sabato 16 novembre 2013

Speculoos. | Biciclette, fiori e cannella: Amsterdam.

[Post scritto cinque giorni fa, in partenza per Roma.]

L'ennesimo decollo. L'ennesimo post scritto sul retro di una carta d'imbarco.
Guardo la terra allontanarsi, il Parco del Ticino, il lungofiume dove camminavamo, scorgo casa.
A volte, è così semplice fuggire. Bruciarsi gli stipendi in km da percorrere è un ottimo anestetico, parlare una lingua straniera per qualche giorno un'efficace distrazione.
Mi sento come uno specchio frammentato, che riflette angoli di città e occhi di persone.
Ho trascorso l'ultimo mese sballottata da una parte all'altra dell'Europa, un po' per lavoro, un po' per innamoramenti [di ogni natura e per ogni forma di Bellezza, perché, è risaputo, "amore" racchiude una moltitudine di sentire diversi, non solo quello che, il più delle volte, finisce per incenerirsi col tempo, incendiato dall'attimo e consumato dalla vita].
Il vento tenace di oggi continua a frustare l'aereo, da una parte o dall'altra. Le nuvole sono avviluppate come tentacoli di piovra, gonfiate come palloncini candidi, pettinate in campi d'illusoria tranquillità.
Posso pensare che il vento del Mare del Nord mi abbia seguita -inseguita- fin qui, quel  vento di ghiaccio, che ci colpiva il viso impietosamente, senza lasciarci nemmeno un attimo di mite quiete, mentre attraversavamo Amsterdam, su e giù dai ponti, da un canale all'altro, cinque gradi e i fiori sui tetti dei battelli.
Di Amsterdam mi ricorderò i musei, le architetture lineari e ordinate, i pranzi a base di torte di mele, la tua felicità nel vedermi mangiare un panino. Tre giorni incredibilmente fitti, per riuscire a godere di tutto quello che la Venezia del Nord aveva da offrirci.
Prendetevi una giornata senza impegni e camminate dal centro al Jordaan [zona di ritrovo di artisti nel passato - Rembrandt vi trascorse gli ultimi anni di vita, la casa che abitò è, ovviamente, meta turistica per fanatici - e ora quartiere radical-chic, dove "hipster" è un eufemismo], adibite il caffè a scusa per entrare in ogni bakery [bisognerebbe avere uno stomaco infinito e un metabolismo da ghepardo per assaggiare ogni versione di speculoos, ogni brioche speziata, ogni fetta di pane nero affollata di semi e spalmata di sciroppo del Limburgo - una sorta di confettura, per quanto riguarda la consistenza, di mele e pere], perdetevi fra i mille negozietti di abbigliamento vintage o di designer esordienti, stupitevi della quantità inimmaginabile di biciclette che si trovano ovunque, fuori dalle case, ancorate ai ponti, all'uscita dei pub e, soprattutto, per strada. Ricordate: ad Amsterdam la precedenza è sempre data alla bicicletta, non ai pedoni, non alle auto, nemmeno ai tram: la bici domina.








Potrei iniziare a scrivere del Museo di Van Gogh e dello Stedelijk, ma credo finirei fra centomila battute. Sarei potuta rimanere dentro ciascuno dei due per giorni interi. Il Museo di Van Gogh è straordinario, per chiunque conosca -anche solo superficialmente come la sottoscritta- il pittore. Dettagliatissimo, interattivo, denso di opere, organizzato in modo che non sia mai affollato. Potete immergervi nel tormento di questo artista per ore intere. Uscirne frastornati, travolti dalla determinazione suicida di quest'uomo - perché di Van Gogh è impressionante proprio la determinazione, oltreumana, dolorante, senza quiete, riconoscibile in ogni pennellata, nel colore denso che rimane, frastagliato e crepato, aggrappato alla tela, nei mari e nei campi, nei cieli turbolenti e nelle fronde straziate dal vento.
D'altra parte, lo Stedelijk è un viaggio stupefacente nell'Arte Contemporanea, attraverso ogni mezzo artistico, fra quadri e installazioni, cortometraggi e neon. Necessita di almeno tre-quattro ore di visita, ma le merita tutte: il tempo trascorso fra le sale di questo museo non conta, sembra di venire assorbiti in una realtà parallela.
Io e la mia sindrome da innamoramento facile non siamo, ovviamente, rimaste indifferenti al fascino nordico di questa città, ma, stranamente, al contrario di Barcellona, di Roma, non ho pensato di trasferirmici. Forse per la sensazione di perfezione apparente che mi ha lasciato, come se, oltre l'onnipresente gusto estetico nella disposizione degli edifici, delle finestre, dei colori, ci sia un disordine di fondo, ben nascosto, latente. Ma forse sono io, che, caotica fino alla punta dei capelli, non riesco a fidarmi di ciò che è ordinato.
Mi è sembrata perfetta per una toccata e fuga, Amsterdam. Per un weekend in cui riempirsi gli occhi di Arte, dentro e fuori dai suoi musei, le narici di fiori, lo stomaco di cannella.














Da mangiatrice seriale di spezie quale sono, in valigia non potevo che infilare barattoli su barattoli di miscela per speculoos [che poi io la metta anche nello yogurt, al mattino, è un altro discorso]. Nemmeno due giorni a casa, e stavo già a sfornare [si sente che sono appena tornata da Roma?].
Da Amsterdam vi ho quindi portato la ricetta di questi favolosi biscotti, carpita chiacchierando con l'adorabile proprietaria di un café. Sono perfetti, croccanti fuori e più cedevoli all'interno, credo potrei mangiarne senza sosta.



SPECULOOS

Ingredienti
500 g di farina 00
400 g di cassonade [zucchero grezzo molto scuro e umido, potete sostituirlo con dello zucchero di canna]
20-30 g di misto di spezie per speculoos [cannella, chiodo di garofano, cardamomo, pepe bianco, noce moscata, zenzero]
330 g di burro fuso
1 uovo + 1 tuorlo
15 g di lievito per dolci
sale [due pizzichi]


Procedimento
Mescolate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Lasciate riposare in frigorifero per circa due ore.

Preriscaldate il forno a 180°C.

Stendete l'impasto in una sfoglia di circa 3 mm di spessore. Trasferitelo su una placca foderata di carta forno e infornate per 10-15 minuti [rimarrà ancora morbido, ed è giusto così, non lasciate che si scurisca]. Sfornate la sfoglia e ritagliate gli speculoos [4 cm x 2 cm, più o meno, vedete voi come vi vengono]. Lasciate raffreddare su una griglia, finché non si saranno rassodati.

8 commenti:

  1. Queste foto sono meravigliose. Ci sai fare, inutile aggiungere altro. Io non ne sapevo niente di questi speculoos, ma il nome mi fa ridere quindi devono per forza essere buoni. Dei biscotti con un nome così, vuoi che non lo siano? Musei, mi mancate. Non so nemmeno da quando non ne visito uno. Ad Amsterdam ho capito, ci devo andare assolutamente e al più presto. Così come a Praga, a Londra, a Berlino, a Barcellona, a Milano, a Roma, a Parigi (again per queste tre), a a a a a. Anche io amante delle spezie e dei té non riesco a farne a meno quando vado in vacanza. Devo comprarne chili.

    apity

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  2. Tesoro, grazie! <3
    Questi sono davvero il Paradiso di ogni amante della cannella. Fantastico su versioni light, ovviamente. Eretica sempre.

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  3. che cazzo di posto meraviglioso.

    (però mi piace che stai qui. vienivieni.)

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  4. Che meraviglia sono questi biscotti?????E poi altra cosa .....ma che figata e' Amsterdam????Mi hai fatto adorare l'ultimo posto sulla terra che avrei voluto visitare...........Credo che questi biscotti li rifaro'sai.......me ne sono innamorata......

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  5. mi manca la bici.
    dio come mi manca la bici.
    e voglio cannella come non ci fosse un domani. e van gogh, e.
    vabè.
    fff.
    voglio. voglio. voglio.

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  6. Ci devo andare, ci devo andare, ci devo andare.
    Alcuni viaggi non possono più aspettare, ci sono luoghi che bussano... e devi rispondere...
    Le bici le ho sempre trovate così poetiche, so che farei cento foto... :-)

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  7. Io tornerò su giovedì, ma grazie, perché con le tue parole, il tuo raccontare, la tua ricetta, mi ci hai già portato! Grazie
    Giu

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