza che la morbidezza ne risenta e cioccolato bianco, per la dolcezza avvolgente.
Il risultato è stato una torta molto alta, estremamente soffice, dalla texture impalpabile.
Il gusto è davvero delicato e per niente stucchevole (ho infatti ridotto lo zucchero al minimo).

In effetti, un po' di neve sa, no? :)


TORTA SOFFICE AL CIOCCOLATO BIANCO

  • INGREDIENTI

150 g di farina 00
150 g di fecola o maizena
125 g di zucchero
3 albumi
60 g di burro
150 g di cioccolato bianco di ottima qualità
90 g di ricotta + 60 g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia (o tutto ricotta)
latte q.b.
una bustina di lievito

  • PREPARAZIONE

Preriscaldare il forno a 175°C.
Iniziare sciogliendo il cioccolato bianco a bagno maria insieme al burro.
Nel frattempo lavorare i formaggi con lo zucchero, fino a ottenere una spuma morbida.
Aggiungere le polveri setacciate e il cioccolato col burro. Ammorbidire, se necessario, il composto con un bicchiere di latte.
Infine, incorporare, a più riprese, gli albumi montati a neve.
Versare il tutto in uno stampo imburrato e infarinato, infornare per mezz'ora. Prova stecchino.

Io l'ho spolverata con dello zucchero a velo, ma secondo me è ottima anche farcita con una crema pasticcera (in fondo, avanzano dei tuorli ;) e dei frutti di bosco.

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Yesterday morning, when I opened my window, I found a white- covered landscape: yes, it was snowing!
Astonished, I had breakfast enjoying the wonderful snowflakes swirling in the air and eating a slice of the cake I had cooked Thursday. A total white cake for a total white day!
The main ingredients of this recipe are, in fact, white chocolate, albums and spreadable cheese.
The result is an absolute soft cake, of an impalpable texture. I've appreciated especially the flavour: it's sweet but not cloying.
Here's the recipe.

SOFT CAKE WITH WHITE CHOCOLATE

  • INGREDIENTS

150 g of white flavour
150 g of corn starch (or potato starch)
125 g of sugar
3 albums
60 g of butter
150 g of white chocolate (high quality)
150 of spreadable cheese
about 150 ml of milk
16 g of baking powder

  • METHOD

Preheat the oven up to 175°C.
Melt the chocolate with the butter. In the meanwhile, reduce to foam the cheese with the sugar.
Add the sifted powders and the cream of chocolate and butter. If necessary, correct the mixture with the milk to soften it.
In the and, add the whipped up albums delicately.
Put the preparation into a cake tin. Let it bake for 30 minutes.

If you like, cover with icing sugar or stuff it with cream and blackberries.

mercoledì 24 novembre 2010

Il krumiro col brevetto

Il krumiro è un biscotto tipico della zona di Casale Monferrato.
Divenuto ormai celebre, si trova facilmente un po' ovunque, basti pensare alla nota industria dolciaria che li distribuisce anche nei supermercati.
Vi parlo di questo biscotto perchè ieri sono approdate a casa nostra un buon numero di scatole di latta rosse, direttamente dalla Pasticceria Pontinaro di Casale. 



Questa Pasticceria è l'unica a possedere il brevetto del krumiro, si può dunque affermare che il vero krumiro sia proprio quello che troviamo in queste bellissime scatole.
La leggenda vuole che il biscotto sia stato creato estemporaneamente dall'allora proprietario della Pasticceria Domenico Rossi, una notte di un ben lontano 1870. Dopo aver trascorso la serata in compagnia di alcuni amici seduto al tavolo del suo caffè preferito, Domenico invitò tutti a concludere la serata “in dolcezza” nel suo laboratorio di pasticceria, dove lui avrebbe sfornato e offerto dolci di tutti i tipi e, fra questi, dei biscotti nati da una fantasia del momento. I krumiri.
Subito questi piccoli dolci diventano oggetto di attenzione e ammirazione. Persino troppa: dopo che numerosi laboratori avessero iniziato a vendere i “loro” krumiri, Domenico si vide costretto a chiarire la questione, avvertendo: "Il sottoscritto avvisa la sua numerosa clientela che i veri e genuini Krumiri, specialità di sua invenzione, sono eslusivamente in vendita nel suo negozio di Casale. Diffidare delle contraffazioni ed esigere sulle scatole il nome del sottoscritto".
La consacrazione di “unico autentico krumiro” avviene poi con l'intervento del Sindaco stesso, che pone fine a ogni contraffazione suggellando l effettiva unicità dei Krumiri Rossi con un'apposito riconoscimento.
Le Gazzette del tempo e la tradizione indicano come “anno 0” del Krumiro il 1878.
In quell'anno morì Vittorio Emanuele II e il folklore vuole che proprio in omaggio a quel re “dai baffi a manubrio” ai krumiri venne conferita la nota curvatura.

Pluripremiato e ormai stimato ovunque, la tradizione del vero krumiro è ancora viva nella produzione della Pasticceria Pontinaro. Sebbene siano trascorsi più di cento anni dalla creazione di questo biscotto, i metodi di produzione non sono cambiati, rimanendo intatta l'attenzione nella scelta delle materie prime, la cura nei processi di produzione, l'originalità classica del packaging, caratterizzato dalle scatole di latta rossa riportanti lo stemma, il numero di brevetto e gli altri “simboli” di questa tradizione.

Ma com'è fatto il krumiro?
L'impasto di questo biscotti è caratterizzato dalla presenza, come unici conferenti di morbidezza, di burro e uova, bandita dunque l'acqua o ogni altro tipo di liquido. Questa ricchezza ne diviene la maggior peculiarità: è essa infatti che conferisce l'aroma e il profumo irresistibile ai krumiri.
Burro e uova vengono miscelati con farina bianca, zucchero e vaniglia. L'impasto viene poi lasciato un giorno intero a riposare. L'indomani, dopo il passaggio dall'estrusore (responsabile della classica zigrinatura e unico processo meccanizzato), i biscotti vengono divisi e posizionati sulle teglie, rigorosamente a mano.
Infatti, un altro aspetto della tradizione mantenuto nella preparazione odierna dei krumiri è proprio la disposizione dei biscotti nelle teglie e la loro cottura: la precisione in questo passaggio è fondamentale per conferire la particolare doratura e fragranza.
Lasciati raffreddare poi per una notte i krumiri vengono poi collocati nelle scatole di latta, ancora una volta a mano.


L'assaggio?
È l'estasi. Davvero ottimi, molto lontani da quelli industriali.
Non troppo leggeri, certo, ma basta limitarsi con le dosi (come se fosse semplice, direte ;).
Profumati, fragranti, io li trovo ottimi con il tè.
Ma perchè non azzardare un tuffetto in un voluttuoso zabaione o in una calda cioccolata...


Per ulteriori informazioni vi rimando al sito web del Signor Krumiro (è proprio il caso di dirlo ;)

La Pasticceria Portinaro si trova nel centro storico di Casale, in via Lanza n.17


giovedì 18 novembre 2010

The strange cookies of Dott. Jekyll and Mr. Hide

Non sono capace di descrivere me stessa, è qualcosa cui ho rinunciato ormai da tempo. Non sono capace di “disegnarmi”, di definirmi con dei contorni netti, di selezionare i colori giusti da sfumare. Così come non sono troppo capace di condensare in parole quello che mi passa per la testa, quello che sento, come sto, di cosa ho bisogno. In primis perchè sono molto riservata, e non mi piace parlare di me, soprattutto riguardo cose “private”, ma probabilmente anche perchè a ogni definizione potrebbe corrispondere una specificazione da farsi o una sua contraddizione, a ogni sensazione il suo esatto contrario, a ogni punto di luce un lato in ombra.
C'è un'Agnese socievole, allegra, ironica (molto sottilmente, okaaaay ;) e solare e una più solitaria, silenziosa, inquieta e riservata.
Le persone che mi conoscono bene ormai sono abituate a questa mia somiglianza con un certo dott. Jekyll e quindi non si stupiscono più quando cambio umore tre volte in una mattinata (potevo forse non essere anche incredibilmente lunatica? :D), ma a volte è pesante anche per me, ogni tanto avere un po' più di chiarezza in testa riguardo se stessi non penso sia cosa proprio sconsigliabile ;)

Questi biscotti nascono in un pomeriggio in cui ascoltavo “Every me and every you” dei Placebo mentre sfogliavo un libro di cucina (strano, vero?), alla ricerca di un biscottino per la colazione dell'indomani. Ho visto dei biscotti con la farina di mais e mi sono soffermata a leggere la ricetta, rapita da quel giallo sfacciato.
In effetti, erano un po' troppo gialli. E poi nessun aroma, nessun sottofondo particolarmente interessante... i sapori “piatti” non mi entusiasmano particolarmente (troppo semplici da definire, forse? ;). Così passo oltre, alla ricerca di qualche altra ricetta che m'ispirasse maggiormente.
Dopo poco la farina di mais salta di nuovo fuori, come un pop up nella mia testa.
Va bene, che farina di mais fosse, allora. Ritorno sulla pagina dei biscotti “incriminati”, do una letta alla ricetta, chiudo il libro e apro la dispensa, mia musa ispiratrice.

Dopo poco stavo impastando quelli che posso definire “i miei biscotti”.
Perchè un po' mi somigliano, in fondo.
Un'aria innocente, con quella cupoletta così tonda, con il loro giallo ridente. Ma poi, s'iniziano a notare dei puntini neri. Non ci si bada molto, pensi a una farina integrale, magari. Quando ne assaggi uno, però, un treno stride sui tuoi binari.
Caffè.
Mais e caffè, luce e ombra, dolce e amaro.
Sono dei biscotti ruvidi (la grana della farina di mais è molto meno fine di quella della normale farina), croccanti. Li assaggi e ti mettono in difficoltà: da una parte il mais, così chiaro e luminoso, anche nel sapore, dall'altra parte il caffè, amaro, tostato, nero e puro.
L'illuminazione mi è venuta così, sulle ultime note di quella canzone che parla proprio di personalità contrastanti fra loro.
Questo biscotto mi si addice molto. Adoro i sapori decisi, vibranti, ma che hanno un che di ambiguo. Certo, aggiungendo il caffè ho giocato sporco, sapevo che mi sarebbero piaciuti. Li ho già rifatti due volte, e continuano a convincermi.
Sapori così diversi fra loro, difficili da immaginare insieme, ma che quando assaggi prima ti colpiscono, poi t'incuriosiscono, t'intrigano e infine ti conquistano.



BISCOTTI CON FARINA DI MAIS E CAFFE'

  • INGREDIENTI

150 g di farina di mais
70 g di farina bianca 00
110 g di zucchero
2 uova
40 g di burro
un cucchiaino e mezzo di caffè (non liofilizzato)
2 g di ammoniaca per dolci

  • PREPARAZIONE

Preriscalda il forno a 180°C.
Metti tutti gli ingredienti nel mixer, azionalo e fai impastare finchè non si sia formata una “palla” dall'aspetto omogeneo. Con la pasta ottenuta forma tante palline della grandezza di una noce, ordinale su una placca foderata di carta di forno schiacciandole leggermente.
Inforna e lascia cuocere i biscotti finchè non saranno sodi (tocca quello al centro), con una bella cupola dorata (indicativamente, 10 minuti).

Ottimi con una tazza di latte freddo, giusto per restare in tema di contrasti ;)

sabato 13 novembre 2010

Un frullato nei biscotti


Martedì giornata di pausa dall'Uni. Pausa che significa studio quasi non- stop, ma almeno non mi sono svegliata tre ore prima dell'alba come al solito :)
A metà pomeriggio mi è venuta voglia di qualcosa di dolce e, dato che la dispensa offriva solo merendine e biscotti 100% burro, mi sono messa a pensare a un qualcosa di semplice, veloce e gustoso.
Purtroppo la mia voglia di cimentarmi in preparazioni elaborate era inversamente proporzionale al mio bisogno di qualcosa di altamente confortante (esami in avvicinamento + libri da studiare che si accumulano = :(.
Con la coda dell'occhio ho visto quattro mele che mi supplicavano di essere utilizzate prima di vivere un'esperienza di mummificazione... così, ripensando anche al cake di qualche giorno fa (quello con gli agrumi frullati), ho esclamato “eureka!” e tirato fuori il mixer dal mobiletto.
Ricetta assolutamente inventata, eseguita frullando quello che mi capitava a tiro e che sembrava poter funzionare nell'impasto.
Il risultato è stato (io stessa ne sono rimasta strabiliata!) esaltante.
In poco meno di un'ora avevo sfornato tantissimi (magari dimezzate le dosi se non volete mangiare biscotti per le prossime otto settimane ;) biscotti, bellissimi e dal sapore coinvolngente, fra la dolcezza scioglievole della mela frullata e le note colorate e vibranti delle spezie. 
Inoltre i corn flakes nell'impasto conferiscono un di più croccantoso che li rende davvero perfetti, a mio parere.
In fine, giusto per non farci mancare nulla, sono anche piuttosto light: zero grassi aggiunti :D 
Insomma: spuntino leggero, sano (guardate le quantità di frutta utilizzata!), gustoso e veloce da preparare.
Eccovi la ricetta.



BISCOTTI SPEZIATI CON MELE E CORN FLAKES


  • INGREDIENTI


400 g di mele al netto degli scarti (io ho mantenuto la buccia)
100 g di zucchero di canna grezzo
un uovo
150 ml di latte (io ho usato quello scremato)
5 manciate di corn flakes
farina q.b. (io ne ho usati circa 120 g)
mezza bustina di lievito vanigliato
un cucchiaino di cannella
cinque chiodi di garofano ridotti in polvere


  • PREPARAZIONE


Innanzitutto accendere il forno sui 180°C.
In un mixer, frullare le mele con il latte e lo zucchero. Aggiungere l'uovo e le spezie.
Unire i corn flakes e il lievito, frullare ancora brevemente. A questo punto regolare la consistenza con la farina: il composto deve essere abbastanza solido ma non deve avere la consistenza di una frolla.
Rivestire una placca con la carta forno e formare i biscotti, versando l'impasto a distanza regolare con due cucchiaini (i biscotti non cresceranno troppo in cottura, per ottimizzare lo spazio potete dunque anche lasciare solo mezzo cm fra una pallina e l'altra). Premere sulla superficie di ogni "goccia" qualche corn flake.
Infornare per un quarto d'ora. Devono risultare croccanti e dorati.



Sono stata talmente soddisfatta del risultato di questa “pausa studio culinaria”che ho deciso di partecipare con questi biscotti al contest di Araba Felice :



giovedì 11 novembre 2010

Beauty is an attitude

Distrattamente e con un sospiro alzare lo sguardo dal libro che stai leggendo, lasciarlo scivolare sul finestrino, fino a incontrare una coccinella, giusto un momento prima che scompaia, posando le zampette al di là del vetro. E il treno con un fischio approda in una stazione proprio nel momento prima che un gatto, che ondeggiando sinuosamente passeggia su un balcone, il manto nero scintillante nel sole, decida di rientrare in casa. Attimi di rara bellezza fortuitamente catturati. E che dire di un bisbiglio che ti chiama poco prima che tu scenda dal treno, un bisbiglio che appartiene a un volto che ti riporta indietro negli anni con il tocco di poche parole.
Ho sempre ritenuto fondamentale non solo la bellezza, ma soprattutto il saperla cogliere.
Oggi è sufficiente scostare le tende della finestra della sala (o della cucina, o della camera da letto) per venire investiti dalla luce calda del sole autunnale, per riempirsi gli occhi dei mille arancioni dell'autunno, dell'ambra sciolta nelle danze delle sue foglie, dell'azzurro assoluto del suo cielo terso.

Scrivevo questo oggi sul lato del quaderno di storia economica, mentre sistemavo gli appunti sul treno del ritorno.
Oggi finalmente una giornata di sole, e la bellezza dei colori che ha riacceso mi ha lasciato un sorriso sulle labbra. Ne avevo bisogno, con la pioggia sembra tutto più grigio.
Un'incantevole Milano mi ha accompagnata durante la mattinata, con i suoi palazzi e i suoi viali. Amo follemente questa città. Per quanto abbia visto altre bellissime metropoli, nessuna mi dà la sensazione di “casa” come Milano. Casa, libertà, indipendenza, fuga, cultura, accoglienza, antico, nuovo, energia, bellezza. Tutto questo fra le sue vie, per me.
Tornata poi dopo la fine delle lezioni a casa (non quella da universitaria), mi sono goduta una passeggiata col mio cagnolone, per assorbire più sole possibile, e una fettina di questa torta.

Ho già scritto troppo, oggi, questo dolce lo descrivo con poche parole, sinteticamente.
Più che altro perchè non saprei come meglio descriverlo :)
Un velluto dal sapore intenso di cioccolato. 




VELVET CHOCOLATE CAKE

  • INGREDIENTI

110 g di fecola di patate (o amido di mais)
250 ml di latte
100 g di zucchero
180 g di burro
4 uova
6 cucchiai di cacao amaro

  • PREPARAZIONE

Accendere il forno: la temperatura deve essere di 190°C. Ungere (senza infarinare) uno stampo (io ne ho usato uno da ciambella) o più stampini monodose.
Far fondere il burro in un pentolino. Aggiungervi la farina e mescolare energicamente con un frusta, in modo che non creino grumi. Allungare poi con il latte, continuando a mescolare finchè si sarà ben addensato.
Lavorare i tuorli con lo zucchero. Aggiungervi il composto di burro, latte e farina e il cacao amaro.
Completare con gli albumi montati a neve. Versare nello stampo e infornare per 20- 25 minuti.
L'importante è che non si asciughi troppo: controllate quindi la cottura, deve essere sodo e alla prova lo stecchino deve uscirne pulito, ma non deve arrivare a creparsi in superficie.



Come servirlo? Beh, io consiglierei spudoratamente una cucchiaiata di panna non zuccherata e delle fragole...

martedì 9 novembre 2010

Quando il primo è anche il migliore (per il momento ;)


Primo cake del blog! :D
E' il migliore che abbia mai fatto. Come premessa non è male, vero? ;)
L'autunno continua imperterrito la sua marcia, così io organizzo le difese con un cake iper vitaminico.
Ottobre, novembre... le temperature iniziano a scendere e i banchi ortofrutticoli iniziano a punteggiarsi di arancione: zucche, mandarini, arance, cachi... è un colore che mi piace moltissimo, soprattutto se accostato al marrone, altra tonalità predominante in questi mesi. Sembra quasi che la natura si vesta cercando di fare pendant fra i colori della sua tavolozza: le foglie mutano dal verde a toni più aranciati, così anche i suoi frutti. Non so se anche a voi capita, ma io rimango estasiata di fronte a certi spettacoli. Ad esempio, ieri mattina passeggiavo per Milano (le lezioni iniziavano eccezionalmente alla mezza, e io ero già lì alle nove... mattiniera o sclerata, fate voi ;) e mi sono ritrovata a percorrere un meraviglioso viale alberato, con un venticello leggero che faceva volteggiare in aria foglie multicolori. Spettacolo :D

Ma veniamo a questo cake. Amo i dolci con una base di frutta frullata, penso conferisca loro una texture inimitabile. Parlando di agrumi, quindi, avevo già provato due versioni: una di Pinella, l'altra trovata su One girl in the kitchen. Entrambe ottime (cosa ve lo dico a fare, visto di chi stiamo parlando ;) ma che offrivano anche tanti spunti per eventuali modifiche.
Così l'altro giorno, alla ricerca di una scusa per chiudere i libri, ho iniziato ad aprire ante e dispense alla ricerca degli ingredienti giusti per ottenere quello che avevo in mente: un cake dall'aroma inconfondibile di agrumi, ma con sottofondi più intriganti, dalla consistenza assolutamente morbida.
Ebbene, esperimento riuscitissimo. La pasta è proprio umida e soffice ma con questa morbidezza giocano con le mandorle tritate, che con gli agrumi (trovo) formano un binomio meraviglioso. Il sapore? La nota di testa è quella di arance e mandarini, ovviamente, ma s'intreccia con un sottofondo di tè nero (anch'esso agli agrumi), dal sapore tostato e robusto, e con un sentore caldo e lontano di Marsala.
Se questo non bastasse, posso aggiungere che questo è un cake relativamente light: i grassi aggiunti figurano solo in quei 60 g di olio ;) Si potrebbe usare un olio di semi dal sapore più neutro, ma, sulla scia dei sapori in sottofondo “tosti” ho usato un ottimo extravergine
Delizioso. Fatelo, semplicemente ;)



CAKE AGLI AGRUMI, CON MARDORLE, TE' NERO E MARSALA


  • INGREDIENTI


200 g di latte intero
3 cucchiaini di tè nero agli agrumi (o il classico Earl Grey)
un'arancia e due mandarini (o quello che avete in casa) preferibilmente non trattati, in modo da ottenere 200 g di polpa di agrumi
2 uova di media grandezza
180 g di zucchero
100 g di mandorle tritate
100 g di farina bianca 00
80 g di fecola di patate, o amido di mais, o, ancora, farina di riso
60 g di olio extravergine di oliva
10 g di lievito


  • PREPARAZIONE


Accendere il forno a 180°C, imburrare e infarinare uno stampo da cake.
Lavare gli agrumi, pelarli a vivo, eliminare gli eventuali semi, e frullarne la polpa.
Scaldare il latte e lasciarvi in infusione il tè con le scorze.
Montare le uova con lo zucchero (finchè non si sarà ottenuto il classico composto bianco e spumoso), aggiungervi poi le mandorle, la polpa degli agrumi frullata, la farina e la fecola, l'olio e il latte filtrato. Dopo aver mescolato bene aggiungere anche il lievito.
Versare nello stampo e infornare per 30- 40 minuti.

Si conserva in modo ottimale al riparo dall'aria per tre giorni (di più non ho potuto constatare, chissà perchè ;)



Questa è invece la versione mini e figa :D (la foto l'ho scattata domenica con una luce improponibile temporalis causa -se mi sentisse la mia ex prof di lettere classiche-... è orribbbbbile, lo so :()
Il mio cake non è venuto della classica-altezza-da-cake-che-si-rispetti anche perchè ho usato parte dell'impasto per preparare questa monoporzione per la nonna :)
Era un piccolo cake senza troppe pretese, quando, alla ricerca di un modo per posticipare ulteriormente il riavvicinamento alla scrivania, mi sono cimentata in un “proviamo a vedere se riesco a fare qualcosa di almeno idealmente serio” ;)
Ho quindi preparato un caramello biondo (come la testa della sottoscritta :D) con mezzo bicchiere di zucchero fatto caramellare nel microonde (ormai questo magico elettrodomestico lo uso per tutto, come avrete notato ;) e allungato con un cucchiaio di succo d'arancia scaldato (altrimenti si solidifica in un nanosecondo :). Come caramellare lo zucchero al microonde? Semplicissimo! Versarlo in un contenitore idoneo e farlo scaldare per un minuto e mezzo alla massima potenza; durante questo tempo mescolare ogni trenta secondi (mi raccomando: se lasciate il cucchiaio nello zucchero poi prendetelo con una presina... non come la sottoscritta che si è procurata un'ustione di ventottesimo grado ai polpastrelli di pollice e indice -.-'').
Dato che ne avevo prodotto in quantità maggiori di quante me ne sarebbero effettivamente servite, ho tuffato nel caramello alcuni spicchi di mandarino, lasciati poi asciugare su un foglio di carta forno (idea azzeccatissima“rubata” alla mamma del mio primo fidanzato :)
Decorare facendo colare il caramello sul cake, e aggiungere poi gli spicchi di mandarino.
Et voilà!

domenica 7 novembre 2010

Let's swap! (a pois, però)

Stamattina stavo facendo il mio girettino fra i vostri blog (attività che adoro, soprattutto durante la colazione) e capito su quello di Zebra, dove fa capolino un'iniziativa bellissima che vi segnalo:


Di cosa si tratta? Fra i partecipanti verranno formate delle coppie, i cui membri si scambieranno pacchi regalo in occasione delle Feste Natalizie.
Per partecipare basta inviare una mail a Zebra con nome, cognome e indirizzo; lei formerà le coppie e poi ce le comunicherà :)
Vi rimando al suo blog per le ulteriori info.
Buona domenica a tutti!
Agnese

venerdì 5 novembre 2010

Pasta frolla, ricotta e cioccolato


La ricotta è un ingrediente ampiamente utilizzato nei dolci. Io personalmente l'adoro. Sia nel salato che nel dolce. Mi piace per il suo sapore delicato e fresco, per la sua non pesantezza e perchè può essere utilizzata in davvero tanti modi. Quando andavano in vacanza in Sardegna le mie colazioni erano a base di ricotta fresca (e quella era una Signora Ricotta ;) ) e miele... una goduria da spazzolare col cucchiaino e pronta in due secondi :D Alle torte lievitate dona una sofficità incomparabile. Ma la torta con la ricotta che preferisco è quella con la base più classica: una fragrante pasta frolla.
L'abbinamento col cioccolato, quando si parla di ricotta, vien da sé.

Questa è una ricetta che non ho mai modificato, sempre la stessa, sempre un risultato assolutamente appagante. Una frolla dal profumo di burro, croccante sui bordi ma dall'interno fragrante che contiene una crema di ricotta punteggiata da gocce di cioccolato e con un sottofondo di cognac.
Quella che vedete nelle foto è la versione “mignon” portata alla nonna, la sorella più grande ce l'abbiamo fatta fuori noi cinque, fra ieri sera e stamattina. Come dire, ci piace poco ;)



CROSTATA DI RICOTTA

  • INGREDIENTI

Per la frolla:
300 g di farina bianca 00
150 g di burro freddo
125 g di zucchero
un uovo e un tuorlo
un pizzico di sale

Per il ripieno di ricotta:
500 g di ricotta
5 cucchiai di zucchero
un uovo
un cucchiaio e mezzo di cognac (o marsala)
70 g di cioccolato fondente ridotto a scaglie (o la stessa quantità di gocce di cioccolato di buona qualità)

  • PREPARAZIONE

Innanzitutto preriscaldare il forno a 180°C e imburrare ed infarinare uno stampo con i bordi rimovibili.
In una terrina versare la farina e mescolarla allo zucchero. Aggiungere il burro freddo tagliato a tocchetti, le uova e il pizzico di sale. Impastare il tutto velocemente, fino a ottenere una pasta omogenea. Usarla per foderare lo stampo. Riporlo in frigo.
Per preparare il ripieno mescolare in un'altra terrina la ricotta con l'uovo, lo zucchero e il cognac.
Quando la crema sarà liscia e uniforme aggiungere il cioccolato.
Tirare fuori del frigo lo stampo e versare nel guscio di pasta frolla il ripieno di ricotta.
Livellare la superficie e infornare per mezz'ora.
La crostata è pronta quando i bordi saranno ben dorati e la crema soda. 





Anche questa è una di quelle torte che fanno iniziare la giornata col piede giusto. Una tazza di caffè e una fetta di questa delizia: vi assicuro che quattro ore di sonno stamattina si sono fatte sentire un po' meno ;)
Ciao a tutti, alla prossima ricetta!

mercoledì 3 novembre 2010

Endorfine prêt à porter (e al microonde)

Sono giorni grigi. O, meglio, assolutamente luminosi e variopinti per certi aspetti, finché i ritmi frenetici non s'interrompono, finchè non si ferma la danza arancione e rossastra delle foglie autunnali che riescono a coprire e mascherare anche il nero dell'asfalto, finchè le risate non si perdono su o giù da un metrò, finchè non ci si ferma e si lascia che l'ombra alla fine arrivi a toccarci, a sfiorarci i piedi.
Sono assolutamente contenta e soddisfatta in molti momenti, mi ritrovo a sorridere dietro i libri, a correre senza sentire il fiato accorciarsi dietro a bus e metrò, a mangiare cornetti a colazione leccandomi gli sbuffi di zucchero a velo sui lati delle labbra. Eppure ci sono tanti pensieri a riempirmi la testa, tanti vortici a smuovere le acque altrimenti tranquille. La mancanza di sonno che stride con gli esami in avvicinamento, tanti dubbi, qualche momento triste, molta confusione, molta difficoltà nel riconoscere come le cose stiano davvero andando.
Una persona qualche giorno fa mi ha detto “E' il tuo momento”. Mi ripeto questa frase, fra me e me, in ogni istante in cui vorrei avere mille mani e mille cervelli per risolvere tutto. Non mi posso davvero preoccupare di ogni cosa, per certi versi non sono in grado, per altri non è il mio ruolo, il mio compito.
In effetti sì, sarebbe proprio ora di ritornare al mio posto e iniziare a guardare la vita dal mio punto di vista, perchè, a conti fatti, quella che la sta vivendo sono io.
E per scongiurare malumori e nervosismo quale soluzione è migliore di una piccola coccola?
Cielo grigio, pioggia su pioggia, economia aziendale ad aspettarmi sulla scrivania.
Qualcosa di semplice, veloce, sempre buono. Il comfort food per eccellenza.
Perfetto per uno di quei momenti in cui ci vuole una dose extra di endorfine.
Complice la mia ormai celebre (da queste parti) pigrizia e una relazione ormai stabile col il Signor Microonde, ho optato per una versione ancora più veloce e semplice del riso al latte.
A me è piaciuto davvero tanto, ci voleva ;) caldo, morbido, avvolgente come un piumone.
Note di cannella e di arancio a punteggiare un pentagramma di vaniglia e latte.
Devo dire altro?

La ricetta, ovviamente. E' quasi imbarazzante scriverla e postarla, vista la sua semplicità, ma secondo me questa dose di buonumore da gustarsi a cucchiaiate merita davvero.



RISO AL LATTE al microonde

  • INGREDIENTI

500 ml di latte (preferibilmente intero)
100 g di riso
200 g di zucchero
vanillina
una grattata di scorza d'arancia
cannella
cioccolato fondente, a discrezione della golosità personale ;)

  • PREPARAZIONE

Versare in un contenitore idoneo alla cottura al microonde il latte e lo zucchero. Scaldare per due minuti alla massima potenza. Prelevare e mescolare finchè lo zucchero non sia completamente sciolto.
Aggiungere il riso e gli aromi (in pizzichi, o in quantità esagerate, come preferite ;) ), rimettere nel forno e far cuocere alla massima potenza per 5 minuti.
Mescolare.
Proseguire la cottura per circa un quarto d'ora a una potenza di 300- 450 W, in modo che il riso si ammorbidisca bene e assorba tutto il latte (ricordarsi di mescolare di tanto in tanto).
E' pronto quando i chicchi di riso saranno arrendevoli, quasi a sciogliersi in bocca, i sapori ben amalgamati e la consistenza cremosa.
Attendere che si raffreddi un po', porzionare in coppette di vetro, aggiungere una spolverata di cannella e/o il cioccolato fondente a scaglie.
Armarsi di cucchiaino, di divano e...




Prima il piacere, in questo caso, ma alla fine arriva anche il momento del dovere o, più propriamente, delle doverose scuse: scusatemi per la mia assenza, dal mio e dai vostri blog. Mi è mancato tutto tantissimo, e alla sera la voglia di accendere il pc era spesso tanta, ma nel migliore dei casi la parte più ragionevole di me stessa si tuffava a peso morto sotto le coperte, nel peggiore annegava fra le pagine dei testi universitari.
Probabilmente in questi giorni riuscirò a postare un po' e a rimettermi in pari con i vostri post, lo spero davvero.
Per ora buona notte a tutti :D

Uomini più ragionevoli, almeno per mezz'ora


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Lavoro in una caffetteria da qualche tempo e ogni giorno mi stupisco di quante persone il caffè attiri attorno a sé, di quanti attimi di vita si concentrino in una tazzina.
Ho scelto questo lavoro perchè mi affascina osservare le persone e i loro riti, e poche cose sono rituali come il gustarsi una tazzina di caffè.
La maggiore soddisfazione sta nel servire gli abituali: il ragazzo che esce dal lavoro alle sei e viene a prendersi il caffè con la brioche alla crema (messa da parte, perchè alle sei ben poche brioche riescono ad arrivare...), le commesse del negozio di fianco che verso le quattro fanno merenda con toast e tè verde, la signora che arriva alle due e si stacca dal tavolino alle sette e parla, parla, parla raccontandoti tutta la sua vita mentre annega i ricordi in tazzine che sono più schiuma di latte che caffè, la portoghese che dopo pranzo si gusta il suo cappuccino con caffè al ginseng, il signore che verso le cinque prende un caffè e lascia sempre, esattamente, quindici centesimi di mancia, oppure un altro che, verso metà pomeriggio, si siede e s'immerge nella lettura del quotidiano, sorseggiando un caffè americano e sbocconcellando, ogni tanto, una brioche al cioccolato.
Certo penso dipenda da con che spirito si fa un lavoro del genere, perchè in effetti può risultare stancante, a volte noioso... a me piace forse perchè nei bar ho passato molti pomeriggi, vuoi a parlare con qualcuno, vuoi a scrivere o a studiare, e ho sempre apprezzato un buon caffè “fattocomesideve”, quindi è un po' una sfida, riuscire a fare il caffè esattamente come lo preferisce quella persona.
Perchè se, come diceva un certo Pietro Verri, questa bevanda è in grado di rendere le persone più ragionevoli (almeno per mezz'ora), beh, direi che ce n'è bisogno, di buon caffè e di chi ne beva.

Stare immersa per diverse ore al giorno nell'aroma del caffè, vi assicuro, sviluppa dipendenza. Ecco quindi che sto mettendo caffè dovunque ultimamente, e fra le ricette “coffee version” preparate ultimamente quella che più mi ha colpita e conquistata è stata la crème caramel al caffè.



Modifica veramente banale, è bastato aggiungere due tazzine di caffè ritretto e due cucchiai di caffè solubile agli ingredienti della crème classica per ottenere un dolce al cucchiaio dal sapore intenso e coinvolgente, dando un tocco “più adulto” e, a mio parere, interessante a uno dei classici della pasticceria.
Coffee version che vi consiglio vivamente. Per la ricetta vi rimando al post sulla crème caramel, ricordandovi le aggiunte:

2 tazzine di caffè ristretto
2 cucchiai colmi di caffè solubile

(a mio parere non è necessario aggiungere altro zucchero, la crème caramel è già molto dolce di per sé)



Con questa dose di caffeina al cucchiaio auguro a tutti un buon weekend!
Grazie per i vostri commenti, mi fanno sempre molto felice.