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venerdì 5 giugno 2015

Riso integrale, zucchine, edamame, pomodori secchi, gomasio. | Giugno.

Giugno, un'altra metamorfosi.
Cambiano le ore, le luci, le temperature, le correnti d'aria.
Dopo una breve pausa d'incertezza, ho iniziato a muovermi in una nuova, sconosciuta, cucina. Spazi minuscoli rispetto ai precedenti, organizzazione millimetrica, disciplina dell'ordine, precisione e severità, metodi di lavoro inediti ai quali devo plasmarmi, manualità da assorbire. C'è una nuova sala dove buttare lo sguardo di tanto in tanto: tavolini di legno scuro e rugoso, candele colanti, lo spazio dettato dalle casse di legno dei vini, buona musica sempre in sottofondo. Ci sono tardi e rilassati pasti del personale - chiacchierando di grandi chef, piatti e cucina, o di tutto il resto, la libreria dove ho lavorato si trova a due passi dal ristorante, per minare lo stipendio ogni mattina e anche il Lago è vicinissimo, a salutarmi dopo ogni fine e prima di ogni inizio.
Vorrei pensare al futuro con più leggerezza o, forse, vorrei meno incertezze. Accadono cose che mi ricordano quanto ancora sia lontana l'indipendenza e, allo stesso tempo, accadono persone che mi assicurano come non sia l'indipendenza a importare davvero, ma l'autonomia. E, allora, io mi chiedo quanto davvero sia autonoma, quando io sia, etimologicamente pensando, in grado di decidere da sola le leggi secondo cui vivere.
Mentre cerco - ancora, sempre - la misura di me, continuo a crescere, osservare, imparare, amare, fare fatica, cercare, eludere le mie difese, rompere i miei schemi, vivere il più possibile.
Sto leggendo un libro di quelli che desideri non finiscano mai, uno di quei libri che ti offrono la possibilità di vivere mille vite, solamente leggendo, d'imparare mille nuove sfaccettature dell'essere umano e del suo sentire; s'intitola "Atti osceni in luogo privato", l'ha consigliato la mia cara Mareva, qui ne trovate un'esaustiva recensione, io lo suggerisco a voi.
Siamo andati a guardare il nuovo film di Sorrentino e, per quanto mi sia parso un po' troppo costruito sull'ossatura de La grande bellezza e di This must be the place, per quanto alcune inquadrature mi siano sembrate una sfacciata emulazione delle simmetrie magiche di Wes Anderson [Paolo, non basta un hotel per replicare il Grand Budapest], l'ho adorato. M'è scesa anche una lacrima, verso la fine, ma non per il film in sé, ma per quella capacità che hanno i film di piazzare al momento giusto della giusta giornata la giusta battuta - e farti crollare, e farti realizzare [che, poi, forse, si tratta più della battuta sbagliata nel momento sbagliato della giornata sbagliata, comunque]. Per il resto, ricorderò la digressione su orrore e desiderio, qualcuno dei soliti aforismi di Sorrentino sui grandi temi della vita, l'inquietudine che m'ha tenuta sveglia per metà notte, la bellezza di Rachel Weisz.
Vorrei scrivere di più, leggere di più, cucinare - non al lavoro - di più. Vorrei del tempo solo per noi, più passeggiate sul Lago - con le mani sui fianchi e il profumo dei gelsomini a stordirci, più sere libere per guardare film e ricordarci della cena passata la mezzanotte, più mattine trascorse a letto, dimentichi del mondo, più occasioni per scappare da qualche parte insieme, solo noi.

Ogni tanto mi chiedo quand'è che tutto s'è fatto così pratico, concreto, prioritario. Dove sia finito il tempo lento, l'edonismo fine a se stesso, le giornate vuote a contemplare la vita.
È un po' come pensare al freddo di gennaio ora, mentre i piccoli iceberg nel mio caffè gelido si sciolgono a vista d'occhio: è davvero esistito?


Estate chiama leggerezza, piatti freschi e poco impegnativi, verdurine e colori: per questo ho deciso di postare questo riso freddo, incredibilmente sano, senza nemmeno il sale, ma saporito, buono, soddisfacente. Il carboidrato integrale del riso assicura energia per molte ore, le zucchine crude rimangono croccanti, il pomodoro secco dà sapidità, gli edamame dolcezza, il gomasio alle alghe una nota di umami che ci piace sempre molto, la canapa un extra di proteine e una buona dose di preziosi Omega 3 e 6, che abbassano il colesterolo e aiutano a togliere la fame nervosa [ogni tanto rispunta l'erborista che c'è in me], succo di limone, pepe e olio EVO condiscono il tutto.
Ovviamente, la realizzazione è di una semplicità imbarazzante.


Un'insalata di riso

Ingredienti [per 2]

140 g di riso integrale
1 zucchina grande, ma non acquosa
8 pomodori secchi medi
60 g di edamame lessati e tolti dal baccello
2 cucchiai di gomasio alle alghe*
2 cucchiai di semi di canapa* [possibilmente non decorticati]
il succo di un limone
miso [opzionale]
olio EVO
pepe
basilico

Procedimento

Lessate il riso [ci vorranno circa 45 minuti] sciogliendo nell'acqua un cucchiaio di miso al posto del sale e tenendolo piuttosto al dente.
Intanto, tagliate a cubetti piccolissimi la zucchina e lasciatela marinare nel succo di limone.
Scolate il riso, passatelo sotto l'acqua fredda per fermare la cottura, eliminate tutta l'acqua.
Condite il riso con la zucchina, i pomodori tagliati a julienne, gli edamame, il gomasio, la canapa. Regolate di pepe e aggiungete un filo d'olio.
Potete mangiarlo subito, oppure, lasciarlo riposare per qualche ora in frigorifero: i sapori si svilupperanno meglio. Prima di servirlo, aggiungete un paio di foglie di basilico fresco, affettate sottilmente.

*Gomasio: lo trovate ormai in tutte le erboristerie un po' fornite e nei negozi bio; sceglietene uno con una buona percentuale di alghe, conterrà meno sale e vi fornirà tutti i loro super poteri [wakame, dulse, nori e compagnia bella contengono tutti gli amminoacidi essenziali, minerali e fibre. Lo trovate anche di solo sesamo, con sesamo nero, con erbe provenzali, con altre erbe aromatiche, con curcuma e curry; oppure, potete farvelo a casa, tritando sesamo tostato e gli aromi che preferite.

martedì 9 aprile 2013

Sarah Kane


E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo il tuo sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l’altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te.
 



Ho dovuto iniziare con questo pezzo [che parla un po' di amore, un po' di sesso, accende qualche sigaretta qua e là, a tratti diventa un po' oscuro, ma non troppo, non abbastanza, non ancora, insomma, c'è qualcosa che non va, ma cosa?, comunque, finché è così va bene, cosa mai potrà succedere?] altrimenti nessuno avrebbe dato a Sarah Kane, e a questo post, una chance.
"Quelle cose tristi che leggi tu", sapete.
Non leggo solo cose tristi. Sarah Kane non è triste. Sarah Kane è molto peggio.
C Tu sei morta per me.
[...]
C Se potessi liberarmi di te senza doverti perdere.
A Non sempre si può.
[...]
C Tre estati fa ero a lutto. Non era moto nessuno, ma avevo perso mia madre.
[...]
M Invecchierò e sarò, sarà, qualcosa.
B Fumo fino a stare male.
A Nero su bianco e blu.
M Il calore mi abbandona.
C Il cuore mi abbandona.
B Non sento niente, niente. Non sento niente.
M E' possibile?
M Hai dimenticato.
C Non riesco a dimenticare.
M Ti ho cercato. Per tutta la città.
C Per piacere basta.
M E ora ti ho trovato.
C E' morta una persona che non è ancora morta. Non è colpa mia, non è mai stata colpa mia.
M Tutto ciò che succede deve succedere.
B Dove sei stata?
M Un po' qua, un po' là.
C Vattene.
B Dove?
C Ora.
M Là.
C Perché è nella natura dell'amore desiderare un futuro.
M Il tempo passa ed io non ho tempo.
A E anche se non ricorda lei non può dimenticarlo.
C Ti sei innamorato di una persona che non esiste.
A Una tragedia.
B Bevo fino a stare male.
A Non si è mai così forti come quando si sa di essere deboli.
C Voglio vivere con me stessa.
M E se ti sembra incomprensibile allora hai capito benissimo.
C VATTENE.
A TORNA.
TUTTI RESTA.
C Non lo reggo più.
A Questo stordirsi.
B Questo ubriacarsi.
M C'è una parte di me che è nera nera, lo so. C'è una parte di me che è così verde, non lo saprai mai.
B Fatti un altro bicchiere, un'altra sigaretta.
Certe volte la sagoma della mia testa mi preoccupa. Quando mi ci cade l’occhio sopra mentre si riflette sul finestrino scuro del treno, e il paesaggio corre veloce attraverso l’immagine della mia testa. Non che ci sia niente di strano o… preoccupante… nella sagoma della mia testa, però… mi preoccupa.
I brani che state -forse- leggendo sono tratti da "Crave", la terza opera di questa drammaturga inglese [la precedono "Blasted", "Phaedra's love" e "Cleansed"].

I personaggi di "Crave" sono quattro, quattro lettere, perché di più non serve sapere. Bastano i loro dialoghi, non servono nomi o descrizioni. 
Non ne so abbastanza, di drammaturgia [ma anche di tutto il resto], eppure, la Kane mi ha sempre ricordato un selvatico Samuel Beckett: la rassegnazione, l'immobilismo, i dialoghi senza senso, spezzati, sterili. Selvatico perché i suoi testi si dimenticano di qualsiasi regola, non sono educati, cortesi, prevedibili: sono ruvidi, bestiali, violenti. I suoi personaggi incarnano la razza umana in ogni suo eccesso, interpretando i suoi lati più bui ed estremi.
Leggerla non è piacevole.

M C'è così poco tempo.
Se solo arrivasse l'amore.
B Non sono io.
A Non ti è mai capitato di cercare nel posto sbagliato?
M Ora.
B Mai.
C No.
M Smetti di dire io, dì noi.
B Dai, andiamo a
letto.
A Desideri pressanti.
C Grida disperate.
B Sei lesbica?
M Ma per favore.
B Pensavo che magari è per questo che sei sola.
M Non ho mai incontrato un uomo di cui mi potevo fidare.
B Di me ti fidi?
M Non me ne frega un cazzo di te.
C Se fossi
se
se fossi.
M E' tardi.
A Un ragazzino aveva un'amica immaginaria. La portava sulla spiaggia e giocavano nell'acqua. Arrivò dal mare un uomo e la portò via. La mattina dopo le onde lasciarono sulla spiaggia il corpo di una bambina.
Stringeva una manciata di sabbia.
C Cosa c'entrano le cose con il resto?
B C'entra.
M Niente.
A Appunto.
B E' questo il guaio.
A Il problema è dove vivi e dove vorresti vivere?
M Di notte l'assenza si addormenta tra le case. 

Sarah Kane è nata a Brentwood, il 3 febbraio 1971. E' morta a Londra, il 20 febbraio del 1999, ventottenne e suicida.
Ha trascorso la sua vita a combattere contro la depressione. E a creare brani teatrali di lacerante intensità.

B Hai l'aria abbastanza felice per essere una che non lo è affatto.
C Cerco un tempo e un luogo che siano liberi da cose che strisciano, volano e pungono.
M Non voglio diventare vecchia e fredda e non avere soldi per tingermi i capelli.
C Quello che mi tiene legata a te è il senso di colpa.
Non voglio restare.
B Non voglio restare.
C Voglio che tu te ne vada.
M Se arrivasse l'amore.
A Dagli tempo.
C No.
M Mi ha già superata.
B Lasciami andare.
C Non ho più voglia di comprarti nessun regalo di Natale.
B Un nome sarebbe già qualcosa.
M Sei davvero ingenuo se pensi di avere ancora delle chance.

Rileggendola, forse la Kane è un Beckett quasi contemporaneo i cui personaggi attendono un Godot, -una salvezza a volte chiamata amore, a volte perdono, a volte comprensione, a volte pace-, che si è suicidato.
C Ascolta. Sono qui per ricordare. Ho bisogno di... ricordare. Ho questa tristezza addosso e non so perché.A Per questa donna dagli occhi disperati sarei disposto a morire.Prima di avere la possibilità di adorarti tutta, adoravo le parti di te che riuscivo a vedere. Non ho musica. Cristo, vorrei avere musica e ho solo parole. B Benedetta sigaretta.A Dolore per associazione di idee.C Solo un miracolo può salvarmi.M Da cosa?A Pazzia.C Anoressia. Bulimia.Scusa.B Di tutto.A La verità è facile.Una possibilità è morire.C Una depressione non basta. Un crollo emotivo totale è il minimo richiesto perché mi perdonino di averli traditi. A La scorciatoia dei vigliacchi.B Ti penso.A Ti sogno.B Parlo di te.A Non riesco a eliminarti dal mio sistema.Mi piace averti dentro il mio sistema. M Nessuna prestazione richiesta.C Ho questo senso di colpa e non so perché.A Solo l'amore mi può salvare ed è l'amore che mi ha distrutto. B Se non vuoi che venga non verrò. Dillo, non importa. Cioè importa ma è meglio dirlo. Così lo saprò. Quindi.M Al di là di ogni limite.A Al di là di ogni dolore.M Decidi, concentrati, chiedi.B Mi do ancora qualche chance.C Compero un nuovo registratore e nastri vergini.B Lo faccio sempre.C Ne ho di vecchi che andrebbero altrettanto bene in realtà, ma la verità c’entra ben poco con la realtà, e lo scopo (se ce n’è uno) è registrare la verità.A Sono così stanco.C Ho fame di bianco su bianco e nero, ma i miei pensieri corrono in un magnifico technicolor, strappandomi al sonno, tirando via la calda coperta dell’invisibilità ogni volta che minaccia di annegare la mia mente nel nulla.
Non so che cosa ci sia stato nella vita di questa autrice. Non so come abbia vissuto, per creare e per morire così. Non ho nemmeno indagato tanto, devo essere sincera. Non tanto per mancanza di curiosità, quanto per timido rispetto, forse.
Quindi, non starò qui a riportarvi i pareri della critica, le contestazioni e il dissenso che i suoi testi hanno provocato. Non starò qui a darvi tutti quei dati tecnici che potete trovare tranquillamente in Internet, come li ho trovati io. Non sono qui per farvi una lezione di drammaturgia [sono le due del mattino, domani lavoro, ho altro per la testa. Avevo solo voglia di scriverne].
Sono del parere che il suicidio meriti silenzio, tanto silenzio. Ogni suicidio.
Già poterla leggere, secondo me, è un'invasione nella sua testa.
A Non dirmi di no non mi puoi dire di no perché è un tale sollievo avere ancora amore e stare a letto ed essere abbracciato e toccato e baciato e adorato e il cuore ti salterà dalla gioia quando sentirai la mia voce e vedrai il mio sorriso e sentirai il mio respiro sul collo e il cuore ti batterà forte quando vorrò vederti e ti mentirò fin dal primo giorno e ti userò e ti fotterò e ti spezzerò il cuore perché tu hai spezzato il mio e mi amerai ogni giorno di più finché il peso non sarà insopportabile e la tua vita non sarà mia e morirai sola perché io prenderò quello che voglio e poi me ne andrò e non ti dovrò niente è sempre lì è sempre stata lì e tu non puoi rinnegare la vita che senti mandare a fare in culo quella vita in culo quella vita in culo quella vita ti ho persa ormai.
C Sono tua.
B Ora che ti ho trovata posso smettere ti cercarmi. 
Credo che io smetterò di copiare pezzi delle sue opere, invece. Volevo riportarvi anche qualche stralcio di "Psicosi delle 4.48" [il mio pezzo preferito], e degli altri brani, ma lei, stasera, mi ha fatto andare a rileggere "Crave", quindi "Crave" è stato. E, comunque, credo di avervi fornito un assaggio piuttosto complessivo di ciò che è Sarah Kane.

[No, è molto altro, ma non posso descrivervela. Non posso. La Kane non si può spiegare, la Kane bisogna trovarla il 24 dicembre dimenticata in fondo al magazzino della libreria dove lavori, portarla a casa con te, leggerla la notte di Natale, metterla in libreria al mattino, e ritrovarla quattro mesi dopo, nella libreria della tua micro-mansarda, dove l'hai portata senza nemmeno farci troppo caso, infilata in uno scatolone fra tutti gli altri libri, iniziare a sfogliarla, rileggere i passi sottolineati, seduta sul pavimento, sentire lo stomaco che si annoda e il cervello che si scioglie e poi metterti al pc e ricopiarla, per imprimertela dentro, più a fondo, che lo faresti con un ferro rovente, se solo lo avessi.]


Sono dialoghi teatrali. Ovvero, si leggono in breve tempo. Io ci ho messo una notte a leggermi tutto il teatro, per darvi l'idea, e non è che abbia questa velocità di lettura da record, anzi.
Non posso dirvi di leggerla, ma... insomma, il libro è questo. Ed è straordinario.
La sua umanità mi ha commosso. Mi dispiace per quelli che sono troppo occupati o così perduti da non riuscire a scorgere la sua umanità. E come scrittore di teatro sono sconvolto dall'abilità e dall'autorità di una scrittrice così giovane. Naturalmente non so se diverrà una grande scrittrice. Rimabaud era anche più giovane di lei quando rivoluzionò la poesia e la abbandonò per fare contrabbando di armi. Quello che so di certo, è che questo è il testo più importante in scena a Londra, oggi. 
Edwars Bond, 28 gennaio 1995
The Guardian
 

*In tutto questo, Food Therapy sta perdendo tutta la parte di food. Non vi nascondo che ho un nuovo progetto in testa. Perché da qualche parte devo -voglio, ho bisogno di- scrivere, ma non posso più sfruttare la scusa del cibo. Non solo.
Who knows. 

giovedì 28 marzo 2013

Sacher rimpicciolite | Time may change me, but I can't trace time.

Avevo scritto un post.
Bello, forse. Scritto bene, magari. Senza fare strage della grammatica italiana, si spera.
Era una digressione di quelle che, un tempo, mi piacevano tanto, e mi facevano sentire come una che aveva capito tutto della vita. Una di quelle pagine da Romantica nata nel secolo sbagliato. Una ventina di righe da sedicenne-diciassettenne che sente palpitare il cuore mentre legge di Streben e di Sehnsucht. Uno sfogo da esistenzialista fallita. Un tributo a Nietzsche da filosofa di provincia. 
E poi, niente, l'ho cancellato.
Perché? Perché mi racconto le stesse, identiche, cose da anni, ormai. 
Ogni tanto ci credo ancora, ogni tanto non molto. In ogni caso, non volevo pubblicare l'ennesimo post wannabe-esistenzialista.
Ultimamente non scrivo molto, ed è strano, per me. Leggo, questo sì, sempre. Ma scrivo con poco entusiasmo. Gli stravolgimenti che hanno interessato la mia vita in questi ultimi mesi [trasferimento, lavoro/i, persone e Persone] mi hanno fatto capire che sto cercando qualcosa di nuovo, che pretendo qualcosa di diverso da me stessa, che tutto quello che prima mi faceva sentire appagata ora non mi basta più.
[E mi fermo, perché sto per ricadere in un ragionamento sulle dinamiche dei desideri che renderebbe la cancellazione della bozza di cui sopra inutile.]


Forse, riscoprirò il piacere vivo dello scrivere quando avrò qualcosa di nuovo da dire. Come afferma Franzen in uno dei saggi contenuti nell'ultimo "Più lontano ancora" [ve ne consiglio la lettura, è un libro illuminante, e le parti in cui parla dell'amico suicida David Foster Wallace sono di dolorosa bellezza], non è possibile continuare a scrivere rimanendo identici a se stessi, bisogna cambiare di continuo, crescere.
Ecco, forse, sto crescendo. Forse. Non diciamolo troppo forte, che qualcuno potrebbe illudersi.


In realtà non avrei mai pubblicato questa ricetta, perché le foto non mi soddisfano. Ma su Fb l'anteprima vi era piaciuta, come queste tortine cioccolatose erano piaciute a chi le aveva assaggiate, quindi mi son detta: "E scrivilo, un post, a che ti serve un blog se lo aggiorni una volta al mese?".
Quindi eccomi qui a proporvi delle mini-sacher che della sacher classica non hanno nulla, se non l'abbinamento di cioccolato e albicocca. Non sono dei muffins, ma si fingono cupcakes grazie al cucchiaio di panna a coprire la cupoletta. L'impasto ha un intenso profumo di cioccolato e custodisce un cuore morbido di confettura di albicocche. In più, se li consumate caldi [altrimenti basta riscaldarli per 20-30 secondi nel microonde], hanno quell'effetto "fondant au chocolat" che di certo non dispiace [le foto, purtroppo, non rendono: le ho fatte il giorno dopo con l'ultimo superstite].

Insomma, fingiamo che aprile non sia alle porte e, approfittando di questo inverno persistente, concediamoci questa iniezione di cioccolato.


MINI-SACHER [o piccoli coulants au chocolat con cuore di albicocca]

Ingredienti [per 4 tortini]
80 g di cioccolato fondente [dal 50% al 65%, se la percentuale di cacao è più alta, eliminate il cacao in polvere e aggiungete 20 g di farina]*
20 g di farina
20 g di cacao amaro
70/80 g di zucchero [dipende da quanto è fondente il vostro cioccolato e dalla dolcezza della vostra confettura]
80 g di burro
2 uova
una punta di lievito per dolci

confettura di albicocche q.b.

panna montata e cacao amaro [o scaglie di cioccolato] per servire

Procedimento
Accendere il forno sui 180°C.
Fondere il cioccolato con il burro a bagnomaria o nel microonde. Mescolarvi, poi, lo zucchero, la farina e il cacao setacciati, il lievito. Infine, le uova, uno alla volta.
Dividete il composto in uno stampo per muffins: riempite gli spazi con un paio di cucchiai, ponete un cucchiaino circa di confettura nel centro, ricoprite con dell'altro impasto.
Infornate e cuocete per 10 minuti [potete arrivare fino a 15 nel caso vogliate un risultato più stabile].

Servite, se volete, con un cucchiaio di panna montata posto sulla cima, o di fianco, e spolverato con un po' di cacao amaro o con qualche scaglia di cioccolato fondente. 

giovedì 24 gennaio 2013

"A tu per te' ": l'ebook.

Come vi anticipavo nello scorso post, in questo periodo sono un po' incastrata in mille impegni.
Mi sono trasferita all'inizio di questa settimana, ho iniziato un nuovo lavoro, non capisco bene da che parte sia la mia vita, se o qui, ma è solo questione di tempo: una volta ambientata ricomincerà tutto a fluire tranquillamente.
Aggiorno con un post molto ristretto, scritto al volo prima di riattaccare in ufficio, per lasciarvi il link dell'ebook della serata del 26 dicembre. Fra le sue pagine troverete i racconti che sono stati letti, le ricette dei dolci assaggiati, le schede dei tè degustati e le foto. Godetevelo. ;)

Per scaricarlo, gratuitamente, seguite questo link.



A presto! :)

martedì 2 ottobre 2012

Madeleines | Here we are again, October.

Ottobre.
Di nuovo.
Fra poco è ancora una volta il 4.
Il mio ventesimo anno è stato talmente intenso.
Tortuoso. Immenso. Terribile. E magnifico.
[Lumen et umbra sumus. 
Sempre.]

Ricordare tutto, vorrei. Nulla all'oblio concedere.
Questa notte, è notte di madeleines.

Come sempre, le mie ricette sono una collazione di tutte quelle che raccolgo fra libri, web e blog.
La prima che vi propongo è decisamente classica: una madeleine chiara che profuma di miele, bastano pochi accorgimenti perché risulti perfettamente "ingobbita" ;)


MADELEINES AL MIELE

Ingredienti [per circa 16 madeleines]
75 g di farina
40 g di zucchero di canna
2 cucchiai di miele [il vostro preferito]
60 g di burro
1 uovo di grandi dimensioni
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
sale

Procedimento
In un pentolino, sciogliere a fuoco dolce il burro con il miele. Intanto, montare le uova con lo zucchero, fino a ottenere una massa molto spumosa. Aggiungere il burro fuso insieme al miele, delicatamente per non smontare le uova. Setacciare le polveri e amalgamare tutto insieme a un pizzico di sale.
Lasciare raffreddare il composto in frigorifero per almeno un'ora [meglio tutta la notte, o diverse ore].
Preriscaldare il forno a 220°C.
Riempire con il composto ben freddo gli stampini, facendo attenzione a lasciare sufficiente spazio per la lievitazione [almeno 1/3].
Infornare e cuocere per 4 minuti. Abbassare la temperatura del forno a 200°C e proseguire la cottura per altri 4-6 minuti, fino a doratura.
Sfornare e lasciar stabilizzare le madeleines nei loro stampini, per almeno 5-10 minuti.

Accorgimenti
Tratto distintivo di questi piccoli dolci è la gobbetta sul dorso. Perché venga perfetta, è fondamentale lo sbalzo termico: far quindi raffreddare completamente il composto in frigo [assicurandosi che non prenda aria, coprirlo quindi con della pellicola o sigillare il contenitore] e cuocere seguendo le due fasi alle diverse temperature.


Meno classiche, ma forse più golose, le madeleines con il cuore di cioccolato fuso, tratte da "L'ABC del cioccolato", di Julie Andrieu [magari riparleremo di questo volumetto di 384 pagine, nella neonata rubrica libraria].
Questa volta, la ricetta è praticamente quasi del tutto copiata e incollata. Se c'è una cosa che apprezzo di Julie, infatti, è la sua precisione nel compilare le ricette: esatte fino all'ultimo grammo.


MADELEINES AU CHOCOLAT FONDANT [tra parentesi le dosi della ricetta originale]

Ingredienti [per 9 madeleines]
50 g di farina [30 g di farina + 20 g di farina di mandorle]
50 g di burro
2 uova intere
2 cucchiai colmi di cacao amaro di ottima qualità
55 g di zucchero [40 g di zucchero + una bustina di zucchero vanigliato]
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
9 quadratini di cioccolato fondente

Procedimento
Preriscaldare il forno a 190°C.
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere le polveri setacciate e il burro fuso.
Lasciare raffreddare il composto in frigorifero, come nella ricetta precedente.
Riempire gli stampini con un cucchiaio di impasto, porre nel centro un pezzo di cioccolato, ricoprire con altro impasto, fino a raggiungere i 2/3 delle cavità.
Infornare e cuore per 8 minuti.
Togliere dal forno e lasciare rassodare negli stampi per 5-10 minuti.
Mangiare le madeleines ancora tiepide, con il cioccolato che cola non appena le si addenta.

giovedì 27 settembre 2012

Contaminazioni librarie

Febbre e influenza hanno raggiunto anche le mie inesistenti difese immunitarie, così, in questo piovoso pomeriggio di fine settembre, ho preso Angie e la Piccola Canon [ché se non diamo dei nomi agli oggetti, qui, non siamo felici] e le ho costrette a strapparmi dalla noia.


In realtà, è da tempo che medito su un qualcosa del genere all'interno di Food Therapy. Almeno un annetto.
E oggi, a tre giorni dalla scadenza del contratto estivo in libreria [posso piangere? Posso disperarmi e sciogliermi in un laghetto di acqua salata?], ho pensato che, in fondo, avrei potuto continuare a fingermi una libraia qui, su queste pagine virtuali.
Ho il piacere di presentarvi, dunque, un nuovo angolo di Food Therapy dedicato ai libri. Ciò che leggo, gli ultimi acquisti, i libri che "abitano" il mio comodino perennemente e quelli che mi porto quotidianamente in borsa. Romanzi, saggi, i classici, libri di cucina, raccolte di racconti, tutto quello che la mia alimentazione onnivora d'ogni tipo di pagina comprende, insomma.

Giusto per sostenere questa ventata d'aria fresca, oggi iniziamo con gli ultimi acquisti. La scelta è piuttosto varia, sia per argomento che "mood" di lettura.


Diario italiano, di Sigrid Verbert

Ebbene sì, è arrivato. E' uscito dagli scatoloni, in libreria, e io l'ho subito puntato. Ho aspettato un po', però, a sfogliarlo. [Da qualche parte ho una coscienza che mi obbliga a riflettere sulla mole di libri di cucina che ormai possiedo, da qualche parte, lo giuro, c'è. Ehi, coscienza? Ehi? EHI? Niente, è già scomparsa, e vabbè, io ci ho provato.]

Il predecessore di questo volumotto è stato il primo libro di cucina acquistato dalla sottoscritta. Lo stile di Sigrid si riconosce nella cura riposta nella
grafica ordinata ed essenziale, nelle fotografie, nelle ricette, di spunto tradizionale ma svolgimento creativo.
Il libro descrive il viaggio di Sigrid per l'Italia. Diviso in tappe, dipinge perfettamente l'atmosfera di ogni zona, città, regione visitata. Sigrid sfrutta fotografie e racconti per riportare, al meglio, i sapori e la bellezza che ha saputo scovare, in ogni angolo del nostro Paese.

Segnalibri: zuppa di topinambur con crema di prezzemolo, fagottini ripieni di brasato al barolo, zuppa di lenticchie e castagne, pasta all'ossolana [gentilmente richiesta da qualcuno che infila foglietti nei miei libri di cucina...], gnocchi di carciofi con fave, asparagi e guanciale croccante, torta sarda di ricotta...


La ragazza delle arance, Jostein Gaarder

Jostein Gaarder mi ha tenuto compagnia quando ero un po' più piccola, lui e Roald Dahl sono stati fra gli autori che più ho amato, nel periodo elementari-medie. Grazie al consiglio di un'amica, ho ripreso in mano un suo libro, una decina di giorni fa. "La ragazza delle arance" è uno di quei libri che non appena li finisci invii subito un sms all'amica in questione: "Grazie". Bisognerebbe sempre ringraziare, per i bei libri [prestati, consigliati, scritti]. Gaarder fonde la filosofia [sempre presente, come da tradizione, ben intrecciata nella trama] con una storia romantica e poco prevedibile, che si dispiega dolcemente in uno dei suoi soliti meccanismi "a incastro", di cui alla fine, soltanto alla fine, riesci ad avere la visione completa.
Un inno alla vita, al carpe diem, all'amore "vivo", in un dialogo, anche un po' commovente, sì, fra padre e figlio. Ma niente picchi glicemici, luoghi comuni o frasi fatte.
Vita, semplice, pura, luminosissima vita.

Sottolineature: 
"Probabilmente non esiste nessuna intimità che possa competere con due sguardi che si incontrano con fermezza e decisione e che semplicemente rifiutano di lasciare la presa"
"Ho paura, Georg. Ho paura di sere come questa, quando non mi viene dato di vivere."


Lacrime e santi, Emil Cioran

Quella fra me e il signor Emil Cioran è la storia di un folgorante colpo di fulmine [avvenuto nel settore di filosofia della Feltrinelli in Centrale, a Milano, una sera, alla fine dell'ennesima giornata universitaria], sfociato in un amore appassionante e fedele, che non si è mai intiepidito dal primo incontro, quando mi corteggiò con i suoi "Sillogismi dell'amarezza", per poi conquistarmi irrimediabilmente con il suo esiziale "Al culmine della disperazione".
Questo volumetto [dal formato davvero comodo, fra l'altro, in borsa non lo senti nemmeno] mi è stato consigliato da un amico. I temi cardine del pensiero di Cioran sono ovvviamente presenti, affilati come sempre, ma davvero piacevoli sono le continue digressioni artistiche, musicali, filosofiche che l'autore compie senza posa, in un crescendo di riflessioni, confronti e annotazioni culturali.
Come descrivervi Cioran... mente quasi contemporanea [è morto nel 1995], stilla fino all'ultima goccia l'essenza dell'esistenzialismo e del nichilismo, animando le sue riflessione con l'ardore del più appassionato dei Romantici. Ma Cioran non è solo filosofia, è riflessione lucida e disillusa, assolutamente consapevole, sulla vita e sulla società, sull'uomo e sul suo animo. Il tutto racchiuso in una delle prose più piacevoli che abbia mai letto, sicura, scorrevole, leggera, puntuale.

Non so se si è capito, ma ve lo consiglio vivamente.

Sottolineature:[apro a caso, la scelta sarebbe troppo difficile]
"La paura è una morte di ogni istante."
"Avrò in me abbastanza musica da non scomparire mai?"
"Siamo condannati a salire una scala senza mai raggiungere l'ultimo gradino."


Di tutte le ricchezze, Stefano Benni


E' arrivato all'inizio di questa settimana, l'ultimo nato dalla penna di Stefano Benni. E' un altro di quegli autori ai quali sono affezionata, poiché i suoi libri mi hanno fatta crescere, in un certo senso. Il mio preferito rimarrà sempre [fino a nuovi aggiornamenti, sempre della serie "evviva la coerenza!] "Saltatempo", ma come dimenticare "Terra!", "Bar Sport" o "Margherita Dolcevita"?

Portato a casa ieri pomeriggio, l'ho iniziato stanotte. Appena stacco col pc vado a riprenderlo, vi saprò dire :)














Narciso e Boccadoro, Hermann Hesse


La bellezza di questa nuova edizione che Mondadori ha riservato all'opera di Hesse meritava la menzione qui. Cinquant'anni dalla morte di Hermann Hesse, sei, fra i suoi titoli, ripubblicati da Mondadori. 
Qui, tutti insieme.




















Ottimo. E' l'1.31 e direi che potremmo anche andare a dormire, o, come al solito, fingere almeno di andare a letto.
Angie vi saluta, come sempre ben accomodata sul dorso del mio naso, e vi rimanda alla prossima carrellata libresca.
A proposito, voi cosa ci raccontate? Ultime letture? Gli imperdibili? Consigli?
Qui siamo sempre pronti a sfogliare e immergerci in nuove pagine :)

Piesse: le foto sono un po' quello che sono, ma pioveva, era buio, avevo freddo e continuavo a starnutire. Sono perdonata?