Visualizzazione post con etichetta crostate ricotta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crostate ricotta. Mostra tutti i post

domenica 1 dicembre 2013

Passito, pere e cioccolato. | Ombretta Blasucci e gli ombromini.

Non saprei raccontarvi il primo ricordo che ho di Ombretta. Abbiamo trascorso mesi interi, quasi un anno, semplicemente a scriverci, prima da blog a blog, poi via mail: lettere virtuali e notturne, sospese in una sorta di dimensione onirica, illuminate da una sincerità limpidissima.
Ci siamo abbracciate, la prima volta, al binario della stazione di Modena: un concerto dei Baustelle era stato un'ottima scusa per incontrarci. L'Ombretta reale, in carne e ossa - due bellissime clavicole, ricordo-, rispecchiava perfettamente l'Ombretta virtuale: identica sensazione di "a parte", un universo parallelo con capelli biondo cenere e occhi che cambiano continuamente colore.
Ombretta è un'artista, secondo me, perché fa quello che, sempre secondo me, gli artisti fanno: generare mondi.
L'ho ritrovata a Roma, l'ho osservata disegnare per giorni interi.
Sgranocchia mele, spilucca mandorle, pianta foreste di broccoli romaneschi, fotografa, disegna, scrive, fa paradisiaci massaggi shiatsu [anche a domicilio, amici di Roma e dintorni!], dolorosamente benefichi, ti infila le dita fra le costole e ne estrae pezzi della tua mente, traduce le tue paranoie in romanaccio e nulla sembra invalicabile, è golosa di gomasio alle alghe e, se vi scrive alle sette del mattino, è molto probabile che debba ancora andare a dormire.
Ha un blog, ma la trovate anche su Facebook e su Instagram.

Tutto questo per presentarvela e per annunciarvi che, di tanto in tanto, compariranno degli ombromini su queste pagine.


Oggi non una, ma ben due ricette. Sono differenti, ma simili, declinazioni dello stesso abbinamento: Passito di Pantelleria + cioccolato + pere.
Il trio funziona divinamente bene insieme, come abbiamo avuto modo di sperimentare.

La prima è una crostata, dolce di compleanno per Giulia: la frolla è friabile e ha un sapore intenso di cacao, che viene addolcito dalle pere morbide e succose, mentre il Passito si percepisce nettamente nella crema e rende il tutto più profumato, intenso e alcolico [magari evitate di mangiare quella che avanza al posto dello yogurt a colazione, come abbiamo fatto noi].


CROSTATA AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Per Giulia.

Ingredienti

Per la frolla
460 g di farina 00
40 g di cacao amaro
180 g di zucchero grezzo di canna
180-200 g di burro [dipende dalla percentuale di grassi del vostro cacao, e dalla grandezza delle uova: se l'impasto risulta troppo asciutto, aggiungete i 20 g bonus]
2 uova intere + 1 tuorlo
un pizzico di sale
una punta di lievito per dolci

Per la crema al Passito
250 ml di Passito
250 ml di latte intero
3 tuorli
100 g di zucchero di grezzo di canna
1 bacca di vaniglia
un cucchiaio di fecola/maizena/amido

500 g di ricotta fresca

2-3 pere
cioccolato fondente

Procedimento
- Preparate la frolla
Impastate tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere una palla omogenea. Avvolgete nella pellicola l'impasto e mettete in frigo a meditare, per almeno mezz'ora.

- Pulite le pere e tagliatele a spicchi.
Se sono molto acerbe, cuocetele brevemente, finché non diventano morbide, al microonde o in un pentolino [con qualche cucchiaio d'acqua].

- Setacciate la ricotta, e aromatizzatela con i semini della bacca di vaniglia.

- Preparate la crema al Passito
Sbattete i tuorli con lo zucchero, senza farli diventare spumosi. Aggiungete la fecola, cercando di evitare che faccia grumi. Intanto, in un pentolino, scaldate il latte con la bacca di vaniglia svuotata, quando sfiora il bollore, versatelo, a filo, sui tuorli lavorati. Rimettete il tutto nel pentolino.
Aggiungete il Passito, e cuocete a fuoco dolce fino a rapprendimento della crema.
Unite crema e ricotta, mescolate bene, assaggiate per regolare di zucchero.
Trattenetevi dal mangiarla tutta.

- Montaggio [accendete il forno a 170°C]
Imburrate e inzuccherate uno stampo [o da crostata, o a cerniera].
Stendete la frolla fra due fogli di carta forno [dev'essere alta 0,5-1 cm] e foderate lo stampo. Bucherellate il fondo con una forchetta, ricoprite con un foglio di carta forno e versateci dentro dei legumi secchi. Cuocete in bianco per 20 minuti.
Togliete legumi e carta forno, distribuite le pere nel guscio al cacao, e versate la crema. Completate la cottura [circa altri 20 minuti, finché i bordi di frolla non siano ben cotti e la crema rappresa - non cuocetela troppo, si rassoderà del tutto durante il raffreddamento].
Prima di servire, cospargete con scaglie di cioccolato fondente.


Per il secondo round, invece, vi propongo il diabolico trio in versione cheesecake.
Questa [o questo, prima o poi bisognerà risolvere l'annosa questione del sesso dei/delle cheesecakes] cheesecake in versione alcolica ha generato non pochi mugolii di piacere, con la sua crema di ricotta e mascarpone e il guscio di frolla.
A voi anche questa ricetta.


Appoggiare una torta di 5 kg al centro di un'alzatina era decisamente pretendere troppo.

 CHEESECAKE AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Ingredienti 

Frolla al cacao, la stessa della crostata

2-3 pere
cioccolato fondente

500 g di ricotta fresca
250 g di mascarpone
4 uova
50 g di fecola/amido/farina
100 g di zucchero di canna [ma anche meno, o più, dipende dal vostro gusto: assaggiate]
300-350 ml di Passito
una punta di coltello di semi di vaniglia

Procedimento
Preparate la frolla e lasciatela riposare per una mezz'ora in frigo.
Intanto, pulite le pere e tagliatele a cubetti. 

Accendete il forno a 160°C.

Lavorate la ricotta col mascarpone, aggiungete le uova, lo zucchero, il Passito, la fecola/amido/farina, setacciata e la vaniglia.
Stendete la frolla raffreddata e foderate con essa uno stampo [quello che ho usato aveva un diametro di 22 cm]. Disponete le pere sul fondo e ricopritele versando la crema.

Infornate per un'ora.
Quando il centro sarà sodo, spegnete il forno e fate raffreddare il dolce al suo interno [tenete aperto un piccolo spiraglio, magari col retro di un cucchiaio di legno].
Lasciate riposare la cheesecake per almeno qualche ora in frigorifero [il giorno dopo è meglio].


lunedì 17 giugno 2013

Lemon meringue pie | Di qua

Ogni tanto -spesso, più volte al giorno-, ripercorro questi due decenni e un po' che sono la mia vita. Gli anni fluiscono senza intoppi, più o meno linearmente, finché, a un certo punto, mi blocco, come incontrassi un crepaccio. E mi rendo conto di non aver fatto altro, da allora, se non costeggiare quella gola profonda, senza mai essere riuscita a superarla, senza mai aver trovato, che so, un ponte, un tronco d'albero caduto che mi permettesse di raggiungere l'altro lato [ho giocato troppo a Tomb Raider, okay] o un insperato e improvviso ricongiungersi dei due lembi di terra. Costeggio quel baratro e, intanto, cerco, in qualche strano modo, di vivere come se mi trovassi sull'altra sponda della voragine. Ogni giorno mi sveglio e butto l'occhio al di là. Mi alzo, lavoro, faccio quello che devo e quello che non devo, vedo gente, frequento persone, e intanto la coda del mio occhio continua a vederla, quella sorta di Eden negato. Rimango spesso seduta sull'orlo, con le gambe che penzolano nel vuoto, ad osservare quella che sarebbe potuta essere la mia vita, se la terra, a un certo punto, non avesse deciso di spaccarsi. Quando sto bene, quando riesco a tenere insieme tutti i miei pezzi, a dare un ordine alle mie giornate e alle mie notti, mi dimentico quasi dell'esistenza di quella crepa, vivo anche così. E non è un vivere mediocre, anzi: a volte raggiungo picchi d'insospettabile felicità. Ma c'è sempre, sempre, in un angolo della mia mente, il pensiero sognante di riuscire, un giorno, a trovare il modo di provare come sia, la vita di là, la vita con la terra tutta unita sotto i piedi, la vita senza un baratro sempre al proprio fianco.
Nel mio vivere di qua, però, un po' ho costruito, ho fatto in modo di sistemarmi agiatamente. E' bastato entrare nell'ottica di pensiero della "deviazione": una strada è chiusa? No problem: c'è una deviazione che permette comunque di arrivare alla meta. Magari ci si mette un po' di più, magari la via è stretta e cosparsa di buche, anziché essere una bella linea dritta di asfalto nero lucente, magari ci si graffia la carrozzeria attraversando un bosco di rami taglienti e incolti, ma ci si riesce.
Nel vivere di qua, poi, ho trovato molte, molte davvero, Cose Belle. Forse, chi lo sa, prima o poi, "di là" sarà "di qua", o "di qua" e "di là" si fonderanno, o li scoprirò identici, oppure "di là" vedrà la sua importanza sbiadire, come quella di ogni futuro possibile che non si fa presente, e io smetterò di lanciare lo sguardo a un altrove ideale -ideale, ideale è la parola chiave.
Chi è felice ha ragione, diceva Tolstoj.
E io me lo ripeto ogni giorno, ogni, ogni, giorno: non importa dove, non importa quando, come e con chi. Ciò che mi importa è fare di tutto per essere felice da questa parte del baratro.

Siamo tornati, come avrete notato, ai post notturni, con le loro ermetiche introduzioni alle ricette, tipicamente da foodblog. Il fatto è che mi capita spessissimo, in cucina e altrove, di dover rinunciare a un progetto iniziale e dover far comunque saltar fuori qualcosa. Il progetto iniziale in questione era un goduriosissimo gelato alla crema [della mia avventura estiva in gelateria vi racconterò in un'altra occasione]. Peccato che, all'alba delle 23 e qualcosa di qualche sera fa, mi si sia rotto il freezer. Quindi, cosa me ne facevo, io, bionda sprovveduta, con un litro e passa di gelato alla crema non ancora allo stadio di gelato? Be', mi pare ovvio: una crostata.
L'evoluzione è, in realtà, semplicissima: il gelato alla crema, quello artigianale, badate bene, consiste in pratica in crema pasticcera con una buona percentuale di panna. Quindi, basta aggiungere un cucchiaio di amido, riportarla sul fuoco, stendere un guscio di frolla, infornare e il gioco è fatto [sempre che non vogliate sfruttare l'opzione pavlova eretica, o mangiarvela a cucchiaiate].
Avendo, inoltre, gli albumi della pasticcera da smaltire, la scelta è ricaduta sulla classica lemon meringue pie: la crema fresca e acidula, la meringhetta croccante e morbida allo stesso tempo, entrambe racchiuse e sorrette da un sempre rassicurante strato di frolla, fanno sempre il loro bell'effetto. Se la servite ben fresca di frigo, poi, è un dolce più che adatto a qualcuna di queste sere estive.

Qualche accorgimento che ho adottato?
  • una base poco zuccherata, per non risultare stucchevole insieme a crema e meringa
  • la scorza del limone aggiunta solo alla meringa, mentre nella crema pasticcera ho utilizzato il succo: in questo modo la crema risulta fresca, ma non aggressiva, mentre le scorzette danno una bella sferzata al carattere fin troppo dolce della candida meringa
  • albumi pastorizzati [la meringa di questo dolce, infatti, non è cotta completamente] con lo zucchero scaldato, ma non ridotto a sciroppo [metodo pescato non mi ricordo da quale manuale di pasticcera, se qualcuno dovesse riconoscere la fonte e segnalarmela, la inserirò nel post più che volentieri]: vi spiego tutto durante il procedimento
  • il procedimento, per intero, è un po' lunghetto: ma, come al solito, basta organizzarsi; potete preparare la frolla e la crema la sera prima, farcire la crostata poco prima di servirla, aggiungere la meringa all'ultimo, come preferite


LEMON MERINGUE PIE

Ingredienti
Per la frolla
250 g di farina 00
60 g di zucchero 
1 uovo
130 g di burro freddo
un pizzico di sale

Per la crema pasticcera [versione ricca, per quella classica andate qui]
250 g di latte fresco intero
250 g di panna fresca
4 tuorli
90 g di zucchero
1 baccello di vaniglia
il succo di due limoi
40 g di amido di mais/maizena/fecola di patate

Per la meringa
4 albumi
lo stesso peso in zucchero
la scorza di 1-2 limoni
1 cucchiaino di 
 amido di mais/maizena/fecola di patate
un pizzico di zucchero 

Procedimento
Preparate, innanzitutto, la crema pasticcera. Il procedimento è identico a quello che trovate in questo post.

Per la pasta frolla: mettete, nel mixer, farina e burro -ben freddo, mi raccomando-: fate lavorare finché il composto non sarà "sabbiato", ovvero, la farina avrà incorporato in briciole non troppo grosse tutto il burro. Aggiungete gli ingredienti rimanenti e lasciate il mixer lavorare fino alla formazione di una palla liscia e  omogenea. Coprite e mettete in frigo per almeno mezz'ora.
[Come sempre: mixer/planetaria/mani è uguale: l'importante è non surriscaldare né maneggiare eccessivamente l'impasto]


Portate il forno a 180°C.


Imburrate e infarinate uno stampo da crostata [se ha i bordi a cerniera, non come il mio, è ancora meglio]. Riprendete l'impasto dal frigo e stendetelo in una sfoglia piuttosto sottile [3-5 mm], magari aiutandovi con due fogli di carta da forno, il mattarello e due guide. Ponetela nello stampo, ritagliate i bordi, ricoprite con un foglio di carta forno e riempitelo di fagioli secchi/appositesfereperlacotturainbianco.
Cuocete per 20 minuti. Dopo questo tempo, togliete fagioli/sfere e carta forno e proseguite la cottura per altri 10 minuti, in modo che il fondo si asciughi per bene.

A cottura ultimata, riempite il guscio con la crema pasticcera. Rimettete in forno per 10-20 minuti [dipende dalla densità della vostra crema, tenete presente che, a dolce ultimato, dovreste riuscire a tagliare delle fette precise], finché la superficie non sarà totalmente rassodata.
Lasciate raffreddare in forno, con lo sportello un po' aperto.
Dopo qualche ora -più aspettate e meglio è-, circa una mezz'ora prima di servirla, preparate la meringa.

Per pastorizzare gli albumi senza lo sciroppo di zucchero: mettete lo zucchero in pentolino [fondo antiaderente] e scaldatelo per qualche minuto [non deve raggiungere il punto di caramellizzazione, ma deve divenire molto, molto, caldo]. Iniziate, intanto, a montare gli albumi con il pizzico di sale. Non appena gli albumi avranno acquisito consistenza, iniziate ad aggiungere lo zucchero caldissimo, a filo. Aggiungete, poi, il cucchiano di amido. Continuate a lavorare con le fruste fino ad ottenere una neve fermissima. Infine, incorporate la scorza, mescolando delicatamente, in modo da non smontare la meringa.
Distribuite gli albumi sulla crostata fredda e fiammeggiateli con l'apposito cannello [Tescoma, I love you], oppure ponendo il dolce sotto il grill del forno e sorvegliandolo attentamente [niente Twitter, niente Instagram, niente Whatsapp, nulla, tenete d'occhio la meringa, si brucia in un attimo].


E il gelato? Stay tuned ;)

sabato 8 ottobre 2011

Vento d'autunno

Ieri mattina mi sono svegliata e, aprendo gli occhi, ho sentito il vento. 
Ho pensato al vento di Vianne, quello che arriva e si impone sulla vita, ordinandoti di fare i bagagli per lasciare l'ennesima casa a tempo determinato. 
L'autunno è arrivato, improvvisamente. Senza avvisare, indiscreto e gelido allo stesso tempo. 

Autunno. Mi è sempre piaciuto. 
I colori che cambiano. Il sole che illumina senza scaldare. I maglioni caldi e morbidi. Le sciarpe. Gli stivali. Le foglie che, cadendo, colorano parchi, prati, viali e piazze. Cambia tutto, in autunno. 

L'autunno porterà cambiamenti anche in queste lande, come qualcuno avrà già letto su Fb (per chi non l'avesse già fatto, se vi va qui potete mettere un bel "Mi piace"... grazie mille! ;), cambiamenti che si tradurranno in un nuovo blog, sebbene di Food Therapy rimarrà traccia (smettere di cucinare? Stiamo scherzando? ;).
Per il momento ho tante idee in testa... vi terrò aggiornati.

Nel frattempo, però, vi lascio con il primo dolce autunnale di quest'anno.
Ha l'autunno nei colori, nei profumi e nel sapore. Una crostata capace di confortare come la classica tazza di cioccolata calda, ma ottima da presentare anche a fine di una cena. 
Pasta frolla al cacao, ricotta lavorata con miele e vaniglia, noci. 
Ispirazione delle 12.07, nei pressi di "reparto latticini", Esselunga.
;)



CROSTATA DI FROLLA AL CACAO, CON RICOTTA, MIELE E NOCI


  • INGREDIENTI

Per la frolla

200 g di farina 00
50 g di cacao amaro
75 g di noci tritate finemente
120 g di zucchero (di canna sta benissimo!)
110 g di burro ben freddo e tagliato a tocchetti
un uovo e un tuorlo
un pizzico di sale

Per la crema

400 g di ricotta fresca
tre cucchiai di miele (assaggiate e decidete se è abbastanza dolce!)
i semini di una bacca di vaniglia
un uovo + l'albume avanzato dalla frolla

gherigli di noce
miele

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.

Preparare la frolla, mescolando velocemente tutti gli ingredienti. Stendetela in uno stampo (possibilmente a cerniera) e lasciate riposare in frigorifero per mezz'ora. 

Lavorate la ricotta col miele e la vaniglia, aggiungete le uova leggermente sbattute.

Cuocete in bianco il guscio per 15-20 minuti. Versatevi la crema di ricotta, decorate la superficie con i gherigli di noce.
Abbassate il forno a 160°C e infornate nuovamente, per 30-40 minuti (la crema deve solidificarsi senza scurirsi).

Lasciate raffreddare. Servire "nappando" le fette con il miele.







Buon autunno a tutti. Con o senza vento. 

a.

sabato 10 settembre 2011

Necessità vince inerzia.


Vi capita mai di cucinare per necessità? Magari in quei giorni in cui ve ne stareste in pigiama, sul divano, a guardare film tristi con la sola compagnia di un pacco di biscotti e di un litro di latte, senza fare altro se non dormire, commuovervi, e mangiare? Magari quando aprite e richiudete una decina di volte il frigorifero, per constatare che quel panetto di impasto per biscotti che avete deciso di scongelare perché “Agnese, bisogna pulire il freezer!” vi sta ancora supplicando di essere infornato e magari mangiato, come ogni panetto di ottimo impasto per biscotti desidererebbe.
Certi giorni va così. Zero voglia di cucinare, ma necessità di accendere il forno per trasformare in cibo qualcosa che si sta lentamente, ma inesorabilmente, trasformando in rifiuto organico nel silenzio ronzante del frigorifero, o in quello buio e asciutto della dispensa.
Ecco allora che da quando vi svegliate, al mattino, pensate a come trasformare quel cibo in potenza in cibo in atto. E fra il  pensiero e la sua realizzazione pratica s’interpongono un numero variabile di idee e scuse possibili catalogabili sotto l’unica voce di “procrastinazione”.
Della serie:
Però fare i biscotti… mattarello, carta forno, placche da forno, stampini, riposo in frigo… no, ci vuole troppo tempo (ma come, non ho nulla da fare –a parte studiare per un test universitario che si terrà… lunedì!-, e mi lamento del tempo che mi impegnerebbe sfornare dei biscotti?). Una crostata? Uhm, sì, perché no? Ma con cosa farcire il guscio di frolla al caffè e cioccolato? Con una ganache? No, niente panna… uscire per andare al supermercato che dista cinque minuti di camminata? Per favore, dovrei vestirmi, mettermi qualcosa in faccia in modo da non sembrare proprio l’esatto opposto dell’immagine della salute, entrare in quel luogo di perdizione e facili acquisti, tentando invano di non riempire il carrello con decine di euro di cose inutili, magari dimenticando proprio il motivo della “capatina” al supermercato.
E via di questo passo. Finché non arrivano le cinque del pomeriggio e, complice uno schiaffo di realtà da parte di un libro appena terminato, ci si alza e si accende il forno. A questo punto, basta scegliere la giusta colonna sonora e tentare di creare qualcosa con ciò che rimane nel frigo del venerdì (che, non so da voi, ma a casa mia è sempre tragicamente vuoto).
Ricotta, un paio di uova. Uhm… variegatura al cioccolato? Niente cioccolato. Ok, il cacao andrà benissimo. Un po’ di vaniglia, per ammorbidire un poco le note ruvide e amare della base… il retrogusto di caramello del meraviglioso zucchero muscovado scovato in Grecia (sì, dalla Grecia mi sono portata, insieme a tutto il resto, un pacco di scurissimo zucchero grezzo di canna… non ho potuto resistere, non ne avevo mai visto di così scuro, compatto e aromatico!), e… e mi sa che questo ha tutta l’aria di voler diventare un cheesecake.
Cheesecake è stato. E mentre lo sfornavo mi è arrivato un sms per una serata pizza + film con amici.
Porto il dolce, che dite? :)





CHEESECAKE NECESSARIO con ricotta, cacao, base di biscotti al “cappuccino” (definizione made in Fede), da dividere con gli amici, e per dividervi dal divano

  • INGREDIENTI


Base classica da cheesecake

400 g di biscotti secchi
150 g di burro
zucchero o aggiunte a vostro piacimento

oppure

Una dose di pasta frolla preparata con

250 g di farina
150 g di burro ben freddo
un uovo
100 g di zucchero grezzo di canna
due cucchiai di cacao amaro
un cucchiaio di caffè macinato
una – due tazzine di caffè forte
un pizzico di sale

Per la creamcheese

500 g di ricotta
150 g di zucchero (metà muscovado, o altro zucchero grezzo di canna)
due uova
l’interno di una bacca di vaniglia
un’idea di cannella

due cucchiai di cacao amaro


  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 160°C.
Stendere la pasta frolla (o i biscotti tritati con il burro) in uno stampo a cerniera (oppure foderato di carta da forno), lasciare raffreddare in frigorifero finché il forno non è caldo. Una volta raggiunta la temperatura, infornare la base.

Intanto, preparare la crema. Sbattere le uova fino a farle diventare spumose. Sciogliervi lo zucchero, amalgamarvi la ricotta e profumare con vaniglia e cannella.
Riprendere la base dal forno e versarvi metà dell’impasto. Mescolare al rimanente in cacao amaro e utilizzarlo per marmorizzare la crema bianca. Infornare nuovamente per 50 minuti.
Lasciare raffreddare nel forno spento. 
Se riuscite ad aspettare, dopo una notte di frigorifero è uno spettacolo. 


Che dire... vi auguro un buon weekend, con o senza necessità di cheesecake.
A presto :)

a.

giovedì 3 febbraio 2011

Il momento giusto per il dolce giusto, tradizione a parte


Sono perfettamente consapevole del fatto che a Pasqua manchi ancora un tot, eppure voglio proporvi ora questo dolce, per motivi che non hanno nulla a che vedere con la tradizione.
La pastiera è, infatti, uno dei dolci preferiti (o forse IL dolce preferito) di quella che probabilmente è per me la persona più importante al mondo.
L'ho preparata giovedì scorso, durante una solitaria serata a casa da sola, pensando al weekend che si avvicinava, weekend in cui avrei rivisto appunto quella persona, con la quale ultimamente ho la possibilità di passare davvero poco tempo e che, ovviamente, a volte mi manca troppo.
Un dolce per dire tutto quello che non riesco mai a dire, tutto quello per cui le parole retrocedono ad aliti silenziosi e timidi.
Ognuno si esprime nel modo a lui più consono. Io, ogni tanto, mi ritrovo a considerare più semplice e immediato unire farina, uova e zucchero piuttosto che verbi e sostantivi.

Le foto sono quello che sono, lo so, ma le ho scattate di fretta al mattino prima di andare a lavorare, unici attimi che offrivano una luce (relativamente) decente.



PASTIERA


  • INGREDIENTI


Per il guscio:

500 g di farina
150 g di zucchero
100 g di burro
un uovo
latte q.b.
un pizzico di sale
la scorza di mezza arancia
la scorza di mezzo limone

Per il ripieno:

500 g di grano precotto
400 g di ricotta
6 uova
250 g di zucchero (per me con questa dose risulta troppo dolce, io ne metterei quindi 200, ma c'è chi ne mette anche 300... a voi la scelta)
500 g di latte
la scorza di mezza arancia
la scorza di mezzo limone
una stecca di vaniglia
un pizzico di cannella
(canditi omessi)


  • PROCEDIMENTO


Preparare una pasta frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti e aggiungendo una quantità di latte tale da ottenere un impasto elastico. Foderare con 2/3 della pasta uno stampo (preferibilmente apribile) imburrato e infarinato e lasciare riposare in frigorifero.

Portare a ebollizione 250 g di latte con l'aggiunta della stecca di vaniglia incisa longitudinalmente. Raggiunta l'ebollizione, eliminare la vaniglia e versare il grano. Cuocere finchè non si sarà asciugato, formando una crema (circa 10 minuti).
A parte, montare le uova con lo zucchero , aggiungere la ricotta e mescolare fino a ottenere una crema omogenea senza grumi. Aromatizzare con i diversi profumi e poi unire la crema di grano.

Riprendere il guscio di frolla dal frigo e versarvi il ripieno. Creare la griglia con la pasta avanzata e infornare a 175°C per 50-60 minuti.
Se la superficie del dolce dovesse scurirsi eccessivamente durante la cottura ricoprire con un foglio di alluminio.

Tagliare il giorno seguente.


Ti voglio bene.