Mai come quest'anno, agosto non mi è parso agosto.
Il caldo soffocante mi dice che è estate, ma, per il resto, potrebbe essere qualsiasi altra stagione.
Ho la costante sensazione di star sprecando i miei giorni. Costante, ogni sera, ogni mattina.
Temo sia perché mi sono abituata a calcolare il tempo in base ai suoi utili e io, al momento, sento di non star facendo niente di utile: lavoro per mangiare, imparo poco, mi si attorciglia spesso lo stomaco per le risposte represse, ogni giorno infilo il mio coltello nella sua custodia di magnolia pensando alla sua lama che sto, inutilmente, consumando su quei taglieri.
Spesso, però, quando riesco a diradare questa nube di frustrazione che mi avvolge le tempie, colgo qualche insegnamento che, in un'altra situazione, in un'altra cucina, non avrei ricevuto. L'umiltà, bruciante, della gerarchia, ad esempio. La realtà che, non sempre, posso fare di testa mia. La consapevolezza che ho solo ventitré anni e poca esperienza, fuori e dentro una cucina. La pazienza di aspettare che le situazioni evolvano.
Ogni giorno mi sveglio e mi preparo a sbattere il cranio contro la mia muraglia di orgoglio, insomma. E poco importa se qualcuno mi insegna , o meno, tecniche di raffinata pasticceria o come porzionare ogni animale commestibile.
Quanto sa smuoverti un albero di quattrocento anni.
- Non mollare.
Mai.
Oltre alle lotte mute fra piastre e forni, poi, ci sono quelle personali, che di tanto in tanto riprendono con ferocia affilata, e ogni giorno mi lasciano davanti allo specchio a contemplare le sconfitte e le vittorie, sempre parziali, sempre temporanee. Perché niente è definitivo nella mente, niente è stabile, l'equilibrio è una farsa, la pace sempre armata.
Le colazioni a mezzogiorno del mercoledì.
Pomodori confit per settanta persone.
E, poi, c'è tutto ciò che mi tiene viva. Il nostro amore tenace più di tutto il resto, gli stralci di tempo in cui cucino libera, da sola o in compagnia, stringere mia sorella dopo troppo tempo, scherzare su chi delle due abbia le spalle più larghe, mentre nostro fratello si accarezza la barba disquisendo di politica e diritto, gli abbracci ossuti e forti di mio padre, le corse pigre al parco con l'amica di sempre, i sogni ad occhi aperti, in due, alla fine del primo servizio fianco a fianco o sdraiati sul divano la sera, i bagni nel lago al tramonto, leggere i libri in un'unica sera, impastare un pane diverso ogni settimana, cercare la crosta perfetta, l'alveolatura ideale, quel profumo ineguagliabile.
Accorgersi che, in fondo, è tutta vita, e tutta sarà utile.
Tortine.
[Dai, chiudiamo col romanticismo questo post pressoché inutile, forse utile solo a me, per ricordarmi di questo non-luogo che mi ha procurato più Persone e fortune di molti altri luoghi individuabili su Google Maps.]










Quanto mi sei mancata. <3
RispondiEliminava bene che gli alberi muovono ma. le tue parole.
RispondiEliminami snodo la gola fra qualche giorno, forse.
(mi confondo e non so se ho commentato pure dal telefono. se ti si impalla il blog sai chi picchiare.)
(oltretutto. riesco a visualizzare i tuoi post solo di notte. non so se disperarmi o trovare tutto ciò molto emblematico.)