A volte, vorrei che le cose della vita fossero in grado di trovare un ritmo spontaneo, come le cose della cucina. Un naturale susseguirsi, sovrapporsi, interrompersi di gesti, suoni, rumori, temperature, odori, sapori.
Torni nei tuoi luoghi e li trovi un po' meno tuoi. O, forse, tu sei un po' meno loro.
La casa è grande. I vestiti, gli oggetti, i libri faticano a uscire dalle valigie e dagli scatoloni, a riprendersi il loro spazio in librerie, su mensole e in armadi. Il Ticino si srotola dietro a una curva, con la diga, la spiaggia, quelle passeggiate. Vai a trovare il lago in una mattina di nuvole e occhiali da sole, il vento è freddo, l'acqua di alluminio; rimani a respirare per qualche minuto, appoggiata al parapetto di vernice verde scrostata.
Cammini, pensi, prendi la bici, corri, ascolti musica, sistemi un po' l'archivio mentale, sposti qui le cose di là. Respiri, prendi fiato, ricominci.
Una sera al cinema, un Baz Luhrmann ormai prevedibile [è stata solo una mia impressione?], ma un Fitzgerald da amare ancora una volta, con lo stomaco stretto e la gola annodata, un aperitivo con una mostra e del jazz, gli amici -i fratelli- di Arabica Fenice, un sassofonista che improvvisa un concerto, mezz'ora blu in una stanza bianca, a fissare ipnotizzata le dita i tasti i riflessi sul metallo gli occhi chiusi, Arona-Novara-Arona, perché chi si ferma muore, cucinare quattro cene diverse in un'ora, il Meltin' e tutta quella gente, tuo fratello, i suoi amici, persone che non vedevi da una vita, ancora aggrappate a una te che chissà che fine ha fatto, la tequila e il Long Island, le gocce di pioggia appese a una ringhiera e aggrappate al parabrezza, portarti a casa, portarmi a casa.
[Gesti, suoni, rumori, temperature, odori, sapori che si susseguono, si sovrappongono, s'interrompono.]
Ho questo grande difetto del concentrarmi sulle complessità, dando a loro la priorità di risoluzione, al posto di riuscire a fermarmi ad ammirare la semplicità. Dimentico sempre il ritmo naturale delle cose semplici, il loro scivolare istintivamente nell'azione, le loro poche ombre.
A volte, basterebbe ricominciare dalle basi.
CREMA PASTICCERA
Questa è LA BASE della pasticceria. Controbattete pure, elencandomi paste frolle e sfoglie, meringhe e pâte à choux, per me, una volta che sai preparare una crema pasticcera divina, hai il mondo in pugno [fermatevi, e focalizzate nella vostra mente una tazza di questa crema vellutata, che accoglie il cucchiaino e lo risucchia, per poi lasciarlo emergere gonfiato da un enorme goccia dorata che profuma di vaniglia, che si scioglie sulla lingua morbidamente e vi inonda la bocca: non è forse il modo migliore per far perdere la razionalità a qualcuno?].
Le ricette sono infinite, la mia si compone di pochi, decisivi, accorgimenti: tuorli freschissimi [thanks, galline della nonna!], zucchero di canna [retrogusto caramellato, volete mettere?], latte di primissima qualità, un tocchetto di burro a cottura ultimata [effetto velluto assicurato].
La crema pasticcera è una di quelle preparazioni semplici, e dotate di ritmo: soprattutto, adoro quel momento in cui inizi a pensare che devi aver sbagliato qualcosa, perché 'sta crema proprio non ne vuole sapere di addensarsi, e, invece, ecco che inizia a opporre resistenza alla frusta, un minuto ed è perfetta [la cucina è metaforica, l'ho sempre sostenuto].
Godetevela.
Ingredienti
500 g di latte fresco intero [qualora voleste proprio esagerare, un 450 latte + 50 panna è il massimo]
4 tuorli
90-100 g di zucchero di canna
1 bel baccello di vaniglia [o la scorza di un limone bio, o entrambi]
40 g di maizena
40 g di burro
Procedimento
Scaldate il latte in un pentolino abbastanza capiente. Incidete il baccello di vaniglia, apritelo come un libro, raschiatelo con un coltellino, prelevando tutti i semi, e aggiungeteli al latte, tuffandoci anche il baccello. Quando il latte è vicino al bollore, spegnete il fuoco e lasciatevi in infusione la vaniglia per circa mezz'ora.
Intanto, in un recipiente sufficiente grande, sciogliete lo zucchero nei tuorli, senza montarli [inutile e controproducente]. Aggiungete anche la maizena setacciata, incorporandola senza formare grumi.
Quando il latte si è invanigliato per bene, togliete il baccello, e versatelo a filo suoi tuorli, mescolando con una frusta. Quindi, rimettete tutto nel pentolino e riaccendete il fuoco.
Attendete, mescolando con la frusta, che il composto si addensi.
Quando la crema ha raggiunto la consistenza desiderata, prendete quel tocchetto di burro, fatelo scivolare nel pentolino, e godete spudoratamente lasciandolo fondere, mentre continuate a mescolare.
Vi avevo detto che avrei acceso il forno: indovinate dove è finita questa crema?
Stay tuned.
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| Ceci n'est pas une recette |
- Notes


Ha qualcosa di essenziale e mistico al tempo stesso: mi ricorda i dolce della mamma, i pomeriggi con la voglia di dolce che mi assale all'improvviso e i capolavori di gusto dei grandi pasticceri ....
RispondiEliminaE' finita in uno choux?
Sì, ha un che di "madeleine". Comunque, no, niente choux ;)
Eliminasecondo me l'hai messa a dormire in una crostata :)
RispondiEliminaah, e comunque io non riesco a smettere di guardarla, è normale vero?
Sul luogo del crimine non sono state trovate tracce di pasta frolla ;)
EliminaMi piace quello che hai scritto. Come lo hai scritto. Ricominciare dalle basi. Senza paure. Perchè spesso siamo noi a complicarci la vita. Che può essere più semplice - e serena - di quello che pensiamo... io l'ho imparato un pò tardi, ma ce l'ho fatta.
RispondiElimina(che bello avere le uova delle galline della nonna per cucinare!)
Ricominciare dalle basi e godere delle semplicità: quant'è vero. E quanto vorrei a volte avere un tasto "reset" come i computer. Sembro fatta apposta per complicarmi la vita anche quando non ce ne sarebbe ragione.
RispondiEliminaLa crema pasticcera credo sia l'unica ricetta che faccio ancora a cucchiai, forse perchp così continua a profumare di mamma e di merende d'infanzia.
L'hai abbracciata in un "pasticciotto"? Beh, qualunque cosa sia stata...è stata buona cosa molto buona :D!
Un bacione bimba, buona settimana
P.S: ci 6 per il prox?
Adoro come trasformi la descrizione di una crema in un'opera soft-porno.
RispondiEliminaUn post perfetto.
RispondiEliminaSi riparte dai fondamentali, adesso attendo di vedere che fine ha fatto questa crema, un abbraccio