domenica 25 agosto 2013

Gelo di Mellone e cocco, prima che sia troppo tardi.

Mi piace quel momento di agosto in cui inizi a sentire freddo. Quando è bello continuare a uscire con gambe e braccia nude per poi rabbrividire al tocco del vento notturno, quando stacchi dal lavoro e ti fermi in riva al lago a godere del silenzio, di qualche parola fra amici, di una sigaretta, dei lampi che illuminano la sponda opposta.
Il Sole continua a scaldare, ma non incendia più, anche a mezzogiorno la luce è più clemente, puoi andare a correre senza che l'asfalto sembri sabbia mobile, senza che ti si fossilizzino i polmoni; la Golden Hour si ammorbidisce, inizia a virare verso il porpora, abbandonando quell'oro incredibile che è colato, ogni giorno da giugno, verso le diciotto, sui tetti, sulle strade, sul lago, sulla pelle.
Ieri sera un temporale ha svuotato la città, ora, mentre scrivo, fra me e la tastiera c'è una mug di caffè americano bollente, come non accadeva dal almeno tre mesi. Oltrepasso con lo sguardo il vetro delle finestre, lo lascio vagare per un po' nel cielo nuovamente azzurro, e poi arrivo a sfiorare le nubi che ancora incupiscono l'orizzonte. Penso che dovrei prendere una felpa o, almeno, chiudere le finestre.
Ma mi piace quel momento di agosto in cui inizi a sentire freddo, mi piace la malinconia dell'estate che accenna il suo ritiro, quel senso di incompiuto che rimane, le infinite possibilità irrealizzate, l'affacciarsi dell'autunno incerto su ciò che è accaduto, cosa ne rimarrà, cosa ne sarà.

[Lo so, avevate bisogno di una botta di allegria, stamattina.]

Prima che le angurie spariscano dalla circolazione, dunque, eccovi il gelo dell'estate 2013 [qui quello dell'estate 2012 e qui quello dell'inverno 2013]. Per chi non lo sapesse, il gelo è un dolce al cucchiaio di origini siciliane. La tradizione lo prepara di anguria [o mellone, anzi, Mellone, come piace alla mia Ombrella], ma ne esistono varianti di ogni genere: di agrumi, di cannella, di caffè, ad esempio. Estremamente semplice e versatile, per prepararlo occorre solo un po' di fecola [o amido] e di zucchero.
Sulla scia della mia neonata passione per il cocco, ho deciso di lasciarne cadere un po' anche in questa ricetta, dopo aver appurato che l'abbinamento cocco + anguria fosse favoloso. Se avete una tavoletta di cioccolato fondente a portata di mano, qualche scaglia in superficie potrebbe essere decisamente una buona idea.


GELO DI MELLONE E COCCO [4-6 persone]

Ingredienti
1 l di succo di anguria [anguria privata dei semi e frullata]
100 g di zucchero [a seconda del grado di maturazione, potete arrivare a 120, o diminuire a 80, o omettere -nell'ultimo caso, però, la densità ne risentirà un po'-]
90 g di amido/fecola di patate

facoltativi: cannella e cioccolato fondente

100 g di cocco rapè
300 ml di acqua
zucchero a piacere
30 g di amido/fecola

Procedimento
In un pentolino, versate il cocco e lasciare che assorba l'acqua. Aggiungete lo zucchero e l'amido/fecola. Cuocete finché non si raddensa [rimarrà piuttosto solido]. Dividetelo sul fondo dei bicchierini e lasciatelo rapprendere.

In un altro pentolino, sciogliete l'addensante in poco succo di anguria. Quando non ci saranno più grumi, aggiungete il restante succo e lo zucchero. Cuocete a fuoco non troppo vivace, mescolando, finché non si sarà addensato. Versare poi sulla base al cocco.


venerdì 16 agosto 2013

Olive nere, feta e limone | I luoghi

A volte, mi mancano i luoghi.
In questo agosto lacustre, penso spesso alla Grecia. Mi mancano i suoi colori -quel blu accecante, quell'inviolabile bianco-, i suoi odori -il sale, il legno delle barche al porto, l'umidità nelle strade pietrose e strette all'alba-, il suo vento senza tregua, il mare inevitabile come solo sulle piccole isole sa essere, che si gonfia e invade le terrazze dei ristoranti, che abbraccia le spiagge, calmo, di notte, che ti inghiotte lo sguardo.

Che la cucina sia evocazione -di memorie, di emozioni, di sensazioni- è risaputo. Oggi volevo tornare un po' là, a vagare fra i mille gatti che popolano quei frammenti di terra in mezzo al mare, là, su quel balconcino dove cenavamo, mordendo pomodori e spezzettando feta, mentre il tramonto, indescrivibile, moriva oltre l'orizzonte. 

Della Grecia mi ricordo l'intensità netta dei sapori e dei colori, ed è quella che ho cercato di ricreare oggi a pranzo. 
Il salato si vede raramente, fra queste pagine. Forse perché mi sembra assurdo, quando ormai tutti sono già a tavola, armati di forchette, afferrare la reflex e insorgere con un: "Fermi tutti! Devo fotografare i vostri spaghetti per il blog." Forse perché il salato, quella faccenda di forchette e coltelli, di pepi macinati e di padelle sul fuoco, ha più a che fare con la quotidianità e, spesso, la quotidianità viene trascurata, sottovalutata. Forse perché con il dolce è più semplice ottenere l'approvazione degli altri.
Qualunque sia il motivo, oggi non solo vi posto un piatto di pasta, ma scrivo anche il post il giorno stesso della preparazione -senza far passare quei 2 o 3 mesi canonici.
Il fatto è che questa pasta era troppo buona per non afferrare la Canon e scattare -noterete, infatti, lo styling accurato e premeditato. Pasta integrale al dente, olive nere ridotte a tapenade velocemente, con la lama del coltello, feta sbriciolata, zeste di limone grattata all'ultimo. In particolare, il limone con le olive se la passa benissimo, togliendo loro un po' di quel sapore burbero e complicato che le contraddistingue, inoltre, crea un intrigante gioco di acido-aspro con la feta: insomma, non solo rinfresca, ma rende anche il piatto di gran lunga più interessante.
Questa pasta è anche una goduria da preparare: dal tritare le olive al coltello, con quel suono ipnotico che producono lama e tagliere insieme, allo sbriciolare la feta con le dita, al grattare il limone e sentire il suo profumo sprigionarsi. 


FUSILLI INTEGRALI CON TAPENADE DI OLIVE NERE, FETA E LIMONE

Ingredienti [per 1]
x g di pasta, il formato che preferite
5-10 olive nere
30-50 g di feta
un limone non trattato
olio evo

*quantità di pasta a vostra discrezione, non sono io a dovervi dire quando il piatto è abbastanza pieno; di conseguenza, regolate le quantità degli altri ingredienti

Procedimento
Cuocete la pasta mantenendola al dente. Intanto, tritate le olive con un coltello.
Quando la pasta è pronta, conditela con la tapenade, la feta sbriciolata e un po' di zeste grattuggiata al momento. Giro d'olio a piacimento.

martedì 13 agosto 2013

Coconut and lime cake | I see humans but no humanity.


Fra uno schiaffo e un'indelicatezza si sopporta meglio lo schiaffo.
Emil Cioran        


Mi chiedo che dispendio energetico abbia, per una persona, la gentilezza. Perché, a volte, sembra costare davvero molto.
Credo che essere gentili non sia una caratteristica a sé, ma una semplice conseguenza dell'essere umani.
Che, poi, la vita è molto più leggera, quando non ci si rapporta con gli altri armati di spade, pronti ad affondare il colpo al primo cenno. Eppure, a quanto pare, questa umana gentilezza rimane rarissima.
Sto cercando di diventare impermeabile a questa pioggia acida di mancate attenzioni, che corrode la pelle e inaridisce i capelli. La sensibilità è qualcosa di prezioso, e, come tale, va protetta, al costo di seppellirla sotto una coltre di ghiaccio.
Io sono stanca di stare male per gli altri. [Io sono stanca di stare male. Punto.]

Certo, qualche fenditura, ben nascosta, bisogna lasciarla. Magari per cogliere le parole di qualcuno che, quando rientri dopo il lavoro, stanca e nervosa, ti dice: "Davvero buona questa torta. Complimenti."


Oggi fa caldino, eppure questa ricetta voglio postarvela, così, magari, ne approfittate al primo temporale estivo.
Ho sempre detestato il cocco, forse perché lo collegavo ai venditori urlanti che facevano su e giù dalle spiagge della Riviera, che frequentavo da piccola, forse perché il gelato al cocco del 99% delle gelaterie è nauseante, forse per quella sbronza a base di piña colada di un tot di anni fa, finita non proprio nei migliori dei modi.
Ho sempre detestato il cocco, infatti quest'estate sto recuperando tutto quello che non ho mangiato durante il resto della mia vita. Prima o poi scoprirò un abbinamento vincente per cui metterlo anche sulla pasta, allora sarà la fine. Per ora mi limito a yogurt, gelati, frutta, frullati, geli [ne riparliamo fra un po' ;) ], ghiaccioli, fette biscottate, pane, il classico curry... e torte, ovviamente.
Per questa specie di plum-cake ho utilizzato il latte di cocco, che ho scoperto essere perfetto per rendere l'impasto soffice, morbido e leggero [è l'unico grasso utilizzato, infatti], un po' di cocco disidratato, la scorza e il succo di tre lime: l'abbinamento è fra i più congeniali e rende questo cake perfetto per l'estate.
Ad intensificare ancor di più l'aroma di lime, uno sciroppo lasciato penetrare nell'impasto dopo la cottura, che ne garantisce anche la giusta umidità, mantenendolo perfetto per qualche giorno.
Ah, ve l'ho detto che non ci sono uova? ;)


COCONUT AND LIME CAKE

Ingredienti
350 g di latte di cocco [lasciate la lattina in frigorifero per una notte, prima di preparare il cake]
70 g di cocco disidratato
160 g di zucchero + 70 g per lo sciroppo
250 g di farina bianca 00
8 g di lievito per dolci
3 lime
1 limone
vaniglia [facoltativa]

Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°C.
Grattate la scorza e spremete gli agrumi. Con uno sbattitore, montate il latte di cocco [che si sarà rassodato] con lo zucchero. Aggiungete 2/3 della scorze ottenute e 1/2 del succo, il cocco disidratato, l'eventuale vaniglia, la farina e il lievito [meglio se setacciati].
Versate il composto nello stampo che preferite [reso antiaderente da carta forno o burro+farina, nel caso non lo sia già] e infornate per circa mezz'ora.

Mentre il cake cuoce, preparate lo sciroppo versando il succo [misurate che siano almeno 100 ml, nel caso non fosse sufficiente, spremete un altro lime, oppure colmate la differenza con dell'acqua, a vostro rischio e pericolo] e la scorza rimasti, insieme ai 70 g di zucchero, in un pentolino. Fate andare a fuoco dolce finché non si raddenserà.


Una volta pronto il cake, armatevi di pazienza e di uno stuzzicadenti, perché dovrete bucherellarlo tutto. Quando avete sfogato tutti le vostre frustrazioni trafiggendolo, versatevi sopra lo sciroppo. Lasciate assorbire e raffreddare [se volete, cospargete la superficie con un po' di cocco disidratato].
Secondo me, è più buono se lo tenete in frigorifero [coperto, per non farlo seccare].


venerdì 9 agosto 2013

Thumbprints | You do it to yourself you do, and that`s what really hurts.

Fuori, l'aria è fresca, stamattina. Ho fatto colazione seduta, schiena contro il muro, sul balcone: anguria, albicocche, mirtilli. In mezzo a tanto bianco e nero, ho bisogno di colore per sentire il sangue muoversi nelle vene. Come ogni agosto, sono a casa da sola: ho improvvisato un letto in sala, dormo sul pavimento, e mai avrei immaginato che potesse essere tanto comodo. Mi addormento guardando film, lascio le finestre aperte.
Oggi è tutto calmo, i rumori sono lievi, l'aria mossa, ma leggera. Potrei, ma so che non è questo il luogo per raccontare dei temporali passati. Ognuno, poi, ha i suoi, di temporali: i miei, preferisco osservarli da sola, sulla riva deserta del lago furioso, con i lampi a incendiare l'orizzonte tetro e i tuoni a squarciare il cielo, i capelli frustati dal vento.

Fra tutte le ricette che avrei potuto postare, oggi biscotti. E sono dei biscotti nati da un avanzo di frolla alle mandorle utilizzata per una crostata: nulla di speciale, nulla di eclatante, insomma -ma chiamali "thumbprints", anziché biscotti, e cambia tutto. Oggi va così, oggi rimaniamo sul semplice.
A volte, semplificare è l'unica via per salvarsi dalle complessità.


THUMBPRINTS ALLE MANDORLE, CON CONFETTURA DI ALBICOCCHE

Ingredienti

La vostra frolla preferita*, con 1/3 della farina sostituita da farina di mandorle
Confettura di albicocche

*aromatizzata con un po' di scorza di agrumi e un po' di vaniglia, magari ;)

Procedimento

Preparate la pasta frolla mescolando, prima, le farine con il burro, e, poi, aggiungendo tutti gli altri ingredienti. Impastate velocemente e lasciate in frigorifero a riposare per almeno mezz'ora.

Formate delle palline leggermente schiacciate con le mani e ordinatele su una placca da forno. Con le dita, o con il retro di un cucchiaio di legno, create dei solchi sulle sommità e con un cucchiaino riempiteli di confettura.

Lasciate raffreddare in freezer per altri 10-20 minuti [facoltativo, ma vivamente consigliato qualora ci fossero i soliti 45°C di agosto]. Nel frattempo, preriscaldate il forno a 180°C.

Infornate per 10-15 minuti: controllate il colore.