Visualizzazione post con etichetta senza forno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta senza forno. Mostra tutti i post

sabato 15 marzo 2014

Mousse al cioccolato e Baileys. | Provarci comunque.

[NP]

Mi hanno raccontato di come si spengono gli occhi quando ti dicono che il prossimo stipendio non arriverà, mi hanno raccontato di contratti part-time che per 300 euro al mese ti richiedono una disponibilità full-time, mi hanno raccontato di gente che sparisce, anziché pagarti, ma intanto continua a pubblicare su Facebook le foto delle vacanze in Indonesia, mi hanno raccontato di stagioni trascorse a spaccarsi la schiena per 3 euro all'ora, mi hanno raccontato di contratti a tempo indeterminato che non ti garantiscono però un mutuo, perché non sei sposata, mi hanno raccontato di foreste disboscate per i troppi curricula stampati e disseminati, inutilmente, dovunque, mi hanno raccontato di stage dall'altra parte d'Italia, non retribuiti, mi hanno raccontato di giornate trascorse in ufficio che non ti forniscono altro che un posto letto da 400 euro al mese, mi hanno raccontato della ricerca forsennata di un altrove, di una nuova America da raggiungere abbandonando tutto e tutti, mi hanno raccontato dei sorrisi amari di quando ripensi a tutti gli ideali, i sogni, le ambizioni degli adolescenti cresciuti nel dogma che la vita dovesse essere qualcosa di grandioso, che lasciasse senza fiato, un capolavoro, mi hanno raccontato di notti insonni a sbattere la testa contro il muro di un presente insensato, perché senza futuro, mi hanno raccontato la vertigine di quando capisci che la tua energia, la tua passione, la tua stanchezza, la tua esperienza e i tuoi decenni di studi non ti servono a nulla, non significano nulla, non ti distinguono, non ti offrono alcuna soluzione.
Mi hanno raccontato tutto questo, o, forse, ce lo siamo raccontati noi, fuori da quel locale ieri sera, mentre tutt'attorno la gente beveva e fumava e noi, forse ancora troppo sobri, osservavamo ed ascoltavamo quell'inaccettabile dispersione di vita e talento, quella stanchezza adulta - così stonata, negli occhi di chi non ha nemmeno venticinque anni -, quel dirci speranzoso che, da qualche parte, una soluzione deve esserci, che forse siamo noi a non aver ancora cercato abbastanza.
E mentre cercavamo di capire dove fossero finiti i nostri ventitré anni, mentre arrivavano le tre e mezza del mattino e il locale si svuotava, non desideravo altro che salvarci, che in qualche modo ci salvassimo tutti, noi e i nostri futuri.

Ma.

Ma non riesco ad essere disperata, non riesco ad arrendermi, non riesco a maledire e detestare tutto, non riesco nemmeno ad arrabbiarmi [non ora, non più].
Di noi esseri umani ho sempre amato l'attaccamento alla vita, quell'istinto tenace e primordiale che c'impedisce di spegnerci, di piegarci agli eventi e alle avversità, di abbandonare tutto.
Possono raccontarmi che non ho futuro, ma non possono negarmi il presente: quindi, ogni mattina, io mi alzo e vado al lavoro, che per ora c'è e - grazie, grazie, grazie! - mi piace da impazzire, e faccio il possibile per dare tutta me stessa.
Scrivo tutto questo perché, ancora più terribile dell'idea di arrendermi, c'è l'idea che siano gli altri a farlo, e che la realtà si svuoti ancor di più. La verità è che non posso sopportare la prospettiva che i miei fratelli, Andrea, Marta, Viola, Federica, Michele, Chiara, Lorenzo, Absa, Debora, Raffaella, Federico, Luca, Francesca, Chiara, Giulia, Elisa,  Ombrella, Francesca, Michela, Laura, Valentina, Matteo, Silvia, tutte le persone che leggo tramite blog o Twitter, tutti, lascino perdere.
Per quanto prostrata, non riesco a seppellire quella parte di me che vuole ancora qualcosa dalla mia esistenza, che rimane caparbiamente convinta che non possa essere tutta qui, nel rincorrere senza fiato un futuro sempre più lontano.


Dopo un'introduzione così frivola e spensierata, credo che risollevare un po' gli animi sia necessario. E allora eccovi la mousse che ho preparato una settimana fa, in occasione di una piacevole cena fra amici. Forse per colpa [merito] di questi giorni trafelati, avevo una gran voglia di un dolce accogliente, nel quale affondare il cucchiaino senza frapposizioni, che rassicurasse come il cioccolato e dissipasse i pensieri come un po' [okay, tanto] di Baileys.
Una mousse impalpabile, ma sorretta da una solida base - simile a quella di una cheesecake, pratica e di veloce esecuzione -, perché, insomma, un po' di certezze tornano sempre utili.



MOUSSE AL CIOCCOLATO E BAILEYS

Ingredienti

Per la base

300 g di frollini al cioccolato
100 g di burro fuso

Per la mousse

250 g di Baileys
285 g di cioccolato fondente [70%] tritato grossolanamente
3 g di gelatina in fogli
500 g di panna fresca montata

cacao amaro q.b.

NB: Per le foto, ho utilizzato una porzione per due persone, realizzata in un coppapasta [diametro: 12 cm], a cena, invece, avevo portato un'unica mousse, preparata in uno stampo circolare a cerniera [diametro: 20 cm- 6/8 persone]. Nel caso scegliate una di queste due alternative, vi consiglio di rivestite i bordi degli stampi con della carta forno, in modo che la superficie rimanga più regolare.
Altrimenti, potete anche scegliere di servirla in bicchierini monoporzione, magari alternando mousse e biscotti, con qualche scaglia di cioccolato.

NB, ancora: Per una versione analcolica, sostituite il Baileys con del latte intero.

Procedimento

Polverizzate i frollini, aggiungetevi il burro fuso, disponete il composto sul fondo dello stampo, premendo bene in modo che si solidifichi uniformemente. Ponete in freezer.
Intanto, idratate la gelatina e fate scaldare il Baileys [senza portarlo a bollore].
Lasciate fondere il cioccolato tuffandolo nella crema di whisky calda.
Sciogliete la gelatina in 15 g di acqua [al microonde o in un pentolino a parte, a fuoco dolcissimo], poi mescolatela bene alla ganache [termine improprio, qualcuno mi fustighi] di Baileys e cioccolato.

Fate raffreddare.

Con molta calma e dedizione, unite il composto alla panna montata. Versate poi la mousse sulla base di frollini e riponete tutto in freezer per almeno un paio di ore.
Mezz'ora prima di servirla, trasferite la mousse in frigorifero. Affettatela con un coltello tiepido, dopo aver cosparso la superficie di cacao amaro.


Credits: la ricetta della mousse è ispirata dalla portentosa Pinella.

sabato 18 gennaio 2014

Panna cotta allo zafferano e pere, con cioccolato fondente.

Se ripenso a certi post di questo blog, ricordo un'urgente necessità di di trascrivere la mia vita, di raccontare me stessa, di condividere riflessioni per trovare conferme, o smentite, o sfumature, di mostrarmi, con la sicurezza dell'incoerente protezione del web, dove tutto è pubblico e rintracciabile, ma, in qualche modo, cristallizzato nell'illusione di un universo parallelo, dove pochi ti conoscono e dove ti sembra di poter scegliere chi essere e cosa vivere, risultando, a volte, più reale e sincera che al di là di schermo e tastiera.
Insomma, c'era questo bisogno di comunicare, in me. C'era.
Oggi, invece, mi trovo a scrivere questo post senza, veramente, qualcosa da condividere. O, meglio, così rapita dalla vita non-virtuale, così assorbita dagli eventi, così intenta a distillare emozioni e sensazioni, a carpire ogni consistenza e ogni odore, a trattenere gli istanti, le parole, i gesti, per farli risuonare, così coinvolta da questa instancabile voglia di fare, di sperimentare, di approfondire, di imparare, da non aver davvero voglia di trasformare tutto questo in parole.
Forse, perché alcune cose meritano la riservatezza, vanno protette, lasciate respirare in un luogo riparato, senza troppi occhi e voci.
La verità è che non tutti possono vederti felice, non tutti vogliono e non tutti ne sono degni.
Ma credo sia giusto così, giusto e perfetto così.


Quindi, mentre cerco di non sorridere troppo sfacciatamente, lasciate che vi racconti di questa panna cotta.
Era da un po' che sproloquiavo ["sproloquiare" è sicuramente uno dei verbi più utilizzati di questo blog] su Twitter di una panna cotta allo zafferano. L'idea di zafferano e liquirizia mi tentava soprattutto dal punto di vista estetico - già m'immaginavo questo minimalismo bicolore, wow -, tuttavia, desideravo sfruttare i rossi pistilli per qualcosa di meno inflazionato.
Quindi, nella mia testa è comparsa l'idea che pere e zafferano dovessero accordarsi molto bene [non vi racconterò della mattina in cui ho messo una bustina di zafferano nello yogurt greco, per poi affettarci dentro una pera e testare l'abbinamento] e, in effetti, chi ha assaggiato il dolce mi ha confermato che non si è trattato solo di una mia allucinazione gustativa.
La panna cotta è composta per il 20% di purea di pera, in modo da risultare più leggera e fresca. Lo zafferano si avverte, ma non prevarica gli altri elementi, offrendo un sottofondo caldo e intrigante.
Qualche scaglia di fondente al 90% mi è, poi, sembrata necessaria: gli spigoli amari si lasciano volentieri avvolgere dalla morbidezza della panna e corteggiano le curve sensuali della bacca di vaniglia, senza però tradire l'intesa che, da sempre, li lega alla pera.



PANNA COTTA ALLO ZAFFERANO E PERE, CON CIOCCOLATO FONDENTE

Ingredienti

400 ml di panna fresca
80 g di zucchero di canna
1 g di agar agar [in alternativa, 8-10 g di colla di pesce fatti reidratare]
1/2-1 bustina [0,15 g] di zafferano [dosatevi in base all'intensità di aroma del vostro zafferano, se è ottimo ve ne basterà mezza]

2 pere Abate mature [anche le Decana vanno bene, l'importante è che siano compatte, ma dolci]
una bacca di vaniglia
cioccolato fondente [80%-90%]

Procedimento

In un pentolino, tagliate a piccoli tocchetti 100 g di pera. Versate poi la panna, lo zucchero, l'agar agar, i semi raschiati dal baccello di vaniglia e il baccello. Lasciate scaldare a fuoco dolce finché non sfiora il bollore.
A questo punto, insaporite con lo zafferano e frullate con il frullatore a immersione, in modo che non rimangano pezzi di pera.

Versate negli stampini, lasciate raffreddare e poi rassodare in frigorifero [almeno due ore, ma io le ho lasciate tutta la notte].

Intanto, affettate la pera rimanente in modo molto sottile [io ho usato l'affettatrice, ma solo perché mi piace esagerare - in realtà, dovrei comprarmi una mandolina, sarebbe ora]. Disponete qualche fetta su un piatto.

Sformate le panne cotte sopra il carpaccio di pera, e completate con qualche scaglia di fondente.


Agar agar

Gelificante di origine vegetale [è ricavato da alcuni tipi di alghe rosse], ho iniziato ad usarlo da poco, e ammetto di preferirlo soprattutto perché mi evita gli attacchi di nausea quando mi ricordo l'origine dei fogli trasparenti di colla di pesce.
1 g basta a gelificare 500 ml di liquido, non ha sapore, ha zero calorie. Va aggiunto a freddo, poiché il calore lo rende insolubile. E' utilizzato anche per confetture e gelificazioni light, dato che non necessita dello zucchero per rapprendere il liquido.
Insomma, se ancora non lo utilizzate, vi consiglierei di dargli una chance.
Poi, ha indubbiamente un nome molto più carino di "colla di pesce".

domenica 6 ottobre 2013

Roma | Non m'importa di cercare leggi di stabilità

Scrivo suol retro della carta d'imbarco, sgualcita dalle decine di passaggi per tasche, borse, angoli della valigia. Sono in aereo, ci siamo da poco staccati dall'asfalto di Fiumicino. Per una volta, non ho un posto sull'ala. Peccato ci siano le nuvole, e non riesca a vedere le luci della costa tirrenica. Scrivo appoggiando il foglio sulla copertina color verde Adelphi di Simic, sulle gambe, perché quelli di EasyJet mai -proprio mai- riescono a pulire i tavolini pieghevoli. 
Fra le dita ho una matita rosa fluo, rubata da una scrivania che mi mancherà. 

Scrivo, guardo mio fratello dormire nel sedile a fianco, spio le nuvole dall'oblò troppo stretto, sento l'uomo seduto dietro di noi aprire la confezione del suo muffin di plastica. 
Ho in testa i Radiohead, i Dire Straits, i Baustelle, Vasco Brondi, gli Air, Le Vergini Suicide, Trainspotting, Dogville che dovevi farmi vedere, ma poi no, e qualche bacio. Meravigliose teste bionde. Tovaglie sporche di tabacco e di vino. Sorprese. Doppi gelati per pranzo. Bottigliette d'acqua svuotate dentro a magliette, prati verdissimi e cieli assurdamente tersi, ad ottobre. Quartieri come opere di Dalì, con lampadari appesi sopra le strade e tappeti sui muri. Tramonti su San Giovanni, quando ti fermi e trattieni il respiro chiedendoti in quale altra città ci sia quella luce, quella che non se va mai, quella che c'è anche di notte, quando torni a casa abbracciata e un po' brilla.

Perdonaci, Roma, se questa volta non siamo rimasti tutta la notte sotto il Colosseo ad aspettare un'alba di nuvole rosa. Perdonaci se ci siamo svegliati a pomeriggio inoltrato, se siamo rimasti felici a cantare canzoni tristi mentre lavavamo i piatti, anziché immergerci nei tuoi musei e nelle tue bellissime rovine. Perdonaci se, come schizofrenici, abbiamo mangiato cacio e pepe, amatriciana e saltinbocca, ma anche wakame e avocado, ceci allo yogurt e pollo al curry. Perdonaci se abbiamo rimandato le Catacombe, Villa Borghese e chissà che altro, ma avevamo qualche film da guardare, tutti insieme nella sua camera azzurra, fra i fili di fumo delle nostre sigarette, i bicchieri di vino, gli incastri di gambe e braccia. Perdonaci, Roma, le nostre "e" troppo aperte, impareremo. Perdonaci, Roma, i nostri sorrisi, i pomeriggi di penombra in camera da letto, il gelato trasformato in cheesecake, i nostri occhi distratti da altri occhi, questo viverti senza sbranarti, ma in un sornione godere della tua bellezza, semplicemente respirando fra le tue strade, lungo il tuo fiume, dentro la tua storia, questo spudorato stare bene, la nostra sana anormalità, l'equilibrio degli squilibri, i brindisi all'eterno entusiasmo, il guardarsi a un binario e dirsi: "Io sono schifosamente felice, e tu?".

Incrocio lo sguardo della hostess. Mi chiede se desidero qualcosa. Rispondo di no, ma la ringrazio.
Penso che, in fondo, per essere schifosamente felici ci vuole poco.
Una serie di incredibili coincidenze.
Un blog. Un commento a un post. Un nickname che si trasforma in un nome. Raccontarsi le proprie vite una sera, su hangout. Decidere di andare a Roma. Pensare di trovarsi per bere qualcosa, per aggiungere un volto a delle parole. Osare un "Io, in questa città, vengo a viverci", mentre il sole cala dietro San Pietro e me ne sto seduta sul parapetto di Ponte Sant'Angelo. Decidere di farlo davvero, di cambiare di nuovo casa, letto, veduta dalla finestra della cucina. Prenotare un biglietto aereo per il proprio compleanno, tornare. Festeggiare con una famiglia conosciuta venti giorni prima.
A rifletterci, ora, non sono solo coincidenze: sono scelte. La felicità deriva sempre da una scelta, come l'infelicità. Scegliere di essere felice non mi appartiene, non sono mai stata capace, perché mai avrei dovuto, c'era così tanto da fare, al di là dell'essere felice.
Il problema della felicità è che, spesso, bisogna essere egoisti per sceglierla. Bisogna davvero mettere tutto il resto da parte: è un aut-aut, non esistono vie di mezzo, se vuoi essere felice devi buttare via quello che non serve, una sorta di minimalismo del benessere. 
Certe rinunce sono inevitabili: la vita è troppo vasta per un unico luogo, per un'unica famiglia, per un unico gruppo di amici, per un unico grande amore. Non permettersi l'euforico delirio della libertà è un suicidio.

"Se vuoi una storia d'amore eterna, innamorati di una città." [cit. Una Snob]
Io di Roma mi sono proprio innamorata. L'ho considerata una città "da visitare", finché non mi sono trovata sotto le mura della Basilica di Massenzio. E, improvvisamente, ho sentito qualcosa pungermi gli occhi, degli inspiegabili spilli.
Ho camminato urtando i passanti per non distogliere lo sguardo dal Vittoriano, ho girato Roma di notte, a piedi, godendo spudoratamente di quel vuoto di gente, che lascia risuonare l'eco della magnificenza della città. Ho dormito pochissimo, senza mai sentirmi stanca. Abbiamo visitato i Musei Vaticani due volte, tornando all'entrata grazie al passaggio segreto indicatoci da una guida sulla quale -noi biondi in vacanza- avevamo fatto colpo. Sono entrata nella Cappella Sistina e, finché non mi sono trovata al centro, non mi sono voltata a guardare il Giudizio Universale, un'assurda via di mezzo fra Orfeo e Stendhal. Sono rimasta incredula a fissare il soffitto, i colori, la tensione di quelle braccia, di quelle dita. Sarei rimasta per sempre all'interno del Pantheon, ad osservare la pioggia entrare dall'oculo, lenta e fittissima, quell'ipnotico cadere di luce ed acqua.
Sono stata trafitta da troppa Bellezza per rimanere indifferente. Mai potrei anche solo tentare di racchiuderla in delle parole.
Descrivere non serve, raccontare neppure, le fotografie, poi, sono una presa in giro. Bisogna trovarsi lì, e arrendersi. Lasciarsi invadere dallo stupore.

Il retro della carta d'imbarco è finito da un pezzo. Ho continuato a scrivere su una nota dello smartphone.
Siamo appena atterrati.
Scendiamo dall'aereo per ultimi. Torno presto. 

Fotografie di Roma non ve ne lascio [mi limito ad ammorbare il popolo di Facebook, contenti?], ma la parentesi culinaria voglio farla. Certo, sarei troppo banale a darvi la mia versione della cacio e pepe, vero?




ICE CREAM CAKE

Ingredienti
300 g di biscotti secchi [noi avevamo gli Oro Saiwa, ma potete usare quelli che preferite, anche abbinandoli ai gusti di gelato]
150 g di burro fuso
2 cucchiai di miele
cannella, un pizzico di sale

1 kg di ottimo gelato [il nostro era di Gelatario, se non lo conoscete dovete provvedere]

Procedimento
Tritate finemente i biscotti, mescolateli al burro fuso, al miele, alla cannella e al sale.
Disponeteli sul fondo di una tortiera con apertura a cerniera. Mettete in freezer per una decina di minuti.
Intanto, lasciate ammorbidire un po' il gelato.

Riprendete la base, e distribuitevi il gelato. Se scegliete due gusti, come nel nostro caso, vi consiglio di utilizzare una sac à poche per distribuirli in modo che rimangano separati.

Rimettete in tutto in freezer fino al momento di servire il dolce.

[I nostri gusti? Ricotta con pistacchi e cioccolato + crema con biscotti Gentilini]


INSALATA DI AVOCADO, WAKAME E PINOLI [ricetta di Iaia]

Ingredienti [per 5 persone]
2  avocado ben maturi
Alga wakame reidratata
Pinoli
Salsa di soia
Succo di limone

Procedimento
Tagliate gli avocado a cubetti. Mescolateli all'alga e ai pinoli [si potrebbero anche tostare, perché no]. Condite con la salsa di soia e il succo di limone, a piacere.


CECI CON CAROTE E SALSA DI YOGURT SPEZIATA

Ingredienti [sempre per 5 persone]
250 g di ceci [una scatola, insomma, ma se li avete secchi è meglio]
una carota
yogurt [magro o intero, l'importante è che non sia zuccherato]
spezie e aromi a volontà: curcuma, curry, paprika, cumino, coriandolo, origano, pepe nero

Procedimento
Fate saltare in padella i ceci e la carota tagliata sottilmente [se avete pelapatate/mandolina è perfetto].
Intanto, mescolate allo yogurt le spezie, regolandovi con l'assaggio.
Servite i ceci e le carote con la salsa.

giovedì 7 marzo 2013

Banana pancakes | For the love of breakfast

Sono ormai quasi due mesi che mi sono trasferita qui, a Modena, e settimana prossima sarà il turno di un nuovo trasloco.
Ho trovato il mio bucolocale, la mia mansardina con soffitto di travi in legno e finestre vista tetti, la mia libreria da riempire con i miei libri, la mia cucina eufemisticamente essenziale, persino senza forno [ma chi se ne importa, in qualche modo si farà], con un lavandino da far traboccare di tazze con fondi di caffè e cucchiaini sporchi di yogurt, i miei pochi mq in cui mantenere in ordine il mio disordine.
Non realizzo ancora bene il concetto "casa mia", ma non vedo l'ora di andare a viverci.



Mi sarebbe però dispiaciuto non lasciare traccia di quella che è stata la "casa di transizione", che mi ha ospitata in queste prime settimane modenesi, fra le pagine di Food Therapy.
Sono sicura di aver già sviscerato il mio amore profondo e fedele nei confronti della colazione che, anche vivendo da sola, è rimasta un appuntamento importante, nonostante mi siano mancati prodotti da forno homemade [casa di transizione, dicevo poco sopra, immaginate l'attrezzatura da cucina disponibile, sorvolando, poi, sul forno impossibile da accendere, dato che farebbe saltare la corrente].
Questi pancakes sono stati davvero una rivelazione. [In rete circolano già da un po', io li avevo visti da Stefania qualche tempo fa]. Perfetti per una colazione da favola, non necessitano una dispensa fornitissima, un frigo straripante, e nemmeno il possesso dell'intero catalogo Kitchen Aid. La classica ricetta, insomma, che nei manuali di cucina indirizzerebbero a single, workaholics senza tempo per spesa&fornelli o professionisti in pigrizia.
Bastano due ingredienti: una banana [magari proprio l'ultima rimasta, ormai in fase di mummificazione] e un uovo.
Il risultato? Pancakes.


Dimenticatevi merendine confezionate o il solito yogurt con i cereali: questi pancakes sono velocissimi da preparare e leggerissimi [1 uovo + 1 banana = meno di 200 kcal, giusto per dire], oltre a costituire una colazione equilibrata e sana: proteine, zuccheri, fibre, vitamine, potassio e molto altro.


Sono eccezionali già al naturale [soprattutto se la banana è ben matura], ma volendo si possono declinare in varianti più golose:

- fragole fresche [o confettura di fragole, o coulis di fragole, come quello che trovate qui, o fragole disidratate mescolate alla pastella]
- cioccolato [a pezzi dell'impasto, fuso, tritato grossolanamente e lasciato cadere sulla pila di pancakes]
- sciroppo d'acero o miele [a pioggia]
- una spolverata di cannella [spolverata, o kg, dipende quanto ne siete addicted]
- burro e zucchero di canna [che languidamente si fondono sulla superficie dell'ultimo pancake]
- ogni genere di frutta secca
- Nutella [un evergreen]

Breakfast lovers, vi ho convinti a provarli?


BANANA PANCAKES [per due persone]

Ingredienti
2 banane medie, ben mature
2 uova

Procedimento
In una ciotola, schiacciare le banane con la forchetta [non frullarla, altrimenti la ricetta non funziona!]. Aggiungere poi le uova, mescolando bene.
Scaldare un padellino antiaderente [volendo, si può ungere con un po' di burro].
Versare un'adeguata quantità di pastella. Aspettare finché la superficie non si sia ricoperta di bolle e asciugata, quindi, girare il pancake. Terminare la cottura [ci vorranno circa 3-4 minuti in totale].


Photo: thanks to Marta Rizzato and her gorgeous 35mm.


... siamo delle persone serie, sì.

giovedì 31 gennaio 2013

Gelo di arancia | Modena Days

E, poi, accade.
Un lunedì mattina, in pieno hangover causa festa della sera precedente, carichi la tua macchina con quasi tutto quello che è tuo [libri, qualche vestito, molti ricordi, valigie intere di fame di futuro] e parti. Guidi per trecento chilometri cantando le canzoni di mezzo iPod, fra picchi di entusiasmo e minuti di grigia malinconia, con gli occhiali da sole, nonostante il cielo nuvoloso, e il maglione più sformato che possiedi addosso.
Arrivi. Scarichi la macchina. Perlustri il tuo appartamentino. Apri i cassetti in cucina. Ti sciacqui la faccia in bagno. Sali in camera tua. Ti chiudi la porta alle spalle. E scoppi a ridere.
Perché sei sola. Perché quella stanza è tua.
Togli giusto le camicie dalla valigia, così non si stropicciano troppo. Liberi i libri e li impili tutti di fianco al comodino. Respiri un po'. Ed esci, impaziente di innamorarti della città.

Il nuovo capitolo è iniziato.
La mia stanza è minuscola. Ha il parquet. Il letto è matrimoniale, di fianco a me, di solito, dormono PC, libri e quaderni. La finestra lascia entrare la giusta dose di luce al mattino. Di sera rimango affacciata a prendere freddo e a fumare sigarette, rischiando di essere beccata dalla padrona di casa, che non vuole si fumi nei suoi appartamenti. Ogni tanto passa qualche treno, che sferraglia sui binari del paese vicino.
Fuori è tutta ansiogena pianura, a perdita d'occhio. Di giorno sembra quasi sempre un mare di nebbia dal quale, di tanto in tanto, emergono file calligrafiche di alberi neri. Di notte, quell'orizzonte immobile è rischiarato dalle luci della centrale elettrica.
In cucina ho una macchinetta del caffè che minaccia già di scioperare causa sfruttamento eccessivo.
Al mattino improvviso outfits da persona seria arrampicandomi su una sedia, perché non ho uno specchio a figura intera. Percorro i dieci minuti di tangenziale che mi separano dall'ufficio con il volume dello stereo al massimo, per svegliare le idee. Di sera, sfrutto il traffico per godermi la radio, e stiracchiarmi sul sedile. In pausa pranzo faccio su e giù per i corsi principali, per ossigenare muscoli e cervello. Oppure mi perdo nel labirinto di viuzze che ramificano dal centro di Modena. In dieci giorni ho visto due mostre fotografiche. Sono iscritta in biblioteca. Mi sono persa non so quante volte, alla ricerca di un supermercato, di questa o di quella via, dell'uscita giusta in tangenziale, della stazione ferroviaria, di un parcheggio non a pagamento, di un bar con free-wifi. Ho letto pagine economiche di quotidiani e chiacchierato di drammaturgia in pausa caffè. Ho cenato con barattoli da 500 g di yogurt, in mutande e maglietta, mentre guardavo una serie televisiva a letto. Mi sono cambiata in auto, passando da skinny bordeaux e converse, a collant, vestito e tacchi. Ho salutato qualcuno a un binario, dopo avergli rubato il maglione. Paolo Rossi mi è passato di fianco in centro e io, anziché riconoscerlo, mi sono chiesta "Ma questo cos'ha da guardarmi, ci conosciamo?". Sto imparando un lavoro. Sto imparando.

Più o meno, nelle ultime settimane è successo questo.
E' solo l'inizio. Nel bene e nel male.
Mi manca giusto una connessione internet a casa, ma posso sopravvivere.
Ovviamente, vivendo da sola, non ho quasi mai occasione di cucinare qualcosa di elaborato.
Ripescando dall'archivio, eccovi un dolce che qualche settimana fa vi avevo mostrato su Facebook.
Si tratta di un gelo di arancia, ispirato al suo gemello estivo, di qualche mese fa.
Il procedimento è semplicissimo e il risultato è ultra-light, ma anche molto soddisfacente, grazie alle scaglie di cioccolato [rigorosamente extra-dark], la dolcezza delle arance in questa stagione e l'aroma di cannella.
Eccovi la ricetta. (:


GELO DI ARANCIA CON CIOCCOLATO FONDENTE

Ingredienti
500 ml di spremuta d'arancia
100 ml di acqua
100 g di zucchero [io l'ho omesso, ma va un po' a gusti: potete anche aumentare la dose, magari fino a 200 g]
50 g di maizena
cannella macinata [facoltativa]

cioccolato fondente [dal 70% in su]

Procedimento
Scaldare in un pentolino abbastanza capiente 1/3 del liquido totale [spremuta + acqua]. Sciogliervi lo zucchero e la maizena. Aggiungere i liquidi restanti e la cannella. Cuocere finché il composto non si sia raddensato, come una sorta di budino.
Dividere negli stampi singoli e lasciar raffreddare per 3-4 ore.
Spolverare con scaglie di cioccolato fondente.


Spero di riuscire ad aggiornare di nuovo presto.
Per il momento vi auguro un buon finesettimana, alla prossima. (: