Mi hanno raccontato di come si spengono gli occhi quando ti dicono che il prossimo stipendio non arriverà, mi hanno raccontato di contratti part-time che per 300 euro al mese ti richiedono una disponibilità full-time, mi hanno raccontato di gente che sparisce, anziché pagarti, ma intanto continua a pubblicare su Facebook le foto delle vacanze in Indonesia, mi hanno raccontato di stagioni trascorse a spaccarsi la schiena per 3 euro all'ora, mi hanno raccontato di contratti a tempo indeterminato che non ti garantiscono però un mutuo, perché non sei sposata, mi hanno raccontato di foreste disboscate per i troppi curricula stampati e disseminati, inutilmente, dovunque, mi hanno raccontato di stage dall'altra parte d'Italia, non retribuiti, mi hanno raccontato di giornate trascorse in ufficio che non ti forniscono altro che un posto letto da 400 euro al mese, mi hanno raccontato della ricerca forsennata di un altrove, di una nuova America da raggiungere abbandonando tutto e tutti, mi hanno raccontato dei sorrisi amari di quando ripensi a tutti gli ideali, i sogni, le ambizioni degli adolescenti cresciuti nel dogma che la vita dovesse essere qualcosa di grandioso, che lasciasse senza fiato, un capolavoro, mi hanno raccontato di notti insonni a sbattere la testa contro il muro di un presente insensato, perché senza futuro, mi hanno raccontato la vertigine di quando capisci che la tua energia, la tua passione, la tua stanchezza, la tua esperienza e i tuoi decenni di studi non ti servono a nulla, non significano nulla, non ti distinguono, non ti offrono alcuna soluzione.
Mi hanno raccontato tutto questo, o, forse, ce lo siamo raccontati noi, fuori da quel locale ieri sera, mentre tutt'attorno la gente beveva e fumava e noi, forse ancora troppo sobri, osservavamo ed ascoltavamo quell'inaccettabile dispersione di vita e talento, quella stanchezza adulta - così stonata, negli occhi di chi non ha nemmeno venticinque anni -, quel dirci speranzoso che, da qualche parte, una soluzione deve esserci, che forse siamo noi a non aver ancora cercato abbastanza.
E mentre cercavamo di capire dove fossero finiti i nostri ventitré anni, mentre arrivavano le tre e mezza del mattino e il locale si svuotava, non desideravo altro che salvarci, che in qualche modo ci salvassimo tutti, noi e i nostri futuri.
Ma.
Ma non riesco ad essere disperata, non riesco ad arrendermi, non riesco a maledire e detestare tutto, non riesco nemmeno ad arrabbiarmi [non ora, non più].
Di noi esseri umani ho sempre amato l'attaccamento alla vita, quell'istinto tenace e primordiale che c'impedisce di spegnerci, di piegarci agli eventi e alle avversità, di abbandonare tutto.
Possono raccontarmi che non ho futuro, ma non possono negarmi il presente: quindi, ogni mattina, io mi alzo e vado al lavoro, che per ora c'è e - grazie, grazie, grazie! - mi piace da impazzire, e faccio il possibile per dare tutta me stessa.
Scrivo tutto questo perché, ancora più terribile dell'idea di arrendermi, c'è l'idea che siano gli altri a farlo, e che la realtà si svuoti ancor di più. La verità è che non posso sopportare la prospettiva che i miei fratelli, Andrea, Marta, Viola, Federica, Michele, Chiara, Lorenzo, Absa, Debora, Raffaella, Federico, Luca, Francesca, Chiara, Giulia, Elisa, Ombrella, Francesca, Michela, Laura, Valentina, Matteo, Silvia, tutte le persone che leggo tramite blog o Twitter, tutti, lascino perdere.
Per quanto prostrata, non riesco a seppellire quella parte di me che vuole ancora qualcosa dalla mia esistenza, che rimane caparbiamente convinta che non possa essere tutta qui, nel rincorrere senza fiato un futuro sempre più lontano.
Dopo un'introduzione così frivola e spensierata, credo che risollevare un po' gli animi sia necessario. E allora eccovi la mousse che ho preparato una settimana fa, in occasione di una piacevole cena fra amici. Forse per colpa [merito] di questi giorni trafelati, avevo una gran voglia di un dolce accogliente, nel quale affondare il cucchiaino senza frapposizioni, che rassicurasse come il cioccolato e dissipasse i pensieri come un po' [okay, tanto] di Baileys.
Una mousse impalpabile, ma sorretta da una solida base - simile a quella di una cheesecake, pratica e di veloce esecuzione -, perché, insomma, un po' di certezze tornano sempre utili.
MOUSSE AL CIOCCOLATO E BAILEYS
Ingredienti
Per la base
300 g di frollini al cioccolato
100 g di burro fuso
Per la mousse
250 g di Baileys
285 g di cioccolato fondente [70%] tritato grossolanamente
3 g di gelatina in fogli
500 g di panna fresca montata
cacao amaro q.b.
NB: Per le foto, ho utilizzato una porzione per due persone, realizzata in un coppapasta [diametro: 12 cm], a cena, invece, avevo portato un'unica mousse, preparata in uno stampo circolare a cerniera [diametro: 20 cm- 6/8 persone]. Nel caso scegliate una di queste due alternative, vi consiglio di rivestite i bordi degli stampi con della carta forno, in modo che la superficie rimanga più regolare.
Altrimenti, potete anche scegliere di servirla in bicchierini monoporzione, magari alternando mousse e biscotti, con qualche scaglia di cioccolato.
NB, ancora: Per una versione analcolica, sostituite il Baileys con del latte intero.
Procedimento
Polverizzate i frollini, aggiungetevi il burro fuso, disponete il composto sul fondo dello stampo, premendo bene in modo che si solidifichi uniformemente. Ponete in freezer.
Intanto, idratate la gelatina e fate scaldare il Baileys [senza portarlo a bollore].
Lasciate fondere il cioccolato tuffandolo nella crema di whisky calda.
Sciogliete la gelatina in 15 g di acqua [al microonde o in un pentolino a parte, a fuoco dolcissimo], poi mescolatela bene alla ganache [termine improprio, qualcuno mi fustighi] di Baileys e cioccolato.
Fate raffreddare.
Con molta calma e dedizione, unite il composto alla panna montata. Versate poi la mousse sulla base di frollini e riponete tutto in freezer per almeno un paio di ore.
Mezz'ora prima di servirla, trasferite la mousse in frigorifero. Affettatela con un coltello tiepido, dopo aver cosparso la superficie di cacao amaro.
Credits: la ricetta della mousse è ispirata dalla portentosa Pinella.


