Ogni fine è un inizio? O chiamiamo inizio nient’altro che il
momento in cui tutto comincia, lentamente, a fallire verso la fine? E perché
quando tutto finisce, non è possibile lasciarselo davvero alle spalle,
fagocitato dal passato?
Ma, se inizio e fine si trovano a coincidere, esistono davvero? O sono solo il frutto delle convenzioni di noi uomini, esseri ossessionati dalla misura del tempo e dall’illusione di poter controllare l’attimo di infinito che ci è dato di condividere con altri sette miliardi (circa) di attimi d’infinito?
Domani compio vent’anni.
Venti.
20.
19 + 1.
0 + 20.
Twenty.
XX.
Ma, se inizio e fine si trovano a coincidere, esistono davvero? O sono solo il frutto delle convenzioni di noi uomini, esseri ossessionati dalla misura del tempo e dall’illusione di poter controllare l’attimo di infinito che ci è dato di condividere con altri sette miliardi (circa) di attimi d’infinito?
Domani compio vent’anni.
Venti.
20.
19 + 1.
0 + 20.
Twenty.
XX.
Non sono più un’adolescente. Ecco, un’altra assurda fissazione umana. Dividere la vita in fasi. Come se si dovesse dividere in scomparti, per controllare che ogni cosa sia al suo posto nel giusto momento. Come se la cosa giusta al momento giusto potesse, in qualche assurdo piano mentale, garantire la buona riuscita dell’esistenza.
La verità è che noi uomini, noi tutti, siamo dei fottuti codardi.
Programmiamo una vita perfetta, composta da diplomi per i
quali studiare, carriere da scalare, famiglie da costruire, combiniamo biologia
e medicina perché ci sia permesso di vivere il più a lungo possibile, e poi,
poi, chiamiamo vita una somma di anni intrappolata all’interno di un rigido
schema logico.
Poi magari ti trovano una massa nel cervello, magari un
ubriaco investe una ragazza di tredici anni uccidendola, magari una malattia
cambia il tuo modo di vivere e di vedere il mondo, magari una mela cade da un
albero mentre tu ci sei sotto, magari torni a casa con due ore di anticipo
perché salta una lezione e scopri cose che non dovresti nemmeno immaginare, magari
una sera scendi dal treno e ti ritrovi a condividere un buio tratto di strada
con uno sconosciuto, e non c’è nessun altro.
Tutto accade, soprattutto ciò che non possiamo controllare.
Tutto accade, soprattutto ciò che non possiamo controllare.
Mai come ora mi trovo fuori da ogni schema razionale ed
esistenziale.
E sapete di cosa mi accorgo? Mi accorgo che per quanta
poesia, per quanto dramma, per quanta struggente intensità e dilaniante
emozione possa esserci, nel mezzo del nulla cosmico in cui mi trovo, così
lontana da regole, leggi, scomparti di vita e “cose giuste fatte al momento
giusto”, ciò che rimane, alla fine, è proprio il nulla. Cosmico. Totale. Color nero
baratro.
Ogni emozione ha un costo. Ogni goccia di adrenalina, ogni
escursione fuori dal foglio Excel dell’esistenza umana ti viene segnata sul
conto.
Distruggere equivale a costruire? In fondo, se fine equivale
a inizio, il nulla potrebbe essere semplicemente la possibilità di tutto.
Forse, semplicemente, tutte queste sono definizioni con le quali denominiamo avvenimenti che ciclicamente si ripresentano nel corso della nostra vita.
Ultima riflessione di una quasi ex diciannovenne.
Forse, semplicemente, tutte queste sono definizioni con le quali denominiamo avvenimenti che ciclicamente si ripresentano nel corso della nostra vita.
Ultima riflessione di una quasi ex diciannovenne.