domenica 25 gennaio 2015

Life was so different this time last year.

Davvero, io ero una di quelle che non credeva all'amore - o, meglio, che adorava innamorarsi, ma non pensava di poter estendere quel sentimento folgorante nel tempo. Allo stesso modo, non credevo che avrei mai lasciato casa mia, il mio rifugio, quel bellissimo soffitto a travi che mi ha accolta quando me ne andavo in giro col cuscino sul sedile del passeggero. Ugualmente, non credevo che avrei dato la mia vita in pasto a qualcun altro, senza nemmeno pensarci, anzi, chiedendogli di farne tutto ciò che avesse desiderato, senza lasciarmi respiro o riposo, come se tutta la fiducia nel prossimo che non ho mai avuto si fosse concentrata su un unico individuo.
Eppure.
Stanno accadendo molte cose che mi rendono felice. C'è la casa, un nuovo mazzo di chiavi, il presente [soprattutto il presente, evviva il presente!, niente passato, niente futuri vaghi, vivere nel presente, che sollievo!], una famiglia i cui pezzi sembrano combaciare con armonia, certe amicizie distese, limpide, sincere, che se ci si augura il bene ce lo si augura per davvero, il lavoro [ho compiuto il mio primo anno da cuoca, a proposito!], quattro zampe grigie-quasi-blu, capitate quasi per caso, che quasi non escono dal sottoscala, il lievito madre da accudire, Penelope l'impastatrice, le lucine di Natale senza stagione, una foresta di cactus, i bigliettini di chi esce prima di casa al mattino, le bollette e le ricette ugualmente sparse sul tavolo, le gelide corse sul Lago al tramonto. Ogni tanto, lo ammetto, lui trova la foresta Amazzonica in formato fazzoletti sotto il mio cuscino, ma sono solo sporadici episodi di esondazione emotiva, qualche microfrattura nell'entusiasmo, una momentanea concrezione di fragilità, nulla di irreparabile.
Tutto mi è decisamente inspiegabile, come se non esistesse un filo logico da un anno fa ad oggi, come se tutto avesse contribuito, ma niente fosse stato la causa scatenante.
Eppure.
La vita, a volte, dimostra un vero talento a ripararsi e costruirsi, apparentemente da sé [ogni tanto penso che la mia, di vita, attendesse solo che la lasciassi libera di dispiegarsi a suo piacimento].




Semisfera all'arancia e caramello

Non ricordo quando, non ricordo dove, ho avvistato una glassa marmorizzata sul web. La sua immagine mi ha tartassato la mente per una quindicina di giorni, finché, una domenica pomeriggio, non ho deciso di lavorarci. Senza ricetta, ho azzardato qualche tentativo e, sebbene questa non mi sembri ancora perfetta, il risultato è il migliore al quale sono giunta.
Come spesso mi capita, costruisco un piatto da un suo componente - anche secondario, come in questo caso -: quindi, se la glassa dettava cioccolato bianco e caramello, per la semisfera ho utilizzato la base di namelaka che avevo già proposto qui, caramellando il cioccolato bianco con un metodo di Frédéric Bau e sostituendo il limone con l'arancia [cercavo, per la carta di Cucina 41, un dessert agrumato]. A voi la ricetta.

Namelaka

Ingredienti

200 g di latte intero
5 g di gelatina
360 g di cioccolato bianco
400 g di panna liquida fredda
100 g di spremuta di arancia filtrata
5 g di scorza di aranci
a

Procedimento

In un pentolino con il fondo spesso, sciogliere il cioccolato bianco, mescolando di continuo finché non acquista un bel colore ambrato [senza che si bruci].
Idratare la gelatina in acqua fredda e, intanto, portare a bollore il latte. Unire la gelatina al latte e versare il composto caldo sul cioccolato caramellato [potrebbe formare qualche grumo, mescolare fino a dissolverli il più possibile].
Passare il tutto al setaccio, aggiungere la panna fredda, la scorza e il succo di arancia. Lisciare con un minipimer e distribuire in stampi a semisfera in silicone. Mettere nel congelatore per almeno 10 ore.[Come base si può utilizzare un dischetto di sablé classica o alle mandorle]


Glassa

Ingredienti glassa al caramello


200 g di zucchero
150 g di acqua
10 g di gelatina

Procedimento

Reidratare la gelatina e, intanto, caramellare lo zucchero. Portare l'acqua a bollore, versarla piano sul caramello per diluirlo, sciogliervi la gelatina e passare il tutto al setaccio. Lasciar raffreddare.


Ingredienti glassa bianca

265 g di cioccolato bianco
4 g di gelatina
175 g di panna fresca
40 g di acqua
30 g di sciroppo di glucosio

Procedimento

Fondere il cioccolato al microonde o a bagnomaria. Reidratare la gelatina in acqua fredda, mentre in una casseruola si porta a bollore la panna, l'acqua e lo sciroppo di glucosio.
Quando il cioccolato è fuso, versarvi la panna lentamente e in tre riprese, cercando di ottenere un'emulsione lucida e omogenea. A questo punto, sciogliervi la gelatina, lisciare con il minipimer e tenere da parte.


Le glasse vanno utilizzare a una temperatura di circa 37°C.
Al momento di estrarre dal congelatore le semisfere, mescolare leggermente le due glasse, cercando di mantenere delle striature evidenti.
Disporre le semisfere su una griglia con una teglia sotto e glassarle. Lasciar colare la glassa in eccesso, porre in frigorifero fino a cinque minuti prima del servizio.


Arance candite

Con un pelapatate, togliere solamente la parte arancione della scorza delle arance. Affettarla sottilmente per il lungo, lasciarla bollire in acqua per 20-30 minuti.
Scolare le scorze e rimetterle nel pentolino coprendole completamente di acqua. Pesare l'acqua necessaria e aggiungere altrettanto zucchero. Candire le arance in questo sciroppo facendolo sobbollire per circa 60 minuti.


NB [soprattutto per Mavie (; ]: Dato che le scorze così affettate sono molto più piccole delle classiche scorzette d'arancia, il tempo di canditura è minore. Per ottenere, invece, le classiche orangettes candite, basterà tagliare a listarelle la scorza delle arance [anche con qualche mm di parte bianca], farle bollire in acqua per un'oretta [o finché non siano morbide] e, poi, in uno sciroppo 1:1 [uguale peso di acqua e zucchero] tre volte per trenta minuti, con una pausa di almeno un paio d'ore fra una bollitura e l'altra.
Una volta morbide e traslucide, si lasciano asciugare su una griglia per 24 ore, poi si passano nello zucchero semolato, si tuffano in una pozza di cioccolato fondente fuso, si mangiano così oppure si utilizzano in altre preparazioni.

13 commenti:

  1. Mi rendo conto che i percorsi non sono mai stabiliti, a differenza di ciò che pensiamo.
    Un po' mi piace, un po' ci devo pensare.

    Bravissima, come sempre.

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  2. Nulla dies sine linea.
    Non saziarti mai del tuo scrivere.

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  3. A parte che le foto sono a dir poco stupende, ma soprattutto sono felice per te e Gian.
    Gian, la deforestazione dell'Amazzonica è un'impresa, ma tu puoi farcela.

    Marina

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  4. Non è mai come immaginiamo,
    finchè quello che è riesce a stupirci e a superare di gran lunga quello che immaginavamo.
    Gran belle foto, as usual :)

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    1. Gran bella cosa sapere che mi leggi. Ciao, biondezza <3

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  5. Che delicata meraviglia ❤❤ la tua serenità e il tuo dolce presente e il futuro che appena si intravvede. E questo piccolo prezioso regalo che mi fai e che mi emoziona e che gelosamente conserverò. Non vedo l'ora di assaggiare le tue orangette ❤ ti abbraccio, piccolo fiore che sboccia piano 🌸 mavie

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    1. Attendo il risultato, ti verranno benissimo, piccola Mavie. Un abbraccio!

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  6. Belli, belli, belli. Ciò che dici mi dà speranza, anche se infondo, continuo a dirmi che tutto ciò non fa per me, che non lo vorrei mai. Eppure.
    Non sai mai cosa può succedere quando decidi di lasciar dispiegare la vita a suo piacimento, no?;)
    Tu sei bravissima ormai, che te devo dì!

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    1. Esattamente, Peanut! Ripeto, io ero una convinta che sarei stata il classico lupo solitario per tutta la vita e che, in fin dei conti, certe cose non mi sarebbero mai nemmeno importate troppo. E invece. (;

      Grazie. :*

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