In fondo, lo sapevo, che ci sareste stati [forse, per questo non ho percepito alcuna fatica questo weekend, per questo non mi è pesata alcuna delle ore che ho trascorso in cucina per preparare quello che avreste assaggiato anche voi, per questo non mi sarei mai fermata, nonostante mi stessi addormentando in auto al primo accenno di traffico, domenica mattina], ma immaginare non significa sapere e vederlo non significa crederci.
We accept the love we think we deserve, diceva un film.
Sconfiggere l'incapacità ad accettare di essere amati, penso, sia una delle nostre fatiche più penose e insormontabili. Ma voi, voi, siete stati innegabili.
Mi è assolutamente inspiegabile il talento della vita a ribaltarsi, completamente, nel giro - anche - di una manciata di mesi.
Un anno fa cercavo lavoro a Roma. Poi ci sono state le settimane a sperare con ogni fibra del mio essere per quello stage, mentre pesavo tisane e vendevo decotti in un'erboristeria. Poi lo stage, conclusosi prematuramente per una fortunatissima serie di sfortune [ogni volta che passo sotto quel semaforo, a Cameri, dove mi sono fermata per rispondere al telefono quel pomeriggio, dove ho accettato quel - Il, il mio - lavoro, ogni volta non posso che ricordare, sorridere, ridere, ringraziare tutto il Caso e il Caos del mondo]. Poi le settimane di isolamento lassù, a [non voglio nemmeno ricordare quanti] chilometri da tutto e tutti, in mezzo al nulla [credo di aver toccato poche altre volte un fondo tanto buio come quella sera, seduta su quelle scale scricchiolanti e impolverate, una cosa che Like a rolling stone era diventata la colonna sonora delle mie giornate]. Poi la firma del contratto di affitto qui, senza un lavoro fisso e con un futuro totalmente incerto [ma il ricordo delle lacrime di felicità e di sollievo che ho pianto sapendo di riavere una casa non me lo toglierà mai nessuno]. Poi la firma dell'altro contratto, poter finalmente frenare l'ansia del non avere garanzie. Poi Tu. Poi questi mesi, ad affrontare ogni giorno questa nuova vita, a capire come indossarla, come conciliare tutta questa improvvisa stabilità con i maremoti del passato, come fidarmi del Bene, come sentire mie delle pareti e una divisa totalmente nuove e sconosciute.
Alla candelina sulla torta dei miei 22 anni, avevo chiesto un'identità.
Ho spento la fiamma che ha inaugurato i miei 23 anni vestendo la mia giacca da cuoca, al lavoro, con Lui al mio fianco e i miei amici e la mia famiglia attorno.
Passi una vita a non sapere chi sei, poi un giorno ti guardi addosso, ti guardi attorno e, improvvisamente, capisci tutto.
Ho sempre avuto il terrore della durata delle Cose. Sempre all'erta, sono abituata a tenermi d'occhio le spalle per paura che il futuro mi sottragga il presente e a tendere le orecchie per ascoltare quel maledetto ticchettio che preannuncia il deflagrarsi, puntuale, di tutto, prima o poi.
Detesto scegliere, perché comporta rinunciare a qualcosa, e io - con molta maturità - voglio tutto, non posso perdermi nulla.
Forse per questo mi sono fatta iniettare dell'inchiostro che m'imprimesse addosso la mia identità, che la rendesse stabile, immutabile, viva finché io esisterò. Ho chiesto alla mia pelle di fermarmi, ho chiesto al mio involucro di donarmi quella stabilità che il mio animo non conosce.
E l'ho fatto con te, perché - pur avendo sempre pensato all'amore come al più fallimentare dei progetti - ho deciso di smettere di credere a tutte le idiozie del mio cervello viziato da drammi adolescenziali, film drammatici e poeti maledetti.
Preferisco credere in noi: è molto più produttivo e libera una quantità maggiore di endorfine.
Detesto scegliere, perché comporta rinunciare a qualcosa, e io - con molta maturità - voglio tutto, non posso perdermi nulla.
Forse per questo mi sono fatta iniettare dell'inchiostro che m'imprimesse addosso la mia identità, che la rendesse stabile, immutabile, viva finché io esisterò. Ho chiesto alla mia pelle di fermarmi, ho chiesto al mio involucro di donarmi quella stabilità che il mio animo non conosce.
E l'ho fatto con te, perché - pur avendo sempre pensato all'amore come al più fallimentare dei progetti - ho deciso di smettere di credere a tutte le idiozie del mio cervello viziato da drammi adolescenziali, film drammatici e poeti maledetti.
Preferisco credere in noi: è molto più produttivo e libera una quantità maggiore di endorfine.
Una volta, qualcuno mi disse: "Chissà quanto spesso si sorprenderà, mantenendo un così rigido controllo su ogni aspetto della sua vita."
Probabilmente, questo mio essere vagamente ossessionata dal controllo sulla Realtà non è ancora sparito, ma quanto vi ho adorati quando mi sono resa conto che eravate riusciti a mettermi in scacco, a realizzare qualcosa che non avessi previsto, a sorprendermi.
Il regalo più importante che poteste farmi è stato proprio quello di dimostrarmi che chiudere gli occhi e lasciar fare gli altri, senza controllare ogni millimetrico particolare, senza cercare di prevedere ogni evoluzione dei fatti, venire spiazzati, non poter sfoderare alcuna reazione preconfezionata, non è letale.
Mi avete sorpresa, sono sopravvissuta.
[La mia parte control freak se ne sta in un angolo, palesemente sconfitta e con il broncio, da domenica, grazie.]
Probabilmente, questo mio essere vagamente ossessionata dal controllo sulla Realtà non è ancora sparito, ma quanto vi ho adorati quando mi sono resa conto che eravate riusciti a mettermi in scacco, a realizzare qualcosa che non avessi previsto, a sorprendermi.
Il regalo più importante che poteste farmi è stato proprio quello di dimostrarmi che chiudere gli occhi e lasciar fare gli altri, senza controllare ogni millimetrico particolare, senza cercare di prevedere ogni evoluzione dei fatti, venire spiazzati, non poter sfoderare alcuna reazione preconfezionata, non è letale.
Mi avete sorpresa, sono sopravvissuta.
[La mia parte control freak se ne sta in un angolo, palesemente sconfitta e con il broncio, da domenica, grazie.]
Dovrei scrivere tutta la notte per rendere giustizia a voi e a questo anno, ma forse potrei accorciare la faccenda, semplicemente con delle diapositive:
- lei che arriva da Roma per trascorrere qui il weekend, disegna ombromini su piatti cucinati da me, dorme serena a casa mia mentre io esco all'alba per andare al lavoro, mi raggiunge in cucina e si mette a disegnare
- lei che mi fa recapitare profumatissimi mazzi di rose al lavoro
- voi che mi aspettate alla fine del servizio, vedervi dietro il vostro bancone, ghirigori e carta velina, stima e affetto, Arona di notte ed euforia
- tu che ti presenti in cucina con un mazzo di fiori che dimostra quanto mi conosci, iniziare il servizio saltellando dal forno alle piastre, sporcare mezza cucina per aprire una latta di acciughe
- gli occhi di mio padre e le sue infinite camicie azzurre
- cucinare per un cuoco, una pittrice, un'illustratrice, uno scrittore, una fotografa, un potenziale serial killer con un inimmaginabile senso della giustizia e, be', il mio supereroe preferito [dai, via libera alle battutone sul complesso di Elettra, forza.]
- arrivare a casa tua sfinita, aprire la porta pronta a schiantarmi a letto, trovarvi tutti in soggiorno, l'abbraccio di tua madre, il brindisi senza parole, il mio appetito che resuscita appena ti vedo cucinare
- lei che disegna, la pelle che brucia, compiere un gesto irreparabile quando sai che di davvero irreparabile, nella vita, non esiste nulla
- tua sorella, lui, la capacità che avete, voi tutti, di farmi sentire accolta
- la sua sincerità, affilata e indispensabile come certi coltelli
- descrivere tutto questo pensando a come arrivare ai 24 con ancora più vita addosso, sulla pelle, negli occhi.
- lei che arriva da Roma per trascorrere qui il weekend, disegna ombromini su piatti cucinati da me, dorme serena a casa mia mentre io esco all'alba per andare al lavoro, mi raggiunge in cucina e si mette a disegnare
- lei che mi fa recapitare profumatissimi mazzi di rose al lavoro
- voi che mi aspettate alla fine del servizio, vedervi dietro il vostro bancone, ghirigori e carta velina, stima e affetto, Arona di notte ed euforia
- tu che ti presenti in cucina con un mazzo di fiori che dimostra quanto mi conosci, iniziare il servizio saltellando dal forno alle piastre, sporcare mezza cucina per aprire una latta di acciughe
- gli occhi di mio padre e le sue infinite camicie azzurre
- cucinare per un cuoco, una pittrice, un'illustratrice, uno scrittore, una fotografa, un potenziale serial killer con un inimmaginabile senso della giustizia e, be', il mio supereroe preferito [dai, via libera alle battutone sul complesso di Elettra, forza.]
- arrivare a casa tua sfinita, aprire la porta pronta a schiantarmi a letto, trovarvi tutti in soggiorno, l'abbraccio di tua madre, il brindisi senza parole, il mio appetito che resuscita appena ti vedo cucinare
- lei che disegna, la pelle che brucia, compiere un gesto irreparabile quando sai che di davvero irreparabile, nella vita, non esiste nulla
- tua sorella, lui, la capacità che avete, voi tutti, di farmi sentire accolta
- la sua sincerità, affilata e indispensabile come certi coltelli
- descrivere tutto questo pensando a come arrivare ai 24 con ancora più vita addosso, sulla pelle, negli occhi.
Io, davvero, non ho parole per ringraziarvi.
Siete stati incredibili.
Siete stati incredibili.
GUINNESS CHOCOLATE CAKE
Fra tutto ciò che sono riuscita a sfornare per il brunch di domenica, di certo non potevo non infilare una tortina fuori programma: il pretesto era una ricetta da provare, la scusa il mio compleanno, la motivazione è che senza la componente culinaria non mi sento legittimata a pubblicare un post.
Avevo già provato la celebre Guinness Cake - leitmotiv della blogosfera fino a qualche tempo fa -, utilizzando questa ricetta. Questa volta ho voluto provare quella di Trish Deseine [una garanzia quando si tratta di calorie] e, ammetto, di averla preferita: l'impasto risulta più ricco e meno asciutto, mentre identica rimane la particolare morbidezza conferita dalla birra. A livello di gusto, la ricetta di Sigrid è più gentile, questa rimane un po' tostata, severa, soprattutto quando la si assaggia senza glassa [a proposito: seguendo la ricetta, ho utilizzato del mascarpone, ma forse il risultato è stato eccessivamente dolce; proverei con il classico cream cheese, oppure sostituendo parte del mascarpone con dello yogurt greco, oppure, semplicemente, diminuendo lo zucchero].
Fra parentesi le dosi della ricetta originale.
Fra tutto ciò che sono riuscita a sfornare per il brunch di domenica, di certo non potevo non infilare una tortina fuori programma: il pretesto era una ricetta da provare, la scusa il mio compleanno, la motivazione è che senza la componente culinaria non mi sento legittimata a pubblicare un post.
Avevo già provato la celebre Guinness Cake - leitmotiv della blogosfera fino a qualche tempo fa -, utilizzando questa ricetta. Questa volta ho voluto provare quella di Trish Deseine [una garanzia quando si tratta di calorie] e, ammetto, di averla preferita: l'impasto risulta più ricco e meno asciutto, mentre identica rimane la particolare morbidezza conferita dalla birra. A livello di gusto, la ricetta di Sigrid è più gentile, questa rimane un po' tostata, severa, soprattutto quando la si assaggia senza glassa [a proposito: seguendo la ricetta, ho utilizzato del mascarpone, ma forse il risultato è stato eccessivamente dolce; proverei con il classico cream cheese, oppure sostituendo parte del mascarpone con dello yogurt greco, oppure, semplicemente, diminuendo lo zucchero].
Fra parentesi le dosi della ricetta originale.
![]() |
| PS: è una goduria da affettare |
Ingredienti
275 g di farina 00
200 g di burro [250]
300 ml di Guinness [250]
250 g di zucchero di canna muscovado [125 g di zucchero bianco semolato + 125 g di muscovado]
150 g di panna acida [150 g di panna fatta addensare con due cucchiai di aceto bianco/di mele o limone]
80 g di cacao amaro
2 uova
10 g di lievito in polvere per dolci
3 g di sale
300 g di mascarpone
50 g di panna
100 g di zucchero a velo
200 g di burro [250]
300 ml di Guinness [250]
250 g di zucchero di canna muscovado [125 g di zucchero bianco semolato + 125 g di muscovado]
150 g di panna acida [150 g di panna fatta addensare con due cucchiai di aceto bianco/di mele o limone]
80 g di cacao amaro
2 uova
10 g di lievito in polvere per dolci
3 g di sale
300 g di mascarpone
50 g di panna
100 g di zucchero a velo
Procedimento
Preriscaldare il forno a 175°C.
In un pentolino [o nel micro], sciogliete il burro con la Guinness e il cacao, facendo attenzione a non cuocere il composto [fate fondere a fuoco dolce, mescolando, e spegnete non appena il burro s'è dissolto].
In una bowl rompete le uova e aggiungete la panna acida, la farina, il lievito, lo zucchero e il sale, un ingrediente alla volta.
Incorporate, versandolo a filo, il composto di burro, birra e cacao.
Una volta ottenuto un impasto liscio e omogeneo, infornate [il mio stampo misurava 20 cm di diametro] per circa 60 minuti [a metà cottura vi consiglio di coprirla con un foglio di alluminio, altrimenti l'esterno si secca eccessivamente e rischia di bruciare, mentre l'interno rimane crudo].
Superata la prova stecchino, sfornate e lasciate raffreddare.
Mescolate mascarpone, panna e zucchero con una frusta [in planetaria, se l'avete].
Disponete la glassa sulla torta. Servite a temperatura ambiente.
Preriscaldare il forno a 175°C.
In un pentolino [o nel micro], sciogliete il burro con la Guinness e il cacao, facendo attenzione a non cuocere il composto [fate fondere a fuoco dolce, mescolando, e spegnete non appena il burro s'è dissolto].
In una bowl rompete le uova e aggiungete la panna acida, la farina, il lievito, lo zucchero e il sale, un ingrediente alla volta.
Incorporate, versandolo a filo, il composto di burro, birra e cacao.
Una volta ottenuto un impasto liscio e omogeneo, infornate [il mio stampo misurava 20 cm di diametro] per circa 60 minuti [a metà cottura vi consiglio di coprirla con un foglio di alluminio, altrimenti l'esterno si secca eccessivamente e rischia di bruciare, mentre l'interno rimane crudo].
Superata la prova stecchino, sfornate e lasciate raffreddare.
Mescolate mascarpone, panna e zucchero con una frusta [in planetaria, se l'avete].
Disponete la glassa sulla torta. Servite a temperatura ambiente.
PS: Un grazie anche ai miei colleghi, a Debora e a Raffaella, che hanno sopportato i miei nervi a fior di pelle per tutto il weekend e hanno chiuso un occhio - o più? - di fronte alla mia testa molto, molto, distratta. Cucina 41, tvb.
Il fidanzato [cuoco decisamente migliore della blogger] consiglia: per accentuare il gusto di Guinness, si potrebbero utilizzare 250 ml di birra + 50 ml di riduzione della stessa.
Passo e chiudo. (:
Il fidanzato [cuoco decisamente migliore della blogger] consiglia: per accentuare il gusto di Guinness, si potrebbero utilizzare 250 ml di birra + 50 ml di riduzione della stessa.
Passo e chiudo. (:





