Oggi post breve, sintetico, giusto per raccontarvi di una torta con le fragole che “se aspetto ancora un po' a pubblicare le fragole ce le sogniamo”.
Sono in periodo esami, quindi più che vagare per casa con una montagna di libri appresso, drogata di caffeina e teina, con gli occhiali da vista che ormai sono diventati parte del mio corpo, non faccio.
A parte andare a Pavia, per vedere una mostra, trascorrere una meravigliosa giornata, godersi, in serata, un festival con un nome che è tutto un programma [BeerFood, NdA.], e fondere il motore della macchina sulla via del ritorno, si sottintende.
A parte l'ennesima complicazione che rimescola tutte le carte sul tavolo di gioco.
A parte tutto ciò che manca.
A parte che nobody said it was easy, it’s such a shame for us part.
A parte questo, non faccio altro che preparare gli esami, in effetti. ;)
Dunque, la torta.
Trovata da lei, colpo di fulmine istantaneo. Infornata all’una di notte, fra un filosofo e l’altro, con farina e cacao che pericolosamente attentavano ai libri dell’università sparsi sul tavolo [vorrai mica essere così ordinata da non preparare una torta senza aver spostato appunti e quaderni].
Con la testa di mia mamma che, a un certo punto, fa capolino dalla porta e Agnesesipuòsaperechecavolostaifacendoaquest’ora?
La torta, mamma. Chi non fa una torta all’una di notte, mentre sta studiando.
È che… cucinare di notte ha sempre il suo perché. Molte cose, di notte, hanno il loro perché.
La notte ha il suo perché.
Che cosa ha a che fare la notte con il sonno, diceva John Milton.*
Ma dicevamo, lla torta. [Mantenere il filo del discorso, una delle cose che non mi hanno insegnato.]
Cacao e fragole. Tanto cacao, così diventa bella scura e ha quel profumo che è già di per sé un’estasi. Fragole, che in cottura si sciolgono quasi. Un impasto morbido, diviso in quadrotti.
Perfetto come colazione da fare in macchina, on the road, cantando canzoni anni ’70, mentre si sfreccia in autostrada con i finestrini abbassati e il vento fra i capelli. L’ultima torta di una lunga serie di dolci trasportati e, spesso, mangiati, su quella macchina, insomma.
Piccola Ka, ci mancherai.
TORTA MORBIDA CON CACAO E FRAGOLE
[Ricetta di Wenny, fra parentesi le mie modifiche agli ingredienti. Ho stravolto soprattutto il procedimento, in primis inserendo il latte bollente perché mi piace moltissimo la consistenza che dà agli impasti, per qualche esempio, qui e qui.]
Ingredienti
4 cucchiai di zucchero di canna scuro
3/4 di bicchiere di olio evo [io non l'ho messo]
3 cucchiai di cacao amaro di ottimissima qualità [4 cucchiai]
un uovo
latte intero, qb.
6 g di lievito per dolci [3 g + 3 g di bicarbonato]
[un pizzico di sale]
[cannella, perché adoro la cannella con le fragole.]
una decina di fragole ben mature [circa 400 g]
Procedimento
Setacciare le farine, il cacao e il lievito. Pulire e affettare le fragole.
Lavorare con le fruste lo zucchero e l'uovo. Aggiungere le polveri, la cannella e il sale.
Ammorbidire il composto con il latte, versato a filo e bollente, mentre si mescola.
Unire le fragole e versare in una pirofila rettangolare, foderata da carta forno.
Cuocere per mezz'ora. Prova stecchino.
E, dopo questa, vi auguro un'ottima giornata.
A presto.
A.
*A proposito di John Milton e notti insonni... il prossimo numero di Arabica Fenice [Ve la ricordate? Non la conoscete? Non vi ho ancora rotto abbastanza le scatole? Qui trovate tutto.] sarà a tema "Insonnia" e la citazione scelta come punto di vista sulle notti bianche è proprio quella di Milton. Se vi ho incuriositi, potete seguire Arabica su Fb e su Twitter [@arabicafenice]. Ovviamente, l'Agnese della quale trovate ogni tanto i racconti non sono io, ovviamente.
