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venerdì 24 maggio 2013

Moelleux di ricotta, con miele e fragole | Nothing is real and nothing to get hung about


- Sono qui. Salgo? Scendi? Vado via?
Sali. Ti sento chiudere la porta d'ingresso, sotto, con quel tonfo metallico e pesante. Allungo la mano verso l'altra sedia, prendo la felpa e la indosso, dimenandomi in quel labirinto di maniche e colletto e cappuccio e stoffa spessa calda blu. Cerco di farmi una coda, ma niente, annodo i capelli in uno chignon disordinato. Mi alzo, vado ad appoggiarmi alla parete a fianco della porta. In quell'istante entri tu. Per un attimo la porta aperta ti nasconde, poi, quando la richiudi, compari. E hai quel tuo sorriso che, in realtà, è più una smorfia tragica, quella di quando mi vieni a recuperare.
Ti avvicini.
- Allora, che succede?-, chiedi a voce bassa.
Succede che, dai, abbracciami, non farmi queste domande, tanto lo sai, quello che succede, succede che sono io, succede che siamo ancora là, a sei mesi fa, a sei anni fa, succede che, guardami, ho quasi ventidue anni e non so badare a me stessa, mi perdo senza nemmeno uscire di casa, guardami, cado rimanendo seduta. Succede che, dai, fammi restare un po' immobile, ti prego, mi incastro fra le tue braccia così riesco a rimanere ferma, guarda, così non crollo nemmeno.
- Non sparire-, mi dici, con le labbra sulla mia clavicola sinistra.
Non rispondo, mentre gioco con il colletto della tua tee, percorrendolo col dito, ipnotizzata da quella sorta di corda di cotone, dove i polpastrelli fanno i funamboli.
Salto dalla maglia alla tua pelle, forse la realtà s'è nascosta là sotto, fra le tue vertebre e sui tuoi nei. Dal colletto, ora, esce solo il mio polso, stritolato dall'elastico per i capelli, troppo stretto.
C'è un punto, dietro le mie pupille, che si sta riempiendo di spilli, cerco di ignorarli, fuggo nel calore che sale dalla tua schiena.
- Ehi...
Ehi. Tre lettere e quegli spilli impazziscono, partono alla carica, mi sfondano la cornea.
Fuori c'è il temporale, puntuale come ogni pomeriggio, puntuale come i miei piccoli, ma irrisolvibili, crolli quotidiani.
Dieci minuti lì, a farci sostenere dal muro, col citofono contro la tempia, quasi fosse una pistola, e la luce bianca e verde degli alberi e delle nuvole che entra dalle finestre.
Ti guardo. I tuoi occhi verdi. Le tue ciglia trasparenti.
- Ho sotto la tua maglia.-, mormoro, così, una frase inutile perché dirti che ho bisogno di te non mi riesce.
Ci stacchiamo dal muro, cambiamo stanza. Rimaniamo un po' in silenzio, un po' parliamo.
Trascorre mezz'ora. Mi convinci a uscire. Mi porti fuori, fuori da me.

Nothing is real and nothing to get hung about.



MOELLEUX CON RICOTTA, MIELE E FRAGOLE [ricetta di Mon petit bistrot, liberamente stravolta]

Immaginate una cheesecake senza la base di biscotti e aggiungeteci delle fragole fresche, l'aroma del miele, la scorza di limone appena grattata, un po' di vaniglia. Tutto qui. 


Ingredienti [per uno stampo da 18 cm di diametro]400 g di ricotta [meglio se di pecora]
3 uova
50-70 g di miele [scegliete voi il grado di dolcezza, anche in base al tipo di miele che utilizzate]
50 g di fecola di patate / amido di mais
la scorza di un limone bio
un cucchiaino di estratto di vaniglia

una decina di fragole ben mature

burro e zucchero q.b.

Procedimento
Preriscaldate il forno a 170°C.
Dividete gli albumi dai tuorli, e montate a neve i primi, con un pizzico di sale.
A parte, mescolate la ricotta con il miele, la fecola, i tuorli, la scorza di limone e l'estratto di vaniglia.
Aggiungete gli albumi, in più riprese e mescolando dall'alto verso il basso, per non smontarli.
Versate il composto nello stampo imburrato e inzuccherato. Disponete sulla superficie le fragole, pulite e affettate. Infornate per 45-50 minuti [uno stecchino, infilato nel centro, deve emergerne pulito].
Lasciate raffreddare. 
E' più buono il giorno dopo, soprattutto se ha trascorso la notte in frigo.


lunedì 5 dicembre 2011

Dicembre

E’ Natale da fine Ottobre: le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. 
Io vorrei un Dicembre a luci spente e con le persone accese.

Charles Bukowski.

Lo vorrei anch'io, Charles.


Dicembre è già qui.
Il profumo dei camini accesi che affumica l'aria, un po' più fredda, così, da un giorno all'altro.
Il rosso intenso. I rami di pino che sanno ancora di resina. Le città illuminate. Il Duomo che si staglia, latteo, nel cielo già notturno, quando esci dall'Università alle 17. Il cielo rosa di notte, quando vuole nevicare. Le distese di neve intatta. Quando al mattino ti svegli e senti quel silenzio assoluto, che ti dice che fuori è tutto bianco, prima che tu apra le persiane. Le strade ghiacciate di notte. Le sciate. I cieli stellati in montagna. I biscotti speziati che papà porta dalla Germania. La cioccolata con la cannella appena macinata e la scorza di arancia grattugiata. Dormire con due piumoni, ma in canottiera. Il pandoro. I guanti, gli occhiali che si appannano quando entri in un bar. Le albe coperte di brina. Dicembre.

Meno luci, più persone.
Meno pensieri, più parole.
Meno quaderni, più racconti a voce.

In fondo, Dicembre mi piace.
Il problema sono le carenze di spirito natalizio, che mi rendono un po' acida (più del solito, sì :) e un tantino poco tollerante, in situazioni come: ressa da shopping natalizio, esagerato impiego di luminarie multicolori, riproduzione di canzoni eccessivamente natalizie.

[piccola nota: madre e sorella quest'anno hanno avuto carta bianca -io non sono stata interpellata, ovviamente- e si stanno sbizzarrendo ricoprendo ogni superficie domestica con addobbi e luci; la domenica mattina mi sveglio con un cd natalizio che già suona in cucina, mentre le sopracitate scelgono le due compilation da riprodurre in seguito; mia nonna sta già stilando la lista della spesa per il pranzo di Natale.
Ho paura che inizieranno a crescermi ciuffi di pelo verde.]

Come a contrastare questo rapido e chiassoso appropinquarsi del Natale, almeno in cucina, rimango ferma all'autunno, facendo fuori le scorte di zucca stipate nel freezer.
Personalmente adoro questo ortaggio.
Metà della mia famiglia è di origini mantovane, sono cresciuta fra risotti e tortelli di zucca. Ora mi piace moltissimo nature, al forno, con una macinata di pepe e qualche granello di sale. O in versione vellutata.
Nei dolci non l'avevo ancora provata, complici i nasi arricciati di chi mangia i miei esperimenti in cucina.
[Ogni tanto ho l'impressione che se preparassi solo crostate con la marmellata e torte di cioccolato, qui, sarebbero tutti felicissimi.]
Visto lo scarso entusiasmo, ho lasciato perdere l'idea di infornare la classica Pumpkin Pie americana, e ho optato per un simil-moelleaux, dove il cacao avrebbe nascosto l'arancione della zucca e, insieme agli amaretti, mimetizzato il sapore.
Il risultato? Nel giro di una cena e di una colazione, erano rimaste solo le briciole.
Facciamo progressi, dai ;)

Se anche voi avete ancora della zucca superstite, magari surgelata, provate questo dolce: semplicissimo, senza burro né olio e goloso. Sembra un vero moelleux, ma, incredibilmente, conta un terzo delle calorie.
Amaretti, cacao e zucca, poi... c'è bisogno che vi descriva l'effetto? ;)




MOELLEUX DI ZUCCA, con cacao e amaretti


  • INGREDIENTI


500 g di polpa di zucca, cotta e frullata
150 g di zucchero
100 g di farina 00
2 uova
200 g di amaretti finemente tritati
2 cucchiai di cacao amaro di ottima qualità
6 g di lievito
latte q.b.
un pizzico di sale


  • PROCEDIMENTO


Preriscaldare il forno a 190°C.

Lavorare lo zucchero con le uova, fino a rendere queste ultime ben chiare.
Aggiungere la polpa di zucca, gli amaretti, la farina, il cacao, il lievito e il pizzico di sale.
Per quanto riguarda il latte, va dosato in base all'umidità della zucca: aggiungetene quanto basta per ottenere un composto fluido, ma non liquido.
Versare l'impasto in uno stampo precedentemente imburrato e infarinato. Cuocere in forno caldo per un'ora.
Prova stecchino.

(il giorno dopo, ben fredda, guadagna 10 punti! ;)




E il vostro, di Dicembre, com'è, come sarà?
Natalizio? O solo... Dicembre?

a.

mercoledì 23 febbraio 2011

Demagogia, cioccolato e svuotamenti di dispense

Dopo qualche sperimentazione alternative (sulle quali non vi ho illuminati perché... beh, diciamo che su questo fronte la strada da percorrere è ancora luuuunga) si avvertiva fra le mura di casa la voglia di un dolce veramente dolce, di quelli da picco glicemico al primo sguardo, dall'indicibile contenuto calorico e con una percentuale di colesterolo sufficientemente elevata da causare, al primo morso, l'immediata ostruzione delle arterie.
In questi casi la soluzione è composta da due, magici, ingredienti: cioccolato e burro.
L'aggiunta del cocco è motivata dal fatto che avessi in dispensa della farina di cocco che ormai protestava a gran voce per il bisogno di attenzioni (a me il cocco non fa impazzire, soprattutto a livello di scagliette essiccate, eppure ne ho acquistato comunque una quantità non proprio irrisoria, più per la soddisfazione di averlo in dispensa che per gustarlo).
Ecco quindi una torta veramente demagogica: dopo cena ne sparisce metà senza che nessuno batta ciglio (anzi, silenziosamente ce ne si taglia un'altra fetta cercando di non darlo troppo a vedere...), la farina di cocco cessa di giacere in quell'angolino remoto di quel pensile stipato di zuccheri di ogni colore, farine di ogni estrazione cerealicola e spezie da quasi ogni parte del mondo e il vostro fabbisogno settimanale di cioccolato è più che soddisfatto.
E se i vostri fianchi minacciano di rompere l'argine della cintura dei jeans fingete di non sentirli e godetevi un pezzettino di questa meraviglia fondente e voluttuosa ;)
Ah, nel caso le vostre papille non fossero già entusiaste e impazienti, anziché la farina provate ad utilizzare per cospargere lo stampo lo zucchero: in cottura, avvolto dal sottile velo di burro sul fondo, si caramella e va a formare una crosticina croccante ma scioglievole che... devo aggiungere altro? Beh, dato che anche l'occhio vuole la sua parte, questo espediente vi permette anche di evitare l'antiestetica patina bianca data dalla farina che, diciamocelo, su un dolce al cioccolato sta proprio male ;)



MOELLEUX CON CIOCCOLATO E COCCO

  • INGREDIENTI

100 g di cocco disidratato
150 g di cioccolato fondente
50 g di  cioccolato al latte
50 g di cioccolato extra fondente*
120 g di burro
4 uova
un pizzico di sale

  • PROCEDIMENTO

Preriscaldare il forno a 175°C.
Fondere il cioccolato con il burro. Aggiungervi le uova, uno alla volta, e infine il cocco e il pizzico di sale.
Imburrare e cospargere di zucchero uno stampo per dolci, versarvi l'impasto.
Ho scelto di spolverare la superficie con un po' di cocco e circa due cucchiai di zucchero, in  modo che quest'ultimo, caramellandosi, formasse una crosticina croccante che riprendesse quella sul fondo. Ma voi potete anche omettere quest'ultimo passaggio.
Infornare per circa mezz'ora, finchè la consistenza della torta non sia stabile, ma non asciutta.

Gustare fredda, ancora meglio se il giorno dopo.

*ho utilizzato tre tipologie di cioccolato perchè avevo tre tavolette diverse già aperte, ma si può scegliere di utilizzare solo il fondente, o variare le percentuali. Anche se trovo che abbinare del cioccolato al latte a quello fondente in percentuali 1 : 2 crei un ottimo equilibrio all'interno di dolci con questa consistenza.