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venerdì 31 gennaio 2014

Chocolate chip cookies.

Di questa giornata non posso condividere molto con voi, se non ivanigliai cookies che abbia mai sfornato.

Croccanti fuori, chewy all'interno, un impasto in cui il gusto aromatico dello zucchero bruno si fonde con il profumo avvolgente della vaniglia, mentre imperiose schegge di cioccolato fondente emergono fra un morso e l'altro. Appena sfornati saranno morbidissimi, ma acquisteranno friabilità nel giro di qualche minuto. Se, invece, siete fan del cookie caldo che si scioglie nel latte freddo, come le migliori serie televisive americane insegnano, per riportarli alla cedevolezza iniziale vi basterà metterli per una decina di secondi nel microonde.
Dopo non so quante ricette di cookies, fra estenuanti tempi di riposo in frigorifero, impasti dalle consistenze completamente diverse, ingredienti assurdi e introvabili, finalmente, sono riuscita a delineare una ricetta che non solo è rapida e semplice, ma, soprattutto, permette di ottenere dei cookies identici a quelli che si trovano confezionati.
[Quanto è ironico che, per alcune preparazioni, l'ideale da raggiungere sia qualcosa di industriale?]

Non vi resta che provarli.


CHOCOLATE CHIP COOKIES

Ingredienti

250 g di farina 00
125 g di zucchero di canna scuro*
125 g di zucchero di canna chiaro [o zucchero bianco]
125 g di burro fuso
un uovo
mezzo cucchiaino di bicarbonato
vaniglia, nella forma che preferite
un pizzico abbondante di sale

200 g di cioccolato fondente, in tavoletta, tritato grossolanamente

Procedimento

Preriscaldate il forno a 190°C.
In una terrina, sbattete leggermente l'uovo con i due tipi di zucchero, aggiungete poi il burro fuso e il sale. In un'altra ciotola, mescolate la farina con il bicarbonato.
Unite i due composti, completate con il cioccolato tritato e la vaniglia, impastate brevemente.
Con le mani, formate delle palline grandi un po' più di una noce, schiacciatele leggermente e disponetele [non troppo vicine] su una placca coperta da carta forno.

Infornate e lasciate cuocere per 8-10 minuti [fate attenzione che non si scuriscano troppo].

Lasciate raffreddare e solidificare.


*Zucchero di canna scuro: è uno zucchero dal colore bruno, consistenza compatta ed elevata umidità. Conferisce una texture inconfondibile e un sapore molto intenso. Se proprio non riuscite a reperirlo, potete sostituirlo con il classico zucchero di canna grezzo, addizionato con un cucchiaio di melassa [scelta migliore], sciroppo d'acero o miele.

Eccovi un'infografica molto esaustiva sulla preparazione dei cookies. Pinterest è sempre una miniera. (;

sabato 16 novembre 2013

Speculoos. | Biciclette, fiori e cannella: Amsterdam.

[Post scritto cinque giorni fa, in partenza per Roma.]

L'ennesimo decollo. L'ennesimo post scritto sul retro di una carta d'imbarco.
Guardo la terra allontanarsi, il Parco del Ticino, il lungofiume dove camminavamo, scorgo casa.
A volte, è così semplice fuggire. Bruciarsi gli stipendi in km da percorrere è un ottimo anestetico, parlare una lingua straniera per qualche giorno un'efficace distrazione.
Mi sento come uno specchio frammentato, che riflette angoli di città e occhi di persone.
Ho trascorso l'ultimo mese sballottata da una parte all'altra dell'Europa, un po' per lavoro, un po' per innamoramenti [di ogni natura e per ogni forma di Bellezza, perché, è risaputo, "amore" racchiude una moltitudine di sentire diversi, non solo quello che, il più delle volte, finisce per incenerirsi col tempo, incendiato dall'attimo e consumato dalla vita].
Il vento tenace di oggi continua a frustare l'aereo, da una parte o dall'altra. Le nuvole sono avviluppate come tentacoli di piovra, gonfiate come palloncini candidi, pettinate in campi d'illusoria tranquillità.
Posso pensare che il vento del Mare del Nord mi abbia seguita -inseguita- fin qui, quel  vento di ghiaccio, che ci colpiva il viso impietosamente, senza lasciarci nemmeno un attimo di mite quiete, mentre attraversavamo Amsterdam, su e giù dai ponti, da un canale all'altro, cinque gradi e i fiori sui tetti dei battelli.
Di Amsterdam mi ricorderò i musei, le architetture lineari e ordinate, i pranzi a base di torte di mele, la tua felicità nel vedermi mangiare un panino. Tre giorni incredibilmente fitti, per riuscire a godere di tutto quello che la Venezia del Nord aveva da offrirci.
Prendetevi una giornata senza impegni e camminate dal centro al Jordaan [zona di ritrovo di artisti nel passato - Rembrandt vi trascorse gli ultimi anni di vita, la casa che abitò è, ovviamente, meta turistica per fanatici - e ora quartiere radical-chic, dove "hipster" è un eufemismo], adibite il caffè a scusa per entrare in ogni bakery [bisognerebbe avere uno stomaco infinito e un metabolismo da ghepardo per assaggiare ogni versione di speculoos, ogni brioche speziata, ogni fetta di pane nero affollata di semi e spalmata di sciroppo del Limburgo - una sorta di confettura, per quanto riguarda la consistenza, di mele e pere], perdetevi fra i mille negozietti di abbigliamento vintage o di designer esordienti, stupitevi della quantità inimmaginabile di biciclette che si trovano ovunque, fuori dalle case, ancorate ai ponti, all'uscita dei pub e, soprattutto, per strada. Ricordate: ad Amsterdam la precedenza è sempre data alla bicicletta, non ai pedoni, non alle auto, nemmeno ai tram: la bici domina.








Potrei iniziare a scrivere del Museo di Van Gogh e dello Stedelijk, ma credo finirei fra centomila battute. Sarei potuta rimanere dentro ciascuno dei due per giorni interi. Il Museo di Van Gogh è straordinario, per chiunque conosca -anche solo superficialmente come la sottoscritta- il pittore. Dettagliatissimo, interattivo, denso di opere, organizzato in modo che non sia mai affollato. Potete immergervi nel tormento di questo artista per ore intere. Uscirne frastornati, travolti dalla determinazione suicida di quest'uomo - perché di Van Gogh è impressionante proprio la determinazione, oltreumana, dolorante, senza quiete, riconoscibile in ogni pennellata, nel colore denso che rimane, frastagliato e crepato, aggrappato alla tela, nei mari e nei campi, nei cieli turbolenti e nelle fronde straziate dal vento.
D'altra parte, lo Stedelijk è un viaggio stupefacente nell'Arte Contemporanea, attraverso ogni mezzo artistico, fra quadri e installazioni, cortometraggi e neon. Necessita di almeno tre-quattro ore di visita, ma le merita tutte: il tempo trascorso fra le sale di questo museo non conta, sembra di venire assorbiti in una realtà parallela.
Io e la mia sindrome da innamoramento facile non siamo, ovviamente, rimaste indifferenti al fascino nordico di questa città, ma, stranamente, al contrario di Barcellona, di Roma, non ho pensato di trasferirmici. Forse per la sensazione di perfezione apparente che mi ha lasciato, come se, oltre l'onnipresente gusto estetico nella disposizione degli edifici, delle finestre, dei colori, ci sia un disordine di fondo, ben nascosto, latente. Ma forse sono io, che, caotica fino alla punta dei capelli, non riesco a fidarmi di ciò che è ordinato.
Mi è sembrata perfetta per una toccata e fuga, Amsterdam. Per un weekend in cui riempirsi gli occhi di Arte, dentro e fuori dai suoi musei, le narici di fiori, lo stomaco di cannella.














Da mangiatrice seriale di spezie quale sono, in valigia non potevo che infilare barattoli su barattoli di miscela per speculoos [che poi io la metta anche nello yogurt, al mattino, è un altro discorso]. Nemmeno due giorni a casa, e stavo già a sfornare [si sente che sono appena tornata da Roma?].
Da Amsterdam vi ho quindi portato la ricetta di questi favolosi biscotti, carpita chiacchierando con l'adorabile proprietaria di un café. Sono perfetti, croccanti fuori e più cedevoli all'interno, credo potrei mangiarne senza sosta.



SPECULOOS

Ingredienti
500 g di farina 00
400 g di cassonade [zucchero grezzo molto scuro e umido, potete sostituirlo con dello zucchero di canna]
20-30 g di misto di spezie per speculoos [cannella, chiodo di garofano, cardamomo, pepe bianco, noce moscata, zenzero]
330 g di burro fuso
1 uovo + 1 tuorlo
15 g di lievito per dolci
sale [due pizzichi]


Procedimento
Mescolate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Lasciate riposare in frigorifero per circa due ore.

Preriscaldate il forno a 180°C.

Stendete l'impasto in una sfoglia di circa 3 mm di spessore. Trasferitelo su una placca foderata di carta forno e infornate per 10-15 minuti [rimarrà ancora morbido, ed è giusto così, non lasciate che si scurisca]. Sfornate la sfoglia e ritagliate gli speculoos [4 cm x 2 cm, più o meno, vedete voi come vi vengono]. Lasciate raffreddare su una griglia, finché non si saranno rassodati.

giovedì 10 ottobre 2013

Chocolate and banana chips cookies | You know

Sono una che prepara dolci, non una che fa del bene. Sforno biscotti, non consolazioni. Posso abbracciarti, mentre aspetto che la torta cuocia, ma non so risolvere i problemi. Ti porto una scatola di cookies, ma non chiedermi di rimanere, di tornare, di esserci. Impasto egoismo e incontentabile insoddisfazione, come posso renderti felice? Rimango sveglia la notte e al mattino ti faccio trovare croissants appena sfornati, ma che ne sai dei fantasmi che mi hanno aiutata ad arrotolare i triangoli di pasta sfoglia? Lascio scivolare nell'impastatrice qualche grammo del mio incomunicabile affetto, sperando di non esagerare - ché, si sa, troppo amore fa male.
Sono così maldestra, a volte. Con i sentimenti, con le emozioni. Nemmeno dovessi portare, con una mano, dodici uova. Così, preferisco allontanarmi, osservare da lontano incrociando le dita.
Perché, lo sai, "everything will be ok, in the end; if it's not ok, it's not the end".
Tutto passa, passerà anche questa. Io continuo a sfornare dolci. E a volerti bene.


Cookies di sostegno, per l'amica sotto esami, o per qualsiasi altra emergenza. Croccanti chips di banana, scaglie di cioccolato fondente, poco [o zero, decidete voi quanto essere salutisti!] burro per non non appesantirsi con i sensi di colpa.  Morbidi e fragranti, profumatissimi. Come tutti i cookies, dopo un paio di giorni migliorano.



CHOCOLATE AND BANANA CHIPS COOKIES

Ingredienti
200 g di banana matura schiacciata [o 100 g di burro + 100 g di banana]
170 g di zucchero di canna
250 g di farina 0
2 uova grandi
un cucchiaino di bicarbonato
un pizzico di sale
cannella, rhum, vaniglia, gli aromi che preferite
latte q.b.

100 g di cioccolato fondente, spezzettato [oppure gocce]
60 g di chips di banana

Procedimento
Accendete il forno a 180°C-
Se utilizzate il burro, montatelo con lo zucchero fino a renderlo ben spumoso.
Altrimenti, mescolate la banana, le due uova e gli zuccheri, senza montare il composto.
Aggiungete gli aromi che avete scelto, la farina setacciata, il bicarbonato e il sale.
Unire infine il cioccolato e le chips di banana a pezzetti. Se necessario, ammorbidite l'impasto con qualche cucchiaio di latte.

Con due cucchiai, oppure con l'attrezzo per servire il gelato, formate delle palline grandi come noci. Distribuitele sulla teglia, lasciando qualche centimentro di distanza fra l'una e l'altra.
Infornate per 10-13 minuti [i cookies risulteranno ancora un po' morbidi, lasciateli rassodare su una griglia finché non si saranno raffreddati].


Questa ricetta è piaciuta moltissimo anche agli amici di The Breakfast Review, che l'hanno pubblicata qui



venerdì 9 agosto 2013

Thumbprints | You do it to yourself you do, and that`s what really hurts.

Fuori, l'aria è fresca, stamattina. Ho fatto colazione seduta, schiena contro il muro, sul balcone: anguria, albicocche, mirtilli. In mezzo a tanto bianco e nero, ho bisogno di colore per sentire il sangue muoversi nelle vene. Come ogni agosto, sono a casa da sola: ho improvvisato un letto in sala, dormo sul pavimento, e mai avrei immaginato che potesse essere tanto comodo. Mi addormento guardando film, lascio le finestre aperte.
Oggi è tutto calmo, i rumori sono lievi, l'aria mossa, ma leggera. Potrei, ma so che non è questo il luogo per raccontare dei temporali passati. Ognuno, poi, ha i suoi, di temporali: i miei, preferisco osservarli da sola, sulla riva deserta del lago furioso, con i lampi a incendiare l'orizzonte tetro e i tuoni a squarciare il cielo, i capelli frustati dal vento.

Fra tutte le ricette che avrei potuto postare, oggi biscotti. E sono dei biscotti nati da un avanzo di frolla alle mandorle utilizzata per una crostata: nulla di speciale, nulla di eclatante, insomma -ma chiamali "thumbprints", anziché biscotti, e cambia tutto. Oggi va così, oggi rimaniamo sul semplice.
A volte, semplificare è l'unica via per salvarsi dalle complessità.


THUMBPRINTS ALLE MANDORLE, CON CONFETTURA DI ALBICOCCHE

Ingredienti

La vostra frolla preferita*, con 1/3 della farina sostituita da farina di mandorle
Confettura di albicocche

*aromatizzata con un po' di scorza di agrumi e un po' di vaniglia, magari ;)

Procedimento

Preparate la pasta frolla mescolando, prima, le farine con il burro, e, poi, aggiungendo tutti gli altri ingredienti. Impastate velocemente e lasciate in frigorifero a riposare per almeno mezz'ora.

Formate delle palline leggermente schiacciate con le mani e ordinatele su una placca da forno. Con le dita, o con il retro di un cucchiaio di legno, create dei solchi sulle sommità e con un cucchiaino riempiteli di confettura.

Lasciate raffreddare in freezer per altri 10-20 minuti [facoltativo, ma vivamente consigliato qualora ci fossero i soliti 45°C di agosto]. Nel frattempo, preriscaldate il forno a 180°C.

Infornate per 10-15 minuti: controllate il colore.


lunedì 21 maggio 2012

No, non sono biscotti.

Avere troppo da raccontare e non riuscire a scriverlo.
Vorrei un mazzo di istantanee, da spargere in questo post, che parlassero per me.
La riproduzione casuale del mio iPod che riportasse i miei stati d'animo. 
Venti giorni dall'ultimo post.
Ho visto Londra. Ho vissuto Londra a piedi, ignorando i mezzi pubblici per scelta, camminando per più di dieci ore al giorno, da sola, con canzoni e pensieri in testa, nient'altro.
Fermarsi a leggere nei parchi, gli scoiattoli che ti passano di fianco. Scrivere nelle caffetterie. Perdersi perchè la cartina no, vado sempre dritto, da qualche parte arrivo. 
Un susseguirsi di musei, gallerie d'arte e mostre.  
Il Tate Modern con Einaudi nelle orecchie.
Pezzi di Partenone al British e il tuo cuore da classicista che un po' sussulta.
Van Gogh lì, a 30 cm da te. Sorridere davanti a Kandinsky. Mondrian. Mirò. Dalì. Matisse.
Scale rosse appese al soffitto. Tele squarciate da Fontana. 
L'abbraccio di un amico che non vedevi da mesi. 
Mangiare curry fino alle lacrime. Scoprire modi di cucinare da ogni parte del mondo perché li hai lì, a portata di mano, in un'unica città.
Il Tamigi di sera, fermarsi ad osservarlo ascoltando canzoni di ricordi.
Soho, Camden, quartieri di persone, di modi di essere, di voci, di colori.
Sentire la mancanza così netta di ciò, di chi, hai lasciato qui, chiedersi il perché di quel viaggio improvvisato, respirare nella voglia di tornare. 
E poi, quando torni, ti sembra che quei giorni dall'altra parte dell'Europa siano stati nient'altro che un attimo, velocissimo, trascorso fra quel sabato sera e quel giovedì pomeriggio.
E poi i giorni passano. Con una rapidità che ti lascia sempre un po' allibita.
C'è l'Università. Ci sono gli esami e la testa che non vuole studiare. C'è il lavoro. C'è quel lavoro che ti risolverebbe i 3/4 dei cazzi che si mettono fra te e il buon umore, sempre. Ci sono le schede bloccate di Chrome con gli appartamenti in affitto che sì, forse, magari, magari. Ci sono i tramonti sul Lago d'Orta. Ci sono i lunedì. E i venerdì pomeriggio. Ma anche i giovedì, in effetti. Ci sono i racconti scritti dopo una serata in birreria. Ci sono le sere in cui lasci la tua macchina a qualcuno, e il mattino dopo ti fai venire a prendere.
Ci sono i cheesecake mangiati fronte lago, i temporali che durano il tempo di un bacio, l' "euforismo" e gli scazzi.
C'è tanto, così tanto. Così tanto che non è mai abbastanza.
Ci sono le ricette rincorse perché qualcuno ti chiede quei biscotti.
Ci sono le ricette inventate che, ovviamente, non portano a quei biscotti.
Ci sono i biscotti che ti chiedi un po' che cosa siano, e che mangi cercandone il nome, ridendo in due, come sceme, in macchina. 
Ci sono biscotti indefiniti e improvvisati, completamente inventati, che, però, chissà come, creano assuefazione.
Un po' come tutto il resto che nasce indefinito, figlio dell'improvvisazione, un po' inventato, perché non pensavi che la vita potesse comprendere anche qualcosa del genere. 

I biscotti, per la cronaca, sono questi. 
Mele e uvetta ammorbidita nel Calvados. 
Morbidi che sembrano frittelle. Perché c'è la ricotta al posto del burro, così sono anche light.
Per colazione, perfetti. Per il dopocena davanti a un film. Per la merenda anticipata prima del pomeriggio di studio matto e disperato che poi trascorri leggendo blog.
A voi, i friscotti, o biscottelle, come qualcuno li ha definiti.
[Perché, no, non sono biscotti, come sempre quel qualcuno mi ha scritto nel titolo. Cosa succede a scrivere un post in presenza di altri, @atraM_otazziR...]





COOKIES MORBIDI con mele e uvetta


Ingredienti
300 g di farina
150 g di zucchero di canna
250 g di ricotta
latte q.b.
2 uova
due cucchiai di marmellata di albicocche
3 mele
80 g di uvetta
vaniglia [bacca/estratto/vanillina]

un pizzico di sale
mezzo cucchiaino di lievito per dolci

calvados/rum/marsala per far rinvenire l'uvetta


Procedimento
Preriscaldare il forno a 180°C.
Ricoprire l'uvetta con il liquore, in una ciotolina a parte. Sbattere la ricotta con lo zucchero, aggiungere, uno alla volta, le uova, la farina setacciata, il sale, il lievito e, in ultimo, le mele a pezzetti e l'uvetta.
Se necessario, aggiungere qualche cucchiaio di latte, fino a ottenere una consistenza da "cookie", abbastanza morbida.
Distribuire il composto su una placca da forno ricoperta da carta, utilizzando due cucchiai.
Infornare per 15-20 minuti, finché non saranno dorati.
Lasciar raffreddare su una griglia.


Scritto ciò, vado a studiare, che mi pare cosa buona e giusta.
Buona serata a tutti, e a presto :)

A.




sabato 7 gennaio 2012

Let it be.

Questo nuovo anno è arrivato senza che me ne accorgessi. E senza che me ne accorgessi è trascorso tutto questo (troppo) tempo dall'ultimo post.
Dicembre è fuggito via, rincorso da tutti gli impegni che mi hanno riempito le giornate. Gennaio è entrato dalla porta senza nemmeno bussare, presentandosi con il suo carico di esami e lezioni universitarie, prospettive, desideri, sogni, progetti e "cose da sistemare " (generalizzo, sfruttando l'enorme capacità contenitiva di questa categoria un po' per pigrizia, e un po' per effettiva mancanza di voglia di pensarci).
Ma va bene così. L'unico buon proposito, per quanto ci riuscirò, sarà quello di non fare buoni propositi. Di non avere aspettative. Di godersi l'inaspettato.
Questo vi auguro, di alzarvi ogni mattina, guardare fuori dalla finestra, e avere la libertà di aspettarvi di tutto da quella giornata non ancora iniziata. 

E in questa sorta di sospensione e attesa che accompagna i primi giorni di ogni anno nuovo, vi lascio una di quelle ricette da provare, per poi farle e rifarle. 
Cookies
Ditemi, quanti tentativi avete fatto, cercando di imitare quel concentrato di calorie assaggiato nelle caffetterie americane? Personalmente, ho smesso di contare i quasi-cookies che ho sfornato, alla ricerca della giusta formula per ottenere quell'irresistibile croccantezza esterna, sotto la quale celare l'impasto quasi morbido, cedevole, profumato di vaniglia e costellato da pepite di cioccolato.
Poi, qualche tempo fa, ho letto questo post
A parte consigliarvi vivamente il suo blog (la trovo semplicemente fantastica: le foto sono incantevoli, le ricette curate e precise, i post scritti davvero bene), vi rimando al post linkato sopra, davvero esaustivo riguardo ogni dubbio e curiosità legati a questi dolcetti (dal perché sono necessari due tipi di zucchero, alla non effettiva necessità del riposo in frigo, passando per le dritte per la cottura).
Vi assicuro che seguendo questa ricetta otterrete dei cookies che non avranno proprio nulla da invidiare a quelli industriali (ma sì, dai, ammettiamolo che ci caschiamo tutti...) o a quelli americani. 
Perfetti per questi pomeriggi ancora un po' pigri, per una merenda fra amici, o da portare al lavoro, per una pausa caffè un po' più golosa (ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale ;)
Eccoveli, i definitivi chocolate chip cookies.
Non vi resta che provarli. 





CHOCOLATE CHIP COOKIES 

Ingredienti
300 g di farina
210 g di burro, a temperatura ambiente
100 g di zucchero bianco
170 g di zucchero di canna chiaro
2 uova, a temperatura ambiente
2 cucchiaini di estratto di vaniglia 
un cucchiaino e mezzo di bicarbonato di sodio
mezzo cucchiaino di sale

150/170 g di cioccolato fondente (70%), gocce o a pezzetti

Procedimento
Preriscaldare il forno a 180-190°C.

Lavorare il burro con i due tipi di zucchero per almeno 5 minuti, fino ad ottenere una crema liscia e spumosa.
Aggiungere quindi le uova, uno alla volta, e l'estratto di vaniglia.
Incorporare le polveri, setacciate, mescolando quel tanto che basta per rendere il composto omogeneo. 
Unire, infine, il cioccolato. 
Con due cucchiaini (o con l'attrezzo per fare le palline di gelato, se lo avete), disporre il composto, diviso in palline, sulle teglie, lasciando lo spazio sufficiente affinché i biscotti, allargandosi, non si attacchino.

Cuocere per 11-12 minuti, al massimo. La cottura è la parte più critica: vi verrà il dubbio che i biscotti, dopo questo tempo, siano ancora crudi, in realtà devono cuocere il tempo necessario a stabilizzarsi, s'induriranno raffreddandosi (prolungando ulteriormente la cottura perderete il classico effetto "chewy").
Sfornare e attendere un paio di minuti (anche qui, non di più) prima di trasferire i cookies su una griglia per dolci a completare il raffreddamento. 

Migliorano dal giorno seguente in poi, si conservano benissimo in una scatola a chiusura ermetica. 




Con la speranza di riuscire ad aggiornare un po' più spesso, vi faccio ancora i miei migliori auguri per questo neonato 2012. E vi ringrazio di cuore per tutti quelli che mi avete lasciato, fra i commenti e le mail. 

Grazie :*

a.


sabato 10 settembre 2011

Necessità vince inerzia.


Vi capita mai di cucinare per necessità? Magari in quei giorni in cui ve ne stareste in pigiama, sul divano, a guardare film tristi con la sola compagnia di un pacco di biscotti e di un litro di latte, senza fare altro se non dormire, commuovervi, e mangiare? Magari quando aprite e richiudete una decina di volte il frigorifero, per constatare che quel panetto di impasto per biscotti che avete deciso di scongelare perché “Agnese, bisogna pulire il freezer!” vi sta ancora supplicando di essere infornato e magari mangiato, come ogni panetto di ottimo impasto per biscotti desidererebbe.
Certi giorni va così. Zero voglia di cucinare, ma necessità di accendere il forno per trasformare in cibo qualcosa che si sta lentamente, ma inesorabilmente, trasformando in rifiuto organico nel silenzio ronzante del frigorifero, o in quello buio e asciutto della dispensa.
Ecco allora che da quando vi svegliate, al mattino, pensate a come trasformare quel cibo in potenza in cibo in atto. E fra il  pensiero e la sua realizzazione pratica s’interpongono un numero variabile di idee e scuse possibili catalogabili sotto l’unica voce di “procrastinazione”.
Della serie:
Però fare i biscotti… mattarello, carta forno, placche da forno, stampini, riposo in frigo… no, ci vuole troppo tempo (ma come, non ho nulla da fare –a parte studiare per un test universitario che si terrà… lunedì!-, e mi lamento del tempo che mi impegnerebbe sfornare dei biscotti?). Una crostata? Uhm, sì, perché no? Ma con cosa farcire il guscio di frolla al caffè e cioccolato? Con una ganache? No, niente panna… uscire per andare al supermercato che dista cinque minuti di camminata? Per favore, dovrei vestirmi, mettermi qualcosa in faccia in modo da non sembrare proprio l’esatto opposto dell’immagine della salute, entrare in quel luogo di perdizione e facili acquisti, tentando invano di non riempire il carrello con decine di euro di cose inutili, magari dimenticando proprio il motivo della “capatina” al supermercato.
E via di questo passo. Finché non arrivano le cinque del pomeriggio e, complice uno schiaffo di realtà da parte di un libro appena terminato, ci si alza e si accende il forno. A questo punto, basta scegliere la giusta colonna sonora e tentare di creare qualcosa con ciò che rimane nel frigo del venerdì (che, non so da voi, ma a casa mia è sempre tragicamente vuoto).
Ricotta, un paio di uova. Uhm… variegatura al cioccolato? Niente cioccolato. Ok, il cacao andrà benissimo. Un po’ di vaniglia, per ammorbidire un poco le note ruvide e amare della base… il retrogusto di caramello del meraviglioso zucchero muscovado scovato in Grecia (sì, dalla Grecia mi sono portata, insieme a tutto il resto, un pacco di scurissimo zucchero grezzo di canna… non ho potuto resistere, non ne avevo mai visto di così scuro, compatto e aromatico!), e… e mi sa che questo ha tutta l’aria di voler diventare un cheesecake.
Cheesecake è stato. E mentre lo sfornavo mi è arrivato un sms per una serata pizza + film con amici.
Porto il dolce, che dite? :)





CHEESECAKE NECESSARIO con ricotta, cacao, base di biscotti al “cappuccino” (definizione made in Fede), da dividere con gli amici, e per dividervi dal divano

  • INGREDIENTI


Base classica da cheesecake

400 g di biscotti secchi
150 g di burro
zucchero o aggiunte a vostro piacimento

oppure

Una dose di pasta frolla preparata con

250 g di farina
150 g di burro ben freddo
un uovo
100 g di zucchero grezzo di canna
due cucchiai di cacao amaro
un cucchiaio di caffè macinato
una – due tazzine di caffè forte
un pizzico di sale

Per la creamcheese

500 g di ricotta
150 g di zucchero (metà muscovado, o altro zucchero grezzo di canna)
due uova
l’interno di una bacca di vaniglia
un’idea di cannella

due cucchiai di cacao amaro


  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 160°C.
Stendere la pasta frolla (o i biscotti tritati con il burro) in uno stampo a cerniera (oppure foderato di carta da forno), lasciare raffreddare in frigorifero finché il forno non è caldo. Una volta raggiunta la temperatura, infornare la base.

Intanto, preparare la crema. Sbattere le uova fino a farle diventare spumose. Sciogliervi lo zucchero, amalgamarvi la ricotta e profumare con vaniglia e cannella.
Riprendere la base dal forno e versarvi metà dell’impasto. Mescolare al rimanente in cacao amaro e utilizzarlo per marmorizzare la crema bianca. Infornare nuovamente per 50 minuti.
Lasciare raffreddare nel forno spento. 
Se riuscite ad aspettare, dopo una notte di frigorifero è uno spettacolo. 


Che dire... vi auguro un buon weekend, con o senza necessità di cheesecake.
A presto :)

a.

giovedì 19 maggio 2011

The ultimate caffeina&teobromina cookie

Finalmente riesco a rimettermi al computer per scrivere un post.
Sono giorni un po’ frenetici, sono appena tornata da Londra (home is where your heart is, non faccio che ripetermelo dall’atterraggio a Malpensa) e mezz’oretta fa ho recuperato il computer dal tecnico: ora ho un nuovo disco rigido da distruggere, yeah! ;)
Nel bel mezzo di tutto questo sto scrivendo il racconto per il prossimo numero di Arabica Fenice (io continuo a parlarvene, sia mai che vi venga voglia di andare a guardarvi il sito e la pagina fb…), a tema “caffeina e teobromina”. Sì, insomma, sto scrivendo delle mie due principali droghe, lo ammetto, e leggermi pagine web su pagine web a riguardo non fa altro che incrementare la mia necessità di queste due sostanze.
Io sono per il caffè “duro e puro”, terribilmente amaro, crudelmente nero e irresistibilmente bollente, ormai lo sapete, ma riconosco che al cioccolato, ogni tanto, concedo di smorzare la cattiveria della mia tazzina (sembra che stia parlando di un supereroe -.-‘) e che l’abbinamento caffè- cioccolato è uno dei più riusciti ed efficaci della storia del cibo.
Quindi ovvio che cercassi un dolce che riportasse questo accostamento, che lo concentrasse in un morso.
Ebbene, ladies and gentlemen, dopo numerosi (ve lo assicuro) tentativi, penso di essere giunta al perfetto cookie al cioccolato e caffè: fragrante e croccante all’esterno, morbido e “chewy” come dev’essere un cookie all’interno, con la nota di testa del caffè che ti colpisce subito, per poi essere addolcita e arrotondata dal pezzo di cioccolato che si scioglie.
Dieta o non dieta, avevo bisogno di ispirazione per scrivere ;)




CAFFEINA&TEOBROMINA COOKIES

  • INGREDIENTI

180 g di burro morbido
250 g di zucchero
2 uova
300 g di farina 00
½ cucchiaino di lievito per dolci
due tazzine di espresso
due cucchiaini e ½ di caffè solubile sciolto in due cucchiai di latte
un cucchiaio di amaro
100 g di buon cioccolato fondente ridotto a scaglie (potete utilizzare anche le gocce già pronte, ma il cioccolato vero ha un altro sapore ;)
un pizzico di sale

  • PROCEDIMENTO

Mescolare burro e zucchero fino a ottenere la classica consistenza “a pomata”. Aggiungere le uova, uno alla volta. Unire i restanti ingredienti e impastare fino a ottenere una consistenza liscia e omogenea. Avvolgere nella pellicola trasparente e far raffreddare in frigorifero per mezz’ora.
Riprende l’impasto e dividerlo in palline, distribuirle sulla placca da forno foderata dalla carta.
Infornare per 10 minuti a 180°C (a cottura ultimata i biscotti saranno ancora morbidi: trasferirli con attenzione sulla griglia e farli raffreddare perché diventino più consistenti)

Se vi piace, aggiungete un chicco di caffè ricoperto di cioccolato al centro: appena tolti dal forno, premetelo delicatamente sul biscotto; in questo modo il chicco non si scioglierà, ma rimarrà perfettamente "incastonato".
Così, nel caso non vi sembrino abbastanza golosi ;)

E voi, il caffè lo prendete con o senza cioccolatino? ;)



martedì 10 maggio 2011

Di antipasti sfiziosi


Continuiamo col salato! Sembra quasi che faccia tutto al contrario: sono partita dal dessert per giungere all'antipasto. Metafore di vita a parte, oggi vi propongo un'idea per un antipasto per niente scontato, sfizioso e semplicissimo da realizzare.
L'ispirazione è di verbertiana memoria, estrapolata dall'ormai mitico Regali Golosi, io ho solo modificato qualcosa qua e là, giusto per metterci la firma ;)



BISCOTTI CON TAPENADE

  • INGREDIENTI (per 20 biscotti circa)

200 g di farina 00
90 g di burro
un limone
sale

Per la tapenade:

75 g di olive nere
75 g di olive verdi
un filetto di acciuga
un filo di olio evo
qualche cappero

  • PROCEDIMENTO

Preparare la tapenade mixando tutti gli ingredienti, cercando di ottenere una pasta grossolana ma omogenea.
Mescolare gli ingredienti per i biscotti come una normale frolla, profumando con la scorza del limone.
Stendere l'impasto ottenuto in un rettangolo con uno spessore di mezzo cm, spalmarlo uniformemente di tapenade. Arrotolare il tutto e avvolgerlo nella carta forno, lasciar riposare in freezer per almeno un'ora.
Preriscaldare il forno a 180°C.
Riprendere il rotolo dal freezer e affettarlo in fette regolari (mezzo cm di spessore basta) con un coltello affilato.
Disporre su una placca da forno ricoperta da carta e cuocere per una ventina di minuti.

La consistenza che si ottiene è piuttosto "sfogliata", più compatta della frolla. Ottima la nota di limone che smorza e rinfresca il sapore intenso della tapenade.




SABLES CON PARMIGIANO E OLIO EVO

  • INGREDIENTI
180 g di farina 00
120 g di parmigiano
90 g di olio evo
un tuorlo
sale

  • PROCEDIMENTO

Impastare tutti gli ingredienti fino a ottenere una pasta omogenea. Lasciar riposare in frigo per un'ora.
Nel frattempo scaldare il forno a 220°C.
Riprendere l'impasto e stenderlo fino a raggiungere uno spessore di mezzo cm. Ritagliare i biscotti, disporli su una placca da forno rivestita da carta e cuocerli per 10 minuti, finché non saranno dorati.

La variante col burro è sempre possibile (basta sostituire l'olio con 100 g di burro), ma io li ho preferiti così, rimangono meno grassi e più saporiti. E friabilissimi, ovviamente.


Buona giornata a tutti! :)

domenica 17 aprile 2011

Seventeen forever

Venerdì sera, ore 21.30 circa, famiglia riunita per cena.
-Ah, Agnese, mi puoi fare un dolce per la festa di domani?- emerge il fratello dal suo silenzio maschile- adolescenziale.
La diretta interessata (appena tornata dal lavoro, ndr), fa rapidamente il calcolo delle ore che ha a disposizione prima del turno seguente e ripercorre mentalmente ciò che è rimasto in dispensa per sentenziare un: -Ma non potevi chiedermelo prima?
Fortunatamente, in questi casi, è possibile sfoderare quell'arma segreta tutta femminile dell'incastrare gli svariati impegni in uno spazio temporale ristretto ed è stato così che ieri mattina fra una colazione “mangio qualcosa mentre sale il caffè”, un lavaggio e asciugatura di capelli con metodo finestrinodellamacchinaabbassato e una spesa che doveva essere per “quei due o tre ingredienti che mi mancano” ma che invece si è risolta in un carrello straripante perché “la nonna ha bisogno di questo e di quello... e a noi mancherebbe quest'altro... poi guardi se c'è la tal cosa che è finita l'altro giorno...?” sono riuscita a impastare due salami di cioccolato formato festa di compleanno di un quasi diciassettenne e la sua trentina di amici.
Perché so che mio fratello è così, perché mi ricordo la festa dei miei diciassette (e i miei diciassette in generale, che forse sono stati più “movimentati” dei miei diciotto), perché alla fine se mi chiedi un dolce sai già che ti dico sì e perché il salame di cioccolato è magnificamente veloce e facile, ma è anche uno dei colpi sicuri più certi.
Non so come sia andata la festa ieri sera (ed è bene cos^), ma dei due mega salami non è rimasta traccia.

La ricetta è un'altra di quelle di cui ognuno ha la propria versione. La mia nasce da un foglietto arancione scritto da un'amica di mia mamma e gelosamente conservato nel “cassetto delle ricette” di casa Negrini. Negli anni l'ho modificata un po' (altrimenti che gusto c'è ;) ), aggiungendo magari delle mandorle, magari del caffè, magari dei pezzettoni di cioccolato bianco, o del cocco essiccato, ma oggi vi propongo la versione basic, semplice, ma efficace.



SALAME DI CIOCCOLATO (senza uova*)

  • INGREDIENTI

500 g di biscotti tipo (Oro Saiwa for life!)
100 g di amaretti
170- 200 g di burro
100 g di cioccolato fondente (max 60%)
150 g di cioccolato al latte
200 g di zucchero
tre cucchiai di cacao amaro
latte q.b

  • PROCEDIMENTO

Fondere i cioccolati con il burro, a bagnomaria o nel micro.
Nel frattempo, tritare i biscotti e gli amaretti nel mixer. Aggiungervi poi il cioccolato fuso con il burro, il cacao e lo zucchero. Mescolare bene.
Versare il composto su un foglio di carta da forno e compattarlo bene, cercando di dargli una forma cilindrica.
Lasciare solidificare in freezer (o in frigo, se lo preferite più morbido) per alcune ore.

*non amo molto le uova crude, soprattutto quando la preparazione rischia di rimanere fuori dal frigo per un po', così le ho tolte da questo salame. La consistenza non cambia in modo significativo, poi, voglio dire, fra cioccolato e burro sicuramente la mancanza delle uova non si fa sentire ;)


Buon compleanno, bro, tvukdb. Che, come dici tu, sta per “ti voglio un kg di banane”.

lunedì 7 febbraio 2011

Michel Roux, what's your address??

Settimana scorsa mi sono lasciata tentare da un piccolo, sottile, apparentemente innocente libricino allegato a Sale&Pepe, il quale prometteva un excursus dolce e salato sulle paste base.
Firmato da un certo Michel Roux.
Ovviamente questo nome non giungeva nuovo alle mie orecchie, ma mai pensavo di poter trovare fra quelle pagine l'ennesimo colpo di fulmine culinario.
Sono rimasta totalmente rapita da questo Maestro, dalla passione con cui racconta, con la quale descrive le ricette... la passione, gran cosa.
Il segreto più non segreto e più efficace che ci sia.
L'ho detto, lo ripeto: la passione è tutto.
Una vita senza passione non ha sapore, né colore, è come un grigio filo di fumo.
Ho quindi deciso di inaugurare le sperimentazioni da questo libro con la ricetta più basic: dei sablées.

"La pasta sablée [...] si scioglie in bocca come nessun'altra"

Provate a contraddirlo.



PASTA SABLEE

  • INGREDIENTI
250 g di farina
200 g di burro ben freddo
100 g di zucchero a velo
2 tuorli
un pizzico di sale

  • PROCEDIMENTO
Versare la farina e il burro nel mixer e azionare, finchè l'impasto non sarà "sabbiato".
Aggiungere gli ingredienti restanti e mescolare fino a ottenere un impasto omogeneo.
Formare una palla da avvolgere nella pellicola e far riposare in frigorifero per 2 ore.

Utilizzare come base per crostate o per dei semplici sablée (in quest'ultimo caso cuocere per 10 minuti a 180°C, dopo aver fatto raffreddare per bene i biscotti in frigorifero in modo da creare uno shock termico che "imprigioni" il burro nel'impasto)


sabato 8 gennaio 2011

Ancora biscotti?


Siete stanchi di sfornar biscotti? Non ne potete più di impastare e ritagliare frolle et similia? Dopo la preparazione industriale di regalini a base di farina e burro non volete più accendere il forno almeno fino al prossimo mese? Uhm... no, dai, vi conosco, non è possibile ;)
A me la voglia di biscottare è rimasta alla grande e, anzi, l'idea di gustarmi un biscottino col caffè mi attrae molto di più della canonica fetta di torta (forse c'illudiamo che ci sia una maggiore innocenza, una minaccia calorica meno imponente, in qualcosa di più piccolo...?) quindi il mio fidato forno non smette di essere l'alleato delle mie giornate.
I biscotti che vi propongo oggi li ho preparati qualche tempo fa e sono stati ispirati dall'ormai onnipresente “Regalini golosi”.
Trattasi di scurissimi biscotti al cioccolato fondente, con un sentore inebriante di cognac e una superficie croccante e brillante di zucchero semolato. Come impressione ricordano un po' i classici diamanti di Ducasse (e se volete buttare un occhio sugli ultimi che la rete ha visto nascere passate da lei), ma hanno un sapore molto più profondo e intrigante, un po' oscuro se vogliamo.
Eccovi la ricetta, nel caso vi sia venuta voglia di sciogliere un po' di cioccolato e coccolarvi con un biscotto un po' dark, ma molto seducente ;)



BISCOTTI CON CIOCCOLATO FONDENTE E COGNAC (dai biscotti cioccolato e grappa di Sigrid Verbert)


  • INGREDIENTI


225 g di cioccolato fondente (un buon 70%)
100 g di farina
2 uova grandi
65 g di zucchero di canna
45 g di burro
½ cucchiaino di lievito per dolci
una punta di fleur de sel
4 cucchiai di cognac

zucchero semolato q.b.


  • PREPARAZIONE


Preriscaldare il forno a 180°C.
Fondere il cioccolato a bagnomaria con il burro e il cognac. Nel frattempo, lavorare a spuma le uova con lo zucchero. Quando il cioccolato e gli altri ingredienti avranno formato un composto liscio e lucente, incorporarli alle uova con lo zucchero. Unire infine gli ingredienti restanti.
Lasciare riposare per almeno un'ora in frigo.
Quando l'impasto sarà diventato sodo riprenderlo e dividerlo in palline della grandezza di una noce. Passarle poi nello zucchero semolato, schiacciarle leggermente fra i palmi e disporle su una teglia ricoperta di carta da forno.
Infornare per 20 minuti, finchè il biscotto al centro non sarà cotto. Lasciar raffreddare su una griglia per dolci.



Buon weekend a tutti :)
Agnese

martedì 7 dicembre 2010

Cinnamon shortbreads


Londra. Londra in questi giorni profuma di freddo e di neve, di persone, tante persone diverse, profuma di shopping natalizio, di fiato corto e di alito che si condensa nell'aria, di caffè lungo e amaro, di tabacco, della pelle dei chiodi dei punk, della cipria sul viso delle donne, della carta inumidita dei giornali distribuiti per strada, di asfalto. Londra profuma di fantasie tartan, di ottimo tè fumante servito in tazze candide, di biscotti al burro.
E' bella Londra in questi giorni? Oh, sì, deve esserlo.
Io non sono là, ho solo, semplicemente, appena sfornato dei profumatissimi shortbreads. 


Gli shortbreads sono probabilmente fra i biscotti con la più alta percentuale di burro nell'impasto. Della loro preparazione mi piace particolarmente il momento della “spezzatura”: le narici vengono inebriate del profumo di burro e la pasta croccante produce un suono irresistibile.
Non li faccio spessissimo, ma questi, così “cannellosi” li ho rifatti due volte nel giro di tre giorni.
Very british con una tazza di tè, ma io, personalmente, non riesco a resistere all'accompagnarli a un bicchiere di latte gelido. 





SHORTBREADS ALLA CANNELLA (E CHIODI DI GAROFANO)

  • INGREDIENTI

350 g di farina 00
210 g di burro
140 g di zucchero
un pizzico di sale
3 chiodi di garofano pestati
due cucchiai di cannella (o più, o meno, dipende da quanto vi piace ;)

  • PREPARAZIONE

Mettere tutti gli ingredienti nel mixer e azionare. Quando si sarà formata una palla, avvolgerla nella pellicola trasparente e metterla in freezer per mezz'ora.
Nel frattempo preriscaldare il forno a 180°C.
Trascorso il tempo di riposo, riprendere la pasta e stenderla con un mattarello su un foglio di carta da forno. Posizionarlo nella teglia e inciderlo a formare dei rettangoli regolari.
Infornare la pasta così stesa per 20- 30 minuti, finchè non saranno dorati e croccanti.
Una volta sfornati, attendere che raggiungano una temperatura accettabile per i polpastrelli e spezzare la pasta stesa seguendo i tagli precedentemente fatti. Lasciar raffreddare su un gratella per dolci.

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SFOGLIANDO UN CAVOLO

Questa ricetta è la prima che provo del libro “Regali golosi”, di Sigrid. Ho sempre seguito la Cavoletta dal blog e mi ha sempre ispirato molta simpatia, per come scrive, ironica ma precisa, per le piccole finestre che discretamente ci apre sulla sua vita, per come racconta, per le citazioni colte lasciate scivolare en passant, per la familiarità e la professionalità con le quali risponde ai commenti. Ovviamente, poi, per come e cosa cucina. Mi piace perchè la sua cucina pur essendo profondamente legata alle sue origini (piatti dal sapore belga li troviamo molto spesso come protagonisti dei suoi post) è aperta a interessanti e appassionate sperimentazioni, non solo verso accostamenti di sapori inediti e inusuali, ma anche verso i piatti tradizionali di altre culture, da quella italiana a quella giapponese, passando per i paesi anglofoni.
La sua è una cucina multiforme e multicolore, così come il suo libro. “Regali golosi” farebbe pensare ai classici biscotti, alle intramontabili marmellate e confetture, ai sempre graditi cioccolatini... e invece no. O, meglio, sì, per una parte, per l'altra invece abbiamo proposte interessanti e accattivanti, dal dolce al salato, dal biscottato allo spalmabile, dal condimento all'ammazza caffè. Il tutto ovviamente curato nei minimi dettagli da un intransigente gusto estetico, con una nota di american foodstyling, forse, ma comunque all'insegna dell'eleganza dettata dalla semplicità. Un vero piacere da sfogliare. E da assaggiare.

Qualche indicazione?
Sigrid la trovate qui.
Il suo libro lo potete ordinare invece qui.
Altrimenti entrate in una libreria, dirigetevi nel settore “cucina” e buttate l'occhio fra le novità ;)

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English version

I've just taken out from the oven these delicious cinnamon shortbreads. Their flavour is so intense that I couldn't think of London and its atmosphere.
The recipe I've used is extrapolated from Sigrid's new book “Regali golosi” (you can find her blog here or directly booklet her book here).



CINNAMON SHORTBREADS

  • INGRENDIENTS

350 g of white flour
210 g of butter
140 g of sugar
a bit of salt
3 grinded cloves
2 spoons of cinnamon

  • METHOD

Mix all the ingredient in an electric mixer. Put the kneading in the fridge for about 30 minutes.
In the meantime preheat the oven up to 180°C.
When the oven has reached the temperature, take the mixture from the fridge and make a regular layer of it on a oven plaque. With a knife, engrave a sort of grill on the layer.
Bake for 20 minutes: it has to become bronzed and crunchy.
When it has got a bit cold, break the layer following the grill, in order to obtain many small rectangulars.

giovedì 18 novembre 2010

The strange cookies of Dott. Jekyll and Mr. Hide

Non sono capace di descrivere me stessa, è qualcosa cui ho rinunciato ormai da tempo. Non sono capace di “disegnarmi”, di definirmi con dei contorni netti, di selezionare i colori giusti da sfumare. Così come non sono troppo capace di condensare in parole quello che mi passa per la testa, quello che sento, come sto, di cosa ho bisogno. In primis perchè sono molto riservata, e non mi piace parlare di me, soprattutto riguardo cose “private”, ma probabilmente anche perchè a ogni definizione potrebbe corrispondere una specificazione da farsi o una sua contraddizione, a ogni sensazione il suo esatto contrario, a ogni punto di luce un lato in ombra.
C'è un'Agnese socievole, allegra, ironica (molto sottilmente, okaaaay ;) e solare e una più solitaria, silenziosa, inquieta e riservata.
Le persone che mi conoscono bene ormai sono abituate a questa mia somiglianza con un certo dott. Jekyll e quindi non si stupiscono più quando cambio umore tre volte in una mattinata (potevo forse non essere anche incredibilmente lunatica? :D), ma a volte è pesante anche per me, ogni tanto avere un po' più di chiarezza in testa riguardo se stessi non penso sia cosa proprio sconsigliabile ;)

Questi biscotti nascono in un pomeriggio in cui ascoltavo “Every me and every you” dei Placebo mentre sfogliavo un libro di cucina (strano, vero?), alla ricerca di un biscottino per la colazione dell'indomani. Ho visto dei biscotti con la farina di mais e mi sono soffermata a leggere la ricetta, rapita da quel giallo sfacciato.
In effetti, erano un po' troppo gialli. E poi nessun aroma, nessun sottofondo particolarmente interessante... i sapori “piatti” non mi entusiasmano particolarmente (troppo semplici da definire, forse? ;). Così passo oltre, alla ricerca di qualche altra ricetta che m'ispirasse maggiormente.
Dopo poco la farina di mais salta di nuovo fuori, come un pop up nella mia testa.
Va bene, che farina di mais fosse, allora. Ritorno sulla pagina dei biscotti “incriminati”, do una letta alla ricetta, chiudo il libro e apro la dispensa, mia musa ispiratrice.

Dopo poco stavo impastando quelli che posso definire “i miei biscotti”.
Perchè un po' mi somigliano, in fondo.
Un'aria innocente, con quella cupoletta così tonda, con il loro giallo ridente. Ma poi, s'iniziano a notare dei puntini neri. Non ci si bada molto, pensi a una farina integrale, magari. Quando ne assaggi uno, però, un treno stride sui tuoi binari.
Caffè.
Mais e caffè, luce e ombra, dolce e amaro.
Sono dei biscotti ruvidi (la grana della farina di mais è molto meno fine di quella della normale farina), croccanti. Li assaggi e ti mettono in difficoltà: da una parte il mais, così chiaro e luminoso, anche nel sapore, dall'altra parte il caffè, amaro, tostato, nero e puro.
L'illuminazione mi è venuta così, sulle ultime note di quella canzone che parla proprio di personalità contrastanti fra loro.
Questo biscotto mi si addice molto. Adoro i sapori decisi, vibranti, ma che hanno un che di ambiguo. Certo, aggiungendo il caffè ho giocato sporco, sapevo che mi sarebbero piaciuti. Li ho già rifatti due volte, e continuano a convincermi.
Sapori così diversi fra loro, difficili da immaginare insieme, ma che quando assaggi prima ti colpiscono, poi t'incuriosiscono, t'intrigano e infine ti conquistano.



BISCOTTI CON FARINA DI MAIS E CAFFE'

  • INGREDIENTI

150 g di farina di mais
70 g di farina bianca 00
110 g di zucchero
2 uova
40 g di burro
un cucchiaino e mezzo di caffè (non liofilizzato)
2 g di ammoniaca per dolci

  • PREPARAZIONE

Preriscalda il forno a 180°C.
Metti tutti gli ingredienti nel mixer, azionalo e fai impastare finchè non si sia formata una “palla” dall'aspetto omogeneo. Con la pasta ottenuta forma tante palline della grandezza di una noce, ordinale su una placca foderata di carta di forno schiacciandole leggermente.
Inforna e lascia cuocere i biscotti finchè non saranno sodi (tocca quello al centro), con una bella cupola dorata (indicativamente, 10 minuti).

Ottimi con una tazza di latte freddo, giusto per restare in tema di contrasti ;)