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sabato 31 gennaio 2015

Arance e pistacchi.

Come vorrei che perdessimo l'abitudine a fare tutto da soli, tu ed io, che smettessimo di soddisfare le manie di protagonismo e di controllo del nostro ego solipsista, che realizzassimo che, davvero, non siamo soli - forse non lo siamo mai stati, ma cosa importa ciò che è stato, ci basterebbe averne coscienza nel presente, in questo ora condiviso, in queste notti in cui c'è il tuo respiro come sottofondo ai miei pensieri, in questi giorni in cui posso rifugiarmi nell'idea di te ad aspettarmi a casa, ora, perché è ora che, davvero, l'assenza di solitudine è innegabile.
Come vorrei che abbandonassimo questo tenace bisogno di soffrire, di dimostrare il nostro valore attraverso la resistenza [confondendo, come ingenui, resistenza e forza], come se la pelle esistesse solo laddove ci sono delle cicatrici a segnarla, come se il dolore fosse la catarsi per il male.
Come vorrei togliere tutti i condizionali da Riprendere Berlino.
Come vorrei che ti amassi almeno quanto ti amo io. Come vorrei amarmi almeno quanto mi ami tu. Eppure, per quanto abili possiamo diventare con le cose concrete, il lavoro e la gestione di una casa, rimaniamo sempre maldestri con noi stessi, incapaci di trattarci con delicatezza, con cura, dimenticandoci di avere fra le mani qualcosa di prezioso e unico. A volte ci sentiamo tanto grandi, ma siamo ancora così piccoli. Per assurdo, più talentuosi nel prenderci cura dell'altro, che di noi stessi.


Per quanto le cose possano essere luminose e la felicità frequente, non si può sempre fuggire al grigio. Ma sono solo sfumature, nulla di davvero grave. Sono sempre io, siamo sempre noi, in fondo.
Stamattina c'è il Sole, i tetti e i cortili rimasti all'ombra sono ancora bianchi di neve, la solita tazza di caffè bollente mi fa compagnia di fianco al pc, ho ancora sulle mani il profumo dell'arancia mangiata a colazione.
A proposito di arance, oggi c'è l'AIRC nelle piazze. E, per una volta, per chissà quale fortuito caso, mi trovo a pubblicare un post coordinato con qualcosa che accade là fuori [se c'è una cosa che non fa di me una foodblogger è l'essere completamente a parte dalla realtà: mi perdo tutte le iniziative, i contest, le giornate a tema; riesco ad essere asociale anche sul web].
La torta di oggi è una di quelle perfette per la colazione o per la merenda, da accompagnare a una tazza di qualcosa di caldo: un ciambellone alto e morbido, per nulla asciutto grazie alla ricotta e alle arance nell'impasto. Di una semplicità imbarazzante, ovviamente.


Torta di arance e pistacchi

Ingredienti

300 g di farina 00
150 g di pistacchi tritati finemente [o farina di pistacchio, se volete fare un investimento]
200 g di zucchero
200 g di ricotta
3 uova
75 g di olio di semi
16 g di lievito in polvere per dolci
150 g di spremuta di arancia
la scorza di un'arancia
un'arancia intera

Procedimento

In un pentolino, coprire l'arancia intera con dell'acqua, portare a bollore e lasciar cuocere finché non è diventata morbida. Frullarla.
Montare le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. A parte, lavorare la ricotta con l'arancia frullata, il succo e la scorza. Incorporarla con delicatezza alle uova, cercando di non togliere ariosità. Amalgamare i due composti, aggiungere a filo l'olio e, poi, le polveri setacciate e la farina di pistacchi, mescolando dal basso verso l'alto con una spatola.
Versare l'impasto in uno stampo, decorare la superficie con un po' di granella di pistacchi, cuocere in forno a 175°C per 35-45 minuti [prova stecchino].




martedì 27 novembre 2012

Lasciare che gli altri siano la propria ispirazione

Ways to stay creative.
Pensare. Riflettere. Rigirarsi le idee nella mente, finché non trovano il giusto incastro.
Divorare libri. Fagocitare musica. Consumarsi gli occhi con i film.
Mantenersi in vita. Perché non è semplice, rimanere vivi. Bisogna continuamente richiamarsi, rimanere vigili, svegliarsi al mattino con il pensiero: "Oggi devo vivere".
Uscire di casa. Buttarsi fuori di casa, quando necessario.
Camminare. Correre. Essere famelici anche quando si respira.
Mantenere in moto il cervello. Far sudare i neuroni.
Ascoltare. Guardare. Annusare. Toccare. Assaggiare.
Dare la caccia alla Bellezza. Perché è l'unica a poter salvare il mondo, è l'unica a poterci salvare.
Persone. Trovarle e lasciarsi trovare. Ascoltarle. Raccontarsi. Le Persone sono la chiave, sempre.


Parlo di Persone e di ispirazione perché questa ricetta è nata, come tante altre, dall'idea accesa da una preparazione di qualcun altro.
A volte bisogna lasciare che gli altri siano la propria ispirazione.
Credo non ci sia bisogno di presentarvi Marcello, dato che con la sua bravura ha conquistato tutta la blogosfera.
Marcello ed io ci siamo conosciuti mesi fa, parlando di paure, mele e cannella. Ci teniamo compagnia durante le nostre notti bianche, quando gli unici che ancora sfogliano pagine web, alla ricerca del prossimo dolce da sfornare, siamo noi.
La torta di oggi la devo a questa sua meraviglia, mia fonte di ispirazione di qualche giorno fa.
E' bastato aprire il mobiletto dei té, quello dove ho stipato decine e decine di scatole contenenti foglie di ogni aroma, perché la lista degli ingredienti mi si disegnasse nella mente.
Il risultato è un impasto soffice e leggero, grazie alla sostituzione del burro/olio con la ricotta [ma, fra parentesi, trovate anche le dosi per la versione meno light, per chi volesse qualcosa di un po' più gustoso ;) ].
La nota più particolare è conferita dal té che ho scelto di utilizzare, un rooibos. Il suo aroma dolce, di mandorla e vaniglia, penetra tutto l'impasto, rendendolo davvero speciale. Due parole su questo té? Definirlo tale è improprio, dato che in realtà si tratta delle foglie di una pianta che cresce esclusivamente in Sud Africa, conosciuta anche come Red Bush, grazie alla caratteristica sfumatura rossastra delle foglie e dell'infuso che se ne ricava. E' inoltre privo di teina e questo lo rende davvero adatto a tutti.


Io l'ho acquistato dalla mia spacciatrice di té preferita: Valerie dell'Esprit de Provence, ad Arona. Da lei potete trovare delle vere e proprie chicche: i pregiati té di Le Palais des Thés, spezie di ogni tipo, marmellate e confetture di altissima qualità [come quella ai petali di rosa che avevo utilizzato per i macarons], le bellissime scatole di Derrière La Porte, saponi di marsiglia profumati, sablèes e biscotti bretoni, idee regalo di ogni tipo [Natale, mi leggi?]. Se per caso capitaste sulle rive del Lago Maggiore, quindi, vi consiglio di andare a dare una sbirciatina al suo angolo di Provenza, incastonato in una delle rughe del corso [via Cesare Battisti, 13 - Arona - NO]. In ogni caso, vi consiglio di tenervi aggiornati seguendo la sua pagina Fb, dato che voci indiscrete mi hanno detto di un servizio e-commerce in avviamento.
Forse, forse è giunto il momento della ricetta, che dite?


ROOIBOS TEA CAKE

Ingredienti
200 g di farina 00 + 50 g di fecola [oppure 250 g di farina]
120 g di zucchero
120 g di ricotta [oppure 120 g di burro o olio]
2 uova
150 ml di latte intero
6 g di lievito per dolci
un pizzico di sale

due cucchiai di rooIbos in foglie [oppure altro té -nel caso l'abbiate in bustine, ne occorrono due]

Procedimento
Scaldare il latte, senza farlo bollire, e lasciarvi in infusione le foglie di té.
Accendere il forno sui 160°C.
Nel frattempo, lavorare le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto molto chiaro [il volume dovrebbe essere circa triplicato].
Aggiungere la ricotta, mescolando delicatamente dall'alto verso il basso. Setacciare le polveri e mescolarle all'impasto, insieme al pizzico di sale. Infine, filtrare il latte e versarlo a filo.
Utilizzare uno stampo imburrato e infarinato [18 cm di diametro, il mio, ma potete anche sceglierlo più largo] e cuocere la torta per 45-50 minuti [prova stecchino].

- la cottura a bassa temperatura garantisce una maggiore morbidezza all'impasto
- nel caso la superficie si scurisca troppo, coprirla con un foglio di alluminio
- quelle che vedete sulla torta sono foglie di té, più una scelta estetica che un'esigenza gustativa ;)


domenica 14 agosto 2011

Cake integrale con nocciole e pere. Nient'altro, oggi.

Posso parlare solo di cucina, oggi? Posso fare la food blogger e non la blogger? Posso risparmiarvi un po' di paranoie, riflessioni, drammi esistenziali, improvvisazioni filosofiche? Direi di sì.

Oggi cake. Sapori semplici che ben si accordano fra loro, con una nota rustica e un po' grezza a rendere il tutto più intrigante. Una torta soffice e profumata cotta nell'ultimo acquisto compulsivo (stampo a cerniera con fondo per ciambella? Per la modica cifra di venti miliardi di trilioni? Non posso certo farmelo scappare!).
Zero grassi, la morbidezza della ricotta, il buon proposito "sano" della farina integrale abbinata alla frutta, pochissimo zucchero e una manciata di nocciole tritate finemente e lasciate distrattamente cadere nell'impasto.
Insomma, il classico cake da colazione o da tea time, quello che prepari perché hai voglia di cucinare anche se non hai fatto la spesa, quello che ti dà un buongiorno un po' più promettente dei cereali nello yogurt light.
Certo, volendo proprio esagerare si potrebbero tostare le fette e poi imburrarle, magari per adagiarci sopra un cucchiaino di confettura di lamponi... o magari ricordarsi del barattolino di crema di gianduia dimenticato in dispensa... ma con le nocciole e le pere sarebbe veramente pessimo! ;)




CAKE INTEGRALE CON NOCCIOLE E PERE

  • INGREDIENTI

180 g di farina integrale
100-120 g di nocciole, sgusciate e passate al mixer 
250 g di ricotta fresca
2 uova
50 g di zucchero di canna 
due cucchiai di miele
due pere Williams tagliate a tocchetti
1/2 cucchiaino di lievito
qualche cucchiaio di latte, o di acqua tiepida
vaniglia e cannella, se volete
un pizzico di sale

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.
Montare le uova con lo zucchero, finché non siano gonfie e chiare. Aggiungervi la ricotta, il miele e le nocciole. Mescolare. Aggiungere gli ingredienti rimanenti (regolate la consistenza con latte o acqua) e versare in uno stampo.
Cuocere per 40-60 minuti (dipende dallo stampo che scegliete, dalla potenza del forno, da quanti liquidi avete aggiunto... infinite variabili che lo prova stecchino può tranquillamente risolvere!)




Che strano scrivere un post così breve. Non fateci l'abitudine, però, tornerò ad allietarvi le giornate con leggere e frivole introduzioni a innocenti dolci! ;)

Buona domenica... e buon Ferragosto a tutti! (vi capita mai di perdere la cognizione del tempo in vacanza? A me sempre! Siamo già al 14, bello realizzarlo ora...)

A (non so quanto) presto.

a.

venerdì 17 giugno 2011

Estate?

E' tornato il sole, da giorni non piove e io mi sciolgo non appena l'acqua della doccia evapora dalla mia pelle. Estate.
Questa estate si preannuncia diversa da tutte quelle che ho vissuto fino ad ora. Un anno fa in questo periodo ero nel bel mezzo degli esami di maturità, alle prese con tesina, decine di libri da studiare e la prospettiva di una versione di greco in seconda prova. E, finiti gli esami, sarebbe iniziato il mio solito lavoretto estivo per riportare in verde il mio conto da studentessa, in rosso per antonomasia. Dopo ciò, sarebbe arrivato agosto e le vacanze vere e proprie, fatte di nottate con musica ad alto volume e luci artificiali e di giornate nelle quali si sarebbero alternavate partite a beach volley e tentativi di raggiungere un livello di abbronzatura definibile tale.
Quest'anno, invece, niente di tutto questo: un nuovo lavoro appena iniziato, tanti progetti cui dare il via, una vacanza in Grecia ancora da prenotare, un test per l'Università da preparare e (si spera) superare.
In generale, un punto interrogativo di dimensioni gigantesche.
Non sono mai stata brava, con le vacanze. Nel senso che finché ho una routine definita e prestabilita riesco a mantenermi in certi binari che mi trattengono dal perdermi dietro a una me stessa non troppo disciplinata, mentre con ventiquattr'ore totalmente a mia disposizione riesco a realizzare e distruggere qualsiasi idea.
Invece questa estate inizia con qualcosa di concreto in via di costruzione, con una me stessa dai tratti forse un poco più definiti, con delle relazioni che hanno un significato, che non sono solo il tentativo di non farmi fagocitare dal senso di vuoto.

Dell'estate mi piacciono molte cose: il senso di libertà, i vestiti leggeri che lasciano passare l'aria, la luce fino a tarda sera, mangiare chili di gelato e di granite, gli infiniti giri in bici (anche per bruciare le calorie di quei chili di gelato e di granite ;), la luce, ovunque, che sembra impossibile da spegnere.

La ricetta di oggi (che, finalmente, riesco a postare dopo averla anticipata su fb secoli fa, scusate!) ha il colore dell'estate, è limonosissima e mi ricorda moltissimo delle tortine che mangiavo da piccola: erano umide e ricoperte da una glassa trasparente molto golosa. Forse quelle non erano proprio naturali, ma mi facevano impazzire.
Tempo fa, ripensando a quelle tortine, mi è venuta in mente una ricetta salvata molto tempo fa, che sembrava somigliante, e ho deciso di provarla. Il risultato sono state la versione mignon di questa. Apprezzo e stimo moltissimo il lavoro di Milena come blogger, la trovo brava, professionale e originale.
La particolarità di questo dolce è la bagna al limone della quale la torta, una volta cotta, viene, praticamente, inzuppata. Forse era proprio quello che ci voleva per replicare quell'umidità limonosa che rendeva quelle tortine industriali così buone. Sono delle paste morbide e profumate, soffici ma umide. Io ho voluto esagerare e, aggiungendo un po' di zucchero a velo allo sciroppo avanzato, le ho glassate, ma sono ottime anche senza. 
Grazie Milena per queste piccole meraviglie!






TORTINE AL LIMONE GLASSATE

  • INGREDIENTI

2 uova
150 g zucchero
60 g fecola
100 g farina 00
90 g burro
latte q.b.
mezzo cucchiaino di lievito per dolci
scorza grattugiata di tre limoni (biologici!)

Per lo sciroppo

130 ml acqua
130 ml succo di limone
120 g zucchero

Per la glassa

zucchero a velo
qualche cucchiaino di sciroppo al limone

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.
Sbattere le uova con lo zucchero, fino a montarle. Unire la farina e la fecola setacciate. Aggiungere il burro fuso, la scorza dei limoni e, infine, il lievito.
Distribuire il composto negli stampi (o in un unico stampo grande) e cuocere in forno per 15 minuti.

Sciroppo:
In un pentolino, sciogliere lo zucchero nel succo di limone e diluirlo con l'acqua. Portare a bollore, spegnere e lasciarlo raffreddare. 

Una volta sformate le tortine, irrorarle con lo sciroppo. Lasciare riposare ed, eventualmente, glassarle. 




Per quanto possa sembrare assurdo, non trovo più la macchina fotografica. Anche per questo sono rimasta un po' ferma con il blog. Spero che salti fuori il prima possibile (e se qualcuno l'ha avvistata, che faccia un fischio!)
Per il momento, vi auguro un buon we!
Ciao a tutti!


a.

martedì 24 maggio 2011

Impossibili da dimenticare, difficili da ricordare.

-Sai chi mi ricordi?
-No, chi?
-Claire di Elizabethtown.
Me l’ha detto un mio amico, qualche giorno fa, mentre ci facevamo una passeggiata sul Lago.
Io non avevo mai visto il film, così, questa notte, ho approfittato del poco sonno per guardarmelo.
In effetti sì, un po’ le somiglio. E non so quanto la cosa sia positiva ;)
Claire è una hostess di volo. Una, insomma, che sfiora mille luoghi  e mille persone senza mai poterli conoscere davvero, una che riparte prima che le si presenti anche solo la possibilità di mettere radici, una che raramente la sera torna davvero a casa.
Claire incontra Drew proprio durante uno dei suoi voli. Solo, stanco, depresso, determinato a suicidarsi (no, dai, davvero determinato no, non me la sono bevuta nemmeno mentre era con il coltello a trenta centimetri dal petto). Gli si siede accanto, affascinata dalla sua solitudine (i belli e malinconici continuano a mietere vittime ;), parlano (o, meglio, lei parla: tantissimo, a raffica, perché a volte il timore di un silenzio imbarazzante batte quello di dire insensatezze estremamente ridicole) e scoprono che lui è diretto in una cittadina vicina a quella in cui vive lei.
Claire lascia il suo numero di cellulare a Drew, senza però chiedere a lui il suo.
Claire e Drew trascorrono una notte intera a parlare al telefono. Di tutto, di nulla, bevendo birra, ascoltando musica, ballando, ognuno a un capo del filo. Poi, quando ormai entrambi hanno spento le luci e stanno per chiudere la telefonata, irrompe con un: -A questo punto, tanto vale vedere l’alba insieme Sali in macchina, ci troviamo a metà strada.
Claire è quella che si nasconde dietro a un Ben inventato, un Ben che ama ma che è troppo occupato con la sua carriera accademica, un Ben che all’improvviso non la raggiunge perché per colpa di una tempesta sono stati cancellati i voli, un Ben con il quale sta bene così, ognuno con la propria indipendenza, ognuno libero di esserci o non esserci.
Claire è quella che dopo troppo vino ti confessa di essere cotta di te, ti bacia e ti chiede di portarla in camera, ma per mangiare.
Claire è quella con cui poi, però, finisci a fare l’amore sotto il tavolo della sala dei ricevimenti.
Claire è quella che fa più rumore possibile la mattina quando si sveglia, sperando che anche tu apra gli occhi prima che lei se ne sia già andata, per trattenerla, magari.
Claire è quella che ti dice –No, non stiamo insieme. C’è Ben.
Ti dice anche –No, non lo so, che cosa meriterei. Dimmelo tu.
Claire è quella che se ne va alle Hawaii, ma ti lascia una scatola con dentro un itinerario di 42 ore per un viaggio in auto da solo, ma con i cd che ti ha preparato, le foto, i luoghi che non puoi non vedere, il miglior chili d’America che non puoi non mangiare.
Claire è quella che ti scrive: –Ok, ora puoi tornare in macchina e riprendere il viaggio. Oppure cercare una ragazza con un cappello rosso, da qualche parte vicino a te.

Sì, Claire è un po’ me, in effetti. E io sono un po’ Claire.

La torta di oggi è una torta che sa di casa. Quella casa che un po’ tutti cercano, che non necessariamente implica l’avere dei muri, porte e finestre. Una di quelle torte non tanto da Claire, insomma.
L’ho preparata per un compleanno, festeggiato in un maneggio, con bambini. La richiesta era stata esplicita: una torta “old style”, con frutta e comoda da mangiare al volo, appena smontati da cavallo.
L’ideale per smaltire un po’ di ciliegie e per provare quella che Sigrid Verbert definisce LA torta di ciliegie.
Soffice, umida, profumata, con un aroma persistente di mandorla, divino con le ciliegie.
E’ stata spazzolata in tempo record ;)



TORTA DI CILIEGIE (da una ricetta di Annalisa Barbagli)

  • INGREDIENTI
500g di ciliegie
100g di farina 00
100g di zucchero
100g di mandorle tritate finemente
80g di burro
2 uova
un cucchiaino di lievito vanigliato per dolci
un pizzico di sale

zucchero a velo per spolverare la superficie (facoltativo)

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 180°C.
Pulire e denocciolare le ciliegie. Lavorare a pomata il burro ammorbidito con lo zucchero, aggiungere le mandorle e le uova, incorporandole una ad una. Aggiungere infine la farina setacciata con il lievito e il sale.
Versare il composto in uno stampo per dolci imburrato e cosparso di zucchero.
Terminare con le ciliegie, disponendole circolarmente sulla torta, premendole un po’.
Infornare per 40-45 minuti.

Impossibili da dimenticare, difficili da ricordare.
Claire, Elizabethtown

Perché penso che proprio ciò che è così, doloroso al pensiero ma troppo significativo per essere scordato, è ciò che ci fa crescere, ci fa diventare le persone che davvero vogliamo essere.
Non dei supplenti.

Buonanotte a tutti :)

Claire, Agnese, o tutt’e due.


Ps: Cosa ne pensate della nuova grafica? Abbiate un po' di pazienza e sistemerò tutto per benino... intanto aspetto pareri, suggerimenti e considerazioni ;)
Ah, il banner l'ha realizzato la mia grafica di fiducia, una certa Federica Miglio... ovviamente è una da niente, pensate che ha ideato la grafica di una rivista... cose da nulla insomma! ;)

Ti ringrazio anche qui, cara, mi piace tantissimo :*

sabato 27 novembre 2010

A total white cake for a total white day?


(English below)

Ieri mattina, aprendo la finestra, soffici fiocchi di neve grandi come noci mi hanno salutata vorticando nel cielo ancora notturno. Niente Uni, va bene :)
Ormai ero sveglia, però (la mia testa inizia subito a ingranare appena apro gli occhi: idee, cose da fare, appuntamenti, studio, sogni fatti...), così anziché tornare a letto mi sono diretta in cucina.
Ho messo su il caffè e mi sono appostata alla finestra, un po' stranita, ma molto meravigliata, ad osservare quella coltre bianca che aveva già ricoperto ogni cosa, mentre sgranocchiavo la mia mela.
Il cielo si era vanitosamente tinto di sfumature rosa- viola e tutto era immerso in quel silenzio innaturale che crea la neve, capace di inghiottire ogni rumore.
Salito il caffè, mi sono seduta al tavolo: rivista, mug fumante e una fettina di torta, la mia colazione ideale.
La “fissa” di leggere qualcosa durante la colazione devo averla presa da mia madre: per lei la colazione è un momento di assoluta tranquillità, si siede, sfoglia un giornale, mangia il suo yogurt lentamente, sbocconcella qualche biscotto tuffando la mano nella biscottiera... poi all'improvviso si alza, tazza di caffè alla mano e va a vestirsi, solo in quel momento tutto si velocizza e la giornata inizia davvero.
Anche per me la colazione è in “modalità bradipo”. Forse perchè è il pasto che preferisco più di tutti, forse perchè mentre mangiucchio e leggo nella mia testa si forma la timetable della giornata, non so, ma difficilmente le dedico meno di un'ora.

Dunque colazione con neve. Guardavo fuori della finestra e intanto mi gustavo la torta preparata giovedì pomeriggio. Pensando: guarda un po', preparo una total white cake e il mattino dopo l'assaggio sommersa dalla neve.
Total white cake?
Ebbene sì. Sebbene la mia preferenza vada in assoluto alle torte “umide”, questa volta ho voluto tornare alla classica torta soffice, alta e profumata.
La ricetta? Assolutamente inventata anche questa! Avevo del cioccolato bianco in dispensa e dato che non lo amo molto nature (se fino alla terza media ero solita mangiare tavolette di cioccolato bianco con le nocciole a merenda, ora invece lo trovo troppo stucchevole e spesso troppo grasso) stavo da qualche giorno pensando a come riciclarlo in una preparazione al forno.
Come spesso mi accade, i risultati migliori li ottengo qualche giorno dopo che l'ispirazione ha fatto capolino: riesco così a perfezionare l'idea e a creare una ricetta molto migliore di quella formulata subitaneamente (devo dire che in questo l'Università gioca a mio favore: difficilmente infatti riesco a cucinare durante la settimana).
La composizione di questa torta ruota attorno a tre ingredienti principali: albumi, che conferiscono sofficità e leggerezza, formaggio spalmabile e ricotta, utilizzati per stemperare un po' il grasso del cioccolato, permettendo di diminuire il burro senza che la morbidezza ne risenta e cioccolato bianco, per la dolcezza avvolgente.
Il risultato è stato una torta molto alta, estremamente soffice, dalla texture impalpabile.
Il gusto è davvero delicato e per niente stucchevole (ho infatti ridotto lo zucchero al minimo).

In effetti, un po' di neve sa, no? :)


TORTA SOFFICE AL CIOCCOLATO BIANCO

  • INGREDIENTI

150 g di farina 00
150 g di fecola o maizena
125 g di zucchero
3 albumi
60 g di burro
150 g di cioccolato bianco di ottima qualità
90 g di ricotta + 60 g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia (o tutto ricotta)
latte q.b.
una bustina di lievito

  • PREPARAZIONE

Preriscaldare il forno a 175°C.
Iniziare sciogliendo il cioccolato bianco a bagno maria insieme al burro.
Nel frattempo lavorare i formaggi con lo zucchero, fino a ottenere una spuma morbida.
Aggiungere le polveri setacciate e il cioccolato col burro. Ammorbidire, se necessario, il composto con un bicchiere di latte.
Infine, incorporare, a più riprese, gli albumi montati a neve.
Versare il tutto in uno stampo imburrato e infarinato, infornare per mezz'ora. Prova stecchino.

Io l'ho spolverata con dello zucchero a velo, ma secondo me è ottima anche farcita con una crema pasticcera (in fondo, avanzano dei tuorli ;) e dei frutti di bosco.

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Yesterday morning, when I opened my window, I found a white- covered landscape: yes, it was snowing!
Astonished, I had breakfast enjoying the wonderful snowflakes swirling in the air and eating a slice of the cake I had cooked Thursday. A total white cake for a total white day!
The main ingredients of this recipe are, in fact, white chocolate, albums and spreadable cheese.
The result is an absolute soft cake, of an impalpable texture. I've appreciated especially the flavour: it's sweet but not cloying.
Here's the recipe.

SOFT CAKE WITH WHITE CHOCOLATE

  • INGREDIENTS

150 g of white flavour
150 g of corn starch (or potato starch)
125 g of sugar
3 albums
60 g of butter
150 g of white chocolate (high quality)
150 of spreadable cheese
about 150 ml of milk
16 g of baking powder

  • METHOD

Preheat the oven up to 175°C.
Melt the chocolate with the butter. In the meanwhile, reduce to foam the cheese with the sugar.
Add the sifted powders and the cream of chocolate and butter. If necessary, correct the mixture with the milk to soften it.
In the and, add the whipped up albums delicately.
Put the preparation into a cake tin. Let it bake for 30 minutes.

If you like, cover with icing sugar or stuff it with cream and blackberries.