Un lunedì mattina, in pieno hangover causa festa della sera precedente, carichi la tua macchina con quasi tutto quello che è tuo [libri, qualche vestito, molti ricordi, valigie intere di fame di futuro] e parti. Guidi per trecento chilometri cantando le canzoni di mezzo iPod, fra picchi di entusiasmo e minuti di grigia malinconia, con gli occhiali da sole, nonostante il cielo nuvoloso, e il maglione più sformato che possiedi addosso.
Arrivi. Scarichi la macchina. Perlustri il tuo appartamentino. Apri i cassetti in cucina. Ti sciacqui la faccia in bagno. Sali in camera tua. Ti chiudi la porta alle spalle. E scoppi a ridere.
Perché sei sola. Perché quella stanza è tua.
Togli giusto le camicie dalla valigia, così non si stropicciano troppo. Liberi i libri e li impili tutti di fianco al comodino. Respiri un po'. Ed esci, impaziente di innamorarti della città.
Il nuovo capitolo è iniziato.
La mia stanza è minuscola. Ha il parquet. Il letto è matrimoniale, di fianco a me, di solito, dormono PC, libri e quaderni. La finestra lascia entrare la giusta dose di luce al mattino. Di sera rimango affacciata a prendere freddo e a fumare sigarette, rischiando di essere beccata dalla padrona di casa, che non vuole si fumi nei suoi appartamenti. Ogni tanto passa qualche treno, che sferraglia sui binari del paese vicino.
Fuori è tutta ansiogena pianura, a perdita d'occhio. Di giorno sembra quasi sempre un mare di nebbia dal quale, di tanto in tanto, emergono file calligrafiche di alberi neri. Di notte, quell'orizzonte immobile è rischiarato dalle luci della centrale elettrica.
In cucina ho una macchinetta del caffè che minaccia già di scioperare causa sfruttamento eccessivo.
Al mattino improvviso outfits da persona seria arrampicandomi su una sedia, perché non ho uno specchio a figura intera. Percorro i dieci minuti di tangenziale che mi separano dall'ufficio con il volume dello stereo al massimo, per svegliare le idee. Di sera, sfrutto il traffico per godermi la radio, e stiracchiarmi sul sedile. In pausa pranzo faccio su e giù per i corsi principali, per ossigenare muscoli e cervello. Oppure mi perdo nel labirinto di viuzze che ramificano dal centro di Modena. In dieci giorni ho visto due mostre fotografiche. Sono iscritta in biblioteca. Mi sono persa non so quante volte, alla ricerca di un supermercato, di questa o di quella via, dell'uscita giusta in tangenziale, della stazione ferroviaria, di un parcheggio non a pagamento, di un bar con free-wifi. Ho letto pagine economiche di quotidiani e chiacchierato di drammaturgia in pausa caffè. Ho cenato con barattoli da 500 g di yogurt, in mutande e maglietta, mentre guardavo una serie televisiva a letto. Mi sono cambiata in auto, passando da skinny bordeaux e converse, a collant, vestito e tacchi. Ho salutato qualcuno a un binario, dopo avergli rubato il maglione. Paolo Rossi mi è passato di fianco in centro e io, anziché riconoscerlo, mi sono chiesta "Ma questo cos'ha da guardarmi, ci conosciamo?". Sto imparando un lavoro. Sto imparando.
Più o meno, nelle ultime settimane è successo questo.
E' solo l'inizio. Nel bene e nel male.
Mi manca giusto una connessione internet a casa, ma posso sopravvivere.
Ovviamente, vivendo da sola, non ho quasi mai occasione di cucinare qualcosa di elaborato.
Ripescando dall'archivio, eccovi un dolce che qualche settimana fa vi avevo mostrato su Facebook.
Si tratta di un gelo di arancia, ispirato al suo gemello estivo, di qualche mese fa.
Il procedimento è semplicissimo e il risultato è ultra-light, ma anche molto soddisfacente, grazie alle scaglie di cioccolato [rigorosamente extra-dark], la dolcezza delle arance in questa stagione e l'aroma di cannella.
Eccovi la ricetta. (:
GELO DI ARANCIA CON CIOCCOLATO FONDENTE
Ingredienti
500 ml di spremuta d'arancia
100 ml di acqua
100 g di zucchero [io l'ho omesso, ma va un po' a gusti: potete anche aumentare la dose, magari fino a 200 g]
50 g di maizena
cannella macinata [facoltativa]
cioccolato fondente [dal 70% in su]
Procedimento
Scaldare in un pentolino abbastanza capiente 1/3 del liquido totale [spremuta + acqua]. Sciogliervi lo zucchero e la maizena. Aggiungere i liquidi restanti e la cannella. Cuocere finché il composto non si sia raddensato, come una sorta di budino.
Dividere negli stampi singoli e lasciar raffreddare per 3-4 ore.
Spolverare con scaglie di cioccolato fondente.
Spero di riuscire ad aggiornare di nuovo presto.
Per il momento vi auguro un buon finesettimana, alla prossima. (:





