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venerdì 14 agosto 2015

Pan brioche senza impasto all'EVO, limone e pistacchi.

E, poi, improvvisamente, i giorni esplodono e di notte rimani sveglia perché sotto le palpebre scorrono nuovi orizzonti, la mente è tartassata da nuove idee, ti sembra di non aver tempo per dormire - chi vuole dormire? -, con tutto ciò che hai da imparare, scoprire, sperimentare, con tutte le prove che hai da superare, con tutto ciò per cui devi diventare abbastanza, con tutta la determinazione che devi coltivare e tutta la forza che devi strapparti fuori.
E sfrecci in bici esultando a nessuno e a tutti perché hai di nuovo una prospettiva e prospettiva significa libertà e libertà significa scelta e ogni scelta afferma il tuo essere viva e, finalmente, ci sei, di nuovo.


Scritto l'ultimo post, riletto e realizzato ciò che avevo messo nero su bianco, ho iniziato a far girare i neuroni in modo costruttivo: ti scopri insoddisfatta, risali al motivo della tua insoddisfazione, cerchi il modo più rapido ed efficace per eliminarlo. Nemmeno una settimana dopo, la risposta è arrivata e, al primo giorno libero, mi sono fiondata a Milano armata del mio scarno CV e ripetendomi allo sfinimento che sì, potevo farcela.
Non ce l'ho ancora proprio fatta del tutto, ma un po' sì.


Fondamentalmente, prima o poi arriva il momento in cui devi scommettere su te stessa. E solo tu sai quanto realmente vali, cosa sei realmente in grado di fare, quanto tieni a un sogno e quanto tenacemente sei aggrappata a un progetto. Soprattutto, solo tu sai, realmente, cosa hai intenzione di pretendere dalla vita.
A un certo punto capisci che o fai il salto di qualità, oppure rimarrai mediocre, una dei tanti che hanno scelto la comodità, si sono fermati dove potevano arrivare senza fare troppa fatica.
Mentre sostenevo lo sguardo di ghiaccio dello chef, mentre percepivo gli occhi della brigata puntati come coltelli nelle scapole, mi è parso chiaro che mediocre non potesse essere il mio obiettivo e abbastanza brava non dovesse essere il mio risultato, quindi, era il caso di buttarsi.
- Ci vediamo a settembre.
Euforia e terrore, in una frase.

Quindi, eccoci, prospettiva servita, impasse risolta, un nuovo cambio di rotta.

[E in qualche modo rimarremo insieme, io e te, sguardo grigio e dita che stringono le mie. Siamo ancora troppo piccoli per fermarci, lo so io e lo sai tu.]


In tutta questa frenesia, continuo a dedicarmi ai lievitati. Mi rilassano e, al contempo, adoro l'idea di avere qualcosa di vivo che cresce e muta nel frigorifero o nel forno. Trascorro ore a leggere tutto ciò che abbia a che fare con farine, croste, alveolature, sofficità e durata del prodotto finito. E, se da una parte sfornerei pagnotte rustiche e ruvide tutti i giorni, d'altra parte subisco prepotentemente il fascino di impasti più raffinati e ruffiani, morbidi e voluttuosi.
Dopo aver letto e sperimentato [con una certa soddisfazione, lo ammetto] la tecnica di Jim Lahey per il pane senza impasto, ho provato a verificarne l'efficacia anche su un impasto più delicato come quello della brioche [complice un'improvvisa e impellente voglia di sfornare pan brioche in notturna, durante ore in cui il suono lieve del Kenwood non è proprio apprezzato dai condomini].
Ho apportato le solite, improvvisate, modifiche a una ricetta trovata da Gabila: avevo della pasta di pistacchio da far fuori e zero burro in frigorifero, la sostituzione con dell'olio EVO [sistemando un po' le percentuali] e l'aggiunta di un po' di zeste di limone sono state una naturale conseguenza.
L'ho formato ispirandomi al kringel, la tradizione treccia estone a ciambella, infornandolo però in uno stampo da plumcake. L'impasto è rimasto soffice per oltre tre giorni, un risultato davvero soddisfacente considerando che, a conti fatti, ha comportato nemmeno mezz'ora di lavoro effettivo.
A voi la ricetta, sperando che non necessitiate di una notte insonne per testarla. ;)


Pan brioche all'EVO, limone e pistacchio

Ingredienti

250 g di farina W 350 [Garofalo]
200 g di farina W 260 [Garofalo]*
10 g lievito madre essiccato [Molino Rossetto] [in alternativa, da 3 a 7 g di lievito di birra liofilizzato]
40 g di olio EVO
190 g di latte fresco intero**
60 g di zucchero di canna
7 g di sale fino
2 uova grandi
1 cucchiaio di miele
la zeste di un limone

pasta di pistacchio, circa tre cucchiai
pistacchi tritati

latte q.b.

Procedimento

In una bowl, o nella planetaria, versare le farine e mescolarle al lievito.
A parte, unire tutti i liquidi, finché non siano ben amalgamati fra loro. Versare i liquidi nelle farine, dare una prima, rapida, mescolata, aggiungere il sale, continuare a mescolare brevemente, solo per rendere il composto omogeneo.
Il risultato sarà molto appiccicoso, informe e per nulla liscio: dimenticate ogni regola della panificazione appresa finora e fidatevi.
Lasciate riposare il tutto nel forno spento da 12 a 18 ore [con queste temperature ne basteranno dodici, magari notturne], finché l'impasto non avrà acquisito un po' di nervo [premendovi un dito dovrebbe rimanere l'impronta].
Rovesciatelo su una spianatoia leggermente infarinata, date un giro di pieghe per rafforzare un po' il glutine [secondo tipo di quelle fotografate qui] e procedete alla formazione del kringel: stendete la pasta a uno spessore di circa mezzo cm, spalmatela di pasta di pistacchio e distribuitevi la granella, arrotolatela e, poi, incidetela per dividerla a metà per il lungo. Intrecciate, infine i due mezzi rotoli, tenendo la parte centrale, quella con le striature, verso l'alto. Sistemate nello stampo o date la forma che preferite, spennellate con del latte leggermente tiepido e lasciate lievitare ancora fino al raddoppio.
Infornate per circa 40-50 minuti a 180°C.
Conservate avvolta in pellicola trasparente.


*Potete anche utilizzare 450 g di una buona manitoba, io avevo quelle in casa e mi sono regolata così.
**Sostituendolo con un latte di origine vegetale otterrete un prodotto senza lattosio.


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venerdì 26 settembre 2014

Brioche Nanterre. | Eat hard, dream harder.

Non so descrivere quanto prezioso sia il tempo che trascorriamo insieme.

- Il problema, con te, è che mi sembra tutto realizzabile.



BRIOCHE NANTERRE di Pierre Hermé

Chiariamoci subito: io adoro i lievitati. Mi mettono di buon umore, c'è poco da fare: dalla sensazione di velluto del lievito quando lo si frantuma con le dita, al sapere di avere in frigorifero qualcosa che cresce [credo che nessun essere vivente saprà mai scatenarmi l'istinto materno che mi fa nascere un lievitato...], dal riprendere l'impasto soffice e sgonfiarlo per lavorarlo, al profumo inevitabile ed irresistibile che si scatena per casa quando cuoce.
Ogni tanto mi perdo ancora a sognare la mia boulangerie parigina, e allora sforno una brioche.
Questa volta è stato il turno di una ricetta di Monsieur Hermé che adocchiavo [qui, soprattutto] da tempo. Si tratta della classica pasta da brioche francese: ricca di burro e uova, morbida, né dolce né salata, perché si possa gustare con qualsiasi accompagnamento [ma anche nature, con mezzo litro di caffè, dà una certa dipendenza].
L'impasto non è semplicissimo, necessita di molto tempo ed energia perché si incordi bene [magari usate un'impastatrice, non come la sottoscritta che s'è fatta venire due braccia da bodybuilder litigando con quella massa burrosissima per quaranta minuti].
Però, il risultato è impagabile.

Un'ultima nota: cercate un burro di ottima qualità, essendocene così tanto influisce davvero sul gusto della brioche.


Ingredienti [per uno stampo da plumcake 30x11]

12 g di lievito di birra
20 g di latte
200 g di farina manitoba
150 g di farina 00
5 uova [245 g] + 1 per la finitura
35 g di zucchero
7 g di sale
250 g di burro

Procedimento

Sciogliete il lievito nel latte tiepido. Aggiungete 150 g di farina [presi dal totale], 2 uova e iniziate a impastare [se usate l'impastatrice cominciate con il gancio a foglia].
Quando l'impasto sarà amalgamato, aggiungete e lasciate assorbire lo zucchero.
Unite un altro uovo e metà della farina restante, lasciate incorporare, proseguite così fino a esaurimento di uova e farina.
Aggiungete il sale e lavorate l'impasto finché non si staccherà per bene dalle pareti della bowl o dal piano di lavoro [cambiate il gancio all'impastatrice, usate quello a uncino].
A questo punto, incorporate a poco a poco il burro e impastate energicamente [con l'impastatrice alla massima velocità] fino a perfetta incordatura: la massa deve essere lucida e setosa, assolutamente omogenea.
Stendete l'impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato in un rettangolo, eseguite un giro di pieghe come per la sfoglia [tipo 1, qui]. Mettete il vostro cucciolo di pan brioche a riposare in un contenitore pulito e coperto da pellicola.
Dopo averlo lasciato per una quarantina di minuti a temperatura ambiente, riponetelo in frigorifero e cercate di dimenticarvelo per 8 ore [ammetto di aver provato a lasciarlo in lievitazione anche 20 ore, e il risultato è stato migliore di quello che ho cotto dopo sole 8 ore].
Terminato il riposo, l'impasto sarà lievitato, ma non esageratamente gonfio e molto compatto: non spaventatevi, lasciatelo a temperatura ambiente per altri 40 minuti, poi lavoratelo un po' allungandolo e arrotolandolo sotto i palmi.


La forma tipica della brioche di Nanterre prevede che si divida l'impasto in quattro palline e che le si sistemi in uno stampo da plumcake. Dopo che queste abbiano raggiunto il bordo dello stampo [in una giornata calda ci vorrà circa mezz'ora, altrimenti un'oretta], spennellate con l'uovo sbattuto e praticate delle incisioni sulla superficie, perpendicolari alle cunette delle palline, in modo che in cottura si creino le tipiche aperture più chiare [okay, non mi so spiegare, guardate qui].
Infornate a 180°C per circa 40 minuti. La brioche si colora piuttosto velocemente, tenetela d'occhio e, nel caso, copritela con un foglio di alluminio [non fate come la sottoscritta, che è andata ingenuamente a farsi una doccia per poi ritrovare un pan brioche decisamente troppo abbronzato].

Il fidanzato [cuoco decisamente migliore della blogger] consiglia: rivestite il pan brioche cotto con la pellicola trasparente, perché si mantenga morbido e fragrante più a lungo [ma vi sfido a fargli superare le 12 ore di vita].


PS: Scusate la luce variabile nelle foto, mi pare palese che io abbia disimparato ad utilizzare la reflex.

venerdì 20 dicembre 2013

Buchteln. | Appunti.

Mi alzo alle 7.30 per fotografare, e poi rimango appoggiata al frigorifero, in attesa che si faccia giorno, mangiando briciole di brioche e bevendo tazze bollenti di tè nero speziato. E mentre maledico la lentezza della luce, ammiro quello che i primi raggi di Sole fanno con le nuvole, con i muri, con i tetti e gli alberi. Albe dai colori incredibili, capaci di dar senso a sveglie che suonano in anticipo mentre io arrivo, comunque, in ritardo.

Sono passati nove mesi, eppure, certe parole mi immobilizzano ancora alla poltroncina rossa del teatro, colonna vertebrale drizzata e luci spietate negli occhi. Mi chiedo come abbiano imparato a calibrare bene e male così perfettamente. Vorrei essere capace di spogliare per liberare, come fanno loro, vorrei la loro delicatezza nell'affondare la lama nel costato, vorrei la loro sfrontatezza nel chiamare con nome esatto i sentimenti e le emozioni, vorrei la loro innocenza nel far emergere quanto l'umanità sia disumana, a volte, vorrei la loro trasparenza nell'innamorarmi della fragilità di certe vite.
Vorrei la loro bellezza, il loro continuo mutare senza tradire l'essenza.

Adoro le persone.
Se potessi, se fosse umanamente possibile, vorrei trascorrere la maggior parte del mio tempo a conoscere sconociuti. Ovviamente, non una conoscenza di superficie.
Scambiarsi pezzi di vita, ricordi, sogni, riflessioni, libri, musica e film, senza obblighi o concessioni, in autostrada, in chat, dietro a due tazzine di caffè, su un lungolago di notte.
Per me è davvero impossibile resistere alle persone.

Oggi ho inviato qualche curricula a Torino: l'altra sera era particolarmente affascinante, sotto la luna tonda e splendente, Piazza Castello svuotata dall'ora tarda e dal freddo, i soffitti di Palazzo Madama che si lasciavano spiare dalle vetrate. Si sa, di notte è più facile lasciarsi ammaliare, e io voglio cascarci sempre.
[Gran parte della mia inconcludenza sarà forse dovuta al fatto che non escludo mai alcuna possibilità? Chissà.]

Ho sempre avuto le mani fredde. Ogni volta che tentavo di impastare un pane, o una brioche, fallivo miseramente.
Poi è arrivato il Kitchen Aid, e ha permesso che io e lievitati facessimo amicizia.
[Giustamente, ora sono intollerante ai lieviti, ma questo non è importante.]
Avevo voglia di preparare una brioche, ma non avevo uova in frigorifero.
Poi ho chiesto a Internet, e ho scoperto che la brioche viene ottima anche senza uova.
Insomma, ogni tanto bastano i mezzi giusti per riuscire in qualcosa che credevi impossibile.



BUCHTELN

Originari della Boemia, fanno parte della tradizione culinaria ungherese, austriaca e ladina. Si tratta di focaccine tondeggianti ripiene di marmellata, cotte l'una accanto all'altra in una teglia, in modo che si attacchino. La cosa bella è quando le si divide per mangiarle: immaginate il dolce sulla tavola della colazione, tiepido di forno, immaginate quando separate le due brioches, il profumo fragrante di burro e zucchero, la confettura che ha macchiato l'impasto soffice in qualche punto.
La mia formula eretica per i buchteln prevede pasta brioche senza uova [non credevo rimanesse così soffice, ma mi sono dovuta ricredere, con molto piacere: alla terza mattina è ancora perfetta, soprattutto se la si scalda un po'] e confettura di frutti di bosco.
Ovviamente, potete utilizzare la vostra ricetta preferita per l'impasto.




Ingredienti

250 g di farina 00
250 g di manitoba [o 500 g di farina 00, no problem]
80 g di zucchero
70 g di burro morbido
250 g di latte intero tiepido
3 g di sale
25 g di lievito di birra, oppure 7 g di lievito disidratato
vaniglia [in bacca, estratto, o come la preferite]

confettura a vostra scelta

burro e zucchero q.b. per la rifinitura

Procedimento

Sciogliete il lievito [se in panetto] in mezzo bicchiere di latte tiepido.
Nella planetaria, o sul piano di lavoro, iniziate miscelando bene tutti gli ingredienti secchi. Aggiungete, poi, gradatamente il latte, il lievito sciolto [oppure quello in bustina, non sciolto] e la vaniglia. Per ultimo, incorporate il burro a fiocchetti.
Impastate per una decina di minuti, finché il burro non sia ben assorbito, e la pasta omogenea e liscia.
Lasciate riposare in un luogo riparato e possibilmente umido [io di solito scaldo il forno a 25°C mentre impasto, e lascio lievitare lì dentro, con un canovaccio inumidito a coprire la ciotola], per almeno due ore, fino a raddoppio.

Una volta lievitato, riprenderete l'impasto e sgonfiatelo su un piano leggermente infarinato, tirando una sfoglia di circa 3 mm di spessore.
Ritagliate dei dischi di almeno 8 cm di diametro, posizionate un cucchiaino di confettura al centro di ognuno di essi e richiudeteli a fagotto.
Disponete i buchteln uno accanto all'altro in una teglia rettangolare, imburrata e inzuccherata.
Fate lievitare per un'altra ora.

Preriscaldate il forno a 180°C.
Completate i buchteln con una pennellata di burro fuso e una spolverata di zucchero. Infornata per 20-30 minuti, fino a doratura.

Passare da un budino in busta a un impasto lievitato si può fare, sì?

giovedì 30 maggio 2013

Wild berries pull-apart bread | Don't waste your time, or time will waste you.

Mi piacciono i lievitati perché si prendono il loro tempo.
Sforno brioches nel tentativo di imparare da loro. Le impasto, rimango ad osservare la planetaria in attesa che l'impasto s'incordi [anziché aggiungere farina a sproposito -come facevo le prime volte, ottenendo, poi, dei mattoni immangiabili], le lascio riposare nel forno appena tiepido per un'ora, un'ora e mezza, anche due, sbirciando di tanto in tanto quel che succede sotto il canovaccio inumidito. Lascio che mi scandiscano la giornata: faccio colazione mentre uova e burro raggiungono la temperatura ambiente, vado a correre mentre lievitano, durante la seconda lievitazione mi preparo un pranzo senza fretta, una volta ogni tanto, mi nutro mentre loro cuociono, forno acceso e pc spento, magari guardando un bel film, e non un programma a caso in TV, magari sfogliando un libro.
Vorrei essere una brioche.
Vorrei avere la forza di imporre le mie necessità.
Vorrei il coraggio di pretendere il tempo di cui ho bisogno, con la consapevolezza che nulla svanirà.
Arrivare davvero pronta, e non aver messo insieme qualche pezzo di me, cercando anche di far combaciare quelli dai profili non corrispondenti, nella frenesia di rispondere subito, nell'ansia di reagire immediatamente.

Pensavo a questo, mentre facevo colazione, qualche giorno fa, con un pezzo di brioche, delle fragole fresche e una tazza di caffè. Pensavo che non ci concediamo mai il tempo di cui abbiamo bisogno. Pensavo che non ci sono abbastanza momenti davvero Belli nella quotidianità. Pensavo alle giornate che ci fagocitano, alle ore divorate dal traffico, ai quarti d'ora che sprechiamo al telefono, a fissare inutili colloqui di lavoro che poi si risolveranno in un "Ha solo ventuno anni? Le faremo sapere.", alle ore che sbiadiscono fra i divertissements, ai minuti ad attendere che il Nulla avanzi.

Nel tentativo di imparare a riservarmi [riservare a me, alle persone cui tengo, alle passioni] del tempo, impasto brioches.
Voi?


WILD BERRIES PULL-APART BREAD

L'impasto di questa brioche è semplicissimo da preparare e ha una resa meravigliosa: mediamente ricco, soffice e morbido anche il giorno dopo.
L'idea il pull-apart bread è decisamente vincente: si sovrappongono pezzi di impasto, intervallandoli con qualcosa di burroso e zuccheroso [la maggior parte delle ricette prevede un ripieno di burro, cannella e zucchero, ma ci sono anche versioni con il cacao] e poi li si sistema, più o meno in ordine, all'interno di uno stampo. Il massimo è mangiarlo dividendo i singoli strati, quasi "strappandoli".
Io ci ho infilato dentro della confettura di frutti di bosco [fra le pagine di Food Therapy c'è una leggera tendenza a questo tipo di frutta ultimamente, non so se l'avete notato] e ho spennellato il tutto con burro fuso e zucchero di canna. Le creste caramellate sono to die for.


Ingredienti
400 g di farina
2 uova + 1 tuorlo [se la volete particolarmente morbida, altrimenti bastano le 2 uova] a temperatura ambiente
60 g di burro morbido
50 g di zucchero
100 + 40 ml di latte tiepido
15 g di lievito di birra fresco
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1/2 cucchiaino di sale

confettura di frutti di bosco [Rigoni di Asiago, o comunque qualcosa di molto buono]
zucchero di canna
burro

Procedimento
Sciogliete il lievito nei 40 ml di latte tiepido.
Nella planetaria, o a mano, iniziate a mescolare la farina con lo zucchero. Aggiungete, una volta completamente sciolto, il lievito e lasciate che venga assorbito.
Incorporate il latte, l'estratto di vaniglia e le uova leggermente sbattute. Infine, il burro a pezzetti, in più riprese.
Continuate a impastare finché non si sarà formata un'unica palla, un po' appiccicosa, ma elastica e uniforme [possono occorrere anche 15-25 minuti, pazientate].
Lasciate lievitare per un'ora, un'ora e mezza, in un recipiente coperto e in un luogo non freddo e al riparo da correnti d'aria [io uso sempre il forno, preriscaldato a 40°C].

Imburrate e inzuccherate uno stampo rettangolare.
Quando l'impasto ha raddoppiato le sue dimensioni, sgonfiatelo su una spianatoia leggermente infarinata. Stendetelo in un rettangolo e spalmate la superficie con uno strato uniforme di confettura. Ritagliate dei rettangoli e impilateli a tre a tre. Disponeteli, quindi, nello stampo, impilandoli in verticale e cercando di creare una spina di pesce, oppure semplicemente in successione.
Lasciate lievitare ancora per 30-40 minuti.

Portate il forno a 180°C.
Spennellate la superficie della brioche con del burro fuso, cospargetela di zucchero e infornate per 30 minuti.

Ottima ancora calda.

[Sul web trovate indicazioni precise -cose tipo centimetri e calcoli- circa la divisione in rettangoli dell'impasto. Io e la mia solita logica caotica ce la siamo cavata benissimo anche senza.]


domenica 2 settembre 2012

Orgoglio e impasti che lievitano

Settembre è arrivato con una puntualità disarmante, quest'anno. 
E agosto mi manca. Mi manca l'essere a casa da sola, con tutta la famiglia in vacanza, i miei ritmi, i miei spazi, gli amici, le cene e i pranzi improvvisati, il poter lavorare al computer dal tavolo della cucina, quello ampio e illuminato alla perfezione, con la moka sempre a portata di mano.
E' stato un agosto strano. Il primo agosto che ho interamente, davvero, trascorso qui. Senza mare, senza viaggi [a parte quelli mentali, s'intende, ovvio], senza giornate in spiaggia a cuocersi. E non mi è dispiaciuto, anzi.
Questo agosto è stato un mese solitario, ma denso di persone. Può sembrare contraddittorio, ma le persone [anzi, le Persone, quelle con la p maiuscola] non necessitano di corporeità per esserci. E' stato un mese davanti allo specchio, quello specchio che non riflette il corpo. E' stato un mese in cui sono arrivata a grattugiarmi, di nuovo, per l'ennesima volta, la faccia sull'asfalto, per poi rialzarmi, però, rialzarmi come non ho mai fatto prima. E di questo sono particolarmente orgogliosa. Sì, orgogliosa.
Per la prima volta in vita mia, sono davvero orgogliosa di qualcosa che mi riguarda.
E' un risultato minuscolo, ho ancora molta strada da fare, tutta quella strada che devono percorrere quelli che hanno appena deciso di alzarsi davvero. Ma è un risultato relativamente immenso. Quell'immensità che hanno le cose che accadono quando ormai avevi smesso di crederci, esattamente quella.
E dovrei scrivere troppi grazie, a questo punto. Ma ne sto spargendo altrove, dovunque, con ogni mezzo.
La ricetta di quest'estate non posso inserirla in archivio, ma è stata un'estate indimenticabile quanto quest'altra. A quest'autunno alle porte resta qualcosa di un po' più consistente dei ricordi, però.

Insieme a pioggia e freddo, settembre si è presentato con una fortissima voglia di impasti lievitati. Impasti lievitati con spifferi di vento gelido che s'infilano in ogni dove: il tempismo.
E se da una parte la vocina mi diceva "lievitilievitilieviti!", dall'altra questo grigiore autunnale mi ordinava di spargere cannella dovunque. Il compromesso è stata l'invasione della mia cucina da parte di una settantina [settantatré, per la precisione] di cinnamon rolls.
Trattasi di meravigliose briochine alla cannella, profumatissime e fragranti. La libidine inizia durante la preparazione, quando lavorate con le mani questo impasto morbido che sa di uova e zucchero.
Poi aggiungete il mascarpone, ed è il paradiso. 

[Sì, mascarpone. Apriamo una breve parentesi. Ho seguito la ricetta di Edda, dopo essermi un po' informata. Al mascarpone, infatti, viene sempre associata un'idea di pesantezza, mentre, a ben guardare, in realtà contiene circa la metà delle calorie del burro. E la prova l'ho avuta al momento dell'assaggio: avevo già preparato le cinnamon con il burro, e queste al mascarpone sono risultate molto, molto, più leggere. Oltre al fatto di avere il plus dell'aroma di questo meraviglioso formaggio cremoso. Una variante alla classica pasta brioche che si può, di tanto in tanto, considerare, insomma.]

Ciò che adoro, dei lievitati, è proprio il processo di lievitazione in sé. Se da una parte, infatti, sono estremamente indipendenti [io ho lasciato gli impasti a riposare e sono uscita, tranquillamente], dall'altra necessitano un'attenzione estrema. Basta un nulla perché l'impasto, bello gonfio, si appiattisca tristemente.
"I lievitati sono delicati come i lamponi", si diceva con Martina qualche giorno fa. Ed è proprio così.
[Indipendenza ed estrema delicatezza. Uhm. Interessante...]

Okay, fermiamo le divagazioni e passiamo alla ricetta, questo post è già sufficientemente chilometrico :)



CINNAMON ROLLS [Ricetta di Edda]

Ingredienti
500 g di farina [50% 00 e 50% manitoba, ma anche 100% 00]
250 g di latte intero, tiepido
70 g di mascarpone
70 g di zucchero di canna
un uovo
10 g di sale
15 g di lievito di birra fresco [o 6 g di lievito di birra secco]
un cucchiaino di cannella in polvere

2/3 cucchiai di mascarpone
3/4 cucchiai di zucchero di canna [io ne ho messi 2, assaggiate ;) ]
2 cucchiaini di cannella in polvere

un uovo
zucchero di canna

Procedimento
Sciogliere il lievito in 50 g di latte tiepido, lasciandolo fermentare per circa un quarto d'ora [finché sulla superficie non sia comparso uno strato di schiuma].
Mettere la farina e la cannella in una grande ciotola. Da una parte, versare lo zucchero, dall'altra, il sale [i due non devono entrare in contatto]. Versare al centro il latte con il lievito, l'uovo e, mentre si inizia a impastare, il resto del latte, incorporandolo progressivamente.
Non appena il composto inizia ad avere una forma, aggiungere il mascarpone.
Lavorare l'impasto su un piano infarinato, ripiegandolo più volte verso l'interno. Il risultato dev'essere una palla liscia.
Lasciare riposare per circa un paio d'ore in una ciotola coperta da un panno umido, in luogo riparato dalle correnti d'aria. [Io l'ho messa in forno]
Quando l'impasto è raddoppiato, riprenderlo e stenderlo su un piano infarinato, a forma di rettangolo.

A questo punto potete:
- utilizzarlo subito
- coprirlo con la pellicola e porlo in frigorifero, per utilizzarlo la mattina seguente
- surgelare la pasta [al momento dell'utilizzo la si dovrà scongelare una notte in frigorifero, prima di poterla usare]

Preparare la farcitura mescolando il mascarpone con la cannella e lo zucchero [aggiungere, eventualmente, un po' di latte], stenderla uniformemente sul rettangolo di pasta. Arrotolare delicatamente, partendo dalla base lunga.
Porre il rotolo in freezer per circa un quarto d'ora: una volta ben freddo, sarà più semplice affettarlo.
Dividere il rotolo in fette da circa un cm ciascuna, porle sulla teglia, ben distanziate, e far lievitare per un'altra oretta.

Spennellare le cinnamon con il tuorlo sbattuto, e spolverarle con lo zucchero.

Infine, infornare a 180°C per venti minuti, o fino a doratura.


Ogni tanto ho pensieri democratici, quindi ne ho farcite la metà con una crema al cioccolato, preparata sostituendo la cannella con del cacao amaro e aggiungendo delle scaglie di cioccolato. Per quelli che non mangiano cannella a cucchiaiate come me, insomma :)
[Post-it: da provare sostituendo al mascarpone la ricotta.]



Nota sulle foto: Marta non ha improvvisamente disimparato a fotografare, semplicemente, questa volta ho scattato io. E credo la cosa si ripeterà, visto che c'è una nuova arrivata in casa ;)