Visualizzazione post con etichetta piccoli dolci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piccoli dolci. Mostra tutti i post

giovedì 28 marzo 2013

Sacher rimpicciolite | Time may change me, but I can't trace time.

Avevo scritto un post.
Bello, forse. Scritto bene, magari. Senza fare strage della grammatica italiana, si spera.
Era una digressione di quelle che, un tempo, mi piacevano tanto, e mi facevano sentire come una che aveva capito tutto della vita. Una di quelle pagine da Romantica nata nel secolo sbagliato. Una ventina di righe da sedicenne-diciassettenne che sente palpitare il cuore mentre legge di Streben e di Sehnsucht. Uno sfogo da esistenzialista fallita. Un tributo a Nietzsche da filosofa di provincia. 
E poi, niente, l'ho cancellato.
Perché? Perché mi racconto le stesse, identiche, cose da anni, ormai. 
Ogni tanto ci credo ancora, ogni tanto non molto. In ogni caso, non volevo pubblicare l'ennesimo post wannabe-esistenzialista.
Ultimamente non scrivo molto, ed è strano, per me. Leggo, questo sì, sempre. Ma scrivo con poco entusiasmo. Gli stravolgimenti che hanno interessato la mia vita in questi ultimi mesi [trasferimento, lavoro/i, persone e Persone] mi hanno fatto capire che sto cercando qualcosa di nuovo, che pretendo qualcosa di diverso da me stessa, che tutto quello che prima mi faceva sentire appagata ora non mi basta più.
[E mi fermo, perché sto per ricadere in un ragionamento sulle dinamiche dei desideri che renderebbe la cancellazione della bozza di cui sopra inutile.]


Forse, riscoprirò il piacere vivo dello scrivere quando avrò qualcosa di nuovo da dire. Come afferma Franzen in uno dei saggi contenuti nell'ultimo "Più lontano ancora" [ve ne consiglio la lettura, è un libro illuminante, e le parti in cui parla dell'amico suicida David Foster Wallace sono di dolorosa bellezza], non è possibile continuare a scrivere rimanendo identici a se stessi, bisogna cambiare di continuo, crescere.
Ecco, forse, sto crescendo. Forse. Non diciamolo troppo forte, che qualcuno potrebbe illudersi.


In realtà non avrei mai pubblicato questa ricetta, perché le foto non mi soddisfano. Ma su Fb l'anteprima vi era piaciuta, come queste tortine cioccolatose erano piaciute a chi le aveva assaggiate, quindi mi son detta: "E scrivilo, un post, a che ti serve un blog se lo aggiorni una volta al mese?".
Quindi eccomi qui a proporvi delle mini-sacher che della sacher classica non hanno nulla, se non l'abbinamento di cioccolato e albicocca. Non sono dei muffins, ma si fingono cupcakes grazie al cucchiaio di panna a coprire la cupoletta. L'impasto ha un intenso profumo di cioccolato e custodisce un cuore morbido di confettura di albicocche. In più, se li consumate caldi [altrimenti basta riscaldarli per 20-30 secondi nel microonde], hanno quell'effetto "fondant au chocolat" che di certo non dispiace [le foto, purtroppo, non rendono: le ho fatte il giorno dopo con l'ultimo superstite].

Insomma, fingiamo che aprile non sia alle porte e, approfittando di questo inverno persistente, concediamoci questa iniezione di cioccolato.


MINI-SACHER [o piccoli coulants au chocolat con cuore di albicocca]

Ingredienti [per 4 tortini]
80 g di cioccolato fondente [dal 50% al 65%, se la percentuale di cacao è più alta, eliminate il cacao in polvere e aggiungete 20 g di farina]*
20 g di farina
20 g di cacao amaro
70/80 g di zucchero [dipende da quanto è fondente il vostro cioccolato e dalla dolcezza della vostra confettura]
80 g di burro
2 uova
una punta di lievito per dolci

confettura di albicocche q.b.

panna montata e cacao amaro [o scaglie di cioccolato] per servire

Procedimento
Accendere il forno sui 180°C.
Fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria o nel microonde. Mescolarvi, poi, lo zucchero, la farina e il cacao setacciati, il lievito. Infine, le uova, uno alla volta.
Dividete il composto in uno stampo per muffins: riempite gli spazi con un paio di cucchiai, ponete un cucchiaino circa di confettura nel centro, ricoprite con dell'altro impasto.
Infornate e cuocete per 10 minuti [potete arrivare fino a 15 nel caso vogliate un risultato più stabile].

Servite, se volete, con un cucchiaio di panna montata posto sulla cima, o di fianco, e spolverato con un po' di cacao amaro o con qualche scaglia di cioccolato fondente. 

martedì 2 ottobre 2012

Madeleines | Here we are again, October.

Ottobre.
Di nuovo.
Fra poco è ancora una volta il 4.
Il mio ventesimo anno è stato talmente intenso.
Tortuoso. Immenso. Terribile. E magnifico.
[Lumen et umbra sumus. 
Sempre.]

Ricordare tutto, vorrei. Nulla all'oblio concedere.
Questa notte, è notte di madeleines.

Come sempre, le mie ricette sono una collazione di tutte quelle che raccolgo fra libri, web e blog.
La prima che vi propongo è decisamente classica: una madeleine chiara che profuma di miele, bastano pochi accorgimenti perché risulti perfettamente "ingobbita" ;)


MADELEINES AL MIELE

Ingredienti [per circa 16 madeleines]
75 g di farina
40 g di zucchero di canna
2 cucchiai di miele [il vostro preferito]
60 g di burro
1 uovo di grandi dimensioni
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
sale

Procedimento
In un pentolino, sciogliere a fuoco dolce il burro con il miele. Intanto, montare le uova con lo zucchero, fino a ottenere una massa molto spumosa. Aggiungere il burro fuso insieme al miele, delicatamente per non smontare le uova. Setacciare le polveri e amalgamare tutto insieme a un pizzico di sale.
Lasciare raffreddare il composto in frigorifero per almeno un'ora [meglio tutta la notte, o diverse ore].
Preriscaldare il forno a 220°C.
Riempire con il composto ben freddo gli stampini, facendo attenzione a lasciare sufficiente spazio per la lievitazione [almeno 1/3].
Infornare e cuocere per 4 minuti. Abbassare la temperatura del forno a 200°C e proseguire la cottura per altri 4-6 minuti, fino a doratura.
Sfornare e lasciar stabilizzare le madeleines nei loro stampini, per almeno 5-10 minuti.

Accorgimenti
Tratto distintivo di questi piccoli dolci è la gobbetta sul dorso. Perché venga perfetta, è fondamentale lo sbalzo termico: far quindi raffreddare completamente il composto in frigo [assicurandosi che non prenda aria, coprirlo quindi con della pellicola o sigillare il contenitore] e cuocere seguendo le due fasi alle diverse temperature.


Meno classiche, ma forse più golose, le madeleines con il cuore di cioccolato fuso, tratte da "L'ABC del cioccolato", di Julie Andrieu [magari riparleremo di questo volumetto di 384 pagine, nella neonata rubrica libraria].
Questa volta, la ricetta è praticamente quasi del tutto copiata e incollata. Se c'è una cosa che apprezzo di Julie, infatti, è la sua precisione nel compilare le ricette: esatte fino all'ultimo grammo.


MADELEINES AU CHOCOLAT FONDANT [tra parentesi le dosi della ricetta originale]

Ingredienti [per 9 madeleines]
50 g di farina [30 g di farina + 20 g di farina di mandorle]
50 g di burro
2 uova intere
2 cucchiai colmi di cacao amaro di ottima qualità
55 g di zucchero [40 g di zucchero + una bustina di zucchero vanigliato]
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
9 quadratini di cioccolato fondente

Procedimento
Preriscaldare il forno a 190°C.
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere le polveri setacciate e il burro fuso.
Lasciare raffreddare il composto in frigorifero, come nella ricetta precedente.
Riempire gli stampini con un cucchiaio di impasto, porre nel centro un pezzo di cioccolato, ricoprire con altro impasto, fino a raggiungere i 2/3 delle cavità.
Infornare e cuore per 8 minuti.
Togliere dal forno e lasciare rassodare negli stampi per 5-10 minuti.
Mangiare le madeleines ancora tiepide, con il cioccolato che cola non appena le si addenta.

mercoledì 3 agosto 2011

Make my way back home when I learn to fly

Fra ultime giornate in ufficio, amici e famigliari che partono, stanchezza e/o pigrizia da ferie in avvicinamento, la mia voglia di vacanze sta raggiungendo livelli illegali.
Anche per questo, forse, il blog sta sonnecchiando un po'.

Ho voglia di estate, estate per davvero.
Di una vacanza che sia davvero vacanza, e non semplicemente del tempo libero abbandonato fra due stagioni di lavoro e studio, senza qualcosa con il quale valorizzarlo.
Mi sono sempre fatta molto aspettative riguardo l'estate. Sempre molti buoni propositi e to do lists.
Quest'anno, invece, attendo l'estate un po' così, aspettandola e basta, semplicemente.
Forse perchè non ho tutto quell'ansia di dover colmare le giornate con qualcosa, qualcuno, luoghi e impegni. Sto, lentamente, imparando a godermi ciò che c'è, senza perdermelo di vista nella sfrenata ricerca di ciò che non c'è (e che, il più delle volte, poi, non c'è nemmeno idealmente).
Sto imparando ad assaggiare, anzichè ingoiare subito per il timore di avvertire un sapore che non mi piace.
Sto imparando ad aspettare che il caffè sia pronto al mattino, senza accendere subito il computer per iniziare a rispondere alle mail in attesa che la moka gorgogli.
Sto imparando ad attendere l'ultima nota di una canzone, prima di cambiarla perchè "Tanto so come va a finire".
Sto anche imparando a correre, senza fermarmi subito non appena i battiti iniziano ad accelerare troppo.
Imparo a ignorare le paranoie, lasciandomi distrarre dagli amici.
Imparo a credere nei progetti, senza dare retta alla vocina gracchiante dentro di me che ripete: "Tanto non lo porterai mai a termine".
Imparo a riconoscere quando ho bisogno di stare sola perchè sola voglio stare, e quando invece sono solo scuse che mi racconto per la paura che qualcuno mi guardi negli occhi.
Sto imparando a godermi qualche attimo di vita, nonostante stia facendo cose del tutto differenti da quelle che, pensavo, avrei voluto godermi.

Forse, questo mese che mi si prospetta, di convivenza Agnese+Agnese, non sarà così deleterio.
Anzi, forse è proprio quello che mi ci vuole, una serie di pranzi e cene seduta a tavola con me stessa.
Chissà che non impari anche a guardarmi, davvero, allo specchio.

Nonostante sia con la testa in vacanza (anche letteralmente parlando), ho deciso che il blog aspetterà ancora un po' le ferie. Magari ci saranno meno post, magari saranno meno frequenti e conterranno ricette un po' pigre, ma Food Therapy rimane aperto :)

E oggi vi propone l'ultimo dolce preparato prima che il resto della famiglia facesse i bagagli, cucinato un po' per svuotare frigo e dispense, un po' perchè l'ultima colazione tutti insieme fosse con un dolcino home made, declinato in più varianti per accontentare tutti.
La base è la classica torta allo yogurt, privata dei grassi (niente burro, né olio! :), ma arricchita da croccanti pezzetti di mandorla. Delle piccole tortine addolcite da pezzi di frutta o marmellata (per il fratello che si mantiene sempre a distanza di sicurezza dalla cesta della frutta ;), 100% breakfast style, insomma.

Ricetta? Of course!
Veloce quanto semplice :)










TORTINE CON YOGURT, MANDORLE E FRUTTA


  • INGREDIENTI

300 g di yogurt bianco (o alla frutta, intero, o scremato, di soia o greco... insomma, quello che preferite, o che avete in frigo!)
150 g di farina 00
200 g di mandorle
100 g di zucchero (regolate la quantità in base all'acidità dello yogurt che avete scelto e della frutta che aggiungete)
2 uova
mezza bustina di lievito (per me vanigliato)
un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di cannella
pesche, susine, albicocche, marmellata... ciò che preferite ;)

zucchero extra per la superficie

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 170°C e preparare uno stampo per muffins (o tanti stampini monoporzione).
Sbattere le uova con lo zucchero. Aggiungervi lo yogurt e le mandorle, tritate non troppo finemente, (conservandone una parte per cospargere la superficie delle tortine), il sale, la
cannella e il lievito.
Mettere un cucchiaio di composto in ogni stampino per muffin, aggiungere qualche pezzo di frutta (io ne ho fatte diverse versioni, ognuna con un frutto diverso, ma potete anche scegliere di mettere più tipi di frutta insieme) o un cucchiai(n)o di marmellata, e ricoprire con altrettanto impasto. Completare la superficie con ancora qualche pezzo di frutta. Cospargerla poi con il rimanente del trito di mandorle, mescolato a un po' di zucchero.

Infornare per 15-20 minuti, finchè non saranno cotti (prova stecchino) e dorati.

Nel caso non spariscano subito (possibilità che a casa mia non si è nemmeno lontanamente immaginata ;), conservatele in frigorifero. Nel caso si possono anche congelare :)

pesca.


confettura di albicocche.

susina.








albicocche.



E voi della vostra estate cosa mi dite?

A presto.

a.

venerdì 17 giugno 2011

Estate?

E' tornato il sole, da giorni non piove e io mi sciolgo non appena l'acqua della doccia evapora dalla mia pelle. Estate.
Questa estate si preannuncia diversa da tutte quelle che ho vissuto fino ad ora. Un anno fa in questo periodo ero nel bel mezzo degli esami di maturità, alle prese con tesina, decine di libri da studiare e la prospettiva di una versione di greco in seconda prova. E, finiti gli esami, sarebbe iniziato il mio solito lavoretto estivo per riportare in verde il mio conto da studentessa, in rosso per antonomasia. Dopo ciò, sarebbe arrivato agosto e le vacanze vere e proprie, fatte di nottate con musica ad alto volume e luci artificiali e di giornate nelle quali si sarebbero alternavate partite a beach volley e tentativi di raggiungere un livello di abbronzatura definibile tale.
Quest'anno, invece, niente di tutto questo: un nuovo lavoro appena iniziato, tanti progetti cui dare il via, una vacanza in Grecia ancora da prenotare, un test per l'Università da preparare e (si spera) superare.
In generale, un punto interrogativo di dimensioni gigantesche.
Non sono mai stata brava, con le vacanze. Nel senso che finché ho una routine definita e prestabilita riesco a mantenermi in certi binari che mi trattengono dal perdermi dietro a una me stessa non troppo disciplinata, mentre con ventiquattr'ore totalmente a mia disposizione riesco a realizzare e distruggere qualsiasi idea.
Invece questa estate inizia con qualcosa di concreto in via di costruzione, con una me stessa dai tratti forse un poco più definiti, con delle relazioni che hanno un significato, che non sono solo il tentativo di non farmi fagocitare dal senso di vuoto.

Dell'estate mi piacciono molte cose: il senso di libertà, i vestiti leggeri che lasciano passare l'aria, la luce fino a tarda sera, mangiare chili di gelato e di granite, gli infiniti giri in bici (anche per bruciare le calorie di quei chili di gelato e di granite ;), la luce, ovunque, che sembra impossibile da spegnere.

La ricetta di oggi (che, finalmente, riesco a postare dopo averla anticipata su fb secoli fa, scusate!) ha il colore dell'estate, è limonosissima e mi ricorda moltissimo delle tortine che mangiavo da piccola: erano umide e ricoperte da una glassa trasparente molto golosa. Forse quelle non erano proprio naturali, ma mi facevano impazzire.
Tempo fa, ripensando a quelle tortine, mi è venuta in mente una ricetta salvata molto tempo fa, che sembrava somigliante, e ho deciso di provarla. Il risultato sono state la versione mignon di questa. Apprezzo e stimo moltissimo il lavoro di Milena come blogger, la trovo brava, professionale e originale.
La particolarità di questo dolce è la bagna al limone della quale la torta, una volta cotta, viene, praticamente, inzuppata. Forse era proprio quello che ci voleva per replicare quell'umidità limonosa che rendeva quelle tortine industriali così buone. Sono delle paste morbide e profumate, soffici ma umide. Io ho voluto esagerare e, aggiungendo un po' di zucchero a velo allo sciroppo avanzato, le ho glassate, ma sono ottime anche senza. 
Grazie Milena per queste piccole meraviglie!






TORTINE AL LIMONE GLASSATE

  • INGREDIENTI

2 uova
150 g zucchero
60 g fecola
100 g farina 00
90 g burro
latte q.b.
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
scorza grattugiata di tre limoni (biologici!)

Per lo sciroppo

130 ml acqua
130 ml succo di limone
120 g zucchero

Per la glassa

zucchero a velo
qualche cucchiaino di sciroppo al limone

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.
Sbattere le uova con lo zucchero, fino a montarle. Unire la farina e la fecola setacciate. Aggiungere il burro fuso, la scorza dei limoni e, infine, il lievito.
Distribuire il composto negli stampi (o in un unico stampo grande) e cuocere in forno per 15 minuti.

Sciroppo:
In un pentolino, sciogliere lo zucchero nel succo di limone e diluirlo con l'acqua. Portare a bollore, spegnere e lasciarlo raffreddare. 

Una volta sformate le tortine, irrorarle con lo sciroppo. Lasciare riposare ed, eventualmente, glassarle. 




Per quanto possa sembrare assurdo, non trovo più la macchina fotografica. Anche per questo sono rimasta un po' ferma con il blog. Spero che salti fuori il prima possibile (e se qualcuno l'ha avvistata, che faccia un fischio!)
Per il momento, vi auguro un buon we!
Ciao a tutti!


a.

sabato 23 ottobre 2010

Tutto iniziò da 500 g di ricotta...


Mia sorella venera la mia torta di ricotta. Quella classica, umida, con le gocce di cioccolato, senza guscio di frolla. Ebbene, ieri torno a casa dopo una settimana che non ci vedevamo e trovo della ricotta in frigo. Ancora una volta, si è attivato il processo automatico “ingrediente → preparazione”.
Questa volta però non avevo molta voglia di tradizione, di riproporre la solita torta. Allora mi è tornata in mente una vecchia ricetta letta su un certo “Inventa menù” della Mondadori (alte fonti le mie, vero? ;) ): una torta di ricotta quasi senza farina.
Sono andata a ripescare il succitato volume nella libreria, l'ho svogliato alla ricerca di quel ricordo e, fra pagina 26 e pagina 28, eccolo spuntare. Ricetta datata significa il riproporsi di ingredienti tipici di certe preparazioni datate: uvetta, canditi, pepite di cioccolato... i canditi non sono mai stati troppo amati in famiglia, e in ogni caso io cercavo una versione “pura” della torta di ricotta, senza farina ma anche senza punteggiature variopinte d'ogni sorta.
La ricetta di base però m'incuriosiva: soli 60 g di farina e zero grassi aggiunti.
Uhm.
Volevo lasciare da parte le gocce di cioccolato, che ho sempre considerato golose, ma decisamente troppo ricche di grassi e, la maggior parte delle volte, prodotte con cioccolato di non finissima qualità. Però il cioccolato ci voleva, mia sorella lo adora.
Ri- uhm.
Distrattamente ho ripreso a sfogliare il libro ed ecco fare capolino un “gàteu basco” (in versione Inventa menù ovviamente): impasto morbido che racchiude uno strato di crema pasticcera e prugne.
Tri- uhm.
Ripieno! Al cioccolato. Ho guardato in frigo... no, niente panna. Ho guardato in dispensa... no, niente cioccolato in tavoletta. Se sciolgo i cioccolatini primo mia mamma mi uccide, secondo resta troppo grasso comunque.
Uff- uhm.
Il mio sguardo si è posato sul cacao in polvere. Latte ne avevo. Un po' di fecola...

Il risultato di questi molteplici “uhm” è stata una torta di ricotta scioglievolissima, senza grassi aggiunti, dal sapore molto delicato. Un impasto candido racchiude un cuore al cacao che non si solidifica in cottura, raggiungendo una consistenza che potrei definire “da budino”, anche se il termine non rende bene la sensazione che dà.
Questa torta di ricotta sconvolta è piaciuta molto. Alla sorella e a tutti gli altri.
Buona la sera ancora tiepida, da paura la mattina a colazione ;)



TORTA DI RICOTTA CON RIPIENO AL CACAO
  • INGREDIENTI

500 g di ricotta
200 g di zucchero
4 uova
80 g di fecola (o simili)

500 ml di latte intero
100 g di cacao magro
80 g di zucchero
50 g di fecola

  • PREPARAZIONE

Innanzitutto, accendere il forno sui 180°C. Imburrare e infarinare (o cartadafornare ;) ) una tortiera tonda.

Per la crema (che io ho preparato prima)*1
Scaldare in una casseruola il latte. In una terrina a parte, intanto, mescolare gli altri ingredienti, in modo che non ci siano agglomerati. Versare 1/3 del latte sulle polveri e scioglierle bene nel liquido. Aggiungere poi la crema ottenuta al latte nella casseruola e procedere la cottura finché il composto non sia ben addensato.

Per l'impasto
Dividere i tuorli dagli albumi. In una terrina mettere i primi con lo zucchero e montarli con una frusta finchè non sono ben chiari. Aggiungere la ricotta passata al setaccio.
A parte montare a neve fermissima gli albumi, mescolarli poi al resto dell'impasto con movimenti delicati dal basso verso l'alto.

Assemblaggio
Versare 2/3 dell'impasto alla ricotta nella tortiera. Mettere in forno per circa 5- 10 minuti, finchè non si sarà rassodato. *
Quando il “fondo” sarà stabile, riprenderlo dal forno e versarvi sopra la crema crema al cacao, curandosi di lasciare 0,5- 1 cm di bordi. Ricoprire il tutto con l'impasto alla ricotta rimanente. Infornare nuovamente per circa 20 minuti. A cottura ultimata la torta sarà ben soda con delle piccole crepe in superficie.

-------------------------------------------------

* Questo procedimento l'ho ritenuto necessario onde evitare che la crema al cacao scivolasse sul fondo (l'impasto alla ricotta è molto “arioso”, non penso sarebbe riuscito a sostenere la crema)

*1 Come accennavo sopra, per motivi di ingredienti mancanti sono ricaduta su questa specie di “cioccolata”. Penso però che sia perfetta per una torta del genere qualsiasi tipo di ganache (o altra crema) al cioccolato.

------------------------------------------------- 

E il tortino postato ieri??
Un po' d'impasto era di troppo... anzi, ho fatto in modo che fosse di troppo, dato che volevo sperimentare la versione "tortino". Volevo anche sperimentare come funzionavano i due impasti miscelati, così è saltato fuori un tortino con cuore fondente, variegatura centrale e guscio di ricotta. 
Sbavsbavsbav.
Inutile precisarlo: questo è da mangiare caldo, col cucchiaino, magari una cucchiata per uno sotto il piumone ;)


Il procedimento?
Semplicissimo! Versare un paio di cucchiaiate di crema al cioccolato sul fondo di una formina da tortino (vi sconsiglio i pirottini perchè l'impasto rimane piuttosto liquido), coprire con uno strato d'impasto alla ricotta mescolato con un po' di crema al cacao e, infine, coprire con l'impasto bianco. 
Ah, la cottura. Rullo di tamburi... microonde alla massima potenza per 3 minuti.
Esageratamente easy, vero? :D

venerdì 24 settembre 2010

Amaretti universitari

Ieri è stato il mio primo giorno da universitaria. Ancora niente lezioni, ma di fatto ho passato una giornata in Facoltà. Sono davvero entusiasta: tantissime facce nuove, simpaticissime quelle conosciute, intriganti i professori e appassionante l'atmosfera che si respira per i corridoi. Insomma, la mia scelta è stata confermata su molteplici versanti, ora attendo impaziente l'inizio dei corsi :)

Complice il nervosismo in vista della giornata (sono un tantino timida e conoscere persone nuove mi mette sempre un po' in agitazione!), il pomeriggio precedente mi ero messa a sfogliare libri alla ricerca di qualche ricetta sfiziosa e... terapeutica :)

Mio fratello adora le mandorle. Una volta avevo preparato una crostata con frangipane e cioccolato e da allora mi chiede dolci con le mandorle.
Complici le occhiate maliziose che mi lanciavano dei meravigliosi amaretti dalla pagina di un libro, cos'altro potevo scegliere di cucinare?

Amaretti. Li credevo difficilissimi, ma, una volta letta la ricetta su “Il libro d'oro dei biscotti”, mi sono ricreduta. Però eseguire una ricetta esattamente come è riportata su un libro mi è sempre sembrato troppo semplice e poi sperimentare variazioni mi dà l'impressione di personalizzarla, e farla più mia.
Una volta che mi sono fatta un'idea di quello che andrò a preparare, quindi, cerco sempre una ricetta analoga o simile in rete, così da leggere impressioni e commenti di chi l'ha già sperimentata e trovare ispirazioni per qualche modifica e (almeno così si spera ;) ) miglioramento.
Le ricette degli amaretti sono molteplici, penso centinaia! Ognuno ha la propria versione, la quale è influenzata da tradizioni e zone. O semplicemente del gusto di chi li ha preparati ;)
Ma io sapevo come dovevano essere i miei amaretti: morbidi, con una crosticina all'esterno che sciogliesse in bocca, con qualche pezzettino di mandorla che si sentisse ancora e la superficie crepata e con mezza mandorla nel centro.
Ispirazioni per la mia ricetta? Il libro d'oro dei biscotti, la fantastica Pinella e la bravissima Fiordilatte

I miei sono venuti più piccoli (un po' per scelta, così ne uscivano di più ;) )e meno “ciccioni”. Ma il sapore è paradisiaco (mio fratello, che se ne è sparati i ¾, conferma).
Penso rimarranno nella mia lista di dolci abbinati a momenti di vita: sono stati la mia colazione ieri mattina, abbinati al mio super caffettone.
Deliziosi. Con un aroma di mandorla così intenso da darti il coraggio di affrontare qualsiasi prova (non escludo infatti che diventino un rituale del pre-esame).
L'impasto rimane molto leggero, e prepararli è davvero semplicissimo e rapidissimo.




AMARETTI MORBIDI
  • INGREDIENTI
175 g di mandorle dolci
25 g di mandorle amare
3 albumi (le mie uova erano small-size, in caso di uova normali penso ne possano bastare 2)
150 g di zucchero a velo
2 cucchiai di farina di riso
aroma di vaniglia

zucchero a velo
mandorle intere tagliate a metà
  • PREPARAZIONE
Preriscaldare il forno a 190°C.
Tritare molto finemente le mandorle, aggiungendo i due cucchiai di farina di riso così che l'olio che viene rilasciato mentre si macinano venga assorbito.
A parte, montare gli albumi fino a ottenere una neve non troppo ferma, spumosa ma non soda. Aggiungere ai bianchi lo zucchero a velo e la vaniglia, mescolare dal basso verso l'alto in modo da non smontarli.
Infine, unire le mandorle tritate.
A questo punto preparare una teglia rivestita da carta da forno, e formare gli amaretti aiutandosi con due cucchiaini da té. *1
E' importante distanziarli per bene, in cottura tenderanno ad allargarsi un po'.
Dare una spolverata di zucchero a velo e guarnire con mezza mandorla.
Infornare per circa 15 minuti, finché non saranno dorati e sulla superficie non si saranno fermate delle belle crepe. La loro consistenza a fine cottura deve però essere ancora cedevole.
Farli raffreddare su una griglia.

-------------------------------------------------

*1L'impasto che ho ottenuto era molto morbido, forse aggiungendo più farina o non montando le chiare sarebbe stato più compatto (e sarei riuscita a formare le palline, come era scritto ne “Il libro d'oro dei biscotti” e nei blog consultati), ma vedendo che anche altre mani avevano conseguito un risultato simile al mio con un'alzata di spalle mi sono tolta ogni preoccupazione :D