E' stato normale, quel giorno di gennaio, partire, mettere due valigie in macchina e trasferirmi. E' stato altrettanto normale, quella mattina, mentre giocavo con le ultime gocce di caffè rimaste nella tazzina, ruotandola per farle scivolare, decidere di tornare.
A volte, fai delle cose senza davvero realizzarle, solamente inseguendo un pensiero che ti si è materializzato nella mente, e le senti dopo, quelle cose, quando ti chiazzano la pelle, ti vociano nella testa, ti si agitano nel petto, un giorno ti svegli e senti come un peso sulle spalle, non appena ti metti a sedere, come se tutta la forza di gravità avesse deciso, quel giorno, di concentrarsi su di te.
Ma è tutto normale, per me. E' normale perché è mio, e io appaio, a me stessa, normale.
Cinque mesi.
E' complicato costruire una relazione con un luogo. Non me ne intendo di relazioni umane [forse non è del tutto vero, ma mi piace far credere che sia così], ma suppongo che trasferirsi sia un po' come incominciare a frequentare qualcun altro dopo la fine di una lunga relazione: la fatica di ricominciare da zero. Allora, se con le persone si prendono i caffè, si esce in centro, si va a cena, ci si bacia sotto casa, etc, con le città si cercano i parcheggi liberi, il supermercato, il bar col wifi, il distributore della benzina. Si tenta di tessere una rete di punti di riferimento, che ti protegga da eventuali cadute [è fortissimo il senso di precarietà, di continuo squilibrio, quando si va a vivere altrove].
Forse, esiste davvero un Destino, un Dio ironico, che ci guarda e ride.
Sono partita perché volevo costruirmi una vita altrove, perché sentivo di aver raggiunto il punto di saturazione dei luoghi in cui ero cresciuta, e, prima di tornare, mi è stato regalato "La vita altrove", di Kundera.
Forse, invece, certe persone, che incontri per incredibili coincidenze, riescono a comprenderti con un'esattezza prodigiosa.
Sarà che fra misantrope ci si capisce. Sarà che certe affinità sono davvero rare e che fortuna, che fortuna, quando ti capitano.
[Ora che ci penso, c'è sempre una mail, a un certo punto della mia vita, che arriva quando mi sto richiudendo troppo -troppo- in me stessa, e mi tira su e fuori dal buco che mi sto scavando. Di solito, queste mail sono preludi di meravigliose amicizie.]
Di certo, quel sabato sera in cui avevamo deciso di non uscire, per poi ritrovarci alle dieci e trenta sul tetto di un cinema, sedute sul cofano della tua auto, a guardare i lampi e a prendere la pioggia, sarà uno dei ricordi più belli che conserverò di Modena.
In generale, ho dei ricordi belli di Modena.
Forse non facili, ma belli sì.
Innanzitutto, perché è stato un cambiamento, e quindi una crescita.
"Tout commence par une interruption."
Vivere da sola mi ha reso parecchio selvatica, più del gatto randagio che ero prima. Ma anche forte, mi ha scolpito il carattere: sapere di poter contare solo su se stessi ti fa valutare con maggiore lucidità le tue effettive capacità, e i tuoi limiti.
La solitudine consapevole è terapeutica. Il silenzio, la sera, quando rientri dopo una giornata intensa, è bellissimo e terribile allo stesso tempo. Vivendo da soli, si impara a gestire se stessi, a porsi dei limiti, a organizzarsi.
Ma non sono stati cinque mesi di solitudine, per quanto io sia asociale e consideri una serata con film/libro migliore di qualsiasi sabato sera in un locale, con musica che non mi piace a impedirmi di parlare con chi ho di fianco.
Innanzitutto, i colleghi la lavoro. Persone più o meno adulte di me, più o meno simili, con le quali mi sono ritrovata a trascorrere la giornata. E ci sono le pause caffè, le pause tè [voi, nel vostro ufficio, avete l'appassionato di tè che a metà mattina e a metà pomeriggio vi offre una tazza di tè, ogni giorno un tipo diverso? No? Peccato.], Anna e Debora con cui condividere scrivania e spaccati di vita, ma anche pettegolezzi e tragedie da PMS, pacchetti di M&M's e liquirizia, la Vale che è la prima persona che incontri al mattino, le quattro chiacchiere con il primo caffè della giornata.
Costruirsi dei rapporti umani completamente nuovi comprende anche certi incantevoli fuochi di paglia. Ho visto meteore incendiare il cielo di aprile, posso assicurarvelo, e poi sbriciolarsi, senza nemmeno riuscire a imprimere un solco nella terra.
[Disinnesco equilibri. Sono un consapevole elemento di disturbo.]
Ma anche questi ricordi sono belli, hanno le braccia scoperte per assorbire tutta la luce del primo giorno di primavera [non avete idea di quanto possa essere lungo e grigio e umido e gelido e ostile l'inverno a Modena] e trascorrono le pause pranzo in libreria, a scambiarsi titoli come regali. Oppure, bevono la prima birra della bella stagione, seduti a un tavolino incerto sui ciottoli di una via del centro, dimenticandosi di contare le sigarette, spostando posaceneri, boccali e portatovaglioli come fossero elementi d'arredo, cercando una simmetria, un ordine, un'idea che, per una sera, possa funzionare. O, ancora, pescano, da un sacchetto di carta, tigelle fumanti, bevendo Lambrusco [vivi a Modena per un tot e preparati a scrivere odi al Lambrusco], chiacchierando, lasciando scivolare parole, sguardi, dita fra i capelli, risate.
Ci sono gli amici che vengono a trovarti, ci sono i weekend di pioggia trascorsi insieme, la bottiglia di passito finita alle cinque del pomeriggio, le colazioni preparate per gli altri, magari dopo un concerto, il fruttivendolo che ti riconosce, il gelataio che tiene da parte le noci solo per te, le cassiere del supermercato vicino all'ufficio che, ogni giorno, osservano rassegnate la tua spesa, magari composta da broccoli e fragole. Ci sono le persone che ti salutano con un "Vengo a trovarti", e quelle che ti abbracciano un'ultima volta dicendoti: "Mi aspetto grandi cose da te."
Ho visitato qualche città, approfittando di un punto di partenza favorevole, di un punto di vista differente sull'Italia.
Il mare della mia preadolescenza a un'ora e poco più da casa, con i soliti bar, i locali che, invece, hanno cambiato gestione e nome, la spiaggia irrealmente deserta, il panettiere dei krapfen alla crema all'alba, dopo la notte a ballare o in spiaggia, ad aspettare che il barista di turno staccasse, il parco dei giri in bicicletta, lo squacquerone con la piadina calda e i fichi caramellati, il canale con le barche a vela e i gabbiani, una Riviera che sembra minuscola, dopo questa manciata di anni.
Bologna.
Ravenna. L'inquietante complessità della psiche umana, nella mostra "Borderline", che vi consiglio vivamente. Il gelato allo sciroppo d'acero di Milk. Il sole con la pioggia, con i papaveri, con il mare.
La pianura emiliana in lungo e in largo.
Firenze. Firenze di allora e Firenze di oggi, Firenze che guardo il tuo appartamento dall'argine opposto dell'Arno, chiedendomi "Chissà dove sei", cantandomi quella canzone nella testa. Firenze che, di una persona o dell'altra, ci capito sempre da innamorata. Firenze che, Dio, quanto sei bella. Firenze del gelato al basilico e zenzero che avrei voluto prendere la vaschetta intera, quella del gelataio, ovviamente. Firenze che giri in un giorno e la sera sei distrutta, a pezzi, con la schiena che ulula, ma Vin Santo, cantucci e un mazzo di carte guariscono tutto.
Modena. E' raccolta, anche se all'inizio mi sembrava immensa. E' indubbiamente bella, con i suoi vicoletti, il Duomo onnipresente, i palazzi antichi [adoravo, la sera, camminare per il centro con il naso all'insù, spiare i soffitti di affreschi e di stucchi che le persiane ancora aperte e le tende scostate lasciavano intravedere], i portici e quello che la luce fa con loro, il suo insinuarsi e il suo attorcigliarsi sulle colonne.
Ci sarebbe molto altro da raccontare, ovviamente. In cinque mesi s'incastra moltissima vita.
Ma questo post è già troppo lungo. In fondo, volevo solo dirvi che "Ehi, sono tornata, e oggi accendo il forno."
[Ho una vaga ossessione per cieli, luci, geometrie e finestre.]
Qualche indirizzo?
- Gelateria Pomposa
Via Del Voltone 16/A, Modena
Materia prima di notevole qualità, pochi gusti, laboratorio a vista. Ogni settimana viene proposto un gusto nuovo, ieri c'era un favoloso "yogurt, miele e pinoli caramellati", ma la scelta è complessa: pere e cannella, kiwi, ricotta, miele e noci, mascarpone e fichi caramellati, cheesecake.
- Gelateria Milk
Via Cavour 92, Ravenna
Puntano sul biologico e sulla particolarità dei gusti. Mi aveva colpita la comunicazione originale, alla prima palettina di gelato ero innamorata.
Con le papille in estasi, ho fatto i complimenti al proprietario per il gusto "sciroppo d'acero", e lui mi ha raccontato dei cinque anni trascorsi in Canada, prima di far ritorno a Ravenna e aprire quel punto vendita.
[Di persone che amano quello che fanno.]
- Gelateria Mordilatte
Via dei Servi, 1/R | Via D'Annunzio, 105, Firenze
Ai piedi della cattedrale di Santa Maria del Fiore, un gelato basilico e zenzero da rimanerci secchi.
Niente male nemmeno la pera, il ricotta, miele e noci e il cioccolato.
- La Bicicletta
Via Sant'Eufemia 92, Modena
Un po' enoteca, un po' bistrot [pain au chocolat a tutte le ore], un po' osteria, un po' ritrovo di universitari [una delle sedi di Lettere e Filosofia è proprio di fronte], un po' perfetto per il classico aperitivo che scivola in cena, fra vino, tigelle, ottimi salumi e formaggi. Ambiente molto carino e curato, ma comunque piuttosto informale, a due passi da Duomo. Prendete una sera tiepida, uno dei tavolini all'aperto, qualcuno con cui state bene ed è fatta.
- Persepolis
Avete mai provato la cucina persiana? Io sì, a Modena, e l'ho adorata.
L'atmosfera è perfetta sia per una cenetta a due, che per una serata a chiacchierare con amici, il personale gentile e disponibile [se non sapete da che parte del menù girarvi vi consigliano loro, a seconda dei vostri gusti].
Ammetto di essere una di quelle che infila spezie dovunque, alla continua ricerca di sapori che la prendano alla gola, ma questa cucina è interessante anche per chi non ama ritrovarsi lacrimante e felice alla fine di un piatto di curry: i sapori sono freschi e leggeri, si punta sugli accostamenti armoniosi, piuttosto che sull'incisività del picco di sapore. Lime, menta, cannella anche col salato, succo di melograna e frutta, io l'ho trovata favolosa.
- Esàt
Via Omero 61, Modena
Pausa pranzo? Questo è il locale perfetto. Gnocco, tigelle e molto altro, dalla colazione al bicchiere di vino. Il servizio è veloce e organizzato: scegliete, ordinate, vi viene assegnato un numero, ritirate e decidete dove mangiare: ai tavoli, nel parco [basta attraversare la strada], passeggiando per il centro [che è giusto dietro], a casa [un sacchetto di carta e via].
La scelta è molto vasta, se vi ritrovate indecisi, puntate sul menù: 4 tigelle salate, ognuna con un abbinamento particolare, + 1 dolce.



























Che bello leggerti. Intanto perchè hai la rara capacità di mantenermi viva l' attenzione dall'inizio alla fine, io che dal computer non riesco a leggere neanche 2 righe senza distrarmi e mettermi a pensare ad altro. E poi perchè hai un modo tutto tuo di vedere le cose, anche quelle più scomode, che riesce a farne emergere quel lato positivo che se non ti fermi alla superficie, alla fine quasi sempre puoi trovare. Io riesco a farlo da poco, e ci sono delle cose che ancora non riesco a vedere sotto un'altra luce, ma forse con la tua "solitudine consapevole" mi hai un po' illuminata. Nonostante la misantropia e l'indipendenza dalle "creature" umane, c'è quella dalla mia routine e dai miei gesti quotidiani che è dura da ottenere. Pensare di andarmene mi fa una paura folle, e non sono troppo sicura che riuscirò a mettermi in gioco tanto presto. Mi è parso di capire che oltre a essere coraggiosa, forse sì, ostenti un astio per le relazioni umane che veramente non c'è,o almeno non in tal proporzione, magari per proteggerti? :)
RispondiEliminaMi fa piacere che ti piaccia Firenze!;) ..e che oggi riaccendi il forno.
a presto
Non credo sia questione di paura, o di mancanza di forza, è che ci vuole il momento giusto per andarsene. Passa il tempo e poi, all'improvviso, arriva l'attimo giusto, e lo fai senza nemmeno pensarci, senza sentire alcun peso, con un'istintività animale.
EliminaMa questa è una dinamica che vale per molte altre faccende umane, credo :)
Ovviamente è per proteggermi. In realtà mi sciolgo come la neve al sole, nelle giuste circostanze, con le giuste persone.
Grazie, Peanut. E' bello leggere commenti come il tuo.
["creature umane": niente male come formula ;) ]
Non ti conosco se non da qualche commento sulla torta di mele o qualche altra cosa però, mi piace moltissimo il tuo coraggio e la tua determinazione...il più grande dono che certe persone hanno è la capacità di stare soli, appunto...il coraggio.... e quello sì che è un gradino da superare. Solo dopo si può stare in compagnia...
RispondiEliminaIn bocca al lupo !
Marina
Ti assicuro, a volte è molto più da codardi scegliere la solitudine. Gli altri, bene o male, ti spingono a metterti in gioco, in discussione. Tu, da solo, devi vedertela solo con te stesso.
EliminaComunque, grazie mille, Marina. :)
certo...la solitudine deve avere la sua durata se no si rischia quello che dici tu però, bisogna saper stare da soli e non tutti lo sanno.
EliminaA presto !
Dio, quanto scrivi bene.
RispondiEliminaCinzia
"La solitudine consapevole è terapeutica. Il silenzio, la sera, quando rientri dopo una giornata intensa, è bellissimo e terribile allo stesso tempo. Vivendo da soli, si impara a gestire se stessi, a porsi dei limiti, a organizzarsi."
RispondiEliminabentornata amica mia :)
Colazione insieme ASAP.
Elimina"La solitudine consapevole è terapeutica. Il silenzio, la sera, quando rientri dopo una giornata intensa, è bellissimo e terribile allo stesso tempo. Vivendo da soli, si impara a gestire se stessi, a porsi dei limiti, a organizzarsi."
RispondiEliminabentornata amica mia :)
Tigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelletigelle.
RispondiEliminaBelle foto mia discepola (;
Sto programmando la tigellata, you know.
EliminaBtw, sono lontano anni luce anche solo dall'essere tua discepola.
Pfffff.
EliminaTe lo spiego in privato cosa ne penso delle tue foto.
Credo - e leggo - che siamo rimaste tutte colpite da una frase in particolare.
RispondiEliminaIn questo momento ti sto vedendo come una persona bellissima, dentro e fuori, che ha fatto, se possibile, un ulteriore salto di qualità della vita.
Non inteso come scalino, ma proprio come "migliore" più consapevole, più bello.
Ritrovo molto di me nelle tue parole a ammiro il tuo coraggio di "prendere e andare".
Sei bellissima Agnese. Veramente.
Ed emozionante. Come i tuoi scatti.
Ben tornata mia cara, ovunque tu sia in questo momento.
Un bacino
B
Quando ho letto quel paragrafetto, nove righe di lucente fighezza (alla faccia dei colleghi d'ufficio), ho (un po') pianto. Sul tempo che fugge e su ciò che rimane, per dirla à la Bianca Bianconi.
RispondiEliminaGrazie, son cose che fanno perdere la testa :)
F.
Tutto questo è bellissimo.
RispondiEliminaGrazie per aver condiviso con noi questo pezzettino di vita, così intenso (come le tue immagini)
RispondiEliminaBentornata!
e allora ben tornata!!!!!!!!!!!!è davvero bello leggere queste parole e vedere quanto certe esperienze possano farci crescere, cambiare e trasformarci in persone ancora più speciali ^_^
RispondiEliminaquell'inverno (lungo e rigido) lo conosco bene e ho imparato ad amarlo proprio come amo le tue foto della nebbia...magia pura!!!
un bacio
(ho lo stomaco in panne. ti voglio bene.)
RispondiEliminabentornata. sai descrivere le pieghe dell'animo umano con estrema precisione, ma nel farlo hai una tale grazia che tutto sembra fare meno male. forse io leggo nelle tue parole più di quello che scrivi, ma, forse anche per questo, mi piace davvero tanto leggerti.
RispondiEliminacome dicono quassù, sei bellissima.
un abbraccio*