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domenica 14 dicembre 2014

A te.

Sono così felice per come sono andate le cose quest'anno. Sono felice perché, nonostante tutto, noi ci siamo ancora, e siamo più uniti che mai. E' come se tutto fosse diventato più terso, i legami, le intenzioni, le ore che trascorriamo insieme: tutto è depurato, limpido.
Ti ringrazio, perché - ancora oggi - ho la sensazione che niente, senza di te, sarebbe possibile. Sei la mia ispirazione, la mia soluzione ogni volta che mi si presenta una prova da superare, la mia forza quando penso di essere troppo stanca, inesperta, piccola per riuscire. Sei il mio fermissimo punto di riferimento; senza di te, io non avrei nemmeno una scheggia di me.
Ti ringrazio di non essere perfetto, ma di essere umano, perché l'umanità è la lezione più importante che si possa ricevere.
Ti ringrazio, perché mi hai sempre spinta a sognare più in grande di quanto facessi, a osare oltre i limiti, le abitudini, la facilità, a frugare oltre la superficie delle cose, a crederci senza mai resa, a darmi totalmente in pasto alla vita.
Ti ringrazio, perché non mi hai mai protetta, nascondendomi il dolore e le cose-non-semplici, insegnandomi a guardare le paure dritte negli occhi e consigliandomi la convivenza con i fantasmi.
Ti ringrazio per L'insostenibile leggerezza dell'essere [ancora il mio preferito, dopo dieci anni], Will Hunting, A beautiful mind, L'attimo fuggente, i Dire Straits, Neil Young, i Genesis e i Led Zeppelin, grazie per aver abituato i miei occhi a cercare la Bellezza, grazie per le camminate lungo il fiume e i discorsi metafisici della domenica mattina.
Ti ringrazio per le discussioni e la severità, per le parole ferme e i giorni silenziosi, per gli spigoli mai smussati e per la verità affilata. Ti ringrazio per gli abbracci, puntuali e risolutori, sempre salvifici.
Ti ringrazio per avermi cresciuta così, credendo in me, ma addestrandomi alla vita.

Buon compleanno, papà.



Nocciole, pere, cioccolato, caramello, vaniglia, ancora cioccolato.


Di questo genere di torte, a me, sfugge sempre il nome. E allora infilo uno dietro all'altro gli elementi, sperando che almeno l'essenza si colga.
C'è chi l'ha definita la mia torta migliore, chi la torta migliore che abbia mai assaggiato, a me è piaciuta, ma, soprattutto, mi è piaciuto prepararla.
Alla base c'è una dacquoise alle nocciole, al centro delle pere semplicemente cotte con un po' di succo di limone [unica, ma indispensabile, nota acida dell'insieme] e, cardine della preparazione, una mousse di cioccolato, caramello e vaniglia. A coprire, una glassa di cioccolato bianco e caramello.
Ammetto che è, decisamente, una delle migliori mousse al cioccolato che abbia mai preparato/assaggiato, molto vellutata e con protagonista l'adorabile accoppiata caramello-cioccolato [e sì, dai, anche un pizzico di sale, perché io proprio non riesco a non salare i dolci]. Anche la glassa mi è piaciuta molto [forse una delle poche glasse che avrei mangiato a cucchiaiate], oltre al fascino indiscusso del colore e della lucentezza [ultimamente sono parecchio in fissa con le glasse a specchio, ma era la prima volta che ne sceglievo una chiara]. Purtroppo, i bordi non mi sono riusciti proprio regolari, ed ecco l'escamotage dei triangoli di cioccolato temperato [male e di fretta: dio della pasticceria, perdonami!].
Se davvero è la torta più buona che abbia mai preparato, sono felice di averla regalata a te.


Dacquoise alle nocciole

30 g di farina 00
85 g di farina di nocciole
100 g di zucchero a velo
50 g di zucchero semolato
120 g di albume

Preriscaldare il forno a 180°C.
Montare gli albumi a neve con i 50 g di zucchero. Incorporarvi, delicatamente, le polveri restanti, setacciate insieme.
Stendere l'impasto su una placca coperta da carta forno [preferibilmente utilizzando una sac à poche, in modo da renderlo uniforme] e infornare per 10 minuti circa.
All'uscita dal forno, coppare un disco di 20 cm di diametro.

Pere al limone

2 pere Williams
il succo di un limone

Porre le pere tagliate a cubetti in una ciotola, insieme al succo di limone. Sigillare con la pellicola e cuocere al microonde [massima potenza] finché non saranno diventate fondenti [7 minuti circa].
Altrimenti, cuocerle in una casseruola dal fondo spesso.

Mousse di cioccolato al caramello e vaniglia

150 g di cioccolato al latte
50 g di cioccolato fondente [minimo 72%]
60 g di zucchero
4 g di gelatina in fogli
400 g + 100 g di panna fresca [35% di materia grassa]
4 tuorli
una bacca di vaniglia
5 g di sale

Fondere i due cioccolati. Intanto, far reidratare la gelatina in acqua fredda.
Realizzare con lo zucchero un caramello chiaro, decuocerlo con i 100 g di panna [bollente], cercando di ottenere un composto senza grumi. Versare la panna caramellata sui tuorli sbattuti e rimettere il tutto sul fuoco [come per una crema inglese]. Al raggiungimento del bollore, sciogliervi la gelatina strizzata. Incorporare la crema al cioccolato fuso in tre tempi, cercando di mantenere sempre un nucleo lucido ed elastico. Aggiungere il sale e lisciare l'emulsione con un frullatore a immersione, evitando di incorporare aria.
A parte, montare la panna non troppo fermamente. Quando il composto al cioccolato ha raggiunto una temperatura di circa 40-45°C, incorporarvi in tre riprese la panna montata.

Glassa di cioccolato bianco al caramello

265 g di cioccolato bianco [35% di burro di cacao]
4 g di gelatina in fogli
175 g di panna fresca [35% di materia grassa]
40 g di acqua
30 g di sciroppo di glucosio
50 g di zucchero semolato
25 g di olio di vinacciolo [io l'ho omesso]

Fondere il cioccolato e reidratare la gelatina.
In un pentolino dal fondo spesso, scaldare il glucosio, l'acqua e la panna; aggiungervi, poi, la gelatina strizzata.
In un altro pentolino realizzare un caramello chiaro e decuocerlo con il composto precedente [ancora caldo]. Incorporare il tutto al cioccolato fuso, sempre in tre tempi e facendo attenzione a non formare grumi o incorporare aria.

Assemblaggio del dolce

In un anello [diametro 20 cm], porre il fondo di dacquoise. Distribuirvi le pere cotte e una manciata di nocciole tritate al coltello. Versarvi la mousse di cioccolato e lasciar congelare per almeno 4 ore.
Circa 5-6 ore prima del servizio, estrarre la mousse dal congelatore. Scaldare l'anello con un cannello [o l'accendino, se vi accorgete di aver finito il gas alle 6.30 del mattino] e farlo scivolare lungo i bordi, per sformare la torta.
Posare la torta su una griglia con sotto una teglia capiente, e glassarla versandovi la glassa senza toccarla, facendola semplicemente colare dal recipiente [magari col beccuccio].
Volendo, decorare i bordi con pezzi di cioccolato temperato, "incollandoli" prima che la glassa si rapprenda.
Conservare in frigorifero fino al servizio.


Ricette tratte e sconsideratamente modificate da "Enciclopedia del Cioccolato", Bibbia che, ultimamente, mi porto anche a letto.

lunedì 22 settembre 2014

Cake con arachidi e caramello salato.

Ogni giorno penso di chiudere questo blog.
Ogni giorno penso di scriverci qualcosa.
Ogni giorn fu accettare una delle decine di proposte che mi sono state fatte perché ne esca un libro.
Ogni giorno penso di smettere di scrivere, di smettere di cucinare, di smettere.
Ogni giorno penso "ma cosa sto facendo?", quando alzo per un attimo lo sguardo dal tagliere e mi specchio nello sportello del forno e mi chiedo per la trecentesima volta se io sia davvero in grado di dedicare la mia vita a questo lavoro.
Ogni giorno penso di essere troppo sola e di stare troppo bene nella mia solitudine.
Ogni giorno penso a quanto, comunque, vi voglio bene, fratelli miei.
Ogni giorno penso di parlarti, di dimenticare tutto e indossare l'ennesimo abito largo per nascondere le ferite e fingere che non ci siano mai state, di fare pace, di coprire con una mano di bianco tutti questi anni, di scendere al compromesso di un civile accettare la tua esistenza nella mia vita.
Ogni giorno penso che, in fondo, le cose sono andate così perché non potevano andare altrimenti, che ognuno ha fatto del suo meglio, no?, ma è andata comunque così.
Ogni giorno penso che non potrò mai accettarlo, che io, semplicemente, non ce la faccio a darmi pace per tutti i buchi neri che esistono nel mio universo.
Ogni giorno penso di scriverti, di cercare di spiegare quanto mi faccia sinceramente male l'averti lasciata così, col silenzio e nel silenzio.
Ogni giorno penso che non devo e non posso sentirmi in colpa perché mi sono innamorata.
Ogni giorno penso che dovrei volermi bene, che anche se ora me ne voglio un po' di più rispetto prima non riesco ancora a trattarmi come una persona dovrebbe trattare se stessa.
Ogni giorno penso di essere di una banalità volgarissima, quando rincaso sapendo di aver corrisposto le aspettative di qualcuno.
Ogni giorno penso di essere unica e speciale, quando tu mi descrivi e quando le tue mani mi delineano.
Ogni giorno penso di essere geniale, per poi scoprire che altri mille hanno avuto la mia stessa idea, hanno dato la mia stessa interpretazione del mondo, hanno abbinato due ingredienti al mio stesso modo.
Ogni giorno penso che, forse, l'unico modo per risolvermi sarebbe resettarmi, ma non è possibile, e allora mi sembra di impazzire, nel più completo rifiuto di questo stato di cose.
Ogni giorno penso che dovrei scrivere qualcosa di più generale, indeterminato, nebuloso, metaforico, che non dovrei espormi così, che la gente non sa trattare con i pensieri nudi - come non sa trattare con la nudità dei corpi.
Ogni giorno penso che dovrei leggere di più.
Ogni giorno penso che dovrei tornare all'Università, laurearmi, fingermi realizzata con quattro ciuffi di alloro sulla testa.
Ogni giorno penso a tutti gli stereotipi in cui ho cercato di rientrare, senza mai riuscirci.
Ogni giorno penso a tutti i cibi che dovrei provare, a tutti i ristoranti dove dovrei cenare, a tutte le volte in cui lo chef mi cazzia perché non assaggio.
Ogni giorno penso di essere una povera illusa a credere di poter far convivere terrore e passione.
Ogni giorno penso di odiarti, perché non riesco a liberarmi di te, e ogni giorno penso che senza di te tutta questa dedizione non esisterebbe.
Ogni giorno penso a quanto sono diventata folle, a darti anche del tu.
Ogni giorno penso che non esiste alcun "qui" che sia per sempre, e va bene così.
Ogni giorno mi guardo allo specchio, occhi negli occhi, raddrizzo le sopracciglia, alzo il mento, mi raccolgo i capelli, cerco di costruirmi una sorta di fierezza per questa vita mia che è solo mia.
Ogni giorno provo, ogni giorno cado, ogni giorno mi rialzo.

Ogni giorno penso che vada tutto bene, ma che nulla sia semplice.



CAKE CON ARACHIDI E CARAMELLO SALATO

Circa una settimana fa ho visto questa torta al mascarpone da lei e mi è tornata, istantanea, la voglia di infornare qualcosa del genere, di tornare per un attimo ad essere quella che preparava la torta per la colazione, di abbandonare per un paio di ore la ricerca dell'ennesimo dessert al piatto.
Ricordavo di aver già infilato il mascarpone in qualche torta [capita che ne avanzi un po' dal classico tiramisù, no?], e il risultato ottenuto con la ricetta [leggermente modificata] di Barbara non ha deluso le mie aspettative: un cake soffice e per nulla asciutto, morbidissimo.
Volevo usare le arachidi per un primo piatto, e invece sono finite nel dolce: col caramello salato sono diaboliche.
"Ho preparato un cake che sa di... hai presente lo Snickers? Ecco. Ti aspetta per la colazione di domattina."
Fidanzato, papà e fratello se lo sono spazzolato.


Ingredienti

400 g di farina 00
16 g di lievito per dolci
200 g di zucchero di canna
200 g di mascarpone
200 g di latte intero caldo
3 uova

caramello salato*
arachidi

Procedimento

Montate le uova con lo zucchero, fino al raddoppio di volume. Incorporate, un cucchiaio alla volta, il mascarpone. Aggiungete farina e lievito gradualmente, alternandoli con il latte. Mescolate fino a ottenere un impasto omogeneo.
Versate metà del composto in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato, distribuite un po' di caramello salato e un po' di arachidi, ricoprite con l'impasto rimanente, altro caramello e altre arachidi.
Mescolate leggermente con un cucchiaio, in modo che il cake risulti variegato.
Infornate per 30-40 minuti a 175°C.


*per il caramello salato: in una casseruola, fate caramellare 100 g di zucchero a secco, senza farlo scurire troppo; intanto, scaldate 200 ml di panna. Una volta ottenuto un caramello biondo, toglietelo dal fornello e versatevi a filo la panna bollente, facendo attenzione agli schizzi. Aggiungete 5 g di sale e continuate a mescolare fino a sciogliere gli eventuali grumi. 

lunedì 15 settembre 2014

Mousse ai Brutti ma buoni.

Ci sono giorni che nascono sbagliati e non li puoi modificare, tantomeno cercare di capire. Provi ad ammettere un significato, a delimitare un mondo che sia valido per te, senza riuscire a chiuderlo, a renderlo plastico, perfetto. Resta sempre una piccola emorragia che tenti di bloccare, una fuoriuscita di cui ignori la causa ma comprendi l’effetto, di cui sei figlio tu stesso, di cui sono figli i tuoi limiti.

Ecco, ieri mattina mi è tornato in mente questo passo, estrapolato da un articolo su Formavera.
Ho aperto gli occhi, annegata nel mare lattiginoso del mio letto, ho cercato il cellulare per guardare l'ora, ho scoperto di aver dormito circa 180 insulsi minuti, ho maledetto la notte trascorsa a contare i nodi nel legno delle travi del soffitto, in compagnia di un'ansia immotivata.
Sono riaffondata sotto il piumone, percependo che sarebbe stata una giornata faticosa e affaticata. [Poi, è ovvio, una si alza, si veste, evita gli specchi, si prende e si butta fuori di casa, ma non è che le cose-da-fare cambino l'umore, rilassino le sopracciglia contratte, diano una mano di bianco alle occhiaie.]
Certi giorni non funzionano, hanno un qualche intrinseco difetto non del tutto decifrabile. E io sempre mi chiedo se sia colpa del fisiologico alternarsi degli stati d'animo, dei giorni in sé, della qualità della luce, di me stessa - possibile che io non sia abbastanza forte da divellere 24 ore, trasformarle, renderle bianche da nere? -, di un certo tipo di stanchezza esistenziale che a volte si percepisce più intensamente, di.
Di niente?

Ci metto qualche ora a darmi pace, a rassegnarmi alla natura di questi giorni. Alla fine, sì, cerco di arrivare a sera, di sopravvivere con una certa dignità, eppure mi rimane l'amarezza di una giornata arrancante.
Ma ci sono giorni che nascono sbagliati e non li puoi modificare, tantomeno cercare di capire.


E, poi, ci sono quei giorni meravigliosi, quelli in cui ti svegli e non pesi niente. Tutto è facile, lineare, nel minimalismo di pensieri limpidissimi, coordinati alla perfezione. La testa è come una fucina, lavoro con ordine, leggo, scrivo con ritmo, ribalto casa e la riordino, corro più veloce e senza contare i km, mi godo ogni stralcio di cielo e ogni incantevole luce, arriva la sera e non riesco ad enumerare le cose fatte. Come non avessi niente fra me e la realtà, come riuscissi a recepirla nell'immediatezza, su tutta la pelle, una realtà plastica della quale posso fare ciò che desidero.

Capita, allora, che mi svegli con un'idea, faccia colazione velocemente, delineandola mentre bevo il caffè, e mi fiondi in cucina, nonostante la mattinata libera, il ristorante deserto, il Sole tiepido e invitante fuori.
Qualche mattinata fa è successo questo, mi sono svegliata con l'impiattamento di questa mousse in testa e in meno di un paio d'ore era pronto e fotografato.



Quando mi sono trasferita qui non avevo idea della fortissima tradizionalità che imperasse, dei prodotti e dei piatti cardine di questa piccola cittadina del novarese. Fra questi, ci sono i Brutti ma buoni, biscotti croccanti di meringa, nocciole e mandorle. Ricordo di averli spesso assaggiati da piccola, e riprendere in mano quell'involucro scricchiolante di velina stampata, con in blu il nome della pasticceria storica, è stato un piccolo déjà vu [ecco, magari non all'ottantesimo Brutto ma buono scartato...].

La ricetta originale di questa mousse prevedeva crema pasticcera, albumi a neve e panna montata. Mi sono permessa di modificarla, sostituendo la pasticcera + gli albumi con una chibouste, e togliendo la panna, che, secondo me, rarefaceva solo il gusto dei Brutti ma buoni.
Per la base ho utilizzato un biscotto fondente al cioccolato, una sorta di brownie sottile: se proprio non v'interessa la mousse, almeno fatevi questo, è spettacolare.
A chiudere il cerchio, una salsa al caffè, con qualche punta di salsa al cacao.
Ovviamente, la trovate sul menù di Cucina 41.




MOUSSE AI BRUTTI MA BUONI

Ingredienti

500 g di latte intero
4 tuorli
75 g di zucchero
50 g di farina 00
6 g di gelatina

2 albumi
75 g di zucchero + 25 g di acqua

300 g di Brutti ma buoni sbriciolati

Procedimento

Preparate la crema pasticcera: portate a bollore il latte, intanto mescolate i tuorli con lo zucchero e la farina, versatevi il latte bollente e rimettete tutto a cuocere, finché la crema non si sarà addensata.
Incorporate la gelatina reidratata, mescolate in modo da scioglierla completamente.
Versate la crema in un contenitore e lasciatela raffreddare con un velo di pellicola a ricoprirne la superficie.


Preparate la meringa italiana: montate gli albumi a neve, intanto, portate a 121°C lo sciroppo di acqua e zucchero, versatelo a filo sugli albumi già spumosi, continuare a far lavorare la planetaria finché la meringa non sarà soda e lucida.

Unite i Brutti ma buoni sbriciolati alla crema pasticcera. Infine, incorporate la meringa.
Servite dopo almeno 10 ore di frigorifero.




BISCOTTO FONDENTE AL CIOCCOLATO 

[Maurizio Santin, trovato qui]

Ingredienti

250 g di cioccolato [50%-60%]
200 g di burro a pomata
180 g di zucchero
200 g di uova intere
70 g di farina 

3 g di sale [mia aggiunta]

Procedimento

Preriscaldate il forno a 170°C.

Fate fondere il cioccolato.
Intanto, montate il burro con lo zucchero. Una volta ottenuto un composto spumoso, aggiungete gradualmente le uova, poi la farina e, infine, il cioccolato fuso.
Stendete il biscotto su una teglia [30x40 cm] foderata di carta forno e infornate per 14 minuti, tenendo il forno leggermente aperto [vi sembrerà ancora crudo, ma è pronto].



SALSA AL CAFFE'

Ehm. Qui ho un po' improvvisato: 250 g di crema inglese, una tazzina di espresso, un cucchiaio di caffè solubile forte [regolatevi secondo il vostro gusto, a me piaceva che fosse piuttosto forte per bilanciare la dolcezza della mousse].



SALSA AL CACAO

In un pentolino, fate cuocere 150 g di cacao amaro, 100 g di acqua e 300 g di zucchero, finché non si sia addensato e frustando continuamente. 


MONTAGGIO

[Non credo ci sia bisogno di scriverlo, ma] In un piatto, posate un rettangolo di biscotto, ricopritelo con tre ciuffi di mousse [sac à poche], decorate con le due salse e con un Brutto ma buoni a pezzi.

martedì 28 gennaio 2014

Nutella cheesecake. | Di questi giorni.


- È il mestiere che ti entra dentro; quando non ti farai più male, allora sarai diventata brava.
Me l'hanno detto stamattina in cucina, dopo l'ennesimo taglio che mi procuravo. Ieri, invece, ho afferrato, con tutta la convinzione di cui sono capace, il manico rovente di una padella, con la mano destra, all'inizio del servizio.
Ma ben vengano queste mani doloranti, questi nuovi segni sulla pelle, da quanto li aspettavo.

La professionalità ha dei gesti ammalianti, che rapiscono. Se fossi meno iperattiva, attratta da tutto quel fare, potrei tranquillamente trascorrere le ore nella cucina del ristorante ad osservare Michele e Lorenzo all'opera. La precisione, la rapidità, il tempismo, l'istinto. Registro tutto, e poi tento, goffamente, di riprodurre quella danza con le mie mani, le mie braccia, il mio corpo.
Avere tanto, tantissimo, da imparare è talmente stimolante.

Domenica, il brunch è stato pazzesco. Non trovo altro modo per descriverlo. Sapete, quando vi mettete alla prova e ce la fate, ce la fate alla grande? Avete presente quella soddisfazione delirante, che vi paralizza il viso in un sorriso di quelli che non credevate nemmeno esistessero, che chissà quanti muscoli occorrono per sorridere così? Ecco.
Sono riemersa dalla cucina a brunch ormai concluso, con soli pochi tavoli ancora occupati, quindi non so bene come sia stato l'effetto in sala, ma in cucina l'adrenalina era a livelli davvero notevoli.
Comunque, a me piace il fatto di rimanere dietro le quinte, mi piace moltissimo. Ed è un forte allenamento, per una control freak come me, quello di preparare un piatto, e poi guardarlo sparire, su, in sala, portato da mani che non sono le mie, senza poter assaltare il cliente per chiedergli conferma della morbidezza delle uova, della sofficità dei pancakes, della friabilità dell'apple pie, anzi, dovendo subito pensare alla comanda successiva... Questa cosa, questo lasciare andare i piatti, senza ossessionarli di domande alla ricerca di conferme, è estremamente faticoso per me, ma anche assai terapeutico.
[In fondo, credo che ogni mestiere ti insegni anche qualcosa della vita. Per questo, a volte, guardo con affetto il mio CV traboccante di lavoretti part-time a tempo più che determinato.]

Mi impressiona considerare il Bello che mi sta accadendo in questo periodo [e non intendo solamente il lato professionale, anzi].
Ho fra le mani Cose talmente importanti, talmente appassionanti e luminose, che, a volte, mi assale quasi il panico, a intravederle come temporanee.
Ma si tratta solo di attimi, attimi di estrema incertezza e vertigine, che vengono prontamente spazzati via da passeggiate sul lago, nella luce dolce del tramonto, improvvise telefonate e sincerità spiazzanti, playlists precisamente casuali, leggerezza e fermezza, sicurezza e imprevedibilità.
Forse, perdere l'equilibrio vivendo, ogni tanto, è come tagliarsi o scottarsi cucinando: piccole ferite che fanno male, ma che sono necessarie perché un mestiere, o la vita - la vita vera, viva-, ti entri dentro, nel profondo, per rimanere.


Mi ero sinceramente dimenticata di questa cheesecake, preparata ormai un mese fa, fotografata di fretta, con poca luce [ma ormai mi sto rassegnando alle foto buie] e senza troppa convinzione.
Stasera cercavo un pretesto per scrivere un post, e questa ennesima versione del tradizionale dolce americano mi è sembrata un'ottima candidata.
Variegatura di Nutella [ben visibile in questa foto su IG], colata di cioccolato fondente e nocciole tagliate al coltello. Consigliatissimo l'abbinamento con un caffè caldo, espresso o americano, a voi la scelta. 


CHEESECAKE CON CIOCCOLATO E NOCCIOLE

Ingredienti

Per il guscio
300 g di biscotti Digestive
80 g di burro fuso
un cucchiaio di miele
1/2 cucchiaino di cannella
1/2 cucchiaino di sale

Per la crema400 g di robiola
300 g di ricotta passata al setaccio
40 g di yogurt greco naturale [va bene anche il classico intero bianco, ma usando quello greco rimarrà più compatto]
150 ml di panna fresca
200 g di zucchero di canna
4 uova grandi
un cucchiaio colmo di fecola/amido/maizena
i semi di mezzo baccello di vaniglia

Nutella q.b.
Cioccolato fondente q.b.
Nocciole q.b.

[So che mi volete bene quando non indico le dosi precise.]


Procedimento

Polverizzate i biscotti e mescolateli al burro, al miele, alla cannella e al sale. Utilizzate la pasta ottenuta per foderate uno stampo [il mio aveva un diametro di 22 cm] e mettete in frigorifero.
Accendete il forno a 160°C.
Amalgamate i formaggi con lo yogurt, la panna, lo zucchero, la fecola setacciata, le uova leggermente sbattute e la cannella.
Riprendete lo stampo dal frigorifero e versate la crema di formaggi dentro al crust.
In un pentolino, fate fondere a fuoco timidissimo qualche generosa cucchiaiata di Nutella. Distribuite sulla superficie del cheesecake, cercando di creare delle striature muovendo il cucchiaio [aiutatevi anche con un coltello], senza però mescolare totalmente i due composti. 

Infornate per 55 minuti.

Una volta rappreso [il tempo può variare da forno a forno], lasciate il dolce all'interno del forno spento [tenete uno spiraglio aperto con il manico di un cucchiaio di legno, o qualcosa di simile] fino a completo raffreddamento.
Mettete il cheesecake freddo in frigorifero, e ignoratelo come voleste farlo ingelosire.

Poco prima di servirlo, circa una mezz'ora [o un paio d'ore, se volete che il cioccolato si solidifichi], sciogliete il cioccolato a bagno maria [o altro metodo a voi più congeniale] e usatelo per ricoprire il dolce. Tritate grossolanamente una manciata di tonde nocciole e distribuitela sul cheesecake.


martedì 19 novembre 2013

Yogurt greco, kaki e pistacchi. | Il Sole di mezzanotte.

Novembre sembra insormontabile, quando stai cercando un lavoro che ti renda indipendente a tempo indeterminato e quando, mentre spargi curricula, senti confondersi i lineamenti, perdi di vista i tuoi confini e i tuoi limiti, dubiti delle tue capacità e dei tuoi desideri.
[A volte, ho la vaga impressione di complicarmi l'esistenza.]
In certi giorni di novembre non puoi che fotografare l'assenza di luce, ti arrendi, l'accetti, e ti lasci inglobare, assecondando le ombre con della stoffa nera.
Poi, inaspettatamente, tutto si rischiara, passata la mezzanotte, quando, anziché tornare a casa, inizi ad arrampicarti su per stradine annodate, con due amiche e la riproduzione casuale dell'iPod, alla ricerca della vista migliore per godere del lago di notte [la Bellezza salva sempre, o è il pretesto per salvarsi, quando non ci si arrende al bilancio della giornata e allora si spera che possa esserci dell'altro].
Rincorri un notturno e lo trovi punteggiato di luci. E ti lasci tirare su, quasi di peso, da qualcuno che ti racconta scorci di vita, dalle risate leggere, dai paesini deserti con i cancelli da scavalcare, dall'asfalto che, dopo la pioggia, riflette i lampioni gialli, dalla puntualità delle canzoni, dalla colata di smalto lucido e nero del lago, dall'arancione tondo dei kaki sugli alberi spogli.
[Certi entusiasmi notturni sono talmente regalati, liberi, che davvero ti chiedi che senso abbia ostinarsi a stare - farsi - male.]
C'è chi dipinge immagini destinate a divenire realtà, e chi cucina preludi di stupore.
Vi ho già detto quanto mi piacciono gli alberi di kaki?


La ricetta di oggi è davvero di una semplicità imbarazzante. Oltretutto, è velocissima da preparare, ideale quindi per un last minute.
La dolcezza di questo frutto-capolavoro ammorbidisce l'acido dello yogurt greco che, grazie alla sua compattezza, ben si presta a creare illusioni di mousse, golose e leggere. I pistacchi sono un vezzo cromatico che, in realtà, rivelano anche un vincente abbinamento.


YOGURT GRECO, KAKI E PISTACCHI

Ingredienti [per 4]
500 g di yogurt greco
2 + 1 cucchiaio di miele [se ha un sapore un po' intenso è meglio]
2 kaki
un cucchiaio di rum
un cucchiaino di estratto di vaniglia
pistacchi

Procedimento
Pulite i kaki, prelevatene la polpa e mettetela in un pentolino. Fate scaldare con un cucchiaio di miele e il rum, finché non si saranno disfatti.
Lavorate lo yogurt con il miele rimasto e l'estratto di vaniglia.
Componete i bicchierini versando, sul fondo, un cucchiaio di coulis di kaki, ricopritelo con lo yogurt, completate con altro coulis di kaki e con i pistacchi, tritali al coltello.


Cachi o kaki?
Ho cercato di togliermi questo atavico dubbio e, a quanto pare, entrambe le versioni sono corrette, sebbene sarebbe da preferire kaki, che richiama il nome latino Diòspyros Kaki.


giovedì 10 ottobre 2013

Chocolate and banana chips cookies | You know

Sono una che prepara dolci, non una che fa del bene. Sforno biscotti, non consolazioni. Posso abbracciarti, mentre aspetto che la torta cuocia, ma non so risolvere i problemi. Ti porto una scatola di cookies, ma non chiedermi di rimanere, di tornare, di esserci. Impasto egoismo e incontentabile insoddisfazione, come posso renderti felice? Rimango sveglia la notte e al mattino ti faccio trovare croissants appena sfornati, ma che ne sai dei fantasmi che mi hanno aiutata ad arrotolare i triangoli di pasta sfoglia? Lascio scivolare nell'impastatrice qualche grammo del mio incomunicabile affetto, sperando di non esagerare - ché, si sa, troppo amore fa male.
Sono così maldestra, a volte. Con i sentimenti, con le emozioni. Nemmeno dovessi portare, con una mano, dodici uova. Così, preferisco allontanarmi, osservare da lontano incrociando le dita.
Perché, lo sai, "everything will be ok, in the end; if it's not ok, it's not the end".
Tutto passa, passerà anche questa. Io continuo a sfornare dolci. E a volerti bene.


Cookies di sostegno, per l'amica sotto esami, o per qualsiasi altra emergenza. Croccanti chips di banana, scaglie di cioccolato fondente, poco [o zero, decidete voi quanto essere salutisti!] burro per non non appesantirsi con i sensi di colpa.  Morbidi e fragranti, profumatissimi. Come tutti i cookies, dopo un paio di giorni migliorano.



CHOCOLATE AND BANANA CHIPS COOKIES

Ingredienti
200 g di banana matura schiacciata [o 100 g di burro + 100 g di banana]
170 g di zucchero di canna
250 g di farina 0
2 uova grandi
un cucchiaino di bicarbonato
un pizzico di sale
cannella, rhum, vaniglia, gli aromi che preferite
latte q.b.

100 g di cioccolato fondente, spezzettato [oppure gocce]
60 g di chips di banana

Procedimento
Accendete il forno a 180°C-
Se utilizzate il burro, montatelo con lo zucchero fino a renderlo ben spumoso.
Altrimenti, mescolate la banana, le due uova e gli zuccheri, senza montare il composto.
Aggiungete gli aromi che avete scelto, la farina setacciata, il bicarbonato e il sale.
Unire infine il cioccolato e le chips di banana a pezzetti. Se necessario, ammorbidite l'impasto con qualche cucchiaio di latte.

Con due cucchiai, oppure con l'attrezzo per servire il gelato, formate delle palline grandi come noci. Distribuitele sulla teglia, lasciando qualche centimentro di distanza fra l'una e l'altra.
Infornate per 10-13 minuti [i cookies risulteranno ancora un po' morbidi, lasciateli rassodare su una griglia finché non si saranno raffreddati].


Questa ricetta è piaciuta moltissimo anche agli amici di The Breakfast Review, che l'hanno pubblicata qui



mercoledì 16 gennaio 2013

Di notti bianche, improvvisazioni e futuri imminenti. [Ma anche immanenti, sì.]

Proprio come quando leggi una ricetta che ti ispira, e poi aspetti giorni per provarla. Ogni giorno ripercorri gli ingredienti, studi il procedimento, ti soffermi su quella pagina ad osservare la foto, appunti qualche possibile ritocco su un post-it che lasci a far da segnalibro. Hai anche tutto ciò che ti occorre in dispensa, eppure, ogni volta che ti ritrovi a togliere le uova dal frigo, ad accendere il forno, a scegliere lo stampo, ti fermi, un attimo prima che il pensiero si tramuti in azione.
Finché non torni a casa una sera, e all'una meno un quarto di notte ti ritrovi ad annusare la confezione di fichi secchi, e a pensare che no, in fondo non hai sonno, non ancora. La ricetta che hai studiato per giorni rimane chiusa fra le pagine di quella rivista, ti dimentichi degli appunti e delle proporzioni ragionate, delle correzioni e delle modifiche, di tutto ciò che avevi programmato.
Alle tre di notte sei ancora davanti al forno ad aspettare che il dolce si cuocia. Sul tavolo della cucina hai  sparso libri, il pc è acceso, in una tazza del tè verde si raffredda, eppure rimani lì, senza fare null'altro se non goderti il calore del forno, osservando quel dolce preparato improvvisamente, senza aver seguito alcuna ricetta, in un momento forse non proprio adatto [o forse perfetto, proprio perché impensabile].
A volte capita proprio così. In cucina, altrove. Con le torte, con le persone.


Sono più di due settimane che non si vede ombra di post, su questo blog. Chiedo umilmente perdono, coperta d'imbarazzo. Volete il lavoro, volete un imminente trasferimento [con annesso cambio di casa, di panorama, di lavoro, di abitudini, di tutto -si legge un po' di panico e molta impazienza, sì?-], volete il poco tempo trascorso in casa, volete la vita -sempre lei, sì-, volete tutto questo ed altro, ma il blog è decisamente passato in secondo piano, in questi ultimi tempi. Ma non me lo dimentico, non lo abbandono, appena riesco sono di nuovo qui. 
Sta semplicemente cambiando tutto.
E io sto semplicemente tentando di non perdermi un attimo di ciò che sta accadendo.


Passando invece al dolce, l'ispirazione arriva dall'ultimo numero di Sale & Pepe, dove c'era un'interessantissima torta con fichi secchi e farina gialla. L'abbinamento mi intrigava, così ho iniziato a ragionarci su. Come avete letto sopra, però, ogni proposito di seguire la ricetta è stato ignorato al momento della preparazione. 
Il risultato è una torta molto, molto, umida e compatta, profumata di brandy e vaniglia.  Il sapore è rustico, grazie all'impiego della farina gialla. La dolcezza è data più dai fichi che dallo zucchero, presente in dosi davvero ridotte. Inoltre, è completamente senza grassi, dettaglio non da sottovalutare se siete in periodo detox.
Decisamente un comfort food in piena regola.


CAKE CON FICHI SECCHI E FARINA GIALLA

Ingredienti
120 g di farina gialla [tipo fioretto]
80 g di farina bianca 00
750 ml di latte intero
2 uova
100 g di zucchero
8 g di lievito per dolci
mezza bacca di vaniglia
100 ml di brandy
un pizzico di sale

300 g di fichi secchi

Procedimento
Lasciare in ammollo i fichi nel brandy, aggiungendo una quantità di latte sufficiente a coprirli del tutto.
Quando si saranno ammorbiditi, toglierli dal liquido e metterli da parte.
Accendere il forno a 180°C.
Montare le uova con lo zucchero. In un pentolino abbastanza capiente, portare a bollore il latte con il brandy e la stecca di vaniglia incisa.
Versare a filo i liquidi caldi [avendo tolto il baccello di vaniglia] nel composto di uova, mescolando per evitare che queste ultime si cuociano. Rimettere il tutto sul fuoco e, mentre si mescola con una frusta, versare a pioggia le farine con il lievito e il sale. Cuocere a fuoco basso finché il composto non si sia addensato.
Tagliare a pezzi i fichi e aggiungerli all'impasto. Versare il tutto in uno stampo da plum cake foderato di carta forno.
Cuocere per 50-60 minuti, finché il dolce non si sia completamente rappreso.
Lasciar riposare per 10-12 ore nel forno spento.