La felicità di certi momenti vorrei metterla sottovuoto. Vorrei chiuderla in una busta trasparente, etichettarla con una data, un luogo, dei nomi, riporla in frigorifero ed essere sicura che niente possa guastarla. Anzi, niente frigorifero, direttamente in abbattitore, così sì che sarei certa di poterla conservare il più a lungo possibile: protetta, intoccabile, felicità allo stato puro, sottovuoto.
Andrei a contemplarla di tanto in tanto: prenderei fra le mani la busta, la osserverei per bene, tronfia di aver messo in scacco la degradabilità dell'emozione più intensa e delirante, leggerei e rileggerei l'etichetta, annuendo fra me e me per l'esattezza dei ricordi riportati.
Sigillerei sottovuoto la serata di martedì.
L'espressione sul tuo viso quando ti ho detto chi avremmo avuto a cena, il saltare fuori dal letto esagitati, per fare colazione a mezzogiorno discutendo il menù, il pensare e ripensare, cambiare le idee fra una tappa e l'altra del nostro giorno libero - sempre più impegnativo di quelli lavorativi -, l'Esselunga a passo di marcia, tu prendi questo, io cerco quello, l'adrenalina come al primo servizio della prima sera in cucina, il tempo che vola e la casa da riordinare, la tavola da apparecchiare, tutti i cosa mi metto del mondo, il voler prevedere per essere pronta e il capire che improvvisare, alla fine, è sempre la scelta migliore.
Il tuffo al cuore sentendo i colpi alla porta, tu che mi presenti la tua felicità e io che ti presento la mia, la conversazione più naturale che potessi mai immaginare, la tensione che, lentamente, inizia a sfumare con la familiarità, l'incredulità continua negli sguardi fugaci che ci lanciamo, io che non so più come sorridere e il cuore che sembra collassarmi per le emozioni.
La penisola della cucina che si trasforma in pass, io da una parte e tu dall'altra, i gesti che si coordinano da soli, il loro "Vedervi cucinare insieme è davvero emozionante: lavorate all'unisono", l'orgoglio di averti accanto che mi si gonfia dentro.
Osservarvi davanti a me, voi tre, osservare la situazione da fuori, estraniarmi un attimo per realizzare che mai avrei pensato di vivere qualcosa del genere, che non mi sembro nemmeno io - Davvero sto così bene? Davvero ho delle persone così eccezionali al mio fianco? Davvero queste persone credono così tanto in me? -, pensare che quella solitudine non dev'essere mai esistita davvero, che la vita vera dev'essere questa, così, che è così che devono andare le cose, che la morte non esista più [e questa volta non è solo il verso di una canzone], che esistiamo noi.
Di martedì sera vorrei conservare in eterno le tue mani che stringono le mie spalle nel salutarci, il tuo sorriso e i nostri occhi luccicanti.
Vorrei preservare il tuo abbraccio quando ho chiuso la porta dietro di loro, il sentire di avere una casa come in nessun altro momento della mia vita.
A volte penso che la metterei sottovuoto, la felicità. Poi mi rendo conto che essa appartiene agli attimi, che il momento in cui l'assaggi è l'unico in cui puoi gustarla.
Oltre ci sono i ricordi, che sono come quei cibi che ti riportano ad alcuni momenti della tua vita, ad alcune persone, ad alcuni luoghi: ogni volta che li riassaggi ti permettono di tornare un po' indietro, di sorridere ancora affondando il cucchiaino, di perderti un po' e di ritrovarti.
La torta di pane è, per me, uno di questi cibi. Ogni volta che mi metto a rovistare nel sacco del pane raffermo torno indietro a quei sabati in cui tu preparavi la pizza, la cuocevi nel forno a legna sotto il portico e poi, mentre le braci si spegnevano, infornavi la torta di pane.
La tua torta era con cacao amaro, amaretti, uvetta e pinoli - quelli che rimanevano in superficie e si tostavano per bene erano sempre i miei preferiti -, la mia è monoporzione, composta da pane di segale, pesche, miele e rosmarino.
Perché, lo sai, faccio sempre di testa mia, ma l'ispirazione da qualche parte mi arriva.
Tortini di pane di segale, con pesche, miele e rosmarino
Non maleditemi, ma qui la ricetta non esiste. Anche se la preparo al ristorante, anche se non è così che si cucina professionalmente, anche se, anche se.
La ricetta non esiste perché non esisteva nemmeno allora, quando papà mi diceva di versare latte fino a coprire il pane, qualche cucchiaio di cacao, un po' di zucchero, amaretti a volontà, una manciata di uvetta, una pioggia di pinoli.
Quindi, prendete del pane, spezzettatelo per bene e mettetelo in una confortevole bowl, dove se ne stia ben largo. Ricopritelo di latte, fresco e intero, e lasciate che lo assorba per qualche ora.
Intanto colate in un pentolino qualche cucchiaiata di miele, fatela scaldare dolcemente, spezzettateci dentro qualche rametto di rosmarino e lasciatelo in infusione per mezz'ora.
Unite al pane il miele filtrato, qualche pesca matura e succosa tagliata a cubetti, mescolate il tutto, magari con un mixer a immersione per rendere la texture un po' più fine, assaggiate e, nel caso non sia sufficientemente dolce, aggiungete dell'altro miele.
Dividete l'impasto in stampi monoporzione e cuocete in forno [io li ho cotti a bagnomaria, ma non è necessario], a 160°C, per circa 45 minuti - un'ora [saranno pronti quando, sodi, si staccheranno dai bordi degli stampini].
Lasciateli raffreddare completamente [meglio per una notte], sformateli e serviteli con pesche fresche affettate e un po' di miele al rosmarino [preparato come sopra].




è questo il bello della scrittura. posso leggerlo. e rileggerlo. certe parole riescono a tirare dei fili e si snodano le emozioni, immobili fino a un momento prima. non sono sicura di saperlo gestire ma quando leggo qualcosa che hai scritto tu posso fregarmene altamente del controllo.
RispondiEliminagrazie al cielo scrivi.
RispondiEliminagrazie al cielo posso leggerti.
la felicità nell'abbattitore.
non la dimenticherò mai.
Ha fatto felice pure me. Grazie <3
Che cosa bellissima. Mi piace da morire guardare la felicità degli altri. Perchè per un attimo, almeno uno piccolo piccolo, è anche mia.
RispondiEliminaNelle mie lacrime, ci annego dentro, Agnese.
RispondiEliminaCome fai? Come fai ad essere così perfetta nello scrivere, nel fotografare, nel pensare, nel cucinare?
Io, boh. Sto zitta, 'ché inizi a lagnarti e a non volerti prendere i complimenti che ti stra, stra, stra - meriti.
Stai zitta anche tu e di' solo "Grazie Marina, sì, sono molto brava."
Ti voglio bene!
Chi ha conosciuto chi? Mi sa di aver capito :)
Baustelle.
RispondiEliminaIo nell'abbattitore ci metto quest'altra cosa in comune. Con te. ;)
Oh, Ross. <3
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