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martedì 7 ottobre 2014

Guinness chocolate cake. | 23 anni, una identità.

Eravate stupendi e assurdi, tutti seduti attorno a quel tavolo.
In fondo, lo sapevo, che ci sareste stati [forse, per questo non ho percepito alcuna fatica questo weekend, per questo non mi è pesata alcuna delle ore che ho trascorso in cucina per preparare quello che avreste assaggiato anche voi, per questo non mi sarei mai fermata, nonostante mi stessi addormentando in auto al primo accenno di traffico, domenica mattina], ma immaginare non significa sapere e vederlo non significa crederci.
We accept the love we think we deserve, diceva un film.
Sconfiggere l'incapacità ad accettare di essere amati, penso, sia una delle nostre fatiche più penose e insormontabili. Ma voi, voi, siete stati innegabili.


Mi è assolutamente inspiegabile il talento della vita a ribaltarsi, completamente, nel giro - anche - di una manciata di mesi.
Un anno fa cercavo lavoro a Roma. Poi ci sono state le settimane a sperare con ogni fibra del mio essere per quello stage, mentre pesavo tisane e vendevo decotti in un'erboristeria. Poi lo stage, conclusosi prematuramente per una fortunatissima serie di sfortune [ogni volta che passo sotto quel semaforo, a Cameri, dove mi sono fermata per rispondere al telefono quel pomeriggio, dove ho accettato quel - Il, il mio - lavoro, ogni volta non posso che ricordare, sorridere, ridere, ringraziare tutto il Caso e il Caos del mondo]. Poi le settimane di isolamento lassù, a [non voglio nemmeno ricordare quanti] chilometri da tutto e tutti, in mezzo al nulla [credo di aver toccato poche altre volte un fondo tanto buio come quella sera, seduta su quelle scale scricchiolanti e impolverate, una cosa che Like a rolling stone era diventata la colonna sonora delle mie giornate]. Poi la firma del contratto di affitto qui, senza un lavoro fisso e con un futuro totalmente incerto [ma il ricordo delle lacrime di felicità e di sollievo che ho pianto sapendo di riavere una casa non me lo toglierà mai nessuno]. Poi la firma dell'altro contratto, poter finalmente frenare l'ansia del non avere garanzie. Poi Tu. Poi questi mesi, ad affrontare ogni giorno questa nuova vita, a capire come indossarla, come conciliare tutta questa improvvisa stabilità con i maremoti del passato, come fidarmi del Bene, come sentire mie delle pareti e una divisa totalmente nuove e sconosciute.
Alla candelina sulla torta dei miei 22 anni, avevo chiesto un'identità.
Ho spento la fiamma che ha inaugurato i miei 23 anni vestendo la mia giacca da cuoca, al lavoro, con Lui al mio fianco e i miei amici e la mia famiglia attorno.
Passi una vita a non sapere chi sei, poi un giorno ti guardi addosso, ti guardi attorno e, improvvisamente, capisci tutto.


Ho sempre avuto il terrore della durata delle Cose. Sempre all'erta, sono abituata a tenermi d'occhio le spalle per paura che il futuro mi sottragga il presente e a tendere le orecchie per ascoltare quel maledetto ticchettio che preannuncia il deflagrarsi, puntuale, di tutto, prima o poi.
Detesto scegliere, perché comporta rinunciare a qualcosa, e io - con molta maturità - voglio tutto, non posso perdermi nulla.
Forse per questo mi sono fatta iniettare dell'inchiostro che m'imprimesse addosso la mia identità, che la rendesse stabile, immutabile, viva finché io esisterò. Ho chiesto alla mia pelle di fermarmi, ho chiesto al mio involucro di donarmi quella stabilità che il mio animo non conosce.
E l'ho fatto con te, perché - pur avendo sempre pensato all'amore come al più fallimentare dei progetti -  ho deciso di smettere di credere a tutte le idiozie del mio cervello viziato da drammi adolescenziali, film drammatici e poeti maledetti.
Preferisco credere in noi: è molto più produttivo e libera una quantità maggiore di endorfine.


Una volta, qualcuno mi disse: "Chissà quanto spesso si sorprenderà, mantenendo un così rigido controllo su ogni aspetto della sua vita."
Probabilmente, questo mio essere vagamente ossessionata dal controllo sulla Realtà non è ancora sparito, ma quanto vi ho adorati quando mi sono resa conto che eravate riusciti a mettermi in scacco, a realizzare qualcosa che non avessi previsto, a sorprendermi.
Il regalo più importante che poteste farmi è stato proprio quello di dimostrarmi che chiudere gli occhi e lasciar fare gli altri, senza controllare ogni millimetrico particolare, senza cercare di prevedere ogni evoluzione dei fatti, venire spiazzati, non poter sfoderare alcuna reazione preconfezionata, non è letale.
Mi avete sorpresa, sono sopravvissuta.

[La mia parte control freak se ne sta in un angolo, palesemente sconfitta e con il broncio, da domenica, grazie.]


Dovrei scrivere tutta la notte per rendere giustizia a voi e a questo anno, ma forse potrei accorciare la faccenda, semplicemente con delle diapositive:
- lei che arriva da Roma per trascorrere qui il weekend, disegna ombromini su piatti cucinati da me, dorme serena a casa mia mentre io esco all'alba per andare al lavoro, mi raggiunge in cucina e si mette a disegnare
- lei che mi fa recapitare profumatissimi mazzi di rose al lavoro
- voi che mi aspettate alla fine del servizio, vedervi dietro il vostro bancone, ghirigori e carta velina, stima e affetto, Arona di notte ed euforia
- tu che ti presenti in cucina con un mazzo di fiori che dimostra quanto mi conosci, iniziare il servizio saltellando dal forno alle piastre, sporcare mezza cucina per aprire una latta di acciughe
- gli occhi di mio padre e le sue infinite camicie azzurre
- cucinare per un cuoco, una pittrice, un'illustratrice, uno scrittore, una fotografa, un potenziale serial killer con un inimmaginabile senso della giustizia e, be', il mio supereroe preferito [dai, via libera alle battutone sul complesso di Elettra, forza.]
- arrivare a casa tua sfinita, aprire la porta pronta a schiantarmi a letto, trovarvi tutti in soggiorno, l'abbraccio di tua madre, il brindisi senza parole, il mio appetito che resuscita appena ti vedo cucinare
- lei che disegna, la pelle che brucia, compiere un gesto irreparabile quando sai che di davvero irreparabile, nella vita, non esiste nulla
- tua sorella, lui, la capacità che avete, voi tutti, di farmi sentire accolta
- la sua sincerità, affilata e indispensabile come certi coltelli
- descrivere tutto questo pensando a come arrivare ai 24 con ancora più vita addosso, sulla pelle, negli occhi.

Io, davvero, non ho parole per ringraziarvi.
Siete stati incredibili.


GUINNESS CHOCOLATE CAKE

Fra tutto ciò che sono riuscita a sfornare per il brunch di domenica, di certo non potevo non infilare una tortina fuori programma: il pretesto era una ricetta da provare, la scusa il mio compleanno, la motivazione è che senza la componente culinaria non mi sento legittimata a pubblicare un post.
Avevo già provato la celebre Guinness Cake - leitmotiv della blogosfera fino a qualche tempo fa -, utilizzando questa ricetta. Questa volta ho voluto provare quella di Trish Deseine [una garanzia quando si tratta di calorie] e, ammetto, di averla preferita: l'impasto risulta più ricco e meno asciutto, mentre identica rimane la particolare morbidezza conferita dalla birra. A livello di gusto, la ricetta di Sigrid è più gentile, questa rimane un po' tostata, severa, soprattutto quando la si assaggia senza glassa [a proposito: seguendo la ricetta, ho utilizzato del mascarpone, ma forse il risultato è stato eccessivamente dolce; proverei con il classico cream cheese, oppure sostituendo parte del mascarpone con dello yogurt greco, oppure, semplicemente, diminuendo lo zucchero].
Fra parentesi le dosi della ricetta originale.

PS: è una goduria da affettare

Ingredienti

275 g di farina 00
200 g di burro [250]
300 ml di Guinness [250]
250 g di zucchero di canna muscovado [125 g di zucchero bianco semolato + 125 g di muscovado]
150 g di panna acida [150 g di panna fatta addensare con due cucchiai di aceto bianco/di mele o limone]
80 g di cacao amaro
2 uova
10 g di lievito in polvere per dolci
3 g di sale

300 g di mascarpone
50 g di panna
100 g di zucchero a velo

Procedimento

Preriscaldare il forno a 175°C.

In un pentolino [o nel micro], sciogliete il burro con la Guinness e il cacao, facendo attenzione a non cuocere il composto [fate fondere a fuoco dolce, mescolando, e spegnete non appena il burro s'è dissolto].
In una bowl rompete le uova e aggiungete la panna acida, la farina, il lievito, lo zucchero e il sale, un ingrediente alla volta.
Incorporate, versandolo a filo, il composto di burro, birra e cacao.
Una volta ottenuto un impasto liscio e omogeneo, infornate [il mio stampo misurava 20 cm di diametro] per circa 60 minuti [a metà cottura vi consiglio di coprirla con un foglio di alluminio, altrimenti l'esterno si secca eccessivamente e rischia di bruciare, mentre l'interno rimane crudo].
Superata la prova stecchino, sfornate e lasciate raffreddare.

Mescolate mascarpone, panna e zucchero con una frusta [in planetaria, se l'avete].
Disponete la glassa sulla torta. Servite a temperatura ambiente.

PS: Un grazie anche ai miei colleghi, a Debora e a Raffaella, che hanno sopportato i miei nervi a fior di pelle per tutto il weekend e hanno chiuso un occhio - o più? - di fronte alla mia testa molto, molto, distratta. Cucina 41, tvb.

Il fidanzato [cuoco decisamente migliore della blogger] consiglia: per accentuare il gusto di Guinness, si potrebbero utilizzare 250 ml di birra + 50 ml di riduzione della stessa.
Passo e chiudo. (:

domenica 1 dicembre 2013

Passito, pere e cioccolato. | Ombretta Blasucci e gli ombromini.

Non saprei raccontarvi il primo ricordo che ho di Ombretta. Abbiamo trascorso mesi interi, quasi un anno, semplicemente a scriverci, prima da blog a blog, poi via mail: lettere virtuali e notturne, sospese in una sorta di dimensione onirica, illuminate da una sincerità limpidissima.
Ci siamo abbracciate, la prima volta, al binario della stazione di Modena: un concerto dei Baustelle era stato un'ottima scusa per incontrarci. L'Ombretta reale, in carne e ossa - due bellissime clavicole, ricordo-, rispecchiava perfettamente l'Ombretta virtuale: identica sensazione di "a parte", un universo parallelo con capelli biondo cenere e occhi che cambiano continuamente colore.
Ombretta è un'artista, secondo me, perché fa quello che, sempre secondo me, gli artisti fanno: generare mondi.
L'ho ritrovata a Roma, l'ho osservata disegnare per giorni interi.
Sgranocchia mele, spilucca mandorle, pianta foreste di broccoli romaneschi, fotografa, disegna, scrive, fa paradisiaci massaggi shiatsu [anche a domicilio, amici di Roma e dintorni!], dolorosamente benefichi, ti infila le dita fra le costole e ne estrae pezzi della tua mente, traduce le tue paranoie in romanaccio e nulla sembra invalicabile, è golosa di gomasio alle alghe e, se vi scrive alle sette del mattino, è molto probabile che debba ancora andare a dormire.
Ha un blog, ma la trovate anche su Facebook e su Instagram.

Tutto questo per presentarvela e per annunciarvi che, di tanto in tanto, compariranno degli ombromini su queste pagine.


Oggi non una, ma ben due ricette. Sono differenti, ma simili, declinazioni dello stesso abbinamento: Passito di Pantelleria + cioccolato + pere.
Il trio funziona divinamente bene insieme, come abbiamo avuto modo di sperimentare.

La prima è una crostata, dolce di compleanno per Giulia: la frolla è friabile e ha un sapore intenso di cacao, che viene addolcito dalle pere morbide e succose, mentre il Passito si percepisce nettamente nella crema e rende il tutto più profumato, intenso e alcolico [magari evitate di mangiare quella che avanza al posto dello yogurt a colazione, come abbiamo fatto noi].


CROSTATA AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Per Giulia.

Ingredienti

Per la frolla
460 g di farina 00
40 g di cacao amaro
180 g di zucchero grezzo di canna
180-200 g di burro [dipende dalla percentuale di grassi del vostro cacao, e dalla grandezza delle uova: se l'impasto risulta troppo asciutto, aggiungete i 20 g bonus]
2 uova intere + 1 tuorlo
un pizzico di sale
una punta di lievito per dolci

Per la crema al Passito
250 ml di Passito
250 ml di latte intero
3 tuorli
100 g di zucchero di grezzo di canna
1 bacca di vaniglia
un cucchiaio di fecola/maizena/amido

500 g di ricotta fresca

2-3 pere
cioccolato fondente

Procedimento
- Preparate la frolla
Impastate tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere una palla omogenea. Avvolgete nella pellicola l'impasto e mettete in frigo a meditare, per almeno mezz'ora.

- Pulite le pere e tagliatele a spicchi.
Se sono molto acerbe, cuocetele brevemente, finché non diventano morbide, al microonde o in un pentolino [con qualche cucchiaio d'acqua].

- Setacciate la ricotta, e aromatizzatela con i semini della bacca di vaniglia.

- Preparate la crema al Passito
Sbattete i tuorli con lo zucchero, senza farli diventare spumosi. Aggiungete la fecola, cercando di evitare che faccia grumi. Intanto, in un pentolino, scaldate il latte con la bacca di vaniglia svuotata, quando sfiora il bollore, versatelo, a filo, sui tuorli lavorati. Rimettete il tutto nel pentolino.
Aggiungete il Passito, e cuocete a fuoco dolce fino a rapprendimento della crema.
Unite crema e ricotta, mescolate bene, assaggiate per regolare di zucchero.
Trattenetevi dal mangiarla tutta.

- Montaggio [accendete il forno a 170°C]
Imburrate e inzuccherate uno stampo [o da crostata, o a cerniera].
Stendete la frolla fra due fogli di carta forno [dev'essere alta 0,5-1 cm] e foderate lo stampo. Bucherellate il fondo con una forchetta, ricoprite con un foglio di carta forno e versateci dentro dei legumi secchi. Cuocete in bianco per 20 minuti.
Togliete legumi e carta forno, distribuite le pere nel guscio al cacao, e versate la crema. Completate la cottura [circa altri 20 minuti, finché i bordi di frolla non siano ben cotti e la crema rappresa - non cuocetela troppo, si rassoderà del tutto durante il raffreddamento].
Prima di servire, cospargete con scaglie di cioccolato fondente.


Per il secondo round, invece, vi propongo il diabolico trio in versione cheesecake.
Questa [o questo, prima o poi bisognerà risolvere l'annosa questione del sesso dei/delle cheesecakes] cheesecake in versione alcolica ha generato non pochi mugolii di piacere, con la sua crema di ricotta e mascarpone e il guscio di frolla.
A voi anche questa ricetta.


Appoggiare una torta di 5 kg al centro di un'alzatina era decisamente pretendere troppo.

 CHEESECAKE AL PASSITO, CON PERE E CIOCCOLATO

Ingredienti 

Frolla al cacao, la stessa della crostata

2-3 pere
cioccolato fondente

500 g di ricotta fresca
250 g di mascarpone
4 uova
50 g di fecola/amido/farina
100 g di zucchero di canna [ma anche meno, o più, dipende dal vostro gusto: assaggiate]
300-350 ml di Passito
una punta di coltello di semi di vaniglia

Procedimento
Preparate la frolla e lasciatela riposare per una mezz'ora in frigo.
Intanto, pulite le pere e tagliatele a cubetti. 

Accendete il forno a 160°C.

Lavorate la ricotta col mascarpone, aggiungete le uova, lo zucchero, il Passito, la fecola/amido/farina, setacciata e la vaniglia.
Stendete la frolla raffreddata e foderate con essa uno stampo [quello che ho usato aveva un diametro di 22 cm]. Disponete le pere sul fondo e ricopritele versando la crema.

Infornate per un'ora.
Quando il centro sarà sodo, spegnete il forno e fate raffreddare il dolce al suo interno [tenete aperto un piccolo spiraglio, magari col retro di un cucchiaio di legno].
Lasciate riposare la cheesecake per almeno qualche ora in frigorifero [il giorno dopo è meglio].