Magari scrivo, ho pensato scaldando l'acqua per il caffè americano.
Andava tutto bene, poi qualcosa ha iniziato a risvegliarsi, laggiù.
A un tratto mi sono accorta di star costruendo un meraviglioso castello, su delle sabbie mobili.
[Mi colpisce sempre il nostro essere - innanzitutto - animali, esseri capaci di sopire le proprie esigenze più umane, secondarie, per sopravvivere.]
E' stato un anno feroce, rapace, spietatamente concreto.
Non mi sono mai fermata, ho incassato ogni colpo senza piegarmi un attimo, senza nemmeno il tempo di chiedermi quanto avesse fatto male. Poi, a un tratto, il dolore è arrivato tutto in una volta, urlante.
Mi sono rannicchiata, ferma, ho pianto, mi sono lasciata abbracciare - anche quando non volevo braccia attorno a me.
Lentamente, ho cercato un modo per rimettermi insieme, per ricominciare a costruire [perché ci tengo, al mio castello, a chi lo abita, alle sue stanze, alla vista dalla sua torre... non potrei mai perderlo].
Paradossalmente, noi stessi, il filtro generatore di questa vita amatissima, senza cui niente esisterebbe, siamo sempre l'ultima delle nostre esigenze.
Quando ho iniziato a veder sfumare le cose attorno a me, ho capito che senza curare me stessa non avrei più potuto continuare ad amare, a conoscere, a sentire, a respirare, a guardare.
Una prospettiva così terrificante da farmi ribaltare istantaneamente l'ordine delle priorità.
Ho smesso di scrivere per iniziare a parlare, a raccontare, a cercare di districare quel nodo doloroso che - da quando? - mi si è incastrato alla bocca dello stomaco [le parole sciolgono i nodi, solo le parole, per quanto violente].
Ogni tanto ho bisogno di rivoltarmi la vita e ogni tanto lei mi si rivolta contro.
Sono stati mesi strani, ma ora sto meglio: mi aggiro per i corridoi abbozzati di quel castello immaginando arredamenti futuri.
Ogni fine è un inizio, non appartengo a niente, ho la fortuna di amare, un lavoro che mi appassiona, la bellezza del mondo per sentirmi appagata. I demoni si addomesticano con i piccoli gesti, giorno dopo giorno ci si riappropria di se stessi per conoscersi meglio.
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Tu non sei inferno. Voi non siete inferno. L'aria non è inferno. Cucinare, imparare, correre, farsi 40 km di bici insieme, assaggiare, mangiare, fermarsi, godere, osservare, abbracciare, stare insieme, viversi, vivere non è inferno.
[La domanda ora è: quante volte avrò citato questo passo di Calvino all'interno del blog? Giuro che smetto.]
Una namelaka, frutta e qualche [tonda] lingua di gatto al cocco
Io e le namelake siamo diventate BFF: a partire dal nome [che suona benissimo], arrivando alla loro irreplicabile scioglievolezza, passando per versatilità e semplicità di realizzazione.
Questa è tratta dal libro di Gianluca Fusto, "Le mie 24 ore dolci" [Mari, non ti ringrazierò mai abbastanza per questo regalo ♥]: modificandola un po', sa di vaniglia e cioccolato bianco, sembra latte condensato. Insomma, qualcosa di libidinoso.
L'ho abbinata a fragole marinate nel succo di lime, scorza di lime passata alla Microplane [fatevi del bene e acquistatene una - grazie Eda e Luli ♥], purea di mango [mango frullato e passato al setaccio, niente più] e biscottini al cocco.
La porzione è un po' di ridotta, ma poi - di nascosto, a cena conclusa - si possono finire gli avanzi a cucchiaiani/iate.
Namelaka al cioccolato bianco e vaniglia
Ingredienti
320 g di cioccolato bianco
430 g di panna fresca
220 g di latte intero
10 g di sciroppo di glucosio [facoltativo]
4 g di gelatina in fogli reidratata
un baccello di vaniglia
Procedimento
Scaldate il latte e lasciatevi in infusione il baccello di vaniglia aperto e svuotato dei semi.
Fondente il cioccolato al MO o a bagnomaria, mescolatevi i semi di vaniglia [preferisco sempre inserirli in qualcosa di consistente, piuttosto che nei liquidi, per disperderli meglio e perché i grassi "intrappolano" meglio gli aromi]. Portate a bollore il latte, scioglietevi lo sciroppo di glucosio e la gelatina, versatelo sul cioccolato fuso in tre tempi, cercando di creare un'emulsione elastica e brillante.
Aggiungete la panna fredda, mixate con un frullatore a immersione, passate a un setaccio dalla maglia sottile e lasciate riposare il tutto per almeno 6-8 ore [meglio 24].
Lingue di gatto al cocco
Ingredienti
150 g di burro a temperatura ambiente
150 g di zucchero a velo
125 g di albume
70 g di farina 00
30 g di farina di cocco
Procedimento
Lavorate il burro con lo zucchero, finché non sarà chiaro e leggero.
Montate leggermente gli albumi [non devono essere fermi, solo spumosi] e aggiungeteli con delicatezza al burro. Incorporare infine le farine.
Lasciate riposare l'impasto in frigorifero per almeno 6 ore.
Distribuitelo poi su delle teglie foderate di carta forno, con una sac à poche. Cuocete a 170°C fino a colorazione. Nel caso, potete coppare i biscotti con un cerchio da 15 mm.
320 g di cioccolato bianco
430 g di panna fresca
220 g di latte intero
10 g di sciroppo di glucosio [facoltativo]
4 g di gelatina in fogli reidratata
un baccello di vaniglia
Procedimento
Scaldate il latte e lasciatevi in infusione il baccello di vaniglia aperto e svuotato dei semi.
Fondente il cioccolato al MO o a bagnomaria, mescolatevi i semi di vaniglia [preferisco sempre inserirli in qualcosa di consistente, piuttosto che nei liquidi, per disperderli meglio e perché i grassi "intrappolano" meglio gli aromi]. Portate a bollore il latte, scioglietevi lo sciroppo di glucosio e la gelatina, versatelo sul cioccolato fuso in tre tempi, cercando di creare un'emulsione elastica e brillante.
Aggiungete la panna fredda, mixate con un frullatore a immersione, passate a un setaccio dalla maglia sottile e lasciate riposare il tutto per almeno 6-8 ore [meglio 24].
Lingue di gatto al cocco
Ingredienti
150 g di burro a temperatura ambiente
150 g di zucchero a velo
125 g di albume
70 g di farina 00
30 g di farina di cocco
Procedimento
Lavorate il burro con lo zucchero, finché non sarà chiaro e leggero.
Montate leggermente gli albumi [non devono essere fermi, solo spumosi] e aggiungeteli con delicatezza al burro. Incorporare infine le farine.
Lasciate riposare l'impasto in frigorifero per almeno 6 ore.
Distribuitelo poi su delle teglie foderate di carta forno, con una sac à poche. Cuocete a 170°C fino a colorazione. Nel caso, potete coppare i biscotti con un cerchio da 15 mm.




leggerti qui ogni volta necessita di grandi respiri profondi. o rischia di sciogliermisi il cervello dagli occhi.
RispondiElimina(a ben pensarci non sarebbe una brutta cosa.)
saranno pure le foto. sarà che quando hai fatto la prima namelaka ho pensato che ti assomigliava. un bianco così minimalista. il bianco con la sua ferocia. un cerchio dosato. e la naturalezza dell'impiattamento, come se fosse un disegno spontaneo. ti immagino tracciare quello onde verdi con un unico gesto.
(hai il viso concentrato? sei scettica? critichi con gli occhi il risultato? ti fai abbracciare diciotto ore così demoliamo qualche maceria dolorosa? grazie.)
la parte in cui dici che ad un tratto ti sei resa conto che dovevi smettere di scrivere ed iniziare a parlare sembra fatta apposta per me.
RispondiEliminaSpesso mi chiedo perchè gli altri non mi vedono esattamente come mi vedo io, perchè non riesco ad andare oltre la superficie delle cose e leggere di quel nodo alla bocca dello stomaco che deve essere sciolto solo tramite le parole è stato oserei dire catartico. Come se qualcuno mi dicesse "ehi, so di cosa stai parlando, va bene così, parla ed andrà meglio".
Scusa per la digressione. :)
detto ciò, io ho preso la ricetta e me la porto a casa stante il fatto che un impiattamento così non mi verrà mai!!!
Quel che conta è trovare, ogni tanto, una stanca in cui respirare, no?
RispondiEliminaTi abbraccio fortissimo.Domani faccio la tua cheesecake. <3
«I have to remind myself to breathe -- almost to remind my heart to beat!”» Emily Brontë
RispondiEliminaGreat quote.
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