martedì 26 novembre 2013

FunFood | 24 novembre 2013

Un paio di settimane fa, verso le otto di sera, ero appena uscita dalla doccia: con una mano mi stavo infilando i collant, mentre con l'altra brandivo il phon e mi asciugavo i capelli. Ovviamente, ero in ritardo [nella stanza a fianco stava per iniziare una festa di compleanno].
Fra una calza e un ciuffo di capelli, il cellulare che squilla. Lancio il phon sul letto, attraverso la camera da letto saltellando, con i collant alle ginocchia, prendo il cellulare e rispondo con un brillantissimo - e per nulla trafelato - : Pronto?
Dall'altra parte, c'è Vania.
Ha trovato il mio blog, le piace, trova belle le foto, interessante quello che scrivo, vuole chiedermi la disponibilità a cucinare per un evento dedicato ai bambin... come?
Mi siedo sul letto.
Faccio mentalmente due conti: una settimana per organizzare tutto, l'assaggiatore più grande avrà quattro anni, il menù si basa su questa pasta... aspetta che me la segno, che poi la googlo, dove scrivo, uno scontrino, perfetto... piatti sani, genitori e figli, ah, c'è anche il tè Lov Organic, questo lo conosco, mi piace, linea di prodotti per l'infanzia, ma io che ne so?, vabbè, Google avrà le risposte anche per quelli... uhm, uhm... una settimana, bambini... no, non ci penso proprio.
- Perfetto! Allora ci vediamo lunedì per parlarne! Buona serata, Vania.
Chiudo la telefonata, mi guardo allo specchio. Adesso ti ci voglio vedere, mi dico.

Lunedì mattina, mi presento da Nina, al 67 della S.S. del Sempione di Castelletto Ticino.
Lo spazio mi piace moltissimo: luminoso, in bianco e grigio minimalista, con un'interessante selezione di brand e prodotti: si va dall'abbigliamento, a borse e calzature, fino ai barattoli colorati del tè Lov Organic, e ai da me temuti "prodotti per l'infanzia".
Osservo tutto, decido che m'incuriosisce.
Monia [la partner in crime di Vania] e Vania iniziamo a raccontarmi l'evento del 24. Tutto parte da questa nuova linea ideata dal pastificio Rustichella d'Abruzzo, "ZeroTre", dedicata, appunto, ai più piccoli. 100% bio, grano duro, trafile in bronzo ed essicazione lenta, mi piace. Anche il packaging è carino.
Dalla pasta passiamo al menù, che deve essere ideato sul modello della dieta mediterranea, sano e vegetariano. Sicuramente, il gusto non può mancare, perché lo assaggeranno anche gli adulti: la sfida, infatti, è quella di proporre un'alimentazione adatta ai bambini, ma che non complichi la vita ai genitori, piatti che possano soddisfare tutta la famiglia, così da risparmiare tempo ed energie, insomma.
Dopo molte riflessioni [e molti "Agnese, ai bambini non puoi dare i broccoli, nonostante per te siano le verdure più buone del mondo", fra me e me], siamo giunte a delineare quattro piatti*:

- Crema di piselli con l'alfabeto di pasta
- Pennette con zucca e parmigiano [gratinate al forno, così da strizzare l'occhio al palato degli adulti]
- Pennette con pesto di spinaci e stracchino morbido
- Pennette con ragù di verdure

Risolta la questione menù, siamo passate a discutere lo styling per la tavola e il negozio. E qui sono entrati in gioco dei set da pranzo baby-size dei quali nemmeno immaginavo l'esistenza: piatti termici, posate ergonomiche, stoviglie antiscivolo. Ciò che mi ha colpita maggiormente, però, è stato il design di questi prodotti: Suavinex e Quaranta Settimane sono riusciti a creare oggetti pratici, ma anche piacevoli alla vista, fattore per nulla scontato quando si tratta di infanzia.

Sono tornata in auto vagamente stordita, con mille idee per la testa e il bagagliaio colmo di pastasciutta in miniatura.

La settimana è trascorsa in una sorta di calma apparente, mentre, da dietro il banco dell'erboristeria dove lavoro, riflettevo su quale verdura fosse più adatta per la vellutata, o su quanti biscotti avrei dovuto preparare. Intanto, setacciavo i siti delle aziende con le quali stavo lavorando, sempre stupita di come un mondo così lontano da me potesse, in un qualche oscuro modo, incuriosirmi.

Sabato, mi sono svegliata prima dell'alba. Ho atteso che il Sole sorgesse per fotografare questa cheesecake [presto su Food Therapy], ho fatto colazione con Marta - fedele assistente delle mie ansie da prestazione e assaggiatrice ufficiale - e ho iniziato a cucinare.
Una padella dopo l'altra, il pranzo prendeva forma. E se, da una parte, c'erano nervosismo e stanchezza, dall'altra c'era l'entusiasmo per ogni assaggio che otteneva una risposta positiva da parte di Marta e familiari.
Ho preparato tre torte di mele, in cerca della migliore. Abbiamo impacchettato non so quanti biscotti alla nocciola [mi sono sentita dire "Questa tua creatività mi sorprende!" mentre stampavo la scritta "FunFood" sulla frolla, pinzavo nastrini, ritagliavo bambine bionde dalle scatole della pasta; in effetti, ha stupito anche me].
Ho pulito definitivamente la cucina attorno alle due del mattino, ma c'era ancora tempo per la crisi peggiore di tutte, quella del: "Cosa mi metto domani?".
Una giornata infinita. Teglie dovunque. Nastrini a pois in testa, a mo' di coroncine.

Il mattino dopo, alle 6 ero già sveglia, saltellante per casa intenta a controllare, per l'ennesima volta, ogni portata.
Sono arrivata in negozio e Vania e Monia erano già alle prese con l'allestimento.
Mezzogiorno è arrivato in un lampo, portando con sé i bambini.

La macchina fotografica, in questi casi, diventa la mia migliore amica.
Mi permette di entrare in confidenza con l'ambiente, la persona, l'oggetto, indirettamente, per gradi. Mentre bilancio il bianco, una bambina, di fianco a me, gioca con la pasta. Sono così piccoli, e corrono, gattonano, saltano, giocano. Li studio attraverso l'obiettivo. Metto a fuoco i loro occhi. Osservo le madri, i loro gesti, mi chiedo come si diventi così.
Lascio la reflex solo per portare in tavola i piatti. Appoggio le pirofile sui sottopentola a forma di nuvola e torno nel retro, a scaldare la portata seguente. Quando tutti stanno mangiando, mi decido a rimanere per più di trenta secondi in sala. Mi avvicino titubante a un tavolo.
- Com'è? 
Piace. I bambini mangiano. I genitori gustano e mi chiedono le ricette.
Quasi non ci credo.

Serviamo la torta di mele con il tè, e ne approfitto per raccontare un po' di Food Therapy. E' sempre così impressionante uscire dal web, parlare con la propria voce, anziché scrivere. Cercare di sostenere i complimenti, che sono vitali, ma così difficili da accettare.

Il momento più bello, di questi eventi, è quando risalgo in auto, e mi arrendo all'euforia della soddisfazione. Domenica, fuori da Nina, c'era un bellissimo cielo autunnale, puro azzurro e Sole accecante.












CacaoTime Magazine






Thanks to

Moine e Versetti [Nina] facebook | blog
Rustichella d'Abruzzo facebook sito
Suavinex facebook sito
Quaranta Settimane facebook | sito


*Le ricette? Presto su queste pagine. Questo post era già abbastanza lungo. (;

Tutte le foto le trovate sulla pagina Facebook di Food Therapy

La Grande Bellezza.

[Avrei decine di ricette da pubblicare, ma la Bellezza è più urgente.]

Attorno all'una del mattino, con zero gradi nell'aria, stavamo inchiodate di fronte al lago, a respirare la Meraviglia, completamente regalata, di una Luna che sorgeva, da dietro le montagne nere, allungando una striscia di luce sull'acqua.
Certi spettacoli sono talmente casuali - è bastato buttare l'occhio alla riva opposta, mentre tornavamo a casa, un gesto da nulla, scorgere uno triangolo arancione, un minuscolo indizio di ciò che stava per accadere -, certe bellezze sono talmente grandi, da riempire di senso non solo la giornata - per quanto positiva possa già esser stata -, ma l'esistenza tutta.
Io, ogni volta che posso godere di un po' di Vera Bellezza, ho un po' più voglia di vivere. Non che di solito non ne abbia, anzi [santa voglia di vivere], ma a volte si ha bisogno di un po' di stupore rinvigorente.
Cercavo motivazione, forse l'ho trovata. Mi pare che la Realtà, in questi giorni, stia facendo di tutto per farmi capire quale sia l'obiettivo dal quale non devo mai distogliere lo sguardo.
Ieri sera, fra le decine di film che attendono che io li guardi, ho scelto "La Grande Bellezza". Non ricordo altro film che mi abbia commossa a tal punto senza avere qualche connessione con certe mie vicende personali.
[Non ne parlo, ma, vi prego, guardatelo. Non è un film senza trama, non è un film su Roma, non è un film fine a se stesso, capace solo di raccontare la finitezza e la dissolutezza umane, senza offrire spunti,  come spesso si è detto.]

Solo una cosa so di voler fare nella mia vita: trovare la Grande Bellezza.
Tutto il resto, è solo un mezzo.

[Consapevole del fatto che nessuna Bellezza, per quanto grande, sarà mai definitiva. Ma è questo che salva, non poter mai avere l'assoluta certezza di essere arrivati, non potersi mai concedere il rischio di perdersi una Bellezza più grande.]



Si ringrazia Marta Rizzato per la consulenza tecnica.

sabato 23 novembre 2013

Curry di verdure al limone.

Ogni tanto scrivo per puro bisogno di qualcosa da fare.
Oggi, alle 1.01, ho bisogno di qualcosa da fare.

Ho lavorato fino alle 21, poi sono andata in palestra.
Il più delle volte corro contando i km e le calorie bruciate. Di tanto in tanto, mi capita di correre finché non mi chiedono di scendere dal tapis roulant, perché devono chiudere.
Certe sere rido di me, mentre osservo il mio riflesso, affannato e sudato, nello specchio: correre per chilometri senza spostarsi di un metro, che follia, che cosa stupida e insensata.
[Poi, penso che, spesso, accade anche nella vita, come se fosse tutto un'immensa ruota per criceti.]
Sono una professionista delle fughe immaginarie, soprattutto quando devo sfuggire a me stessa. E la mia fantasia è talmente vivace che mi illude di riuscire a scappare correndo forsennatamente su un macchinario inchiodato a terra.
Corro da una vita, senza mai riuscire a seminarmi. Ci vuole del talento.

Ma direi che l'1.19 di venerdì sera [che, tecnicamente, sarebbe già sabato, ma è oggettivamente troppo presto per parlare già di domani, e poi domani ho troppo da fare, non so se voglio che arrivi, o, forse, sì, che arrivi, in fretta, e mi riempia dei suoi impegni e non mi lasci nemmeno un attimo di noia assassina] non è un orario consono a sviscerare un argomento già vagamente affrontato da scrittori e filosofi di giusto qualche secolo di civiltà umana.
Facciamo che vi racconto del curry di oggi, ché le spezie fanno decisamente meglio dell'esistenzialismo.

Da quando un mio carissimo amico, il biondo che avrà sempre un posto esclusivo nel mio cuore [sì, Lorenzo, sto parlando di te ♥], mi ha portata a pranzo in quel meraviglioso ristorantino thailandese a Soho [del quale, ça va sans dire, non ricordo il nome], ho sviluppato una leggera ossessione per il curry. Da allora ricerco la ricetta perfetta, collezionando miscele di ogni sfumatura e profumo.
Effettivamente, potrei inaugurare una nuova categoria di ricette, qui su Food Therapy, non so perché non mi sono mai fermata a fotografarne qualche versione.
Oggi, però, mi sono decisa - finalmente - a dedicare un post all'ennesimo piatto giallo di curcuma e speziato ai limiti della fusione delle papille.
L'idea di questo curry nasce dalla summa di altre versioni, c'è un po' del mio classico curry di verdure, un po' del curry di pollo di Luis, un po' del contorno al curry ideato da un talentuoso cuoco amico di Marta.
E un po' della mia mania di prendere tutte le spezie possibili, e infilarle nel wok.

Rimane molto fresco, il limone si bilancia magicamente col curry, che ne smorza l'acidità, in una salsa cremosa che s'infiltra nel basmati alla perfezione. Grassi? Praticamente zero.






CURRY DI VERDURE AL LIMONE 

Ingredienti [per tre]
verdure miste [io ho usato due carote, tre zucchine e un paio di manciate di fagiolini]
2 limoni piccoli [o uno grande]
1 cucchiaio di olio 

1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio abbondante di fecola di patate [o amido, o farina]


spezie e aromi: curry [quello normale, che trovate in qualsiasi supermercato], paprika, coriandolo, un paio di foglie d'alloro, cannella, noce moscata, semi di nigella, quello che vi capita sottomano

riso basmati per servire

Procedimento
Fate soffriggere lo spicchio d'aglio in camicia nell'olio. Aggiungete le carote a tocchetti, e togliete l'aglio. In successione, con un paio di minuti di differenza fra una verdura e l'altra, aggiungete i fagiolini e le zucchine, sempre tagliati in modo che abbiano, più o meno, la stessa dimensione.
Versate il succo dei limoni e acqua sufficiente a coprire le verdure. 

In una tazza, mescolate le spezie [abbondate col curry, per quanto riguarda le altre, invece, regolatevi secondo il vostro gusto], la fecola e l'acqua sufficiente a sciogliere quest'ultima. Aggiungete il tutto alle verdure.
Cuocete, aggiungendo altra acqua se necessario [ricordate che deve rimanere ben cremoso], finché le verdure non siano pronte, mantenendole comunque un po' croccanti. Servite con il riso.

+ quando sono in fase no carbs me lo preparo senza riso, è comunque ottimo
+ i più arditi, possono aggiungere un paio di cucchiai di cocco grattugiato: secondo me ci sta alla perfezione

+ potete aggiungere un cucchiaio di miele, per rendere il tutto un po' agrodolce











martedì 19 novembre 2013

Yogurt greco, kaki e pistacchi. | Il Sole di mezzanotte.

Novembre sembra insormontabile, quando stai cercando un lavoro che ti renda indipendente a tempo indeterminato e quando, mentre spargi curricula, senti confondersi i lineamenti, perdi di vista i tuoi confini e i tuoi limiti, dubiti delle tue capacità e dei tuoi desideri.
[A volte, ho la vaga impressione di complicarmi l'esistenza.]
In certi giorni di novembre non puoi che fotografare l'assenza di luce, ti arrendi, l'accetti, e ti lasci inglobare, assecondando le ombre con della stoffa nera.
Poi, inaspettatamente, tutto si rischiara, passata la mezzanotte, quando, anziché tornare a casa, inizi ad arrampicarti su per stradine annodate, con due amiche e la riproduzione casuale dell'iPod, alla ricerca della vista migliore per godere del lago di notte [la Bellezza salva sempre, o è il pretesto per salvarsi, quando non ci si arrende al bilancio della giornata e allora si spera che possa esserci dell'altro].
Rincorri un notturno e lo trovi punteggiato di luci. E ti lasci tirare su, quasi di peso, da qualcuno che ti racconta scorci di vita, dalle risate leggere, dai paesini deserti con i cancelli da scavalcare, dall'asfalto che, dopo la pioggia, riflette i lampioni gialli, dalla puntualità delle canzoni, dalla colata di smalto lucido e nero del lago, dall'arancione tondo dei kaki sugli alberi spogli.
[Certi entusiasmi notturni sono talmente regalati, liberi, che davvero ti chiedi che senso abbia ostinarsi a stare - farsi - male.]
C'è chi dipinge immagini destinate a divenire realtà, e chi cucina preludi di stupore.
Vi ho già detto quanto mi piacciono gli alberi di kaki?


La ricetta di oggi è davvero di una semplicità imbarazzante. Oltretutto, è velocissima da preparare, ideale quindi per un last minute.
La dolcezza di questo frutto-capolavoro ammorbidisce l'acido dello yogurt greco che, grazie alla sua compattezza, ben si presta a creare illusioni di mousse, golose e leggere. I pistacchi sono un vezzo cromatico che, in realtà, rivelano anche un vincente abbinamento.


YOGURT GRECO, KAKI E PISTACCHI

Ingredienti [per 4]
500 g di yogurt greco
2 + 1 cucchiaio di miele [se ha un sapore un po' intenso è meglio]
2 kaki
un cucchiaio di rum
un cucchiaino di estratto di vaniglia
pistacchi

Procedimento
Pulite i kaki, prelevatene la polpa e mettetela in un pentolino. Fate scaldare con un cucchiaio di miele e il rum, finché non si saranno disfatti.
Lavorate lo yogurt con il miele rimasto e l'estratto di vaniglia.
Componete i bicchierini versando, sul fondo, un cucchiaio di coulis di kaki, ricopritelo con lo yogurt, completate con altro coulis di kaki e con i pistacchi, tritali al coltello.


Cachi o kaki?
Ho cercato di togliermi questo atavico dubbio e, a quanto pare, entrambe le versioni sono corrette, sebbene sarebbe da preferire kaki, che richiama il nome latino Diòspyros Kaki.


sabato 16 novembre 2013

Speculoos. | Biciclette, fiori e cannella: Amsterdam.

[Post scritto cinque giorni fa, in partenza per Roma.]

L'ennesimo decollo. L'ennesimo post scritto sul retro di una carta d'imbarco.
Guardo la terra allontanarsi, il Parco del Ticino, il lungofiume dove camminavamo, scorgo casa.
A volte, è così semplice fuggire. Bruciarsi gli stipendi in km da percorrere è un ottimo anestetico, parlare una lingua straniera per qualche giorno un'efficace distrazione.
Mi sento come uno specchio frammentato, che riflette angoli di città e occhi di persone.
Ho trascorso l'ultimo mese sballottata da una parte all'altra dell'Europa, un po' per lavoro, un po' per innamoramenti [di ogni natura e per ogni forma di Bellezza, perché, è risaputo, "amore" racchiude una moltitudine di sentire diversi, non solo quello che, il più delle volte, finisce per incenerirsi col tempo, incendiato dall'attimo e consumato dalla vita].
Il vento tenace di oggi continua a frustare l'aereo, da una parte o dall'altra. Le nuvole sono avviluppate come tentacoli di piovra, gonfiate come palloncini candidi, pettinate in campi d'illusoria tranquillità.
Posso pensare che il vento del Mare del Nord mi abbia seguita -inseguita- fin qui, quel  vento di ghiaccio, che ci colpiva il viso impietosamente, senza lasciarci nemmeno un attimo di mite quiete, mentre attraversavamo Amsterdam, su e giù dai ponti, da un canale all'altro, cinque gradi e i fiori sui tetti dei battelli.
Di Amsterdam mi ricorderò i musei, le architetture lineari e ordinate, i pranzi a base di torte di mele, la tua felicità nel vedermi mangiare un panino. Tre giorni incredibilmente fitti, per riuscire a godere di tutto quello che la Venezia del Nord aveva da offrirci.
Prendetevi una giornata senza impegni e camminate dal centro al Jordaan [zona di ritrovo di artisti nel passato - Rembrandt vi trascorse gli ultimi anni di vita, la casa che abitò è, ovviamente, meta turistica per fanatici - e ora quartiere radical-chic, dove "hipster" è un eufemismo], adibite il caffè a scusa per entrare in ogni bakery [bisognerebbe avere uno stomaco infinito e un metabolismo da ghepardo per assaggiare ogni versione di speculoos, ogni brioche speziata, ogni fetta di pane nero affollata di semi e spalmata di sciroppo del Limburgo - una sorta di confettura, per quanto riguarda la consistenza, di mele e pere], perdetevi fra i mille negozietti di abbigliamento vintage o di designer esordienti, stupitevi della quantità inimmaginabile di biciclette che si trovano ovunque, fuori dalle case, ancorate ai ponti, all'uscita dei pub e, soprattutto, per strada. Ricordate: ad Amsterdam la precedenza è sempre data alla bicicletta, non ai pedoni, non alle auto, nemmeno ai tram: la bici domina.








Potrei iniziare a scrivere del Museo di Van Gogh e dello Stedelijk, ma credo finirei fra centomila battute. Sarei potuta rimanere dentro ciascuno dei due per giorni interi. Il Museo di Van Gogh è straordinario, per chiunque conosca -anche solo superficialmente come la sottoscritta- il pittore. Dettagliatissimo, interattivo, denso di opere, organizzato in modo che non sia mai affollato. Potete immergervi nel tormento di questo artista per ore intere. Uscirne frastornati, travolti dalla determinazione suicida di quest'uomo - perché di Van Gogh è impressionante proprio la determinazione, oltreumana, dolorante, senza quiete, riconoscibile in ogni pennellata, nel colore denso che rimane, frastagliato e crepato, aggrappato alla tela, nei mari e nei campi, nei cieli turbolenti e nelle fronde straziate dal vento.
D'altra parte, lo Stedelijk è un viaggio stupefacente nell'Arte Contemporanea, attraverso ogni mezzo artistico, fra quadri e installazioni, cortometraggi e neon. Necessita di almeno tre-quattro ore di visita, ma le merita tutte: il tempo trascorso fra le sale di questo museo non conta, sembra di venire assorbiti in una realtà parallela.
Io e la mia sindrome da innamoramento facile non siamo, ovviamente, rimaste indifferenti al fascino nordico di questa città, ma, stranamente, al contrario di Barcellona, di Roma, non ho pensato di trasferirmici. Forse per la sensazione di perfezione apparente che mi ha lasciato, come se, oltre l'onnipresente gusto estetico nella disposizione degli edifici, delle finestre, dei colori, ci sia un disordine di fondo, ben nascosto, latente. Ma forse sono io, che, caotica fino alla punta dei capelli, non riesco a fidarmi di ciò che è ordinato.
Mi è sembrata perfetta per una toccata e fuga, Amsterdam. Per un weekend in cui riempirsi gli occhi di Arte, dentro e fuori dai suoi musei, le narici di fiori, lo stomaco di cannella.














Da mangiatrice seriale di spezie quale sono, in valigia non potevo che infilare barattoli su barattoli di miscela per speculoos [che poi io la metta anche nello yogurt, al mattino, è un altro discorso]. Nemmeno due giorni a casa, e stavo già a sfornare [si sente che sono appena tornata da Roma?].
Da Amsterdam vi ho quindi portato la ricetta di questi favolosi biscotti, carpita chiacchierando con l'adorabile proprietaria di un café. Sono perfetti, croccanti fuori e più cedevoli all'interno, credo potrei mangiarne senza sosta.



SPECULOOS

Ingredienti
500 g di farina 00
400 g di cassonade [zucchero grezzo molto scuro e umido, potete sostituirlo con dello zucchero di canna]
20-30 g di misto di spezie per speculoos [cannella, chiodo di garofano, cardamomo, pepe bianco, noce moscata, zenzero]
330 g di burro fuso
1 uovo + 1 tuorlo
15 g di lievito per dolci
sale [due pizzichi]


Procedimento
Mescolate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Lasciate riposare in frigorifero per circa due ore.

Preriscaldate il forno a 180°C.

Stendete l'impasto in una sfoglia di circa 3 mm di spessore. Trasferitelo su una placca foderata di carta forno e infornate per 10-15 minuti [rimarrà ancora morbido, ed è giusto così, non lasciate che si scurisca]. Sfornate la sfoglia e ritagliate gli speculoos [4 cm x 2 cm, più o meno, vedete voi come vi vengono]. Lasciate raffreddare su una griglia, finché non si saranno rassodati.

lunedì 4 novembre 2013

Clafoutis di melanzane e pomodorini. | I am the bones you couldn’t break.

Se ho imparato una cosa, in questi pochi anni, è che creare comporta sempre un mutamento interiore, a prescindere dal risultato.
C'è questo grigio insostenibile, e io combatto la mia personale battaglia per conquistare il Sole nel modo a me più familiare: cucinando. A volte, bisogna tenersi in vita un po' da soli, e creare è il modo più immediato di r-esistere [e cucinare è, per me, il modo più immediato di creare].
La mia insofferenza ieri ha prodotto questo clafoutis di verdure, mi ha fatto guardare un film in lingua originale, leggere un libro, andare al lavoro, allenarmi per un'ora e mezza in palestra dopo aver staccato, programmare un oggi a base di mostre e cinema. E la vostra?



Per riportare indietro un po' di estate, si pescano dal frigorifero le ultime melanzane, qualche pomodorino sfuggito alla pasta del pranzo precedente e si inforna tutto, sommergendolo con una soffice pastella gialla. Qualche fogliolina di origano, timo e maggiorana e scaglie di pecorino, che si scioglieranno a contatto con la superficie calda, completano questa sorta di sformato, cremoso, ma consistente, ottimo a tutte le temperature. 
Ah, la ricetta è ispirata da questa meraviglia qui, della cara Ross [la ragazza ha appena pubblicato un libro, lo sapevate?]: ho semplicemente sostituito la panna con il latte, aggiunto un po' di pecorino, dei pomodorini e un po' di profumo verde. 



CLAFOUTIS DI MELANZANE E POMODORINI

Ingredienti
250 ml di latte [vegetale, nel caso siate intolleranti]
3 uova fresche
70 g di farina 00
30 g di pecorino + q.b. per la superficie
sale&pepe
aromi a scelta

una melanzana grande
6-7 pomodorini

olio evo q.b.
uno spicchio d'aglio

Procedimento
Lavate le melanzane e tagliatele a cubetti. Fatele appassire in padella con un filo d'olio e lo spicchio d'aglio schiacciato, in camicia [per non aggiungere troppi grassi, potete diluire l'olio con dell'acqua]. Salate a piacimento.

Preriscaldate il forno a 180°C.

Separate i tuorli dagli albumi. Mescolate i primi al latte, con la farina e il pecorino grattugiato, pepate.
Montate a neve i bianchi e incorporateli delicatamente agli altri ingredienti. 

In una pirofila, distribuite 1/3 delle melanzane [foderate con la carta forno, oppure ungete leggermente fondo e lati]. Ricoprite con la pastella e terminate con le melanzane rimaste. Affettate in quattro i pomodorini e disponeteli sulla superficie del clafoutis.
Infornate per 20-30 minuti. Quando è ben rassodato, sfornate e cospargete immediatamente la superficie con dell'altro pecorino. 
Prima di servire, aggiungete qualche erba aromatica [mettendole a crude eviterete la nota amarognola che acquistano in cottura].