Come vorrei che abbandonassimo questo tenace bisogno di soffrire, di dimostrare il nostro valore attraverso la resistenza [confondendo, come ingenui, resistenza e forza], come se la pelle esistesse solo laddove ci sono delle cicatrici a segnarla, come se il dolore fosse la catarsi per il male.
Come vorrei togliere tutti i condizionali da Riprendere Berlino.
Come vorrei che ti amassi almeno quanto ti amo io. Come vorrei amarmi almeno quanto mi ami tu. Eppure, per quanto abili possiamo diventare con le cose concrete, il lavoro e la gestione di una casa, rimaniamo sempre maldestri con noi stessi, incapaci di trattarci con delicatezza, con cura, dimenticandoci di avere fra le mani qualcosa di prezioso e unico. A volte ci sentiamo tanto grandi, ma siamo ancora così piccoli. Per assurdo, più talentuosi nel prenderci cura dell'altro, che di noi stessi.
Per quanto le cose possano essere luminose e la felicità frequente, non si può sempre fuggire al grigio. Ma sono solo sfumature, nulla di davvero grave. Sono sempre io, siamo sempre noi, in fondo.
Stamattina c'è il Sole, i tetti e i cortili rimasti all'ombra sono ancora bianchi di neve, la solita tazza di caffè bollente mi fa compagnia di fianco al pc, ho ancora sulle mani il profumo dell'arancia mangiata a colazione.
A proposito di arance, oggi c'è l'AIRC nelle piazze. E, per una volta, per chissà quale fortuito caso, mi trovo a pubblicare un post coordinato con qualcosa che accade là fuori [se c'è una cosa che non fa di me una foodblogger è l'essere completamente a parte dalla realtà: mi perdo tutte le iniziative, i contest, le giornate a tema; riesco ad essere asociale anche sul web].
La torta di oggi è una di quelle perfette per la colazione o per la merenda, da accompagnare a una tazza di qualcosa di caldo: un ciambellone alto e morbido, per nulla asciutto grazie alla ricotta e alle arance nell'impasto. Di una semplicità imbarazzante, ovviamente.
Torta di arance e pistacchi
Ingredienti
300 g di farina 00
150 g di pistacchi tritati finemente [o farina di pistacchio, se volete fare un investimento]
200 g di zucchero
200 g di ricotta
3 uova
75 g di olio di semi
16 g di lievito in polvere per dolci
150 g di spremuta di arancia
la scorza di un'arancia
un'arancia intera
Procedimento
In un pentolino, coprire l'arancia intera con dell'acqua, portare a bollore e lasciar cuocere finché non è diventata morbida. Frullarla.
Montare le uova con lo zucchero, fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. A parte, lavorare la ricotta con l'arancia frullata, il succo e la scorza. Incorporarla con delicatezza alle uova, cercando di non togliere ariosità. Amalgamare i due composti, aggiungere a filo l'olio e, poi, le polveri setacciate e la farina di pistacchi, mescolando dal basso verso l'alto con una spatola.
Versare l'impasto in uno stampo, decorare la superficie con un po' di granella di pistacchi, cuocere in forno a 175°C per 35-45 minuti [prova stecchino].



Leggere un post come questo il sabato mattina a letto bevendo il tuo caffè.
RispondiElimina(:
EliminaCome scrivi. Come dici.
RispondiEliminaCome rispondi.
EliminaL'idea di ammorbidire ulteriormente un'arancia cuocendola a bollore mi conforta ancora di più, come mi da' soddisfazione il semplice gesto di mangiare un'arancia in inverno, per colazione. L'inverno è la stazione più arida, fredda. E' la durezza fatta stagione. Non ce ne sono tanti di frutti succosi, d'inverno, che ti dissetino la mattina quando hai le labbra secche e la gola che brama un qualsiasi liquido. L'arancia è perfetta. Questa torta mi piace. Mi piace come, nella sua forma, da' l'idea di voler abbandonare la teglia per migrare altrove, in un luogo più caldo, più umido, in un paese esotico.
RispondiEliminaBravi, voi. Intuisco dello sforzo, dell'impegno, del desiderio di non smettere di provarci. Sono una veggente che vi guarda da lontano e sorride. Andrà tutto bene, vedrai. Tutto andrà bene, tu andrai bene, lui andrà bene, andate bene, andate bene come siete, ma ognuno può fare sempre di meglio, tenendo a mente che la perfezione è noia.
Marina
Rileggo questo tuo commento e penso: "Ah, la Mari, quante ne sa."
EliminaGrazie, Regina delle Arance.
Mamma mia, lo conosco come le mie tasche quel talento lì; sono così brava a prendermi cura degli altri e poco di me stessa. E quel tenace bisogno di soffrire, di dimostrare il valore attraverso la resistenza... Sta tutto qui e lo dici così perfettamente che non c'è bisogno di aggiungere altro.
RispondiEliminaMa sai, cosa? Essere capaci di vederlo e leggersi con questa lucidità è già un grandissimo passo avanti.
Tu dici? Lo spero.
EliminaIntanto, grazie per l'empatia. E' sempre piacevole non sentirsi alieni.
ecco
RispondiEliminauna fetta di questa cosa squisitamente meravigliosa
ora
grazie
posso dirlo?
RispondiEliminafinalmente una torta degna di questo nome!
senza la specifica "senza questo/meno quello" e priva del ridondante titolo "vegan/integrale/kamut"...
sapori genuini, sapori veri
Quando ce vo'... (;
EliminaBONANOTTE. SVENGO.
RispondiEliminaTi prenoto. Quando merenda? *_*
Agnese, ti seguo sempre anche se non scrivo mai, sei sempre molto intima e sembra di intrufolarsi. Mi piacciono tanti aspetti di quello che scrivi, ti immagino come una persona volitiva e che ci prova sempre... ci sa fare la ragazza!
RispondiEliminaHo letto su twitter che stai cercando lavoro e, beh, sono nella tua situazione. Stamattina ho letto che a Novara il ristorante San Marco cerca un aiuto chef e mi sei venuta in mente. Magari è troppo lontano o hai altri problemi, alla fine non ti conosco, ma era un peccato non provarci (Spero di non essere stata indiscreta. In bocca al lupo per tutto)
Ciao! Scusa, leggo e rispondo ora perché sono rimasta senza blog per un po'. Ti ringrazio per la dritta, per il momento non ho ancora deciso da che parte direzionarmi riguardo il futuro, ma ti ringrazio davvero tanto.
EliminaMi stupisce sempre quando chi mi legge pensa "attivamente" a me.
Buona giornata, Anonimo.